Drop Down MenusCSS Drop Down MenuPure CSS Dropdown Menu

Richiesta di preghiere

* * * * *

Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

* * * * *

lunedì 25 giugno 2018

25 giugno 1981 il primo incontro con la Regina della Pace

36030817_1831216546916287_8600723373753892864_n

Una rara fotografia dei veggenti sul Podbrdo con p. Slavko nei primi tempi

Il primo incontro con la Regina della Pace

Non posso dire che il mattino del 25 giugno 1981 mi fossi svegliata, perché non credo di essere riuscita a dormire la notte, visto lo stato d’animo in cui mi trovavo. Ciononostante, uscii presto insieme ai cugini per andare a raccogliere il tabacco, come facevo in qualsiasi altro giorno a Međugorje.

Vesna e Milena mi ricordarono che quella sera avevamo concordato di andare a casa di nostra zia e che sarebbe venuto anche Marko. Annuii, ma la sola cosa che volevo fare era ripensare alla donna che avevo visto sulla collina.

Mentre lavoravo nei campi non vidi gli altri – quelli che, come me, sarebbero stati chiamati “i veggenti”. Immersa nella monotonia della raccolta e della posatura del tabacco, ripercorsi mentalmente quanto era accaduto il pomeriggio precedente. Avevo davvero visto ciò che avevo visto?

Mentre si avvicinava l’ora in cui il giorno prima avevo avuto la visione, mi sentii pervasa da una strana sensazione. Qualcosa dentro di me mi spingeva a tornare sulla collina. Era un impulso troppo forte perché lo ignorassi.

“Zio Šimun”, dissi, “sento che devo tornare sulla collina. Posso?”

Lo zio mi guardò e ci pensò su un momento. “Okay”, disse alla fine, “ma io e tua zia veniamo con te. Vogliamo vedere quello che succede”.

Uscimmo subito di casa. Una volta arrivati ai piedi del Podbrdo, sembrava che metà del paese ci avesse preceduto. La notizia si era sparsa in fretta a Bijakovići. Quando rintracciai tra la folla Ivanka, Vicka e Ivan, tre lampi di luce bianca attirarono il nostro sguardo sulla collina. Fummo sbalorditi vedendo la stessa figura apparsa il giorno precedente. Stavolta si trovava un po’ più in alto sulla collina.

Altri due ragazzi che non erano con noi il giorno prima – Marija, di 16 anni e Jakov, di 10, un mio cugino – ci raggiunsero e corsero insieme a noi verso quella signora.

La gente, rimasta giù, era esterrefatta vedendoci salire a velocità incredibile sul ripido pendio; sembrava che avanzassimo per forza d’inerzia fra i massi e i cespugli di spine. Alcuni cercarono di correre dietro di noi, ma non riuscivano a tenere il passo. Io ero una ragazza di città, non particolarmente sportiva, ma andavo avanti senza sforzo. Era come se volassi – o se qualcosa mi trasportasse – verso il punto in cui si trovava la donna.

“Ci vogliono almeno 12 minuti per arrivare fin lì”, disse più tardi lo zio, “eppure i ragazzi ci sono arrivati in due minuti.

A vederli mi sono spaventato”.

Appena la fissai da vicino, mi resi conto che quella donna non era di questo mondo. Immediatamente – e senza volerlo – ci inginocchiammo. Non sicuri su cosa dire o fare, iniziammo a pregare il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Gloria. Con nostro grande stupore, la donna iniziò a pregare insieme a noi, rimanendo in silenzio solo durante l’Ave Maria.

Una bellissima aura azzurra la circondava. La sua pelle irradiava una luce color olivo, e i suoi occhi mi ricordavano l’azzurro chiaro del mare Adriatico. Un velo bianco le nascondeva quasi tutti i neri capelli, ad eccezione di un ricciolo sulla fronte e delle ciocche che le scendevano sul velo.

Tutta la scena sembrava sovrannaturale, dal bagliore blu-grigio del suo lungo vestito all’intensità mozzafiato del suo sguardo. Già la sua presenza apportava un senso di pace e amore materno; io, comunque, ero molto spaventata perché non capivo cosa stesse succedendo.

“Djeco moja, ne bojte se”, disse in perfetto croato. Figli miei, non abbiate paura. La sua voce aveva un tono melodico che nessun essere umano riuscirebbe a imitare, sembrava musica.

Ivanka trovò il coraggio di chiederle una cosa, una cosa che ovviamente le bruciava dentro: “Come sta mia madre?”

La Madonna guardò Ivanka con tenerezza e rispose: “È con me”.

Uno degli altri ragazzi le chiese se sarebbe tornata l’indomani, e lei, dolcemente, annuì. Nel complesso, comunque, in quel primo incontro ci furono poche parole. Era come se ci fosse l’intento di far abituare tutti a un fatto che poi si sarebbe regolarmente ripetuto.

Ero sempre stata timida. Da bambina, quando qualcuno veniva a trovarci, correvo in un’altra stanza e chiudevo la porta. Se la mamma mi invitava ad uscire, rimanevo in silenzio in disparte finché gli ospiti non se ne fossero andati. E quel pomeriggio… mi sentii semplicemente stupefatta. L’unica cosa che desiderassi era fissare la bellezza di quella donna e godere di quell’amore intensissimo che mi trasmetteva guardandomi.

Dopo un po’, le persone del paese ci raggiunsero sulla collina. Nessuna di loro vide quello che avevamo visto noi, ma in seguito ci riferirono di essere rimasti scioccati notando l’espressione che avevamo sul viso durante l’apparizione e vedendo che muovevamo le labbra senza emettere suoni. Ci sentivano parlare solo quando pregavamo o a volte, quando rispondevamo ad alcune domande.

Più tardi rimasi sconvolta ascoltando altre persone descrivere l’apparizione; era come se degli estranei mi avessero osservato mentre dormivo. Ma la gente del posto si era convinta già da quello che aveva visto che stessimo vivendo qualcosa di incredibile: sei ragazzi, dei quali solo alcuni si conoscevano fra loro, erano inginocchiati su rovi e sassi acuminati, con i volti smaglianti e lo sguardo trasfigurato rivolto verso qualcosa di invisibile. Come venni a sapere in seguito, gli scienziati considerarono la nostra esperienza uno stato di estasi. Per me era stato come essere in Paradiso.

“Ci lascerai un segno, in modo che la gente possa crederci?”, disse Vicka.

La Madonna sorrise; poi Vicka mi chiese l’ora. Sul momento mi sembrava una strana richiesta, ed ero troppo confusa per guardare l’orologio. Speravo che quell’incontro non terminasse mai, ma alla fine doveva comunque concludersi.

“Andate in pace”, disse la Madonna. E d’un tratto iniziò ad ascendere, scomparendo lentamente nell’azzurro. Nello stesso istante, sentii di tornare in questo mondo, un momento accompagnato da molto dolore e tristezza. Desideravo ardentemente restare per sempre con la Madonna.

Da “Il mio cuore trionferà” di Mirjana Soldo

Nessun commento: