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Richiesta di preghiere

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Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

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mercoledì 31 ottobre 2012

Commento di Padre Livio al Messaggio del 25 ottobre 2012

"Cari figli! Anche oggi vi invito a pregare per le mie intenzioni. Rinnovate il digiuno e la preghiera perché satana  è astuto e attira molti cuori al peccato e alla perdizione. Io vi invito figlioli alla santità e a vivere nella grazia. Adorate mio Figlio affinché  Lui vi colmi con la Sua pace e il Suo amore ai quali anelate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 

Commento al messaggio del 25 ottobre di Padre Livio di Radio Maria

Il messaggio si apre con La Madonna che ci chiede aiuto. Quando la Madonna invita a pregare per le Sue intenzioni, intende dire due cose. Prima di tutto, che  conosce già i nostri bisogni. La Madonna ha detto infatti non solo ai singoli, ma anche ai gruppi di preghiera: “voi pregate per le mie intenzioni, poi ai bisogni particolari di ognuno di voi provvedo io”. Quindi pregando per le Sue intenzioni, per i Suoi piani la Madonna si sente quasi obbligata, non soltanto dall’amore, ma dalla riconoscenza a venire incontro ai nostri personali bisogni.

Credo che dobbiamo tenere vivi i messaggi; in particolare durante il mese in cui ci vengono dati, preghiamo per le Sue intenzioni.

In genere la Madonna fa questo invito a pregare per le Sue intenzioni in momenti particolari, perché Lei vede ciò che noi non vediamo, sia per quanto riguarda la situazione del mondo, sia per quanto riguarda la situazione della Chiesa.

Poi la Madonna guarda alla festa dei Santi che celebriamo il 1° Novembre. La Madonna è sempre attenta agli eventi della Chiesa e ai tempi liturgici.

La Madonna ci esorta a fare un cammino di santità, da quando, a partire dal 1986, ha iniziato a richiamarci in un modo sistematico ed esplicito.

Un cammino di Santità a cui tutti i cristiani devono tendere, perché la santità è il fine della vita, come dice San Paolo: “essere Santi e immacolati davanti al Padre e in Gesù Cristo nell’amore”. Questo è il fine della vita!

La Madonna mette a fuoco il cammino verso la santità, che è la vita di grazia, cioè vivere in grazia di Dio e dice: ”Io vi invito, figlioli, alla santità e a vivere nella grazia”, la santità è un lungo cammino, non facciamoci illusione di diventar santi dall’oggi al domani. Ci sono delle tappe nel cammino di santità.

La prima tappa è la conversione. La tappa della conversione fa sì che noi passiamo dalla vita di peccato alla vita di grazia, la vita di grazia senza commettere peccati mortali. Quindi arrivare ad una stabilità nella vita di grazia. Nel caso la si perda, la si può riottenere attraverso il Sacramento della Confessione.

Poi c’è la seconda parte del cammino di santità che è la purificazione. Si tratta non soltanto di non commettere i peccati, ma di bruciare i desideri del male, le radici del peccato, i desideri della carne che sono in noi, come dice  San Paolo, in modo tale che la fame di Dio, il desiderio di Dio, abbia la prevalenza sui desideri della carne.

La purificazione prepara alla terza tappa quella dell’intima unione con Gesù a cui la Madonna fa cenno nel messaggio, quando dice: “Adorate mio Figlio affinché Lui vi colmi con la Sua pace e il Suo amore ai quali anelate”.

Quindi la tappa conclusiva del cammino di santità è questa intima unione con Gesù che ci ricolma della Sua pace e del Suo amore, questa intima unione che Gesù ha prefigurato nella bellissima parabola della vite e dei tralci “rimanete in me ed io in voi” , la reciproca dimora di Cristo in noi e di noi in Cristo.

Però nel nostro cammino verso la santità, noi proseguiamo fra le tentazioni della carne, del mondo e del demonio. C’è in noi una tendenza, una resistenza a Dio, c’è il veleno di satana che abbiamo ereditato dal peccato originale. Il Battesimo ci ha tolto il peccato, ma non la spinta al male, cioè la concupiscenza, che non è peccato, però spinge al peccato.

Cioè noi nasciamo con questa resistenza che non ci viene tolta dal Battesimo, ma noi, con    l’aiuto della Grazia, nel cammino della vita, possiamo contrastarla attraverso il combattimento spirituale.

Oltre a questa spinta al male che è dentro di noi, c’è anche una seduzione esterna che è quella del mondo, della fiera delle vanità. Il mondo con le sue false luci, le sue false gioie con i suoi spettacoli di male, con le sue sirene, con i suoi labirinti, con le sue trappole è certamente un’altra possibilità di male.

Ebbene la Madonna punta sempre il dito su satana. È satana che sfrutta, che soffia sul fuoco delle nostre passioni e si avvicina guardando alla nostra fame, alle nostre fami, ai nostri vizi capitali: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia. Identifica i punti dove noi siamo più deboli e lì ci assale soprattutto con le seduzioni; satana è astuto, ci presenta  le false luci, le false gioie e quindi ci dà per cosi dire, il caffè con dentro l’arsenico, per cui noi crediamo che sia una cosa buona, poi dopo averlo bevuto moriamo:satana vi distrugge con quello che vi offre”, ha detto la Regina della Pace.

La sua astuzia è straordinaria, satana è di un’astuzia tale che è riuscito a ingannare i progenitori che erano in stato di Grazia e che neanche avevano la concupiscenza. Eva, guardando quello che satana le offriva, lo vedeva buono, attraente. Cos’era? Una mela? Era un frutto molto più sofisticato, era l’essere Dio! I progenitori avevano tutto, l’unica cosa che potevano desiderare era essere come Dio, e satana ha confezionato questa pietanza con la quale li ha distrutti.

La Madonna mette in guardia, dice: “satana è astuto e attira molti cuori al peccato e alla perdizione”, alla perdizione eterna, all’inferno, alla rovina! Li attira come fa il pescatore che lancia l’esca e il pesce abbocca, o come fa il cacciatore con le trappole, che attirano la preda e poi scattano. Menzognero e padre della menzogna, omicida fin dal principio, lo definisce Gesù Cristo.

Come resistere e vincere satana, cari amici? Con la preghiera e il digiuno! Perché? Perché con la preghiera hai la luce con la quale scopri satana, scopri il suo inganno, scopri le tentazioni, scopri che quello che ti dà è veleno. Ecco perché serve la preghiera, perché la preghiera ci dà la luce del discernimento. Quando la tentazione è scoperta, è in gran parte vinta.

Allora perché la preghiera e il digiuno? Perché con la preghiera tu scopri il demonio. Perché il digiuno? Perché col digiuno ti abitui a dire: rinuncio!

Cioè satana ti offre e tu dici ”no grazie, ho già mangiato! Ho già mangiato quello che mi ha data Dio, non c’è bisogno di mangiare quello che mi dà il mondo” .

La preghiera ti fa capire che la pietanza è avvelenata, il digiuno ti dà la forza per rifiutarla e così noi riusciamo a conservare intatta la veste candida della santità che ci è stata data dal Battesimo, poi riconquistata con la Confessione e dobbiamo con questa veste candida celebrare la festa di Tutti i Santi. Per cui se non siamo in grazia di Dio, accostiamoci al Sacramento della Confessione.

Vorrei anche esortare i miei confratelli sacerdoti a fare proposte di penitenza e preparazione alla Confessione specialmente per i giovani, in modo tale che la festa di tutti i Santi sia veramente una festa celebrata nella gioia ed è anche la vera risposta alle feste pagane dei morti, di halloween, delle streghe, dei demoni.

La vera risposta è quella di celebrare la festa di Tutti i Santi rivestiti dello splendore della Grazia. Che la Madonna ci conceda, ci faccia questa grande grazia di poter celebrare la festa di tutti i Santi, vestiti della Sua Santità, bellezza e grazia!

Fonte: “Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito:www.medjugorjeliguria.it

Melinda Demetrescu dei FIGLI DEL DIVINO AMORE di Medjugorje!

 

Audio Commento di Marja al Messaggio del 25 Ottobre 2012

 

Fonte: Radio Maria

Estratto sul digiuno dal commento di Marija a Radio Maria


Padre Livio: Marija, la Madonna ci richiama al digiuno, molti si chiedono in
che cosa consiste esattamente il digiuno che chiede la Madonna.

Marija: si, la Madonna già dai primi giorni ha cominciato a chiederci di fare il digiuno, è quello che oggi penso facciamo meno di tutti, cominciamo da noi, facendo il giro di tutti i pellegrini. Per la preghiera c’è il programma serale, ma il digiuno…ci sono questi seminari che padre Slavko ha cominciato a fare già i primi anni. Purtroppo il digiuno non è vissuto così fortemente come altre cose, si fa, si fa in qualche modo, in un modo o nell’altro, ma io penso che proprio questo messaggio a rinnovare il digiuno, questo momento è il momento giusto perché stiamo andando verso l’inverno, di solito si esagera un po’ sempre durante l’inverno, perché diciamo che abbiamo bisogno di un po’ di ciccia, troviamo ogni scusa, invece la Madonna ci chiede il digiuno perché dice: satana sta lavorando, sta studiando, sta operando. Abbiamo bisogno del digiuno perché la Sacra Scrittura dice che certi spiriti si possono allontanare soltanto con la preghiera ed il digiuno. E La Madonna durante tutti questi anni ci sta chiamando al digiuno.
Io, cominciando anche da me stessa dico: questo messaggio è per me perché
devo davvero cominciare più seriamente quello che ho un po’ trascurato
durante ultimi anni. Dicevo faccio digiuno si, ma un po’ così, trovavo qualche scusa o l’altra … Mi ricordo primi anni, fino a pochi anni fa, quando si faceva digiuno si faceva digiuno, pane acqua, pane acqua, io mi ricordo ogni volta era inverno, al posto di prendere acqua fredda, scaldavamo acqua e mettevamo un po’ di … tipo tisana, mi ricordo le lotte che facevamo la sorella di Vicka ed io con la Vicka, perché la Vicka diceva: la Madonna ha detto pane ed acqua, non ha detto pane e thè, pane e tisana! Così ogni volta era una scusa perché digiunare è davvero difficile, dall’altra parte oggi siamo diventati tutti un po’ sciagurati, non abbiamo un si si no no, e penso con il digiuno diventiamo più decisi, più santi.
(…)

Padre Livio: Com’è esattamente il digiuno della Madonna? Più che un digiuno è una rinuncia perché la Madonna lascia che si mangia il pane e si beva l’acqua.

Marija:
La Madonna ha detto pane e acqua, non altro.

Padre Livio:
Da mezzanotte a mezzanotte, due giorni la settimana, il mercoledì e il venerdì. 

Marija: Esattamente. La Madonna ha chiesto prima il venerdì, poi ha chiesto anche il mercoledì. Poi ha chiesto la Madonna anche di fare le novene, nove giorni digiuno pane ed acqua. Devo dire che ero brava, non per vantarmi, quando c’è Spirito che ti sostiene, quando c’è la volontà, a quel punto si fa. Credo che questi giorni comincerò perché la Madonna ha detto “pregate, digiunare per le intenzioni della Madonna, rinnovare il digiuno”. Spero con tutto il cuore e invito anche tutti voi che mi ascoltate di farlo per le intenzioni
della Madonna perché se la Madonna chiede è per il nostro bene.
(…)


Fonte: Radio Maria

Audio Commento di Padre Livio al Messaggio del 25 ottobre 2012

 

 



Fonte: Radio Maria

LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA DI S. GIACOMO A MEDJUGORJE

 

Questa foto è online per la prima volta:

LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA DI S. GIACOMO A MEDJUGORJE

Per la costruzione della Chiesa di San Giacomo 'a Medjugorje ci sono voluti 35 anni di duro lavoro e tanti sacrifici. I lavoratori di questa sconosciuta zona rurale di quella che allora era la Jugoslavia non avevano idea che, solo qualche decennio più tardi, a seguito delle loro lunghe ore di lavoro sarebbe nata la seconda chiesa, più fotografata al mondo, seconda solo a San Pietro in Roma.

Infatti, i lavoratori non sapevano nemmeno perché avevano costruito la chiesa in modo incomprensibilmente grande, in quel momento quando la popolazione di Medjugorje era così piccola. Solo oltre 12 anni dopo che la chiesa fu consacrata, il 19 Gennaio 1969,  il Cielo ha rivelato il senso nascosto di tutto ciò, quando iniziarono le apparizioni della Vergine Maria il 24 giugno 1981. Poco dopo, la chiesa si è rivelata troppo piccola (!) per contenere l'afflusso di pellegrini, e così  nel 1989 è stata aggiunto un altare all'aperto dietro la chiesa.

La Chiesa di S. Giacomo è la seconda chiesa nella storia della parrocchia. La costruzione  della prima chiesa parrocchiale di Medjugorje è stata completata nel 1897, subito dopo la creazione della parrocchia nel 1892. Era una costruzione bella e spaziosa per il suo tempo. Tuttavia, costruita su un terreno instabile, ben presto avevano iniziato a svilupparsi fessure per poi farla affondare definitivamente: in relazione a ciò l'edificio fu distrutto con la dinamite. Solo le sue fondamenta sono state mantenute, oggi al centro di un parco tranquillo, pacifico e di solito sorprendentemente non visitato a meno di 100 metri dalla chiesa di San Giacomo  ....

Subito dopo la fine della prima guerra mondiale, i parrocchiani cominciarono a pensare di costruire una nuova chiesa. La costruzione durò dal 1934 fino al 19 gennaio 1969, data che ha visto la consacrazione solenne della chiesa di San Giacomo.

Questa foto che mostra il progredire della costruzione è mostrata qui online per la prima volta. Medjugorje oggi è in grado di mostrarla a seguito della cooperazione per lacondivisione di foto che abbiamo stipulato con il prete inglese p. James Mulligan, documentarista di  Medjugorje ed ex giornalista,  il cui prossimo libro sui primi giorni di Medjugorje sarà pubblicato nel 2013. A seguto di questa  collaborazione con p. Mulligan, Medjugorje oggi prevede inoltre di essere in grado di fornire diverse ed importanti notizie tratte dal libro di prossima pubblicazione.

Libera traduzione in italiano del Testo originale pubblicato su

Facebook Medjugorje-Today

This photo is online for the first time:

THE CONSTRUCTION OF ST. JAMES' CHURCH, MEDJUGORJE

St. James' Church in Medjugorje took 35 years of hard labor and many sacrifices to build. And the workers in this unknown rural area of what was then Yugoslavia had no idea that, only a few decades later, the focus of their long working hours would be the second-most photographed church in the world, second only to St. Peter's in Rome.

In fact, the workers did not even know why they built the church so incomprehensibly big, now when Medjugorje's population was so small. Only more than 12 years after the church was consecrated on January 19th 1969 did Heaven reveal the hidden meaning to this, when the Virgin Mary's apparitions began on June 24th 1981. Soon after, the church turned out to be too small (!) to contain the influx of pilgrims, and so an outdoor altar was added behind the church in 1989.

St. James' Church is the second church in the parish history. The construction of Medjugorje's first parish church was completed in 1897, soon after the parish was created in 1892. It was a spacious and beautiful construction for its time. However, built on unstable ground, it soon started to develop fissures to finally sink alltogether, upon which it was blown away with dynamite. Only its fundament was kept, today the centre of a quiet, peaceful and usually surprisingly un-visited park area less than 100 meters from St. James' Church. We will show this largely unknown place to participants on our early December pilgrimage, more information of which can be found at http://www.medjugorjetoday.tv/pilgrimages

Immediately after the end of World War I, the parishioners began to think about building a new church. Construction lasted from 1934 until January 19, 1969 that saw the solemn consecration of St. James' Church.

This photo from the construction process is shown here online for the first time. Medjugorje Today is able to bring it to you because of a photo sharing cooperation we have entered into with the British priest, Medjugorje documentarist and former journalist Fr. James Mulligan whose upcoming book about Medjugorje's early days is due for publication soon into 2013. Because of our nice collaboration with Fr. Mulligan, Medjugorje Today also expects to be able to draw several important news stories from the forthcoming book. So check back often, recommend us to your friends, and be the first to know when news from Medjugorje is breaking, on this and on any other topic of importance.

martedì 30 ottobre 2012

Indulgenza plenaria nella Commemorazione dei defunti

 

Fare memoria dei nostri cari dovrebbe essere pratica di tutti i giorni, o quasi. Infatti noi tutti speriamo che i nostri cari tornati al Padre siano immediatamente nella sua gloria o perlomeno nell’anticamera. Infatti quanti di noi dovranno, come l’oro, essere purificati dalle scorie dei nostri peccati in quel luogo di dolore purificante che chiamiamo purgatorio. L’unico momento di sollievo possiamo offrirlo noi con le preghiere e le messe. In questi gironi la Chiesa ci offre anche la possibilità di lucrare l’indulgenza per i nostri. Corriamo ad offrire il nostro aiuto ai nostri cari. Le condizioni per lucrare l’indulgenza sono sotto riportate.

NORME SULLE INDULGENZE

N.  1 - L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per l’intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi.

N.  2 - L’indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati

N.  3 - Ogni fedele può lucrare per se stesso le indulgenze sia parziali che plenarie o applicarle ai defunti a modo di suffragio.

N.  4 - Il fedele che, almeno con cuore contrito, compie un’azione alla quale è annessa l’indulgenza parziale, ottiene, in aggiunta alla remissione della pena temporale che percepisce con la sua azione, altrettanta remissione di pena per intervento della Chiesa.

N. 14 - Se si richiede la visita di una chiesa o di un oratorio per acquistare l’indulgenza stabilita per un giorno determinato, detta visita si può fare dal mezzogiorno della vigilia fino alla mezzanotte del giorno stabilito.

N. 17 - § I. È capace di lucrare indulgenze chi è battezzato, non scomunicato, in stato di grazia almeno al termine delle opere prescritte.
§ 2. Per lucrare le indulgenze è necessario che si abbia l’intenzione almeno generale di acquistarle e si adempiano le opere ingiunte nel tempio e nel modo stabilito dalla concessione.

N. 18 - § I. L’indulgenza plenaria può essere acquistata una sola volta al giorno; l’indulgenza parziale può essere acquistata più volte al giorno.


Per i defunti

§ 1. Si concede l’indulgenza plenaria, applicabile soltanto alle anime del Purgatorio, al fedele che:

1° nei singoli giorni, dal 1° all’8 novembre, devotamente visita il cimitero e prega, anche soltanto mentalmente, per i defunti;

2° nel giorno in cui si celebra la Commemorazione di tutti i fedeli defunti (o, col consenso dell’Ordinario, la Domenica antecedente o susseguente, oppure nella solennità di Tutti i Santi) visita piamente una chiesa o un oratorio e vi recita un Padre nostro e un Credo.

§ 2.  Si concede l’indulgenza parziale, applicabile soltanto alle anime del Purgatorio, al fedele che:

1° devotamente visita il cimitero e prega, anche soltanto mentalmente, per i defunti;

2° devotamente recita le Lodi o i Vespri dell’Ufficio dei defunti o l’invocazione L’eterno riposo.

E’ sufficiente andare 1 volta in qualsiasi cimitero, quello che conta è l'intenzione di suffragare le anime purganti.
L’indulgenza plenaria si può lucrare ogni giorno dal 1° all'8 novembre.

 

Fonte: IdM

sabato 27 ottobre 2012

Attualità dottrinale del Catechismo della Chiesa Cattolica, dopo 10 anni dalla sua pubblicazione (Joseph Cardinal Ratzinger - 8 ottobre 2002)

 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, che Papa Giovanni Paolo II consegnò alla Cristianità l'11 ottobre 1992 con la Costituzione Apostolica "Fidei Depositum", veniva incontro da una parte ad una attesa, che era viva in tutte le parti della Chiesa; ma dall'altra si scontrò con un muro di scetticismo, anzi di rifiuto in parti del mondo intellettuale cattolico occidentale. Dopo la svolta epocale del Concilio Vaticano II gli strumenti catechetici fino ad allora utilizzati apparivano come insufficienti, non più all'altezza della coscienza di fede, come essa si era espressa nel Concilio. Ebbe inizio una molteplice sperimentazione - analogamente a quanto avveniva per la liturgia. Pur con tutte le cose valide, che si potevano riscontrare in singole pubblicazioni, mancava tuttavia una visione dell'insieme. Sembrava divenuto problematico comprendere che cosa era ancora valido dopo la grande svolta. Così pastori e fedeli attendevano un nuovo testo di riferimento, al quale potesse orientarsi la catechesi e nel quale ridiventasse visibile la sintesi della dottrina cattolica secondo le linee tracciate dal Concilio. Una parte dei teologi e degli specialisti della catechesi vi era contraria per il comprensibile desiderio dell'intellettuale di poter sperimentare il più possibile in uno spazio libero. La certezza di fede appariva come in contrasto con la libertà e l'apertura della riflessione che progredisce sempre. Ma la fede non è innanzitutto un materiale per esperimenti intellettuali, ma il solido fondamento - l'ipostasi, dice la Lettera agli Ebrei (11, 1) -, sul quale possiamo vivere e morire. E come la scienza non è intralciata dalle certezze raggiunte, ma anzi le certezze raggiunte sono la condizione del suo progresso, così anche le certezze, che la fede ci dona, aprono sempre nuovi orizzonti, mentre il continuo girare su se stessi della riflessione sperimentale finisce con l'annoiare.

In questa situazione vi fu da una parte una grande gratitudine per il Catechismo, alla cui preparazione avevano collaborato tutte le componenti della Chiesa, vescovi, sacerdoti e laici; dall'altra anche un ostile rifiuto, che trovava sempre nuove motivazioni. Le supposte centralistiche modalità di preparazione vennero criticate, ciò che semplicemente va con tutta evidenza contro la verità storica. Il contenuto stesso fu bollato come statico, dogmatista, "preconciliare". Il Catechismo non avrebbe avuto consapevolezza dello sviluppo teologico, in particolare esegetico dell'ultimo secolo, così fu detto; non sarebbe ecumenico; non sarebbe dialogico, ma apodittico-affermativo. Non si potrebbe perciò parlare di un'attualità dottrinale - non allora, dieci anni fa, e oggi naturalmente ancora meno.

Valore e limiti di un Catechismo

Che cosa pensare di simili opinioni? Per collocarle nella giusta luce ed entrare in un dialogo con i suoi esponenti - nella misura in cui essi vi sono disposti - si deve innanzitutto riflettere sulla natura di un catechismo e sul suo specifico genere letterario. Il Catechismo non è un libro di teologia, ma un testo della fede ovvero della dottrina della fede. Questa differenza fondamentale non è spesso sufficientemente presente nell'attuale coscienza teologica. La teologia non inventa in un itinerario di riflessione intellettuale ciò che può credere o meno - in tal caso la fede cristiana sarebbe totalmente un prodotto del nostro proprio pensiero e non diversa dalla filosofia della religione. La teologia, se ha una giusta visione di sé, è piuttosto lo sforzo di comprendere il dono di una verità che la precede. Il Catechismo cita al riguardo la nota frase di Sant'Agostino, nella quale è sintetizzata classicamente l'essenza dell'impegno teologico: "Credo per comprendere e comprendo per meglio credere" (158; sermo 43, 7, 9). Appartiene costitutivamente alla teologia la relazione fra il dato, che ci è offerto da Dio nella fede della Chiesa, ed il nostro sforzo per appropriarci questo dato nella comprensione razionale. Lo scopo del Catechismo è proprio quello di presentare questo dato che ci precede, la formulazione dottrinale della fede sviluppatasi nella Chiesa; è un annuncio della fede e non una teologia, anche se naturalmente fa parte di una presentazione adeguata della dottrina di fede della Chiesa una riflessione che cerca di comprendere e in questo senso la fede viene aperta alla comprensione e alla teologia. Nondimeno non viene eliminata la differenza fra annuncio ovvero testimonianza da una parte e riflessione teologica dall'altra.

Così è ora anche già tratteggiato il genere letterario del Catechismo, che deriva dal suo compito. La sua forma letteraria fondamentalmente non è la discussione - la "quaestio disputata" come espressione classica del lavoro teologico. La sua forma letteraria è piuttosto la testimonianza, l'annuncio che nasce dell'interna certezza della fede. Anche qui ci sono precisazioni da fare: anche la testimonianza si rivolge all'altro e pertanto fa riferimento al suo orizzonte di comprensione; anche la testimonianza porta in se la ripresa intelligente della parola accolta, ma resta nondimeno diversa dal linguaggio della ragione che ricerca in modo scientifico. Nel caso del Catechismo della Chiesa Cattolica si aggiunge ancora un ulteriore fattore: i destinatari di questo libro, dai quali dipende ogni ulteriore forma di mediazione, sono molti e vari. Il Papa menziona nel quarto punto della già citata Costituzione Apostolica l'elenco dei destinatari, cui è dedicato il libro: i pastori ed i fedeli, fra i quali in particolare si intendono i membri della Chiesa impegnati nella catechesi: poi "tutti i fedeli", quindi anche l'ambito ecumenico, e finalmente - così dice il Papa - questo libro "è offerto ad ogni uomo che ci domandi ragione della speranza che è in noi (cfr 1 Pt 3, 15) e che voglia conoscere ciò che la Chiesa Cattolica crede". Se si tiene presente che in questo modo ci si rivolge non solo a livelli di preparazione assai diversi, ma a tutti i continenti e a situazioni culturali molto differenti, è evidente che questo libro non può costituire l'ultima tappa di un cammino di mediazioni, ma deve contare su ulteriori mediazioni più vicine alle diverse situazioni. Se divenisse più direttamente "dialogico" per un determinato ambiente - ad esempio gli intellettuali occidentali -, adottasse il suo stile, diverrebbe solo più inaccessibile per tutti gli altri. Perciò il suo stile doveva per così dire collocarsi al di sopra di contesti culturali concreti e cercare di rivolgersi agli uomini come tali, lasciando tuttavia le ulteriori mediazioni culturali alle rispettive Chiese locali. Il fatto che il Catechismo sia stato accolto positivamente in regioni e ambienti sociali del tutto differenti, mostra che lo sforzo di farsi comprendere al di là delle diversità di preparazione e di cultura è riuscito sorprendentemente bene. Che debba essere possibile esprimere verbalmente anche in un modo a tutti comune, ciò che noi crediamo, e quindi redigere un tale libro non dovrebbe essere oggetto di discussione. Infatti se ciò non fosse possibile, l'unità della Chiesa, l'unità della fede, l'unità dell'umanità sarebbe una finzione.

Ma cosa dire ora - prescindendo da questi problemi formali - dell'attualità dottrinale contenutistica del Catechismo? Se si volesse rispondere in modo adeguato, si dovrebbero ripercorrere l'uno dopo l'altro i suoi singoli brani dall'inizio fino alla fine. Si farebbero allora una quantità di scoperte preziose e si potrebbe vedere, quanto profondamente il Catechismo è stato plasmato dalle intuizioni del Concilio Vaticano II, quanto esso proprio nella sua sobrietà teologico-specialistica offra nuovi spunti anche per il lavoro teologico. Istruttivo sarebbe un esame trasversale di temi diversi come ad esempio l'ecumenismo, il rapporto Israele-Chiesa, la relazione fra fede e altre religioni, fede e creazione, simboli e segni, ecc.. Tutto questo ora non è possibile. Vorrei limitarmi ad alcuni aspetti esemplari, che hanno avuto un rilievo particolare nel dibattito pubblico.

L'uso della Scrittura nel Catechismo

Particolarmente forti furono gli attacchi all'uso della Scrittura da parte del Catechismo: esso (come già detto) non avrebbe avuto consapevolezza del lavoro esegetico di un intero secolo; sarebbe pertanto ad esempio così ingenuo da citare passi del Vangelo di Giovanni per delineare la figura storica di Gesù; si ispirerebbe ad una fede letteralistica che si potrebbe già designare come fondamentalistica ecc. Al riguardo si dovrebbe in riferimento al già indicato compito specifico del Catechismo riflettere molto accuratamente circa il modo con cui questo libro deve fare uso della esegesi storico-critica. Relativamente ad un'opera, che deve presentare la fede - non delle ipotesi - e che per un tempo piuttosto lungo deve essere "riferimento sicuro e autentico per l'insegnamento della dottrina cattolica" (così il Papa nella Costituzione Apostolica, n. 4), si dovrebbe tener presente quanto rapidamente le ipotesi esegetiche mutano e quanto grande è in verità il dissenso anche fra autori contemporanei in riferimento a molte tesi. Il Catechismo ha pertanto dedicato un suo proprio articolo - i numeri 101-141 del libro - ad una riflessione specifica sul retto uso della Scrittura nella testimonianza della fede. Questa sezione è stata valutata da importanti esegeti come una sintesi metodologica riuscita, che affronta la questione della natura non solo storica, ma propriamente teologica dell'interpretazione della Scrittura. Al riguardo occorre prima rispondere alla domanda: cos'è propriamente la Sacra Scrittura? Che cosa rende questa raccolta letteraria in una certa misura eterogenea, il cui tempo di formazione si estende per circa un millennio, un unico libro, un unico sacro libro, che come tale è interpretato? Se si approfondisce questo interrogativo, emerge chiaramente tutta la specificità della fede cristiana e della sua concezione della rivelazione. La fede cristiana ha la sua specificità innanzitutto nel fatto che si riferisce ad eventi storici, o meglio ad una storia coerente, che di fatto è avvenuta come storia. In questo senso le è essenziale la questione della fattualità, della realtà dell'evento, e pertanto deve dare spazio al metodo storico. Ma questi eventi storici sono significativi per la fede soltanto perché è certo che in essi Dio stesso in un modo specifico ha agito e gli eventi portano in se qualcosa che va al di là della semplice fatticità storica, qualcosa che proviene da altrove e dà loro significato per tutti i tempi come per tutti gli uomini. Questa eccedenza non deve essere separata dai fatti, non è un significato giustapposto successivamente ad essi dall'esterno, ma è presente nell'evento stesso, pur trascendendo per altro la pura fatticità. Proprio in questa trascendenza insita nel fatto stesso si trova l'importanza di tutta quanta la storia biblica. Questa struttura specifica della storia biblica si riflette nei libri biblici: essi da una parte sono espressione dell'esperienza storica di questo popolo, ma poiché la storia stessa è qualcosa di più che non l'azione e la passione del popolo, in questi libri non parla in realtà solo il popolo, ma quel Dio che agisce in lui e per mezzo di lui. La figura dell'"autore", che è così importante per la ricerca storica, è quindi articolata in tre livelli: l'autore individuale è infatti sostenuto a sua volta dal popolo nel suo insieme. Questo si rivela proprio nelle sempre nuove aggiunte e modifiche dei libri; qui la critica delle fonti (malgrado molte esagerazioni ed ipotesi poco plausibili) ci ha fatto dono di pregevoli scoperte. Alla fine non è solo un autore individuale, che parla, ma i testi crescono in un processo di riflessione, di cultura, di nuova comprensione, che supera ogni singolo autore. Ma proprio in questo processo di continui superamenti, che relativizza tutti gli autori individuali, è all'opera un trascendimento più profondo: in questo processo di superamenti, di purificazioni, di crescita è operante lo Spirito ispiratore, che nella parola conduce i fatti e gli eventi e negli eventi e nei fatti spinge nuovamente alla parola.

Chi riflette su questa drammatica qui solo molto sommariamente accennata del divenire scrittura della parola biblica, vede senz'altro che la sua interpretazione - anche indipendentemente da interrogativi propriamente credenti - deve essere estremamente complessa. Chi però vive nella fede di questo stesso popolo e si trova all'interno di questo processo deve tener conto nell'interpretare anche dell'ultima istanza, che egli sa operante in essa. Solo allora si può parlare di interpretazione teologica, che di fatto non elimina quella storica, ma la amplia in una nuova dimensione. A partire da tali presupposti il Catechismo ha descritto la doppia dimensione di una corretta esegesi biblica, alla quale appartengono da una parte i metodi tipici dell'interpretazione storica, ma poi - se si considera questa letteratura un solo libro, e ancor più un libro sacro - devono aggiungersi ulteriori forme metodologiche. Nei numeri 109 e 110 vengono menzionati con riferimento a Dei verbum 12 le esigenze fondamentali di un'esegesi storica: fare attenzione all'intenzione degli autori, alle condizioni del loro tempo e della loro cultura, così come tener conto dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca (110). Ma vi si devono poi aggiungere anche quegli elementi metodologici, che derivano dalla comprensione dei libri come un solo libro e come il fondamento della vita del popolo di Dio nell'Antico e nel Nuovo Testamento: prestare attenzione al contenuto e all'unità di tutta la Scrittura; leggere la Scrittura nella Tradizione vivente di tutta la Chiesa; essere attenti all'analogia della fede (112-114). Vorrei almeno citare il bel testo, con il quale il Catechismo presenta il significato dell'unità della Scrittura e lo illustra con una citazione di San Tomaso: "per quanto siano differente i libri che la compongono, la Scrittura è una in forza dell'unità del disegno di Dio, del quale Cristo Gesù è il centro e il cuore, aperto dopo la sua Pasqua. 'Il cuore di Cristo designa la Sacra Scrittura che appunto rivela il cuore di Cristo. Questo cuore era chiuso prima della Passione, perché la Scrittura era oscura. Ma la Scrittura è stata aperta dopo la Passione, affinché coloro che ormai ne hanno l'intelligenza considerino e comprendano come le profezie debbano essere interpretate' (Tomaso d'Aquino, Psalm. 21, 11)" (112).

Da questa complessa natura del genere letterario "Bibbia" ne deriva anche che non si può fissare il significato dei suoi singoli testi in riferimento all'intenzione storica del primo autore - per lo più determinato in modo ipotetico. Tutti i testi si trovano in realtà in un processo di continue riscritture, nelle quali il loro potenziale di senso si dischiude sempre più, e pertanto nessun testo appartiene semplicemente ad un singolo autore storico. Poiché il testo stesso ha un carattere processuale, non è lecito, anche a partire dal suo proprio genere letterario, fissarlo su di un determinato momento storico e qui rinchiuderlo; in tal caso esso sarebbe anche fissato nel passato, mentre leggere la Scrittura come Bibbia significa proprio che si trova il presente nella parola storica e si apre un futuro. La dottrina del senso molteplice della Scrittura, che è stata sviluppata dai Padri e ha trovato una sistemazione organica nel Medioevo, a partire da questa particolare configurazione del testo è oggi nuovamente riconosciuta come scientificamente adeguata. Il Catechismo illustra pertanto brevemente la concezione tradizionale dei quattro sensi della Scrittura - meglio si direbbe piuttosto delle quattro dimensioni del senso del testo. Vi è innanzitutto il cosiddetto senso letterale, cioè il significato storico-letterario, che si cerca di riproporre come espressione del momento storico della nascita del testo. Vi è il cosiddetto senso "allegorico"; purtroppo questa parola screditata ci impedisce di cogliere esattamente ciò di cui si tratta: nella parola lontana di una determinata costellazione storica traspare in realtà un itinerario della fede, che inserisce questo testo nell'insieme della Bibbia e al di là di quel tempo lo orienta in ogni tempo a partire da Dio e verso Dio. Vi è poi la dimensione morale - la parola di Dio è sempre anche indicazione di un cammino, ed infine la dimensione escatologica, il superamento verso ciò che è definitivo e l'accesso ad esso; la tradizione lo chiama "senso anagogico".

Questa visione dinamica della Bibbia nel contesto della storia vissuta e che continua del popolo di Dio conduce poi ad un'ulteriore importante acquisizione sull'essenza del Cristianesimo: "La fede cristiana tuttavia non è una 'religione del Libro'", dice lapidariamente il Catechismo (108). Questa è un'affermazione estremamente importante. La fede non si riferisce semplicemente ad un libro, che come tale sarebbe l'unica ed ultima istanza per il credente. Al centro della fede cristiana non si trova un libro, ma una persona - Gesù Cristo, che è egli stesso la Parola vivente di Dio e si fa conoscere per così dire nelle parole della Scrittura, che però a sua volta possono essere comprese rettamente sempre solo nella vita con lui, nella relazione vivente con lui. E poiché Cristo si è edificato e si edifica la Chiesa, il popolo di Dio, come suo organismo vivente, suo "corpo", è essenziale alla relazione con lui la partecipazione al popolo pellegrinante, che è il vero e proprio autore umano e al quale la Bibbia è affidata come suo proprio tesoro, come già detto. Se il Cristo vivo è la vera e propria norma dell'interpretazione della Bibbia, ciò significa che comprendiamo rettamente questo libro solo nella comune comprensione credente sincronica e diacronica della Chiesa intera. Al di fuori di questo contesto vitale la Bibbia è solo una raccolta letteraria più o meno eterogenea, non l'indicazione di un cammino per la nostra vita. Scrittura e tradizione non si possono separare. Il grande teologo di Tubinga Johann Adam Möhler ha illustrato questo necessario legame in modo insuperabile nella sua classica opera "Die Einheit in der Kirche" (L'unità nella Chiesa), la cui lettura non sarà mai abbastanza raccomandata. Il Catechismo sottolinea questo legame, nel quale è inclusa anche l'autorità interpretativa della Chiesa, come la testimonia espressamente la seconda Lettera di Pietro: "Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione..." (1, 20).

Vi è da rallegrarsi che il Catechismo con questa visione dell'esegesi della Scrittura può sapersi in concordanza con tendenze significative dell'esegesi più recente. L'esegesi canonica sottolinea l'unità della Bibbia come principio d'interpretazione; l'interpretazione sincronica e diacronica vengono sempre più riconosciute nella loro pari dignità. Il legame essenziale di Scrittura e Tradizione viene sottolineato da famosi esegeti di tutte le confessioni; appare chiaro che un'esegesi separata dalla vita della Chiesa e dalle sue esperienze storiche non può andare al di là della categoria delle ipotesi, che deve fare i conti con la superabilità in qualsiasi momento di ciò che è detto in quell'istante. Vi sono tutti i motivi per rivedere l'affrettato giudizio sul carattere grossolano dell'esegesi scritturistica del Catechismo e per rallegrarsi che esso senza complessi legga la Scrittura come parola presente e possa così lasciarsi plasmare dalla Scrittura in tutte le sue parti come da una fonte viva.

La dottrina dei Sacramenti nel Catechismo

Lasciatemi ora dire ancora qualcosa sull'attualità dottrinale della seconda e terza parte del nostro libro. La novità, totalmente determinata dal Vaticano II, della seconda parte dedicata ai Sacramenti appare visibile subito dal suo titolo: "La celebrazione del mistero cristiano". Ciò significa che i sacramenti vengono concepiti da una parte nel contesto della storia della salvezza, a partire dal mistero pasquale - il centro pasquale della vita e dell'opera di Cristo -, come ripresentazione del mistero pasquale, nel quale noi siamo inseriti. Dall'altra significa che i sacramenti sono interpretati a partire dalla concreta celebrazione liturgica. Il Catechismo con ciò ha compiuto un passo importante rispetto alla tradizionale dottrina sacramentaria neoscolastica. Già la teologia medievale aveva notevolmente separato la considerazione teologica dei sacramenti dalla loro realizzazione liturgica e, prescindendo da questa, aveva approfondito le categorie dell'istituzione, del segno, dell'efficacia, del ministro e del destinatario, così che solo quanto si riferiva al segno presentava un legame con la celebrazione liturgica. D'altra parte anche il segno non veniva considerato tanto a partire dalla viva e concreta forma liturgica, ma era analizzato secondo le categorie filosofiche di materia e forma. Così liturgia e teologia si separarono sempre più l'una dall'altra; la dogmatica non interpretava la liturgia, ma i suoi astratti contenuti teologici, così che la liturgia dovette apparire quasi come un insieme di cerimonie, che rivestiva l'essenziale - la materia e la forma - e pertanto poteva anche essere sostituibile. A sua volta la "scienza liturgica" (nella misura in cui si poteva parlare di una tale scienza) divenne un insegnamento delle vigenti norme liturgiche e si avvicinava così ad una specie di positivismo giuridico. Il movimento liturgico degli anni venti ha tentato di superare questa pericolosa separazione ed ha cercato di comprendere la natura dei sacramenti a partire dalla loro forma liturgica; concepire la liturgia non solo come un insieme più o meno casuale di cerimonie, ma come l'adeguata espressione del sacramento nella celebrazione liturgica, sviluppatasi a partire dal suo interno. La Costituzione sulla liturgia del Vaticano II ha messo in luce questa sintesi in modo eccellente, anche se in un modo molto sobrio e così ha proposto alla teologia come alla catechesi il compito di comprendere a partire da questo legame in modo nuovo e più profondo la liturgia della Chiesa ed i suoi sacramenti. Purtroppo questo incarico finora non è stato pienamente adempiuto. La scienza liturgica tende nuovamente a separarsi dalla dogmatica e a proporsi come una specie di tecnica della celebrazione liturgica. A sua volta anche la dogmatica non ha ancora assunto in modo convincente la dimensione liturgica. Molto inopportuno zelo riformistico si fonda sul fatto che si continua a guardare alla forma liturgica solo come ad un insieme di cerimonie, che si possono arbitrariamente sostituire con altre "trovate". Al riguardo nel Catechismo si trovano a partire dalla profondità di una comprensione veramente liturgica le auree parole: "Per questo motivo nessun rito sacramentale può essere modificato o manipolato dal ministro o dalla comunità a loro piacimento. Neppure l'autorità suprema nella Chiesa può cambiare la Liturgia a sua discrezione, ma unicamente nell'obbedienza della fede e nel religioso rispetto del mistero della Liturgia" (1125). Il Catechismo con la sua trattazione della liturgia, che introduce e dà l'impostazione alla parte sacramentale, ha compiuto un grande passo in avanti e pertanto è stato accolto con grandi lodi da liturgisti autorevoli, ad esempio dallo studioso di Treviri Balthasar Fischer.

Senza entrare nei particolari, vorrei a titolo di saggio segnalare alcuni aspetti della dottrina sacramentaria del Catechismo, nei quali può apparire in modo esemplare la sua attualità dottrinale. Il proposito di illustrare i singoli sacramenti a partire dalla loro forma celebrativa liturgica, si trovò inizialmente di fronte alla difficoltà del fatto che la liturgia della Chiesa consiste di una pluralità di riti, non esiste quindi una forma liturgica unitaria per la Chiesa intera. Questo non creava alcun problema per un catechismo, che è destinato solo alla Chiesa occidentale (latina) o a una Chiesa particolare. Ma un Catechismo, che come il nostro intende essere "cattolico" in senso forte, che quindi è rivolto alla Chiesa una nella pluralità dei suoi riti, non può privilegiare un rito in modo esclusivo. Come si deve allora procedere? Il Catechismo cita innanzitutto letteralmente il più antico testo di una descrizione della celebrazione eucaristica cristiana, che Giustino martire ha tracciato in una Apologia del cristianesimo indirizzata all'imperatore pagano Antonino Pio (138-161) circa nell'anno 155 dopo Cristo (1345). Da questo testo fondamentale della tradizione, che precede le singole formazioni di riti, può esser desunta la struttura essenziale della celebrazione eucaristica, che è rimasta comune in tutti i riti - "Missa omnium saeculorum". Il richiamo a questo testo permette così allo stesso tempo di comprendere meglio i singoli riti e di scoprire in essi la struttura comune del sacramento cristiano centrale, che ultimamente risale al tempo degli apostoli e così all'istituzione da parte del Signore stesso. La soluzione qui trovata è indicativa per la concezione dell'insieme del Catechismo, che non poteva mai essere solo occidentale e - come sta a cuore alle Chiese orientali - anche mai solo bizantina, ma doveva tener conto di tutta l'ampiezza della tradizione. Fa parte degli aspetti più preziosi di questo libro il grande numero di testi dei Padri e dei testimoni della fede di tutti i secoli - uomini e donne - che in esso è inserito. Uno sguardo al registro dei nomi mostra che uno spazio ampio è dato ai Padri dell'Oriente e dell'Occidente, ma anche le voci di donne sante sono fortemente presenti, da Giovanna d'Arco, Giuliana di Norwich, Caterina da Siena a Rosa da Lima, a Teresa di Lisieux e Teresa d'Avila. Questo tesoro di citazioni conferisce da solo al Catechismo un suo valore per la meditazione personale come per il ministero della predicazione.

Un ulteriore aspetto nella teologia del culto del Catechismo, sul quale vorrei richiamare l'attenzione, è costituito dalla accentuazione della dimensione pneumatologica della liturgia, e proprio la pneumatologia - la dottrina sullo Spirito Santo - è un tema, sul quale si dovrebbe leggere il Catechismo in modo trasversale, per conoscere la sua particolare fisionomia. Fondamentale è la sezione sullo Spirito Santo nel quadro dell'interpretazione della Confessione di fede (683-747). Il libro sottolinea innanzitutto l'intreccio profondo di cristologia e pneumatologia, che già appare visibile ad esempio nel nome Messia - Cristo - l'unto; infatti l'"unzione" significa nella tradizione patristica l'essere penetrato da parte di Cristo dallo Spirito Santo, l'"unguento" vivo. Particolarmente importante ed utile trovo la sezione sui simboli dello Spirito Santo (694-701), ove si manifesta anche un aspetto tipico del Catechismo: la sua attenzione alle immagini ed ai simboli. Non si riflette solo a partire da concetti astratti, ma si mettono in primo piano proprio i simboli, che ci offrono una visione interiore, mostrano la trasparenza del cosmo per il mistero di Dio e nello stesso tempo aprono il rapporto con il mondo delle religioni. Con l'accento sull'immagine ed il simbolo siamo quindi già nuovamente nell'ambito della teologia liturgica, poiché di fatto la celebrazione liturgica vive essenzialmente del simbolo. Il tema dello Spirito Santo ritorna poi nella dottrina sulla Chiesa (797-810) - qui come aspetto di una visione essenzialmente trinitaria della Chiesa. E poi la troviamo nuovamente ampiamente nella parte sui sacramenti (1091-112), anche qui come parte di una impostazione trinitaria della liturgia. La visione pneumatologica della liturgia aiuta ancora una volta a comprendere correttamente la Scrittura - opera dello Spirito Santo - : nell'anno liturgico la Chiesa percorre tutta quanta la storia della salvezza e sperimenta - leggendo la Scrittura in modo spirituale, cioè a partire dall'autore che l'ha ispirata e la ispira, lo Spirito Santo - l'oggi di questa storia. A partire di qui - dall'origine di tutta quanta la Scrittura da un unico Spirito - diviene comprensibile anche l'unità interiore di Antico e Nuovo Testamento; questo è per il Catechismo anche il punto, per mostrare le profonde connessioni fra liturgia giudaica e cristiana (1096). Fra parentesi si può osservare al riguardo che proprio anche il tema Chiesa ed Israele è un tema trasversale, che attraversa tutta quanta l'opera e non può essere giudicato a partire da un singolo passo. Che la forte accentuazione della pneumatologia del Catechismo avvicini anche alle Chiese d'Oriente, non ha evidentemente bisogno di essere rilevato.

Infine il Catechismo ha dedicato la doverosa attenzione anche al tema culto e cultura. Di inculturazione in realtà ha senso parlare solo se la dimensione della cultura è essenziale al culto come tale. Ed a sua volta un incontro interculturale può essere qualcosa di più che una esteriorità artificiosamente sovrapposta, solo se nelle forme rituali sviluppate del culto cristiano è precontenuto un interno legame con altri culti e forme culturali. Il Catechismo pertanto ha chiaramente messo in luce la dimensione cosmica della liturgia cristiana, che è essenziale per la scelta e la spiegazione dei suoi simboli. Al riguardo si dice: "Le grandi religioni dell'umanità testimoniano, spesso in modo impressionante, tale senso cosmico e simbolico dei riti religiosi. La Liturgia della Chiesa presuppone, integra e santifica elementi della creazione e della cultura umana conferendo loro la dignità di segni della grazia, della nuova creazione in Gesù Cristo" (1149). Purtroppo in alcuni settori della Chiesa la riforma liturgica è stata concepita in modo unilateralmente intellettualistico - come forma di ammaestramento religioso - ed inoltre è stata spesso in modo preoccupante culturalmente impoverita, sia nell'ambito delle immagini come della musica e della configurazione dello spazio liturgico e della celebrazione. Con un'interpretazione orientata unilateralmente sulla comunità, che intendeva guardare solo alle esigenze dei presenti, il grande respiro cosmico della liturgia e così la sua ampiezza e dinamica sono stati in diversi modi ridotti in modo preoccupante. Contro tali deviazioni il Catechismo offre gli strumenti necessari, che proprio la nuova generazione attende.

La dottrina morale cristiana nel Catechismo

Diamo infine ancora uno sguardo alla terza parte del Catechismo "la vita in Cristo", nella quale viene trattata la dottrina morale cristiana. Nell'elaborazione del libro questa fu certamente la parte più difficile - da una parte a motivo di tutte le diversità, che esistono circa i principi strutturanti della morale cristiana, dall'altra a motivo dei difficili problemi nell'ambito dell'etica politica, dell'etica sociale e della bioetica, che davanti a sempre nuovi fatti sono in un continuo processo evolutivo, come anche nell'ambito dell'antropologia, poiché qui il dibattito su matrimonio e famiglia, sull'etica della sessualità è in pieno corso. Il Catechismo non pretende di presentare l'unica forma possibile di teologia morale o anche solo la migliore - questo non era il suo compito. Esso traccia le linee antropologiche e teologiche essenziali, che sono costitutive per l'agire morale dell'uomo. Il suo punto di partenza lo trova nella presentazione della dignità dell'uomo, che è allo stesso tempo la sua grandezza ed anche il motivo del suo impegno morale. Indica poi quale spinta interiore e strumento di discernimento dell'agire morale il desiderio dell'uomo di essere felice. L'impulso primordiale dell'uomo, che nessuno può negare ed al quale ultimamente nessuno si oppone, è il suo desierio di felicità, di una vita riuscita, piena. La morale per il Catechismo, in continuità con i padri, in particolare Agostino, è la dottrina della vita riuscita - l'illustrazione per così dire delle regole per la felicità. Il libro collega questa tendenza innata nell'uomo con le beatitudini di Gesù, che liberano il concetto di felicità da tutte le banalizzazioni, gli danno la sua vera profondità e così fanno vedere il legame fra il bene in assoluto, il bene in persona - Dio - e la felicità. Vengono poi sviluppate le componenti fondamentali dell'agire morale - la libertà, l'oggetto e l'intenzione dell'agire, le passioni, la coscienza, le virtù, la loro falsificazione nel peccato, il carattere sociale dell'essere umano così come infine il rapporto fra legge e grazia. La teologia morale cristiana non è mai semplicemente etica della legge, essa supera però anche l'ambito di un'etica delle virtù: essa è etica dialogica, perché l'agire morale dell'uomo si sviluppa a partire dall'incontro con Dio, pertanto non è mai soltanto un agire proprio, autarchico ed autonomo, pura prestazione umana, ma risposta al dono dell'amore e così un essere inseriti nella dinamica dell'amore - di Dio stesso - , che solo libera veramente l'uomo e lo porta alla sua vera altezza. L'agire morale pertanto non è mai solo una propria prestazione, ma neppure mai soltanto qualcosa di inoculato dall'esterno. Il vero agire morale è totalmente dono e nondimeno proprio così totalmente nostro proprio agire, perché appunto ciò che è proprio si manifesta solo nel dono dell'amore e perché d'altra parte il dono non esautora l'uomo, ma lo riporta a se stesso.

Io credo che sia molto importante che il Catechismo abbia inserito la dottrina della giustificazione nel cuore della sua etica, perché proprio così diviene comprensibile l'intreccio di grazia e libertà, l'essere a partire dall'altro come vero essere in se stessi e per l'altro. Nella discussione sul consenso circa la giustificazione fra cattolici e protestanti giustamente è stata continuamente posta la questione, su come la dottrina della giustificazione possa nuovamente essere resa comprensibile e significativa per l'uomo di oggi. Io credo che il Catechismo con la sua presentazione del tema nel quadro della questione antropologica del retto agire dell'uomo ha fatto un grande passo, per rendere possibile tale nuova comprensione. Per mostrare in quale spirito è concepito il trattato sulla giustificazione del Catechismo, vorrei citarne semplicemente tre passi, che esso a sua volta riprende dalla grande tradizione dei padri e dei santi. Sant'Agostino ritiene che "la giustificazione dell'empio è un'opera più grande della creazione del cielo e della terra", perché "il cielo e la terra passeranno, mentre la salvezza e la giustificazione degli eletti non passeranno mai" (in Joh. 72,3). Pensa anche che la giustificazione dei peccatori supera la stessa creazione degli angeli nella giustizia, perché manifesta una più grande misericordia (1994). Al riguardo ecco un'ulteriore citazione di Agostino - una preghiera del santo, nella quale egli dice a Dio: "Il riposo che prendesti al settimo giorno, dopo aver compiuto le tue opere molto buone..., è una predizione che ci fa l'oracolo del tuo Libro: noi pure, compiute le nostre opere buone assai, certamente per tuo dono, nel sabato della vita eterna riposeremo in Te (Conf. 13, 36, 51)" (2002). Ed ecco ancora la meravigliosa frase di Santa Teresa di Lisieux: "Dopo l'esilio della terra, spero di gioire fruitivamente di Te nella Patria; ma non voglio accumulare meriti per il Cielo: voglio spendermi per il tuo solo Amore... Alla sera di questa vita comparirò davanti a Te con le mani vuote; infatti non ti chiedo, o Signore, di tener conto delle mie opere. Tutte le nostre giustizie non sono senza macchie ai tuoi occhi. Voglio perciò rivestirmi della tua Giustizia e ricevere dal tuo Amore l'eterno possesso di Te stesso..." (2011). La sezione sulla giustificazione è un contributo ecumenico essenziale del Catechismo. Mostra anche come non si possa riuscire a scoprire sufficientemente la dimensione ecumenica del libro, se ci si limita a ricercarvi citazioni di documenti ecumenici o se sulla base dell'indice degli argomenti si esaminano le parole ricorrenti, ma solo se lo si legge nella sua globalità e così si vede come la ricerca di ciò che unisce lo plasma nella sua globalità.

La morale contenutistica il Catechismo la tratta sulla base del Decalogo: il Catechismo spiega il Decalogo - come è giusto a partire dalla Bibbia - dialogicamente, cioè nel contesto dell'alleanza. Con Origene sottolinea che la prima parola del Decalogo è libertà - libertà, che diviene evento sotto la guida di Dio: "Io sono il Signore, Dio tuo, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione di schiavitù" (2061). Così l'agire morale appare come "risposta all'iniziativa d'amore del Signore" (2062); con Ireneo il Decalogo viene interpretato come preparazione all'amicizia con Dio e alla concordia con il prossimo (2063). Se così da una parte il Decalogo viene visto totalmente nel contesto dell'alleanza e della storia della salvezza, come evento di parola e risposta, esso si manifesta nondimeno allo stesso tempo come etica razionale, come ricordo di ciò che la ragione era veramente in condizione di percepire. Di nuovo viene citato Ireneo: "Fin dalle origini, Dio aveva radicato nel cuore degli uomini i precetti della legge naturale. Poi si limitò a richiamarli alla loro mente. Fu il Decalogo (Adv. Haer. 4, 15, 1)" (2070). Questo è un tratto importante nell'etica del Catechismo: esso fa appello alla ragione ed alla sua capacità di comprensione. La morale sviluppata a partire dal Decalogo è morale razionale, che vive del sostegno della ragione, che Dio ci ha donato, mentre allo stesso tempo egli con la sua parola ci ricorda, ciò che nel modo più profondo è iscritto nelle anime di tutti noi.

Può forse meravigliare il ruolo relativamente ridotto, che ha la cristologia nella strutturazione dell'etica del Catechismo. Nei manuali del tempo preconciliare l'orientamento al pensiero giusnaturalista era stato largamente predominante. Il movimento di rinnovamento del periodo fra le due guerre aveva invece spinto con forza verso una concezione propriamente teologica della morale e proposto come suo principio strutturante la sequela di Cristo o anche semplicemente l'amore come luogo onnicomprensivo di ogni agire morale. La costituzione conciliare sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (Gaudium et spes) aveva appoggiato questa presa di distanza dal pensiero puramente giusnaturalista e sottolineato la cristologia, in particolare il mistero pasquale come centro di una morale cristiana. Si sarebbe dovuto finalmente sviluppare una morale autenticamente biblica - questo era l'imperativo, che si evinceva dal Concilio, anche se la menzionata Costituzione nei singoli temi fa uso poi in realtà ampiamente di forme di argomentazione razionali e non intendeva vincolarsi ad una pura morale della rivelazione - già per il fatto che si trattava proprio di un dialogo con il mondo moderno non cristiano su tutti i valori comuni essenziali. Se nondimeno le linee fondamentali del Concilio possono essere designate come un rivolgersi ad una morale interpretata in modo essenzialmente biblico, cristocentrico, tuttavia nel tempo postconciliare si è compiuto molto presto un capovolgimento radicale: la Bibbia non potrebbe assolutamente trasmettere nessuna morale "categoriale"; i contenuti della morale dovrebbero essere sempre mediati in modo puramente razionale. L'importanza della Bibbia si troverebbe sul piano delle motivazioni, non dei contenuti. Così dal punto di vista del contenuto la Bibbia e con essa la cristologia scompariva dalla teologia morale in un modo ancor più radicale, di quanto non era stato prima. La differenza con il tempo preconciliare consisteva nel fatto che ora si rinunciava per altro anche all'idea del diritto naturale e della legge morale naturale, che aveva pur sempre conservato la fede nella creazione come base della teologia morale. Ci si rivolse invece ad una morale calcolatrice, che ultimamente poteva prendere a criterio solo i presumibili effetti dell'azione e al riguardo si estendeva il principio della pnderazione dei beni all'insieme dell'agire morale. In questa difficile situazione l'Enciclica Veritatis splendor ha offerto chiarificazioni fondamentali sul proprium della morale cristiana così come sul retto rapporto fra fede e ragione nell'elaborazione delle norme etiche. Il Catechismo - senza pretese sistematiche - ha preparato queste decisioni. Il principio cristologico è presente tanto a partire dal tema della felicità (beatitudini) come di quello dell'antropologia, del tema di legge e grazia e proprio anche nel Decalogo, nella misura in cui il concetto di alleanza contiene l'ultima concretizzazione dell'alleanza nella persona della parola incarnata e della sua nuova interpretazione del Decalogo. Ma il Catechismo non intese elaborare un sistema chiuso. Nella ricerca di un'etica cristologicamente ispirata occorre anche sempre tenere presente che Cristo è il Logos incarnato, che egli vuole dunque ridestare a se stessa proprio la nostra ragione. La funzione originaria del Decalogo - ricordarci della profondità ultima della nostra ragione - non è abolita dall'incontro con Cristo, ma solo condotta alla sua piena maturità. Un'etica, che nell'ascolto della rivelazione vuole essere anche autenticamente razionale, risponde proprio così all'incontro con Cristo, che la nuova alleanza ci dona.

Chi ricerca nel Catechismo un nuovo sistema teologico o nuove sorprendenti ipotesi, sarà deluso. Questo tipo di attualità non è preoccupazione del Catechismo. Esso offre, attingendola alla Sacra Scrittura e alla ricchezza complessiva della tradizione nelle sue molteplici forme così come ispirandosi al Concilio Vaticano II, una visione organica della totalità della fede cattolica, che è bella proprio come totalità - di una bellezza, nella quale riluce lo splendore della verità. L'attualità del Catechismo è l'attualità della verità nuovamente detta e nuovamente pensata. Questa attualità resterà tale ben al di là dei mormorii dei suoi critici.

 

Joseph Cardinal Ratzinger - 8 ottobre 2002

Breve commento di Padre Livio al Messaggio del 25 ottobre 2012

 

Cari amici,
La Regina della pace, in prossimità della festa di tutti i santi, ci invita alla santità, che è il fine della vita.

Il passo fondamentale sulla via della santità è quello di vivere in grazia, in intima unione con Gesù Cristo.

Satana però cerca di sviarci e di portarci alla rovina con l'inganno, seducendo i cuori e attirandoli sulla via del peccato. "Satana vi distrugge con quello che
vi offre".

Per riuscire vincitori, rinunciando al peccato, è necessario rinnovare il digiuno e la preghiera, che infondono la luce e la forza di Dio.

La Madonna ci invita ancora a pregare per le sue intenzioni e per la realizzazione dei suoi piani. Lei conosce già le nostre necessità personali ed è ben felice di provvedere.

Siano lodati Gesù e Maria.

Buona giornata

Padre Livio

giovedì 25 ottobre 2012

Messaggio del 25 ottobre 2012

"Cari figli! Anche oggi vi invito a pregare per le mie intenzioni. Rinnovate il digiuno e la preghiera perché satana  è astuto e attira molti cuori al peccato e alla perdizione. Io vi invito figlioli alla santità e a vivere nella grazia. Adorate mio Figlio affinché  Lui vi colmi con la Sua pace e il Suo amore ai quali anelate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

sabato 13 ottobre 2012

Il Credo

Credo010 

Credo011

 

Le comunità religiose come quelle parrocchiali, e tutte le realtà ecclesiali antiche e nuove, troveranno il modo, in questo Anno, per rendere pubblica professione del Credo.

Desideriamo che questo Anno susciti in ogni credente l’aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza. Sarà un'occasione propizia anche per intensificare la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nell’Eucaristia, che è “il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua energia”. Nel contempo, auspichiamo che la testimonianza di vita dei credenti cresca nella sua credibilità. Riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata, e riflettere sullo stesso atto con cui si crede, è un impegno che ogni credente deve fare proprio, soprattutto in questo Anno.

Non a caso, nei primi secoli i cristiani erano tenuti ad imparare a memoria il Credo. Questo serviva loro come preghiera quotidiana per non dimenticare l’impegno assunto con il Battesimo. Con parole dense di significato, lo ricorda sant’Agostino quando, in un’Omelia sulla redditio symboli, la consegna del Credo, dice: “Il simbolo del santo mistero che avete ricevuto tutti insieme e che oggi avete reso uno per uno, sono le parole su cui è costruita con saldezza la fede della madre Chiesa sopra il fondamento stabile che è Cristo Signore … Voi dunque lo avete ricevuto e reso, ma nella mente e nel cuore lo dovete tenere sempre presente, lo dovete ripetere nei vostri letti, ripensarlo nelle piazze e non scordarlo durante i pasti: e anche quando dormite con il corpo, dovete vegliare in esso con il cuore”.

Benedetto XVI – Motu Proprio “Porta Fidei”

Fatima: 13 ottobre 1917

 

 

"Io sono la Madonna del Rosario.
Continuate a recitarlo tutti i giorni…
È necessario che i peccatori si convertano
che chiedano perdono dei loro peccati".

 

 

La sesta ed ultima apparizione della Madonna


Arrivò il giorno della sesta ed ultima apparizione della Madonna
ai tre pastorelli.
Era già autunno inoltrato. Il mattino era freddo. Una pioggia persistente ed abbondante aveva trasformato la Cova da Iria in un immenso pantano ed infradiciava anche le ossa della moltitudine di 50 o 70 mila pellegrini che era accorsa sul posto da tutti gli angoli del Portogallo. Verso le undici e mezza, quel mare di gente aprì il passaggio ai tre veggenti che si avvicinavano, vestiti con i loro abiti della domenica.
E’ Suor Lucia che ci racconta ciò che seguì:
“Giunti alla Cova da Iria, vicino al leccio, spinta da un moto interiore, chiesi alla gente che chiudesse gli ombrelli, per recitare il Rosario. Poco dopo, vedemmo il riflesso della luce e, subito, Nostra Signora sul leccio.
— Che cosa vuole da me Vostra Signoria?
— Voglio dirti che costruiscano qui una cappella in mio onore perché io sono la Signora del Rosario e che continuiate sempre a recitare il Rosario tutti i giorni. La guerra sta per finire ed i militari ritorneranno presto alle loro case.
— Io avrei molte cose da chiederVi. Se guarirà degli ammalati, se convertirà dei peccatori…
— Alcuni sì, altri no. E’ necessario che facciano ammenda, chiedano perdono per i loro peccati.
E assumendo un aspetto triste (la Madonna aggiunse): non offendano più Dio Nostro Signore che è già molto offeso.
Aprendo le mani, le fece riflettere nel Sole e, mentre si alzava, il riflesso della sua luce continuava a proiettarsi al suolo”.
Quando la Madonna scomparve in questa luce che Ella stessa irradiava, si successero in Cielo tre nuove visioni, come quadri che simboleggiavano i Misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi del Rosario.
Vicino al sole apparve la Sacra Famiglia: San Giuseppe, con il Bambino Gesù tra le braccia, e la Madonna del Rosario. La Vergine vestiva una tunica bianca e un manto azzurro, San Giuseppe era anche lui vestito di bianco ed il Bambino Gesù di rosso. Tracciando tre volte nell’aria una croce, San Giuseppe benedisse il popolo ed il Bambino Gesù fece lo stesso.
Le due scene che seguirono furono viste soltanto da Lucia. Dapprima, Gesù, pervaso di sofferenza, come sulla via del Calvario, e la Madre Dolorosa, ma senza la spada nel petto. Anche il Divino Redentore benedisse il popolo.
Successivamente apparve gloriosa la Madonna del Carmine incoronata Regina del Cielo e dell’Universo, con il Bambino Gesù al collo.
Mentre i tre pastorelli contemplavano i celesti personaggi, si operò davanti agli occhi della moltitudine il miracolo annunciato.
Durante tutta l’apparizione aveva continuato a piovere. Lucia alla fine del colloquio con la Santissima Vergine gridò alla gente: “Guardate il sole!” Si aprirono le nuvole ed il sole apparve come un immenso disco d’argento. Nonostante il suo intenso splendore, poté essere guardato direttamente senza che la vista ne fosse ferita. La gente lo contemplava assorta, quando subitamente, l’astro si pose a “danzare”. Girò rapidamente come una gigantesca ruota di fuoco. Si fermò d’un tratto, per ricominciare poco dopo il giro su se stesso con stupefacente velocità. Finalmente, in un vertiginoso turbine, i suoi bordi assunsero un colore scarlatto, lanciando fiamme rosse in tutte le direzioni. Queste fiaccole si riflettevano sul suolo, sugli alberi, sugli arbusti, sulle facce rivolte al Cielo, rilucendo con tutti i colori dell’arcobaleno. Il disco di fuoco roteò follemente tre volte, con colori ogni volta più intensi, tremò spaventosamente e, descrivendo uno zigzag non comune, si precipitò in direzione della moltitudine terrorizzata. Un unico ed immenso grido sfuggì da tutte le bocche. Tutti caddero in ginocchio nel fango pensando di essere bruciati dal fuoco. Molti pregavano ad alta voce l’atto di dolore. A poco a poco il sole cominciò ad alzarsi tracciando lo stesso zigzag, fino al punto dell’orizzonte dal quale era disceso. Allora divenne impossibile guardarlo ad occhio nudo. Era di nuovo il normale sole di tutti i giorni.
Il ciclo delle visioni di Fatima era concluso. I prodigi durarono circa dieci minuti e fu possibile osservarli fino a quaranta chilometri di distanza dal luogo delle apparizioni. Tutti si guardavano turbati. Quindi esplose la gioia: “Il miracolo! I ragazzi avevano ragione!”.
Le grida d’entusiasmo echeggiavano lungo le adiacenti colline e molti notarono che i loro abiti, inzuppati qualche minuto prima, erano completamente asciutti.

 

Fonte: Radio Maria Facebook

martedì 9 ottobre 2012

Commento di Padre Livio al Messaggio a Mirjana del 2 ottobre 2012

“Cari figli, vi chiamo e vengo in mezzo a voi perché ho bisogno di voi. Ho bisogno di apostoli dal cuore puro. Prego, ma pregate anche voi, che lo Spirito Santo vi renda capaci e vi guidi, che vi illumini e vi riempia di amore e di umiltà. Pregate che vi riempia di grazia e di misericordia. Solo allora mi capirete, figli miei. Solo allora capirete il mio dolore per coloro che non hanno conosciuto l’Amore di Dio. Allora potrete aiutarmi. Sarete i miei portatori della luce dell’Amore di Dio. Illuminerete la via a coloro a cui gli occhi sono donati, ma non vogliono vedere. Io desidero che tutti i miei figli vedano mio Figlio. Io desidero che tutti i miei figli vivano il Suo Regno. Vi invito nuovamente e vi prego di pregare per coloro che mio Figlio ha chiamato. Vi ringrazio”.

 

Commento di Padre Livio al messaggio del 2 ottobre 2012

Come vedete, la Madonna, nei messaggi di questi ultimi tempi, viene a noi come una mendicante che chiede aiuto. È addolorata, è straziata nel vedere i Suoi figli che si perdono eternamente nel male e nel peccato e che si chiudono da sé le porte della Vita Eterna.

Qual è il cuore di questo messaggio? Perché ogni messaggio ha un cuore che va scoperto, perché poi da lì prende luce tutto il messaggio.

Il cuore di questo messaggio è il dolore della Madonna, lo strazio del suo Cuore. Lo strazio della Madre, perché oggi molte anime vanno all’Inferno, come Lei ha detto. È una sofferenza indicibile, è la sofferenza di Dio, la sofferenza per l’amore rifiutato, la sofferenza per i figli che si perdono eternamente, la sofferenza di coloro che non accettano di essere creature, non accettano la Divina Misericordia, non accettano la salvezza che viene da Dio. Mettono il loro io al posto di Dio!

Questa è una situazione che la Madonna ha già evidenziato a Fatima, ma che è diventata ancora più grave oggi, quando la Madonna ha detto che: La maggior parte degli uomini, quando muore, va in Purgatorio. Un numero pure molto grande va all’Inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso(messaggio del 2 novembre 1983). La Madonna in diverse occasioni ha già detto di volere che tutti si salvino, che tutti i Suoi figli siano con Lei in Paradiso. Vuole salvare tutte le anime e presentarle a Dio, vuole presentare tutti noi come un bouquet di fiori all’Altissimo, vuole che siamo tutti con Lei nella Vita Eterna.

Ma perché questo si realizzi ha bisogno di noi, cioè ha bisogno di persone che pregano, di persone che si sacrificano, di persone che si dedicano alla grande opera della Redenzione, cioè della salvezza eterna delle anime e si mettano al Suo servizio.

Però, cari amici, ecco qui il punto del messaggio: noi ci mobilitiamo, noi ci mobiliteremo, noi ci daremo da fare, noi ci sacrificheremo, noi faremo tutto quello che è possibile per aiutare la Madonna, se comprenderemo il Suo strazio, il Suo dolore per tutti quei nostri fratelli “che avendo avuto in dono gli occhi, non vogliono vedere Dio!” Non vogliono vedere la salvezza, non vogliono vedere Cristo, non vogliono vedere la Misericordia.

Quindi quando comprenderemo lo strazio della Madre, allora ci mobiliteremo, “allora potrete aiutarmi” non prima, cari amici.

Se noi, come appunto davanti alla Croce, non vediamo quanto Cristo ha sofferto per i nostri peccati e non comprendiamo quanto è grande il dolore di Cristo, non ci apriremo alla Grazia della contrizione e non avremo il dolore dei peccati e il proposito di non commetterli più.

E così contemplando lo strazio del Cuore della Madre, trafitto dal dolore per i figli che si perdono, comprendiamo e ci mobilitiamo.

Però per comprendere questo, per comprendere lo strazio della Madonna per i nostri fratelli che sono i Suoi figli che si perdono, noi dobbiamo avere gli occhi puri, il cuore puro, perché se siamo nel male, nel peccato, nella superbia, nella presunzione, irretiti dall’effimero, nella tenebra come gli altri, non riusciamo a vedere il Cuore di Maria che soffre perché gli altri si perdono. Perciò, dice la Madonna, “dovete chiedere questa grazia, dovete lavorare, operare per avere un cuore puro”. È facile dire: io sono un cuore puro, è molto più difficile avere un cuore puro. Avere un cuore puro è il compito della vita, è il cammino di Santità.

Il cuore puro è quello che si è liberato dal male, non solo dal male, ma anche dalle sue radici. Un cuore trasparente che vede e quindi vede anche il Cuore straziato di Maria. E quindi la Madonna ci dice:pregate lo Spirito Santo perché vi illumini”, perché vi guidi, perché vi porti sulla Via della Santità, perché “vi riempia di umiltà e di amore”. Pregate perche il vostro cuore sia un cuore sensibile pieno ”di grazia e di misericordia”, cioè che abbia verso gli altri quei sentimenti di misericordia che ha la Madonna, la Madre che è straziata per la perdita dei suoi figli.

Così anche noi dobbiamo sentire questi sentimenti di dolore, perché i nostri fratelli si perdono. In poche parole, dobbiamo avere a cuore la salvezza eterna dei nostri fratelli, vedere i nostri fratelli nel male, nel peccato, prigionieri di satana, che vanno verso la perdizione eterna accecati, ingannati, incatenati, perché anche satana ha i suoi martiri, dice Santa Caterina da Siena, cioè i suoi schiavi che credono di essere liberi, che credono di essere nella felicità, ma sono nell’inganno e nella tenebra della morte.

Finché non abbiamo occhi di misericordia verso questi nostri fratelli che vanno verso la perdizione eterna, finché non abbiamo questo sguardo che ha la Madonna, questo sguardo che ha Lei su di loro – e che dobbiamo avere anche noi - non ci sarà nulla che ci sembrerà troppo grande perché le anime si salvino. Ogni giorno dedicheremo tempo, preghiere, sacrifici, fatiche perché si salvino le anime.

Insomma la Madonna vuole trasmetterci il Suo zelo per la salvezza eterna delle anime, quello zelo che ha avuto Gesù Cristo che ha sacrificato Se Stesso per la salvezza eterna delle anime. Quello zelo che ha avuto Maria, che ha Maria, che sta dedicando tutta Se Stessa perché gli uomini si salvino, per strapparli dal potere del maligno, dalle catene dell’inferno e dalle fauci del drago.

Questa medesima pietà, misericordia, amore, dobbiamo avere anche noi verso gli altri, come ci sono di grandissimo esempio i due bambini di Fatima, Francesco e Giacinta, che offrivano alla loro piccola età preghiere e sacrifici per la Salvezza Eterna delle anime, per consolare Dio perché le anime vanno all’Inferno.

Insomma, la Salvezza Eterna dei fratelli dipende anche da noi e la Madonna ci dice “vi chiamo e vengo in mezzo a voi perché ho bisogno di voi. Ho bisogno di apostoli dal cuore puro. Prego, ma pregate anche voi, che lo Spirito Santo vi renda capaci e vi guidi, che vi illumini e vi riempia di amore e di umiltà. Pregate che vi riempia di grazia e di misericordia. Solo allora mi capirete, figli miei”, cioè“capirete il mio zelo, la mia sofferenza, il mio dolore per i figli che si perdono”.

“Solo allora capirete il mio dolore per coloro che non hanno conosciuto l’Amore di Dio”, ma dice nel medesimo tempo che “sono coloro a cui gli occhi sono donati, ma non vogliono vedere”. Però la Madonna dice: “Io desidero che tutti si salvino” ed è bello come dice che tutti si salvino: desidero che tutti i miei figli vedano mio Figlio”, Lo vedano oggi nella Fede e domani nella Vita Eterna.

La visione, l’abbraccio con Cristo: “voglio che ora tutti vedano mio Figlio nella Fede” e che domani Lo abbraccino, Lo contemplino nella Vita Eterna. “Io desidero che tutti i miei figli vivano il Suo Regno”, oggi nel cuore e domani nella Vita Eterna.

È proprio un messaggio straordinario. Ben intonato al mese che la Chiesa vive oggi, è il mese missionario di Ottobre e si svolge il Sinodo per la nuova Evangelizzazione. È l’Anno della Fede, “perché la Luce di Dio illumini quelli a cui gli occhi sono donati, ma non vogliono vedere”.

Conclusione: diamo una risposta! Già la Madonna ci ha detto: “dite si, si!” qualche mese fa. È su questo che ci implora ogni volta, ci implora di aiutarLa! Facciamo un proposito concreto, che ci guidi in tutto questo mese di Ottobre, perlomeno. Qualcosa di concreto da fare. Per esempio, il Rosario ogni giorno per la conversione dei peccatori, delle giaculatorie, dei piccoli fioretti, dei sacrifici.

C’è bisogno di testimonianze, certamente anche con la parola, ma soprattutto con la bontà. Con la bontà, con l’amore si conquistano i cuori. Coraggio, chi salva un’anima, salva anche la sua! Quello che ci portiamo in Cielo, come ha detto una volta Benedetto XVI, “è quello che avremo scritto nelle anime immortali”.

Io vorrei fare una osservazione. Io sono una persona che legge, ho letto tutta la vita, ma io non ho mai sentito pronunciare parole del genere da nessuna persona. Lasciamo da parte la Sacra Scrittura, ma parole del genere può pronunciarle solo la Madre di Dio, la Madre nostra. Veramente la Madonna parla da Madonna, questo è il motivo più grande di credibilità delle Apparizioni di Medjugorje.

 

Fonte: “Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito:www.medjugorjeliguria.it

La scuola di preghiera della Regina della pace e il Santo Rosario


Desidero che per voi il rosario diventi vita!
La migliore arma da impiegare contro Satana è il rosario.
Pregate! La corona del Rosario sia sempre nelle vostre mani, come segno per satana che appartenete a me.

Se volete, afferrate il Rosario; già solo il Rosario può fare i miracoli nel mondo e nella vostra vita.

Mai come adesso vi prego di stringere in mano il rosario. Stringetelo forte!

Figlioli, il Rosario mi è particolarmente caro. Per mezzo del rosario
apritemi il vostro cuore ed io posso aiutarvi.

Figlioli, la preghiera opera miracoli. Quando siete stanchi e malati e non sapete il senso della vostra vita, prendete il rosario e pregate; pregate finché la preghiera diventi un incontro gioioso con il vostro Salvatore.
Mi commuovono molto le vostre preghiere, specialmente il vostro rosario quotidiano.
Messaggio del 13 agosto 1981 (Messaggio straordinario)
«Pregate il Rosario ogni giorno. Pregate insieme». Dopo circa due ore la Madonna riappare: «Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Messaggio del 25 gennaio 1982 (Messaggio straordinario) Mi commuovono molto le vostre preghiere, specialmente il vostro rosario quotidiano.
Messaggio del 8 agosto 1982 (Messaggio straordinario) Meditate ogni giorno sulla vita di Gesu' e sulla mia vita pregando il
rosario.
Messaggio del 23 settembre 1983 (Messaggio dato al gruppo di preghiera) Vi invito a pregare il rosario di Gesù in questo modo. Nel primo mistero si contempla la nascita di Gesù e, come intenzione particolare, si prega per la pace. Nel secondo mistero si contempla Gesù che aiutava e dava tutto ai poveri e si prega per il Santo Padre e i vescovi. Nel terzo mistero si contempla Gesù che si affidava totalmente al Padre e faceva sempre la sua volontà e si prega per i sacerdoti e per tutti coloro che sono consacrati a Dio in modo particolare. Nel quarto mistero si contempla Gesù che sapeva di dover dare la sua vita per noi e lo ha fatto senza condizioni perché ci amava e si prega per le famiglie. Nel quinto mistero si contempla Gesù che ha fatto della sua vita un sacrificio per noi e si prega per essere capaci di offrire la vita per il prossimo. Nel sesto mistero si contempla la vittoria di Gesù sulla morte e su Satana attraverso la resurrezione e si prega perché i cuori possano essere purificati dal peccato così che Gesù possa risuscitare in essi. Nel settimo mistero si contempla l’ascensione di
Gesù al cielo e si prega perché la volontà di Dio trionfi e si compia in tutto. Nell’ottavo mistero si contempla Gesù che ha inviato lo Spirito Santo e si prega affinchè lo Spirito Santo discenda su tutto il mondo. Dopo aver espresso l’intenzione suggerita per ogni mistero, vi raccomando di aprire tutti insieme il cuore alla preghiera spontanea. Poi scegliete un canto adatto. Dopo il canto pregate cinque Pater, salvo al settimo mistero dove si pregano tre Pater e all’ottavo dove si pregano sette Gloria al Padre. Alla fine si esclama: “O Gesù, sii per noi forza e protezione”. Vi raccomando di non aggiungere e di non togliere nulla ai misteri del rosario. Che tutto rimanga come vi ho indicato!
Messaggio del 14 agosto 1984 Questa apparizione avvenne inaspettatamente, alla vigilia dell'Assunta. Ivan stava pregando in casa. Poi cominciò a prepararsi per venire in chiesa, alla liturgia serale. Improvvisamente gli apparve la Madonna e gli disse di trasmettere alla gente questo Messaggio: "Vorrei che la gente in questi giorni pregasse con me. E che preghi il più possibile! Che inoltre digiuni
il mercoledì e il venerdì; che ogni giorno reciti almeno il Rosario: i
misteri gaudiosi dolorosi e gloriosi". La Madonna ci ha chiesto di accogliere questo Messaggio con ferma volontà. Si è rivolta in particolare ai parrocchiani e ai fedeli dei paesi vicini.

Messaggio del 27 settembre 1984
Cari figli, mi avete aiutato con la vostra preghiera a realizzare i miei progetti. Continuate a pregare, affinché questi progetti si realizzino pienamente. Chiedo alle famiglie della parrocchia di recitare il Rosario in famiglia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
Messaggio del 8 ottobre 1984 (Messaggio straordinario) Figli cari! Tutte le preghiere che recitate alla sera in famiglia dedicatele alla conversione dei peccatori perché il mondo di oggi è immerso nel peccato. Pregate il rosario tutte le sere in famiglia!
Messaggio del 5 novembre 1984 (Messaggio dato al gruppo di preghiera) Come gruppo non avrete più la messa dove volete, ma solo in chiesa. Voi dovete veramente pregare durante la messa, dovete arrivare a vivere la messa! Dovete inoltre pregare in gruppo due volte alla settimana. Almeno una volta dovete essere tutti presenti. Al martedì pregate il rosario anche con preghiere spontanee e nel secondo incontro settimanale dialogate sulla fede
e sulla preghiera. Sarebbe bene che questo secondo incontro si facesse di sabato così che possiate più facilmente essere tutti presenti. Liberatevi dalla paura e parlate tutti sulla fede e sulla preghiera! Pregate come Gesù desidera! Se vi aprite e mi ubbidirete mettendo in pratica ciò che vi dico, il gruppo sarà mio ed io potrò donargli tutto!
Messaggio del 26 febbraio 1985 (Messaggio dato al gruppo di preghiera) Figli cari! D’ora in poi non pregherete più in modo spontaneo tra i misteri del rosario di Gesù. Molti in qualche modo si perdono perché non partecipano attivamente. Pregherete così: prima dei cinque Padre Nostro mediterete sul mistero che si contempla, sull’intenzione per cui si prega, e poi intonerete un canto. Figli miei, durante questa quaresima non è sufficiente che vi riuniate due volte alla settimana. Occorre che vi incontriate ancora una volta. Decidete voi in quale giorno della settimana avere questo terzo incontro. Il martedì pregherete il rosario di Gesù nel modo in cui vi ho detto. Il sabato pregherete spontaneamente e dialogherete tra di voi. Nel terzo incontro pregherete i misteri dolorosi del rosario. Cari figli, ho bisogno urgente delle vostre preghiere poiché oggi questa parrocchia mi ha causato una spada di dolore. Perciò è necessario che voi preghiate col cuore. Alcuni di voi pensano che sia meglio pregare silenziosamente ma, in  questo caso, mentre il cuore prega, il corpo smette di avere il suo sentire:
e allora si prega solo come lo spirito tollera. Molti di voi quando il cuore è inquieto pregano sempre silenziosamente, mentre quando sono nella pace pregano ad alta voce con grande amore. Perciò voglio che preghiate ad alta voce tutti, giacche alcuni di voi a stento pronunziano le parole. Pregate con amore perché questo è necessario sia a me che a voi. Figli cari, voglio darvi ancora un consiglio utile per la preghiera. Quando pregate ma vi sentite maldisposti o siete presi da pensieri e preoccupazioni, persistete
nella preghiera. Vi sono molti di voi che sono pigri nella preghiera e per i quali in un certo senso è indifferente ciò che io dico. Pregate e non permettete che Satana vi inganni. Egli sta in agguato e gli è sufficiente un  solo vostro momento di vuoto per ingannarvi. Perciò non concedetegli neppure un attimo! E se riesce ad ingannarvi, non permettetegli di trascinarvi via completamente.
Messaggio del 28 febbraio 1985 (Messaggio dato al gruppo di preghiera) Poiché siamo in quaresima e voi siete già introdotti nell’esame spirituale, è bene che esaminiate un po’ voi stessi e la vostra vita. Vi ho già detto che desidero che il sabato durante la quaresima preghiate i misteri dolorosi del rosario. Lo pregherete così come vi dirò io stasera. Pregate dapprima il Credo. Poi la giaculatoria “O Gesù mio, perdona le nostre colpe...”. Quindi annunziate il mistero e meditate in questo modo. Al primo mistero pregate per voi stessi, ciascuno per sè, e riflettete sulla vostra vita, cercando di cogliere ciò che deve essere cambiato in voi perché Gesù possa sudare meno a causa dei vostri peccati. Nel secondo mistero pregate per la persona a voi vicina con la quale pensate di vivere spiritualmente questo tempo quaresimale e meditate per trovare ciò che potete fare insieme perché Gesù venga meno flagellato a causa dei peccati che si commettono nel vostro ambiente. Al terzo mistero pregate per la vostra famiglia e riflettete su che cosa potete fare e cambiare nella vostra famiglia perché Gesù possa soffrire meno la dolorosa coronazione di spine causata dai peccati delle famiglie di oggi. Al quarto mistero pregate per la vostra parrocchia e meditate su ciò che potete fare come comunità parrocchiale per poter prendere un po’ delle sofferenze e della croce di Gesù e così partecipare con lui alla salvezza del mondo. Nel quinto mistero pregate per tutta l’umanità e meditate su ciò che potete fare affinchè nel mondo vi siano meno peccati e il segno della croce, sulla quale è morto Gesù, sia innalzato e riconosciuto da tutti come segno di salvezza.
Messaggio del 4 marzo 1985 (Messaggio dato al gruppo di preghiera) Scusate se interrompo il vostro rosario, ma non potete cominciare a pregare così. All’inizio della preghiera dovete sempre gettare via i vostri peccati. Il vostro cuore deve progredire esprimendo i peccati attraverso la preghiera spontanea. Poi fate un canto. Solo dopo potrete pregare il rosario col cuore. Se farete così, questo rosario non vi annoierà perché vi sembrerà che duri un solo minuto. Adesso, se volete evitare di essere distratti nella preghiera, liberate il vostro cuore da tutto ciò che vi pesa, tutto ciò che vi usa preoccupazione o sofferenza: attraverso tali pensieri, infatti, Satana cerca di sviarvi per non farvi pregare. Quando pregate lasciate tutto, lasciate tutte le preoccupazioni e i rimorsi dei peccati. Se vi lasciate prendere da questi pensieri, non riuscirete a pregare. Scrollateveli di dosso, metteteli fuori di voi prima della preghiera. E durante la preghiera non lasciate che ritornino in voi e vi siano di impedimento o di disturbo al raccoglimento interiore. Rimuovete dal vostro cuore pure i più piccoli motivi di disturbo, perché il vostro spirito può perdersi anche per una piccolissima cosa. Infatti, una cosa piccolissima si congiunge ad un’altra cosa piccolissima e queste due insieme formano qualcosa di più grande che può rovinare la vostra preghiera. State attenti, e fate in modo che nulla rovini la vostra preghiera e di conseguenza la vostra anima. Io, come vostra madre, voglio aiutarvi. Niente di più.
Messaggio del 14 marzo 1985 (Messaggio dato al gruppo di preghiera) Figli cari! Da oggi bisogna modificare il programma che avete seguito fino ad ora. Non potrete più pregare il rosario, nè il martedì nè il giovedì, e neanche dialogare al sabato. Vi avevo chiesto di pregare al martedì il rosario di Gesù, al giovedì i misteri dolorosi, e al sabato di scambiarvi le esperienze. Ma non lo avete compreso completamente. E allora, figli miei, è necessario che ritorniate indietro, ricominciando dalla prima classe della preghiera. Voi infatti non sapete ciò che è fondamentale nella vita di preghiera: pregare il Padre Nostro, pregare la preghiera del mattino e della sera, affidarsi a me. Dovete imparare prima questo per poter poi pregare bene il rosario. Stasera allora proverete a pregare un Padre Nostro radicale, e non un Padre nostro pregato superficialmente. Cercate stasera di avvicinarvi a quel Padre per il quale pregate, al quale dovete anelare ogni giorno e del quale la vostra anima deve aver sete. Non lasciate che vada perso questo tempo in cui imparate ad entrare nella preghiera. E non dimenticate: La preghiera non è completamente preghiera finchè il vostro cuore non sarà felice. Ora dunque meditiamo il Padre Nostro, frase per frase, e impariamo a pregarlo. “Padre nostro che sei nei cieli”: Dio è proprio il Padre vostro! Perché avete paura di lui? Tendetegli le vostre mani perché egli si è concesso a voi come Padre e vi ha dato tutto. Se i vostri padri terreni fanno tanto per voi, pensate quanto più fà il vostro Padre celeste! I vostri padri terreni vi amano, ma il vostro Padre celeste vi ama ancora di più. I vostri padri terreni possono anche adirarsi con voi, Dio no. Dio vi offre solo e sempre amore, misericordia e tenerezza. “Sia santificato il tuo nome”: se dunque il Padre celeste vi ha donato tutto, come potete non rispettarlo, come potete non amarlo? Lodate e benedite il suo santo nome! Testimoniate anche ai peccatori che egli è Padre, il Padre di tutti, e come tale va servito e glorificato. “Venga il tuo regno”: siate consapevoli che senza di lui non potete far nulla. Siate coscienti che se il suo regno non è presente in voi, siete deboli. I vostri “regni” passano, il suo no. Ristabilite il suo regno nel vostro cuore. “Sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra”: pregate Dio perché vi faccia  comprendere che i regni che voi vi costruite sono destinati a finire. Fate sprofondare questi vostri regni perché la volontà di Dio possa essere per voi l’unico vero regno. Impegnatevi a fare subito, da questo momento, ora, la volontà di Dio. Pregate perché i vostri cuori si aprano al Signore e possiate rispettarlo e ubbidirgli come lo fanno gli angeli. E pregate perché qui sulla terra tutto possa diventare santo come in Cielo. “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”: chiedete al Padre celeste specialmente il pane per la vostra anima. Chiedetegli che questo pane non vi manchi mai affinchè possa diventare cibo che nutre la vostra vita spirituale e che vi santifichi per la vita eterna. Il pane quotidiano vi aiuta a capire ciò che si deve fare ma sappiate che questo nutrimento non vi può essere dato se non pregate. “Rimetti a noi i
nostri debiti”: voi pregate che vi siano rimessi i vostri peccati nella
stessa misura in cui voi li rimettete ai vostri debitori, senza rendervi conto che se i vostri peccati fossero rimessi veramente così come voi li rimettete agli altri, sarebbe una ben misera cosa. Dio invece perdona sempre e subito quando voi glielo chiedete affinchè anche voi possiate perdonare a coloro ai quali finora non eravate capaci di farlo. Supplicatelo per questa grazia! “E non ci indurre in tentazione”: supplicate Dio affinchè non permetta che siate tentati con grandi prove. Riconoscete la vostra debolezza. Pregatelo che possiate superare ogni prova per non cadere in peccato. “Ma liberaci dal male” Pregate Dio che vi protegga da ogni forma di male. Supplicatelo perché vi faccia comprendere quanto di positivo c’è nelle prove che egli permette così che possiate trarne giovamento e compiere un ulteriore passo verso la vita eterna. “Amen”: Così sia, Signore! Tutto sia fatto come vuoi tu'!
Messaggio del 18 marzo 1985 (Messaggio straordinario) La corona del rosario non è un ornamento per la casa, come spesso ci si limita a considerarla. La corona è un aiuto a pregare!
Messaggio del 25 giugno 1985
4° anniversario delle apparizioni. Alla domanda di Marija Pavlovic: "Che cosa vuoi dire ai sacerdoti?", la Madonna ha risposto così:"Cari figli, vi esorto ad invitare tutti alla preghiera del Rosario. Col Rosario vincerete tutti gli ostacoli che satana in questo momento vuole procurare alla Chiesa cattolica. Voi tutti sacerdoti, recitate il Rosario, date spazio al Rosario.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata!".

Messaggio del 8 agosto 1985

Cari figli, oggi vi invito ad entrare in lotta contro satana per mezzo della preghiera, particolarmente in questo periodo (Novena dell'Assunta). Adesso satana vuole agire di più, dato che voi siete a conoscenza della sua attività. Cari figli, rivestitevi dell'armatura contro satana e vincetelo con il Rosario in mano. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
Messaggio del 1 settembre 1985 (Messaggio dato al gruppo di preghiera) Quando la sera state per andare a dormire, inginocchiatevi vicino al vostro letto davanti alla croce e pregate cinque misteri del rosario di Gesù. Poi mettetevi a letto e continuate a pregare gli altri misteri per rimanere in Dio. Lo spirito umano si perde anche durante la notte se non è in Dio. Perciò dovete terminare la giornata con Dio in modo che all’indomani vi sveglierete pronti per continuare a vivere in Dio.
Messaggio del 12 giugno 1986 Cari figli, oggi vi invito a cominciare a dire il Rosario con fede viva, così io potrò aiutarvi. Voi, cari figli, desiderate ricevere grazie, ma non pregate, io non vi posso aiutare dato che voi non desiderate muovervi. Cari figli, vi invito a pregare il Rosario; il Rosario sia per voi un impegno da eseguire con gioia, così comprenderete perché sono da così tanto tempo con voi: desidero insegnarvi a pregare. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
Messaggio del 4 agosto 1986 (Messaggio dato al gruppo di preghiera) Desidero che per voi il rosario diventi vita!
Messaggio del 25 febbraio 1988 Cari figli, anche oggi desidero invitarvi alla preghiera e all'abbandono totale a Dio. Sapete che vi amo e per amore vengo qua per mostrarvi la strada della pace e della salvezza delle vostre anime. Desidero che mi obbediate e non permettiate a satana di sedurvi. Cari figli, satana è forte, e per questo chiedo le vostre preghiere e che me le offriate per quelli che stanno sotto il suo influsso, perché si salvino. Testimoniate con la vostra vita e sacrificate le vostre vite per la salvezza del mondo. Io sono con voi e vi ringrazio. Poi nel cielo riceverete dal padre la ricompensa che vi ha promesso. Perciò, figlioli, non preoccupatevi. Se pregate, satana non può intralciarvi minimamente, perché voi siete figli di Dio e Lui tiene il suo sguardo su di voi. Pregate! La corona del Rosario sia sempre nelle vostre mani, come segno per satana che appartenete a me. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
Messaggio del 20 aprile 1989 (Messaggio straordinario) Figli cari! Sono felice per ogni vostra preghiera, ma desidero che apriate sempre di più, di giorno in giorno, il vostro cuore ed offriate con amore, a me e a Gesù, ogni vostra gioia ed ogni vostra sofferenza. Vi invito, cari figli, a rinnovare di cuore i miei messaggi e a cominciare a viverli davvero. Pregate per la realizzazione di un mio piano. In questo momento le vostre preghiere mi sono particolarmente necessarie: per questo a tutti voi riuniti qui chiedo che aumentiate le vostre preghiere e, specialmente, che prendiate in mano la corona del rosario. Cari figli, la preghiera è necessaria!
Messaggio del 2 febbraio 1990 (Messaggio straordinario) Figli cari! Sono con voi da nove anni e da nove anni vi ripeto che Dio Padre è l’unica via, la sola verità e la vera vita. Io desidero mostrarvi il cammino verso la vita eterna. Desidero essere il vostro legame per una fede profonda. Prendete il rosario e riunite i vostri figli, la vostra famiglia intorno a voi. Questo è il cammino per ottenere la salvezza. Date il buon esempio ai vostri figli. Date il buon esempio anche a coloro che non credono. Non conoscerete la felicità su questa terra e non andrete in cielo se i vostri cuori non sono puri ed umili e se non seguite la legge di Dio. Vengo a chiedere il vostro aiuto: unitevi a me per pregare per quelli che non credono. Mi aiutate molto poco. Avete poca carità, poco amore verso il prossimo. Dio vi dato l’amore, vi ha mostrato come perdonare e amare gli altri. Perciò riconciliatevi e purificate la vostra anima. Prendete il rosario e pregatelo. Accettate con pazienza tutte le vostre sofferenze ricordando che Gesù ha sofferto con pazienza per voi. Lasciatemi essere vostra madre, il vostro legame con Dio e con la vita eterna. Non imponete la vostra fede a coloro che non credono. Mostratela loro con l’esempio e pregate per loro. Figli miei, pregate!
Messaggio del 1 agosto 1990 (Messaggio straordinario) Cari giovani! Tutto quello che il mondo di oggi vi offre è illusione, passa. Proprio per questo potete comprendere che Satana vuole, con la sua presenza, distruggere voi e le vostre famiglie. Cari figli, questo è il tempo delle grandi grazie. Desidero che rinnoviate i miei messaggi e che li viviate col cuore. Siate portatori della mia pace e pregate per la pace nel mondo. Vi chiedo di pregare innanzitutto per la pace nei vostri cuori e nelle vostre famiglie e poi per la pace nel mondo. Cari giovani, Satana è forte e farà di tutto per disturbarvi ostacolandovi in tutte le vostre iniziative. Aumentate quindi le vostre preghiere perché ne avete particolarmente bisogno in questi ultimi tempi. La migliore arma da impiegare contro Satana è il rosario.
Messaggio del 25 gennaio 1991 Cari figli, oggi come mai prima vi invito alla preghiera. Che la vostra preghiera sia preghiera per la pace. Satana é forte e desidera distruggere non solo la vita umana ma anche la natura e il pianeta su cui vivete. Perciò, cari figli, pregate per poter essere protetti attraverso la preghiera con la benedizione della pace di Dio. Dio mi ha mandato tra voi per aiutarvi. Se volete, afferrate il Rosario; già solo il Rosario può fare i miracoli nel mondo e nella vostra vita. Io vi benedico e rimango con voi finché Dio lo vuole. Grazie perché non tradirete la mia presenza qui. Grazie perché la vostra risposta serve al bene e alla pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!
Messaggio del 18 marzo 1992 (Messaggio straordinario dato a Mirjana) Figli cari! Mai come adesso ho avuto bisogno delle vostre preghiere. Mai come adesso vi prego di stringere in mano il rosario. Stringetelo forte! Io prego moltissimo il Padre per voi. Vi ringrazio perché siete venuti così numerosi e avete risposto alla mia chiamata.
Messaggio del 14 agosto 1992 (Messaggio straordinario) Figli cari! Vi invito a rinnovare la preghiera del rosario nelle vostre famiglie. Pregatelo più spesso e offritelo per la pace.
Messaggio del 9 settembre 1995 (Messaggio straordinario) Cari figli! Vi invito a pregare, nella vostra famiglia o nella vostra
comunità, i misteri gloriosi del rosario davanti alla croce secondo le mie intenzioni.

Messaggio del 25 agosto 1997
Cari figli, Dio mi concede questo tempo quale dono per voi, affinché possa istruirvi e condurvi sulla strada della salvezza. Ora, cari figli, non comprendete questa grazia, ma presto verrà il momento in cui rimpiangerete tali messaggi. Per questo, figlioli, vivete tutte le parole che vi ho donato in questo periodo di grazia e rinnovate la preghiera, fino a quando questa non diventerà gioia per voi. Invito in modo particolare quanti si sono consacrati al mio cuore Immacolato ad essere di esempio per gli altri. Invito tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose a recitare il Rosario e ad insegnare agli altri a pregare. Figlioli, il Rosario mi è particolarmente caro. Per mezzo del rosario apritemi il vostro cuore ed io posso aiutarvi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
Messaggio del 25 aprile 2001 Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera. Figlioli, la preghiera
opera miracoli. Quando siete stanchi e malati e non sapete il senso della vostra vita, prendete il rosario e pregate; pregate finché la preghiera diventi un incontro gioioso con il vostro Salvatore. Sono con voi e intercedo e prego per voi, figlioli. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.


Fonte: IdM – (Emanuela)