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Richiesta di preghiere

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Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

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lunedì 31 dicembre 2012

Apparizione giornaliera a Ivan del 29/12/2012

 

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La Cappella di Ivan a Medjugorje: Ivan si prepara all’apparizione

 

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Ivan durante l’apparizione

 

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Ivan racconta l'apparizione:

“La Madonna ha invitato a pregare per i suoi amati vescovi e i suoi amati sacerdoti perché seguano la via del Vangelo e non quella del mondo”

Fonte: Facebook Radio Maria

 

sabato 29 dicembre 2012

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro al Messaggio straordinario a Ivan del 28/12/2012

La Madonna ieri sera, 28 dicembre 2012, in un messaggio a Medjgorje ha invitato tutti a mettere Gesù al primo posto:

«Cari figli, anche oggi desidero invitarvi alla gioia, vi invito di nuovo alla gioia. Nello stesso tempo, vi invito alla responsabilità. Cari figli, accogliete responsabilmente i miei messaggi e vivete i miei messaggi, perché, vivendo i miei messaggi, desidero condurvi a mio Figlio. In tutti questi anni in cui sono insieme a voi, il mio dito è rivolto verso mio Figlio, verso Gesù, perché desidero condurvi tutti a Lui. Perciò, anche nei prossimi giorni, la vostra domanda sia -io vi pongo questa domanda-: “Che cosa posso fare perché il mio cuore sia più vicino a Gesù?”. Che questa domanda vi guidi. Dite a voi stessi: “Che cosa devo lasciare? Che cosa devo rifiutare, perché il mio cuore sia più vicino a Gesù?”. Pregate, cari figli! Io pregherò per tutti voi, affinché la vostra risposta nei vostri cuori sia: “Sì, desidero essere più vicino a Gesù!”. Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata e avete detto sì».

Sono diversi i punti che suscitano davvero una profonda riflessione e vi invito a fermarvi un po’ a guardarvi dentro per capire cosa bisogna eliminare. Questa frase della Madonna è molto importante, è l’incrocio per seguire Lei oppure ingannarsi, pur frequentando spesso Medjugorje:
“Accogliete responsabilmente i miei messaggi e vivete i miei messaggi”.

Questo ci indica che non basta andare a Medjugorje, è indispensabile meditare i messaggi della Vergine e viverli, quantomeno bisogna sforzarsi ogni giorno di fare qualcosa in più rispetto al giorno prima. Molti vanno a Medjugorje ma non migliorano mai nella vita spirituale. Non si deve andare a Medjugorje come in una gita mondana, per vedere da turisti dove appare la Madonna senza impegnarsi nel proposito di cambiare vita.

Non serve a nulla andare a Medjugorje come turisti, rimane solo il piacere emotivo della gita e poi svanisce. Chi vive i messaggi invece si santifica.

La Madonna dice che non solamente occorre accogliere i suoi messaggi, ma bisogna farlo responsabilmente, con una partecipazione personale forte e convinta. E poi porsi le domande che ha indicato per fare una verifica possibilmente giornaliera, paragonabile all’esame di coscienza. Se non si rientra in sé non si incontrerà mai la propria spiritualità e la persona si considererà sempre perfetta. Poniamoci queste domande e chiediamo sempre a Gesù di aiutarci a metterle in pratica:

“Che cosa devo lasciare? Che cosa devo rifiutare, perché il mio cuore sia più vicino a Gesù?”.

Fonte: MEDITAZIONI DI PADRE GIULIO MARIA SCOZZARO SUL VANGELO DEL GIORNO (anno 2012)

Commento al messaggio del 25 dicembre di Padre Livio di Radio Maria

La Madonna è venuta con Gesù bambino tra le braccia e non ha dato messaggio,  ma Gesù bambino ha iniziato a parlare  e ha detto:

"Io sono la vostra pace, vivete i miei comandamenti."

La Madonna e Gesù bambino, insieme, ci hanno benedetto con il segno della croce.

 

Apparizione annuale al veggente Jakov Colo

Nell'ultima Apparizione quotidiana del 12 Settembre 1998 la Madonna ha detto a Jakov Colo che avrebbe avuto l'Apparizione una volta all'anno, il 25 Dicembre, a Natale. Così è avvenuto anche quest'anno. La Madonna è venuta con il Bambino Gesù tra le braccia. L'Apparizione è iniziata alle 14 e 15 ed è durata 10 minuti. La Madonna ha dato il seguente messaggio:

”Cari figli, donatemi la vostra vita e abbandonatevi completamente a me perché io possa aiutarvi a comprendere il mio amore materno e l'amore del mio Figlio verso di voi.  Figli miei, io vi amo immensamente ed oggi, in modo particolare nel giorno della nascita del mio Figlio, desidero accogliere ciascuno di voi nel mio Cuore e donare le vostre vite al mio Figlio. Figli miei,  Gesù vi ama e vi dona la grazia di vivere nella Sua misericordia, ma molti  dei vostri cuori sono presi dal peccato e vivete nelle tenebre. Perciò, figli miei, non aspettate, dite no al peccato e offrite i vostri cuori al mio Figlio, perché soltanto così potrete vivere la misericordia di Dio ed incamminarvi sulla via della salvezza con Gesù nei vostri cuori.”


Commento al messaggio del 25 dicembre di Padre Livio di Radio Maria

Questo messaggio della Madonna a Marja è un po’ particolare, la novità consiste nel fatto che la Madonna non ha dato il messaggio, ma ha parlato il bambino Gesù in braccio. Con grande autorità il bambino ha dato il messaggio dicendo: “Io sono la pace, vivete i miei comandamenti”.

Si tratta dunque di un fatto nuovo, particolarissimo. Dobbiamo dire intanto che la Madonna è apparsa fin dal primo giorno il 24 giugno 1981 col Bambino in braccio.

Lo scopo della Madonna è quello di portarci Gesù e di farceLo scoprire.

Poi in tutti i Natali la Madonna è apparsa col Bambino in braccio, in un’occasione nei primi tempi quando i veggenti erano perseguitati e si erano lamentati, è apparsa con vicino Gesù nella figura dell’Ecce homo, cioè coronato di spine, flagellato, sofferente, grondante di sangue, e la Madonna ha detto: ”Ecco Gesù, ha sofferto tanto per voi, anche voi soffrite un po’ per Lui.

Ma Gesù non ha mai parlato in 31 anni di apparizioni, ha sempre parlato la Madre. Quindi il fatto che il Bambino abbia parlato è un fatto assolutamente nuovo, ancora tutto da comprendere, ha detto Marja, molto scioccata da questo evento.

Il mio giudizio, personalissimo, è che si tratti di un fatto nuovo, ma altamente significativo e a mio parere il messaggio è straordinario, ma tuttavia non è un fatto nuovo nelle altre apparizioni; Gesù ha parlato a Lucia di Fatima nel 1925, in monastero, e anche nell’apparizione a Rue du Bac a Parigi.

Ho chiesto a Marja se la voce fosse di bambino o di uomo adulto e Marja ha risposto che la voce era di bambino, ma estremamente autorevole. Gesù ha sintetizzato in queste sue due affermazioni tutta la fede e la morale cristiana.

Infatti Gesù dicendo: “Io sono” indica se stesso come Dio, cioè si appropria del nome divino. Quando Mosè si trovava davanti al roveto ardente dovendo dire a nome di chi veniva, il Signore disse: ”Io sono è colui che mi manda”. “Io sono” è il nome divino, l’essere per eccellenza, l’assoluto, l’essere che non è causato da nessuno e che è la causa di tutto, quel nome che è al di sopra di ogni altro nome.

Questo nome Gesù l’ha attribuito a se stesso più volte nel Vangelo: “Prima che Abramo fosse, Io sono” o nel Getsemani, circondato dai soldati, Gesù domanda: ”Chi cercate?”-“Gesù di Nazareth” e risponde: ”Io sono”. Rispondendo così, i soldati stramazzano a terra atterriti. Gesù, indicando se stesso come Dio, indica il cuore del Cristianesimo che è credere che Gesù è Dio.

Vivete i miei comandamenti”, che sono quelli che Dio ha dato a Mosè e che Gesù ha riproposto nella loro purezza originaria e che ha perfezionato con il comandamento dell’amore. Gesù inoltre non ha detto “osservate”, ma “vivete” i miei comandamenti, è qualcosa di più profondo.

In “Io sono” c’è tutta la fede cristiana, in “vivete i miei comandamenti” c’è tutta la morale cristiana coronata dall’amore che è sopra tutti.

Vivere i comandamenti significa convertirsi, metter in pratica la parola di Dio, passare dalle parole ai fatti, da un Cristianesimo devozionale a un cristianesimo vivo, fatto di santità di vita, pensieri, sentimenti, cioè vivere in grazia di Dio. La Madonna diceva in un messaggio che i comandamenti sono “indicatori di strada sulla via della salvezza” e fonte di pace.

Il dono più importante di Medjugorje è la pace, frutto della conversione, si ottiene attraverso quella decisione radicale di vita con cui, aderendo a Cristo, si mette in pratica nella propria vita la sua Parola.

La Madre ci ha condotto al Figlio e il Figlio ci ha detto che se vogliamo la pace, la pace nel cuore, la pace nelle famiglie, la pace nel mondo, dobbiamo accoglierLo.

La Madonna e Gesù Bambino insieme ci hanno benedetto con il segno della croce.

È un lungo e accorato messaggio quello che la Madonna ha dato a Jakov. La Madonna guarda e vede anche quello che noi non vediamo neanche in noi stessi, ciò che trafigge il suo Cuore e quello di suo Figlio: “Tanti dei vostri cuori sono stati assorbiti (presi) dal peccato e vivete nel buio. Perciò, figli miei, dite no al peccato e donate il vostro cuore a mio Figlio.

La Madonna ha messo il dito sulla piaga, la vita di peccato in cui molti vivono, l’abisso dell’inferno, dal quale vuole salvarci, la via larga della seduzione, della vita libertina, della schiavitù delle passioni, delle seduzioni di satana, il quale ci distrugge con quello che ci offre, e quelli che la percorrono non si accorgono di percorrere, perché sono nel buio, accecati, assorbiti dal peccato.

La Madonna non cede e invita a liberarsi dalle catene che ci tengono schiavi del demonio e dice “Coraggio, non aspettate, prendete una decisione: rinunciate al peccato!” Se sono sulla via della perdizione, mi fermo, faccio una curva a “u” e prendo la via della salvezza, decido di cambiare strada, dalla via della rovina mi incammino sulla via della salvezza. Allora sperimentiamo la Misericordia di Gesù e con Maria rinasciamo alla vita di Grazia, torniamo membra vive del corpo mistico.

Quando la Madonna ci dice che ci ama immensamente, quando dice che Gesù ci ama, non lo dice solo per i Santi, ma anche per i più grandi peccatori; non c’è peccato che sia più grande della divina Misericordia. Dio vuole tutti salvi.

Allora “non aspettate”, mai rimandare la conversione. Se rimandi a domani il diavolo ha tutto il tempo a disposizione per disarmarti, fiaccarti, rimandare all’ennesima volta. Solo nel cuore di chi dice no al peccato può nascere Suo Figlio. Quindi non aspettiamo, se questo non è avvenuto, dobbiamo farlo, siamo ancora in tempo, facciamo nostro l’appello di Maria.

Decidersi per la conversione significa sudare sangue, perché siamo incatenati, non abbiamo la forza di farlo, però possiamo sempre invocare la Grazia e con la Grazia deciderci per la vita nuova.

 

Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito: www.medjugorjeliguria.it

Apparizione a Ivan, venerdì 28 Dicembre 2012, sul Podbrdo, alle ore 22:00

 

Apparizione avuta da Ivan, venerdì 28 Dicembre 2012, sul Podbrdo, alle ore 22:00. Ecco le parole di Ivan:

«Desidero descrivere brevemente l'incontro di stasera con la Madonna con queste parole che io ho, perché descrivere l'incontro con la Madonna è molto difficile, poiché ogni parola è povera per poter descrivere a parole la bellezza di questo incontro e, in particolare, è veramente molto difficile descrivere l'amore della Madre.

Perciò desidero dirvelo con queste parole che io ho, nel modo più breve e più semplice.

Anche stasera la Madonna è venuta a noi molto gioiosa e felice. All'inizio ci ha salutato tutti col suo consueto materno saluto:

"Sia lodato Gesù, cari figli miei!".

Poi la Madonna ha pregato qui su tutti noi per un tempo prolungato con le mani distese e ha pregato in particolare su voi malati presenti.

Poi la Madonna ha detto:

"Cari figli, anche oggi desidero invitarvi alla gioia, vi invito di nuovo alla gioia. Nello stesso tempo, vi invito alla responsabilità. Cari figli, accogliete responsabilmente i miei messaggi e vivete i miei messaggi, perché, vivendo i miei messaggi, desidero condurvi a mio Figlio. In tutti questi anni in cui sono insieme a voi, il mio dito è rivolto verso mio Figlio, verso Gesù, perché desidero condurvi tutti a Lui. Perciò, anche nei prossimi giorni, ponetevi questa domanda: "Che cosa posso fare perché il mio cuore sia più vicino a Gesù?". Che questa domanda vi guidi. Dite a voi stessi: "Che cosa devo lasciare? Che cosa devo rifiutare, perché il mio cuore sia più vicino a Gesù?". Pregate, cari figli! Io pregherò per tutti voi, affinché la vostra risposta nei vostri cuori sia: "Sì, desidero essere più vicino a Gesù!". Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata e avete detto sì".

Poi io ho raccomandato tutti voi, tutti i vostri bisogni, le vostre intenzioni, le vostre famiglie e, in particolare, gli ammalati.

Poi la Madonna ha continuato a pregare per un tempo in particolare per i sacerdoti e per le vocazioni nella Chiesa.

Poi la Madonna se n'è andata in preghiera, se n'è andata nel segno della luce e della croce, col saluto:

"Andate in pace, cari figli miei!". Grazie!»

 

Fonte: Vittorio e Facebook Radio Maria

venerdì 28 dicembre 2012

Apparizione straordinaria a Ivan sul Podbrdo questa sera alle ore 22:00

 

Carissimi,
Krizan ci ha comunicato che domani, Venerdì 28 Dicembre 2012, Ivan avrà una apparizione sul Podbrdo alle ore 22:00.

Fonte: IdM (apostolo21@virgilio.it)

giovedì 27 dicembre 2012

Breve commento di Padre Livio al Messaggio annuale a Jakov del 25 dicembre 2012

 

Cari amici, la Regina della pace, nel messaggio annuale dato a Jakov, ci manifesta il suo immenso amore di Madre, invitandoci al dono totale delle nostre vite, in modo tale che Lei possa accoglierci nel suo grembo materno e fare di noi delle membra vive del Corpo mistico di suo Figlio.

Purtroppo tanti nostri cuori sono assorbiti nel peccato e vivono nelle tenebre.

Questa è la piaga sulla quale la Madre mette il dito in tutti i messaggi degli ultimi tempi.

Dire no al peccato è la decisione necessaria senza la quale è impossibile salvarsi.

E' questa decisione che va presa perché possiamo vivere la divina misericordia e avere Gesù nei nostri cuori. "Non aspettate, dite no al peccato e donate i cuori a mio Figlio".

Padre Livio

Breve commento di Padre Livio al Messaggio del 25 dicembre 2012

 

Cari amici,
Gesù ha parlato per la prima volta dopo 31 anni di apparizioni.

Lo ha fatto con autorità e con solennità divine, dicendo: "Io sono la pace. Vivete i miei comandamenti".

E' un fatto nuovo, di grande importanza e una svolta nello svolgimento delle apparizioni.

E' l'estremo appello del cielo a convertici perchè il mondo possa avere la PACE.

Accogliamo l'appello di Gesù Bambino rinnovando la nostra fede e la nostra vita"

Siano lodati Gesù e Maria.

Buona giornata .

Padre Livio

martedì 25 dicembre 2012

Messaggio annuale a Jakov Colo del 25 dicembre 2012

L'apparizione annuale a JakovJakov Colo ha avuto apparizioni quotidiane dal 25 giugno 1981 al 12 settembre 1998.

Quel giorno, la Vergine gli disse:
"Caro figlio! Io sono tua Madre e ti ...amo incondizionatamente. Da oggi non ti apparirò più ogni giorno, ma soltanto il giorno di Natale, il giorno di nascita di mio Figlio. Non essere triste perché io sarò sempre con te come madre e come ogni vera madre non ti abbandonerò mai. Tu continua a seguire la via di mio Figlio, via di pace e di amore e cerca di perseverare nella missione che ti ho affidato. Sii esempio di un uomo che ha conosciuto Dio e l'amore di Dio. Gli uomini vedano sempre in te esempio di come Dio opera negli uomini e di come opera attraverso di loro. Io ti benedico con la mia benedizione materna e ti ringrazio di aver risposto alla mia chiamata. "

Affidandole il decimo segreto, la Vergine gli disse che per tutta la sua vita avrebbe avuto un'apparizione all'anno:
il giorno di Natale, 25 dicembre.

Così è avvenuto anche quest'anno. La Madonna e venuta con il Bambino Gesù tra le braccia. L'apparizione è iniziata alle 14 e 15 ed è durata 10 minuti.
Dopo di che Jakov ha trasmesso il messaggio:


„Cari figli! Donatemi la vostra vita e abbandonatevi completamente a me perché io possa aiutarvi a comprendere il mio amore materno e l'amore del mio Figlio verso di voi.  Figli miei, io vi amo immensamente ed oggi, in modo particolare nel giorno della nascita del mio Figlio, desidero accogliere ciascuno di voi nel mio cuore e donare le vostre vite al mio Figlio. Figli miei,  Gesù vi ama e vi dona la grazia di vivere nella Sua misericordia, ma molti  dei vostri cuori sono presi dal peccato e vivete nelle tenebre. Perciò, figli miei, non aspettate, dite no al peccato e offrite i vostri cuori al mio Figlio perché soltanto così potrete vivere la misericordia di Dio ed incamminarvi sulla via della salvezza con Gesù nei vostri cuori.“

Video Marija Pavlovic comunica Il Messaggio del 25 Dicembre a RADIO MARIA

 


 
Fonte: Radio Maria Facebook

Messaggio a Marija del 25 dicembre 2012

La Madonna è venuta con Gesù bambino tra le braccia e non ha dato messaggio,  ma Gesù bambino ha iniziato a parlare  e ha detto: “Io sono la vostra pace, vivete i miei comandamenti”. La Madonna e Gesù bambino, insieme, ci hanno benedetto con il segno della croce.

Buon Natale!

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Più di 2000 anni fa una madre attendeva la nascita del figlio che avrebbe salvato l'umanità. Un'attesa piena di speranza e di fede per il mondo intero!

Oggi la stessa Madre ci invita ad aprire i nostri cuori ad accogliere Suo figlio, il Verbo fatto Carne, per fortificarci nella speranza e nella fede.

Se il Figlio di Dio è nato nel mondo per salvarci, offrendo la propria vita, oggi desideriamo accogliere la salvezza amando il suo primo gesto d'amore: la Nascita!

Vieni Signore Gesù! Vieni Salvatore del mondo!

Mamma Celeste, aiutaci a preparare i nostri cuori per accogliere degnamente Gesù Bambino!

Vieni Signore Gesù, nostro Salvatore!

Fonte: IdM

lunedì 24 dicembre 2012

Continuate a pregare per i vostri nemici

Messaggio del 28 giugno 1984
(Messaggio dato al gruppo di preghiera)

Continuate a pregare per i vostri nemici. Che nei vostri cuori non vi sia traccia di amarezza, di rabbia o di condanna. Pregate e digiunate per i nemici. Pregate anche per tutti coloro che hanno una fede tiepida. Non disprezzateli e non adiratevi con loro. Cercate, se possibile, di andare ogni sera a messa.


Dal Vangelo secondo Matteo 5, 43-47

[43]Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico;[44]ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,[45]perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. [46]Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? [47]E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?

24 Dicembre 2012 - Vigilia del Santo Natale

 

Ecco è giunta la pienezza dei tempi:
Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo.
(cf. Gal 4,4)

domenica 23 dicembre 2012

La nascita miracolosa di Cristo

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Voi conoscete, senza dubbio, la rivelazione che santa Brigida ebbe sulla nascita di questo divino Salvatore (Rivelazioni, libro VII, c.21). Lei disse che la Madonna stando completamente assorta, lo vide d'un tratto sdraiato per terra, tutto nudo, e d'improvviso lei lo prese e gli mise le sue fasce e bende.

San Francesco di Sales
Sermone per la vigilia dell'Epifania, 5 gennaio 1618

venerdì 21 dicembre 2012

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

 

PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI DELLA CURIA ROMANA

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Sala Clementina
Venerdì
, 21 dicembre 2012

[Video]

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
cari fratelli e sorelle!

Con grande gioia vi incontro oggi, cari Membri del Collegio Cardinalizio, Rappresentanti della Curia Romana e del Governatorato, per questo tradizionale momento prima del Santo Natale. Rivolgo a ciascuno un cordiale saluto, iniziando dal Cardinale Angelo Sodano, che ringrazio per le belle parole e per i fervidi auguri che mi ha indirizzato anche a nome vostro. Il Cardinale Decano ci ha ricordato un’espressione che ritorna spesso in questi giorni nella liturgia latina: Prope est iam Dominus, venite, adoremus! Il Signore è ormai vicino, venite adoriamolo! Anche noi, come un’unica famiglia ci disponiamo ad adorare, nella grotta di Betlemme, quel Bambino che è Dio stesso fattosi così vicino da diventare uomo come noi. Ricambio volentieri gli auguri e ringrazio di cuore tutti, compresi i Rappresentanti Pontifici sparsi per il mondo, per la generosa e qualificata collaborazione che ognuno di voi presta al mio Ministero.

Ci troviamo alla fine di un anno che nuovamente, nella Chiesa e nel mondo, è stato caratterizzato da molteplici situazioni travagliate, da grandi questioni e sfide, ma anche da segni di speranza. Menziono soltanto alcuni momenti salienti nell’ambito della vita della Chiesa e del mio ministero petrino. Ci sono stati - come menzionato dal Cardinale Decano - anzitutto i viaggi in Messico e a Cuba – incontri indimenticabili con la forza della fede, profondamente radicata nei cuori degli uomini, e con la gioia per la vita che scaturisce dalla fede. Ricordo che, dopo l’arrivo in Messico, ai bordi della lunga strada da percorrere, c’erano interminabili schiere di persone che salutavano, sventolando fazzoletti e bandiere. Ricordo che durante il tragitto verso Guanajuato, pittoresca capitale dello Stato omonimo, c’erano giovani devotamente inginocchiati ai margini della strada per ricevere la benedizione del Successore di Pietro; ricordo come la grande liturgia nelle vicinanze della statua di Cristo Re sia diventata un atto che ha reso presente la regalità di Cristo – la sua pace, la sua giustizia, la sua verità. Tutto ciò sullo sfondo dei problemi di un Paese che soffre per molteplici forme di violenza e per le difficoltà di dipendenze economiche. Sono problemi che, certo, non possono essere risolti semplicemente mediante la religiosità, ma lo possono ancor meno senza quella purificazione interiore dei cuori che proviene dalla forza della fede, dall’incontro con Gesù Cristo. E c’è stata poi l’esperienza di Cuba – anche qui le grandi liturgie, nei cui canti, preghiere e silenzi si è resa percepibile la presenza di Colui al quale, per molto tempo, si era voluto rifiutare un posto nel Paese. La ricerca, in quel Paese, di una giusta impostazione del rapporto tra vincoli e libertà, sicuramente non può riuscire senza un riferimento a quei criteri di fondo che si sono manifestati all’umanità nell’incontro con il Dio di Gesù Cristo.

Quali ulteriori tappe dell’anno che volge al termine, vorrei menzionare la grande Festa della Famiglia a Milano, come anche la visita in Libano con la consegna dell’Esortazione Apostolica Postsinodale, che ora dovrà costituire, nella vita delle Chiese e della società in Medio Oriente, un orientamento sulle difficili vie dell’unità e della pace. L’ultimo avvenimento importante di questo anno che sta tramontando è stato il Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione che è stato contemporaneamente un inizio comunitario dell’Anno della Fede, con cui commemoriamo l’inaugurazione del Concilio Vaticano II, cinquant’anni orsono, per comprenderlo e assimilarlo nuovamente nella mutata situazione.

Con tutte queste occasioni si sono toccati temi fondamentali del nostro momento storico: la famiglia (Milano), il servizio alla pace nel mondo e il dialogo interreligioso (Libano), come anche l’annuncio del messaggio di Gesù Cristo nel nostro tempo a coloro che ancora non l’hanno incontrato e ai tanti che lo conoscono soltanto dall’esterno e, proprio per questo, non lo ri-conoscono. Tra queste grandi tematiche vorrei riflettere un po’ più dettagliatamente soprattutto sul tema della famiglia e sulla natura del dialogo, per aggiungere poi ancora una breve annotazione sul tema della Nuova Evangelizzazione.

La grande gioia con cui a Milano si sono incontrate famiglie provenienti da tutto il mondo ha mostrato che, nonostante tutte le impressioni contrarie, la famiglia è forte e viva anche oggi. È incontestabile, però, anche la crisi che – particolarmente nel mondo occidentale – la minaccia fino nelle basi. Mi ha colpito che nel Sinodo si sia ripetutamente sottolineata l’importanza della famiglia per la trasmissione della fede come luogo autentico in cui si trasmettono le forme fondamentali dell’essere persona umana. Le si impara vivendole e anche soffrendole insieme. Così si è reso evidente che nella questione della famiglia non si tratta soltanto di una determinata forma sociale, ma della questione dell’uomo stesso – della questione di che cosa sia l’uomo e di che cosa occorra fare per essere uomini in modo giusto. Le sfide in questo contesto sono complesse. C’è anzitutto la questione della capacità dell’uomo di legarsi oppure della sua mancanza di legami. Può l’uomo legarsi per tutta una vita? Corrisponde alla sua natura? Non è forse in contrasto con la sua libertà e con l’ampiezza della sua autorealizzazione? L’uomo diventa se stesso rimanendo autonomo e entrando in contatto con l’altro solo mediante relazioni che può interrompere in ogni momento? Un legame per tutta la vita è in contrasto con la libertà? Il legame merita anche che se ne soffra? Il rifiuto del legame umano, che si diffonde sempre più a causa di un’errata comprensione della libertà e dell’autorealizzazione, come anche a motivo della fuga davanti alla paziente sopportazione della sofferenza, significa che l’uomo rimane chiuso in se stesso e, in ultima analisi, conserva il proprio “io” per se stesso, non lo supera veramente. Ma solo nel dono di sé l’uomo raggiunge se stesso, e solo aprendosi all’altro, agli altri, ai figli, alla famiglia, solo lasciandosi plasmare nella sofferenza, egli scopre l’ampiezza dell’essere persona umana. Con il rifiuto di questo legame scompaiono anche le figure fondamentali dell’esistenza umana: il padre, la madre, il figlio; cadono dimensioni essenziali dell’esperienza dell’essere persona umana.

Il Gran Rabbino di Francia, Gilles Bernheim, in un trattato accuratamente documentato e profondamente toccante, ha mostrato che l’attentato, al quale oggi ci troviamo esposti, all’autentica forma della famiglia, costituita da padre, madre e figlio, giunge ad una dimensione ancora più profonda. Se finora avevamo visto come causa della crisi della famiglia un fraintendimento dell’essenza della libertà umana, ora diventa chiaro che qui è in gioco la visione dell’essere stesso, di ciò che in realtà significa l’essere uomini. Egli cita l’affermazione, diventata famosa, di Simone de Beauvoir: “Donna non si nasce, lo si diventa” (“On ne naît pas femme, on le devient”). In queste parole è dato il fondamento di ciò che oggi, sotto il lemma “gender”, viene presentato come nuova filosofia della sessualità. Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata. Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27). No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina, ma finora è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo. Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. Egli è ormai solo spirito e volontà. La manipolazione della natura, che oggi deploriamo per quanto riguarda l’ambiente, diventa qui la scelta di fondo dell’uomo nei confronti di se stesso. Esiste ormai solo l’uomo in astratto, che poi sceglie per sé autonomamente qualcosa come sua natura. Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda. Se, però, non esiste la dualità di maschio e femmina come dato della creazione, allora non esiste neppure più la famiglia come realtà prestabilita dalla creazione. Ma in tal caso anche la prole ha perso il luogo che finora le spettava e la particolare dignità che le è propria. Bernheim mostra come essa, da soggetto giuridico a sé stante, diventi ora necessariamente un oggetto, a cui si ha diritto e che, come oggetto di un diritto, ci si può procurare. Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere. Nella lotta per la famiglia è in gioco l’uomo stesso. E si rende evidente che là dove Dio viene negato, si dissolve anche la dignità dell’uomo. Chi difende Dio, difende l’uomo.

Con ciò vorrei giungere al secondo grande tema che, da Assisi fino al Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione, ha pervaso tutto l’anno che volge al termine: la questione cioè del dialogo e dell’annuncio. Parliamo anzitutto del dialogo. Vedo per la Chiesa nel nostro tempo soprattutto tre campi di dialogo nei quali essa deve essere presente, nella lotta per l’uomo e per che cosa significhi essere persona umana: il dialogo con gli Stati, il dialogo con la società – in esso incluso il dialogo con le culture e con la scienza – e, infine, il dialogo con le religioni. In tutti questi dialoghi, la Chiesa parla a partire da quella luce che le offre la fede. Essa, però, incarna al tempo stesso la memoria dell’umanità che, fin dagli inizi e attraverso i tempi, è memoria delle esperienze e delle sofferenze dell’umanità, in cui la Chiesa ha imparato ciò che significa essere uomini, sperimentandone il limite e la grandezza, le possibilità e le limitazioni. La cultura dell’umano, di cui essa si fa garante, è nata e si è sviluppata dall’incontro tra la rivelazione di Dio e l’esistenza umana. La Chiesa rappresenta la memoria dell’essere uomini di fronte a una civiltà dell’oblio, che ormai conosce soltanto se stessa e il proprio criterio di misure. Ma come una persona senza memoria ha perso la propria identità, così anche un’umanità senza memoria perderebbe la propria identità. Ciò che, nell’incontro tra rivelazione ed esperienza umana, è stato mostrato alla Chiesa va, certo, al di là dell’ambito della ragione, ma non costituisce un mondo particolare che per il non credente sarebbe senza alcun interesse. Se l’uomo con il proprio pensiero entra nella riflessione e nella comprensione di quelle conoscenze, esse allargano l’orizzonte della ragione e ciò riguarda anche coloro che non riescono a condividere la fede della Chiesa. Nel dialogo con lo Stato e con la società, la Chiesa certamente non ha soluzioni pronte per le singole questioni. Insieme con le altre forze sociali, essa lotterà per le risposte che maggiormente corrispondano alla giusta misura dell’essere umano. Ciò che essa ha individuato come valori fondamentali, costitutivi e non negoziabili dell’esistenza umana, lo deve difendere con la massima chiarezza. Deve fare tutto il possibile per creare una convinzione che poi possa tradursi in azione politica.

Nella situazione attuale dell’umanità, il dialogo delle religioni è una condizione necessaria per la pace nel mondo, e pertanto è un dovere per i cristiani come pure per le altre comunità religiose. Questo dialogo delle religioni ha diverse dimensioni. Esso sarà innanzi tutto semplicemente un dialogo della vita, un dialogo della condivisione pratica. In esso non si parlerà dei grandi temi della fede – se Dio sia trinitario o come sia da intendere l’ispirazione delle Sacre Scritture ecc. Si tratta dei problemi concreti della convivenza e della responsabilità comune per la società, per lo Stato, per l’umanità. In ciò bisogna imparare ad accettare l’altro nel suo essere e pensare in modo diverso. A questo scopo è necessario fare della responsabilità comune per la giustizia e per la pace il criterio di fondo del colloquio. Un dialogo in cui si tratta di pace e di giustizia diventa da sé, al di là di ciò che è semplicemente pragmatico, una lotta etica circa la verità e circa l'essere umano; un dialogo circa le valutazioni che sono presupposte al tutto. Così il dialogo, in un primo momento meramente pratico, diventa tuttavia anche una lotta per il giusto modo di essere persona umana. Anche se le scelte di fondo non sono come tali in discussione, gli sforzi intorno a una questione concreta diventano un processo in cui, mediante l’ascolto dell’altro, ambedue le parti possono trovare purificazione e arricchimento. Così questi sforzi possono avere anche il significato di passi comuni verso l’unica verità, senza che le scelte di fondo vengano cambiate. Se ambedue le parti muovono da un’ermeneutica di giustizia e di pace, la differenza di fondo non scomparirà, crescerà tuttavia anche una vicinanza più profonda tra loro.

Per l’essenza del dialogo interreligioso, oggi in genere si considerano fondamentali due regole:

1. Il dialogo non ha di mira la conversione, bensì la comprensione. In questo si distingue dall’evangelizzazione, dalla missione.

2. Conformemente a ciò, in questo dialogo ambedue le parti restano consapevolmente nella loro identità, che, nel dialogo, non mettono in questione né per sé né per gli altri.

Queste regole sono giuste. Penso, tuttavia, che in questa forma siano formulate troppo superficialmente. Sì, il dialogo non ha di mira la conversione, ma una migliore comprensione reciproca: ciò è corretto. La ricerca di conoscenza e di comprensione, però, vuole sempre essere anche un avvicinamento alla verità. Così, ambedue le parti, avvicinandosi passo passo alla verità, vanno in avanti e sono in cammino verso una più grande condivisione, che si fonda sull’unità della verità. Per quanto riguarda il restare fedeli alla propria identità: sarebbe troppo poco se il cristiano con la sua decisione per la propria identità interrompesse, per così dire, in base alla sua volontà, la via verso la verità. Allora il suo essere cristiano diventerebbe qualcosa di arbitrario, una scelta semplicemente fattuale. Allora egli, evidentemente, non metterebbe in conto che nella religione si ha a che fare con la verità. Rispetto a questo direi che il cristiano ha la grande fiducia di fondo, anzi, la grande certezza di fondo di poter prendere tranquillamente il largo nel vasto mare della verità, senza dover temere per la sua identità di cristiano. Certo, non siamo noi a possedere la verità, ma è essa a possedere noi: Cristo, che è la Verità, ci ha presi per mano, e sulla via della nostra ricerca appassionata di conoscenza sappiamo che la sua mano ci tiene saldamente. L’essere interiormente sostenuti dalla mano di Cristo ci rende liberi e al tempo stesso sicuri. Liberi: se siamo sostenuti da Lui, possiamo entrare in qualsiasi dialogo apertamente e senza paura. Sicuri, perché Egli non ci lascia, se non siamo noi stessi a staccarci da Lui. Uniti a Lui, siamo nella luce della verità.

Alla fine, è doverosa ancora una breve annotazione sull’annuncio, sull’evangelizzazione, di cui infatti, a seguito delle proposte dei Padri sinodali, parlerà ampiamente il documento postsinodale. Trovo che gli elementi essenziali del processo di evangelizzazione appaiano in modo molto eloquente nel racconto di san Giovanni sulla chiamata di due discepoli del Battista, che diventano discepoli di Cristo (cfr Gv 1,35-39). C’è anzitutto il semplice atto dell’annuncio. Giovanni Battista addita Gesù e dice: “Ecco l’agnello di Dio!” Un po’ più avanti l’evangelista racconta un evento simile. Questa volta è Andrea che dice a suo fratello Simone: “Abbiamo trovato il Messia” (1,41). Il primo e fondamentale elemento è il semplice annuncio, il kerigma, che attinge la sua forza dalla convinzione interiore dell’annunciatore. Nel racconto dei due discepoli segue poi l’ascolto, l’andare dietro i passi di Gesù, un seguire che non è ancora sequela, ma piuttosto una santa curiosità, un movimento di ricerca. Sono, infatti, ambedue persone alla ricerca, persone che, al di là del quotidiano, vivono nell’attesa di Dio – nell’attesa perché Egli c’è e quindi si mostrerà. Toccata dall’annuncio, la loro ricerca diventa concreta. Vogliono conoscere meglio Colui che il Battista ha qualificato come Agnello di Dio. Il terzo atto poi prende avvio per il fatto che Gesù si volge indietro, si volge verso di essi e domanda loro: “Che cosa cercate?”. La risposta dei due è, nuovamente, una domanda che indica l’apertura della loro attesa, la disponibilità a fare nuovi passi. Domandano: “Rabbì, dove dimori?” La risposta di Gesù: “Venite e vedrete!” è un invito ad accompagnarlo e, camminando con Lui, a diventare vedenti.

La parola dell’annuncio diventa efficace là dove nell’uomo esiste la disponibilità docile per la vicinanza di Dio; dove l’uomo è interiormente in ricerca e così in cammino verso il Signore. Allora, l’attenzione di Gesù per lui lo colpisce al cuore e poi l’impatto con l’annuncio suscita la santa curiosità di conoscere Gesù più da vicino. Questo andare con Lui conduce al luogo dove Gesù abita, nella comunità della Chiesa, che è il suo Corpo. Significa entrare nella comunione itinerante dei catecumeni, che è una comunione di approfondimento e, insieme, di vita, in cui il camminare con Gesù ci fa diventare vedenti.

“Venite e vedrete!” Questa parola che Gesù rivolge ai due discepoli in ricerca, la rivolge anche alle persone di oggi che sono in ricerca. Alla fine dell’anno vogliamo pregare il Signore, affinché la Chiesa, nonostante le proprie povertà, diventi sempre più riconoscibile come sua dimora. Lo preghiamo perché, nel cammino verso la sua casa, renda anche noi sempre più vedenti, affinché possiamo dire sempre meglio e in modo sempre più convincente: Abbiamo trovato Colui, del quale è in attesa tutto il mondo, Gesù Cristo, vero Figlio di Dio e vero uomo. In questo spirito auguro di cuore a tutti voi un Santo Natale e un felice Anno Nuovo. Grazie.

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

mercoledì 12 dicembre 2012

Commento di Padre Livio al Messaggio a Mirjana del 2 dicembre 2012

"Cari figli, con materno amore e materna pazienza vi invito di nuovo a vivere secondo mio Figlio, a diffondere la sua pace ed il suo amore, ad accogliere con tutto il cuore, come miei apostoli, la verità di Dio ed a pregare lo Spirito Santo affinché vi guidi.

Allora potrete servire fedelmente mio Figlio e, con la vostra vita, mostrare agli altri il suo amore.

Per mezzo dell'amore di mio Figlio e del mio amore, io, come Madre, cerco di portare nel mio abbraccio materno tutti i figli smarriti e di mostrare loro la via della fede.

Figli miei, aiutatemi nella mia lotta materna e pregate con me affinché i peccatori conoscano i loro peccati e si pentano sinceramente.

Pregate anche per coloro che mio Figlio ha scelto e consacrato nel suo Nome. Vi ringrazio."


Commento di Padre Livio al messaggio del 2 dicembre 2012


Per comprendere questo messaggio bisogna far attenzione ad alcune parole.

In questo messaggio c’è una parola che ritorna spesso, che è anche in altri messaggi, ma non è così frequente, la parola “materno”.

Per ben quattro volte la Madonna ripete l’aggettivo materno: materno amore, materna pazienza, abbraccio materno e lotta materna.

Questo ci dà il senso del messaggio, la Madre che parla col cuore accorato, cioè col cuore di una Madre che non si rassegna che i figli si perdano, come Maria ha detto una volta: Io verso lacrime di sangue per ogni figlio che si perde nel peccato”.

La Madonna è qui perché oggi molte anime vanno all’inferno.

Questa è la Sua preoccupazione principale, perché che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima?

Cioè il fine della vita è la beatitudine eterna.

La Madonna come Madre vuole che tutti i Suoi figli siano con Lei! “Voglio che tutti siate con me in Paradiso”, ha detto una volta, “Voglio salvare tutte le anime e presentarle a Dio”.

Però la Madonna - dopo averci più volte in questo ultimo anno, attraverso la veggente Mirjana, sollecitati ad essere Suoi apostoli e quindi ad impegnarci con Lei nella grande opera della salvezza delle anime e lo ribadisce anche oggi: ”con materno amore e materna pazienza”, - dice che non si può fare nulla se non si vive secondo Suo Figlio.

In poche parole, se non siamo in Grazia di Dio e quindi, se non siamo tralci uniti alla vite, non portiamo nessun frutto.

La Madonna una volta ha detto: “è inutile che veniate qui a Medjugorje, che veniate all’Apparizione, che preghiate il Rosario e facciate tante cose, se poi il vostro cuore è impuro”. Ha detto: “andate a confessarvi! Questo è il presupposto, cioè se non siamo uniti a Cristo mediante la Grazia Santificante, non si può essere apostoli di Maria, non aiutiamo né noi stessi né Lei.

Ecco perché anche nel messaggio dato alla veggente Marija il 25 Novembre la Madonna ha esordito subito dicendo:“apritevi alla Santa Confessione, perché ognuno di voi accetti col cuore la Mia chiamata”. Cioè accettare la chiamata della Madonna significa accettare l’invito alla conversione, quindi a lasciare una vita di peccato, a tagliare i legami col male e quindi ad iniziare una vita nuova nella pratica dei Comandamenti attraverso i quali si manifesta il nostro amore per Dio e per il prossimo.

Questo è un punto chiave per cui o decidiamo d’iniziare una vita nuova, oppure siamo rami secchi e tutto quello che facciamo non serve per la salvezza eterna dell’anima, né nostra né quella degli altri.

Perché questo? Perché quando si è in peccato mortale, “siamo schiavi del demonio, siamo rami secchi, buoni solo per essere gettati nel fuoco” ha detto Gesù.

Noi siamo sempre abitati da qualcuno, o da Dio o dal principe di questo mondo. La Madonna dice: “dovete essere abitati da Dio, dovete essere Mia immagine, non l’immagine del maligno”.

Quindi è per questo che la Madonna esordisce e dice ancora una volta – sono due anni che lo ripete in ogni messaggio: ”con materno amore e materna pazienza vi invito di nuovo a vivere secondo mio Figlio”, cioè a essere uniti a Lui, come dice San Paolo in Cristo Gesù.

Come si è uniti a Cristo? Mediante la Grazia Santificante, perché è il peccato che ci divide da Cristo. Allora quando noi siamo uniti in Cristo, irradiamo Cristo e quindi diffondiamo la Sua pace, il Suo amore e la Sua verità si radica nel nostro cuore, lo Spirito Santo opera in noi e ci guida.

Se non siamo uniti a Cristo non abbiamo in noi né la Sua vita, né la Sua verità, né la Sua luce, né il Suo Spirito che ci guida. Se noi ci convertiamo, se noi decidiamo di vivere in Grazia di Dio, se noi decidiamo per la santità, allora noi siamo veramente apostoli di Maria, servi fedeli di Gesù Cristo e possiamo manifestare agli altri il Suo Amore!

Non si può fare apostolato se non si è vivi in Cristo Gesù, cioè non si illumina nessuno se noi stessi non siamo luminosi di quella luce che Cristo ci dà vivendo in noi. Ma non portiamo la pace a nessuno, la Luce a nessuno, la Verità a nessuno, se la Verità di Cristo non è radicata nei nostri cuori, nella nostra mente e nelle nostre parole.

Soltanto se siamo radicati in Cristo, allora “con la vostra vita”, dice la Madonna possiamo “mostrare agli altri il suo amore”, così in questo modo, se Cristo è in noi, e Lo irradiamo, dice la Madonna posso abbracciare gli altri”, i lontani, i peccatori, perché anch’essi si pentano dei loro peccati, si pentano sinceramente, riconoscano e si pentano.

È molto interessante questo modo di esprimersi della Madonna, come dire che non si fa nessun apostolato se non si è in grazia di Dio. Non solo si è cembali squillanti, si è rami secchi, cioè soltanto se Cristo vive in noi, Cristo può abbracciare gli altri per mezzo di noi.

“Per mezzo dell'amore di mio Figlio e del mio amore”, cioè “quando l’Amore di mio Figlio e il Mio Amore è in voi, attraverso di voi posso” portare nel mio abbraccio materno tutti i figli smarriti e mostrare loro la via della fede”, cioè Cristo vive in noi, La Madonna vive in noi, mediante la fede e la pratica dei Comandamenti, del Vangelo e dei messaggi, che poi sono il Vangelo spezzettato per gli umili, e la Vergine Maria abbraccia i lontani e gli smarriti e li porta a Suo Figlio.

C’è un’impostazione della vita, della testimonianza e della diffusione della fede, attraverso la vita di chi vive la fede; diversamente non si fa niente.

Poi c’è l’appello finale che fa parte di quegli appelli di questi ultimi mesi, che sono veramente accorati da parte della Madonna.

Gli appelli della Madonna sono veramente toccanti, vi sarete resi conto come negli ultimi tempi, la Madonna in questi messaggi ci ha chiamati con una forza, con il cuore afflitto della Madre per i lontani: “Vi chiamo perché ho bisogno di voi, accettate la missione, non temete”.

La Madonna quasi ci supplica perché ci affianchiamo, come dice nel messaggio nella mia lotta materna”. Questa è un’espressione che mai la Madonna ha usato, ma che è veramente straordinaria, cioè: “figli miei, aiutatemi nella mia lotta materna e pregate con me affinché i peccatori conoscano i loro peccati e si pentano sinceramente”.

Cos’è la lotta materna? È la lotta che sta facendo la Madonna per strappare le anime al demonio! E ci invita ad “aiutarLa in questa lotta materna”. Ma noi non La possiamo aiutare in questa lotta materna se noi stessi siamo schiavi del demonio a causa del peccato.

“Figli miei, aiutatemi nella mia lotta materna e pregate con me affinché i peccatori conoscano i loro peccati e si pentano sinceramente”. Cioè la Madre è protesa in uno sforzo totale attraverso di noi per salvare tutti i Suoi figli che si perdono nel peccato, per strappare le anime all’impero delle tenebre.

Quindi cosa possiamo dire? Quando la Madonna ci ha detto, vi ricordate: “Vi chiamo perché ho bisogno di voi, accettate la missione, non temete”, la prima cosa da fare è la nostra conversione personale, la nostra Confessione, la nostra decisione di essere vivi in Cristo Gesù, di essere rami verdi, non rami secchi.

Di essere puri, sinceri, coerenti, Suoi, veramente Suoi, spezzare le catene del male, con le quali il demonio esercita il suo influsso.

Essere Suoi strumenti e così Lei può abbracciare i lontani, attraverso noi, insomma, mai come in questi ultimi tempi si è sentita la Madonna in questo modo, con queste espressioni: materno amore, materna pazienza, abbraccio materno, lotta materna.

Siamo nel cuore del combattimento escatologico fra la Donna vestita di sole e il dragone infernale, per la salvezza delle anime.

Incominciamo con la nostra anima, quindi facciamo l’esame di coscienza, se il male è in noi cacciamolo fuori, rompiamo il guinzaglio con il quale il demonio ci tiene prigionieri, decidiamo la conversione, decidiamoci per la santità, decidiamoci per Dio e poi in questo modo diventiamo strumenti di salvezza per gli altri. Questo lo possiamo fare tutti, questa è la più grande cosa che possiamo fare nella vita, tutto passa, resterà soltanto la nostra anima e le anime che avremo salvato.

E poi ancora l’appello finale di ogni messaggio dato attraverso la veggente Mirjana, pregare per i sacerdoti: “Pregate anche per coloro che mio Figlio ha scelto e consacrato nel suo Nome”, perché siano santi, perché la santità dei sacerdoti è la fonte della santità della Chiesa.

Ovviamente loro sono santi attingendo alla fonte della santità che è Gesù Cristo, però sappiamo quanto sia importante la santità dei sacerdoti; in una Parrocchia in cui il prete è santo, la Parrocchia si vede subito che è viva.

La Madonna si rende conto che attraverso la santità dei sacerdoti può rinnovare e santificare la Chiesa, perciò ci chiede di collaborare con Lei mediante la preghiera per questa particolare intenzione.

Bene carissimi, intanto mettiamo “nel mirino dei nostri impegni” prima di Natale, la Santa Confessione.

Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito: www.medjugorjeliguria.it

Beata Vergine di Guadalupe

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L'apparizione, il 9 dicembre 1531, della "Morenita" all'indio Juan Diego, a Guadalupe, in Messico, è un evento che ha lasciato un solco profondo nella religiosità e nella cultura messicana. L'evento guadalupano fu un caso di “inculturazione” miracolosa: meditare su questo evento significa oggi porsi alla scuola di Maria, maestra di umanità e di fede, annunciatrice e serva della Parola, che deve risplendere in tutto il suo fulgore, come l'immagine misteriosa sulla tilma del veggente messicano, che la Chiesa ha di recente proclamato santo.
Che cosa era accaduto in quel lontano secolo XVI in Messico?  La mattina del 9 dicembre 1531, mentre sta attraversando la collina del Tepeyac per raggiungere la città, un indio di nome Juan Diego e’ attratto da un canto armonioso di uccelli e dalla visione dolcissima di una Donna che lo chiama per nome con tenerezza. La Signora gli dice di essere "la Perfetta Sempre Vergine Maria, la Madre del verissimo ed unico Dio" e gli ordina di recarsi dal vescovo a riferirgli che desidera le si eriga un tempio ai piedi del colle. Juan Diego corre subito dal vescovo, ma non viene creduto.
Tornando a casa la sera, incontra nuovamente sul Tepeyac la Vergine Maria, a cui riferisce il suo insuccesso e chiede di essere esonerato dal compito affidatogli, dichiarandosene indegno. La Vergine gli ordina di tornare il giorno seguente dal vescovo, che, dopo avergli rivolto molte domande sul luogo e sulle circostanze dell’apparizione, gli chiede un segno. La Vergine promette di darglielo l'indomani. Ma il giorno seguente Juan Diego non può tornare: un suo zio, Juan Bernardino, è gravemente ammalato e lui viene inviato di buon mattino a Tlatelolco a cercare un sacerdote che confessi il moribondo; giunto in vista del Tepeyac decide perciò di cambiare strada per evitare l’incontro con la Signora. Ma la Signora è là, davanti a lui, e gli domanda il perchè di tanta fretta. Juan Diego si prostra ai suoi piedi e le chiede perdono per non poter compiere l’incarico affidatogli presso il vescovo, a causa della malattia mortale dello zio. La Signora lo rassicura, suo zio è già guarito, e lo invita a salire sulla sommità del colle per cogliervi i fiori. Juan Diego sale e con grande meraviglia trova sulla cima del colle dei bellissimi "fiori di Castiglia": è il 12 dicembre, il solstizio d’inverno secondo il calendario giuliano allora vigente, e ne' la stagione ne' il luogo, una desolata pietraia, sono adatti alla crescita di fiori del genere.
Juan Diego ne raccoglie un mazzo che porta alla Vergine, la quale però gli ordina di presentarli al vescovo come prova della verità delle apparizioni. Juan Diego ubbidisce e giunto al cospetto del presule, apre il suo mantello e all’istante sulla tilma si imprime e rende manifesta alla vista di tutti l'immagine della S. Vergine. Di fronte a tale prodigio, il vescovo cade in ginocchio, e con lui tutti i presenti. La mattina dopo Juan Diego accompagna il presule al Tepeyac per indicargli il luogo in cui la Madonna ha chiesto le sia innalzato un tempio. Nel frattempo l'immagine, collocata nella cattedrale, diventa presto oggetto di una devozione popolare che si è conservata ininterrotta fino ai nostri giorni. La Dolce Signora che si manifestò sul Tepeyac non vi apparve come una straniera. Ella infatti si presenta come una meticcia o morenita, indossa una tunica con dei fiocchi neri all’altezza del ventre, che nella cultura india denotavano le donne incinte. E’ una Madonna dal volto nobile, di colore bruno, mani giunte, vestito roseo, bordato di fiori. Un manto azzurro mare, trapuntato di stelle dorate, copre il suo capo e le scende fino ai piedi, che poggiano sulla luna. Alle sue spalle il sole risplende sul fondo con i suoi cento raggi. L'attenzione si concentra tutta sulla straordinaria e bellissima icona guadalupana, rimasta inspiegabilmente intatta nonostante il trascorrere dei secoli: questa immagine, che non è una pittura, ne' un disegno, ne' è fatta da mani umane, suscita la devozione dei fedeli di ogni parte del mondo e pone non pochi interrogativi alla scienza, un po’ come succede ormai da anni col mistero della Sacra Sindone.
Nel 1936, il premio Nobel per la Chimica ha la possibilità di analizzare due fili, uno rosso e uno giallo, provenienti da frammenti della tilma di Juan Diego. I risultati delle analisi, condotte con le tecniche più sofisticate allora disponibili, sono incredibili: sulle fibre non vi è traccia di coloranti, né vegetali, né animali, né minerali.
Di tutte le cose incredibili che si possono dire sull'immagine miracolosamente impressa sulla tilma di Juan Diego, certamente la più sconvolgente è quella relativa agli occhi della Madonna. Una commissione di scienziati, applicando al dipinto il metodo di ingrandimento usato dalla Nasa, ha scoperto impresse nelle Sue pupille delle microscopiche immagini di persone, come se si trattasse di una fotografia: Juan Diego, il vescovo e altri ignoti personaggi che si trovavano stupefatti e in preghiera. Esattamente cio' che vedevano in quel momento gli occhi della Madonna del dipinto durante il miracolo nella stanza del vescovo il 12 dicembre 1531. La presenza di queste immagini negli occhi è, innanzi tutto, la conferma definitiva dell'origine prodigiosa dell'icona guadalupana: è materialmente impossibile dipingere tutte queste figure in cerchietti di circa 8 millimetri di diametro, quali sono le iridi della Madonna di Guadalupe, e per di più nell'assoluto rispetto di leggi ottiche totalmente ignote nel secolo XVI.
Un altro studio scientifico che ha dato risultati molto interessanti è quello relativo alla disposizione delle stelle sul manto della Vergine, disposizione che sembra tutt'altro che casuale. Don Mario Rojas Sánchez ha identificato sulla tunica una "mappa" dei principali vulcani del Messico; quanto alle stelle, lo stesso sacerdote ha potuto accertare, grazie alla collaborazione di alcuni astronomi e dell'osservatorio Laplace di Città di Messico, che esse corrispondono alle costellazioni presenti sopra Città di Messico al solstizio d'inverno del 1531 - solstizio che, dato il calendario giuliano allora vigente, cadeva il 12 dicembre - viste però non secondo la normale prospettiva "geocentrica", ma secondo una prospettiva "cosmocentrica", ossia come le vedrebbe un osservatore posto "al di sopra della volta celeste".
Nostra Signora di Guadalupe, che appare a Juan Diego in piedi, vestita di sole, non solo gli annuncia che è nostra madre spirituale, ma lo invita – come invita ciascuno di noi - ad aprire il proprio cuore all'opera di Cristo che ci ama e ci salva.

Preghiera alla Madonna di Guadalupe

Vergine Immacolata di Guadalupe, Madre di Gesù e Madre nostra, vincitrice del peccato e nemica del Demonio, Tu ti manifestasti sul colle Tepeyac in Messico all'umile e generoso contadino Giandiego.
Sul suo mantello impri­mesti la Tua dolce Immagine come segno della Tua presenza in mezzo al popolo e come garanzia che avresti ascoltato le sue preghiere e addolcito le sue sofferenze.
Maria, Madre amabilissima, noi oggi ci offriamo a te e con­sacriamoper sempre al tuo Cuore Immacolato tutto quanto ci resta di questa vita, il nostro corpo con le sue miserie, la nostra anima con le sue debolezze, il nostro cuore con i suoi affanni e desidèri, le preghiere, le sofferenze, l'agonia.
O Madre dolcissima, ricòrdati sempre dei tuoi figli.
Se noi, vinti dallo sconforto e dalla tristezza, dal turbamento e dall'angoscia, dovessimo qualche volta dimenticarci di te, allora, Madre pietosa, per l'amore che porti a Gesù, ti chiediamo di proteggerci come figli tuoi e di non abbandonarci fino a quando non saremo giunti al porto sicuro, per gioire con Te, con tutti i Santi, nella visione beatifica del Padre. Amen.
Salve Regina

 

Fonte: IdM

lunedì 10 dicembre 2012

Beata Vergine di Loreto - Traslazione Santa Casa di Loreto

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La tradizione popolare racconta che nella notte tra il 9 ed il 10 dicembre del 1294 le pietre della casa di Nazareth vennero trasportate in volo dagli angeli. La versione popolare del trasporto ‘per mano di angeli’ con ogni probabilità è nata dal fatto che nella vicenda hanno svolto un ruolo chiave e primario i regnanti dell’Epiro, appartenenti alla famiglia Angeli, come risulta da un documento notarile del 1294, scoperto recentemente.
In realtà, alcuni studi e dei documenti ritrovati hanno confermato che il trasporto avvenne per mare su navi crociate.
Gli studi recenti delle pietre e dei graffiti e di altri documenti, purificando la tradizione da elementi leggendari, confermano e attestano l'autenticità della Santa Casa che è assolutamente priva di fondamenta che sono a Nazareth davanti alla grotta.
Il santuario di Loreto è stato per secoli ed è ancora oggi uno dei luoghi di pellegrinaggio tra i più importanti del mondo cattolico.
E' stato visitato da circa 200 santi e beati, e da numerosi Papi.
Il santuario racchiude la Santa Casa come uno scrigno che contiene perle preziosissime: si tratta delle povere pareti legate ai ricordi più cari al cuore della cristianità. Qui fu annunziato il mistero dell'incarnazione, qui ebbe inizio la storia della salvezza con il sì di Maria all'annuncio dell'angelo; queste pietre sono state santificate dalla presenza e dalla vita quotidiana della Santa Famiglia e sono testimoni mute e perenni del passaggio del Figlio di Dio sulla terra.
Per sette secoli milioni di pellegrini hanno sostato in preghiera in questa casa benedetta, sotto lo sguardo benedicente di Maria in atto di consegnare ancora Gesù al mondo. Maria ha accolto e continua ad accogliere tutti i suoi figli nella sua casa e nel suo cuore di Madre. Tra queste pareti hanno sostato anche personaggi illustri, soprattutto tanti santi e pontefici.
Loreto è il santuario mariano per eccellenza, senza dubbio un «alto luogo dello Spirito», come si è espresso papa Giovanni Paolo II.
Quando papa Pio II era ancora cardinale si ammalò grave­mente, allora chiese di essere trasportato al santuario di Loreto dove pregò la Santa Vergine per la sua guarigione. Maria SS. allora apparve al cardinale ammalato in un sogno, gli prean­nunciò la sua guarigione e che presto sarebbe stato elevato al Soglio di Pietro. Piero Barbo fu infatti presto guarito e venne eletto papa nel 1464. Come atto di riconoscenza verso la Santa Vergine il nuovo papa fece ricostruire il santuario che era crollato. Pio II morì nel 1471.

Supplica alla Madonna di Loreto
(si recita a mezzogiorno del 10 dicembre)


O Maria Loretana, Vergine gloriosa, noi ci accostiamo fiduciosi a Te: accogli oggi la nostra umile preghiera.
L'umanità è sconvolta da gravi mali dai quali vorrebbe liberarsi da sola.
Essa ha bisogno di pace, di giustizia, di verità, di amore e si illude
di poter trovare queste divine realtà lontano da tuo Figlio.
O Madre! Tu portasti il Salvatore divino nel tuo seno purissimo e vivesti con Lui nella santa Casa che noi veneriamo su questo colle loretano, ottienici la grazia di cercare Lui e di imitare i suoi esempi che conducono alla salvezza.
Con fede e amore filiale, ci portiamo spiritualmente alla tua Casa benedetta.
Per la presenza della tua Famiglia essa è la Casa santa per eccellenza alla quale vogliamo si ispirino tutte le famiglie cristiane: da Gesù ogni figlio impari l'ubbidienza e il lavoro; da Te, o Maria, ogni donna apprenda l'umiltà e lo spirito di sacrificio; da Giuseppe, che visse per Te e per Gesù, ogni uomo impari a credere in Dio e a vivere in famiglia e nella società con fedeltà e rettitudine.
Molte famiglie, o Maria, non sono un santuario dove si ama e si serve Dio; per questo Ti preghiamo affinché Tu ci ottenga che ognuna imiti la tua,  riconoscendo ogni giorno e amando sopra ogni cosa il tuo Figlio divino.
Come un giorno, dopo anni di preghiera e di lavoro, egli uscì da questa Casa santa per far sentire la sua Parola che è Luce e Vita, così ancora dalle sante mura che ci parlano di fede e di carità, giunga agli uomini l'eco della sua parola onnipotente che illumina e converte.
Ti preghiamo, o Maria, per il Papa, per la Chiesa Cattolica, per l'Italia e per tutti i popoli della terra, per le istituzioni ecclesiali e civili e per i sofferenti e i peccatori, affinché tutti divengano discepoli di Dio.
O Maria, in questo giorno di grazia, uniti ai devoti spiritualmente presenti a venerare la santa Casa ove fosti adombrata dallo Spirito Santo, con viva fede Ti ripetiamo le parole dell'Arcangelo Gabriele: Ave, o piena di grazia, il Signore è con Te!
Noi Ti invochiamo ancora: Ave, o Maria, Madre di Gesù e Madre della Chiesa, Rifugio dei peccatori, Consolatrice degli afflitti, Aiuto dei Cristiani.
Tra le difficoltà e nelle frequenti tentazioni noi siamo in pericolo di perderci, ma guardiamo a Te e Ti ripetiamo:
Ave, Porta dei Cielo; ave, Stella del Mare!
Salga a Te la nostra supplica, o Maria.
Essa Ti dica i nostri desideri, il nostro amore a Gesù e la nostra speranza in Te, o Madre nostra.
Ridiscenda la nostra preghiera sulla terra con abbondanza di grazie celesti. Amen.

Salve, o Regina

Fonte: IdM

 

domenica 9 dicembre 2012

ATTO DI VENERAZIONE ALL’IMMACOLATA A PIAZZA DI SPAGNA

 

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DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
Sabato, 8 dicembre 2012

[Video]

Cari fratelli e sorelle!

E’ sempre una gioia speciale radunarci qui, in Piazza di Spagna, nella festa di Maria Immacolata. Ritrovarci insieme – romani, pellegrini e visitatori – ai piedi della statua della nostra Madre spirituale, ci fa sentire uniti nel segno della fede. Mi piace sottolinearlo in questo Anno della fede che tutta la Chiesa sta vivendo. Vi saluto con grande affetto e vorrei condividere con voi alcuni semplici pensieri, suggeriti dal Vangelo di questa solennità: il Vangelo dell’Annunciazione.

Anzitutto, ci colpisce sempre, e ci fa riflettere, il fatto che quel momento decisivo per il destino dell’umanità, il momento in cui Dio si fece uomo, è avvolto da un grande silenzio. L’incontro tra il messaggero divino e la Vergine Immacolata passa del tutto inosservato: nessuno sa, nessuno ne parla. E’ un avvenimento che, se accadesse ai nostri tempi, non lascerebbe traccia nei giornali e nelle riviste, perché è un mistero che accade nel silenzio. Ciò che è veramente grande passa spesso inosservato e il quieto silenzio si rivela più fecondo del frenetico agitarsi che caratterizza le nostre città, ma che – con le debite proporzioni – si viveva già in città importanti come la Gerusalemme di allora. Quell’attivismo che ci rende incapaci di fermarci, di stare tranquilli, di ascoltare il silenzio in cui il Signore fa sentire la sua voce discreta. Maria, quel giorno in cui ricevette l’annuncio dell’Angelo, era tutta raccolta e al tempo stesso aperta all’ascolto di Dio. In lei non c’è ostacolo, non c’è schermo, non c’è nulla che la separi da Dio. Questo è il significato del suo essere senza peccato originale: la sua relazione con Dio è libera da qualsiasi pur minima incrinatura; non c’è separazione, non c’è ombra di egoismo, ma una perfetta sintonia: il suo piccolo cuore umano è perfettamente «centrato» nel grande cuore di Dio. Ecco, cari fratelli, venire qui, presso questo monumento a Maria, nel centro di Roma, ci ricorda prima di tutto che la voce di Dio non si riconosce nel frastuono e nell’agitazione; il suo disegno sulla nostra vita personale e sociale non si percepisce rimanendo in superficie, ma scendendo ad un livello più profondo, dove le forze che agiscono non sono quelle economiche e politiche, ma quelle morali e spirituali. E’ lì che Maria ci invita a scendere e a sintonizzarci con l’azione di Dio.

C’è una seconda cosa, ancora più importante, che l’Immacolata ci dice quando veniamo qui, ed è che la salvezza del mondo non è opera dell’uomo – della scienza, della tecnica, dell’ideologia – ma viene dalla Grazia. Che significa questa parola? Grazia vuol dire l’Amore nella sua purezza e bellezza, è Dio stesso così come si è rivelato nella storia salvifica narrata nella Bibbia e compiutamente in Gesù Cristo. Maria è chiamata la «piena di grazia» (Lc 1,28) e con questa sua identità ci ricorda il primato di Dio nella nostra vita e nella storia del mondo, ci ricorda che la potenza d’amore di Dio è più forte del male, può colmare i vuoti che l’egoismo provoca nella storia delle persone, delle famiglie, delle nazioni e del mondo. Questi vuoti possono diventare degli inferni, dove la vita umana viene come tirata verso il basso e verso il nulla, perde di senso e di luce. I falsi rimedi che il mondo propone per riempire questi vuoti – emblematica è la droga – in realtà allargano la voragine. Solo l’amore può salvare da questa caduta, ma non un amore qualsiasi: un amore che abbia in sé la purezza della Grazia - di Dio che trasforma e rinnova - e che così possa immettere nei polmoni intossicati nuovo ossigeno, aria pulita, nuova energia di vita. Maria ci dice che, per quanto l’uomo possa cadere in basso, non è mai troppo in basso per Dio, il quale è disceso fino agli inferi; per quanto il nostro cuore sia sviato, Dio è sempre «più grande del nostro cuore» (1 Gv 3,20). Il soffio mite della Grazia può disperdere le nubi più nere, può rendere la vita bella e ricca di significato anche nelle situazioni più disumane.

E da qui deriva la terza cosa che ci dice Maria Immacolata: ci parla della gioia, quella gioia autentica che si diffonde nel cuore liberato dal peccato. Il peccato porta con sé una tristezza negativa, che induce a chiudersi in se stessi. La Grazia porta la vera gioia, che non dipende dal possesso delle cose ma è radicata nell’intimo, nel profondo della persona, e che nulla e nessuno possono togliere. Il Cristianesimo è essenzialmente un «evangelo», una «lieta notizia», mentre alcuni pensano che sia un ostacolo alla gioia, perché vedono in esso un insieme di divieti e di regole. In realtà, il Cristianesimo è l’annuncio della vittoria della Grazia sul peccato, della vita sulla morte. E se comporta delle rinunce e una disciplina della mente, del cuore e del comportamento è proprio perché nell’uomo c’è la radice velenosa dell’egoismo, che fa male a se stessi e agli altri. Bisogna dunque imparare a dire no alla voce dell’egoismo e a dire sì a quella dell’amore autentico. La gioia di Maria è piena, perché nel suo cuore non c’è ombra di peccato. Questa gioia coincide con la presenza di Gesù nella sua vita: Gesù concepito e portato in grembo, poi bambino affidato alle sue cure materne, quindi adolescente e giovane e uomo maturo; Gesù visto partire da casa, seguito a distanza con fede fino alla Croce e alla Risurrezione: Gesù è la gioia di Maria ed è la gioia della Chiesa, di tutti noi.

In questo tempo di Avvento, Maria Immacolata ci insegni ad ascoltare la voce di Dio che parla nel silenzio; ad accogliere la sua Grazia, che ci libera dal peccato e da ogni egoismo; per gustare così la vera gioia. Maria, piena di grazia, prega per noi!

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

sabato 8 dicembre 2012

“Ti saluto piena di grazia”

 

Dal Vangelo secondo Luca 1,26-38.

Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

Beato Giovanni Paolo II (1920-2005), papa
Enciclica Redemptoris Mater, 7, 10 (©  Libreria Editrice Vaticana)

«Ti saluto, o piena di grazia »

        “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo ; in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità” (Ef 1,3-4).... La Lettera agli Efesini parlando della «gloria della grazia» che «Dio Padre ci ha dato nel suo Figlio diletto», aggiunge: «In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue» (Ef 1,7). Secondo la dottrina, formulata in solenni documenti della Chiesa, questa «gloria della grazia» si è manifestata nella Madre di Dio per il fatto che ella è stata «redenta in modo più sublime» (Pio IX).
        In virtù della ricchezza della grazia del Figlio diletto, a motivo dei meriti redentivi di colui che doveva diventare suo Figlio, Maria è stata preservata dal retaggio del peccato originale. In questo modo sin dal primo istante del suo concepimento, cioè della sua esistenza, ella appartiene a Cristo, partecipa della grazia salvifica e santificante e di quell'amore che ha il suo inizio nel «Diletto», nel Figlio dell'eterno Padre, che mediante l'incarnazione è divenuto il suo proprio Figlio. Perciò, per opera dello Spirito Santo, nell'ordine della grazia, cioè della partecipazione alla natura divina, Maria riceve la vita da colui al quale ella stessa, nell'ordine della generazione terrena, diede la vita come madre... E poiché questa «vita nuova» Maria la riceve in una pienezza corrispondente all'amore del Figlio verso la Madre, e dunque alla dignità della maternità divina, l'angelo all'annunciazione la chiama «piena di grazia».

Solennità dell’Immacolata

 

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Il Dogma dell'Immacolata Concezione

Dio ineffabile, le vie del quale sono la misericordia e la verità; Dio, la cui volontà è onnipotente e la cui sapienza abbraccia con forza il primo e l'ultimo confine dell'universo e regge ogni cosa con dolcezza, previde fin da tutta l'eternità la tristissima rovina dell'intero genere umano, che sarebbe derivata dal peccato di Adamo. Avendo quindi deciso, in un disegno misterioso nascosto dai secoli, di portare a compimento l'opera primitiva della sua bontà, con un mistero ancora più profondo - l'incarnazione del Verbo - affinché l'uomo (indotto al peccato dalla perfida malizia del diavolo) non andasse perduto, in contrasto con il suo proposito d'amore, e affinché venisse recuperato felicemente ciò che sarebbe caduto con il primo Adamo, fin dall'inizio e prima dei secoli scelse e dispose che al Figlio suo Unigenito fosse assicurata una Madre dalla quale Egli, fatto carne, sarebbe nato nella felice pienezza dei tempi. E tale Madre circondò di tanto amore, preferendola a tutte le creature, da compiacersi in Lei sola con un atto di esclusiva benevolenza.

Per questo, attingendo dal tesoro della divinità, la ricolmò - assai più di tutti gli spiriti angelici e di tutti i santi - dell'abbondanza di tutti i doni celesti in modo tanto straordinario, perché Ella, sempre libera da ogni macchia di peccato, tutta bella e perfetta, mostrasse quella perfezione di innocenza e di santità da non poterne concepire una maggiore dopo Dio, e che nessuno, all'infuori di Dio, può abbracciare con la propria mente.
Era certo sommamente opportuno che una Madre degna di tanto onore rilucesse perennemente adorna degli splendori della più perfetta santità e, completamente immune anche dalla stessa macchia del peccato originale, riportasse il pieno trionfo sull'antico serpente. Dio Padre dispose di dare a Lei il suo unico Figlio, generato dal suo seno uguale a sé, e che ama come se stesso, in modo tale che fosse, per natura, Figlio unico e comune di Dio Padre e della Vergine; lo stesso Figlio scelse di farne la sua vera Madre, e lo Spirito Santo volle e operò perché da Lei fosse concepito e generato Colui dal quale egli stesso procede.
(...)
Perciò, dopo aver presentato senza interruzione, nell'umiltà e nel digiuno, le Nostre personali preghiere e quelle pubbliche della Chiesa, a Dio Padre per mezzo del suo Figlio, perché si degnasse di dirigere e di confermare la Nostra mente con la virtù dello Spirito Santo; dopo aver implorato l'assistenza dell'intera Corte celeste e dopo aver invocato con gemiti lo Spirito Paraclito; per sua divina ispirazione, ad onore della santa, ed indivisibile Trinità, a decoro e ornamento della Vergine Madre di Dio, ad esaltazione della Fede cattolica e ad incremento della Religione cristiana, con l'autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, affermiamo e definiamo rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli.

Pio IX
Bolla Ineffabilis Deus #1 - 8 dicembre 185

mercoledì 5 dicembre 2012

domenica 2 dicembre 2012

Vide/Audio Dona la pace–I Figli del Divino Amore

 

Commento al messaggio del 25 novembre di Padre Livio di Radio Maria

"Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito tutti a rinnovare la preghiera. Apritevi alla Santa confessione perchè ognuno di voi accetti col cuore la mia chiamata. Io sono con voi e vi proteggo dall' abisso del peccato e voi dovete aprirvi alla via della conversione e della santità perchè il vostro cuore arda d'amore per Dio. DateGli il tempo e Lui si donerà a voi, e così nella volontà di Dio scoprirete l'amore e la gioia della vita. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Commento al messaggio del 25 novembre di Padre Livio di Radio Maria

Questo messaggio della Regina della Pace è uno di “quelli sintetici”, dove la Madonna raccoglie tutte le indicazioni, i consigli sulla via della santità che ci dà, li sintetizza in un messaggio perché li andiamo poi ad incarnare nella nostra vita.

Il messaggio, come spesso fa la Regina della Pace, è intonato al tempo liturgico.

La Madonna segue la via della Chiesa, segue la vita della Chiesa e questi sono i messaggi dati alla Parrocchia, a quella reale e concreta di Medjugorje e alla Parrocchia ideale, che è formata da tutti quelli che rispondono alla chiamata e quindi i messaggi sono intonati al tempo di Avvento che la Madonna qualifica come tempo di Grazia.

Il tempo di Avvento è un tempo che prepara al Natale e la Madonna ci indica un itinerario per far sì che il Natale sia un’esperienza di Dio, cioè possiamo arrivare al Natale avendo scoperto nell’incontro con Dio l’amore e la gioia della vita. Quindi la parte finale del messaggio indica l’obiettivo da raggiungere e cioè scoprire nella venuta di Dio in mezzo a noi il compimento della Sua volontà: “pace in terra agli uomini di buona volontà”. Quali sono gli uomini di buona volontà? Quelli che fanno la volontà di Dio; in questo modo faremo l’esperienza di un Natale d’amore e di gioia! E scopriremo la gioia e l’amore della vita, in questo tempo di angosce, di scontentezze e anche di disperazioni.

Allora qual è l’itinerario che la Madonna ci indica? Innanzi tutto la Madonna ci chiede di dare tempo a Dio: “DateGli il tempo e Lui si donerà a voi” e questo è il tempo della preghiera. La Madonna ha detto: “In questo tempo di grazia vi invito tutti a rinnovare la preghiera”. Rinnovare la preghiera che magari è soggetta a stanchezza, è soggetta anche a infedeltà, è soggetta a superficialità.

Questo rinnovo della preghiera dovrebbe cominciare tutti i giorni, perché se si perde il filo della preghiera, le giornate si succedono una dopo l’altra come foglie secche che il vento spazza via. Quando invece la giornata è animata dalla preghiera, ogni istante è scritto nel libro della vita, dell’eternità che è il libro che sta nel Cielo.

Così nel tempo che diamo a Dio, Lui si dona a noi, noi ci doniamo a Lui in un rapporto d’Amore fra il Padre Celeste e noi che siamo Suoi figli e così scopriremo l’Amore che Dio ha per noi e scopriremo anche la bellezza della vita, perché la bellezza della vita consiste in questo: nel realizzare il poema d’Amore con Dio, nel realizzare il progetto che Dio ha su di noi in modo tale che la nostra vita sia un libro scritto per l’Eternità.

Quindi per prima cosa troviamo il tempo per Dio e quindi rinnoviamo la nostra giornata con le preghiere del mattino, le preghiere della sera, con le piccole giaculatorie disseminate nella giornata, col Rosario, che possiamo dire anche nei tempi vuoti della giornata, quando siamo in macchina, quando facciamo qualcosa di manuale. Anche il Rosario in famiglia, in modo tale che la famiglia diventi l’immagine della famiglia di Nazareth. Non sto a sottolineare anche l’importanza della Santa Messa domenicale e, là dov’è possibile, per i pensionati, che hanno più tempo, la Messa ogni giorno.

Questa è la prima richiesta della Madonna.

Poi la Madonna ci chiede concretamente di aprirci alla Santa Confessione.

La Madonna sta ripetendo quest’invito in diversi messaggi e fin dai primissimi giorni delle sue Apparizioni a Medjugorje ci ha esortato alla Confessione.

Perché cari amici? Perché se non siamo in grazia di Dio, si è come rami secchi, come tralci staccati dalla vite che seccano e sono solo buoni per essere gettati nel fuoco, dice Gesù. Cioè se si è in peccato mortale siamo invitati dal demonio. Non facciamoci illusioni, se moriamo in peccato mortale andiamo all’inferno. Perché andiamo all’inferno? Perché essere in peccato mortale, significa aver dato lo sfratto a Dio e vivere per tutta l’eternità senza Dio! Questo è l’inferno: essere senza Dio, senza luce, senza pace, senza gioia, perché Dio è la fonte di tutto questo e senza di Lui manca tutto questo.

Quindi la preghiera e la santa Confessione. Dice la Madonna: “se voi non vi aprite alla Confessione, non avete accettato la mia chiamata col cuore”, l’avete accettata come un fatto esteriore. La Madonna si lamenta di molti che vanno a Medjugorje, partecipano all’Apparizione, dicono il Rosario, ma hanno il cuore impuro.

La Madonna dice che abbiamo bisogno di Lei, abbiamo bisogno della Confessione e della sua protezione: “Io sono con voi e vi proteggo dall'abisso del peccato” e vi conduco “sulla via della conversione e della santità” in modo tale che “il vostro cuore arda d'amore per Dio”.

Quindi questo è il messaggio sintetico dove sono racchiusi tutti i messaggi della Madonna che ci dice: “rinnovate la preghiera, confessatevi, aprite il cuore alla confessione, aprite il cuore ai miei messaggi, convertitevi, decidetevi per conversione, decidetevi per la Santità. Cercate di arrivare al punto in cui il vostro cuore arda d’amore per Dio”.

Se non arriviamo a questo, non siamo neanche cristiani. Qual è il primo e più grande comandamento? Ama Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente e il prossimo tuo come te stesso. Però tutto comincia dalla preghiera, dalla preghiera si dà una configurazione alla giornata, per cui la preghiera sia un continuo richiamo del cuore, sia ciò che il cuore desidera continuamente, sia un abbeverarsi all’Amore di Dio.

Poi dalla preghiera nella Luce di Dio, vediamo le nostre miserie, vediamo i nostri peccati, ci pentiamo, andiamo a confessarci, ci rivestiamo di Grazia, riprendiamo il cammino spirituale, facciamo un passo avanti, incrementiamo il nostro attaccamento a Dio, l’amore per Lui. Come sapete la santità consiste nella perfezione dell’Amore. Poi nella preghiera comprendiamo ogni giorno ciò che Dio ci indica di fare, i passi che ci mostra e così scopriamo il piano che ha su di noi, lo realizziamo e la nostra vita diventa ricolma d’amore e di gioia.

Questo è l’itinerario spirituale al quale la Madonna ci chiama, chiama tutta la Chiesa, chiama ognuno di noi in questo mese di Dicembre che si presenta come mese di “particolari movimenti”, corri di qua, corri di là, prepara qua, prepara là, fai qua, fai là, poi arriviamo a Natale che siamo molte volte stanchi e dissipati e perdiamo la grazia del Natale.

È veramente un grande peccato perdere i doni che Dio ci fa, perché a Natale Dio ci fa il dono di Suo Figlio, di tutto ciò che Suo Figlio è, cioè la pace, la gioia, l’amore, la luce, la verità. È attraverso Maria che ci dona Suo Figlio.

Facciamo un piccolo programma di propositi concreti nel cammino verso il Natale. Prima di tutto per quanto riguarda la preghiera, l’incontro con Dio, poi anche per quanto riguarda le decisioni che contano. Se siamo nel peccato mortale, decidiamo la conversione, decidiamo di tagliare i legami del male, decidiamo una vita nuova, decidiamo di accogliere Gesù nel cuore; che il nostro cuore sia una culla, una culla profumata d’amore non un nido di vipere dove Dio non verrebbe mai!

Fonte: “Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito:www.medjugorjeliguria.it