grazie a vittorio
Affinchè tutti possano leggere i Messaggi della Madonna a Medjugorje.
Carissimi, ecco ciò che Ivan ha comunicato circa l’apparizione da lui avuta stasera, venerdì 17 maggio 2019, alla Croce blu alle ore 22:00. ...
In conformità ai decreti di Urbano VIII e alle direttive del Concilio Vaticano II, l’autore non intende in alcun modo prevenire il giudizio sull’autenticità soprannaturale dei fatti e dei messaggi di cui si fa cenno. Tale giudizio compete alla Chiesa, a cui l’autore si sottomette pienamente. Le parole « apparizioni, miracoli, messaggi » e simili, hanno qui semplice valore di testimonianza humana.
“Figli miei, di nuovo vi prego maternamente di fermarvi un momento e di riflettere su voi stessi e sulla transitorietà di questa vostra vita terrena. Poi riflettete sull’eternità e sulla beatitudine eterna. Voi cosa desiderate, per quale strada volete andare? L’amore del Padre mi manda affinché sia per voi mediatrice, affinché con materno amore vi mostri la via che conduce alla purezza dell’anima, di un’anima non appesantita dal peccato, di un’anima che conoscerà l’eternità. Prego che la luce dell’amore di mio Figlio vi illumini, che vinciate le debolezze e usciate dalla miseria. Voi siete miei figli e io vi voglio tutti sulla via della salvezza. Perciò, figli miei, radunatevi intorno a me, affinché possa farvi conoscere l’amore di mio Figlio ed aprire così la porta della beatitudine eterna. Pregate come me per i vostri pastori. Di nuovo vi ammonisco: non giudicateli, perché mio Figlio li ha scelti. Vi ringrazio”.
Fonte: Radio Maria Facebook

La scritta in inglese recita: “Sia che siamo convinti o scettici, a favore o contro, gli anni passano a Medjugorje, i segni restano, restano i frutti, e l'invito della Madonna per la pace è ancora valido.”
L'uomo non può mai essere sicuro o obiettivo, perché il suo pensiero, la sua opinione, non lo lasciano.
Se uno non lascia convincere, se si aggrappa al proprio naturalmente limitato giudizio, gli eventi continueranno a verificarsi senza di noi.
Questo è quello che è successo a Medjugorje.
Sia che siamo convinti o scettici, a favore o contro, gli anni passano a Medjugorje, i segni restano, restano i frutti, e l'invito della Madonna per la pace è ancora valido.
Io faccio tutto quello che posso per le persone perché possano ascoltare questo messaggio, in modo che possano cominciare a rinnovare la propria vita spirituale, le loro vite familiari.
La posizione della Chiesa o la posizione dei singoli individui non è il punto. Il punto è che questo è un mistero in cui sono stati dati dei segni. Gesù aveva previsto la nostra debolezza. Egli ci ha detto: "O prendete un albero buono, e il suo frutto buono, oppure prendete un albero cattivo, e il suo frutto cattivo: l'albero si riconosce dal suo frutto."
Il diavolo non cessa mai di cercare collaboratori per nuocere a Medjugorje. Quando queste persone descrivono un testimone, come me ad esempio, cercano di farmi vedere nella luce peggiore possibile in modo da provocare uno scandalo, in modo che la gente possa dire: "Medjugorje è il male."
Ma io non sono Medjugorje! Grazie a Dio, non ho mai pensato neppure per un istante di essere Medjugorje! La calunnia, la menzogna, le provocazioni possono facilmente superare tutto questo. Medjugorje non può soffrire per causa mia, perché Dio stesso è in lui, lui che lo ha voluto e che lo protegge dall’egoismo umano, dall'orgoglio e dalla disobbedienza ...
di Padre Jozo Zovko, OFM, dal libro Incontri con Padre Jozo , di Sabina Covic
D. Cosa è dunque la santa Messa?
R. La santa Messa, come si è accennato, la commemorazione e la rinnovazione del sacrificio con cui Gesù offrì se stesso, vittima innocente e di infinito valore, alla maestà di Dio per la gloria divina e la redenzione degli uomini; offerta consumata con la morte sulla croce.
D - Chi istituì la santa Messa?
R. Gesù stesso istituì la Messa nell’ultima cena, alla vigilia della sua morte e chiaramente ne indicò la natura di sacrificio dicendo: « Questo è il mio corpo che viene offerto per voi; questo è il calice del mio sangue, che viene sparso in remissione dei peccati ».
Affidandone poi agli apostoli la celebrazione, indicò che doveva farsi in memoria sua, cioè ricordando la sua morte », come commenta s. Paolo nella prima lettera ai Corinti (Cap. XI):
23Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane 24e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: "Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me". 25Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me". 26Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga."
D. In qual modo la Chiesa attuò il comando di Gesù di rinnovare con la Eucarestia il sacrificio da lui offerto sulla croce?
R. La Chiesa, fin dall’epoca apostolica, inserì l’offerta del sacrificio eucaristico nell’adunanza dei fedeli, in quest’a adunanza, infatti, la Chiesa esplicava la sua missione; ovviamente il culto di Dio e quindi il sacrificio venne ad essere il centro e il momento essenziale dell’adunanza stessa.
D. In base a quali documenti potete asserire questo?
R. In base a tutti i documenti rimastici dalla prima antichità cristiana. Già s. Paolo nella lettera prima ai Corinti (Cap. XI) e s. Luca negli Atti degli Apostoli (Cap. XX: 7Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane e Paolo conversava con loro"), presentano la cena del Signore, o «lo spezzar del pane» — come allora si diceva per indicare l’Eucarestia — nell’adunanza dei fedeli; così la Didaché, che è documento antichissimo (metà del secolo II) e già introduce la parola Eucarestia; così più ampiamente s. Giustino martire, nella sua prima Apologia, scritta verso il 150 d.C.
D. Quando si teneva l’adunanza dei fedeli e che altro vi si faceva?
R. L’adunanza veniva tenuta il « primo giorno della settimana », come dicevano gli Ebrei, o il « giorno del sole » , come si esprimevano i pagani; cioè la domenica, come ben presto si chiamò, vale a dire il « giorno del Signore ».
Nell’adunanza si leggeva la S. Scrittura, che veniva commentata dalla parola viva dell’apostolo e più tardi del vescovo; si spezzava il pane a, cioè si consacrava l’Eucarestia e si distribuiva la Comunione; poiché la Chiesa è la famiglia dei figli di Dio, si raccoglieva anche, secondo l’uso consacrato da S. Paolo, la carità a favore dei bisognosi.
D. Potreste presentarci una descrizione di questa assemblea dei primi tempi cristiani?
R. Sì, dalla prima Apologia di s. Giustino martire, che così descrive la Messa celebrata a Roma verso il 150 d.C.:
« Il giorno detto del sole tutti dalla città e dalla campagna ci si raduna nello stesso luogo; e si leggono i Commentarij degli Apostoli e gli scritti dei Profeti, quando il tempo consente; quindi, appena il lettore ha terminato, il presidente tiene un discorso per ammonire ed esortare alla imitazione di cose tanto belle. Poi ci leviamo in piedi e facciamo preghiere; e, al termine della preghiera, si portano pane, vino e acqua; e il presidente fa con tutta la sua energia preghiere e rendimenti di grazie e il popolo esclama: Amen!
E delle cose sulle quali fu fatto il rendimento di grazie, si fa la distribuzione e comunione a ciascuno dei presenti e per mezzo dei diaconi se ne invia agli assenti ».
Quale poi fosse la preghiera che il presidente pronunciava sul pane, il vino e l’acqua offerti ha già detto s. Giustino precedentemente, descrivendo la riunione cristiana in occasione dell’accoglienza fatta ad un neofito:
« Colui che presiede ai fratelli, ricevuti il pane, il vino e l’acqua, rende lode e gloria al Padre di tutte le cose, per il nome del Figlio e dello Spirito Santo e a lungo pronuncia una eucaristia - ossia rendimento di grazie - per i doni da lui ricevuti».
«Per questa preghiera eucaristica » — soggiunge poi s Giustino — «il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Cristo; essa contiene infatti le parole di Gesù riferite dagli apostoli nei loro commentari detti evangeli: « Questo è il mio Corpo; questo è il mio Sangue ». « Perciò di quel pane e vino — che chiamansi presso i cristiani « Eucarestia » — a nessuno è lecito partecipare, se non a chi ha ricevuto il battesimo e crede alla dottrina cristiana e vive come Cristo ha insegnato ».
D. Quali sono dunque gli elementi principali che emergono da questa descrizione?
R. Sono i seguenti: Una parte didattica con letture della sacra Scrittura dai Vecchio e dal Nuovo Testamento e con illustrazione a viva voce da parte del capo dell’assemblea. Un elemento eucologico con la preghiera di tutti, suggellata dal bacio di pace. Il sacrificio con un triplice momento: l’offerta dei fedeli; la grande preghiera consacratoria; e la comunione ai presenti e agli assenti:
« Il giorno detto del sole tutti ci si raduna nello stesso luogo; ... si leggono i Commentarii degli Apostoli e gli scritti dei Profeti; ... quindi il presidente tiene un discorso per ammonire ed esortare alla imitazione di cose tanto belle. Poi ci leviamo in piedi e facciamo preghiere; e, al termine della preghiera, si portano pane, vino e acqua; e il presidente fa con tutta la sua energia preghiere e rendimenti di grazie e il popolo esclama: Amen! » (S. Giustino, I Apologia)
Fonte: Card. Giacomo Lercaro - Il giorno del sole – Catechesi Liturgica sulla Santa Messa
Pietra di mio Figlio, povero Pietro che sei stato, come tutti, tra le mani di Satana in quell'ora di tenebre, e non te ne sei accorto e pensi di aver agito da solo, vieni qui nel cuore della Madre dei figli di mio Figlio. Qui, Satana non può farti del male.
Ai piedi della Croce sono stata martirizzata da Lui e da voi e - non te ne sei accorto ? - ho chiamato i vostri spiriti così forte che penso che siano venuti realmente da me. E racchiusi nel mio cuore, o meglio deposti sul mio cuore, come i Pani della Proposizione, li ho tenuti sotto il bagno del suo Sangue e delle sue lacrime.
Ho potuto farlo perché Lui, attraverso Giovanni, mi ha reso Madre di tutta la sua discendenza...
Quanto ti ho desiderato !
Perché hai fatto aspettare tanto una Madre, povero Pietro, ferito e calpestato dal Demonio ?
Non sai che è il compito delle madri rimettere in ordine, di guarire, perdonare, ricondurre ?
Io ti riconduco a Lui.
Maria Valtorta
L'Evangelo come mi è stato rivelato
Volume 9, pg. 362 - 363
Nel 2002 venne promulgata da Papa Giovanni Paolo II questa Lettera Apostolica che voleva riproporre all’attenzione dei Fedeli e del Clero questa “preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità”.
In questo post vorrei riportare alla vostra attenzione alcuni brani salienti di questa lettera apostolica che aiutino a riflettere su molti aspetti e caratteristiche di questa preghiera.
Buona lettura.
“Rosarium Virginis Mariae”
Introduzione
Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell'intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio. In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l'opera dell'Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all'esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore.
Obiezioni al Rosario
C'è chi pensa che la centralità della Liturgia, giustamente sottolineata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, abbia come necessaria conseguenza una diminuzione dell'importanza del Rosario. In realtà, come precisò Paolo VI, questa preghiera non solo non si oppone alla Liturgia, ma le fa da supporto, giacché ben la introduce e la riecheggia, consentendo di viverla con pienezza di partecipazione interiore, raccogliendone frutti nella vita quotidiana.
Forse c'è anche chi teme che essa possa risultare poco ecumenica, per il suo carattere spiccatamente mariano. In realtà, essa si pone nel più limpido orizzonte di un culto alla Madre di Dio, quale il Concilio l'ha delineato: un culto orientato al centro cristologico della fede cristiana, in modo che « quando è onorata la Madre, il Figlio [...] sia debitamente conosciuto, amato, glorificato ». Se riscoperto in modo adeguato, il Rosario è un aiuto, non certo un ostacolo all'ecumenismo! *
*L'ecumenismo è il movimento che tende a riavvicinare e a riunire tutti i fedeli cristiani e quelli delle diverse Chiese.
Via di contemplazione
Il Rosario si pone nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana. Sviluppatosi in Occidente, esso è preghiera tipicamente meditativa e corrisponde, in qualche modo, alla « preghiera del cuore » o « preghiera di Gesù » germogliata sull'humus dell'Oriente cristiano.
Preghiera per la pace e per la famiglia
Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge su un altro versante critico del nostro tempo,quello della famiglia, cellula della società, sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell'intera società. Il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale della famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale.
« Ecco la tua madre! » (Gv 19, 27)
Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa voglia anche oggi esercitare, proprio attraverso questa preghiera, la premura materna alla quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo prediletto, tutti i figli della Chiesa: « Donna, ecco il tuo figlio! » (Gv 19, 26). Sono note le svariate circostanze, tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, nelle quali la Madre di Cristo ha fatto in qualche modo sentire la sua presenza e la sua voce per esortare il Popolo di Dio a questa forma di orazione contemplativa. Desidero in particolare ricordare, per l'incisiva influenza che conservano nella vita dei cristiani e per l'autorevole riconoscimento avuto dalla Chiesa, le apparizioni di Lourdes e di Fatima, i cui rispettivi santuari sono meta di numerosi pellegrini, in cerca di sollievo e di speranza.
Maria modello di contemplazione
La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale. È nel suo grembo che si è plasmato, prendendo da Lei anche un'umana somiglianza che evoca un'intimità spirituale certo ancora più grande. Alla contemplazione del volto di Cristo nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità di Maria. Gli occhi del suo cuore si concentrano in qualche modo su di Lui già nell'Annunciazione, quando lo concepisce per opera dello Spirito Santo; nei mesi successivi comincia a sentirne la presenza e a presagirne i lineamenti. Quando finalmente lo dà alla luce a Betlemme, anche i suoi occhi di carne si portano teneramente sul volto del Figlio, mentre lo avvolge in fasce e lo depone nella mangiatoia (cfr Lc 2, 7).
Da allora il suo sguardo, sempre ricco di adorante stupore, non si staccherà più da Lui. Sarà talora uno sguardo interrogativo, come nell'episodio dello smarrimento nel tempio: « Figlio, perché ci hai fatto così? » (Lc 2, 48); sarà in ogni caso uno sguardo penetrante, capace di leggere nell'intimo di Gesù, fino a percepirne i sentimenti nascosti e a indovinarne le scelte, come a Cana (cfr Gv 2, 5); altre volte sarà uno sguardo addolorato, soprattutto sotto la croce, dove sarà ancora, in certo senso, lo sguardo della 'partoriente', giacché Maria non si limiterà a condividere la passione e la morte dell'Unigenito, ma accoglierà il nuovo figlio a Lei consegnato nel discepolo prediletto (cfr Gv 19, 26-27); nel mattino di Pasqua sarà uno sguardo radioso per la gioia della risurrezione e, infine, uno sguardo ardente per l'effusione dello Spirito nel giorno di Pentecoste (cfrAt 1, 14).
I ricordi di Maria
Maria vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola: « Serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore » (Lc 2, 19; cfr 2, 51). I ricordi di Gesù, impressi nel suo animo, l'hanno accompagnata in ogni circostanza, portandola a ripercorrere col pensiero i vari momenti della sua vita accanto al Figlio. Sono stati quei ricordi a costituire, in certo senso, il 'rosario' che Ella stessa ha costantemente recitato nei giorni della sua vita terrena.
Ed anche ora, tra i canti di gioia della Gerusalemme celeste, i motivi del suo grazie e della sua lode permangono immutati. Sono essi ad ispirare la sua materna premura verso la Chiesa pellegrinante, nella quale Ella continua a sviluppare la trama del suo 'racconto' di evangelizzatrice. Maria ripropone continuamente ai credenti i 'misteri' del suo Figlio, col desiderio che siano contemplati, affinché possano sprigionare tutta la loro forza salvifica. Quando recita il Rosario, la comunità cristiana si sintonizza col ricordo e con lo sguardo di Maria.
Rosario, preghiera contemplativa
Il Rosario, proprio a partire dall'esperienza di Maria, è una preghiera spiccatamente contemplativa. Privato di questa dimensione, ne uscirebbe snaturato, come sottolineava Paolo VI: « Senza contemplazione, il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all'ammonimento di Gesù: 'Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro loquacità' (Mt 6, 7). Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell'orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze ».
Ricordare Cristo con Maria
Il contemplare di Maria è innanzitutto un ricordare. Occorre tuttavia intendere questa parola nel senso biblico della memoria (zakar), che attualizza le opere compiute da Dio nella storia della salvezza. La Bibbia è narrazione di eventi salvifici, che hanno il loro culmine in Cristo stesso. Questi eventi non sono soltanto un 'ieri'; sono anche l''oggi' della salvezza.
Imparare Cristo da Maria
Il primo dei 'segni' compiuto da Gesù – la trasformazione dell'acqua in vino alle nozze di Cana – ci mostra Maria appunto nella veste di maestra, mentre esorta i servi a eseguire le disposizioni di Cristo (cfr Gv 2, 5). E possiamo immaginare che tale funzione Ella abbia svolto per i discepoli dopo l'Ascensione di Gesù, quando rimase con loro ad attendere lo Spirito Santo e li confortò nella prima missione. Il passare con Maria attraverso le scene del Rosario è come mettersi alla 'scuola' di Maria per leggere Cristo, per penetrarne i segreti, per capirne il messaggio.
Una scuola, quella di Maria, tanto più efficace, se si pensa che Ella la svolge ottenendoci in abbondanza i doni dello Spirito Santo e insieme proponendoci l'esempio di quella « peregrinazione della fede », nella quale è maestra incomparabile. Di fronte a ogni mistero del Figlio, Ella ci invita, come nella sua Annunciazione, a porre con umiltà gli interrogativi che aprono alla luce, per concludere sempre con l'obbedienza della fede: « Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto » (Lc 1, 38).
Conformarsi a Cristo con Maria
Nel percorso spirituale del Rosario, basato sulla contemplazione incessante – in compagnia di Maria – del volto di Cristo, questo ideale esigente di conformazione a Lui viene perseguito attraverso la via di una frequentazione che potremmo dire 'amicale'. Essa ci immette in modo naturale nella vita di Cristo e ci fa come 'respirare' i suoi sentimenti.
Il Rosario ci trasporta misticamente accanto a Maria impegnata a seguire la crescita umana di Cristo nella casa di Nazareth. Ciò le consente di educarci e di plasmarci con la medesima sollecitudine, fino a che Cristo non « sia formato » in noi pienamente (cfr Gal 4, 19). Questa azione di Maria, totalmente fondata su quella di Cristo e ad essa radicalmente subordinata, « non impedisce minimamente l'unione immediata dei credenti con Cristo, ma la facilita ».
Supplicare Cristo con Maria
Cristo ci ha invitati a rivolgerci a Dio con insistenza e fiducia per essere esauditi: « Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto » (Mt 7, 7). Il fondamento di questa efficacia della preghiera è la bontà del Padre, ma anche la mediazione presso di Lui da parte di Cristo stesso (cfr 1Gv 2, 1) e l'azione dello Spirito Santo, che « intercede per noi » secondo i disegni di Dio (cfr Rm 8, 26-27). Noi infatti « nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare » (Rm 8, 26) e talvolta non veniamo esauditi perché « chiediamo male » (cfr Gc 4, 2-3).
A sostegno della preghiera, che Cristo e lo Spirito fanno sgorgare nel nostro cuore, interviene Maria con la sua intercessione materna. « La preghiera della Chiesa è come sostenuta dalla preghiera di Maria ».In effetti, se Gesù, unico Mediatore, è la Via della nostra preghiera, Maria, pura trasparenza di Lui, mostra la Via, ed « è a partire da questa singolare cooperazione di Maria all'azione dello Spirito Santo, che le Chiese hanno sviluppato la preghiera alla santa Madre di Dio, incentrandola sulla persona di Cristo manifestata nei suoi misteri ». Alle nozze di Cana il Vangelo mostra appunto l'efficacia dell'intercessione di Maria, che si fa portavoce presso Gesù delle umane necessità: « Non hanno più vino » (Gv 2, 3).
Annunciare Cristo con Maria
Il Rosario è anche un percorso di annuncio e di approfondimento, nel quale il mistero di Cristo viene continuamente ripresentato ai diversi livelli dell'esperienza cristiana. Il modulo è quello di una presentazione orante e contemplativa, che mira a plasmare il discepolo secondo il cuore di Cristo. In effetti, se nella recita del Rosario tutti gli elementi per un'efficace meditazione vengono adeguatamente valorizzati, ne nasce, specialmente nella celebrazione comunitaria nelle parrocchie e nei santuari, una significativa opportunità catechetica che i Pastori devono saper cogliere. La Vergine del Rosario continua anche in questo modo la sua opera di annuncio di Cristo. La storia del Rosario mostra come questa preghiera sia stata utilizzata specialmente dai Domenicani, in un momento difficile per la Chiesa a motivo del diffondersi dell'eresia. Oggi siamo davanti a nuove sfide. Perché non riprendere in mano la Corona con la fede di chi ci ha preceduto? Il Rosario conserva tutta la sua forza e rimane una risorsa non trascurabile nel corredo pastorale di ogni buon evangelizzatore.
Il Rosario « compendio del Vangelo »
Alla contemplazione del volto di Cristo non ci si introduce che ascoltando, nello Spirito, la voce del Padre, perché « nessuno conosce il Figlio se non il Padre » (Mt 11, 27
Misteri della gioia
Il primo ciclo, quello dei 'misteri gaudiosi', è effettivamente caratterizzato dalla gioia che irradia dall'evento dell'Incarnazione.
Misteri della luce
Passando dall'infanzia e dalla vita di Nazareth alla vita pubblica di Gesù, la contemplazione ci porta su quei misteri che si possono chiamare, a titolo speciale, 'misteri della luce'.
Misteri del dolore
Ai misteri del dolore di Cristo i Vangeli danno grande rilievo. Da sempre la pietà cristiana, specialmente nella Quaresima, attraverso la pratica della Via Crucis, si è soffermata sui singoli momenti della Passione, intuendo che è qui il culmine della rivelazione dell'amore ed è qui la sorgente della nostra salvezza. Il Rosario sceglie alcuni momenti della Passione, inducendo l'orante a fissarvi lo sguardo del cuore e a riviverli.
Misteri della gloria
« La contemplazione del volto di Cristo non può fermarsi all'immagine di Lui crocifisso. Egli è il Risorto! ». Da sempre il Rosario esprime questa consapevolezza della fede, invitando il credente ad andare oltre il buio della Passione, per fissare lo sguardo sulla gloria di Cristo nella Risurrezione e nell'Ascensione.
Il Rosario, via di assimilazione del mistero
La meditazione dei misteri di Cristo è proposta nel Rosario con un metodo caratteristico, atto per sua natura a favorire la loro assimilazione. È il metodo basato sulla ripetizione. Ciò vale innanzitutto per l'Ave Maria, ripetuta per ben dieci volte ad ogni mistero. Se si guarda superficialmente a questa ripetizione, si potrebbe essere tentati di ritenere il Rosario una pratica arida e noiosa. Ben altra considerazione, invece, si può giungere ad avere della Corona, se la si considera come espressione di quell'amore che non si stanca di tornare alla persona amata con effusioni che, pur simili nella manifestazione, sono sempre nuove per il sentimento che le pervade.
L'enunciazione del mistero
Enunciare il mistero, e magari avere l'opportunità di fissare contestualmente un'icona che lo raffiguri, è come aprire uno scenario su cui concentrare l'attenzione. Le parole guidano l'immaginazione e l'animo a quel determinato episodio o momento della vita di Cristo.
L'ascolto della Parola di Dio
Per dare fondamento biblico e maggiore profondità alla meditazione, è utile che l'enunciazione del mistero sia seguita dalla proclamazione di un passo biblico corrispondente che, a seconda delle circostanze, può essere più o meno ampio. Le altre parole, infatti, non raggiungono mai l'efficacia propria della parola ispirata. Questa va ascoltata con la certezza che è Parola di Dio, pronunciata per l'oggi e « per me ».
Il silenzio
L'ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. È opportuno che, dopo l'enunciazione del mistero e la proclamazione della Parola, per un congruo periodo di tempo ci si fermi a fissare lo sguardo sul mistero meditato, prima di iniziare la preghiera vocale. La riscoperta del valore del silenzio è uno dei segreti per la pratica della contemplazione e della meditazione.
Il « Padre nostro »
Dopo l'ascolto della Parola e la focalizzazione del mistero è naturale che l'animo si innalzi verso il Padre. Gesù, in ciascuno dei suoi misteri, ci porta sempre al Padre, a cui Egli continuamente si rivolge, perché nel suo 'seno' riposa (cfr Gv 1, 18).
Le dieci « Ave Maria »
È questo l'elemento più corposo del Rosario e insieme quello che ne fa una preghiera mariana per eccellenza. Ma proprio alla luce dell'Ave Maria ben compresa, si avverte con chiarezza che il carattere mariano non solo non si oppone a quello cristologico, ma anzi lo sottolinea e lo esalta
Il « Gloria »
La dossologia trinitaria è il traguardo della contemplazione cristiana. Cristo è infatti la via che ci conduce al Padre nello Spirito. Se percorriamo fino in fondo questa via, ci ritroviamo continuamente di fronte al mistero delle tre Persone divine da lodare, adorare, ringraziare. È importante che il Gloria, culmine della contemplazione, sia messo bene in evidenza nel Rosario. Nella recita pubblica potrebbe essere cantato, per dare opportuna enfasi a questa prospettiva strutturale e qualificante di ogni preghiera cristiana.
La giaculatoria finale
Nella pratica corrente del Rosario, dopo la dossologia trinitaria segue una giaculatoria, che varia a seconda delle consuetudini. Senza nulla togliere al valore di tali invocazioni, sembra opportuno rilevare che la contemplazione dei misteri potrà meglio esprimere tutta la sua fecondità, se si avrà cura di far sì che ciascun mistero si concluda con una preghiera volta ad ottenere i frutti specifici della meditazione di quel mistero. In questo modo il Rosario potrà esprimere con maggiore efficacia il suo legame con la vita cristiana. Lo suggerisce una bella orazione liturgica, che ci invita a chiedere di poter giungere, meditando i misteri del Rosario, ad « imitare ciò che contengono e ad ottenere ciò che promettono ».
Tale preghiera finale potrà ispirarsi, come già succede, a una legittima varietà. Il Rosario acquista in tal modo anche una fisionomia più adeguata alle varie tradizioni spirituali e alle varie comunità cristiane.
La 'corona'
Strumento tradizionale per la recita del Rosario è la corona. Nella pratica più superficiale, essa finisce per essere spesso un semplice strumento di conteggio per registrare il succedersi delle Ave Maria. Ma essa si presta anche ad esprimere un simbolismo, che può dare ulteriore spessore alla contemplazione.
A tal proposito, la prima cosa da notare è come la corona converga verso il Crocifisso, che apre così e chiude il cammino stesso dell'orazione. In Cristo è centrata la vita e la preghiera dei credenti. Tutto parte da Lui, tutto tende a Lui,tutto, mediante Lui, nello Spirito Santo, giunge al Padre.
Avvio e chiusa
Sono vari, nella prassi corrente, i modi di introdurre il Rosario nei diversi contesti ecclesiali. In alcune regioni, si suole iniziare con l'invocazione del Salmo 69: « O Dio, vieni a salvarmi; Signore, vieni presto in mio aiuto », quasi ad alimentare nell'orante l'umile consapevolezza della propria indigenza; altrove, invece, l'avvio avviene con la recita del Credo, quasi a mettere la professione di fede a fondamento del cammino contemplativo che si intraprende. Questi e simili modi, nella misura in cui ben dispongono l'animo alla contemplazione, sono usi ugualmente legittimi. La recita è poi conclusa con la preghiera secondo le intenzioni del Papa, per allargare lo sguardo di chi prega sull'ampio orizzonte delle necessità ecclesiali. È proprio per incoraggiare questa proiezione ecclesiale del Rosario che la Chiesa ha voluto arricchirlo di sante indulgenze per chi lo recita con le debite disposizioni.
In effetti, se vissuto così, il Rosario diventa veramente un percorso spirituale, in cui Maria si fa madre, maestra, guida, e sostiene il fedele con la sua intercessione potente. Come stupirsi se l'animo sente il bisogno, alla fine di questa preghiera, in cui ha fatto intima esperienza della maternità di Maria, di sciogliersi nelle lodi per la Vergine Santa, sia nella splendida preghiera della Salve Regina, che in quella delle Litanie lauretane? È il coronamento di un cammino interiore, che ha portato il fedele a contatto vivo con il mistero di Cristo e della sua Madre Santissima.
La distribuzione nel tempo
Il Rosario può essere recitato integralmente ogni giorno, e non manca chi lodevolmente lo fa. Esso viene così a riempire di orazione le giornate di tanti contemplativi, o a tener compagnia ad ammalati ed anziani che dispongono di tempo abbondante. Ma è ovvio – e ciò vale a maggior ragione, se si aggiunge il nuovo ciclo dei mysteria lucis – che molti non potranno recitarne cheuna parte, secondo un certo ordine settimanale. Questa distribuzione settimanale finisce per dare alle varie giornate della settimana un certo 'colore' spirituale, analogamente a quanto la Liturgia fa con le varie fasi dell'anno liturgico.
Secondo la prassi corrente, il lunedì e il giovedì sono dedicati ai « misteri della gioia », il martedì e il venerdì ai « misteri del dolore », il mercoledì, il sabato e la domenica ai « misteri della gloria ». Dove inserire i « misteri della luce »? Considerando che i misteri gloriosi sono riproposti di seguito il sabato e la domenica e che il sabato è tradizionalmente un giorno a forte carattere mariano, sembra consigliabile spostare al sabato la seconda meditazione settimanale dei misteri gaudiosi, nei quali la presenza di Maria è più pronunciata. Il giovedì resta così libero proprio per la meditazione dei misteri della luce.
Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti. Ciò che è veramente importante è che il Rosario sia sempre più concepito e sperimentato come itinerario contemplativo. Attraverso di esso, in modo complementare a quanto si compie nella Liturgia, la settimana del cristiano, incardinata sulla domenica, giorno della risurrezione, diventa un cammino attraverso i misteri della vita di Cristo, e questi si afferma, nella vita dei suoi discepoli, come Signore del tempo e della storia.
« Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio »
Quanto fin qui s'è detto, esprime ampiamente la ricchezza di questa preghiera tradizionale, che ha la semplicità di una preghiera popolare, ma anche la profondità teologica di una preghiera adatta a chi avverte l'esigenza di una contemplazione più matura.
A questa preghiera la Chiesa ha riconosciuto sempre una particolare efficacia, affidando ad essa, alla sua recita corale, alla sua pratica costante, le cause più difficili. In momenti in cui la cristianità stessa era minacciata, fu alla forza di questa preghiera che si attribuì lo scampato pericolo e la Vergine del Rosario fu salutata come propiziatrice della salvezza.
Oggi all'efficacia di questa preghiera consegno volentieri – l'ho accennato all'inizio – la causa della pace nel mondo e quella della famiglia.
Anche quest’anno l’anniversario delle apparizioni della Madonna è stato celebrato solennemente a Medjugorje Lunedì 25 Giugno 2012, con numerosi pellegrini provenienti da tutti i continenti.
Oltre ai pellegrini locali della Croazia e della Bosnia Erzegovina, sono stati a Medjugorje in gruppi più consistenti anche pellegrini provenienti dall’Inghilterra, dagli Stati Uniti, dal Portogallo, dall'Irlanda, dalla Germania, dall'Austria, dalla Repubblica Ceca, dalla Polonia, dall'Ucraina, dall'Italia, dalla Romania, dalla Svizzera, dall'Uganda, dalla Slovacchia, dalla Cina, dalla Francia, dalla Slovenia e dalla Corea.
Oltre che con i consueti mezzi di trasporto, un notevole numero di pellegrini è giunto a Medjugorje a piedi per sciogliere i propri voti alla Regina della pace e ringraziare per le grazie loro elargite. I Sacerdoti si sono messi a disposizione per il Sacramento della Confessione a partire dalle quattro del mattino.
Durante la giornata nella Chiesa parrocchiale, presso l'Altare esterno e nella Cappella dell'Adorazione sono state celebrate ventisei Sante Messe.
Le Celebrazioni Eucaristiche in lingua croata sono state celebrate alle ore 5:00, 6:00, 7:00, 8:00, 9:00, 11:00 e 16:00, mentre il programma liturgico di preghiera serale è iniziato alle ore 18:00 con la preghiera del Rosario ed è proseguito con la Santa Messa delle ore 19:00.
La Santa Messa serale presso l'Altare esterno della Chiesa parrocchiale di Medjugorje è stata presieduta dal Dott. fra Ivan Sesar, Provinciale della Provincia Francescana di Erzegovina, e concelebrata da centosessantadue Sacerdoti.
La Celebrazione Eucaristica serale è stata accompagnata dal canto del coro „Regina della Pace“ di Medjugorje, diretto da suor Irena Azinović.
Al termine della Santa Messa, il Dott. fra Miljenko Šteko, Direttore del Centro Informativo „Mir“ Medjugorje, ha rivolto ai presenti saluti e parole di ringraziamento. Oltre alla moltitudine di giornalisti stranieri e locali che hanno registrato l'evento di Medjugorje, Radio „Mir“ Medjugorje ed il portale del CIMM hanno trasmesso in diretta il programma di preghiera, permettendo così agli altri mezzi di informazione collegamenti completi o temporanei.
Domenica 24 Giugno, la Santa Messa vigiliare delle ore 19:00 è stata presieduta dal Dott. fra Ivan Dugandžić e concelebrata da centotrentaquattro Sacerdoti.
Quel giorno si è svolta anche la tradizionale Ventunesima Marcia della Pace dal Convento di Sant'Antonio a Humac alla Chiesa parrocchiale di Medjugorje
Alcune foto della Santa Messa celebrata alle ore 19:00
(cliccare sull'icona qui sopra, in basso a sinistra, per avviare lo slideshow)
Fonte: © Informativni centar “Mir” Međugorje www.medjugorje.hr.