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Richiesta di preghiere

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Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

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giovedì 26 settembre 2013

La statua della Madonna nella casa di Vicka brilla nel buio (4)

 

I – “Stasera la statua ha cominciato ad illuminarsi alle 19.20, Milenko Ivankovic dei volontari era dentro e ha detto che si è illuminata di colpo non piano piano. Con Zdenka, Mirjana, Ana e Marijana (sorelle di Vicka) e altri parrocchiane di Bijakovici abbiamo pregato nella stanza accanto. Le persone si sono messe in fila già alle 18.30 anche se la statua non si illuminava a quell'ora. Quando le persone pregavano la statua intensificava la luce. A mezzanotte non c'era quasi più nessuno, è arrivato Paolo Brosio ed è entrato per pregare e fare le foto con suo fotografo, poi alle 00.30 siamo entrati con come piccolo gruppo di parrocchiani di Bijakovici (c'era anche Michele Vasilj) e abbiamo pregato i 7 Pater Ave Gloria. È stato bellissimo. Poi siamo tornate a casa. Credo Paolo entrerà stanotte da solo mentre non c'è nessuno. Comunque la statua si illumina in modo uniforme, non con la luce verde come vedete nelle foto ma è una luce bianca come se venisse da dentro, ma è di gesso!”

II – “Stasera quando si entrava nella stanza dove si trova la statua si pregava un'Ave Maria. Un parrocchiano ha detto di aver visto entrare anche 2 ragazzi musulmani da un paese a 15km da Medju. Grazie a Dio.”

III - Vicka è stata intervistata stamattina dalla tv croata e ha parlato della statua. Dice che la Madonna ci manda luce attraverso la statua perché i nostri cuori sono al buio e di pietra”

 

Fonte: Profilo FB di Laura Marcazzan Budimir

Breve commento di Padre Livio al Messaggio a Marija del 25 settembre 2013

 

Cari amici,

La Regina della pace in vista mese mariano per eccellenza invita alla preghiera.
Non potremmo farle un regalo più bello.
Desidera che la nostra giornata sia vissuta con Dio presente nel nostro cuore.
La grazia che ci infonde nella preghiera opera miracoli di conversione e di santificazione.
La vita delle persone si rinnova in profondità e si apre ai progetti di Dio.
Le persone che pregano irradiano Dio e salvano il mondo. Diffondono la luce, la pace e la gioia. Testimoniano la bellezza e la grandezza del dono inestimabile della vita.
Impostiamo la nostra giornata in modo tale che, mediante la preghiera, Dio sia presente nei nostri pensieri, nei nostri sentimenti e nelle nostre azioni.

Siano lodati Gesù e Maria

Buona giornata

Padre Livio

mercoledì 25 settembre 2013

Video Marija Pavlovic comunica il Messaggio del 25 Settembre a Radio Maria

 

 

grazie a vittorio

Video Medjugorje: statua Madonna si illumina di una luce fosforescente

 

La statua della Madonna nella casa di Vicka brilla nel buio (3)

 

Anche stasera la statua della Madonnna è illuminata.. ha cominciate verso le 19.40... anche stasera tante persone tanti giovani in fila per pregare davanti alla statua.. Vicka ha confermato e ha chiesto pregare di più...

 

Messaggio a Marija del 25 settembre 2013

"Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera. Il vostro rapporto con la preghiera sia quotidiano. La preghiera opera miracoli in voi e attraverso di voi perciò figlioli la preghiera sia gioia per voi. Allora il vostro rapporto con la vita sarà più profondo e più aperto e comprenderete che la vita è un dono per ciascuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

STATUA MADONNA DI LOURDES - GIORNI PIENI DI GIOIA E PREGHIERA...(una nota su FB di Laura Marcazzan Budimir)

Pubblico volentieri questa nota FB di Laura Marcazzan Budimir, molto bella per la sua freschezza e spontaneità con il racconto di questo due giorni “speciali” accanto alla statuetta della Madonna di Lourdes nella casa di Vicka

LUNEDI' 23 SETTEMBRE VERSO LE 20.30 CIRCA UN GRUPPO DI ITALIANI, SEMBRA DEL NORD ITALIA, CHE PREGAVA NELLA STANZA DELLE APPARIZIONI NELLA CASA NATALE DI VICKA AVVISA LE RAGAZZE CHE LAVORANO NEI NEGOZI SOTTO, TRA LE QUALI C'E' MARIJANA (SORELLA DI VICKA) CHE LA STUTUA DELLA MADONNA DI LOURDES SI ILLUMINA...

LE RAGAZZE ABITUATE AD ASCOLTARE TUTTI I GIORNI TUTTI I SEGNI CHE I PELLEGRINI VEDONO, RISPONDONO LORO CHE SONO FORTUNATI MA NON SALGONO... DOPO ESSERE STATE RICHIAMATE PIU' VOLTE AD UN CERTO PUNTO VERSO LE 21.00 MIRELA DECIDE DI SALIRE SU INVITO DI MARIJANA, SUBITO DOPO SCENDE TUTTA AGITATA DICENDO A MARIJANA CHE LA STATUA SI ILLUMINA VERAMENTE. DA LI' MARIJANA SALE E POI CHIAMA I FRATELLI E LE SORELLE, NEL GIRO DI POCO LA NOTIZIA SI DIFFONDE IN TUTTA BIJAKOVICI.

IO E DANIJEL ERAVAMO CON PADRE MAX... TORNATI A CASA ALLE 21.45 CI CHIAMA IL NOSTRO AMICO ZORAN SEGO E CI DICE DI ANDARE LA' SUBITO. DANIJEL RICEVE ANCHE LA CHIAMATA DA IVO (CHE ERA IN CASA SOTTO). RAGGIUNGIAMO LA CASA.

QUANDO SIAMO ARRIVATI NOI C'ERA GENTE MA ABBIAMO ASPETTATO POCO PER ENTRARE.SIAMO ENTRATI ALLE 22.00 CIRCA.

LA STATUA ERA TUTTA FOSFORESCENTE, TENEVANO LE LUCI SPENTE E FACEVANO ENTRARE 10 PERSONE ALLA VOLTA... IL MIO CELL NON RIUSCIVA A CAPTARE LA LUCE, VENIVA FUORI TUTTO NERO. NE' DAMIR IL FOTOGRAFO DELLA PARROCCHIA NE' IL GIORNALISTA DEL GIORNALE LOCALE RIUSCIVANO A FARE LE FOTO. VIDEO IDEM.

DENTRO LA CASA INCROCIAMO ZDENKA (SORELLA DI VICKA-MOGLIE DI IVO) E LA SEGUIAMO GIU' UNENDOCI A MAMA ZLATA (LA MAMMA DI VICKA) CHE ERA TUTTA FELICE ED EMOZIONATA. DICEVA CHE SEMBRAVA RITORNARE A 32 ANNI FA QUANDO TUTTI VOLEVANO ENTRARE IN CASA PER VEDERE VICKA... ERA FREDDO, COSI' SIAMO ANDATI VERSO LA LORO CASA PER ACCOMPAGNARE ZLATA E PER VESTIRCI MEGLIO... SONO RIMASTA CON ZDENKA E SUE SORELLE FINO ALL'1.30. DANIJEL E' RIMASTO CON I VOLONTARI PER AIUTARE A GESTIRE LE PERSONE FINO ALLE 3.30 QUANDO E' STATA CHIUSA LA CASA. ALLE 3.00 ERA ARRIVATO ANCHE IL PARROCO MARINKO SAKOTA, HA VISTO LA STATUA E HA CHIESTO A FRANJO (FRATELLO DI VICKA) DA QUANTO ERA COSI'. ALLE 5.00 IO E ZDENKA SIAMO TORNATE PER VEDERE SE TROVAVAMO LA CASA APERTA MA ERA TUTTO CHIUSO E SIAMO RITORNATE A LETTO.

MARTEDI' MATTINA TUTTO NELLA NORMALITA', LA STATUA ERA NORMALE E LE PERSONE ENTRAVANO COMUNQUE PER PREGARE.

LA PENSIONE DI FRANJO ERA TUTTA UN'AGITAZIONE. MARIJANA DICEVA CHE AVEVANO SENTITO VICKA E CHE LEI AVEVA DETTO LORO: "SIETE FORTUNATI A VEDERE LA MADONNA CON LA LUCE E NON CON IL BUIO E CHE PIANGE. INGINOCCHIATEVI E PREGATE".

ERA UN'EMOZIONE UNICA, CI SCAMBIAVAMO IMPRESSIONI, IDEE... 2 SETTIMANE PRIMA MARINKO (CHE ABITA DAVANTI PENSIONE DI MILENKO IVANKOVIC E CHE ERA FINITO IN PRIGIONE X AVER DIFESO I VEGGENTI) AVEVA DETTO A ZLATA DI SENTIRE NEL CUORE DI VOLER COMINCIARE A PREGARE COME 30 ANNI FA TUTTI INSIEME, E CHE AVREBBE VOLUTO COMINCIARE DOPO LA VENDEMMIA... LA VENDEMMIA E' FINITA SABATO (DI DOMENICA NON SI LAVORA SOPRATTUTTO NEI CAMPI) E LUNEDI' SERA E' INIZIATO IL TUTTO.

MARTEDI' POMERIGGIO CON ZDENKA E IVO CI SIAMO ORGANIZZATI. CI DISPIACEVA CHE IVO NON AVESSE VISTO NIENTE, PERCHE' ERA RIMASTO A CASA LA SERA PRIMA FUORI DALLA CONFUSIONE... COSI' CI SIAMO DECISI DI ANDARE CON 2 AUTO, IVO FINO DA FRANJO E POI CON LA C3 L'HO ACCOMPAGNATO SOTTO LA CASA DI VICKA, COSI' NON CI SAREBBERO STATI PROBLEMI PER LA STRADA IN SALITA E DISCESA.

SIAMO ENTRATI IN CASA ALLE 19.00 CI SIAMO MESSI NELLA STANZA ACCANTO, QUELLA TIPO SALOTTO, DOVE UNA VOLTA DORMIVANO ZDENKA E SUA SORELLA MIRJANA, E DA LI' POI SIAMO ENTRATI NELLA CAMERETTA. SUBITO LA STATUA NON FACEVA LUCE, DOPO POCHI MINUTI HA COMINCIATO A ILLUMINARSI PIANO PIANO (19.10). A QUELL'ORA I VOLONTARI ERANO GIA' PRONTI PERCHE' SI SAPEVA CHE APPENA IL SOLE FOSSE SCESO LA GENTE SAREBBE ARRIVATA E COSI' E' STATO. E' COMINCIATA LA FILA... E NOI ABBIAMO COMINCIATO A PREGARE IL PRIMO ROSARIO DEI 5 DELLA SERATA... CI SEMBRAVA SAGGIO PREGARE MENTRE LE PERSONE ASPETTAVANO PER ENTRARE... COMINCIAVA DAVVERO ESSERCI TANTA GENTE, I TAXI NON POTEVANO ARRIVARE LI' VICINO PERCHE' AVEVANO CHIUSO LA STRADA. ANCHE SE SONO ENTRATE SULLE 7.000 PERSONE, LA SERATA E' STATA TRANQUILLA SENZA CONFUSIONE O MOMENTI DI TENSIONE PER LA TANTA GENTE. ERANO SOPRATTUTTO CROATI (90%), GIOVANI E FAMIGLIE, FINO ALLE 21,30 ANCHE TANTI BAMBINI... QUESTA SERA I VOLONTARI ERANO PIU' ORGANIZZATI. NELLA CAMERA ENTRAVANO 7 PERSONE E RIMANEVANO 10/15 SECONDI. LA FILA VERSO LE 21.30 ERA LUNGA FINO AL BAR ROCK VERSO LA CROCE BLU...

MARIJO MARITO DI VICKA E' VENUTO CON I FIGLI ALLE 20.00 E COME GLI ALTRI HA VISTO LA STATUA HA PREGATO E POI E' USCITO...

DURANTE LA SERATA LA CAMERA DOVE PREGAVAMO SI RIEMPIVA E SI SVUOTAVA DI PERSONE AMICHE E PARENTI DELLA FAMIGLIA DI VICKA CHE CONDIVIDEVANO LA PREGHIERA. MAMA ZLATA E' RIMASTA PER PREGARE UN ROSARIO, POI E' TORNATA A CASA PERCHE'  SOFFRE MALE ALLE GAMBE.

ALL'1.00 LA CODA ERA QUASI TERMINATA, ZDENKA E IVO SONO TORNATI A CASA E IO SONO ENTRATA PER L'ULTIMA VOLTA PER SALUTARE LA MADONNA...

LA TV CROATA NOVA TV HA FATTO LA DIRETTA PER 3 ORE.

MARTEDI' SERA IL PARROCO NON E' VENUTO PERCHE' ERA A VIENNA CON MARIJA DA SCHONBORN...

STAMATTINA TUTTO NORMALE... LE PERSONE ENTRANO PER PREGARE E FOTOGRAFARE. C'E' MOLTO RISPETTO.

STASERA ARRIVA PAOLO BROSIO PER LA TV ITALIANA.

IO HO PROVATO PIU' E PIU' VOLTE A FARE FOTO E VIDEO MA NON MI VIENE FUORI NIENTE. LA FOTO ALLEGATA E' DI MATE VASILJ. DAL VIVO E' COMUNQUE TUTTA UN'ALTRA COSA.

NON SI SA QUANTO DURERA'... IO CREDO SIA UN SEGNO SOPRATTUTTO PER I PARROCCHIANI, VISTO IL PERIODO CON POCHI PELLEGRINI E VISTO IL LUOGO, NEL CENTRO DI BIJAKOVICI.

TANTI PARLANO DI SPRAY, VERNICI FOSFORESCENTI... MIRELA LA PRIMA CROATA CHE L'HA VISTA DICEVA CHE PULSAVA... DIMINUISCE E AUMENTA DI INTENSITA' SOPRATTUTTO QUANDO SI PREGA VICINO... MAH! SE ESISTE UNA VERNICE CHE RISPONDE CON LA LUCE ALLA POTENZA DELLA PREGHIERA LA COMPREREI SUBITO!

Fonte: Profilo FB di Laura Marcazzan Budmir

La statua della Madonna nella casa di Vicka brilla nel buio (2)

 

Ieri sera il “miracolo” si è ripetuto … e di nuovo gli abitanti di Medjugorje, Bijakovici e  dei dintorni, ma nche dei pellegrini presenti a Medjugorje si sono messi in fila per entrare nella casa di Vicka a Bijakovici.

 

Qui sotto due foto delle migliori scattate alla Madonnina

Medju

 

Medju 1

Foto presa dai post di MICHELE VASILJ (dovrebbe essere di MATE VASILJ)

Ed ecco alcune testimonianze raccolte su Facebook

Michele Vasilj (guida di Medjugorje)

“Non sono curioso e non cerco miracoli.. ma sentendo questa info sono andato verso le 22 con la mia moglie li..ma vi posso dire che  mi è piaciuto ed e stato bello che potevo fare una avemaria davanti alla Statua della Madonna di Lourdes tutta illuminata insieme a mia moglie che e incinta e dopodomani deve partorire.. un abbraccio a tutti e non vi stancate pregare....”

Laura Marcazzan Budimir (residente locale di medjugorje)

“Ringraziamo ancora una volta il cielo che un segno viene dato in Erzegovina e non in Italia perché ieri sera tra le persone che erano in fila il 90% erano giovani croati e famiglie croate con i bambini. Che non si chiedevano di spray, vernici... Pregavano, piangevano. E magari dentro si ponevano domande su sé stessi, non sulla statua. È vero quello che succede? Ma chiediamoci di più, quanto sono vero io davanti a Dio e a chi ho a fianco?! Gli accertamenti ci saranno da chi ha il compito di farlo. Io non voglio andare là con coperte, prove sulla luce. Non mi interessa. Guardate Civitavecchia. Cosa deve fare la Madonna per farsi ascoltare, piangere lacrime di sangue?! Io ringrazio per la luce, per il resto devo solo imparare a crescere nella strada della conversione, e pregare, pregare, pregare.”

(ndr: voglio ricordare le prime parole della Gospa ai veggenti che le avevano chiesto perché avesse scelto proprio Medjugorje per apparire; queste le sue parole: «Sono venuta a Medjugorje perché qui ci sono molti buoni credenti. Desidero restare con voi per convertire il maggior numero possibile di persone e ridare la pace a quelli che l'hanno perduta... Pace, pace, pace! Il mondo può essere salvato soltanto tramite la pace, ma il mondo avrà pace soltanto se troverà Dio. Riconciliatevi con Dio e tra di voi! Per fare questo è necessario credere, pregare, digiunare e confessarsi. Dio c'è, ditelo a tutti...».)

“Siamo andati alla casa con sorella e cognato di Vicka alle 19.00 ci siamo messi a pregare nella camera accanto... Le persone hanno cominciato a mettersi in fila con consistenza dalle 19.30... La casa è stata chiusa all'01.30. Marijo il marito di Vicka è venuto verso le 20 con i figli e come tutti è entrato, ha pregato e poi è uscito. L'aiuto per l'organizzazione è stato dato dall'associazione Kralica Mira, volontari di Bijakovici che aiutano anche Mirjana per l'apparizione del 2 del mese...le persone erano tranquille anche se stasera era un numero molto elevato, io ho fatto dei conti ma preferisco aspettare numeri ufficiali dei giornali locali.”

“So Dio sa... Penso che bisogna capire che il segno serve per intensificare la preghiera e arrivare a Gesù, questo vuole la Madonna, che arriviamo a Suo Figlio. E sta provando con tutti i modi... speriamo che le persone comprendano che i segni servono per intensificare la preghiera.”

Da una persona della famiglia di Vicka ieri sera: "Sembra di rivivere i primi giorni di 32 anni fa... Tutti vogliono entrare in casa...sembra quei giorni." Io nell'81 non ero ancora nata. Grazie che ho potuto esserci ora e con il cuore aperto.

Stasera, fate conto entrano 7 persone e stanno 10 secondi dentro... Contate quante al minuto. È così dalle 19.30...la fila arriva dalla casa natale di vicka fino al bar rock un po' prima della croce blu...

Video del portale locale DNEVNIK.HR

martedì 24 settembre 2013

La statua della Madonna nella casa di Vicka brilla nel buio

 

Alle 09:20 del 23 settembre, una statua di quarant’anni fa della Vergine Maria che si trova nella casa di infanzia di veggente Vicka Ivankovic-Mijatovic alla base della Collina delle Apparizioni ha cominciato a brillare nel buio. Come la notizia si è diffusa, una folla di gente del posto ed di pellegrini sono arrivati per entrare nella stanza uno per uno.

Statua della Vergine Maria Madonna brilla incandescente buio Medjugorje visionario veggente veggente Vicka Ivankovic Mijatovic blu casa di Anna Burford

La statua a sinistra nella stanza di infanziadella veggente di Medjugorje, Vicka Ivankovic-Mijatovic, che ha iniziato a diventare incandescente nel buio il Lunedi sera. Foto: Anne Burford

Incandescente nel buio quando con la luce spenta, una vecchia statua della Vergine Maria, che appartiene da 40 anni alla famiglia della veggente Vicka Ivankovic-Mijatovic  è diventata rapidamente il centro di attenzione a Medjugorje Lunedi sera.

"Mamma mia, questa notte intorno 21.20 la statua della Madonna nella casa di nascita di Vicka ha cominciato  ad emanare luce da sola! Come fosforo! La gente veniva da tutte le parti da vedere! Non è possibile scattare foto, il flash non mostra nulla, solo ad occhio nudo si può vedere. Bellissima! " così ha segnalato su Facebook Laura Marcazzan Budimir, una residente di Medjugorje.

Statua della Vergine Maria Madonna brilla incandescente buio Medjugorje visionario veggente veggente Vicka Ivankovic Mijatovic blu casa laura 3

Le persone in attesa al di fuori della vecchia casa di Vicka per vedere la statua incandescente. Foto: Laura Marcazzan Budimir

Per verificare di persona, centinaia di abitanti del luogo e di pellegrini si sono messi in fila nel cortile di Vicka e per strada, allo scopo di salire le scale fino al primo piano della casa in piccoli gruppi.

"Centinaia e centinaia di pellegrini sono venuti, e alcuni sono in attesa da due ore per vederla”

incandescente Statua della Vergine Maria Madonna Madonna, casa, casa di Medjugorje visionario veggente veggente Vicka Ivankovic Mijatovic 23 settembre settembre 2013

La statua fotografata a mezzanotte, senza torcia. Foto: Valentin Ivankovic

Dopo i vani tentativi per riprendere le foto della statua con una torcia accesa, il bagliore stava scomparendo e guardando la statua tutto era tornato normale: a mezzanotte tuttavia un residente a Medjugorje,Valentin Ivankovic, è riuscito a riprendere la luminescenza, scattando la foto a sinistra senza usare il flash.

"Ma ho visto molto di più. Era tutta brillante! " racconta Laura Marcazzan Budimir a Medjugorje Today

Una residente di 'origine italiana ci ha informa ti inoltre che Vicka ha visto la statua incandescente nella sua stanza.

"Vicka ha detto che era felice di aver visto la luce e di inginocchiarsi per pregare davanti alla statua" ha detto Laura Marcazzan Budimir.

Gli spettatori sono rimasti colpiti e quasi senza parole dopo aver visto la statua:

"E 'qualcosa che non si può descrivere, davvero. Quando la vedi, sai, si rimane senza parole. E’ un calore intorno al cuore, non lo so, è qualcosa di veramente indescrivibile. E’ un’esperienza da vivere  davvero” ha raccontato uno spettatore senza nome al portale di notizie croato Dnevnik.

Statua della Vergine Maria Madonna brilla incandescente buio Medjugorje visionario veggente veggente Vicka Ivankovic Mijatovic blu casa laura2

Persone in attesa di vedere la statua, la sera del 23 settembre. Foto: Laura Marcazzan Budimir

"All'inizio mi sentivo strano, perché era una cosa insolita, per non dire paranormale. Queste cose non si possono vedere tutti i giorni, e questo potrebbe essere preso come la corona di tutti i miracoli che hanno avuto luogo finora, come guarigioni. Questa è un'esperienza indimenticabile, davvero.Chiunque dovrebbe venire e vedere se è possibile - naturalmente, se dura " racconta un giovane locale al portale Dnevnik.

"Considero questo come ulteriore prova che la gente dovrebbe tornare indietro e iniziare a credere in Dio, e anche Medjugorje", ha detto.

24 set incandescente statua locali Medjugorje visionario veggente veggente Vicka ivakovic Mijatovic

Pellegrini in preghiera davanti alla  statua il mattino del 24 settembre. La casa di Vicka è stata chiusa solo alle 3 del mattino. Foto: Laura Marcazzan Budimir

Laura Marcazzan Budimir è della stessa opinione:

"Questo segno è per i parrocchiani, di sicuro! I parrocchiani di Bijakovici (dove si trova la casa, ndr.), in particolare. Perché lì  in quella casa? E perché ora e non uno mese fa? In questo momento, ci sono solo alcuni pellegrini! " ha detto  a Medjugorje Today.

"Una settimana fa, un parrocchiano di Bijakovici ha detto:" Dobbiamo andare a pregare insieme, come 30 anni fa ". Beh, questo segno è la risposta. Ed è un invito particolare per i parrocchiani di Bijakovici. Proprio nel cuore di Bijakovici. Queste parole sono state dette alla madre di Vicka, profetizzando che qualcosa sarebbe accaduto dopo la vendemmia, e la vendemmia è conclusa pochi giorni fa " racconta Laura Marcazzan Budimir per il sito italiano Guarda con me.

"La scorsa notte, l’80 per cento delle persone che hanno visto questo erano croati della zona di Medjugorje. Tutti giovani! Questo è importante, i giovani e le famiglie ci sono ora. Ora tutti sono in attesa per questa sera ", dice a Medjugorje Today.

 

Pellegrini nella stanza di Vicka, e al di fuori di attesa in strada
Fotografia: Dnevnik TV

Persone in attesa di vedere la statua incandescente il 23 settembre
Fotografia: Medjugorje Info

Fonte: Medjugorje Today (libera traduzione dell’articolo inglese)

 

V7

Stamattina sotto croce blu ore 7.29
FOTO : Mateo Ivanković

 

V8

Stamattina tutto nella normalità. Tanti che entrano per vedere ma la statua è tornata normale... Stanotte alle 3 circa hanno chiuso la casa dopo che le persone sono diminuite... Gira una specie di foto ma non rende niente perché è stata fatta quando la luminosità stava per diminuire... Quando l'abbiamo vista era proprio fosforescente tutta, delicata ma ben visibile! Tutti aspettano stasera (Facebook: Laura Marcazzan Budimir)

sabato 21 settembre 2013

25 settembre 2013: Veglia di Preghiera in attesa del Messaggio Mensile da Medjugorje nella chiese del SS. Salvatore


02 Bologna, Chiesa di San Salvatore
      
Mercoledì sera 25 settembre 2013, come ogni mese, in unione a tutti i gruppi di preghiera nello spirito di Medjugorje, di Bologna e tutta l'Italia in attesa del Messaggio da Medjugorje, veglia di preghiera aperta a tutti alle ore 20,45 nella Chiesa del SS. Salvatore largo Cesare Battisti Bologna, con Adorazione del Santissimo Sacramento e recita del Santo Rosario con la presenza e guida del sacerdote P. Roberto Viglino

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Con l’occasione ricordo anche l’altro appuntamento mensile del Gruppo di Preghiera Regina della Pace:
  • Sabato 28 settembre 2013: consueto pellegrinaggio mensile al Santuario della Madonna di S. Luca con partenza dal Meloncello alle ore 08:10: preghiera delle prime tre parti del S. Rosario salendo a piedi al Santuario, S. Messa alle ore 09:30 e quindi discesa pregando l’ultima parte del S. Rosario
sanluca2


Il Gruppo di preghiera "Regina della Pace" si riunisce tutti i Giovedì sera nella Chiesina di Padre Marella in Via del Lavoro, 13 - Bologna alle ore 20:30:preghiamo il S. Rosario, facciamo la Consacrazione, celebriamo la S. Messa e facciamo l'Adorazione del SS. Sacramento.

Video/Audio Il Figliol Prodigo

 

 

Figliol prodigo

Lasciai un giorno il mio pastore,
avevo soldi e tanti sogni da comprare.
Ed una sera il cuore mio ha chiesto amore,
ed ho scoperto che l'amore non si vende.
Così, ho corso forte per la via
e nell'affanno son caduto ed ho
gridato al mondo intero che cercavo amore
ma l'amore non c'è e stanco e solo son rimasto qui.

RIT: Ti prego abbracciami Gesù
c'è troppo freddo senza te
e in questo mondo di tempesta
puoi salvarmi solo tu,
riscaldami Gesù.
Ti prego abbracciami Gesù
io non ti lascerò mai più,
e nella barca della vita
adesso ci sei tu
se il vento soffia così forte
lascio che mi guidi tu
e come posso naufragare,
se al timone ci sei tu.


Lasciai un giorno il mio pastore,
avevo soldi e tanti sogni da comprare.
Ed una sera il cuore mio ha chiesto amore,
ed ho scoperto che l'amore non si vende.
Gesù io son venuto qui da te
perché c'è un grande vuoto dentro di me
Io come il figlio prodigo
volevo far tutto da solo
ma poi ho perso tutto quanto
e a mani vuote torno a te
Gesù, accettami così. RIT.

giovedì 19 settembre 2013

L'APPARIZIONE ED IL MESSAGGIO DI LA SALETTE: LE LACRIME DELLA MAMMA CELESTE...

clip_image001Carissimi, oggi festeggiamo  l'apparizione approvata di La Salette (Francia), avvenuta il 19 settembre 1846.
Riflettiamo insieme sul messaggio ancora attuale che la Mamma Celeste ci ha voluto donare in quell'occasione.

Una bella Signora appare a Melania e Massimino, due ragazzini di 15 e 11 anni che pascolano le mucche su una montagna a 1800 metri d´altezza.

Si tratta di una donna seduta, con i gomiti sulle ginocchia ed il viso nascosto tra le mani: sta piangendo. La bella Signora porta sul suo petto una croce con sopra un Cristo splendente. Ai lati della traversa orizzontale della croce, sono posti gli strumenti della passione: a destra un paio di tenaglie e a sinistra un mar­tello.
La Signora piange a dirotto...e, mentre le lacrime scendono copiose, prende a parlare con quelle parole che sono giunte fino a noi:
"Venite avanti, bambini miei; non abbiate paura; io sono qui per annunziarvi una grande notizia.
Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciar cadere il braccio di mio Figlio; esso è così grave e così pe­sante che non posso più sostenerlo!
Da quanto tempo io soffro per voi! Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, io devo pregarlo continuamente, e voi non ci fate caso.  Voi avrete un bel pregare, un bel fare; mai potrete com­pensarmi della pena che mi sono presa per voi!
Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo, e non me lo si vuole
concedere...
Coloro che conducono i carri non sanno smettere di bestemmiare il nome di Mio Figlio.
Queste sono le due cose che appe­santiscono tanto il braccio di mio Figlio!
Se il raccolto va a male, è soltanto per colpa vostra. Ve l'ho fat­to vedere l'anno scorso con le patate... voi non ci avete fatto caso. Anzi, quando ne trovavate guaste, voi bestemmiavate il nome di Mio Figlio! Esse continueranno a marcire, e quest'anno a Natale non ve ne saranno più!
Se avete del grano, non bisogna seminarlo, perché tutto quello che seminerete sarà mangiato dagli insetti, e quello che verrà cadrà in polvere quando lo batterete. Sopraggiungerà una grande carestia, ma prima che essa venga, i bimbi al di sotto dei sette anni saranno colti da un tremore e morran­no tra le braccia di coloro che li terranno. I grandi invece faranno peni­tenza per la fame. Le uve marciranno e le noci diventeranno cattive.
".

La conversazione tra la Signora e i veggenti prosegue con l´affidamento di un segreto. Quindi la Mamma Celeste continua con una promessa:

"Se invece si convertiranno, le pietre e le rocce si tramuteranno in mucchi di grano e le patate si troveranno seminate da loro stesse!."

Quindi confidenzialmente e maternamente la Vergine dice ai due piccoli:

"Dite bene le vostre preghiere, bambini miei?"

"non molto, Signora..." rispondono.

"Ah! Bambini miei, - riprende la Madonna - bisogna farle bene, sera e mattina. Quando non avrete tempo, dite almeno un Pater e un 'Ave Maria; e, quando lo potete, ditene di più.
A messa non vanno che alcune donne già anziane. Gli altri la­vorano di domenica tutta l'estate e, l'inverno, quando non sanno che fare, non vanno alla messa che per burlarsi della religione. In Quaresima vanno in macelleria come dei cani!
Non avete mai veduto del grano guasto, bambini miei?"

"no, Signora!" rispondono.

Ora la Signora si rivolge a Massimino:

"Ma tu, bimbo mio,  tu ne devi aver ben visto una volta, vicino a Coin, con tuo padre. Il padrone del podere disse a tuo padre: "Ve­nite a vedere il mio grano guasto". Voi ci siete andati tutti e due. Prendeste due o tre spighe di grano nelle vostre mani, le avete stro­finate, e tutto andò in polvere. In seguito voi siete ritornati. Quan­do non eravate più che una mezz' 'ora distanti da Corps, tuo padre ti diede un pezzo di pane, dicendoti: "Prendi, bambino mio, man­gia ancora del pane quest'anno; non so chi ne mangerà l'anno ven­turo, se il grano continua ancora a guastarsi in questo modo".."

"Oh sì, Signora, ora ricordo. Prima non me lo ricordavo più..."

Il colloquio con la Vergine ha termine con un accorato appello:

"Ebbene, bambini miei, voi lo farete sapere a tutto il mio po­polo..."

La Signora passa davanti ai pastorelli, attraversa il pic­colo ruscello, posando i piedi su una pietra che emerge a metà  e, giunta a due o tre metri dall'altro lato, ripete senza voltarsi né fermarsi:  "Su, bambini miei, fate dunque sapere ciò a tutto il mio popolo!"

Detto ciò si eleva da terra e, lentamente si solleva:  è raggiunta dagli sguardi attoniti di Massimino e Melania che vedono la Sua figura dileguarsi e confondersi con la luce di cui è avvolta, quindi scompare anche la luce.

Facciamo attenzione al "costume" con cui Maria si presenta, al luogo geografico da Lei scelto, alla condizione so­ciale dei veggenti, al momento storico dell' apparizione. Tutto ha la sua importanza per comprendere il vero signi­ficato del messaggio di Maria. A La Salette Maria è addolorata per i nostri peccati, fa vedere le sue lacrime e mostra i segni della passione di Gesù Cristo. Esorta a evitare i peccati di omissione e com­missione (santificare la domenica, seguire le norme della Quaresima e non bestemmiare), bene espressi dalle tenaglie e dal martello, strumenti materiali della crocifissione di Gesù. Fa vedere Gesù sulla cro­ce per strapparci il pentimento sincero dei nostri peccati, vera causa della morte di suo Figlio.
La Madre Celeste ci fa notare come il comportamento spirituale delle anime è strettamente legato ai flagelli della natura: carestie e malattie mortali sono le conseguenze dei nostri peccati, mentre la provvidenza di Dio ci aiuta se viviamo santamente: "Se invece si convertiranno, le pietre e le rocce si tramuteranno in mucchi di grano e le patate si troveranno seminate da loro stesse!" "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta" Mt 6,33. Guardiamoci intorno e vedremo anche oggigiorno gli stessi avvertimenti. Come porrre rimedio? La fede e la storia ci dicono che la Vergine Maria ci ha sem­pre avvisati e soccorsi, non ci ha abbandonati mai. Ha uno stile dav­vero materno, che le apparizioni degli ultimi secoli ci hanno ancora una volta dimostrato. Maria è sempre madre di Dio e madre nostra,  avvocata, aiuto dei cristiani e ri­fugio dei peccatori. Ascoltiamola e viviamo cio' che ci chiede: Rosario, Digiuno, Eucarestia, lettura della Bibbia, Confessione.

PREGHIERA:

Ricordati o Nostra Signora di La Salette, delle lacrime che hai versato per noi sul Calvario. Ricordati anche della continua sollecitudine che hai per noi, tuo popolo, affinché nel nome di Cristo Gesù ci lasciamo riconciliare con Dio.
Confortàti dalla tua tenerezza, o Madre, noi Ti supplichiamo, malgrado le nostre infedeltà e ingratitudini.
Accogli le nostre preghiere, o Vergine Riconciliatrice, e converti i nostri cuori al tuo Figlio. Ottienici la grazia di amare Gesù sopra ogni cosa e di consolare anche Te con una vita dedicata alla gloria di Dio e all'amore dei nostri fratelli.   AMEN

Fonte: IdM-Buona giornata!

martedì 17 settembre 2013

Video Catechesi di Suor Emmanuel


Una bellissima catechesi di Suor Emmanuel da seguire … parola per parola!



Dal Libro del Deuteronomio 18, 9-14

[9]Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti, non imparerai a commettere gli abomini delle nazioni che vi abitano. [10]Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l'augurio o la magia; [11]né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, [12]perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te. [13]Tu sarai irreprensibile verso il Signore tuo Dio, [14]perché le nazioni, di cui tu vai ad occupare il paese, ascoltano gli indovini e gli incantatori, ma quanto a te, non così ti ha permesso il Signore tuo Dio.

San Francesco d'Assisi: Impressione delle Stimmate

 

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Il Martirologio Romano al 17 settembre rievoca: “Sul monte della Verna, in Toscana, la commemorazione dell'Impressione delle sacre Stimmate, che, per meravigliosa grazia di Dio, furono impresse nelle mani, nei piedi e nel costato di san Francesco, Fondatore dell'Ordine dei Minori”.
E' un evento straordinario, sino ad allora mai verificatosi, che si compì sul monte della Verna, alla fine dell'estate della prima metà del ‘200.
Nel Martirologio ci sono poche parole, ma i primi biografi del Santo forniscono maggiori dettagli, specialmente S. Bonaventura da Bagnoregio che nella sua “Legenda Major”non manca di riferirne con dovizia anche i particolari.

Francesco, due anni prima di morire (1224), voleva trascorrere nel silenzio e nella solitudine quaranta giorni di digiuno in onore dell'arcangelo S. Michele. Era sua abitudine ritirarsi, come Gesù, in luoghi solitari e romitori per attendere alla meditazione ed all’unione intima con il Signore nella preghiera. Sapeva che ogni apostolato era sterile se non era sostenuto da una crescita spirituale della propria vita interiore.

La Verna era uno di dei luoghi che lo ospitavano e certamente il suo preferito. Già all’epoca di Francesco era un monte selvaggio che s’innalza verso il cielo nella valle del Casentino. La sommità del monte è tagliata per buona parte da una roccia a strapiombo. La leggenda vuole che la fenditura profonda visibile, con enormi blocchi sospesi, si sia generata a seguito del terremoto che succedette alla morte di Gesù sul Golgota.
Il conte Orlando da Chiusi di Casentino, proprietario della zona, nutrendo una grande venerazione per Francesco, volle donargliela. Qui i frati del Poverello costruirono una piccola capanna.

In quello luogo Francesco stava meditando sulla Passione di Gesù quando avvenne l’evento prodigioso. Pregava così: “O Signore mio Gesù Cristo, due grazie ti priego che tu mi faccia, innanzi che io muoia: la prima, che in vita mia io senta nell’anima e nel corpo mio, quanto è possibile, quel dolore che tu, dolce Gesù, sostenesti nella ora della tua acerbissima passione, la seconda si è ch' io senta nel cuore mio, quanto è possibile, quello eccessivo amore del quale tu, Figliuolo di Dio, eri acceso a sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori”.
La sua preghiera fu ascoltata: ricevette sul proprio corpo i segni visibili della Passione di Cristo.

I pastori e gli abitanti dei dintorni riferirono ai frati di aver visto per circa un’ora il monte della Verna incendiato di un vivo fulgore, tanto che temettero si trattasse di un incendio o che si fosse levato il sole prima del solito.

Scriveva S. Bonaventura da Bagnoregio: “Un mattino, all'appressarsi della festa dell'Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell'aria, giunse vicino all'uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l'effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo. A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore. Provava letizia per l'atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l'anima con la spada dolorosa della compassione. Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che l'infermità della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino. Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l'incendio dello spirito” (Leg. Maj., I, 13, 3).

Gesù stesso, nella sua apparizione, chiarì a Francesco il senso di tale prodigio: “Sai tu … quello ch' io t’ho fatto? Io t’ho donato le Stimmate che sono i segnali della mia passione, acciò che tu sia il mio gonfaloniere. E siccome io il dì della morte mia discesi al limbo, e tutte l’anime ch' io vi trovai ne trassi in virtù di queste mie Istimate; e così a te concedo ch' ogni anno, il dì della morte tua, tu vadi al purgatorio, e tutte l’anime de’ tuoi tre Ordini, cioè Minori, Suore e Continenti, ed eziandio degli altri i quali saranno istati a te molto divoti, i quali tu vi troverai, tu ne tragga in virtù delle tue Istimate e menile alla gloria di paradiso, acciò che tu sia a me conforme nella morte, come tu se’ nella vita” (“Delle Sacre Sante Istimate di Santo Francesco e delle loro considerazioni”, III considerazione).

Continuava S. Bonaventura che, scomparendo, la visione lasciò nel cuore del Santo “un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò impressi nella sua carne. Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva osservato nell'immagine dell'uomo crocifisso. Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte ai chiodi; le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Le capocchie nelle mani e nei piedi erano rotonde e nere; le punte, invece, erano allungate, piegate all'indietro e come ribattute, ed uscivano dalla carne stessa, sporgendo sul resto della carne. Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro sangue, imbevendo la tonaca e le mutande” (Leg. Maj., I, 13, 3).

Tommaso da Celano, primo biografo del Santo, nella sua “Vita Prima di S. Francesco d’Assisi”, sosteneva che “era meraviglioso scorgere al centro delle mani e dei piedi (del Poverello d’Assisi), non i fori dei chiodi, ma i chiodi medesimi formati di carne dal color del ferro e il costato imporporato dal sangue. E quelle stimmate di martirio non incutevano timore a nessuno, bensì conferivano decoro e ornamento, come pietruzze nere in un pavimento candido” (II, 113).

Nonostante tutti i racconti, la bolla di canonizzazione di S. Francesco del 19 luglio 1228 “Mira circa nos”, ad appena due anni dopo la morte del Santo, non ne fa alcun cenno.

Gregorio IX, prima di procedere alla canonizzazione di Francesco, sembra che nutrisse dei dubbi riguardo a quel fatto prodigioso.

S. Bonaventura, nel capitolo della sua “Legenda Major” dedicato alla “Potenza miracolosa della Stimmate” del Poverello, scriveva che “Papa Gregorio IX, di felice memoria, al quale il Santo aveva profetizzato l’elezione alla cattedra di Pietro, nutriva in cuore, prima di canonizzare l’alfiere della croce (cioè S. Francesco), dei dubbi sulla ferita del costato. Ebbene, una notte, come lo stesso glorioso presule raccontava tra le lacrime, gli apparve in sogno il beato Francesco che, con volto piuttosto severo, lo rimproverò per quelle esitazioni e, alzando bene il braccio destro, scoprì la ferita e gli chiese una fiala, per raccogliere il sangue zampillante che fluiva dal costato. Il sommo Pontefice, in visione, porse la fiala richiesta e la vide riempirsi fino all'orlo di sangue vivo. Da allora egli si infiammò di grandissima devozione e ferventissimo zelo per quel sacro miracolo, al punto da non riuscire a sopportare che qualcuno osasse, nella sua superbia e presunzione, misconoscere la realtà dei quei segni fulgentissimi, senza rimproverarlo duramente” (Leg. Maj., II, 1, 2).

La Chiesa, dopo maturo giudizio, con nove bolle pontificie (di Gregorio IX, di Alessandro IV e di Niccolò III), tra il 1237 ed il 1291, difese la realtà delle stigmate di Francesco.
S. Francesco di Sales, nel suo “Trattato dell'amor di Dio” del 1616, metteva in relazione le stigmate del Santo d'Assisi con l'amore di compassione verso il Cristo crocifisso, affermando che quest’ultimo trasformò l’anima del Poverello in un “secondo crocifisso”.

S. Giovanni della Croce aggiungeva che le stigmate sono la manifestazione, la conseguenza della ferita d'amore e che per renderle visibili occorresse un intervento soprannaturale.
La Chiesa riconobbe la straordinarietà del fenomeno verificatosi nel 1224, quale segno privilegiato concesso da Cristo al suo umile servo di Assisi, anche da un punto di vista liturgico, inserendo la ricorrenza nel calendario.

Papa Benedetto XI Boccasini da Treviso concesse all’Ordine Francescano ed all’intero Orbe cattolico di celebrarne annualmente il ricordo il 17 settembre.

liberamente tratto da: www.santiebeati.it (Autore: Francesco Patruno

lunedì 16 settembre 2013

Video Vicka: Apparizione nell'incontro di preghiera di Corridonia (Mc) dell' 1 Settembre

 

Video della testimonianza di Vicka e del momento della Apparizione nell'incontro di preghiera di Corridonia (Mc) dell' 1 Settembre. Se volete vedere il momento Apparizione dovete andare al minuto 18:00 direttamente, ma vi consiglio di ascoltare anche la sua testimonianza sempre vivace e toccante dopo oltre 32 anni dalle prime Apparizioni.


grazie a Vittorio della segnalazione

sabato 14 settembre 2013

La parabola dei due fratelli (il figlio prodigo e il figlio rimasto a casa) e del padre buono (Lc 15,11-32)

Il figlio prodigo di Rembrandt

Dal Vangelo di Luca

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

 

Il figliol prodigo di Murillo

 

La parabola dei due fratelli (il figlio prodigo e il figlio rimasto a casa) e del padre buono (Lc 15,11-32)


Questa, che è forse la più bella parabola di Gesù, è conosciuta con il nome di «parabola del figlio prodigo»; infatti, la figura del figlio prodigo è tratteggiata in modo così efficace e la sua sorte nel bene e nel male ci tocca talmente il cuore che non può non apparire il vero centro del racconto. La parabola, tuttavia, ha in realtà tre protagonisti. Joachim Jeremias e altri hanno proposto di chiamarla meglio «parabola del padre buono» — questi, difatti, sarebbe il vero centro del testo.

Pierre Grelot, invece, ha richiamato l’attenzione sulla figura del secondo fratello come elemento veramente essenziale ed è quindi dell’opinione — a mio avviso a ragione — che la denominazione più appropriata sarebbe «parabola dei due fratelli». Questo risulta anzitutto già dalla situazione a cui la parabola risponde e che Luca presenta così (15,ls): «Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”». Qui incontriamo due gruppi, due «fratelli»: pubblicani e peccatori; farisei e dottori della Legge. Gesù risponde loro con tre parabole: la prima è quella delle 99 pecore rimaste a casa e di quella perduta, poi vi è quella della dramma perduta. Quindi inizia di nuovo e dice: «Un uomo aveva due figli» (15,11). Si tratta dunque di tutti e due.

Il Signore riprende in questo modo una tradizione che risale molto indietro: la tematica dei due fratelli attraversa tutto l’Antico Testamento, partendo da Caino e Abele, passando per Ismaele e Isacco, fino a Esaù e Giacobbe e si rispecchia in modo diverso ancora una volta nel comportamento degli undici figli di Giacobbe nei confronti di Giuseppe. Nella storia delle elezioni domina una sorprendente dialettica tra i due fratelli, una dialettica che nell’Antico Testamento resta come una domanda aperta. Gesù ha ripreso questa tematica in una nuova ora dell’agire storico di Dio e le ha dato un nuovo indirizzo. Nel Vangelo di Matteo si trova un testo sui due fratelli che presenta delle analogie con la nostra parabola: l’uno dichiara di voler fare la volontà del padre, ma non la compie; l’altro dice di no alla volontà del padre, ma in seguito si pente e fa poi quello che gli era stato chiesto (cfr. Mt 2 1,28-32). Anche qui si tratta del rapporto tra peccatori e farisei; anche qui il testo è ultimamente un invito a un nuovo sì a Dio che chiama.

Ma cerchiamo ora di seguire passo passo la parabola. C’è anzitutto la figura del figlio prodigo, ma già subito all’inizio vediamo anche la magnanimità del padre. Egli asseconda il desiderio del figlio più giovane di avere la sua parte del patrimonio e divide l’eredità. Concede libertà. Può ben immaginare che cosa farà il figlio più giovane, ma lo lascia andare per la sua strada.

Il figlio parte «per un paese lontano». I Padri hanno visto in questo soprattutto il discostarsi interiormente dal mondo del padre — dal mondo di Dio —, l’intima rottura della relazione, la grandezza dell’allontanamento da ciò che è proprio e da ciò che è autentico. Il figlio dilapida le sue sostanze. Vuole semplicemente godere. Vuole sfruttare la vita fino all’estremo, avere quella che ritiene la «vita in pienezza». Non vuole più sottostare ad alcun comandamento, ad alcuna autorità: cerca la libertà radicale; vuole vivere solo per se stesso, non sottoposto ad alcun’altra esigenza. Si gode la vita; si sente pienamente autonomo.

E difficile per noi vedere in ciò proprio lo spirito della moderna ribellione contro Dio e la Legge di Dio? L’abbandono di tutto ciò che finora era il fondamento portante, e la scelta di una libertà senza confini? La parola greca usata nella parabola per indicare il patrimonio sperperato ha nel linguaggio dei filosofi greci il significato di «sostanza», di natura Il figlio prodigo sperpera la sua natura, se stesso.

Alla fine è tutto consumato. Colui che è stato completamente libero ora diventa veramente servo un guardiano di porci che sarebbe felice di ricevere per cibo il mangime dei porci. L’uomo che intende la libertà come puro arbitrio di fare quello che si vuole e andare dove si vuole vive nella menzogna, perché, secondo la sua stessa natura, egli è parte di una reciprocità, la sua libertà è una libertà da dividere con gli altri; la sua stessa natura porta in sé disciplina e norma; identificarsi intimamente con queste, ecco la libertà. Così una falsa autonomia porta alla schiavitù: la storia nel frattempo ce l’ha mostrato in modo fin troppo evidente. Per gli ebrei il maiale è un animale impuro — il guardiano di porci è dunque l’espressione dell’estrema alienazione e dell’estremo immiserimento dell’uomo. L’uomo totalmente libero è diventato un misero schiavo.

A questo punto avviene la «svolta». Il figlio prodigo comprende di essere perduto. Comprende che a casa sua era un uomo libero e che i servi di suo padre sono più liberi di lui, che si era creduto totalmente libero. «Rientrò in se stesso» dice qui il Vangelo (15,17). E anche questa espressione, come è accaduto con quella del paese lontano, rimette in movimento la riflessione filosofica dei Padri: vivendo lontano da casa, lontano dalle sue origini — essi dicono — quest’uomo si era allontanato anche da se stesso. Viveva lontano dalla verità della sua esistenza.

Il suo ritorno, la sua «conversione», consiste nel fatto che di questo si rende conto, che si riconosce alienato, prende coscienza di esser andato veramente «in un paese estraneo» e che ora ritorna verso di sé. In se stesso, però, trova l’indicazione della via verso il padre, verso la libertà di «figlio». Le parole che si prepara per il ritorno ci permettono di conoscere la portata del pellegrinaggio interiore che egli ora compie. Sono espressione di un’esistenza in cammino, un’esistenza che attraverso tutti i deserti — ora ritorna «a casa», a se stesso e al padre. Egli è in viaggio verso la verità della sua esistenza e quindi «verso casa». Con questa interpretazione «esistenziale» del ritorno a casa i Padri ci spiegano contemporaneamente che cosa significhi «conversione», quali sofferenze e purificazioni interiori comprenda, e possiamo dire tranquillamente che con ciò hanno capito nel modo giusto l’essenza della parabola e ci aiutano a riconoscerne l’attualità.

Il padre vede il figlio «quando è ancora lontano» e gli va incontro. Ascolta la confessione del figlio e vede in essa il cammino interiore da lui percorso, vede che ha trovato la strada verso la vera libertà. Così non lo lascia neppure finire di parlare, lo abbraccia, lo bacia e fa preparare per lui un grande gioioso banchetto. E gioia perché il figlio che, già quando aveva abbandonato la casa paterna con le proprie sostanze, «era morto» e ora è tornato in vita, è risuscitato; «era perduto ed è stato ritrovato» (15,32).

I Padri della Chiesa hanno messo tutto il loro amore nell’interpretazione di questa scena. Il figlio perduto diventa per loro l’immagine dell’uomo in generale, l’«Adamo» che siamo tutti noi — quell’Adamo a cui Dio ora è andato incontro e lo ha accolto di nuovo nella sua casa. Nella parabola il padre dà ordine ai servitori di portare in fretta «il vestito primo». Per i Padri questo «vestito primo» è un’allusione all’abito perduto della grazia, con cui all’origine era rivestito l’uomo e che poi ha perso con il peccato. Ora questo «vestito primo» gli viene di nuovo donato — il vestito del figlio. Nella festa che viene preparata essi vedono un’immagine della festa della fede, l’Eucaristia festiva, nella quale si anticipa il banchetto eterno. Letteralmente secondo il testo greco, il fratello maggiore, quando torna a casa, sente «sinfonia e cori» — per i Padri di nuovo un’immagine della sinfonia della fede, che fa dell’essere cristiani una gioia e una festa.

Ma l’essenziale del testo ora non è senz’altro in questi dettagli: l’essenziale ora è senza dubbio la figura del padre. E comprensibile? Può ed è lecito a un padre agire così? Pierre Grelot ha fatto notare che Gesù si esprime qui veramente sulla base dell’Antico Testamento: l’immagine originale di questa visione di Dio Padre si trova in Osea (cfr. 11,1-9). Lì si parla prima dell’elezione di Israele e del suo tradimento: «Più li chiamavo, più si allontanavano da me; immolavano vittime ai Baal, agli idoli bruciavano incensi» (11,2). Ma Dio vede anche come questo popolo è smembrato, come la spada fa strage nelle sue città (cfr. 11,6). E ora gli accade esattamente quello che viene descritto nella nostra parabola: «Come potrei abbandonarti, Efraim, come consegnarti ad altri, Israele? [...] Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all’ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Efraim, perché sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a te...» (11,8ss). Poiché Dio è Dio, il Santo, agisce come nessun uomo potrebbe agire. Dio ha un cuore e questo cuore si rivolta per così dire contro se stesso. Incontriamo di nuovo qui, nel profeta come nel Vangelo, la parola sulla «compassione», espressa con l’immagine del grembo materno. Il cuore di Dio trasforma l’ira e muta la pena in perdono. A questo punto, per il cristiano sorge la domanda: dov’è qui il posto di Gesù Cristo? Nella parabola compare solo il Padre. E forse assente la cristologia in questa parabola? Agostino ha cercato di introdurre la cristologia, dove si dice che il padre abbracciò il figlio (cfr. 1,2O). «Il braccio del Padre è il Figlio», dice. E avrebbe potuto riferirsi a Ireneo, il quale definì il Figlio e lo Spirito come le due mani del Padre. «Il braccio del Padre è il Figlio» — quando ci posa questo braccio sulle spalle come «il suo dolce giogo», allora non è affatto un peso di cui ci carica, ma un gesto di amorosa accettazione. Il «giogo» di questo braccio non è un peso che dobbiamo sostenere, bensì un dono dell’amore che ci sostiene e fa di noi stessi dei figli. E un’interpretazione molto suggestiva, ma si tratta appunto di «allegoria», che va evidentemente oltre il testo.

Grelot ha trovato un’interpretazione che è conforme al testo e va ancora più a fondo. Fa notare che Gesù con questa parabola, come con quelle precedenti, giustifica la propria bontà nei confronti dei peccatori, la sua accoglienza dei peccatori con il comportamento del padre nella parabola. Con questo atteggiamento Gesù «diventa rivelazione vivente di Colui che egli chiamava suo Padre». Lo sguardo al contesto storico della parabola delinea quindi da sé una «cristologia implicita». «La sua passione e la sua risurrezione hanno accentuato questo aspetto delle cose: in che modo Dio ha manifestato il suo amore misericordioso verso i peccatori? Perché, “mentre noi eravamo ancora peccatori è morto per noi” (Rm 5,8) [...] Gesù non può in nessun modo entrare nel quadro narrativo della sua parabola, perché vive identificandosi con il Padre celeste, ricalcando il suo atteggiamento su quello del Padre. Ora, il Cristo risorto resta ugualmente, in questo punto, nella stessa situazione di Gesù di Nazaret durante il suo ministero» (p. 228s). Di fatto Gesù giustifica, in questa parabola, il suo comportamento riconducendolo a quello del Padre, identificandolo con Lui. Così, proprio attraverso la figura del padre, Cristo si trova al centro della parabola come attuazione concreta dell’agire paterno.

Ed ecco comparire il fratello maggiore. Torna a casa dal lavoro nei campi, sente che si fa festa, ne apprende il motivo e s’adira. Semplicemente non riesce a trovare giusto che a questo buono a nulla, che ha divorato tutte le sue sostanze — i beni del padre — con le prostitute, ora venga immediatamente regalata una festa splendida senza che venga messo alla prova, senza un periodo di penitenza. Ciò contraddice il suo senso della giustizia: una vita di lavoro, la sua, appare priva d’importanza di fronte al sudicio passato dell’altro. Dentro di lui monta l’amarezza: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando» dice al padre «e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici» (15,29). Anche a lui è andato incontro il padre, e ora gli parla con benevolenza. Il fratello maggiore non sa nulla dei mutamenti e dei percorsi interiori dell’altro, della strada che l’ha portato tanto lontano, della sua caduta e del suo ritrovamento. Vede solo l’ingiustizia. E qui si evidenzia forse che, di nascosto, anche lui ha sognato una libertà senza limiti, che nella sua obbedienza ha accumulato
nell’intimo amarezza e non sa della grazia dell’essere a casa, della vera libertà che egli ha in quanto figlio. «Figlio, tu sei sempre con me» gli dice il padre «e tutto ciò che è mio è tuo» (1.5,31). Gli spiega in questo modo la grandezza dell’essere figlio. Sono le stesse parole con cui Gesù, nella preghiera sacerdotale, descrive il suo rapporto con il Padre: «Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie» (Gv 17,10).
La parabola s’interrompe qui; non ci dice nulla della reazione del fratello maggiore. Né poteva essere altrimenti, perché a questo punto la parabola passa immediatamente alla realtà: con queste parole del padre, Gesù parla al cuore dei farisei e degli scribi che mormoravano, che si indignavano della bontà di Gesù nei confronti dei peccatori (cfr. 15,2). Ora diventa perfettamente chiaro che Gesù identifica la sua bontà verso i peccatori con la bontà del padre nella parabola e che tutte le parole messe sulla bocca del padre le dice Lui stesso alle persone pie. La parabola non racconta qualcosa di lontano, ma tratta di ciò che accade qui e adesso per mezzo di Lui. Cerca di conquistare il cuore dei suoi avversari. Li prega di entrare e di partecipare alla gioia in quest’ora del ritorno a casa e della riconciliazione. Queste parole restano nel Vangelo come un invito implorante. Paolo riprende questo invito implorante, quando scrive: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio!» (2 Cor5,20).

La parabola, pertanto, da un lato si colloca molto realisticamente nel punto della storia in cui Gesù l’ha raccontata; ma allo stesso tempo trascende il momento storico, poiché l’invito supplichevole di Dio continua. Ma a chi è diretta adesso? Molto in generale i Padri hanno riferito il tema dei due fratelli al rapporto tra ebrei e pagani. Per loro non è stato difficile riconoscere nel figlio dissoluto, che si era allontanato da Dio e da se stesso, il mondo del paganesimo, al quale Gesù ha aperto la porta verso la comunione con Dio nella grazia e per il quale celebra ora la festa del suo amore. Così non era neppure difficile riconoscere nel fratello rimasto a casa il popolo d’Israele che a ragione poteva dire di sé: «Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando». Proprio nella fedeltà alla Torah si manifesta la fedeltà di Israele e anche la sua immagine di Dio.
Questa applicazione agli ebrei non è ingiustificata, se la si lascia così come l’abbiamo trovata nel testo: come il delicato tentativo di Dio di persuadere Israele, un tentativo che sta completamente nelle mani di Dio. Rileviamo infatti doverosamente che il padre della parabola non solo non contesta la fedeltà del figlio maggiore, ma conferma espressamente la sua figliolanza: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo». L’interpretazione sarebbe invece errata, se la si volesse trasformare in una condanna degli ebrei, cosa di cui nel testo non si parla affatto.

Se quindi è lecito considerare l’applicazione della parabola dei due fratelli a Israele e ai pagani come una dimensione implicita al testo, restano comunque ancora altre dimensioni. In Gesù il discorso sul fratello maggiore, appunto, non ha semplicemente di mira Israele (anche i peccatori che si recavano da Lui erano ebrei), ma il pericolo specifico dei pii, di coloro che con Dio sono in regola, «en règle», come si esprime Grelot (p. 229) mettendo in risalto la breve frase: «Non ho mai trasgredito un tuo comando». Per loro, Dio è soprattutto Legge; si vedono in rapporto giuridico con Dio e sotto questo aspetto sono alla pari con Lui. Ma Dio è più grande: devono convertirsi dal Dio- Legge al Dio più grande, al Dio dell’amore. Allora non abbandoneranno la loro obbedienza, ma essa verrà da fonti più profonde e perciò sarà più grande, più sincera e pura, ma soprattutto anche più umile.

Aggiungiamo, come ulteriore punto di vista, una cosa già accennata prima: nell’amarezza di fronte alla bontà di Dio si manifesta un’amarezza interiore per l’obbedienza prestata, che denuncia i limiti di tale obbedienza: dentro di sé, in fondo, avrebbero gradito anch’essi di andarsene verso la grande libertà. C’è un’invidia nascosta per quello che l’altro ha potuto permettersi. Non hanno percorso il cammino che ha purificato il fratello più giovane e gli ha fatto conoscere che cosa significa la libertà, che cosa significa essere figlio. Gestiscono la loro libertà, in definitiva, come una schiavitù e non sono maturi fino al vero essere di figli. Anche loro hanno ancora bisogno di un cammino; possono trovano se semplicemente danno ragione a Dio, accettando la sua festa come fosse anche la loro. In questo modo, con la parabola il Padre attraverso Cristo parla a noi che siamo rimasti a casa, perché anche noi ci convertiamo per davvero e gioiamo della nostra fede.

Fonte: dal Gesù di Nazaret – Benedetto XVI

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Il ritorno del figliol prodigo di Tissot

Santa Messa sul Križevac per la Festa dell’Esaltazione della Croce di Cristo

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La croce sul Krizevac imbiancata per la festa di domani

La Festa dell’Esaltazione della Croce di Cristo, nella parrocchia di Medjugorje, viene tradizionalmente celebrata la prima Domenica dopo la Festa della Natività della Beata Vergine Maria. Quest’anno pertanto l’Esaltazione della Croce a Medjugorje sarà celebrata Domenica 15 Settembre. La Santa Messa solenne sul Križevac sarà alle ore 11:00. Tutti coloro che non sono in grado di salire sul Križevac potranno partecipare ad una delle Sante Messe in lingua croata, che verranno celebrate in chiesa parrocchiale alle ore 6:00, 7:00, 8:00, 12:00 e 19:00. La croce del Križevac è stata eretta nel 1933, anno giubilare della morte del Redentore sulla Croce e, fino al 1981, quel monte è stato un luogo di preghiera per i parrocchiani ed i fedeli dei luoghi circostanti. Dopo l’inizio delle apparizioni della Madonna il 24 giugno 1981, il Križevac è divenuto un luogo di preghiera per i pellegrini di tutto il mondo

Fonte: Parrocchia di S. Giacomo a Medjugorje

giovedì 12 settembre 2013

12 settembre : Santissimo Nome di Maria

Inno

«Vergine madre, figlia del tuo Figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'eterno consiglio,

tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l'amore
per lo cui caldo ne l'eterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se' a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se' di speranza fontana vivace.

Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz'ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate».

Dalle «Omelie in lode della Vergine Madre» di san Bernardo, abate.

In ogni circostanza pensa a Maria e invocala

«E il nome della Vergine era Maria» (Lc 1,27), dice l’Evangelista. Facciamo qualche riflessione anche su questo nome, che significa, a quanto dicono, «stella del mare», e che conviene sommamente alla Vergine Madre. Ella infatti viene paragonata con molta ragione a una stella: come questa emette il suo raggio senza corrompersi, così la Vergine partorisce il Figlio senza subire lesione. Il raggio non diminuisce lo splendore della stella, né il Figlio l’integrità della Vergine. Ella è dunque quella nobile stella uscita da Giacobbe (cfr. Nm 24, 17), il cui raggio illumina l’universo intero, il cui splendore rifulge nei cieli, penetra negli inferi, percorre le terre e, riscaldando più le menti che i corpi, favorisce lo sbocciare delle virtù e brucia i vizi. Sì, è lei quella fulgida e singolare stella che doveva innalzarsi sopra questo mare spazioso e vasto (cfr. Sal 103, 25), brillante per i suoi meriti, luminosa con i suoi esempi.
O tu che, nelle fluttuazioni di questo mondo, ti accorgi di essere sbattuto dalle burrasche e dalle tempeste piuttosto che di camminare sulla terra ferma, non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella, se non vuoi essere sommerso dalle tempeste! Se si levano i venti delle tentazioni, se ti imbatti negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria. Se sei sballottato dalle onde della superbia, dell’ambizione, della calunnia, della gelosia, guarda la stella, invoca Maria. Se l’ira o l’amore al denaro o i piaceri illeciti della carne scuotono la navicella del tuo cuore, guarda a Maria. Se, sconvolto dall’enormità dei tuoi peccati, turbato dalla sporcizia della tua coscienza, atterrito dalla paura del giudizio, cominci a precipitare nel baratro della tristezza, nell’abisso della disperazione, pensa a Maria.
Nei pericoli, nelle angosce, nei dubbi, pensa a Maria, invoca Maria. Che ella non si allontani mai dalla tua bocca, non si allontani mai dal tuo cuore, e, per ottenere il soccorso della sua preghiera, segui l’esempio della sua vita. Seguendo lei non devierai, pregando lei non ti scoraggerai, pensando a lei non sbaglierai; se lei ti tiene per mano non cadi, se lei ti protegge non temi, se lei ti fa da guida non ti affatichi, se lei ti è favorevole arrivi al porto. Così in te stesso sperimenterai quanto è giusta questa parola: «E il nome della Vergine era Maria».

lunedì 9 settembre 2013

Commento di Padre Livio al Messaggio a Mirjana del 2 settembre 2013

"Cari figli, vi amo tutti quanti, tutti voi, tutti i miei figli, siete tutti nel mio Cuore, tutti voi avete il mio amore materno e tutti quanti desidero condurvi affinché conosciate la gioia di Dio. Per questo vi invito: ho bisogno di apostoli umili che, con cuore aperto, accettino la Parola di Dio e aiutino gli altri affinché, con la Parola di Dio, comprendano il senso della loro vita. Per poter far questo, figli miei, dovete, attraverso la preghiera ed il digiuno, ascoltare col cuore e imparare a sottomettervi. Dovete imparare a rifiutare tutto quello che vi allontana dalla Parola di Dio e anelare solo a ciò che vi avvicina. Non abbiate paura, io sono qui. Non siete soli. Prego lo Spirito Santo affinché vi rinnovi, affinché vi fortifichi. Prego lo Spirito Santo, affinché aiutando gli altri, possiate guarire voi stessi. Prego affinché, per mezzo Suo, diventiate figli di Dio e miei apostoli".

La Madonna, poi, con grande preoccupazione ha detto:

"Per Gesù, per mio Figlio, amate coloro che Lui ha chiamato e anelate alla benedizione di quelle mani che solo Lui ha consacrato. Non permettete che il male regni. Nuovamente vi invito: solo con i miei pastori il mio Cuore trionferà. Non permettete al male che vi separi dai vostri pastori. Vi ringrazio!"

Commento di Padre Livio al messaggio del 2 settembre 2013

Un messaggio estremamente impegnativo, ricco di spunti spirituali. Basterebbe prenderne uno per poi viverlo, per fare un bel passo avanti. Per maggio comprensione, dividiamo il messaggio in quattro parti.

Nella prima parte la Madonna ci assicura il Suo amore materno, dicendo che tutti siamo nel suo Cuore, tutti siamo suoi figli, nessuno si deve sentire escluso, perché Lei vuole portare tutti alla conoscenza della gioia di Dio. Quello che colpisce è come la Madonna sottolinea che nessuno è escluso, dice: “vi amo tutti quanti”, poi ripete “tutti voi”, “tutti i miei figli”, “siete tutti nel mio cuore”, poi dice: “tutti voi avete il mio amore materno e tutti quanti desidero condurvi affinché conosciate la gioia di Dio”.

Per ben sei volte c’è la parola tutti, in tre righe. Perché? Perché Lei sa che c'è qualcuno che quasi quasi si sente escluso, come dire: io sono un povero peccatore, Dio non pensa a me, io sono dimenticato da Dio, Dio non ha pietà di me, Dio non mi ascolta, Dio non sa neanche se ci sono! La Madonna ci ama tutti uno per uno, siamo tutti Suoi figli, nessuno escluso. Tutti siamo nel suo Cuore e Lei vuole condurci tutti allaconoscenza della gioia di Dio. Mai la Madonna aveva ripetuto così tante volte l'espressione tutti, per dire nessuno escluso.

Seconda parte: allora per conoscere la gioia di Dio, cosa dobbiamo fare? Per conoscere la gioia di Dio, dobbiamo accogliere l'invito della Madonna che ci dice che noi dobbiamoaccettare la Parola di Dio”.

Sono le parole della fede, le parole del Vangelo, ma anche quelle parole personalissime, le emozioni dello Spirito Santo, le emozioni del cuore, le illuminazioni, la coscienza, gli insegnamenti della Chiesa. La Madonna dice: “voi dovete accogliere la Parola di Dio con cuore aperto”, aprire il cuore per accogliere quello che Dio vi chiede.

Accogliere la Sua parola, accettarla, farla propria, acconsentire a questa Parola, in modo tale che noi, facendo nostra la Parola, diventiamo degli apostoli umili, perché non è la nostra parola che portiamo, ma è quella di Dio, e, dopo aver illuminato la nostra vita, questa Parola illumini la vita degli altri. Quindi, la Madonna vuole condurci alla gioia di Dio, per questo ci invita ad aprire il cuore alla Parola di Dio, agli inviti di Dio, ai sussurri di Dio e in questo modo noi stessi essere illuminati da questa parola, santificati da questa parola, fortificati da questa parola e diventiamo così apostoli umili che insegnano agli altri, soprattutto con l'esempio della nostra vita, come questa Parola risponde agli interrogativi che tutti si pongono nei loro cuori: “Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Perché il dolore? Perché il male? Perché la morte?” La Parola che illumina il senso della vita! Questa è la seconda parte del messaggio.

La Madonna ha bisogno del nostro aiuto per salvare le anime, noi per primi dobbiamo convertirci, Lei ripete questo da 32 anni, quando ha iniziato i messaggi alla Parrocchia ha detto: “convertitevi voi della Parrocchia, perché tutti quelli che vengono qui si convertano a loro volta”, e questo è il cerchio che si allarga a tutto il mondo.

Terza parte del messaggio: perché la Parola di Dio cada in un terreno fertile, (non come al seme del Vangelo che in parte cade sulla strada, o le spine che lo soffocano eccetera ecc..), per cui poi questa Parola produca il 100, l'80, il 60%, cosa bisogna fare? Bisogna pregare e digiunare!

Siccome il Papa ci ha chiesto una giornata di preghiera e di digiuno sabato 7 settembre, forse la Madonna vuol dirci quale preghiera e quale digiuno sono efficaci, e quali non sono efficaci.

Qual è la preghiera che non è efficace? E' quella che la Madonna ha detto tante volte: “venite qui, dite i rosari, pregate, ma non cambiate vita. Andate a confessarviha detto.

Qual è il digiuno che non produce frutti? Tutte le forme di digiuno, da quelle a pane e acqua, a tutte le altre forme di digiuno più leggere, (la Madonna ci ha detto: “potete anche rinunciare ad altre cose, per esempio al fumo, al digiuno degli occhi, agli spettacoli televisivi, al digiuno delle orecchie, alle chiacchiere, ecc.), non servono a niente se non sono orientate a far sì che poi la nostra volontà rinunci al male, rinunci al peccato, rinunci alla fame di mondo.

Cioè il digiuno ha lo scopo di far sì che noi rinunciamo alla fame di mondo e emerga in noi la fame di Dio. La preghiera a sua volta è efficace se apre il cuore all'amore di Dio e lo fa entrare.

Vedete come è straordinaria questa terza parte del messaggio, perché se non si cambiano i cuori, siamo impantanati nel male.

Solamente il pentimento, solamente il dolore dei peccati, solamente il proposito di non commetterne più, solamente questo rimette in moto il nostro cammino spirituale. Quindi dice: “Per poter far questo, figli miei, dovete, attraverso la preghiera ed il digiuno, ascoltare col cuore” la Parola di Dio, perché se no entra da un orecchio ed esce dall'altro “e imparare a sottomettervi” alla Parola di Dio, sottomettersi vuol dire: sì la metto in pratica, faccio lo sforzo di metterla in pratica.

“Dovete imparare a rifiutare tutto quello che vi allontana” da Dio, cioè la rinuncia e il digiuno devono portare a rinunciare al peccato, cioè a ciò che allontana dalla Parola di Dio” e far sì che in noi si affermi il desiderio di Dio, la fame di Dio, l'amore di Dio.

Poi la quarta parte, dice: “Non abbiate paura, io sono qui”.

Cioè la conversione è l'evento della vita per eccellenza perché attraverso la conversione usciamo dalla strada sbagliata e andiamo su quella buona, usciamo dalle tenebre e entriamo nella Luce, passiamo dalla morte alla vita, la vita si rimette in cammino, sulla strada giusta.

La conversione fa paura perché bisogna “tagliare”, tagliare sulla carne viva, tagliare quelle bestie o se vogliamo dire, quelle bocche fameliche che sono: la superbia, l'avarizia, la lussuria, l'ira, la gola, l'invidia, l'accidia, le bocche fameliche della bestia che è in noi. “Non abbiate paura, io sono qui. Non siete soli. Prego lo Spirito Santo” perché Lui lavori dentro di voi e vi aiuti a rinunciare al male e vi ”fortifichi”.

E poi dice, e questa è un'espressione bellissima: “Prego lo Spirito Santo affinché aiutando gli altri, possiate guarire voi stessi”. Ecco perché il Papa ci dice: “Uscite da voi stessi”, noi aiutando gli altri guariamo noi stessi, accogliendo la Parola di Dio, il Suo amore e purificandoci, noi guariamo noi stessi e in questo modo aiutiamo gli altri. “Prego affinché, per mezzo Suo, diventiate figli di Dio e miei apostoli".

Quindi questa è la quarta parte, cioè la Madonna ci assicura la Sua intercessione, il Suo aiuto e quello dello Spirito Santo perché il cuore si apra alla Parola di Dio, perché mortifichi le passioni, mortifichi il peccato, perché si converta, perché alla fin fine da trentadue anni la Madonna ci dice sempre la stessa cosa. “Aprite il cuore a Dio, fate sì che Dio entri nella vostra vita, diventate figli di Dio, diventate amici di Dio, fate che la vita divina entri in voi. Dio vi ha creato per questo, perché siate Suoi, perché abbiate la Sua vita. Non lasciate che il diavolo prenda possesso della vostra vita e vi distrugga ”.

Mente noi siamo molto preoccupati per la guerra in Siria, la Madonna è molto preoccupata dalla zizzania che satana sta seminando nella Chiesa per cui i fedeli criticano i pastori e si crea una frattura tra i fedeli e i pastori. Per cui ancora una volta la Madonna ci ha detto: siate uniti ai vostri pastori, amate i vostri pastori, pregate per i vostri pastori, non mormorate, non criticate, sosteneteli con la preghiera, con la vostra vita potete anche stimolarli. La Madonna ci mette in guardia da quella che è la più grande insidia di oggi che c'è nella Chiesa: satana tenta di separarvi dai vostri pastori. C'è anche un programma subdolo dei mass-media che da molti anni tendono a delegittimare e infangare la Chiesa, in modo tale che i piccoli sprovveduti dicono: “pascoliamo da soli senza pastore” e così i lupi, i falsi pastori fanno festa.

Per pastori, la Chiesa intende tutto l'ordine sacerdotale, Papa, Vescovi, Sacerdoti. Ovviamente non tutti saranno santi, noi dobbiamo pregare perché tutti siano santi. Più santo è l'Ordine Sacerdotale e più santa è la Chiesa. Però la Santità è un impegno di tutti, nessuno è dispensato.

Più volte abbiamo sentito da Mirjana e anche da Ivan che il tempo futuro, quello dei dieci segreti, vedrà soprattutto la grande prova della Chiesa oltre che del mondo, e la Madonna vuole che questa prova la superiamo attraverso la nostra conversione e l'unione con i pastori.

Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito: www.medjugorjeliguria.it

domenica 8 settembre 2013

Testo integrale dell'omelia del Papa alla Veglia di pace

Pubblichiamo il testo integrale dell’omelia del Papa per la Veglia di pace in Piazza San Pietro:
«Dio vide che era cosa buona» (Gen 1,12.18.21.25). Il racconto biblico dell’inizio della storia del mondo e dell’umanità ci parla di Dio che guarda alla creazione, quasi la contempla, e ripete: è cosa buona. Questo, carissimi fratelli e sorelle, ci fa entrare nel cuore di Dio e, proprio dall’intimo di Dio, riceviamo il suo messaggio. Possiamo chiederci: che significato ha questo messaggio? Che cosa dice questo messaggio a me, a te, a tutti noi?
1. Ci dice semplicemente che questo nostro mondo nel cuore e nella mente di Dio è la “casa dell’armonia e della pace” ed è il luogo in cui tutti possono trovare il proprio posto e sentirsi “a casa”, perché è “cosa buona”. Tutto il creato forma un insieme armonioso, buono, ma soprattutto gli umani, fatti ad immagine e somiglianza di Dio, sono un’unica famiglia, in cui le relazioni sono segnate da una fraternità reale non solo proclamata a parole: l’altro e l’altra sono il fratello e la sorella da amare, e la relazione con il Dio che è amore, fedeltà, bontà si riflette su tutte le relazioni tra gli esseri umani e porta armonia all’intera creazione. Il mondo di Dio è un mondo in cui ognuno si sente responsabile dell’altro, del bene dell’altro. Questa sera, nella riflessione, nel digiuno, nella preghiera, ognuno di noi, tutti pensiamo nel profondo di noi stessi: non è forse questo il mondo che io desidero? Non è forse questo il mondo che tutti portiamo nel cuore? Il mondo che vogliamo non è forse un mondo di armonia e di pace, in noi stessi, nei rapporti con gli altri, nelle famiglie, nelle città, nelle e tra le nazioni? E la vera libertà nella scelta delle strade da percorrere in questo mondo non è forse solo quella orientata al bene di tutti e guidata dall’amore?
2. Ma domandiamoci adesso: è questo il mondo in cui viviamo? Il creato conserva la sua bellezza che ci riempie di stupore, rimane un’opera buona. Ma ci sono anche “la violenza, la divisione, lo scontro, la guerra”. Questo avviene quando l’uomo, vertice della creazione, lascia di guardare l’orizzonte della bellezza e della bontà e si chiude nel proprio egoismo. Quando l’uomo pensa solo a sé stesso, ai propri interessi e si pone al centro, quando si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere, quando si mette al posto di Dio, allora guasta tutte le relazioni, rovina tutto; e apre la porta alla violenza, all’indifferenza, al conflitto. Esattamente questo è ciò che vuole farci capire il brano della Genesi in cui si narra il peccato dell’essere umano: l’uomo entra in conflitto con se stesso, si accorge di essere nudo e si nasconde perché ha paura (Gen 3,10), ha paura dello sguardo di Dio; accusa la donna, colei che è carne della sua carne (v. 12); rompe l’armonia con il creato, arriva ad alzare la mano contro il fratello per ucciderlo. Possiamo dire che dall’armonia si passa alla “disarmonia”? Possiamo dire questo, che dall’armonia si passa alla “disarmonia”? No, non esiste la “disarmonia”: o c’è armonia o si cade nel caos, dove c’è violenza, contesa, scontro, paura…
Proprio in questo caos è quando Dio chiede alla coscienza dell’uomo: «Dov’è Abele tuo fratello?». E Caino risponde: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9). Anche a noi è rivolta questa domanda e anche a noi farà bene chiederci: Sono forse io il custode di mio fratello? Sì, tu sei custode di tuo fratello! Essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri! E invece, quando si rompe l’armonia, succede una metamorfosi: il fratello da custodire e da amare diventa l’avversario da combattere, da sopprimere. Quanta violenza viene da quel momento, quanti conflitti, quante guerre hanno segnato la nostra storia! Basta vedere la sofferenza di tanti fratelli e sorelle. Non si tratta di qualcosa di congiunturale, ma questa è la verità: in ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti! E anche oggi continuiamo questa storia di scontro tra i fratelli, anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello. Anche oggi ci lasciamo guidare dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte!
Dopo il caos del Diluvio, ha smesso di piovere: si vede l’arcobaleno e la colomba porta un ramo di ulivo. Penso anche oggi a quell’ulivo che rappresentanti delle diverse religioni abbiamo piantato a Buenos Aires, in Piazza de Mayo nel 2000, chiedendo che non sia più caos, chiedendo che non sia più guerra, chiedendo pace.
3. E a questo punto mi domando: E’ possibile percorrere un’altra strada? Possiamo uscire da questa spirale di dolore e di morte? Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace? Invocando l’aiuto di Dio, sotto lo sguardo materno della Salus populi romani, Regina della pace, voglio rispondere: Sì, è possibile per tutti! Questa sera vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: Sì, è possibile per tutti! Anzi vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni, rispondesse: Sì, lo vogliamo! La mia fede cristiana – la mia fede cristiana – mi spinge a guardare alla Croce. Come vorrei che per un momento tutti gli uomini e le donne di buona volontà guardassero alla Croce! Lì si può leggere la risposta di Dio: lì, alla violenza non si è risposto con violenza, alla morte non si è risposto con il linguaggio della morte. Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace. Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani e i fratelli delle altre Religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace! Ognuno si animi a guardare nel profondo della propria coscienza e ascolti quella parola che dice: esci dai tuoi interessi che atrofizzano il cuore, supera l’indifferenza verso l’altro che rende insensibile il cuore, vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione: guarda al dolore del tuo fratello – ma, penso ai bambini: soltanto a quelli … guarda al dolore del tuo fratello – e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l’armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l’incontro! Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l’umanità. Risuonino ancora una volta le parole di Paolo VI: «Non più gli uni contro gli altri, non più, mai!... non più la guerra, non più la guerra!» (Discorso alle Nazioni Unite, 4 ottobre 1965: AAS 57 [1965], 881). «La pace si afferma solo con la pace: la pace si afferma solo con la pace, quella non disgiunta dai doveri della giustizia, ma alimentata dal sacrificio proprio, dalla clemenza, dalla misericordia, dalla carità» (Messaggio per Giornata Mondiale della pace 1976: AAS 67 [1975], 671). Fratelli e sorelle, perdono, dialogo, riconciliazione sono le parole della pace: nell’amata Nazione siriana, nel Medio Oriente, in tutto il mondo! Preghiamo, questa sera, per la riconciliazione e per la pace, lavoriamo per la riconciliazione e per la pace, e diventiamo tutti, in ogni ambiente, uomini e donne di riconciliazione e di pace. Così sia.


Al termine della Veglia il Papa ha rivolto queste parole ai presenti:
“Carissimi fratelli e sorelle, vi ringrazio di questa Veglia di preghiera. Abbiamo pregato tutti insieme: grazie tante della compagnia. Continuiamo a pregare per la pace, tutti questi giorni. Buona notte e buon riposo, e buona domenica, domani!”.

 

Fonte: New.va