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lunedì 30 luglio 2012

A proposito di Apparizioni



 

Il settimanale bolognese 12Porte ha pubblicato sul suo canale di Youtube un servizio curato da Mons. Andrea Caniato sul documento “Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni” pubblicato sul sito del Vaticano lo scorso maggio 2012  con una prefazione del Cardinal Levada Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede datata 14 dicembre 2011.

Il servizio ha preso lo spunto da tale documento, che a mio parere è stato più che ampiamente pubblicizzato  da blogger, riviste cattoliche, articolisti specializzati,  oltre ad essere pubblicato dall’editrice vaticana ed immediatamente messo in vendita nelle librerie cattoliche, per parlare approfonditamente delle apparizioni mariane in particolare quelle di Medjugorje.

Il servizio ha giustamente chiarito ed avvertito fedeli e ministri ordinati su quest’argomento, illustrando le norme e indicando le linee guida da seguire.

Con questo post vorrei esprimere alcune mie osservazioni su quanto detto senza peraltro contestare i prudenti giudizi del relatore il quale si è giustamente attenuto “ai fatti”.

E tuttavia penso non sia inopportuno allargare un po’ i discorsi fatti.

Norme per procedere nel discernimento

di presunte apparizioni e rivelazioni

Questo documento “fu deliberato dai Padri della Sessione Plenaria della Congregazione, fu approvato dal Servo di Dio Papa Paolo VI il 24 febbraio 1978 e conseguentemente emanato dal Dicastero il giorno 25 febbraio 1978.  A quel tempo le Norme furono inviate alla conoscenza dei Vescovi, senza darne una pubblicazione ufficiale anche in considerazione del fatto che esse riguardano in prima persona i Pastori della Chiesa. Come è noto, con il passare del tempo, il Documento, è stato pubblicato in alcune opere su detta materia, in più di una lingua, ma senza l’autorizzazione previa di questo Dicastero competente. Oggi bisogna riconoscere che i principali contenuti di questo importante provvedimento normativo sono di pubblico dominio”. (cfr. Prefazione alle “Norme”). 

Sempre dalla prefazione delle stesse Norme si afferma che Papa Benedetto XVI ha osservato:

“Il Sinodo ha raccomandato di “aiutare i fedeli a distinguere bene la Parola di Dio dalle rivelazioni private”  il cui ruolo “non è quello... di ‘completare’ la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica”. Il valore delle rivelazioni private è essenzialmente diverso dall’unica rivelazione pubblica: questa esige la nostra fede; in essa infatti per mezzo di parole umane e della mediazione della comunità vivente della Chiesa, Dio stesso parla a noi. Il criterio per la verità di una rivelazione privata è il suo orientamento a Cristo stesso. Quando essa ci allontana da Lui, allora essa non viene certamente dallo Spirito Santo, che ci guida all’interno del Vangelo e non fuori di esso. La rivelazione privata è un aiuto per questa fede, e si manifesta come credibile proprio perché rimanda all’unica rivelazione pubblica. Per questo l’approvazione ecclesiastica di una rivelazione privata indica essenzialmente che il relativo messaggio non contiene nulla che contrasti la fede ed i buoni costumi; è lecito renderlo pubblico, ed i fedeli sono autorizzati a dare ad esso in forma prudente la loro adesione. Una rivelazione privata può introdurre nuovi accenti, fare emergere nuove forme di pietà o approfondirne di antiche. Essa può avere un certo carattere profetico  e può essere un valido aiuto per comprendere e vivere meglio il Vangelo nell’ora attuale; perciò non lo si deve trascurare. È un aiuto, che è offerto, ma del quale non è obbligatorio fare uso. In ogni caso, deve trattarsi di un nutrimento della fede, della speranza e della carità, che sono per tutti la via permanente della salvezza”.

Detto sinteticamente e praticamente: le apparizioni devono essere considerate come fatti “privati” e non “necessari” al cammino della Fede. Tale considerazioni si debbono applicare a tutte le apparizioni, siano esse approvate o meno dalla Chiesa.

Come detto sopra il documento non è stato modificato, ma semplicemente reso pubblico e tradotto ufficialmente in varie lingue allargando le disposizioni sul “discernimento” non solo ai Vescovi, ma anche a tutti i fedeli, ovviamente con le ovvie cautele e precauzioni, in particolare per quest’ultimi.

Medjuguorje = Santuario

La Chiesa di S. Giacomo ed i luoghi circostanti oggetto di devozioni per i pellegrini che si recano a Medjugorje e cioè il Pordbrdo (= Collina delle Apparizioni) e il Kricevac ( = Monte della Croce) non sono stati fino a questo momento canonicamente  come Santuario, questo è vero.

Tuttavia dobbiamo fare qualche considerazione e precisazione.

Nel 1993 Sua Eminenza Card. Dr. Franjo Kuharic, Arcivescovo di Zagabria, si è espresso così:

Noi vescovi, dopo una triennale commissione di studio, accogliamo Medjugorje come luogo di pellegrinaggio e santuario.
Questo vuol dire che non abbiamo nulla in contrario se qualcuno onora la Madre di Dio in una maniera che sia conforme all'insegnamento ed alla dottrina della Chiesa... Pertanto proseguiremo gli studi... La Chiesa non ha fretta.”  ( Glas Koncila, 15 agosto 1993)

Da notare come nel 1993 che Cardinale Kuharić era la massima autorità della Chiesa Cattolica nella ex Jugoslavia e poi in Croazia. Molto paterno e amato da tutti ed assomigliava nei suoi atteggiamenti a Papa GP II.

Ma andiamo più a fondo sulla definizione di santuario.

Il Codice di Diritto Canonico definisce all’art. 1230 cosa debba indentersi per “santuario”: “Col nome di santuario si intendono la chiesa o altro luogo sacro ove i fedeli, per un peculiare motivo di pietà, si recano numerosi in pellegrinaggio con l'approvazione dell'Ordinario del luogo”.

E’ indubbio che tale definizione possa applicarsi a Medjugorje. La dichiarazione dell’Arcivescovo di Zagrabia che si esprime non a livello personale, ma a nome dei Vescovi jugoslavi (“Noi vescovi …”) è sufficientemente esaustiva di questo.

Anche se l’attuale Vescovo di Mostar,  Ratko Perić  ( = Ordinario del luogo ), non è favorevole al “fenomeno” Medjugorje, come il suo predecessore, il Vescovo Žanić, comunque non ha emanato disposizioni di divieto di frequentazione di Medjugorje ai fedeli che ivi si recano in pellegrinaggio. Ha solo raccomandato ai fedeli la prudenza  ed ai ministri ordinati ed alle parrocchie di attenersi alle disposizioni della “Dichiarazione di Zara” del 1991.

D’altro canto le norme del Diritto Canonico proseguono con una ulteriore importante precisazione che trascrivo da Giorgio Feliciani, professore di diritto canonico e diritto ecclesiastico nell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano:

In ogni caso la definizione adottata ha il pregio di mettere in primo piano una caratteristica del santuario che vale a distinguerlo nettamente da ogni altro luogo sacro, e che, anche nel più vasto ambito delle varie istituzioni canoniche, risulta alquanto eccezionale. La si può descrivere in questi termini: l'origine e la permanenza del santuario non è determinata dalla autorità, ma dalla pietà popolare, ossia dalla devozione della gente, che la induce a mettersi in cammino e a realizzare quel movimento di singole persone, ma più frequentemente di gruppi o anche di intere comunità civili e ecclesiali, che assume il nome di pellegrinaggio. Un fenomeno che - come avverte il documento dedicatogli nel 1998 dal Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti - oltre ad aver sempre "occupato un posto importante nella vita del cristiano" e costituito "un meraviglioso dono di grazia" per la Chiesa, "nella società contemporanea, caratterizzata da intensa mobilità (…) sta sperimentando un nuovo impulso". Vi è dunque uno strettissimo legame tra pellegrinaggio e santuario poiché - come sottolinea un altro, più recente documento dello stesso Pontificio Consiglio, interamente dedicato a questo luogo di culto - da un lato il santuario fonda la sua esistenza effettiva e la sua qualifica formale sull'afflusso dei pellegrini, e, dall'altro, l'itinerario dei pellegrini ha normalmente come "meta visibile" un santuario.

Un santuario è dunque qualificato e riconosciuto come tale innanzitutto e soprattutto dalla volontà popolare - meglio: dal consensus fidelium - manifestata dall'afflusso dei pellegrini che, in quanto pratica di pietà personale, non richiede di per sé alcuna autorizzazione. Di conseguenza è necessario ammettere l'esistenza di santuari per così dire "di fatto", tanto più che questa è la condizione di tutti i santuari prima che intervenga l'approvazione dell'ordinario del luogo. Non sorprende quindi che la Conferenza episcopale italiana (Cei) non abbia avuto difficoltà a riconoscere che vi sono santuari di fatto per così dire permanenti. Ha infatti precisato: "la denominazione 'santuario' in senso lato può essere conservata, per motivi storici e tradizionali, anche per quelle chiese e luoghi che non siano qualificati santuario in senso strettamente giuridico a norma dei cann. 1230-1234" (cfr Istruzione in materia amministrativa, 1 aprile 1992, n. 103, in Enchiridion della Conferenza Episcopale Italiana, 1985 ss., V, p. 366.”.

Penso che queste considerazioni non possano non applicarsi ai pellegrinaggi a Medjugorje anche solo per il fatto che i pellegrini si recano in quel luogo per devozione alla Madonna, per pregare il S. Rosario, per assistere alla S. Messa e per accostarsi al Sacramento della Riconciliazione, con evidente presenza ed evidenza di conversioni del quali tutti danno attestazione e riconoscimento.

Da notare come la frase dell’arcivescovo di Zagabria sia riportata fedelmente sul sito web della Parrocchia di S. Giacomo a Medjugorje

http://www.medjugorje.hr/it/fenomeno-di-medjugorje/guida/

non illecitamente, ma pubblicamente  perchè ovviamente sarà stata “visionata” dal Vescovo di Mostar che l’avrebbe ovviamente fatta cancellare in caso di sua disapprovazione.

 

Cosa dice la Chiesa: la cosiddetta “Dichiarazione di Zara” del 1991

Le determinazioni della Chiesa su Medjugorje – tanto per attenerci ai “fatti” sono da riferirsi alle deliberazioni prese dalla Conferenza Episcopale Jugoslava tenutasi a Zara nel 1991 e che riporto integralmente:

 

DICHIARAZIONE

I vescovi sin dall'inizio seguono le apparizioni di Medjugorje tramite il vescovo della diocesi, la commissione episcopale e la commissione della conferenza episcopale jugoslava per Medjugorje.

Sulla base delle ricerche sin qui compiute non è possibile affermare che si tratta di apparizioni e fenomeni soprannaturali.

Tuttavia, i numerosi credenti che arrivano a Medjugorje provenienti da vali luoghi e spinti da motivi religiosi e di altro genere hanno bisogno dell'attenzione e della cura pastorale innanzitutto del vescovo della diocesi e poi anche di altri vescovi così che a Medjugorje e con Medjugorje si possa promuovere una sana devozione verso la Beata Vergine Maria, in armonia con l'insegnamento della Chiesa.

A tal fine i vescovi forniranno adeguate indicazioni liturgico-pastorali e tramite la commissione continueranno a seguire e a far luce sugli avvenimenti di Medjugorje.

Zara, 10 aprile 1991
I vescovi jugoslavi

 

Da ciò si evince un principio assai importante alla luce delle citate “Norme” in principio del post: non constat de supernaturalitate”.

Su questa definizione ci si è sbizzarriti sul definirla un giudizio negativo o positivo.

Penso – non credo a torto – che siano decisive le considerazioni espresse subito dopo nella “Dichiarazione”: “A tal fine i vescovi forniranno adeguate indicazioni liturgico-pastorali e tramite la commissione continueranno a seguire e a far luce sugli avvenimenti di Medjugorje.”

Il che equivale senza dubbio ad un giudizio sospeso sino a quando non interverranno altri fatti che possano modificare in un senso o nell’altro tale valutazione.

 

Successivamente il vescovo di Langres in Francia, monsignor Léon Taverdet si è rivolto alla sede apostolica il 14 febbraio 1996 per chiedere quale fosse la posizione della Chiesa relativamente alle apparizioni di Medjugorje e se fosse consentito recarsi in pellegrinaggio in quel luogo. La Congregazione della Santa Sede per la dottrina della fede ha dato la propria risposta il 23 marzo 1996 tramite il proprio segretario Tarcisio Bertone:

Da quanto appena detto consegue che i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje, intesa come luogo di autentiche apparizioni della Vergine, non possono essere organizzati nè a livello parrocchiale, nè diocesano, poichè questo sarebbe in contraddizione con quanto affermato dai vescovi della ex-Jugoslavia nella suddetta dichiarazione”.

 

Quanto affermato dal Cardinal Bertone (ricordo che era Segretario Della Congregazione a cui era a capo il Cardinal Ratzinger) era stato confermato anche dalla Conferenza Episcopale Jugoslava tenuta a Sarajevo nel 1996 (ed alla quale partecipava anche il Vescovo Perić):

“Il 2 e 3 luglio 1996 a Sarajevo si è tenuta la VI. sessione della Conferenza Episcopale della Bosnia ed Erzegovina. Vi hanno partecipato tutti i suoi membri: il presidente, Cardinale Vinko Puljic, il vescovo di Banja Luka Franjo Komarica, il vescovo di Mostar Ratko Peric ed il vescovo ausiliario di Sarajevo Pero Sudar. Di questa seduta riportiamo solo il testo relativo all'apparizione della Vergine nella parrocchia di Medjugorje.

"Il Vescovo di Mostar ha informato la conferenza sulle lettere ufficiali della Congregazione per la dottrina della fede inviate a due vescovi francesi in merito ai pellegrinaggi a Medjugorje. Nelle lettere si dice tra le altre cose che i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje, intesa come luogo di autentiche apparizioni della Vergine, non possono essere organizzati nè a livello parrocchiale, nè diocesano, poichè questo sarebbe in contraddizione con quanto affermato dai vescovi della ex-Jugoslavia nella propria dichiarazione del 10 aprile 1991 (cfr. Glas Koncila, 30-6-1996). I vescovi hanno preso atto di questa posizione della Chiesa per la gestione delle proprie diocesi."

La fonte di queste notizie è il sito ufficiale della  Parrocchia di S. Giacomo a Medjugorje che come già detto è sotto il diretto controllo della Diocesi di Mostar.

 

Come si avrà avuto modo di notare ai fedeli è raccomandata la prudenza e di dar ascolto i consigli dei propri pastori; le parrocchie o le diocesi non potranno con i loro ministri ordinati organizzare pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje intesa come luogo di apparizione della Vergine,  in quanto sarebbero in contrasto con la Dichiarazione di Zara.

Conclusioni pratiche

Sono giunto alla fine di queste osservazioni. Penso di poter concludere sinteticamente, appoggiandomi esclusivamente ai “fatti” e non a opinioni “personali”: 

  1. Tutta la materia è rinviata alla “Dichiarazione di Zara”, che lascia la porta aperta a future indagini
  2. Nel frattempo essa permette i pellegrinaggi privati con accompagnamento pastorale dei fedeli
  3. I pellegrinaggi e l'accompagnamento pastorale a livello parrocchiale o diocesano sono permessi a condizione che non siano considerati come una autenticazione degli avvenimenti in corso e che richiedono ancora un esame da parte della Chiesa
  4. Attendiamo con fiducia e disponibilità le decisioni della Commissione presieduta dal Cardinal Ruini  e voluta da Papa Benedetto XVI
  5. Nel frattempo tutti i pellegrini cattolici possono tranquillamente e serenamente recarsi a Medjugorje

E’ tuttavia indubbio come fra i fedeli si siano create due opposte “fazioni” che sono pro o contro i “presunti veggenti” le “presunte apparizioni “, i “presunti" messaggi”.

In particolare e riferendomi ai “presunti veggenti”, personalmente ritengo che essi non sono certamente “in odore di santità” come taluni detrattori spesso sottolineano ai “fautori “ di Medjugorje. Personalmente credo, e gli stessi lo attestano nelle loro testimonianze pubbliche da oltre 31 anni, che essi stiano effettuano come noi tutti il loro personale “cammino nella fede” e come tali soggetti ad errori come noi tutti. L’unica cosa che li distingue è – nel limite che si può dare a questa privata affermazione di umana testimonianza– che essi hanno il “dono” ricevuto di riportare/dare/diffondere i  “presunti messaggi ricevuti della Madonna”.

Sarebbe assai opportuno quindi per concludere che nei rapporti con i fedeli, come dice il Vescovo di Alessandria Mons Versaldi  "Bisogna evitare sia l'estremismo di chi dà per scontata l'autenticità delle apparizioni a Medjugorje e parla ed agisce come se la Chiesa ne avesse già ammessa l'origine soprannaturale sia l'estremismo opposto di chi vorrebbe impedire che dei fedeli si riuniscano e preghino la Madonna secondo l'insegnamento della Chiesa (preghiere, penitenza, digiuno, opere di carità) e che dei sacerdoti li possano assistere ed aiutare in questa pratica devozionale privata."

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