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Richiesta di preghiere

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Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

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sabato 17 settembre 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 7 settembre 2016


Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Parola del Signore.


Fratelli e sorelle, cerchiamo di meditare il Vangelo di oggi nel quale l’evangelista Luca riporta le parole di Gesù.
La prima cosa che notiamo è che il testo delle Beatitudini di Luca è più breve di quello di Matteo, perchè tutti noi abbiamo imparato a catechismo 8 Beatitudini, invece Luca ne riporta solo 4.
Luca riporta anche 4 “guai”, ossia minacce.
Il discorso di Luca è in seconda persona.
Egli guarda alle situazioni concrete che vivono i Cristiani in quel tempo. In tali situazioni annuncia il cambiamento di vita nel tempo escatologico, nel Regno di Dio che viene.
La prima frase, o prima Beatitudine, è: “Beati voi poveri, perchè vostro è il Regno di Dio”. In Matteo questo è stato detto ai poveri in spirito. Perciò qualche volta ci sembra che la prima Beatitudine di Luca volga al cambiamento dello stato sociale in cui si trova l’uomo. Non è così.
Luca pensa alle cose bibliche. Si riferisce non ai poveri della società, ma ai poveri nel Signore. Questi nella lingua ebraica vengono detti “coloro che mettono la fiducia in Dio”, perchè non possono fidarsi dell’uomo.
Sono beati coloro che hanno il cuore affranto e fra loro gli zoppi e i ciechi, ai quali Gesù è venuto ad annunciare l’anno della Misericordia del Signore. Gesù non li ha lasciati senza aiuto. Ha avuto compassione di loro e ha dato loro quello che loro volevano. Sono coloro che anche Dio ama in modo particolare, perchè non mettevano la loro speranza negli uomini, ma ponevano la fiducia solo in Dio. Dio per loro era tutto.
Essi sono aperti a ricevere il Regno di Dio. Non hanno trovato altro amico se non Dio.
Non sono beati perchè sono poveri, ma lo sono perchè sono aperti alla grazia del Signore, perchè si fidano solo del Signore e aspettano il Regno di Dio.
Così possiamo guardare in questa maniera anche altre Beatitudini del Vangelo di oggi.
Viene detto: “Beati voi che adesso avete fame, perchè sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perchè riderete”.
Per capire meglio questo è sufficiente ricordarsi di una parabola di Gesù, quandoparla di un ricco del quale non cita neanche il nome, perchè non è scritto nel libro della vita e del povero Lazzaro che ha sofferto nel mondo, ma nel Regno di Dio ha ricevuto cento volte ciò che gli è mancato qui sulla terra.
Questa storia spiega bene le parole del Signore.
Luca ammonisce che non è quello che si ha sulla terra che ha valore. Con le cose di passaggio dobbiamo accumulare quello che è eterno. Questo non può essere distrutto.
Quante volte ascoltiamo queste parole di Gesù, ma ci rimangono lontane. Le persone si ingannano guardando quello che è attraente in questo mondo e luccica. Ma un detto recita: “Non è tutto oro quel che luccica”.
La quarta beatitudine in un certo modo è una profezia.
“Beati voi quando gli uomini vi odieranno, vi metteranno al bando, vi insulteranno e disprezzeranno e il vostro nome sarà infame”.
Tanti esperti che studiano la Sacra Scrittura qui vedono la situazione della prima Chiesa, quella chiesa nata dopo la Morte e Resurrezione di Cristo.
Luca vede come i fedeli giudei maltrattano i giudei che sono diventati Cristiani. Loro letteralmente li cacciavano dalle sinagoghe, prendevano le loro terre, li escludevano dal servizio sociale e li trattavano come traditori.
Secondo Luca a questi Gesù dice: “Gioite quel giorno perchè la vostra ricompensa è grande in cielo”. Lo dice Gesù, Colui che ricompensa l’uomo per la sua fedeltà.
Questo Gesù lo dice oggi anche a noi.
Le parole di Gesù sono la Verità, fratelli e sorelle. Gesù innalza i nostri pensieri verso l’ultimo incontro con Lui, il giorno della venuta del Regno di Dio nella gloria, dove ci aspetta la grande ricompensa dei testimoni che sono stati perseguitati.
Ma Gesù dice: “Guai a voi ricchi, perchè guardate solo ai beni di questo mondo e non avete desiderio del Regno di Dio. Voi pensate di avere tutto, ma quando vi incontrerete con Dio tutto ciò che avete non potete portarlo con voi”.
Guai a voi che siete sazi, perchè avrete fame. Guai a voi che adesso ridete, perchè piangerete. Guai a voi quando tutti vi loderanno, quando l’opinione pubblica sarà a vostro favore, quando gli altri vi applaudono. Dio vi guarderà in maniera diversa.,
In queste beatitudini non dobbbiamo vedere assicurata la salvezza, come non dobbiamo vedere la condanna nelle minacce. Questo è un esame di coscenza.
E’ un forte invito alla conversione.
Dio ci giudicherà al momento del Suo incontro con noi. Finchè l’uomo è sul cammino ha la possibilità di cambiare opinione.
Ricordiamoci di quel ladrone sulla croce che all’ultimo momento dice: “Gesù ricordaTi di me quando entrerai nel Tuo Regno”. E Gesù lo proclama santo: “Già oggi sarai con Me in Paradiso”.
Sant’Agostino dice: “Beato ladrone. Lui ha rubato tutta la vita e all’ultimo momento ha rubato il Paradiso. Ma Lo ha rubato con l’aiuto e la grazia del Signore”.
Fratelli e sorelle, anche per noi esiste sempre l’occasione, la possibilità di indirizzare i nostri passi verso Gesù Cristo.
Le Beatitudini rispondono agli schemi dell’Antico Testamento, cioè del doveredell’Alleanza, quando Dio doveva venire tra gli uomini per realizzare le proprie promesse.
Lui ha chiamato sempre tutti a servire. Coloro che servono l’Alleanza del Signore non devono temere nulla. Dio nello stesso momento minacciava con maledizioni coloro che trasgredivano l’Alleanza.
Gesù, compiendo la Nuova Alleanza, sottolinea l’Alleanza del Signore con il Suo Sangue. Lui presenta nelle Beatitudini cosa spetta a coloro che accettano o rifiutano Cristo stesso.
Gesù rispetta la libertà, perchè il Regno di Dio non impoverisce la libertà dell’uomo, ma nel contempo presenta ciò che aspetta a coloro che cercano in Dio la ricchezza, la potenza e non nelle cose di passaggio.
Fratelli e sorelle, la nostra sicurezza sia Dio.
Dio ci da la consolazione. Dio ci attira a Sè.
Il nostro cuore sia disposto ad ascoltare la Parola di Dio.
Non permettiamo che gli uomini ci lodino come hanno fatto con i falsi profeti. Davanti a noi ci sia sempre la Parola del Signore.
Se non ci convertiamo ci aspetta la punizione eterna.
Solo l’apertura verso il Regno di Cristo, l’amore verso Dio e verso il prossimo - come Gesù vero Dio e vero uomo ci insegna - ci fa felici e beati già qui adesso nel mondo e anche quando ci incontreremo con Cristo.
Perciò, fratelli e sorelle, anche noi questa sera scriviamo nel cuore questi inviti di Cristo, affinchè il Signore ci dia forza per confidare in Dio in tutte le angosce e in tutti i bisogni. Abbiamo fiducia in Lui, sapendo che la fedeltà ci porta tra le Sue Braccia e l’infedeltà ci allontana dalla felicità eterna.
Amen.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 6 settembre 2016


Dal Vangelo secondo Luca
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
Parola del Signore.


Stimati pellegrini, cari fratelli e sorelle, voi che venerate la beata Vergine Maria, “Gesù andò sul monte per pregare e passò la notte in preghiera”. Con queste parole l’evangelista Luca inizia questo brano del Vangelo che abbiamo letto nella santa Messa di oggi.
Gesù passò in preghiera tutta la notte cercando da Dio l’aiuto necessario per poter compiere la Sua missione che questa volta consisteva nella scelta dei dodici apostoli.
Cari fratelli, non possiamo fare altro che porci una domanda puramente umana. Una domanda che ci viene posta anche da altri: Cosa doveva cercare da Dio Colui che è Figlio di Dio? Il Padrone del sabato. Colui che poteva perdonare i peccati. Aveva paura di sbagliare nella scelta degli apostoli? Davvero doveva cercare consiglio presso Suo Padre?
In realtà questo momento è la base della Sua missione, perchè scegliere i dodici voleva dire porre le fondamenta della Chiesa.
La preghiera di Gesù in quel momento è la preghiera di unione col Padre. Gesù si ritira completamente solo per incontrare il Padre Celeste.
L’evangelista Luca sottolinea spesso questa abitudine di Gesù di ritirarsi solo in preghiera prima di qualche decisione importante. Questa è la miglior testimonianza dell’unità tra Gesù e Suo Padre.
La preghiera di Gesù, cari fratelli e sorelle, non è cercare qualcosa, ma contemplazione del Padre. E’ l’espressione della gioia del Suo Amore di Figlio.
Seguiamo l’esempio di Gesù. Indipendentemente dalla debolezza della nostra preghiera impariamo a ritirarci in preghiera per imparare ad ascoltare, per avere la gioia di essere figli del Padre Celeste. Assieme a Gesù dimostriamo il nostro amore verso il Padre. La preghiera di Gesù sarà anche la nostra preghiera.
Siamo troppo presi dalle preoccupazioni terrene, dai problemi. Il ritmo dei nostri doveri quotidiani non ci lascia tanto tempo da dedicare a noi stessi e a Dio, in modo da ritirarci nella solitudine ed essere in unione col Padre Celeste.
Anche la preghiera classica e quella familiare scompaiono sempre più. E’ difficile trovare tempo. E’ difficile radunare la famiglia.
Papa Francesco, che più volte ha parlato della preghiera familiare, è consapevole di questo problema nelle famiglie cristiane moderne. Una volta parlando di questa problematica, parlando di tutte le difficoltà che la vita moderna reca alle famiglie e alle persone singole, ha citato la preghiera comune come una cosa molto importante per la vita cristiana. Il Papa ha detto: “Nonostante tutte le difficoltà della vita e dei doveri che ci schiacciano possiamo e dobbiamo trovare il tempo per la preghiera. Se non troviamo altro tempo almeno a pranzo e a cena, quando la famiglia si trova assieme. Insieme preghi almeno il Padre Nostro”.
Questa sarà una forte espressione del loro legame e della loro unione con Dio. Questo lo possiamo fare tutti. Ci vuole solo un pò di buona volontà. Questo dura mezzo minuto, forse un minuto. La famiglia tutta assieme preghi questa preghiera, piano, raccolta. Padre Nostro.
Questo crea unione in famiglia e unione con Dio.
Tutte le opere fatte in Nome di Gesù Cristo sono un frutto di un continuo legame con Dio. Questo legame è la preghiera.
Questa è un cibo. E’ il punto di partenza di tutte le opere buone. Un grande esempio è Madre Teresa che è stata canonizzata due giorni fa. Lei, assieme alle consorelle, ha realizzato immense opere di amore e cura per i più poveri. Non esiste un uomo che non abbia sentito parlare di Madre Teresa e delle sue opere d’amore. Tutto il mondo le ammira.
Tutto questo, fratelli e sorelle, è nato dalla preghiera, dalla meditazione, dall’adorazione Eucaristica. Ore e ore tutti i giorni. Continuamente nella solitudine con il suo Signore. Anche quando le cose non andavano come avrebbero voluto e per cui si erano impegnate.
Dio, attraverso la preghiera, sempre era cibo, forza, consolazione e garanzia del futuro. Per questo è diventata quello che è. Per questa ragione tutto il mondo ammira e celebra le sue opere d’amore.
Fratelli e sorelle, ora torniamo a Gesù. Dopo che ha passato la notte in preghiera Gesù sceglie dodici apostoli. E’ Dio che invita al servizio. Questi dodici sono venuti da soli. Nessuno li ha raccomandati. Nessuno ha chiesto loro di mostrare certe virtù. Semplicemente Gesù li ha scelti e chiamati.
A differenza dell’Antico Testamento dove Dio invita persone singole - Abramo, Mosè, certi profeti - qui Gesù ne invita dodici e poi altri 72 discepoli. Nell’Antico Testamento una persona singola operava da sola per gli altri. Nel Nuovo Testamento le persone devono operare in perfetta unione per compiere la propria missione. Compito dei chiamati nell’Antico Testamento era quello di portare un popolo a Dio. Invece compito degli apostoli e dei 72 è quello di condurre tutti i popoli, tutte le tribù e tutte le nazioni al porto della salvezza. Una persona singola non serve a nulla. Serve un immenso numero di operai per compiere quel lavoro affidato a loro.
Gesù ne sceglie dodici. Pietro diventa il fondamento della Chiesa, nonostante tutte le sue mancanze. Quando doveva pregare si è addormentato. Quando doveva testimoniare ha giurato che non conosceva Gesù.
Andrea, fratello di Pietro, lo ha portato da Gesù.
Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, hanno chiesto a Gesù di punire un paese di Samaria e per questo sono stati chiamati “figli del tuono”. La loro madre ha chiesto che possano stare alla sinistra e alla destra di Gesù nel Regno di Dio. Giovanni era l’unico sotto la croce di Gesù, ma nemmeno lui ha osato dire una parola contro quelli che Lo uccidevano. Tutti e due alla fine hanno bevuto il calice della Passione e Morte di Gesù.
Filippo e Bartolomeo hanno discusso se fosse possibile che il Messia venisse da un luogo come Nazaret.
Tommaso, con il suo dubbio, è diventato noto in tutti i tempi.
Matteo era un pubblicano, categoria che a quell’epoca non era accettata da nessuno. Siamo grati a Matteo, perchè si è ricordato di tutte le parole e i miracoli di Gesù e li ha scritti nel suo Vangelo.
Giuda sappiamo come è finito. Avremmo preferito vederlo sotto la croce piuttosto che sapere come è finito.
Fratelli e sorelle, è facile capire che gli apostoli erano uomini simili a noi, con virtù e difetti.
Perchè Gesù ha chiamato proprio loro? Questo non lo sappiamo. Gesù non ha trasformato gli apostoli in esseri soprannaturali. Sono rimasti uomini come prima, con virtù, difficoltà e difetti. Ma hanno ricevuto il compito che supera le forze umane. Dovevano annunciare il Regno di Dio ed essere i Suoi testimoni.
(…)

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

mercoledì 7 settembre 2016

Angolo teologico – Riflessione sui Messaggi di Medjugorje di Don Renzo Lavatori (21) – Messaggi a Marija del 25 agosto 2016 e a Mirjana del 2 settembre 2016


Messaggio a Marija del 25 agosto 2016

"Cari figli! Oggi desidero condividere con voi la gioia celeste. Voi, figlioli, aprite la porta del cuore affinché nel vostro cuore possa crescere la speranza, la pace e l’amore che solo Dio dà. Figlioli, siete troppo attaccati alla terra e alle cose terrene, perciò Satana vi agita come il vento lo fa con le onde del mare. Perciò la catena della vostra vita sia la preghiera col cuore e l’adorazione a mio Figlio Gesù. A Lui offrite il vostro futuro per essere in Lui gioia ed esempio per gli altri con le vostre vite. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Commento teologico

Il messaggio inizia con l'annuncio della "gioia celeste". L'animo ne percepisce il profondo valore, in quanto la gioia è da tutti desiderata ma da pochi goduta.  Infatti essa non proviene dalla terra ma viene dal cielo (celeste) cioè da Dio quale fonte unica e inesauribile di serenità interiore e di pace. Le creature umane invece vogliono trovarla nella realtà terrena e mondana, la quale purtroppo non possiede la capacita di offrire la gioia totale e costante. Le cose della terra illudono, sconvolgono, confondono i cuori, che restano prigionieri della futilità e vanità. Alla fine si ritrovano soli e sconsolati. Soltanto Dio, il Sommo Bene, ci dona la gioia inesauribile del suo amore, rivelato e riversato in noi attraverso il suo Figlio Gesù. La Vergine lo ripete insistentemente: "figlioli, aprite la porta del cuore affinché nel vostro cuore possa crescere la speranza, la pace e l'amore che solo Dio dà".

Sono parole sacrosante che dovremmo custodire gelosamente nel nostro animo. Soprattutto quando ci sentiamo più provati e addolorati, soli e sfiduciati. Allora queste parole dovrebbero risuonano fortemente e di continuo dentro dì noi, per ritrovare la gioia di vivere e di amare. La ricorrente tentazione sta nel dimenticarle e perdersi nei legami terreni., dove Satana vuole renderci suoi prigionieri e schiavi: "Satana vi agita come il vento fa con le onde del mare ". Quante volte in effetti siamo sballottati a destra e a sinistra, sconvolti e confusi nella nostra mente, sconsolati e agitati nel cuore, come un mare in tempesta. Questo è lo scopo principale del Maligno: togliere la serenità e la pace interiore. Quando riesce ad attuare ciò, egli è soddisfatto, perché da qui provengono direttamente tutte le altre sofferenze e amarezze che ci trascinano lontano dalla quiete del cuore e ci rendono perpetuamente agitati, ansiosi, nevrotici.

Per poter riconquistare la calma lo strumento più efficace e più a portata di mano resta la preghiera, fatta con il cuore, nel senso che deve sgorgare dal di dentro ed esplodere con tutto l'ardore e la fede per essere liberati e ristorati dalle insidie sataniche. La preghiera è come un'ancora di salvezza, una solida catena che ci sottrae dagli urti della tempesta e ci conduce al porto sicuro e tranquillo, dove ci aspetta Gesù nostro amabile Salvatore. Lo dice con chiarezza la Vergine Maria: "la certezza della vostra vita sia la preghiera col cuore e l'adorazione al mio Figlio Gesù ". Non possiamo distaccarci da Gesù, vagando nel mondo come anime disperate e smarrite. Se restiamo avvinti a Lui, pur attraversando la bufera, noi veniamo salvati e sorretti in modo da non perire. Ravviviamo costantemente tale fede in Cristo, sopratutto con la adorazione eucaristica, che costituisce il balsamo e il farmaco della salute del corpo e dell’anima. Quando passiamo davanti ad una chiesa, fermiamoci e sostiamo di fronte al tabernacolo dove sta perennemente Gesù Eucaristico. Se passeggiamo nelle vie delle nostre città, per lungo tempo ci incantiamo ad ammirare le vetrine dei negozi e perdiamo tempo dietro a tante stupidità. Invece non c'è mai tempo per una sosta nella casa del Signore dove sta il vero tesoro!

Là, anche per pochi minuti, troveremo l'aggancio che ci porta in salvo, troveremo la gioia di riprendere il cammino e di ricuperare la speranza contro ogni disperazione. Lui, Lui solo, Gesù, costituisce la ragione di essere e di agire per ciascuno di noi, la ragione per soffrire e offrire con amore, per raggiungere la vera gioia e pace interiore. Così possiamo diffondere attorno a noi il soave profumo dell'amore che scaturisce da Cristo e si dissemina nelle persone che incontriamo ogni giorno, anch'esse affamate e desiderose di gioia, come viene detto: "a Lui offrite il vostro futuro per essere in Lui gioia ed esempio per gli altri ".

O Vergine Maria, fa che non restiamo indifferenti ai tuoi dolci richiami, ma rendici pronti ad ascoltarli e viverli per trasformare la nostra vita in un cantico di amore come hai fatto tu. O Madre Buona e santa, portaci per mano affinché possiamo conoscere e amare il tuo Figlio Gesù e restare sempre uniti a Lui per allontanarci dal male e seguire ogni giorno la sua Parola di vita e di gioia. Grazie, perché siamo certi che tu ascolti benevolmente le nostre preghiere filiali e non ci abbandoni mai. O clemente, o pia, o dolcissima Madre mia.

 

Messaggio a Mirjana del 2 settembre 2016

“Cari figli, secondo la volontà di mio Figlio ed il mio materno amore vengo a voi, miei figli, ed in particolare per coloro che ancora non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio. Vengo a voi che pensate a me, che mi invocate. A voi do il mio materno amore e porto la benedizione di mio Figlio. Avete cuori puri e aperti? Vedete i doni, i segni della mia presenza e del mio amore? Figli miei, nella vostra vita terrena ispiratevi al mio esempio. La mia vita è stata dolore, silenzio ed un’immensa fede e fiducia nel Padre Celeste. Nulla è casuale: né il dolore, né la gioia, né la sofferenza, né l’amore. Sono tutte grazie che mio Figlio vi dona e che vi conducono alla vita eterna. Mio Figlio vi chiede l’amore e la preghiera in lui. Amare e pregare in lui vuol dire — come Madre voglio insegnarvelo — pregare nel silenzio della propria anima, e non soltanto recitare con le labbra. Lo è anche il più piccolo bel gesto compiuto nel nome di mio Figlio; lo è la pazienza, la misericordia, l’accettazione del dolore ed il sacrificio fatto per gli altri. Figli miei, mio Figlio vi guarda. Pregate per vedere anche voi il suo volto, ed affinché esso possa esservi rivelato. Figli miei, io vi rivelo l’unica ed autentica verità. Pregate per comprenderla e poter diffondere amore e speranza, per poter essere apostoli del mio amore. Il mio Cuore materno ama in modo particolare i pastori. Pregate per le loro mani benedette. Vi ringrazio!”.

Commento teologico

La Vergine Maria rivolge la sua attenzione a due categorie di persone. La prima, a cui sembra dare maggiore importanza in questo messaggio, è rappresentata da "coloro che ancora non hanno conosciuto l'amore di mio Figlio". Sono coloro che, pur essendo figli suoi amati, si trovano in una situazione di disagio e di lontananza spirituale, in quanto non hanno sperimentato la dolcezza e la tenerezza dell'amore di Gesù e pertanto sono privi di una fede viva e feconda. Si sa che l'attrazione per una persona nasce dalla simpatia che essa suscita e dalla manifestazione della sua bontà e sensibilità. Quanto più si conoscono concretamente e personalmente le caratteristiche buone e le qualità positive che essa contiene nella sua personalità, tanto più l'amore cresce e si matura fino a diventare una sincera piacevole amicizia.

Similmente avviene nel caso di Gesù. Se uno ha sperimentato la bontà del suo cuore e la sua divina misericordia, la sua generosità e dolcezza, la sua ricchezza di verità e sapienza, costui viene preso da intima ammirazione e dal desiderio di conoscerlo sempre più profondamente per stabilire con Lui un rapporto di fraterna amicizia. La conoscenza amorevole di Gesù è data dalla fede viva con cui si ascolta la sua Parola e dalla esperienza concreta dei suoi interventi benefici a tutti i livelli, fisici psichici e spirituali, sia nei nostri confronti sia verso gli altri.

Purtroppo molti, anche cristiani, non vivono un tale rapporto interpersonale confidenziale con Gesù persona viva e meravigliosa, ma si accontentano di un approccio esteriore e fugace con qualche preghiera frettolosa e distratta come se Gesù fosse un fantasma o una immaginazione inesistente. In questo modo essi non sperimentano l'amore vitale di Gesù e non lo conoscono in pienezza. Da qui la debolezza e la fiacca della loro fede. La Vergine Madre ne sente tutto il dispiacere e vorrebbe che ogni creatura umana avesse l'opportunità di conoscere vitalmente l'amore di Gesù.

La seconda categoria di persone sono i suoi figli più devoti e fedeli alle sue premure materne. Sono coloro che la pregano e la onorano. A questi Ella rivolge un particolare sguardo di benevolenza, dicendolo a cuore aperto: "vengo a voi che pensate a me, che mi invocate. A voi do il mio materno amore e porto la benedizione di mio Figlio". Tuttavia Ella fa capire che anche tra questi suoi figli diletti ancora non sussiste una fede viva e intensa. Di fatto si domanda se abbiano cuori puri e disponibili, se si rendano conto dei benefici ricevuti e delle manifestazioni visibili del suo amore: "avete cuori puri e aperti? Vedete i doni, i segni della mia presenza e del mio amore? ". Cosa possiamo noi rispondere con sincerità di animo? Si resta sospesi e titubanti. Non abbiamo l'assoluta certezza di corrispondere ai suoi richiami e comprendere i suoi interventi, tuttavia ci sforziamo e vogliamo capire sempre più a fondo quanto Ella fa per noi così generosamente. Dobbiamo crescere su questo aspetto.

Al fine pedagogico di incoraggiarci, Ella porta il suo esempio, per dirci che è possibile vivere una vera vita cristiana nella comunione con Cristo. Si tratta di saper mettere insieme tre aspetti tra loro complementari: il primo è il dolore, il secondo è il silenzio e il terzo la preghiera fiduciosa. La sofferenza ci scuote e ci opprime, presentandosi nei suoi mille volti disseminati giornalmente sul nostro cammino terreno. Essa tuttavia non va vista da sola, come fosse l'elemento fondamentale dell'esistenza, perché in tal modo sarebbe per tutti uno spettro da disperazione. Il dolore va unito al silenzio, cioè alla sottomissione docile e umile al divino Volere, che si accoglie nella preghiera, la quale irrora la sofferenza rendendola più leggera, anzi trasformandola in eventi preziosi di grazia e redenzione. La preghiera diventa così l'unzione balsamica che lenisce le ferite doloranti e dona forza e speranza. Ma anche la preghiera resta inefficace se non viene sorretta e vivificata dà una fede ardente, nel senso che la creatura umana, attraverso la preghiera filiale, assume un atteggiamento di costante abbandonò a Dio Padre nostro, in modo che ci disponga a compiere la sua volontà ch'è sempre il nostro bene, anche se non coincide con gli interessi e le richieste personali.

Qui si attua un passaggio importante che conduce ad essere costantemente affidati alla suprema sapienza e bontà divina. In effetti Dio non vuole altro che il nostro bene, il bene vero, quello della vita eterna e del possesso del regno celeste. Tutto il resto deve servire a questo scopo principale e non prendere invece il sopravvento come primo valore. Avere in mente e nel cuore il desiderio di raggiungere la beatitudine eterna costituisce la identità propria del cristiano, che vive nel mondo ma costantemente proteso ai beni infiniti del regno del Padre.

Sono questi tre atteggiamenti che hanno caratterizzato l'esistenza terrena di Maria: "la mia vita è stata dolore, silenzio e una immensa fede e fiducia nel Padre celeste". In tal modo tutto rientra nel progetto divino rivolto a tutti noi suoi figli diletti: ottenere il premio del paradiso. Ogni avvenimento, brutto e bello, ogni momento più o meno felice su questa terra non viene a caso, ma fa parte di un ricamo stupendo che forma la tessitura del nostro percorso su questa terra quale caparra della vita eterna: "nulla è casuale: né il dolore, né la gioia, né la sofferenza, né l'amore. Sono tutte grazie che il mio Figlio vi dona e che vi conducono alla vita eterna ". Niente di più bello e interessante di una simile prospettiva in cui ogni cosa, ogni persona, ogni fatto sono espressione di una ricchezza vitale incommensurabile.

Dunque resta saldo e fondamentale il binomio strettamente congiunto: pregare e amare: "mio Figlio vi chiede l'amore e la preghiera in Lui". Che significa? Lo dice subito dopo: "amare e pregare in Lui vuol dire - con il cuore voglio insegnarvelo - pregare nel silenzio della propria anima, e non soltanto recitare con le labbra ". Ciò comporta che la preghiera, se non è mossa dal cuore, non porta frutto; d'altronde l’amore, se non è intessuto di preghiera, diventa solo parola vuota. Il tutto deve essere fatto "in Lui", cioè ne suo nome santissimo, nella sua grazia e nella sua Parola. Noi dobbiamo essere totalmente inseriti e immersi in Cristo per condividere i suoi atteggiamenti, i suoi sentimenti, la sua bontà e verità.

Che meraviglia! Quale bellezza spirituale ci propone la Vergine Maria!

Tale stato di cose richiede di mostrare nella concretezza della vita quotidiana i gesti di pazienza, di misericordia, di accettazione del dolore e del sacrificio a favore dei nostri fratelli bisognosi.

La conclusione del messaggio risuona luminosa e fascinosa: "figli miei, mio Figlio vi guarda. Pregate per vedere anche voi il suo volto". Nell'incontro di questi sguardi di amore si scopre il paradiso e già su questa terra si intravede lo splendore della divina verità e santità. La Vergine ci assicura che la Verità divina e affascinante sta precisamente nel volto radioso e dolcissimo di suo Figlio. Se ci lasciano condurre da una tale saggia e lungimirante Maestra di santità, veramente potremmo diffondere ovunque la speranza, per poter essere "apostoli del suo amore". Il mondo acquisterebbe un altro aspetto, ricco di luce e bontà, mentre l'esistenza umana sarebbe molto più piacevole e leggiadra, portatrice del vero bene che si attuerà pienamente nella beatitudine eterna.


Don Renzo Lavatori


don_renzo_lavatoriDon RENZO LAVATORI, laureato in teologia e filosofia, membro della Pontificia Accademia di Teologia, docente di Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana e altre Università ecclesiastiche di Roma. Conosciuto per numerose pubblicazioni sui temi fondamentali della fede e per le sue trasmissioni mensili a Radio Maria. Tra le sue opere in particolare: Gli angeli. Storia e pensiero, Marietti, Genova 1991; Milano 2000.2003; Satana un caso serio. Saggio di demonologia cristiana, EDB, Bologna 1996; Gli Angeli, Newton-Compton, Roma 1996; Il diavolo tra fede e ragione, EDB, Bologna 2001; Antologia diabolica, UTET, Torino, 2008.

martedì 6 settembre 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 3 settembre 2016


Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: "Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro".
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
Parola del Signore.


Carissimi fratelli e sorelle, nuovamente la Parola di Dio ci invita a riflettere sulla nostra chiamata cristiana che richiede che ci impegniamo nella vita, verificando sempre se siamo veri discepoli di Cristo, se Lo imitiamo.
Certamente tutti noi desideriamo seguire Cristo ed essere Suoi discepoli, ma è anche vero che abbiamo paura delle richieste che Lui ci fa. Lui chiede la rinuncia: rinunciare a se stessi. Questo significa essere più giusti, migliori, più santi, rinunciare ai peccati, alla propria volontà, all’egoismo, alla superbia. Rinunciare a tutti gli attaccamenti, anche verso i più cari. Essere sempre coraggiosi e forti.
Il Vangelo ci ha detto: “Se uno viene a Me e non Mi ama più di quanto ami suo padre, fratelli, sorelle e perfino la propria vita non può essere Mio discepolo”. L’evangelista Matteo ha detto: “Chi ama più di Me il padre, la madre, i figli non è degno di Me”.
Tre volte Gesù dice: “Non può essere Mio discepolo”. Gesù lo dice sul serio. Non scherza quando dice questo. Gesù non conosce compromessi. Queste parole sono dure, difficili da accettare per noi uomini moderni. Riconosciamo sinceramente che queste richieste sono impegnative.
Che cosa voleva dire Gesù? Per poter essere Suo discepolo bisogna rinunciare a tutto per poter accettare la propria croce e seguirLo. Questo significa che non possiamo rinunciare a Dio per i nostri averi, madre, padre, fratelli, sorelle, carriera, scuola, ospite o per qualsiasi altra cosa.
Cristo è chiaro. Ha detto come deve essere il cammino di colui che vuole essere Suo discepolo. Dovrebbe scegliere il cammino della croce, del sacrificio, della rinuncia.
Ho già detto all’inizio: il discepolo dovrebbe decidersi a migliorare ogni giorno. Cristo ha fatto vedere con la Sua Vita la strada da percorrere. Lui è la Via, la Verità e la Vita. Lui stesso lo ha detto. L’unico scopo della Sua Vita era vivere la Volontà del Padre.
Questo è il messaggio del Vangelo di questa sera.
La Vita di Cristo era fare la Volontà del Padre. Una Vita di sacrificio, di rinuncia a tutto ciò che Lo poteva allontanare dalla Volontà del Padre. Se noi apparteniamo a Cristo non abbiamo altra via se non quella di Cristo: la via della croce, del sacrificio, della sofferenza. Per questo motivo Gesù dice che nessuno può essere Suo discepolo se non rinuncia a tutto per seguirLo. Dobbiamo seguirLo anche portando la nostra croce quotidiana. Dobbiamo fare il nostro dovere tutti i giorni con pazienza e amore.
Il vero discepolo è pronto a sacrificare tutto per Gesù e per il Suo Amore e non rinuncia a Lui per nessun’altra cosa.
Dobbiamo avere chiaro questo concetto dentro di noi. Se il Signore chiede tutto a noi dobbiamo essere pronti a darGli tutto. Questo significa portare la croce con cuore gioioso, seguire Gesù costi quello che costi. Spesso questo significa rompere certi rapporti e donare la nostra vita e il nostro cuore al Signore.
Avere Cristo nel cuore e seguirLo significa essere sicuri della propria salvezza. Questo è molto di più di tutti i tesori e i beni che possiamo avere nella nostra vita. Non dimentichiamolo mai: Dio è l’Amore più grande. Dovrebbe essere il primo nostro Amore. Solo Lui ci ama in modo perfetto. Ogni bene che abbiamo viene da Lui. Lui sia sempre al primo posto.
Siamo veri discepoli di Gesù se nulla è più importante di Lui, anche se fossero i genitori, fratelli o sorelle. Cerchiamo di non essere superficiali.
Certo che possiamo amare i genitori, fratelli e sorelle, ma se dobbiamo deciderci tra loro e Gesù sappiamo chi dobbiamo scegliere. Gesù saprà amare i nostri fratelli, sorelle e genitori.
Gesù vuole che ci decidiamo in modo radicale per Lui, offrendoci a Lui. Qualcuno forse dirà: “Questo è un discorso per coloro che si sono decisi per la vita sacerdotale o religiosa”.
Tutti sappiamo che dobbiamo fare rinunce per non rinnegare la nostra vocazione.
Non è facile amare coloro che ci fanno del male. Il vero fedele è solo quello che sa amare i propri nemici e pregare per loro.
Vediamo oggi la tiepidezza religiosa. Le nostre famiglie come sono? Pregano insieme? Vanno insieme a Messa? Leggono la Sacra Scrittura e il Catechismo della Chiesa Cattolica? Dove non c’è questo cominciano i problemi.
Una ragazza di seconda media si è impiccata a casa sua e nella lettera ha scritto: “Ho dovuto farlo, perchè non ho visto il senso della vita. Prego i miei genitori di non arrabbiarsi e di perdonarmi. Vi aspetterò lassù con le braccia aperte”.
Un ragazzo si è buttato giù da un ponte. Apparteneva ad una setta satanica. I ragazzi hanno detto: “Dovevamo farlo”.
Domenica mattina è avvenuto in Croazia un incidente grave. Due ragazze di 15 anni sono morte in macchina. Un ragazzo di 22 anni ubriaco guidava. Cosa hanno fatto le ragazze minorenni in quella notte? Chi è responsabile di ciò? Sopratutto i genitori. I ragazzi minorenni non possono andare così liberamente di notte.
Fratelli e sorelle, cerchiamo di essere coscienti della nostra chiamata cristiana. Noi siamo nati sulla croce dal Cuore di Gesù. “Chi non prende la propria croce e non mi segue non può essere Mio discepolo” dice Gesù.
Un governante ha scritto 6 parole che lo hanno guidato nella vita: “Mio Dio, mia patria e mia moglie”. Vale la pena vivere per questi ideali. Questi erano gli ideali dei nostri avi in tanti secoli.
Cosa è rimasto di questo? Pensiamoci e rispondiamo.
Vivere la Volontà di Dio, abbiamo sentito questa sera, è essenziale per la vera vita cristiana. Vivere la Volontà di Dio è il culmine della nostra santità, della nostra perfezione sulla terra. Solo la vita in conformità con la Volontà di Dio ci assicura la porta aperta del cielo. Se vogliamo sentirci in cielo già qui sulla terra dobbiamo vivere come vivono gli abitanti del cielo, gli angeli e i santi di Dio. Questo significa mettere in ordine la propria vita in conformità alla Volontà di Dio. La Volontà di Dio sia fatta sulla terra come in cielo, come preghiamo nel Padre Nostro che ci ha insegnato Gesù stesso.
Beati noi se lo ripetiamo alcune volte al giorno e vi riflettiamo. Così prepariamo la via verso il cielo. La Volontà di Dio si vive in modo perfetto in cielo.
Nella Sacra Scrittura leggiamo che gli angeli vivono i comandi di Dio. Gli angeli annunciano il volere di Dio ad Abramo, Maria, Giuseppe. L’angelo custode ci accompagna ovunque.
Gli angeli e i santi vivono la Volontà di Dio in modo perfetto.
La Volontà di Dio consiste in credere in Lui, lodarLo essere qui questa sera, aiutare gli altri a lodarLo per poter gioire un giorno con Lui per tutta l’eternità.
La Volontà di Dio deve essere vissuta già sulla terra. Dio, perchè nostro Creatore, può chiedere da noi quello che vuole. Dio ci ha scelti e ci ha dato il compito di vivere la Sua Volontà per essere felici già qui sulla terra. Dio non ci sforza, perchè ci ha creati liberi e siamo liberi. Questa è la nostra grandezza, ma anche ci può avvicinare alla perdizione. La nostra opposizione alla Sua Volontà sarebbe una pazzia.
“Ho visto satana cadere dal cielo come una folgore” dice Gesù nel Vangelo. Se ci opponiamo alla Volontà di Dio una cosa del genere può succedere anche a noi.
Come possiamo comprendere cosa Dio vuole da noi? Il primo segno della Volontà di Dio è la voce della nostra coscienza che ci dice: “Non fare ciò che è contrario a Dio”.
Anche i pagani possono sentire questa voce e salvarsi.
Dio ci mostra la Sua Volontà in modo particolare nei Comandamenti.
Gesù dice: “Chi osserva i Miei Comandamenti Mi ama”. Chi vive i Comandamenti può essere sicuro della propria salvezza.
La voce della Volontà di Dio è la voce della Chiesa. Se ascoltiamo la Chiesa ascoltiamo Colui che L’ha istituita.
Dio ci rivela la Sua Volontà in tanti modi nella nostra vita: nelle difficoltà, croci, morte dei nostri cari. Tutto ciò ci indica di rivolgerci a Dio, ci ammonisce di tornare a Lui e di essere sottomessi alla Sua Santa Volontà.
Questa sarà la via sicura della nostra salvezza. Se viviamo la Volontà di Dio con gioia avremo tanti doni già qui sulla terra.
Vivere la Volontà di Dio ci porta la pace, la gioia nell’anima.
Fratelli e sorelle, preghiamo perchè sempre possiamo dire: “Dio, non sia fatta la mia, ma la Tua Volontà”. Sia fatta la Tua Volontà in questo momento e sempre. Tutto sia per la maggior Tua Gloria e per la nostra salvezza.
Fratelli e sorelle, così sicuramente cammineremo verso l’incontro finale dove ci aspetta la nostra Madre Celeste e il nostro Salvatore Gesù con tutti i santi.
Amen.

 

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

lunedì 5 settembre 2016

Medjugorje - Modifica dell’orario del programma di preghiera

L’orario del programma liturgico di preghiera di Medjugorje è cambiato a partire da giovedì 1° settembre.

Da quella data, infatti, la preghiera del Rosario in chiesa parrocchiale inizierà alle ore 17:00, mentre la Santa Messa verrà celebrata alle ore 18:00 e sarà seguita dal consueto programma di preghiera, a seconda del giorno della settimana. 

L’Adorazione a Gesù nel Santissimo Sacramento dell’Altare si terrà il martedì ed il sabato dalle ore 21:00 alle ore 22:00, mentre il giovedì sarà subito dopo la Santa Messa serale, ossia a partire dalle ore 19:00.

La preghiera del Rosario sul Podbrdo si terrà la Domenica a partire dalle ore 14:00, mentre la Via Crucis sul Križevac sarà il venerdì, sempre a partire dalle ore 14:00.

La Santa Messa croata delle ore 13:00 verrà celebrata soltanto al sabato.

venerdì 2 settembre 2016

Apparizione straordinaria a Ivan del 2 settembre 2016 sul Podbrdo alle ore 22:00

Carissimi, ecco le parole di Ivan sull’apparizione da lui avuta stasera, venerdì 2 settembre 2016, sul Podbrdo alle ore 22:00:

«Anche oggi, come ogni giorno dopo l’incontro con la Madonna, vorrei avvicinare e descrivere un po’ anche a voi le cose più importanti di questo incontro.

Anche oggi la Madonna è venuta a noi gioiosa e felice e, all’inizio, ci ha salutato tutti col suo materno saluto:

“Sia lodato Gesù, cari figli miei!”.

Poi ha pregato per un periodo di tempo qui su tutti noi con le mani distese. In seguito ha pregato in particolare su voi malati presenti. Poi la Madonna ha detto:

“Cari figli, oggi in modo particolare desidero invitarvi in questo tempo a pregare per i sacerdoti, per le vocazioni nella Chiesa. Pregate, cari figli, pregate! Pregate per i pastori, affinché guidino la Chiesa, il gregge. Grazie, cari figli, per aver anche oggi risposto alla mia chiamata”.

Poi la Madonna si è trattenuta ancora a pregare in particolare per i sacerdoti e per le vocazioni. In seguito ci ha benedetto tutti con la sua benedizione materna, ed ha benedetto tutto quello che avete portato perché venisse benedetto.

Ho raccomandato tutti voi, le vostre necessità, le vostre intenzioni, le vostre famiglie e tutto ciò che portate nei vostri cuori.

Di certo, però, la Madonna conosce meglio di chiunque altro i nostri cuori, i nostri desideri e le nostre necessità.

Poi la Madonna ha continuato a pregare su tutti noi presenti qui e in questa preghiera se n’è andata, nel segno della luce e della croce, col saluto:

“Andate in pace, cari figli miei!”».

Messaggio a Mirjana del 2 Settembre 2016

“Cari figli, secondo la volontà di mio Figlio ed il mio materno amore vengo a voi, miei figli, ed in particolare per coloro che ancora non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio. Vengo a voi che pensate a me, che mi invocate. A voi do il mio materno amore e porto la benedizione di mio Figlio. Avete cuori puri e aperti? Vedete i doni, i segni della mia presenza e del mio amore? Figli miei, nella vostra vita terrena ispiratevi al mio esempio. La mia vita è stata dolore, silenzio ed un’immensa fede e fiducia nel Padre Celeste. Nulla è casuale: né il dolore, né la gioia, né la sofferenza, né l’amore. Sono tutte grazie che mio Figlio vi dona e che vi conducono alla vita eterna. Mio Figlio vi chiede l’amore e la preghiera in lui. Amare e pregare in lui vuol dire — come Madre voglio insegnarvelo — pregare nel silenzio della propria anima, e non soltanto recitare con le labbra. Lo è anche il più piccolo bel gesto compiuto nel nome di mio Figlio; lo è la pazienza, la misericordia, l’accettazione del dolore ed il sacrificio fatto per gli altri. Figli miei, mio Figlio vi guarda. Pregate per vedere anche voi il suo volto, ed affinché esso possa esservi rivelato. Figli miei, io vi rivelo l’unica ed autentica verità. Pregate per comprenderla e poter diffondere amore e speranza, per poter essere apostoli del mio amore. Il mio Cuore materno ama in modo particolare i pastori. Pregate per le loro mani benedette. Vi ringrazio!”.

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giovedì 1 settembre 2016

Apparizione straordinaria a Ivan sul Podbrdo venerdì 2 settembre 2016, ore 22:00


Križan ci ha comunicato che la sera di venerdì 2 settembre 2016, alle ore 22:00, Ivan avrà un’apparizione sul Podbrdo.

martedì 30 agosto 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 28 agosto 2016

Dal Vangelo secondo Luca
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: "Cèdigli il posto!". Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: "Amico, vieni più avanti!". Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Parola del Signore.


Fratelli e sorelle, una storia che avete certamente sentito mi è parso cosa ottima inserirla nelle letture liturgiche di oggi.
Una signora molto ricca sulla terra aveva tutto. Da noi si dice anche “il latte dei cieli”. Viveva in una casa molto grande. Ma un giorno, come dovremo fare anche tutti noi, ha dovuto lasciare tutto ciò che aveva. Alla fine è arrivata davanti al Signore.
San Pietro l’ha aspettata davanti alla porta del Paradiso e dopo un saluto l’ha accompagnata alla sua prossima dimora. Mentre andavano quella signora ammirava le case belle e le ville che vedevano. San Pietro le spiegava chi abitava in esse. Le ha detto che in una di queste abitava una povera vecchietta. Andando avanti vedono un’altra bella casa e la signora pensa tra sé: “Questa è così bella. Certamente è mia!” Pietro va avanti e passa davanti a tante altre ville. Alla fine arrivano ad una baracca. Pietro le disse: “Questa è la sua dimora”. Lei è rimasta shockata: “Questa la mia casa? Ho meritato qualcosa del genere? Lei sa che casa avevo sulla terra?” San Pietro ha ascoltato e poi ha risposto: “Signora, mi spiace che a lei sia capitato ciò, ma deve sapere che noi costruiamo le case con i materiali che voi ci mandate dalla terra”.
Fratelli e sorelle, siamo noi che ordiniamo la casa nella prossima vita. Essa viene costruita con il materiale che noi mandiamo su. Se noi mandiamo materiale poco buono, il Signore sa che non ci piacerà la casa, ma Dio rispetta la nostra decisione.
Nessuno può cambiare questo progetto senza di noi, nemmeno Dio Stesso. Questo possiamo farlo solo noi e purtroppo solo fino a quando siamo qui sulla terra.
Ognuno, finchè è sulla terra, può ascoltare i consigli degli altri, può aggiungere o togliere qualcosa al progetto. Dio sicuramente apprezzerà tanta pazienza.
Fratelli e sorelle, qualcosa di simile abbiamo sentito nel Vangelo di Luca. In esso si narra un fatto della Vita di Gesù, quando un fariseo un sabato Lo ha invitato a pranzo. Chi di noi non è mai stato invitato ad una mensa ho magari ha invitato qualcun altro? Magari nessuno ha fatto commenti in quel momento, ma tutti hanno guardato tutti e tutto. Solamente dopo sono stati fatti i commenti.
Fratelli e sorelle, anche Gesù osserva come arrivano gli ospiti e scelgono i primi posti. Così Egli racconta la parabola delle nozze e degli invitati. Questo è un tema molto delicato. Quale posto ha ciascuno nella vita? Tra gli uomini c’è chi è in alto e chi è in basso. Ci sono i posti d’onore e quelli meno importanti.
Normalmente l’uomo invita quello più onorato e lo mette d’avanti.
Gesù, in quest’occasione, valuta come si comportano gli uomini. E’ un’occasione per dare un insegnamento: “Mettiti all’ultimo posto. Chi si innalza sarà umiliato. Chi si umilia sarà innalzato”.
Fratelli, a prima vista questo sembra un metodo raffinato per ottenere un posto migliore.
Gesù non bada a questo. Lui ha sopratutto cura del comportamento degli uomini fra di loro. Lui stesso ne ha dato l’esempio. Lui era Dio, ma non ha voluto farlo notare. Lui ha voluto essere servo. Si è umiliato; è stato ubbidiente fino alla morte di croce, come dice san Paolo nella lettera ai Filippesi.
Sul legno della croce Gesù ha assunto l’ultimo posto.
Cosa significa,fratelli e sorelle, essere umile? Sicuramente questo non significa non usare i talenti e i doni che Dio ci ha dato. Questo non significa mostrare una faccia triste o rinunciare alle proprie responsabilità.
Essere umili vuol dire liberarsi dalla paura dei giudizi umani, avere la coscienza in pace e sapere che ciascuno ha il valore che ha davanti a Dio. Nessun giudizio umano può aggiungere o togliere nulla. Il disprezzo e il pettegolezzo non possono togliere nulla.
Chi è umile ha la coscienza in pace, perchè è sempre libero.
Se non metti il tuo “io” sotto i piedi non sarai mai libero.
Papa Giovanni XXIII diceva: “Ho ricevuto due lettere. In una si diceva che sono un grande santo e nell’altra che sono un grande ipocrita. La prima non mi aggiunge nulla, la seconda non mi toglie nulla”.
Il curato d’Ars diceva: “Davanti a Dio sono quello che sono”.
Essere umile significa mettere il servizio al primo posto. E’ grande colui che dona, che serve, colui che si lascia consumare, colui che entra nel mistero d’amore.
E’ umile colui che serve il prossimo e sente che tutto è dono del Signore. Quello che non viene donato và perso.
Essere umile significa servire e donare senza ricompensa.
Quando fai una cena non invitare amici, parenti, vicini, ricchi per essere a tua volta invitato. Così ricevi già il compenso. Invece quando fai una mensa invita zoppi, storpi, poveri - dice Gesù -e non potranno contraccambiare. Nel giorno della Resurrezione dei giusti riceverai il compenso.
Fratelli e sorelle, l’umile lavora, opera, serve i fratelli e non si aspetta nulla come compenso. Poter servire è già un compenso. Se tutti fossero così umili da non aspettarsi un “grazie” avremmo un mondo di persone felici. Allora avremmo una Chiesa attraente.
Chi è stato più umile di papa Paolo VI? Nel decimo anniversario in cui si ricordava la fine della scomunica degli Ortodossi Paolo VI si è inginocchiato e ha baciato i piedi a Meliton, Patriarca di Costantinopoli.
Questo è un momento che ha mostrato la vera natura umile della Chiesa. La natura del servizio.
Il convertito Chesterton diceva: “Se nella vita avessi una sola possibilità di predicare lo farei contro la superbia”.
Fratelli e sorelle, quando la superbia è sconfitta è aperta la via verso Dio e verso il prossimo.
L’uomo superbo rimane sempre da solo, mentre l’umile è amico di Dio e amico di tutti.
Amen.
Sia lodato Gesù Cristo.

 

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

sabato 27 agosto 2016

Messaggio straordinario a Ivan del 26 agosto 2016 sul Podbrdo alle ore 22:00

Carissimi,  ecco quanto Ivan ha riferito circa l'apparizione da lui avuta stasera, venerdì 26 agosto 2016, sul Podbrdo alle ore 22:


Anche stasera, come dopo  ogni incontro con la Madonna, vorrei descrivere e avvicinare anche a voi ciò che è più importante dell'incontro di stasera.  Anche oggi la Madonna è venuta a noi gioiosa e felice e, all'inizio, ci ha salutato tutti con il Suo materno saluto:

"Sia lodato Gesù, cari figli miei!"

Poi ha steso le mani e ha pregato in particolare su noi qui presenti,  ha pregato particolarmente su di voi malati presenti. Poi la Madonna ha detto:

"Cari figli, anche oggi desidero invitarvi in modo particolare a vivere i miei messaggi. 

Cari figli, non  parlate dei miei messaggi, ma vivete i miei messaggi!

Siate anche voi il mio segno vivo, il segno della mia presenza qui, e irradiate gli altri con la vostra presenza.
Cari figli,  in questo tempo pregate di più, pregate insieme a me e per le mie intenzioni. 

Seguitemi, cari figli! Vivete i miei messaggi!

Non temete, io sono con voi e intercedo per tutti voi presso mio Figlio.

Grazie, cari figli, per aver anche oggi risposto alla mia chiamata ".

Poi la Madonna ci ha benedetto tutti con la sua benedizione materna,  e ha benedetto tutto quello che avete portato perchè venisse benedetto.  Poi io ho raccomandato tutti voi,  le vostre necessità,  le vostre intenzioni,  le vostre famiglie e in modo particolare i malati.
Poi per un periodo di tempo la Madonna ha continuato a pregare qui su tutti noi,  ed in questa preghiera se ne è andata nel segno della luce e della croce,  col saluto:    

"Andate in pace, cari figli miei".