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Richiesta di preghiere

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Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

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mercoledì 15 giugno 2016

Messaggio da Medjugorje del 25 maggio 2016 - La veggente Marija Pavlovic Lunetti a Radio Maria:

"Cari figli! La mia presenza è un dono di Dio per tutti voi ed un'esortazione alla conversione. Satana è forte e desidera mettere nei vostri cuori e nei vostri pensieri disordine ed inquietudine. Perciò, voi figlioli pregate affinché lo Spirito Santo vi guidi sulla via retta della gioia e della pace. Io sono con voi ed intercedo presso mio Figlio per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

P. Livio: Il 25 giugno sarà il 35° anniversario della presenza quotidiana della Regina della Pace qui sulla terra e la Madonna dice che è un dono di Dio e un’esortazione alla conversione. Non ti sembra che noi ci siamo un po’ troppo abituati a questa  presenza e non ci rendiamo conto che tutto questo tempo è una grazia che nessuna generazione ha mai avuto?

Marija: Non solo, io credo che la presenza della Madonna è una freschezza per l’umanità ed è anche un dono di Dio: attraverso la Madonna ci sta portando sulla via dei comandamenti e alla conversione. Lo riconosce la Madonna che più volte ha ripetuto che Dio Le permette di stare in mezzo a noi. Questa presenza della Madonna è davvero grande, incredibile. 

P. Livio: In un messaggio a Mirjana la Madonna ha detto: "Molti hanno accolto la mia chiamata, ma un numero enorme di persone non mi ha preso neanche in considerazione“. Cioè non abbiamo capito la grazia immensa di questa presenza.

Marija: Io credo che ci sono tante persone che, dopo il pellegrinaggio a Medjugorje, hanno cambiato radicalmente la loro vita e nelle loro case, nelle loro parrocchie, hanno fondato gruppi di preghiera. Certo che dall’altra parte il paganesimo è forte... Internet, televisione, ... ormai nella società moderna Dio non esiste, non c’è spazio per Dio. Ma la Madonna sta lavorando, anche nelle nostre parrocchie... A differenza di una volta, oggi vedo tante realtà di adorazione. Recentemente sono andata in una città e alcuni amici mi hanno portato in una Cappella dove c’è l’Adorazione continua. Tutto è iniziato grazie ad un sacerdote venuto a Medjugorje. Questi sono quei piccoli frutti, quei piccoli doni che però sono immensi. Che dono per una città avere una cappella dell’adorazione! Ha ragione quel proverbio: fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Io sono sicura che c’è una foresta di buone persone, anche giovani, che stanno facendo tante cose belle. Non guardiamo solo le cose negative. Io credo che oggi dobbiamo essere più decisi, più liberi, più forti, cercando di pregare e anche di testimoniare... Ho incontrato una persona, venuta a Medjugorje per la prima volta, che mi ha detto: “Oggi mi sono confessato e ho pianto tanto. Io ho cercato anche il suicidio, perchè la mia vita non aveva più senso; ma ora voglio testimoniare che la mia vita è cambiata e vuole essere speranza per una vita nuova”.

P. Livio: Questa è proprio la grazia dello Spirito Santo, queste conversioni sono l’opera dello Spirito che tocca i cuori.

Marija: Noi possiamo fare quello che vogliamo perchè siamo liberi, possiamo andare nel peccato fino agli inferi, ma se viviamo la nostra vita secondo i Comandamenti di Dio e tendiamo a volerci convertire giorno per giorno, possiamo diventare santi come ci vuole la Madonna. Lei ci invita a leggere la vita dei Santi per imitarli. Possa la nostra vita diventare imitazione di Cristo, imitazione della Madonna, imitazione dei Santi! Io ricordo: i primi anni non sapevamo tante cose, ma abbiamo pregato con il cuore. E anche oggi preghiamo con il cuore e quello che faccio, lo faccio con amore, lo faccio con il cuore. Lo faccio per amore verso Gesù. Anche una parola buona, un piccolo dono, un sorriso, tante piccole cose che aiutano a cambiare la nostra vita, diventa una vita nuova, una vita di testimonianza. Ieri un sacerdote che è venuto a fare un ritiro qui a Medjugorje mi ha detto: “Una volta eri butta, oggi ti vedo bella, perchè il Signore ti ha plasmato e sta lavorando su di te”. Io ero come un riccio, ma oggi non ho più paura perchè mi sono lasciata plasmare dal Signore. Il Signore ci sta usando, ci sta trasformando e diventiamo belli, di una bellezza spirituale... Come Madre Teresa di Calcutta... Ognuno di noi può diventare così.

P. Livio: Quello che colpisce molto a Medjugorje è la conversione, abbiamo visto dei morti che sono risuscitati e delle persone che erano grandi peccatori che si sono incamminati sulla via della santità. Il Signore chiama anche i peccatori sulla via della santità.

Marija: Mi ricordo di un sacerdote americano con tanti impegni, tanti svaghi, ma poca preghiera, che stava lasciando il sacerdozio. Un suo amico medico l’ha convinto a venire a Medjugorje. Io l’ho conosciuto, ho visto che non celebrava la Messa e l’ho portato da Padre Jozo quando era a Tihaljina. Il Signore l’ha plasmato, l’ha trasformato; ha avuto come una rinascita. Ora è morto, ma è morto da santo sacerdote. Poi sono venuti altri sacerdoti della sua diocesi e quindi anche il loro Vescovo, venuto perchè ha visto la trasformazione e la radicale conversione dei suoi sacerdoti.

P. Livio: Il miracolo della conversione lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, le persone che cambiano vita. E’ una grande speranza ed è anche il frutto pù bello che abbiamo per la presenza della Madonna.

Marija: In realtà è il buon Dio che cambia i cuori, anche perchè la Madonna intercede presso suo Figlio. Quando il Signore prende il cuore e lo cambia, non c’è una spiegazione, lo fa in un modo meraviglioso. Io lo vedo in tante persone che si confessano, quando aprono il cuore è una cosa bellissima e incredibile. Capita che nelle proprie parrocchie non trovano il coraggio di aprire il cuore, il coraggio di confessare qualche peccato; invece qua è quasi una cosa normale, perchè siamo sotto il manto della Madonna, ci sentiamo sicuri, ci sentiamo disarmati. Non interessa più quello che pensa il mondo, quello che può dire il sacerdote. Qui trovano la volontà di cambiare radicalmente la vita e questa è una cosa meravigliosa.

P. Livio: La Madonna ci dice che satana è forte e se non preghiamo ci crea confusione mentale e ci toglie la pace...

Marija: Ci mette inquietudine nei nostri cuori, nei nostri pensieri. Io credo che è quello che il mondo vuole: mettere disordine, renderci schiavi del male. Invece Dio ci vuole esseri liberi, ci dà la libertà dei figli di Dio. Anche la Madonna non ci obbliga, ma ci invita. Noi possiamo convertirci o non convertirci. Ma io dico che ci conviene convertirci in questi pochi anni di vita che abbiamo, mentre ci aspetta l’eternità.

P. Livio: Questo messaggio è molto bello: la via di Dio è gioia e pace, la via di satana è disordine e inquietudine.

Marija: Io vedo, che quando siamo con Dio, viviamo i suoi comandamenti; quando siamo senza Dio, finiamo dai maghi, stregoni, reiki, meditazioni orientali, joga... perchè si cerca la pace. Ma la pace la troviamo solo in Dio, perchè è Lui che ci ha creati.

P. Livio: Ci prepariamo alla festa dell’Eucarestia e la Madonna lì a Medjugorje ha messo l’Eucarestia al centro di tutto.

Marija: E’ vero. Noi questa notte abbiamo, come ogni 25 del mese, la veglia di preghiera con l’Adorazione per tutta la notte...

Quanto c’è a Medjugorje era nel progetto di Dio. La chiesa, che allora sembrava enorme... la grande Croce sulla collina, ora diventata centro di preghiera con la via Crucis per tutti i pellegrini... poi nell’altra collina è apparsa la Madonna... E così si è formato questo triangolo prediletto da Dio. Anche la nostra vita è nel progetto di Dio.

P. Livio: Trentacinque anni non sono un po’ troppi?

Marija: No, sono pochissimi. Quei cinque o dieci minuti di incontro con la Madonna non sono trentacinque anni, ma sono il Paradiso; sono una sfida che Dio sta mettendo in noi tra il Paradiso e l’inferno. E la Madonna con la sua presenza è un invito per tutti noi:“Decidetevi per il Paradiso, per la vita eterna!” Ogni giorno alla fine dell’apparizione, quando Lei se ne va, dentro il mio cuore ho questo desiderio di Paradiso e mi viene da cantare con San Filippo Neri: “Preferisco il Paradiso!” E’ vero che sono qua, che combatto, faccio, disfo, pulisco, stiro, vivo, ma dentro il mio cuore c’è il Paradiso; e quando hai il Paradiso nel cuore, tutta la vita va come un soffio. In Paradiso diventiamo e restiamo tutti giovani. La Madonna, quando ha cominciato a venire, era più grande di noi; invece ora noi siamo molto più vecchi di Lei...

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Marija ha quindi pregato il “Magnificat” e il Gloria.

... e Padre Livio ha concluso con la benedizione.

Marija e P. Livio

Fonte: Medjugorje Oggi

Omelia della santa Messa italiana Medjugorje, 14 giugno 2016


Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo" e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Parola del Signore.


Spesso la storia umana, come anche sentiamo raccontare in questi giorni nella prima lettura nella vicenda del re Davide e di altri re, si riduce ad una catena di violenza fisica ma anche verbale, come anche nei nostri giorni. Una violenza che genera violenza e non può ristabilire la giustizia e la verità, perchè sappiamo che il male non porta mai al bene, non genera mai giustizia e pace. Sono necessarie persone nuove capaci di partire dal loro cuore e spezzare così il male con gesti di pace e d’amore.
L’abbiamo sentito in modo preciso nel Vangelo, in questo primo grande discorso della montagna come ci ha raccontato Matteo, che ci riporta proprio al centro e al cuore della giustizia e della pace.
L’Amore misericordioso del Padre che ci invita ad amare perfino i nemici.
Sapete che questa è la novità del Vangelo; in assoluto! Amare i nemici. Amare quelli che ci fanno del male. Amare quelli che ce l’hanno con noi. Qui siamo nel cuore dell’esperienza cristiana.
Il perdono. L’amore verso tutti. L’amore verso i nemici.
Solo questo amore, solo il perdono è capace di generare una nuova catena: la catena dell’Amore e della Misericordia.
“Siate perfetti”, ci ha detto il Vangelo. Non è tradotto benissimo, perchè non è un’esortazione. E’: “Sarete perfetti”. E’ una promessa che Gesù ci fa, dicendoci che questo sarà possibile anche per noi.
Non è un’illusione. L’Amore, la giustizia e la pace non sono un’illusione. Questo è possibile nella misura in cui anche noi saremo disponibili ad accogliere l’Amore ed il perdono del Padre.
In questo anno santo siamo accompagnati da questa espressione bellissima: “Misericordiosi come il Padre”. Diceva Papa Francesco nella Misericordia Vultus: “Nelle parabole dedicate alla Misericordia Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si da mai per vinto, fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto con la compassione e la Misericordia”. Qui troviamo il nucleo del Vangelo e della nostra fede, perchè la Misericordia è presentata come forza che tutto vince, che riempie il cuore d’Amore e che consola con il perdono.
Così anche noi carissimi in quest’anno, contemplando il Volto misericordioso del Padre che ci è stato donato e trasmesso dal Suo Figlio Gesù, siamo chiamati ad essere misericordiosi come il Padre.
Però c’è un’unica condizione: se vogliamo essere misericordiosi come il Padre anche noi siamo invitati a fare l’esperienza della Misericordia di Dio. Sentirci amati da Dio. Non è facile.
Vi ricordate Pietro nel Cenacolo? Al gesto d’Amore e di Misericordia di Gesù Pietro dice “No, questo no! Non puoi lavarmi i piedi!” E Gesù gli dice: “Pietro, se non farai anche tu esperienza della Misericordia del Padre non potrai entrare nel Regno”.
Carissimi, tutti noi per essere misericordiosi, per testimoniare nella vita di ogni giorno l’Amore e la Misericordia di Dio prima di tutto dobbiamo fare esperienza della Misericordia di Dio.
Sappiamo come tantissime persone, accostandosi alla preghiera, accostandosi al Sacramento della Riconciliazione, fanno esperienza nella propria vita, sulla propria pelle, di un Dio capace di perdonare tutto, di un Dio che non tiene conto del male ricevuto.
Perchè solo così, quando noi ci sentiamo immersi, avvolti dalla Misericordia di Dio, saremo capaci di entrare nella logica dell’Amore di Dio che ama senza nessuno schema, al di là dei nostri schemi, fino a farci perdonare i nemici.
Raccogliamo oggi questo invito che la liturgia ci fa. Facciamo in questi giorni esperienza dell’Amore di Dio. Lasciamoci raggiungere dall’Amore di Dio. Un Dio che delicatamente è capace di entrare nei nostri cuori, è capace di consolazione, è capace di riscaldare anche la nostra vita e di farci sentire profondamente, nelle viscere, l’Amore Misericordioso del Padre, l’Amore dolcissimo di Sua Madre Maria e così, immersi nell’Amore e nella Misericordia di Dio, essere anche noi segni concreti per le persone che quotidianamente incontriamo a partire dalle nostre case.
Invochiamo dal Signore questo dono particolare. ChiediamoGli questa grazia per noi e per i nostri cari.
Sia lodato Gesù Cristo.

 

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 13 giugno 2016


Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura». Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.
E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.
Parola del Signore


Fratelli e sorelle, nella vita quotidiana di queste zone, dopo la Beata Vergine Maria, nessun altro è presente quanto sant’Antonio di Padova. Oggi celebriamo la sua festa.
In questi giorni della novena in suo onore fiumi di suoi devoti sono venuti nelle chiese a lui dedicate qui in Erzegovina, in modo particolare a Humac.
A lui si rivolgono uomini, donne, anziani, giovani, ricchi e poveri. Tutti esprimono a lui i propri bisogni: dai bambini a coloro che sono nelle difficoltà più gravi. Per chiedere il suo aiuto coloro che ne sono devoti il martedì digiunano, pregano il Rosario, si confessano, fanno la Comunione, fanno pellegrinaggi ai santuari a lui dedicati e pregano davanti alle sue statue. Oltre a ciò i devoti danno le offerte per il Pane di sant’Antonio o aiutano direttamente i poveri.
A lui vengono non solo i cattolici, ma anche i musulmani. Questo non accade per nessun altro santo in questo modo.
Tanti attestano che hanno provato la sua intercessione. Ciò dimostra che la loro devozione ha le basi giuste.
Oltre ai bisogni terreni credo che non dobbiamo dimenticare la vita che viene dopo questa vita terrena, cioè la vita eterna. Questo è quello che è più necessario.
Gesù, nella Sua preghiera, ha detto: “Questa è la vita eterna: conoscere Te, Unico vero Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo”.
“Conoscere” nella Bibbia è molto più che un’invocazione spirituale. Conoscere Dio significa unirsi con Lui nell’Amore, avere un rapporto intenso con Lui, accettare la Sua Volontà con gioia e così glorificare Dio come Lo glorificava Gesù stesso.
Come può questo non essere un peso, ma una gioia, un grande desiderio? Come fare?
Sant’Antonio ce ne da la chiave.
E’ interessante che nelle rappresentazioni di sant’Antonio si possa trovare tanto simbolismo. Questi simboli ci aiutano a conoscere Dio come Lo ha conosciuto lui.
Sono venuto qui davanti per vedere questa statua e ho visto che ci sono due simboli: Gesù Bambino in braccio e un giglio nell’altra mano. Nelle altre statue potete vedere una Bibbia aperta o il pane.
Questi sono i 4 simboli: la Bibbia, il pane, Gesù Bambino e il giglio. Essi sono un grande messaggio per noi oggi.
Sant’Antonio ha studiato la Bibbia. La meditazione della Parola di Dio lo ha fatto diventare un predicatore noto.
I suoi frati dicevano: “Se si dovessero perdere tutte le Bibbie del mondo sant’Antonio saprebbe riscriverle parola per parola”.
La Bibbia non era solo nella sua testa, ma nel suo cuore. Lui ha tenuto tante omelie, ma purtroppo ne abbiamo solo 250. In queste 250 cita la Bibbia ben 6000 volte. Sant’Antonio diceva che come l’oro supera tutti gli altri metalli per valore così la Bibbia supera per conoscenza tutti gli altri scritti. Chi non conosce la Bibbia è un uomo analfabeta.
Cosa direbbe a noi oggi? Sant’Antonio dice: “Chi non conosce la Bibbia è un uomo analfabeta”.
Egli sapeva che l’uomo non vive solo di pane, ma di ogni Parola che esce dalla Bocca di Dio. Teneva conto anche dell’altra Parola di Gesù: “Consacrami nella Verità. La Tua Parola è Verità”. Questo lo custodiva in sè e desiderava trasmetterlo a tutti. Perciò anche a noi raccomanda la Parola di Dio.
Serbare la Parola di Dio dentro di noi e donarLa a questo mondo che cerca un senso spesso sulla strada sbagliata o nell’immensità di bugie che invade l’umanità è il nostro compito.
La Parola di Dio è la luce per i nostri passi.
C’è un detto tra noi che dice: “Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei”.
Essere in compagnia della Parola di Dio fa immergere sempre di più l’uomo nel Signore per conoscere sempre di più Dio, ma anche se stesso. La Parola di Dio lo aiuta a scoprire la Verità e la verità della propria vita.
L’altro simbolo che troviamo è Gesù Bambino.
Quando sant’Antonio si è trovato in una città per predicare
viene accolto come ospite da un cittadino. Gli viene data una camera per prepararsi e riposare. Questa persona era molto curiosa di sapere se Antonio si sarebbe messo a dormire o a pregare, così si è messa fuori dalla porta a guardare. Ad un certo momento ha visto sant’Antonio che accarezzava un Bambino bellissimo. Allora si è chiesto come mai ci potesse essere in stanza un bambino se sant’Antonio vi era entrato da solo. Il Bambino ha puntato un dito verso questa persona e ha detto: “Antonio, lui ci sta guardando”. Dopo è sparito.
Antonio ha raccomandato a quest’uomo di non raccontare nulla di ciò che aveva visto. Egli ha mantenuto la parola e ha raccontato tutto solo dopo la morte del santo tenendo la mano sulla Bibbia.
Proprio questo è un bellissimo messaggio per noi: abbracciare Gesù, giocare assieme a Gesù. Avere Gesù tra le braccia, ma anche nel cuore. Questo è ciò che Antonio ci vuole raccomandare come grande aiuto in questa vita per giungere alla vita eterna. Conosceremo Dio, e con Lui la vita eterna, se come sant’Antonio abbracciamo Gesù e Lo accogliamo con tutto il cuore.
Possiamo abbracciarLo ascoltando e vivendo le Sue Parole, accogliendoLo con grande devozione nella santa Comunione e nell’Adorazione Eucaristica.
Anche noi quando andiamo alla santa Messa non ci dobbiamo andare per dovere, ma con grande amore e con cuore aperto per ricevere l’Amore di Cristo, per abbracciarLo, per unirci a Lui e farci possedere da Lui.
Il terzo simbolo è il pane nella mano di sant’Antonio. Quando predicava spesso alzava la voce contro il maltrattamento e lo sfruttamento delle persone. Sempre lottava per i poveri. Nutriva le persone con il Pane di Dio, ma ispirava anche gli altri a distribuire il pane per la vita quotidiana. Per questo motivo nella storia si è sviluppata l’attività caritativa “Il pane di sant’Antonio”. Questa si è sviluppata in Francia nel 1895 quando una commerciante ha perso la chiave della cassaforte. Lei ha promesso a sant’Antonio che avrebbe acceso una candela davanti ad una sua immagine e avrebbe dato il pane ai poveri che sarebbero venuti a chiedere da mangiare. Lei ha subito trovato la chiave.
L’amica di questa commerciante aveva un familiare che era caratterialmente difficile e un grande bestemmiatore. Ha pregato sant’Antonio di guarirlo spiritualmente. Lei ha promesso di far costruire una cappella, di accendere un cero e di impegnarsi per i poveri. In un mese si è raccolto il denaro per comprare 1300 chili di pane da dare ai poveri.
Quest’attività caritativa si è divulgata in Europa e a Mostar è arrivata nel 1909. Quest’opera è molto viva e attiva nel nostro popolo cattolico. Tanti donano qualcosa per i poveri. Questo è la conseguenza di un cuore generoso. Il cuore non può essere aperto a Dio se nello stesso momento non è aperto al prossimo.
L’ultimo simbolo è il giglio tra le mani. E’ un simbolo di purezza.
“Beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio”. Sant’Antonio aveva un cuore puro per Dio. Un cuore puro vede in ogni uomo l’Immagine di Dio, cosa che da ad ogni uomo dignità e grandezza. Perciò ogni uomo và visto con rispetto e non bisogna usarlo per certe concupiscenze o bisogni personali, perchè non è un oggetto di consumo.
L’uomo di cuore puro non può essere ipocrita e falso. L’uomo di cuore puro ciò che pensa lo dice e lo fa. Quando dice “sì” è “sì” e quando dice “no” è “no”. Solo il cuore puro è capace di unirsi al Cuore divino ed avere conseguenze grandi.
Sant’Antonio dice: “Abbi Dio ogni giorno nel tuo cuore”. Egli chiede a Gesù: “Cosa posso darTi per averTi nel mio cuore?” Gesù gli risponde: “Dammi il tuo cuore e Mi avrai nel tuo cuore. Non mi interessano le tue parole. Le tue opere non mi servono. Le conosco tutte. Dammi solo il tuo cuore e avrai Me”.
Queste parole di sant’Antonio ci interessano proprio nella vita di oggi, perchè più volte siamo stati ingannati, abbiamo perso la fiducia. Siamo diventati troppo prudenti anche verso Dio. Noi crediamo che esiste, ma il nostro cuore vaga un pò di qua e un pò di là, in base a come ci torna utile. Stiamo vagando.
Diamo il nostro cuore a Dio. Avremo Dio e troveremo noi stessi.
Dare il cuore a Dio significa credere all’Amore, essere legati a Lui. Quando l’uomo crede con cuore a Dio e quando prega con il cuore, l’uomo non può essere senza cuore verso la propria famiglia, non può essere duro con i propri figli, verso gli anziani, verso i soli, verso il coniuge.
Se credi con il cuore senti le Parole di Gesù che dicono: “Amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amati”. Quando l’uomo prega col cuore sente le Parole di Cristo: “Fai al tuo prossimo quello che vuoi che lui faccia a te”. Così non maltratterà il prossimo e non gli darà la paga ingiusta. Non accumulerà senza pensare alle persone che non riescono a vivere dall’oggi al domani.
Se amerà col cuore sentirà le parole: “Il tuo Dio ti ha dato una terra buona ricca di fiumi e acque. Ricca di farina, melograni, olive. Sarai sazio e benedirai il tuo Dio per questa terra”. Chi sente queste parole amerà la sua patria qualsiasi essa sia. Amerà ogni uomo e lotterà per lui e per il suo futuro.
Quando l’uomo prega e ama col cuore sentirà le parole di Cristo: “Vi do la Mia pace, vi do la Mia pace”. E le altre: “Beati i portatori di pace, perchè saranno chiamati figli di Dio”. Lui lotterà per la pace, la porterà e si sforzerà per riconciliarsi con chiunque.
Quando l’uomo crede e prega col cuore sentirà le Parole di Cristo: “Lasciate che i piccoli vengano a Me, perchè a loro appartiene il Regno di Dio”. Allora lotterà per i bambini prima e dopo la nascita e per la loro educazione cristiana.
Quando l’uomo prega e crede sentirà nel cuore le Parole di Dio: “Crescete e moltiplicatevi. Abitate la terra”. Le giovani coppie saranno pronte e responsabili per il futuro dell’umanità e del proprio popolo.
Quando un uomo prega e crede col cuore per lui sarà santo il Comandamento “non pronunciare il Nome di Dio invano”. Non solo non bestemmierà Dio, la Madonna e i santi, ma lotterà per il rispetto di essi.
Alla fine quando l’uomo crede e prega col cuore sentirà le Parole di Cristo: “Voi siete i Miei testimoni fino alla fine del mondo”. Non si vergognerà della propria fede da nessuna parte e davanti a nessuno. Con il proprio comportamento farà vedere agli altri dove trovare la pienezza di vita: nella Verità eterna, nella pietra solida su cui possiamo costruire.
Fratelli e sorelle, nelle difficoltà della vita per cui ci rivolgiamo a sant’Antonio non dimentichiamoci di pregare per la vita eterna.
Prendiamo nella nostra vita gli insegnamenti di sant’Antonio rappresentati nella simbologia citata: la Bibbia, Gesù Bambino, distribuire i pani ai bisognosi e cuore puro , perchè questo ci garantisce la vita eterna.
Amen.

 

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

lunedì 13 giugno 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 11 giugno 2016


Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di' pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».
In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.
Parola del Signore.

 

Fratelli e sorelle, credo che le Parole di Dio che abbiamo ascoltato in questa serata santa a Medjugorje risuonino profondamente in tutti noi.
Credo che ciascuno di voi potrebbe scegliere un pensiero da queste letture bibliche ed affermare che la Parola di Dio guarisce e risana la propria anima. Guarisce le proprie ferite.
Se io dovessi scegliere adesso direi che mi hanno toccato le parole di san Paolo che scrive ai Galati e a tutti noi: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. Non è forse desiderio di ogni persona che Dio viva nel nostro cuore? Che Dio, di cui sogna ogni essere umano, entri nella propria vita, perchè ogni anima possa avere la pace? Questo è il senso dell’esistenza.
Queste parole sono in conformità con il Salmo 63 che dice: “Tu sei il mio Dio. Ti cerco. L’anima mia ha sete di Te come terra arida”.
Il sacerdote all’inizio della Messa non ha detto forse la stessa cosa quando ci ha salutati con il saluto “il Signore sia con voi” e noi abbiamo risposto “e con il tuo spirito”?
Desidero riflettere con voi su questo desiderio di vivere con Dio.
Quando due settimane fa ho ricevuto l’e-mail da un’organizzatrice del pellegrinaggio ho letto che stava scritto che il motto del pellegrinaggio è “Alla scuola di Maria”. Alla scuola non si và per alcuni giorni o alcuni mesi, ma per anni. Siamo invitati ad andare alla scuola di Maria per tutta la vita.
Quello che noi desideriamo Maria l’ha realizzato nella Sua Vita. Il cuore umano ha bisogno di Dio. Maria ha portato Dio incarnato su questo mondo. Lei ci ha regalato il Figlio di Dio.
Lei gioiva con Lui, piangeva, soffriva con Lui durante la Via Crucis. Con Lui ha vissuto la gioia della Resurrezione.
Noi vogliamo essere alla scuola di Maria.
A che livello siamo nel nostro sviluppo spirituale?
Vorrei raccontare una bella storia. Senz’altro l’avrete sentita tante volte, ma desidero ripeterla e condividerla con voi.
Ricordate quell’evento in cui un uomo parlando ha estratto una banconota da cento euro dalla tasca, come sto facendo io adesso, e l’ha mostrata? Ha detto: “Vedete la banconota da cento euro? Chi vorrebbe avere cento euro? Alzate la mano”. “Non vedo le mani!” Secondo la natura umana tutti abbiamo bisogno di questi cento euro per la nostra vita. A quel punto tutti hanno alzato la mano. Lui ha preso la banconota e l’ha calpestata e ha chiesto di nuovo: “Chi vuole avere adesso la banconota?” E tutti hanno alzato di nuovo la mano, perchè questa banconota ha il valore in se stessa.
Vorrei che voi qui a Medjugorje sperimentaste questo: chi siete? Vorrei che tornaste a casa coscienti della vostra identità. Vorrei che foste coscienti di chi siete quando siete sani e quando non lo siete. Anche quando la vita vi butta a terra avete un gran valore, sopratutto davanti agli Occhi di Dio. Nel Sacramento del Battesimo siete diventati figli di Dio. Lui vi ha scritti nel Palmo della sua Mano. Anche se vi abbandonano i vostri cari Dio ha bisogno di voi. Dio vi ama. Dio ama i più deboli.
In una nostra grande chiesa si sono raccolte le persone carismatiche del Rinnovamento nello Spirito. Ci sono alcune persone che non capiscono il movimento carismatico. Ci sono alcuni che dicono: “Sono venuti da quel sacerdote malato allora anche loro sono malati”. Gesù è venuto proprio per i malati e non per i giusti. Egli è venuto per i bisognosi.
Non puoi diventare un uomo nuovo se non ti penti, se non dici”Signore perdonami; tante volte Ti ho rinnegato; ho bisogno di Te; donami la Tua grazia e il Tuo Amore per poter essere con Te”. Non l’ha vissuto forse Davide nella prima lettura di oggi, quando il Profeta Natan l’ha ammonito perchè viveva con una donna che non era sua? Quando si è pentito ha potuto dire: “Signore, abbi pietà di me. Togli la mia colpa”.
Avete dimenticato cosa abbiamo letto nel Salmo? “Beato l’uomo a cui è tolta la colpa e cancellato il peccato”.
Oggi nelle letture bibliche vediamo il Volto di Dio Misericordioso che si mostra in Gesù Cristo. Esorta Simone il fariseo ad amare Dio. Se siamo peccatori deboli Dio ci perdona. Non desidera abbandonarci. Non abbiate mai paura di tornare alle sorgenti del Cristianesimo, di vivere nella libertà dei figli di Dio.
Permettete al Signore di entrare nelle vostre vite, perchè possiate rinascere vivendo ogni giorno una vita nuova. La fede ci salverà tutti. Quale fede? La fede della conversione.
Nella Bibbia sta scritto che tra coloro che credono esiste anche il diavolo, ma lui si è perso per tutta l’eternità, perchè la sua non è la fede che fa convertire. Anche il diavolo crede in Dio.
Se commetti adulterio e sei cosciente che non va bene e lo fai ugualmente, non hai la fede biblica. Questa fede deve essere nella tua mente e nel tuo cuore. Se rubi come politico o come direttore e sai che non è giusto, tu non ti sei convertito. Hai bisogno dello Spirito Santo per accendere la fiamma nella tua vita.
Fratelli e sorelle, tra di voi ci sono tanti che sono come angeli di Dio qui sulla terra. Sono tanto ammalati nel loro corpo, in un modo tale da non poter commettere il peccato. Non possono ferire nè se stessi nè i loro cari nè Dio.
Prego voi genitori, accompagnatori, cambiate la vostra vita. Cercate di essere collegati con Dio il più possibile per poter crescere con il Signore.
Non dimenticate che Gesù ha promesso a tutti: “Chi farà qualsiasi cosa, anche dare un bicchiere d’acqua, a coloro che sono nel bisogno troverà il suo posto nel Regno dei Cieli”.
Per tutto il tempo che voi trascorrete con gli ammalati Dio vi ricompensi nella vita eterna.
Nulla ci può staccare dall’Amore di Dio. San Paolo dice: “Nè la morte nè i cieli nè profondità nè altezze nè gli angeli - possiamo aggiungere anche nessuna malattia - ci può allontanare dall’Amore di Dio”. La malattia mi può soltanto avvicinare. Testimoniate la vostra fede con la vostra malattia.
Dio desidera avere gloria nella vostra vita attraverso la malattia.
San Barnaba esorta i Vescovi, i diaconi, i sacerdoti ad avere più fiducia nella Parola di Dio per portare la salute nel Nome di Gesù.
Noi dobbiamo credere per poter trasmettere il Suo Amore e la Sua forza.
Dopo la discesa dello Spirito Santo a Gerusalemme Pietro e Giovanni passavano vicino all’uomo che era ammalato da quarant’anni. Avevano paura. Quando lo Spirito Santo li ha toccati hanno detto all’ammalato: “Non abbiamo nè argento nè oro, ma quello che abbiamo te lo diamo. Nel Nome di Gesù Cristo alzati e cammina”.
Preghiamo di avere questa fede per poter dire così e per poter guarire nel corpo e nell’anima.
Amen.

 

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

sabato 11 giugno 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 9 giugno 2016, presieduta da fra Marinko Šakota


Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai"; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!».
Parola del Signore


Carissimi fratelli e sorelle, “se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei non entrerete nel Regno dei Cieli”, dice Gesù ai Suoi discepoli e a coloro che Lo ascoltano.
Qual’è la giustizia degli scribi e dei farisei? Qual’è la giustizia più grande per entrare nel Regno dei Cieli? Queste sono le domande che ci poniamo e di cui cerchiamo la risposta per comprendere Gesù e ciò che Lui desidera dirci. Per poter vedere noi stessi e verificare la nostra giustizia.
Giustizia è un termine relativo. Quando diciamo “giustizia” pensiamo a qualcosa di assoluto, veritiero, pensiamo “questo è giusto o non è giusto” e non siamo coscienti che invece pensiamo alle cose che ci convengono o meno. Questo è giusto secondo i miei criteri, secondo i criteri umani.
Ma questa è veramente la giiustizia? E’ giustizia davanti agli Occhi di Dio?
Noi diciamo che quella persona e è giusta, perchè mi piace, perchè è cara, vicina. E’ ingiusto ciò che fa la persona che non ci piace o ciò per cui non abbiamo interesse.
Desideriamo veramente sapere cos’è la giustizia agli Occhi di Gesù?
Quali sono le caratteristiche della giustizia degli scribi e dei farisei?
Vediamo cosa ha detto Gesù: “Non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori. I sani non hanno bisogno del medico, ma gli ammalati. Non sono venuto per coloro che si ritengono giusti”.
Gesù ha messo davanti a noi quel fariseo nel Tempio che digiuna due volte in settimana, ma Egli dice che quell’atteggiamento non è giusto davanti agli Occhi di Dio. Quell’uomo si ritiene giusto, buono, senza peccato. Dal suo esempio vediamo che tipo di giustizia è quella degli scribi e dei farisei. Secondo la sua giustizia egli si considera buono e giusto e vede gli errori degli altri. Vede la pagliuzza nell’occhio dell’altro, vede il peccato e dice: “Signore ti ringrazio, perchè non sono come quei peccatori”. Questo significa: “Io sono buono e gli altri sono cattivi”. Quel giusto giudica gli altri. Ha un cuore stretto e non può ricevere nel cuore coloro che non gli vanno bene. Ha un modo di vedere le cose molto ristretto e vede solo gli errori.
Che cos’è molto importante capire, fratelli e sorelle? Una tale giustizia rimane alla superficie, rimane fissata sull’errore. Quell’argomento basta per giudicare l’uomo.
La giustizia di Dio è una giustizia più grande e diversa. Per noi spesso sarà un’ingiustizia. Qualche volta diciamo: “Non è giusto che Dio agisca così verso gli uomini”, pensando alla Misericordia di Dio. Invece si tratta della giustizia di Dio, perchè la Misericordia è la giustizia di Dio. La Misericordia di Dio serve alla sua giustizia.
Dio vede l’errore, ma la differenza tra la giustizia di Gesù e quella degli scribi e dei farisei sta nel fatto che Dio non si ferma alla superficie, ma guarda il cuore. Non si ferma all’errore dell’uomo, ma vede qualcos’altro.
Ricordiamo quando avevano portato quella donna per lapidarla. Loro si sono fermati al suo peccato e l’hanno condannata. Vedono solo questo: solo il suo peccato.
Gesù dimostra una giustizia diversa.
La giustizia di Dio supera la nostra logica umana; supera la colpa, la punizione, la pena. Mostra l’occasione di aiutare e salvare l’uomo.
Quel peccato è un’occasione per Dio per aiutare, mentre per gli altri è un’occasione per giudicare.
Questi giusti trovano almeno un argomento per giudicare e, invece, Gesù trova un argomento per salvare. Questa è la giustizia di Dio. Dio desidera la vita, desidera salvare. Dio è l’Amico della vita.
La Sua è la giustizia che vede l’ultima pecora e desidera salvarla.
La giustizia umana si ferma al peccato di Zaccheo e lo giudica. Non può comprendere Gesù che entra nella sua casa. I giusti dicono: “E’ entrato nella casa di un peccatore”.
Gesù và oltre. Non è che Lui non veda il peccato di Zaccheo, ma non si ferma e dice: “Anche lui è figlio di Abramo”.
Vedete in cosa sta la differenza?
Il sacerdote e il levita quando hanno visto l’uomo ferito hanno trovato almeno un argomento per andare oltre. Invece il samaritano trova almeno un argomento per fermarsi e per aiutare.
Ecco perchè Gesù nel Vangelo d’oggi dice: “Se tu dunque presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono”. Non và bene che io riceva Gesù nella Comunione e durante la Messa o dopo la Messa non accetti l’uomo nel mio cuore. Queste due cose non vanno insieme. Io ricevo Gesù e Lui rimane in superficie, perchè io non ho accettato la Sua logica, il Suo modo di pensare e di vedere. Non ho accettato la giustizia di Dio che vede di più.
Fratelli e sorelle, Gesù desidera che noi abbiamo la Sua giustizia. Ecco perchè veniamo a celebrare l’Eucaristia. Questo è il senso della preghiera. Possiamo scoprire questa giustizia maggiore.
Nell’Eucaristia, quando diciamo le Parole di Gesù “questo è il Mio Corpo, prendete e mangiateNe tutti”, quando Lo riceviamo nella santa Comunione, sentiamo questa Sua giustizia.
Essa è espressa nell’immagine che dice: “Il sole dona la luce ai giusti e agli ingiusti”. Dio ama ogni uomo. Non esclude nessuno. La giustizia degli scribi e dei farisei esclude l’altro che non mi piace, che ha un altro colore, che è di un’altra nazione, che è di un’altra religione.
Nell’Eucaristia sperimentiamo, cari fratelli e sorelle, questo Amore di Dio.
Non possiamo dire che gli scribi e i farisei non abbiano amore, ma il loro amore è umano. L’amore umano è condizionato, limitato: “Se tu mi aiuti… Se tu mi fai… Se tu non mi visiti io non ti visito. Se tu non fai questo a me io non faccio quello a te. Se tu non mi perdoni io non ti perdono”. E’ un amore condizionato.
L’amore umano non trova argomenti per perdonare, per andare oltre alle debolezze umane.
L’Amore divino è incondizionato. E’ quell’Amore che non si ferma davanti agli ostacoli. La mancanza d’amore per me, l’offesa o addirittura l’odio saranno l’occasione per dimostrare l’Amore.
L’offesa di qualcuno sarà l’occasione per il perdono.
Siamo forti e veloci nel parlare quando diciamo: “E’ ingiusto perdonare qualcuno!” Nello stesso tempo non siamo coscienti che siamo ingiusti verso noi stessi se non perdoniamo gli altri. Non siamo giusti verso di noi, perchè portiamo dentro di noi cose negative. Permettiamo al male di dimorare dentro di noi e di vincerci. Siamo ciechi e ingiusti, fratelli e sorelle.
Cari parrocchiani, come siete giusti in questi giorni. Avete aperto il vostro cuore a queste persone. Come eravamo ingiusti. Non erano persone e uomini. Anche nel vocabolario sono cambiati i termini. Adesso si dice che sono persone con diversi handicap.
Noi prima ci fermavamo alla superficie. Vedevamo il difetto degli invalidi senza vedere che noi stessi siamo invalidi su alcuni livelli.
Ecco, fratelli e sorelle, Qui ci siamo corretti. Grazie, cari parrocchiani, per il vostro cuore aperto che riceve l’uomo, che riceve Gesù in questo uomo.
Giovanni Paolo II ha detto: “Nessuno è tanto povero da non poter dare e nessuno è tanto ricco da non poter ricevere”.
Quest’Eucaristia sia occasione per noi per lasciarci ispirare da Gesù. La Sua giustizia, il Suo Amore. RiceviamoLo nel nostro cuore e non solo nel nostro corpo per poter avere la Sua giustizia. Per poter comprendere come Lui comprende la giustizia e l’Amore.
Se scopriamo la giustizia e l’Amore di Dio nulla ci potrà fermare. Non guarderemo solo il peccato dell’altro, ma faremo di tutto per poter aiutare l’uomo e non lo giudicheremo.
Maria, che è sempre vicino a noi anche se siamo peccatori, ci dice “cari figli” e avrebbe tanti motivi per non dircelo.
Ispirati dall’esempio di Gesù, cari fratelli e sorelle, apriamoci alla giustizia di Dio.
Amen.

 

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

venerdì 10 giugno 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 8 giugno 2016


Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Parola del Signore.


Carissimi fratelli e sorelle, cari pellegrini, le letture di oggi ci invitano a riesaminare la nostra fede e la legge d’Amore che siamo invitati a vivere nella nostra quotidianità. Il Profeta Elia è un santo. La sua vita sembra essere composta da due realtà opposte. Da una parte vive la contemplazione profonda, è tutto abbandonato a Dio, e dall’altra parte si impegna attivamente contro la religione pagana.
Il re del tempo di Elia cercava di eliminare i credenti.
Quel tempo è tanto vicino al nostro. Elia ci può essere modello nel modo di lottare per proteggere i veri valori e la nostra fede, sapendo che il Signore mostra la Sua potenza quando vuole e come vuole.
Per paura anche il popolo, guidato dal re e dalla regina, ha voltato le spalle al Signore. Ha dimenticato che il Signore lo ha liberato dalla schiavitù in Egitto. Ha dimenticato che aveva giurato di servire solo Lui e come gli antenati ha cominciato ad adorare Baal e gli altri dei.
Elia, con il suo modo di vivere la fede, nonostante la persecuzione del re rimane fedele e con tutte le sue forze si impegna a dare gloria a Dio.
Dio, attraverso Elia, rivolge la Sua chiamata anche a noi questa sera.
Domandiamoci: quanto lottiamo per Dio e per le Sue cose nella nostra quotidianità? Vogliamo avere successo ad ogni costo? Piacere agli altri anche adorando i Baal moderni?
Perciò Elia viene davanti al re e lo rimprovera apertamente dicendogli che lui e la sua famiglia stanno distruggendo Israele, perchè hanno abbandonato la loro fede e gli propone di dargli sul monte Carmelo la possibilità di opporsi da solo ai sacerdoti di Baal per dimostrare al re e a tutto il popolo che il Signore è Dio. Propone che i sacerdoti di Baal prendano un giovenco come olocausto senza accendere il fuoco e che invochino Baal che lo inviasse lui per bruciarlo. Elia avrebbe fatto lo stesso invocando il suo Dio. L’olocausto che prenderà fuoco indicherà quale Dio è autentico. Il re ha accettato la proposta.
I sacerdoti di Baal hanno invocato tutto il giorno il loro Dio, ma non è successo nulla. Elia ha riparato l’altare del Signore che era distrutto. Vi ha messo sopra il giovenco. Ha scavato attorno un canale e ha ordinato che l’animale fosse bagnato con l’acqua finchè il canaletto non fosse pieno. Poi ha invocato il Signore ed è venuto dal cielo il fuoco che ha consumato l’olocausto, la legna, le pietre e ha prosciugato l’acqua del canaletto. I profeti di Baal sono stati tutti uccisi.
In quel momento il popolo ha capito chi è il Signore e ha riconosciuto il proprio errore.
Domandiamoci questa sera, cari fratelli e sorelle, in chi ci riconosciamo noi? Nella fede di Elia oppure siamo affaticati nella nostra vita a seguire altre religioni false?
Dio, tramite Elia, ci invita questa sera a riaprire i nostri occhi.
Nel Vangelo, invece, Gesù Cristo ci invita a vivere i precetti di Dio nella nostra quotidianità seguendo la Parola di Dio. Se vivremo la Parola di Dio saremo grandi nel Regno dei Cieli.
La Bibbia dice “l’occhio non ha visto, l’orecchio non ha sentito, il cuore non ha desiderato ciò che il Signore ha preparato per coloro che Lo amano”.
Forse questo non è strano per l’occhio e l’orecchio rivolti a questo mondo, ma sorprende quando lo si dice per il cuore che può aspirare alla bontà, alla bellezza di una vita migliore. Eppure nemmeno in lui è entrato ciò che ci aspetta un giorno se amiamo Dio.
Ecco perchè l’Amore è il comandamento più grande. L’uomo nella sua vita và incontro a Dio, ma non perde la propria umanità. Così è anche per la legge. Essa và sempre verso l’Amore e non perde nulla della sua integrità, perchè - come dice Gesù - non passerà un solo trattino della legge. Perchè l’Amore non distrugge nulla. Anzi: riunisce tutto. Non passa mai e supera tutto arrivando a Dio e in Dio non ci sono più limiti.
Gesù dice: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto sarà considerato minimo nel Regno dei Cieli. Al contrario, chi li osserverà e insegnerà sarà considerato grande nel Regno dei Cieli”. Perchè è possibile vivere i precetti e insegnarli alla luce del precetto più importante che è quello dell’Amore. Siamo grandi quando facciamo le cose per Amore, perchè l’Amore è grande.
Per quanto le cose siano piccole se le facciamo per Amore ci guidano a ciò che Dio ci ha preparato. Solitamente non ne siamo coscienti.
Avendo la fede di Elia nella nostra quotidianità, nella famiglia, nel posto di lavoro, tra gli amici, ovunque vivremo la nostra vita con la speranza che ci farà vedere tutto in modo positivo. Così siamo in Dio che è Amore e speranza.
Il Signore ci aiuti. Trasformi i nostri cuori in questa Eucaristia questa sera. Ci trasformi in Nome dell’Amore e della speranza, perchè crediamo nella Sua onnipotenza e nella Sua bontà.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

giovedì 9 giugno 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 6 giugno 2016

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».
Parola del Signore.

“Gesù vedendo le folle salì sul monte e si mise ad insegnare loro”. Così ci dice il Vangelo di oggi.
I Vangeli parlano di Gesù come di Colui che hail potere e non come gli scribi. Poi sta scritto che ha un insegnamento forte: comanda addirittura agli spiriti impuri e loro Gli obbediscono.
Gesù di Nazaret veramente era forte nella Parola e nelle opere. La gente ha capito e ha visto. Perciò quotidianamente Lo cerca una grande folla. La Sua Parola è rivolta a coloro che Lo ascoltavano allora come a noi che Lo ascoltiamo nel nostro tempo. Perchè la Parola di Dio non è passeggera, non invecchia. E’ piena di vita.
Questo discorso di Gesù sulle Beatitudini viene considerato da molti il discorso più bello che un uomo abbia mai pronunciato.
Sappiamo che nella storia dell’umanità sono stati pronunciati molti discorsi belli. Per preparare alcuni di questi c’è voluto tanto tempo o ci si è ispirati ad altri. Discorsi pieni di ideali e promesse. Ma nessuno degli uomini che hanno fatto questi discorsi poteva testimoniarli con la vita.
Soltanto Gesù di Nazaret ha vissuto ciò che ha detto. Questo lo ha dimostrato alla fine della Sua Vita terrena con il Sacrificio dell’Amore. L’Amore vince e premia coloro che amano.
Nel discorso della montagna Gesù per otto volte descrive chi saranno i beati nel giorno del giudizio. Sono i poveri in spirito, cioè coloro che sono rimasti liberi dai beni di questo mondo e hanno fiducia soltanto in Dio.
Beati sono coloro che sono nel pianto. Beati i miti. Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia. Ricordiamo quanti oggi sono oppressi e condannati. Le misure non sono uguali per tutti, anche se fanno la stessa cosa.
Gesù poi dice: Beati i misericordiosi e beati i puri di cuore. Beati gli operatori di pace. Beati i perseguitati per la giustizia.
E alla fine di questo discorso Gesù di Nazaret dice: “Beati voi quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa Mia. Rallegratevi ed esultate perchè grande è la vostra ricompensa nei Cieli”.
Fratelli e sorelle, beati noi e beati coloro che sopportano tutto per amore verso Dio e verso gli altri. Per la salvezza nostra e degli altri. Con le parole del Vangelo Gesù ci esorta e ci ammonisce di cercare la nostra felicità in Dio. Ogni cristiano praticante sa benissimo che la felicità e la gioia non sono nelle cose materiali di questo mondo passeggero. Il problema sta nel fatto che un uomo che cerca di avere beni materiali non trova il tempo per Dio e per il proprio prossimo.
Con il discorso in cui dice “beati” e agli altri dice “guai” Gesù non dice nulla di nuovo, ma conferma la Parola di Dio che avevano predicato prima i Profeti. Lui dice queste cose a modo Suo e le conferma con i prodigi.
Parla col Cuore, con forza e la Sua Parola è accompagnata dai miracoli.
L’uomo non può dire nulla se non “questa è la Verità”. Questo è qualcosa di veramente nuovo, anche se Dio nella storia attraverso i Profeti ci ripete sempre cose simili. Ma Gesù le dice in un modo nuovo, meraviglioso.
Gesù parla con tutto il Suo Essere, parla con il Suo Cuore. I Profeti prima di Gesù si impegnavano a difesa degli oppressi, dei poveri e spesso ammonivano i ricchi usando il Nome di Dio. Vediamo cosa accade nel tempo in cui viviamo. I ricchi, con le loro ricchezze enormi, creano i poveri, aumentando la loro miseria. Perciò tutti i Profeti che si sono opposti ai potenti di questo mondo sono stati perseguitati e molti anche uccisi.
Gesù sapeva che anche a Lui spettava questo destino. Ecco perchè diceva ai Suoi discepoli: “Sarete uccisi; dovrete vivere le tribolazioni a causa Mia e a causa del Vangelo”. Ma diceva anche: “Non abbiate paura, perchè Io sono con voi”.
Fratelli e sorelle, Gesù pensa anche oggi a tutti gli uomini che sono miseri, a tutti coloro che soffrono, a tutti coloro che piangono sulla propria sorte. Lui sorprende tutti con le Sue Parole: “Beati voi”.
Il Vangelo di oggi specifica tutte le persone alle quali Gesù promette la vita eterna: coloro che sono nel pianto, gli affamati, i poveri, gli oppressi. Queste Parole di Gesù sono così attuali nel nostro tempo. Gesù conosce tanti poveri, tanti profughi, tanti che muoiono di fame nel nostro tempo moderno. Nel tempo del progresso tecnologico, tempo che molti non potevano nemmeno immaginare, molti muoiono di fame. Questo è umano?
Gesù vede tutti coloro che piangono e sono tristi, perchè sono rimasti soli e abbandonati. Coloro che piangono sono coloro che hanno perso i loro cari nelle guerre. Nonostante il progresso in cui viviamo ci sono coloro che piangono per la casa persa. Gesù pensa a queste persone e dice: “Beati loro”.
Gesù vede anche coloro che faticano nel far crescere i loro figli. Gesù vede coloro che lavorano senza prendere lo stipendio. Vede coloro che non possono riposare o sono senza ferie per poter incontrare la propria famiglia. Gesù vede anche i cristiani che devono lavorare la domenica. Nella nostra patria devono lavorare la domenica, perchè sono minacciati dai datori di lavoro.
Nel nostro tempo ci sono anche coloro che nel posto di lavoro devono stare in piedi. tutto il periodo. Otto ore. Come se fossero carcerati.
Oggi ci sono tante cose per cui Gesù direbbe: “Guai a voi!” E tanti ai quali direbbe: “Beati voi che portate la vostra croce”.
Noi cristiani vediamo tutte queste cose, ma spesso non abbiamo la forza di dire alle persone che soffrono “beati voi”.
Egli non desidera dare una consolazione superficiale, bensì lo pensa sul serio. Lo dimostra con la Sua Vita, con la Sua povertà. Anche Lui era perseguitato, profugo. Aveva fame e sete e spesso non aveva il posto dove posare il Capo. Perciò Gesù tutto ciò lo dice per propria esperienza e lo dice sul serio.
Le Sue Parole risuonano anche oggi nei nostri cuori come una sfida. Beati noi se non saremo legati alle cose materiali, come tanti datori di lavoro che sfruttano i loro operai senza ferie e riposo.
Beati noi se non abbiamo il cuore duro quando vediamo la miseria attorno a noi.
Beati noi se aiutiamo i poveri e la Chiesa di Cristo alla quale apparteniamo.
Beati noi se non mormoriamo contro Dio, ma sopportiamo con pazienza la nostra croce.
Gesù pregava tanto. Pregava tutte le notti e sopratutto ha pregato tanto prima della Sua Via Crucis. La persona che prega può sopportare tante cose.
Il Vangelo di oggi è un invito alla fede, alla fiducia in Dio, alla fiducia in Gesù. Ci ammonisce di non fidarci di qualcosa, ma di Qualcuno.
Nella nostra vita quotidiana, nelle nostre difficoltà sia sempre nel nostro cuore la Parola di Dio.
“Dio mio in Te confido; Dio mio amo solo Te”.
Amen.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

domenica 5 giugno 2016

Angolo teologico – Riflessione sui Messaggi di Medjugorje di Don Renzo Lavatori (18) – Messaggi a Marija del 25 maggio 2016 e a Mirjana del 2 giugno 2016

Messaggio a Marija del 25 maggio 2016

"Cari figli, la mia presenza è un dono di Dio per tutti voi ed un'esortazione alla conversione. Satana è forte e desidera mettere nei vostri cuori e nei vostri pensieri disordine ed inquietudine. Perciò, voi figlioli pregate affinché lo Spirito Santo vi guidi sulla via retta della gioia e della pace. Io sono con voi ed intercedo presso mio Figlio per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

Commento teologico

Il messaggio si può dividere in due momenti: nel primo si indica la lotta spirituale che sussiste tra la Vergine Maria e Satana il principe di questo mondo, che si accanisce contro i suoi figli, i discepoli del Figlio Gesù. Si riprende la visione apocalittica (Ap 12), in cui la Donna vestita di sole, con il capo coronato da dodici stelle, viene assalita dal drago rosso, il serpente antico, il diavolo che vuole divorare il bambino appena nato. Individualmente inteso il bambino è Cristo, il Verbo incarnato, figlio di Maria; nel senso comunitario ed ecclesiale, egli abbraccia tutti i credenti e seguaci di Cristo, cioè la Chiesa. Per cui la donna partoriente simboleggia contemporaneamente sia Maria sia la Chiesa, in quanto ambedue sono la Sposa e la Madre del bambino che deve governare tutte le nazioni. La donna è messa in salvo nel deserto, mentre il bambino è rapito in cielo. Tuttavia scoppia una guerra, dove Michele e i suoi angeli combattono contro il drago, il quale combatte con i suoi adepti ma non prevale ed è precipitato sulla terra per continuare la lotta contro i discepoli del Cristo. La Vergine sta a ricordare che tale lotta prosegue sulla terra lungo la storia fino alla fine dei tempi. Questo è un rilievo di una grande urgenza che non dovremmo mai dimenticare e farlo nostro per essere vigilanti e pronti a contrastare le insidie sataniche; Ella ci avverte che l’unica forza interiore sta nel convertirci a Dio continuamente vivendo nella sua comunione filiale e avvinti alla sua onnipotenza infinita. Per questo motivo Maria dice: ”la mia presenza è un dono di Dio per tutti voi e un’esortazione alla conversione”.

Nel secondo momento è messo in evidenza il cammino da percorrere: pregare lo Spirito Santo affinché “vi guidi sulla via retta della gioia e della pace”. Non ci è altro mezzo più efficace della potenza interiore dello Spirito Santo per difenderci dagli attacchi del drago infernale e liberarci dalle nostre schiavitù terrene ed egoistiche. Lo Spirito Santo propriamente è stato effuso da Cristo sugli apostoli per essere il loro Paraclito o Difensore davanti alle avversità e alle persecuzioni. Di questo nobile divino Ospite, che abita in noi come in un tempio, non dobbiamo dimenticarci mai: invocarlo, adorarlo, implorarlo sono gli atteggiamenti insostituibili per affrontare le difficili situazioni odierne. Ciò suppone logicamente una docile disponibilità alle sue luci intellettuali e alle sue movenze interiori, in obbedienza alla suprema sapiente volontà del Padre. Per aiutarci in tale cammino spirituale Maria rimane accanto a noi, come afferma: “sono con voi ed intercedo presso mio Figlio”. Interessante vedere il legame che intercorre tra Maria, la SS.ma Trinità e noi: Maria è inviata da Dio Padre vicino a noi, sotto la mozione dello Spirito, per condurci al Figlio suo con lo scopo materno di portarci in cielo nella beatitudine eterna. In questo legame tra cielo e terra vi è racchiuso il centro del mistero cristiano: la Trinità Santa, attraverso Maria, continua a riversare sulla terra il suo amore infinito, la sua luce e la sua salvezza. Necessariamente scaturisce l’urgenza di inserirci vitalmente e fervidamente dentro questo mirabile scambio di amore e di comunione tra cielo e terra, perché sulla terra sorga un’alba nuova di verità, giustizia e amore.

 

Messaggio a Mirjana del 2 giugno 2016

“Cari figli, come Madre della Chiesa, come vostra Madre, sorrido guardandovi venire a me, radunarvi attorno a me e cercarmi. Le mie venute tra voi sono una prova di quanto il Cielo vi ama. Esse vi indicano la via verso la vita eterna, verso la salvezza. Apostoli miei, voi che cercate di avere un cuore puro e mio Figlio in esso, voi siete sulla buona strada. Voi che cercate mio Figlio, state cercando la buona strada. Egli ha lasciato molti segni del suo amore. Ha lasciato la speranza. È facile trovarlo, se siete disposti al sacrificio e alla penitenza, se avrete pazienza, misericordia ed amore per il vostro prossimo. Molti miei figli non vedono e non sentono, perché non vogliono farlo. Le mie parole e le mie opere non le accolgono, ma mio Figlio, attraverso di me, invita tutti. Il suo Spirito illumina tutti i miei figli nella luce del Padre Celeste, nella comunione tra Cielo e terra, nell'amore vicendevole; perché amore chiama amore e fa sì che le opere siano più importanti delle parole. Perciò, apostoli miei, pregate per la vostra Chiesa, amatela e fate opere d’amore. Per quanto sia tradita e ferita, essa è qui perché proviene dal Padre Celeste. Pregate per i vostri pastori, per vedere in essi la grandezza dell’amore di mio Figlio. Vi ringrazio.”

Commento teologico
Anche questo messaggio si sviluppa su due fronti: da una parte Maria dona conforto e consolazione ai suoi figli docili e obbedienti; dall’altra si preoccupa dei figli indisposti e duri di cuore, verso i quali chiede la nostra collaborazione per diffondere l’amore verso tutti.

1. Quanto al primo fronte, si nota una particolare tenerezza della Vergine per i suoi figli, in quanto si presenta “come Madre della Chiesa, come Madre vostra”. Sono due attribuzioni che scaturiscono sia dalla Scrittura sia dal Concilio Vaticano II. Gesù stesso sulla croce ha affidato a Lei Giovanni, e in lui tutti i discepoli, quali figli suoi; il Concilio nella Lumen Gentium definisce Maria quale Madre della Chiesa. Va notato come la Vergine a più riprese torna su questo punto della divina rivelazione, in cui appare chiaramente che la volontà di suo Figlio morente è precisamente quella di costituirla Madre di tutti coloro che formano la santa Chiesa. Ciò fa intendere che per Lei quello è stato un momento di fondamentale importanza, quando è diventata Madre per la seconda volta, dopo la maternità divina del Figlio. Da lì, da quel dolore straziante della croce, Ella ha recepito il suo compito insostituibile della maternità ecclesiale e per questo si sente impegnata fortemente a poterlo svolgere nel modo migliore. Si tratta di una puntuale missione a cui l’ha chiamata suo Figlio ed Ella ha ripetuto totalmente il suo sì, la sua disponibilità senza riserve come aveva fatto con l’angelo Gabriele all’annunciazione. La stessa dedizione, lo stesso amore, la medesima generosità che ha dimostrato verso il Figlio fino alla condivisione dell’offerta sacrificale sulla croce, lo ripete ora verso i discepoli fino al dono totale di sé quale Madre provvida e solerte. Pertanto Ella si adegua a quanto è contenuto negli insegnamenti biblici e magisteriali, non dice cose diverse o esagerate, ma semplicemente dichiara di credere a quanto sta scritto su di Lei e lo fa suo con l‘adesione di tutta sé stessa. Stando accanto a noi, non fa altro che svolgere la sua missione materna di proteggere, educare, difendere i figli che Gesù crocifisso le ha donato. Proprio in forza di questa qualità di Madre, Maria “sorride” ai figli che devotamente la onorano, la pregano e la cercano, come fanno tutti i figli verso la propria mamma. In tal senso si esprime: “sorrido guardandovi venire a me, radunarvi attorno a me e cercarmi”. Non vi è alcun senso di egocentrismo o di auto-gratificazione, ma semplicemente la compiacenza materna per la corrispondenza amorevole dei figli, in coerenza e sull’esempio di quanto aveva fatto il discepolo Giovanni sotto la croce, quando la prese con sé, la portò nella sua casa e soprattutto nel suo cuore, considerandola sua vera Madre. Ella non fa altro che confermare le parole profetiche di Gesù. Come figli affettuosi noi accorriamo a Lei, obbedendo a nostra volta a quanto Gesù ha indicato Lei come nostra Madre: ecco la tua Madre, e Lei ne è umilmente contenta, non tanto per sé stessa, ma per il nostro bene e il bene della Chiesa. D’altronde tutta la Tradizione, i Santi e i Dottori, hanno sostenuto che accorrendo a Lei i cristiani si accostano al modello della santità e si formano alla scuola del vangelo, diventandone “apostoli”. Ella in fondo cerca unicamente il vero bene dei suoi figli nel senso pieno, che non riguarda soltanto il benessere terreno, ma particolarmente la felicità del cielo. Lo dice espressamente che le sue venute tra di noi sono un segno e una prova dell’amore divino verso di noi: “esse vi indicano la via verso la vita eterna, verso la salvezza”. Come sono preziose queste parole! Oggi si sente parlare poco o niente di vita eterna, immersi come siamo tra le cose del mondo fugace di quaggiù. Ella invece ci fa alzare gli occhi per guardare più avanti, allargare l’orizzonte verso la vita immortale, che costituisce lo scopo unico e assoluto della nostra esistenza terrena. Solo se abbiamo un cuore disponibile verso il Figlio suo, siamo sulla strada buona. Ancora una volta insiste nell’indicare il Figlio Gesù quale unica àncora sicura per approdare alla salvezza eterna e insieme l’unica strada che vi conduce. Risuonano in tal modo le parole stesse di Cristo: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”. Si vede bene che Maria conosce profondamente il vangelo e lo vive dentro di sé per farlo vibrare nel cuore dei suoi diletti figli. L’importante sta nel far calare nella nostra vita quotidiana e tenere ben saldo quell’unico insostituibile assoluto Signore nostro e Salvatore. Ella ci incoraggia: “è facile trovarlo”. Ma come? Maria indica due strade convergenti: una riguarda “il sacrificio e la penitenza”, che appare assai difficile e penosa, ma l’altra concerne “la pazienza, misericordia e amore”, che rende facile il sacrificio stesso, in quanto l’amore dona sapore e valore al dolore.

2. La seconda pista si dirige “verso molti miei figli (che) non vedono e non sentono, perché non vogliono farlo”. Sono sordi e ciechi, non per un male di natura, ma perché non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere o peggior sordo di chi non vuol sentire. La Madonna fa riferimento a questa categoria di individui che sembra più numerosa di quanto non si creda!! Anche noi potremmo essere annoverati tra costoro e penso che molti siano d’accordo. Ai tanti giusti e sani richiami facciamo finta di non sentire e ai tanti segni di bontà e di carità giriamo lo sguardo altrove per non volerli riconoscere! Nelle parole di Maria si percepisce una certa amara constatazione. Infatti molti sono lontani dal suo abbraccio e preferiscono rimanere in mezzo all’affanno e nei tormenti del mondo, ingannati stoltamente dal luccichio falso delle cose materiali. Tuttavia la Madre non dispera e non perde la fiducia di poterli ricuperare tutti, uno ad uno, per questo si muove arditamente alla riscossa per chiamare tutti al suo Cuore immacolato e assaporare il suo dolcissimo amore materno. Per raggiungere lo scopo, chiede anche il nostro aiuto con la potenza dello Spirito Santo: “mio Figlio, attraverso di me, invita tutti. Il suo Spirito illumina tutti i miei figli nella luce del Padre celeste”. Stupende e luminose parole di fede! Maria si pone di nuovo a servizio della Trinità Santa a nostro favore: muove il Figlio a mandare lo Spirito Santo per diffondere la luce folgorante di Dio Padre. Come possiamo non essere toccati e affascinati da questa sublime visione che ci affonda l’animo nell’oceano dell’amore trinitario, in modo che noi, suoi figli, possiamo entrare per grazia divina in tale circolo vitale che unisce in un solo abbraccio di amore il Padre e il Figlio nello Spirito Santo. Là, nel mistero insondabile della carità divina, noi povere piccole creature troviamo la sorgente inesauribile della pienezza beatificante della vita, che è l’Amore. Il fiume divino scende sulla terra e irrora l’intera Chiesa e, attraverso di essa, tutta l’umanità. Per la Chiesa dunque occorre pregare intensamente, soffrire, offrire e gioire, affinché “per quanto tradita e ferita, essa è qui perché proviene dal Padre” e al Padre deve condurre tutti i suoi figli per essere rigenerati, perdonati e abbracciati dall’amore di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. La Chiesa vive, soffre, prega, testimonia ed evangelizza unicamente attingendo al flusso d’amore che dal cielo scende sulla terra e dalla terra risale al cielo per un abbraccio tenerissimo di beatitudine infinita. Se si stacca da tale sorgente, ella si inaridisce e perde ogni sua vitale energia per ridursi ad una misera società per azione. Ma sarebbe la fine. Per questo la preghiera dev’essere incessante e fervente, nella certezza della promessa di Gesù che le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. La Madre della Chiesa e di ciascuno di noi si dà da fare perché la Chiesa sia costantemente immersa nell’Amore divino per poterlo comunicare all’umanità estremamente bisognosa di esso.


don_renzo_lavatoriDon RENZO LAVATORI, laureato in teologia e filosofia, membro della Pontificia Accademia di Teologia, docente di Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana e altre Università ecclesiastiche di Roma. Conosciuto per numerose pubblicazioni sui temi fondamentali della fede e per le sue trasmissioni mensili a Radio Maria. Tra le sue opere in particolare: Gli angeli. Storia e pensiero, Marietti, Genova 1991; Milano 2000.2003; Satana un caso serio. Saggio di demonologia cristiana, EDB, Bologna 1996; Gli Angeli, Newton-Compton, Roma 1996; Il diavolo tra fede e ragione, EDB, Bologna 2001; Antologia diabolica, UTET, Torino, 2008.

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 1 giugno 2016

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei - i quali dicono che non c'è risurrezione - e lo interrogavano dicendo:«Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello.C'erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie».Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: "Io sono il Dio di Abramo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe"? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

Parola del Signore.

Fratelli e sorelle,
per capire il Vangelo che abbiamo appena letto dobbiamo avere davanti agli occhi la situazione retrostante all'evento narrato. Esso avviene a Gerusalemme durante gli ultimi giorni della vita di Gesù.Ci sono i sadducei, un partito conservatore appoggiato dai sacerdoti ebrei. Il loro nome proviene da Sadok, sommo sacerdoti al tempo del re Salomone. I sadducei erano nemici dei farisei,cioè i teologi tradizionali, che si basavano sulla tradizione e sull’Antico testamento. Il loro modo di vedere la vita dopo la morte è basato sulle pagine dell’Antico Testamento nelle quali non c’era la sicurezza della fede nella resurrezione. Essi non credono nella resurrezione, anzi la deridono.Per i sadducei l’unica possibile eternità è nella discendenza. Gesù distrugge questo cerchio magico, allarga la visuale e annuncia che nella natura umana non c’l'eternità biologica, ma l’eternità divina.I sadducei inventano un caso teologico: quello di sette fratelli e una donna. Probabilmente ciò non è avvenuto, ma loro hanno inventato questa situazione per prendere Gesù intrappola.Dietro a tutto ciò c’è l’invidia che loro avevano. Noi sappiamo che Gesù è conosciuto a Gerusalemme, viene seguito da tanta gente, tutti Lo ascoltano,tutti seguono la Sua Parola. Questo sicuramente provoca l'invidia dei sadducei.Già per il fatto che Gesù è conosciuto ed amato i sadducei vengono messi in disparte. La gente non li segue e non li applaude, perché il loro modo di vedere la vita eterna eterna è una copia di questa vita terrena.Essi presentano un esempio abbastanza strano: sette fratelli che,secondo un’antica legge, erano costretti a sposare la stessa donna. La legge del Levitico dice che se muore un fratello e lascia la moglie senza figli il fratello deve prendere la donna per moglie e dare una discendenza al fratello defunto.I sette fratelli dell’esempio sono morti tutti senza lasciare discendenza. Alla resurrezione quella donna di chi sarà la moglie?Gesù ha risposto in un modo breve, ma chiaro. Egli distrugge la trappola dei sadducei e và al centro della questione,facendo vedere la superficialità della loro religiosità e del modo di vedere la vita dopo la morte.Il destino dei giusti dopo la morte è l’unione con Dio. Gesù annuncia ciò e lo fa scoprire. La nostra ultima realtà è l’eternità. Essa non è solo una copia della vita attuale, ma è una sorprendente entrata nell’eternità divina.L’occhio non ha visto, l’orecchio non ha sentito e il cuore non ha desiderato ciò che Dio ha preparato per coloro che Lo amano.Dio è la Vita e colui che crede vive in Lui e con Lui in una perfetta sincronia.Questa è la beatitudine eterna e non è solo il proseguimento delle gioie terrene.L’altra vita è veramente una vita diversa. Così ci insegna Gesù. Si tratta di una vita di un’altra qualità. E’ l’adempimento di tutte le attese e di tutti i desideri umani; si tratta di ciò che l’uomo qui sulla terra non potrà mai vivere.Sulla terra nessun uomo, anche se avesse tutti i mezzi e i soldi possibili, non potrà mai avere una vita realizzata in pienezza.Coloro che sono stati degni dell’altra vita e della resurrezione dei morti non si sposano, dice Gesù. Non potranno nemmeno morire, perchè essi sono come angeli.Dio ha messo nel nostro cuore questo desiderio di eternità,della vita vera e solo Lui può adempirlo.Gesù vuole dirci che già qui sulla terra noi possiamo essere un legame tra noi e Dio nell’amore. Se questo legame è forte non si può interrompere o spezzare.Nemmeno dopo la morte. Dopo la morte avviene una perfezione:l’unione di vita e di grazia della vita terrena entra nella vita eterna. Si tratta di una vita di un’altra dimensione, perchè le nostre misure terrene passano.Anche noi dobbiamo nascere ad una vita nuova. Nasciamo oggigiorno quando ci decidiamo per il bene, per ciò che è divino ed eterno.Come un bambino deve uscire dal grembo di sua madre per venire sulla terra così l’uomo deve uscire dal grembo di questa terra per nascere ad un nuovo cielo e ad una nuova terra.Tutto ciò è nuovo e Dio vuole darlo a noi.La vita viene trasformata Tutto ciò che sulla terra abbiamo fatto di buono, puro e giusto non viene cancellato. Verrà cancellato tutto ciò che era peccato. Tutto ciò che era ferito verrà guarito.In cielo scomparirà ogni sofferenza, ogni ferita, dolore che magari il marito e la moglie si sono fatti a vicenda. In Dio si capirà tutto. Si perdonerà tutto.In cielo non ci saranno più rivalità, invidia e gelosia.In un suo romanzo Dostojeski scrive una cosa che potrebbe essere il commento del Vangelo di oggi: “La mia immortalità è inevitabile, perchè Dio non fa ingiustizia.Cercherà il fervore dell’amore che Lui ha acceso nel mio cuore. Io ho cominciato ad amarLo e gioisco per il Suo Amore che Lui ha messo in me come una scintilla divina. Come è possibile che Dio spenga la gioia in me e mi riporti nel nulla?Se Dio esiste anche io sono immortale, perchè Lui è Dio dei viventi, Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe. Attraverso di loro ha reso pubblico il Suo Nome e non li può cancellare.Così Dio quando ci ha creati ci ha tessuti nell’amoree predestinati prima della creazione del mondo. Non possiamo tornare nel nulla se Lui è Dio dei viventi”.Accresca in noi la fede per poterci decidere per ciò che è divino, eterno e giusto.Amen.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

giovedì 2 giugno 2016

Salvare il seme

“Don Camillo, perché tanto pessimismo? Al­lora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”.

“No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pu­dore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui par­lavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne […] Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”.

Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla in­tatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più, ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede. Ogni giorno di più uomi­ni di molte parole e di nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini di ogni razza, di ogni estrazione, d’ogni cultura”.

da Giovannino Guareschi, Don Camillo e don Chichì, in Tutto Don Camillo. Mondo piccolo, II, BUR, Milano, 2008, pp. 3114-3115

Fonte: Blog di Costanza Miriano