mercoledì 22 maggio 2013

Apparizione straordinaria a Ivan del 4 maggio 2013 a Boston (USA)

 

Sabato 4 Maggio 2013, presso la Chiesa di San Leonardo a Boston, ha avuto luogo il quinto ed ultimo incontro pubblico del veggente Ivan Dragičević negli Stati Uniti:

“Questa notte Nostra Signora è arrivata molto gioiosa e felice. È venuta con tre angeli, ha salutato tutti noi con il Suo saluto

«Benedetto sia Gesù Cristo, miei cari figli!»

e dopo, ha disteso le Sue mani e per diverso tempo ha pregato individualmente su ciascuno dei sacerdoti presenti. Ha pregato su di loro nella Sua lingua madre e dopo, ha pregato su tutti i malati presenti qui stasera e per tutte le richieste presentate a Lei in forma scritta. Ha pregato in modo speciale per le parrocchie dalle quali arrivano tutti i sacerdoti qui presenti ed io, ho raccomandato a Lei in modo speciale, queste parrocchie e tutti i sacerdoti.

Dopo, Nostra Signora ha benedetto tutti noi con la Sua benedizione materna e tutti gli oggetti che abbiamo portato per esser consacrati. Ho successivamente raccomandato tutti voi a Lei, i vostri bisogni, le vostre famiglie ed in modo speciale, tutte le persone che hanno espressamente chiesto di essere raccomandate.

Dopo questo, Nostra Signora ha detto:

«Miei cari figli, oggi, Vostra Madre, gioisce insieme a voi. Grazie, miei cari figli per avermi detto un enorme si oggi. Grazie, miei cari figli, per aver pregato insieme a me e grazie, con le vostre preghiere, di permettermi di realizzare i miei progetti. In modo speciale, oggi, vi chiamo a pregare per i miei pastori, per la solida fede dei miei pastori. Grazie miei cari figli, per aver accettato i miei messaggi e per vivere i miei messaggi».

È seguita, quindi, una breve conversazione tra noi due finché in preghiera, si è allontanata.

È andata via nella luce e nel segno della croce con il saluto:

«Andate in Pace, miei cari figli!»

 

Fonte: dall’articolo originale su Sardegna Terra di Pace

Fonte: IdM

Video Medjugorje : Preghiera di Guarigione 20 Maggio 2013 ( Padre Danko)

 

 

Grazie a Vittorio

martedì 21 maggio 2013

Apparizione straordinaria ad Ivan del 20 maggio 2013, ore 22:00 sul Podbrdo

 

Carissimi, ecco ciò che Krizan ci ha comunicato sull'apparizione avuta da Ivan stasera, 20 maggio 2013, sul Podbrdo alle ore 22:00:

«Come ogni giorno, dopo l'incontro insieme alla Madonna, io vorrei avvicinare e descrivere un po' anche a voi l'incontro di stasera insieme a Lei. Anche stasera la Madonna è venuta a noi molto gioiosa e felice e all'inizio, come sempre, ci ha salutato tutti col suo materno saluto:

"Sia lodato Gesù, cari figli miei!".

Poi la Madonna per un tempo prolungato ha pregato qui su tutti noi con le mani distese e ha anche pregato in modo particolare su voi malati presenti.

Dopo questo la Madonna ha detto:

"Cari figli, anche oggi in modo particolare vi invito, in questo tempo di grazia: apritevi allo Spirito Santo. Cari figli, non permettete che il mondo vi guidi. Perciò che lo Spirito Santo vi guidi! Pregate, perseverate nella preghiera. Che lo Spirito Santo scenda sulle vostre famiglie che sono nel buio. La Madre prega insieme con voi e intercede presso suo Figlio. Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata".

Dopo questo la Madonna ha benedetto tutti noi con la sua benedizione materna e ha benedetto tutto ciò che voi avete portato perché venisse benedetto. Io ho anche raccomandato tutti voi, tutti i vostri bisogni, le vostre intenzioni, le vostre famiglie e in particolar modo gli ammalati.

Poi la Madonna ha continuato a pregare qui su tutti noi e poi se n'è andata in preghiera, nel segno della luce e della croce, col saluto:

"Andate in pace, cari figli miei".

Grazie».

 

Fonte: IdM

lunedì 20 maggio 2013

Medjugorje: Lettura del Messaggio a Ivan ore 22 - 20 Maggio 2013

 

 

Grazie a Vittorio

Apparizione straordinaria a Ivan questa sera sul Podbrdo alle ore 22:00

 

Carissimi, Krizan ci ha appena comunicato che Lunedì 20 Maggio 2013, Ivan avrà una apparizione sul Podbrdo alle ore 22:00.

Fonte IdM

Viaggio a Medjugorje Quel messaggio dal cielo: "Amatevi e non giudicate"

Milioni di pellegrini ogni anno pregano la Madonna a Medjugorje. Parole segrete rivelate dai veggenti. Un posto mistico, dove il vero miracolo è la fede

Piedi nudi sulla roccia. Procedono lentamente. Una donna accompagnata da un'amica, forse una sorella. A piedi scalzi, sulla nuda pietra. Sugli spuntoni della pietra. Sulla roccia viva. Salgono, senza fiatare. Nel silenzio della notte. Sono vestite di scuro, né giovani né vecchie. Sostano davanti alle stazioni della via Crucis. Sulla pietraia delle apparizioni. Una collina appena illuminata. Mezz'ora di ascesa, poco più. Forse per un voto. Sulla pietraia impervia, tra i cespugli. Il posto delle apparizioni, sopra il villaggio di Bijakovici, frazione di Medjugorje, Erzegovina. Il Podbrdo che domina la valle. Qui, dal 24 giugno 1981, «una figura femminile luminosa» si mostra a sei veggenti. Affida loro dei messaggi. In continuità con le apparizioni di Fatima. Contengono dei segreti sulle sorti del mondo. In una visione escatologica, di scontro fra il potere delle tenebre e il regno della luce. I veggenti erano bambini e ragazzi. Ora sono adulti, uomini e donne sposati. La Jugoslavia era una Repubblica socialista federale. Si è divisa in piccoli Stati. C'è stata una guerra sanguinosa. Le apparizioni sono continuate e Medjugorje è stata risparmiata. Il regime comunista non poteva tollerarle. La polizia politica le ha osteggiate come ha potuto. Si calcola che dal 1981 al 1990 venti milioni di persone siano venute fin qui, pellegrine. Nonostante le difficoltà del viaggio. Nonostante l'ostilità dei governi. Nonostante l'assenza di pellegrinaggi ufficiali. Per Vittorio Messori quanto accaduto in questo paesino è «il maggior movimento di masse cattoliche del postconcilio». Ma non vengono solo cattolici. Anche curiosi, gente di tutti i tipi. Le due donne sono arrivate. Si inginocchiano davanti alla statua della Regina della Pace. Una statua semplice. Eretta per ricordare le prime rivelazioni. C'è un giardino nel quale i devoti depositano foglietti con le invocazioni. Non sono tantissimi. A Medjugorje si viene per chiedere guarigioni spirituali più che miracoli per la salute. I lampioncini sono candele sulla pietraia. Si prega. Silenzio tutto intorno. La donna a piedi nudi si alza. Quella che la segue, forse una sorella, le porge le scarpe per scendere. Domattina, davanti alla croce blu un po' più in basso, è attesa l'apparizione a Mirjana. Come avviene ogni secondo giorno del mese da quando la Madonna le affidò il decimo segreto, il 25 dicembre 1982. La notte sarà una lunga meditazione. Per migliaia di pellegrini l'attesa è cominciata quando sono saliti sui pullman che li hanno portati qui. Da Trento, da Cuneo, da Senigallia, da Como. Dalla Spagna, dalla Francia, dalla Germania, dalla Polonia. Molti hanno trascorso la notte in pullman. Ora si muovono a frotte, al seguìto di un sacerdote. Visitano le bancarelle. Sul piazzale dietro il santuario retto da frati francescani è in corso l'adorazione al Santissimo. Migliaia e migliaia di persone in silenzio. Code lunghissime per confessarsi, in tutte le lingue. Nei confessionali, ma anche all'aperto. Si alza il lamento di un violino. Ave marie e mercatini di souvenir. Come in tutti i luoghi di religiosità popolare. Devozione e negozi. Canti e bazar. Processioni, alberghi, pizzerie, code alle toelette, taxi. Bar con «lo spritz alla veneta». Campane che suonano. Inizia la messa in croato. Libriccini di preghiere, icone, boccette d'incenso, fazzoletti ricamati, articoli da campeggio, acquesantiere, medagliette, catenine, cartoline, gelati, crocifissi in legno pietra metalli vari, candele benedette, fotografie dei veggenti, ritratti dei veggenti, opuscoli con i segreti, manifesti con i segreti, la sede di Radio Maria, liquori e grappe di prugne, quadri a tema religioso, fotografie di Papa Francesco, rosari dovunque. Ci si può scandalizzare. Troppo mercato, troppo commercio. Folclore. Un evento religioso muove l'economia di un'ex villaggio: dov'è il male? Gestire una bancarella di rosari e immagini sacre è lavoro. Serve per mantenere una famiglia. Così come guidare il pullman che scarica in piazza i pellegrini. Quello di Chieti ha un display sul parabrezza dove scorre il testo di un messaggio: «Se sapeste quanto vi amo piangereste di gioia».
Vendere vestiti, biancheria e giornali va bene, vendere icone e candele no. Se si acquista un souvenir sul Mar Rosso o a Barcellona va bene, se lo si compra a Medjugorje no. Così pensa il mondo. «Non conformatevi», dice San Paolo.
È cominciata la notte che porterà all'appuntamento tra Mirjana e la Vergine. Sulla pietraia ci sono diversi gruppi, organizzati tra loro. Sacchi a pelo, chitarre, termos. Ognuno segue un proprio copione. Il risultato è confuso. Si sovrappongono i canti di un gruppo e quelli di un altro. Le pietre ammaccano. Arriva altra gente alla spicciolata. Gli spazi si restringono. Le ore trascorrono lente. Ci si appisola. Alle cinque un sacerdote inizia a guidare la recita del rosario. Canti ingenui, semplicissimi. Persino un Romagna mia trasformato in «Madonna mia». Persino un archeologico Glory glory alleluia. Si susseguono le ave marie: in croato, italiano, francese, inglese, tedesco, polacco. In cinese, in arabo, in una lingua africana. Tutto il mondo è qui. Si prega per «quelli che non amano, non credono, non adorano». E anche «per i nostri sacerdoti». Qualcuno lo fa con trasporto, con enfasi. Come ispirato. Sembra trasognato, occhi e mani rivolti verso l'alto, in un'estasi preventiva. Accenni di fanatismo. Finalmente, dopo le otto arriva una donna bionda con occhi chiari. Mirjana Dragicevic ha 48 anni, è sposata, madre di due figlie. È l'unica a conoscere tutti dieci i segreti. L'intenzione di preghiera che la Vergine le ha consegnato negli anni è «per i non credenti, quelli che non conoscono l'amore di Dio». Assembramenti, macchine fotografiche, telefonini. Poco prima delle nove la preghiera s'interrompe. Quasi tutti, migliaia e migliaia, sono in ginocchio. Dopo qualche minuto viene letto il messaggio che la Madonna le ha rivelato. In croato, in inglese, infine in italiano. «Cari figli, vi invito nuovamente ad amare e a non giudicare...». Il raduno si scioglie. Ci si accalca in discesa. Esodo verso il paese. Gente di tutte le etnie, in maggioranza donne. Gente dimessa. «Ti ringrazio Padre, perché hai nascosto queste cose ai grandi e ai sapienti e le hai fatte conoscere ai piccoli» (Matteo, 11, 25).
«Il messaggio di stamattina è molto forte», riflettono tra loro due ragazzi. Laggiù le due donne vestite di scuro camminano svelte.

Fonte : Di Maurizio Caverzan – Il Giornale, 19 maggio 2013

ndr: Molto bello l'articolo ... peccato che l'autore abbia commesso due imprecisioni:
1) "Sostano davanti alle stazioni della via Crucis": sul Podbrdo non ci sono le stazioni della Via Crucis, ma quelle dei Misteri della Gioia del Santo Rosario;
2) "Mirjana Dragicevic ha 48 anni, è sposata, madre di due figlie. È l'unica a conoscere tutti dieci i segreti": Mirjana non è l'unica a conoscere i 10 segreti, ma anche altri due veggenti Jacov (ultima apparizione il  12 settembre 1998 ) e Ivanka  (ultima apparizione il  7 maggio 1985).

Testo integrale con le risposte di Papa Francesco durante la Veglia di Pentecoste dedicata ai Movimenti

Avere il coraggio della fede senza essere cristiani inamidati, costruire una cultura dell’incontro, aiutare il prossimo soprattutto le famiglie, il cui destino è più importante dei bilanci delle banche. Questo in sintesi quanto espresso da Papa Francesco nel discorso rivolto sabato sera alle circa 200 mila persone che hanno gremito Piazza San Pietro per partecipare alla Veglia di Pentecoste dedicata ai Movimenti, le nuove Comunità, le Associazioni e le Aggregazioni laicali. Questo il testo integrale con le risposte a braccio del Papa a quattro domande:
Domanda 1
“La verità cristiana è attraente e persuasiva perché risponde al bisogno profondo dell’esistenza umana, annunciando in maniera convincente che Cristo è l’unico Salvatore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini”. Santo Padre, queste Sue parole ci hanno profondamente colpito: esse esprimono in maniera diretta e radicale l’esperienza che ciascuno di noi desidera vivere soprattutto nell’Anno della fede e in questo pellegrinaggio che stasera ci ha portato qui. Siamo davanti a Lei per rinnovare la nostra fede, per confermarla, per rafforzarla. Sappiamo che la fede non può essere una volta per tutte. Come diceva Benedetto XVI nella Porta fidei: “la fede non è un presupposto ovvio”. Questa affermazione non riguarda soltanto il mondo, gli altri, la tradizione da cui veniamo: questa affermazione riguarda innanzitutto ciascuno di noi. Troppe volte ci rendiamo conto di come la fede sia un germoglio di novità, un inizio di cambiamento, ma stenti poi a investire la totalità della vita. Non diventa l’origine di tutto il nostro conoscere e agire. Santità, come Lei ha potuto raggiungere nella Sua vita la certezza sulla fede? E quale strada ci indica perché ciascuno di noi possa vincere la fragilità della fede?
Domanda 2
Padre Santo, la mia è una esperienza di vita quotidiana come tante. Cerco di vivere la fede nell’ambiente di lavoro a contatto con gli altri come testimonianza sincera del bene ricevuto nell’incontro con il Signore. Sono, siamo “pensieri di Dio”, investiti da un Amore misterioso che ci ha dato la vita. Insegno in una scuola e questa coscienza mi dà il motivo per appassionarmi ai miei ragazzi e anche ai colleghi. Verifico spesso che molti cercano la felicità in tanti itinerari individuali in cui la vita e le sue grandi domande spesso si riducono al materialismo di chi vuole avere tutto e resta perennemente insoddisfatto o al nichilismo per cui nulla ha senso. Mi chiedo come la proposta della fede, che è quella di un incontro personale, di una comunità, di un popolo, possa raggiungere il cuore dell’uomo e della donna del nostro tempo. Siamo fatti per l’infinito -“giocate la vita per cose grandi!” ha detto Lei recentemente -, eppure tutto attorno a noi e ai nostri giovani sembra dire che bisogna accontentarsi di risposte mediocri, immediate e che l’uomo deve adattarsi al finito senza cercare altro. A volte siamo intimiditi, come i discepoli alla vigilia della Pentecoste. La Chiesa ci invita alla Nuova Evangelizzazione. Penso che tutti noi qui presenti sentiamo fortemente questa sfida, che è al cuore delle nostre esperienze. Per questo vorrei chiedere a Lei, Padre Santo, di aiutare me e tutti noi a capire come vivere questa sfida nel nostro tempo. Quale è per Lei la cosa più importante cui tutti noi movimenti, associazioni e comunità dobbiamo guardare per attuare il compito cui siamo chiamati? Come possiamo comunicare in modo efficace la fede oggi?
Domanda 3
Padre Santo, ho ascoltato con emozione le parole che ha detto all’udienza con i giornalisti dopo la Sua elezione: “Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri”. Molti di noi sono impegnati in opere di carità e giustizia: siamo parte attiva di quella radicata presenza della Chiesa lì dove l’uomo soffre. Sono una impiegata, ho la mia famiglia e, come posso, mi impegno personalmente nella vicinanza e nell’aiuto ai poveri. Ma non per questo mi sento a posto. Vorrei poter dire con Madre Teresa: tutto è per Cristo. Il grande aiuto a vivere questa esperienza sono i fratelli e le sorelle della mia comunità che si impegnano per lo stesso scopo. E in questo impegno siamo sostenuti dalla fede e dalla preghiera. Il bisogno è grande. Ce lo ha ricordato Lei: “Quanti poveri ci sono ancora nel mondo e quanta sofferenza incontrano queste persone". E la crisi ha aggravato tutto. Penso alla povertà che affligge tanti Paesi e che si è affacciata anche nel mondo del benessere, alla mancanza di lavoro, ai movimenti migratori di massa, alle nuove schiavitù, all’abbandono e alla solitudine di tante famiglie, di tanti anziani e di tante persone che non hanno casa o lavoro. Vorrei chiederle, Padre Santo: come io e tutti noi possiamo vivere una Chiesa povera e per i poveri? In che modo l'uomo sofferente è una domanda per la nostra fede? Noi tutti, come movimenti e associazioni laicali, quale contributo concreto ed efficace possiamo dare alla Chiesa e alla società per affrontare questa grave crisi che tocca l’etica pubblica, il modello di sviluppo, la politica, insomma un nuovo modo di essere uomini e donne?
Domanda 4
Camminare, costruire, confessare. Questo Suo “programma” per una Chiesa-movimento, così almeno l’ho inteso sentendo una Sua omelia all’inizio del Pontificato, ci ha confortati e spronati. Confortati, perché ci siamo ritrovati in una unità profonda con gli amici della comunità cristiana e con tutta la Chiesa universale. Spronati, perché in un certo senso Lei ci ha costretto a togliere la polvere del tempo e della superficialità dalla nostra adesione a Cristo. Ma devo dire che non riesco a superare il senso di turbamento che una di queste parole mi provoca: confessare. Confessare, cioè testimoniare la fede. Pensiamo ai tanti nostri fratelli che soffrono a causa di essa, come abbiamo sentito anche poco fa. A chi la domenica mattina deve decidere se andare a Messa perché sa che andando a Messa rischia la vita. A chi si sente accerchiato e discriminato per la fede cristiana in tante, troppe parti del nostro mondo. Davanti a queste situazioni ci pare che il mio confessare, la nostra testimonianza sia timida e impacciata. Vorremmo fare di più, ma cosa? E come aiutare questi nostri fratelli? Come alleviare la loro sofferenza non potendo fare nulla, o ben poco, per cambiare il loro contesto politico e sociale?
Risposte del Santo Padre Francesco
Buonasera a tutti!
Sono contento di incontrarvi e che tutti noi ci incontriamo in questa piazza per pregare, per essere uniti e per aspettare il dono dello Spirito. Io conoscevo le vostre domande e ci ho pensato – questo, quindi, non è senza conoscenza! Primo, la verità! Le ho qui, scritte.
La prima - “come lei ha potuto raggiungere nella sua vita la certezza sulla fede; e quale strada ci indica perché ciascuno di noi possa vincere la fragilità della fede?” - è una domanda storica, perché riguarda la mia storia, la storia della mia vita!
Io ho avuto la grazia di crescere in una famiglia in cui la fede si viveva in modo semplice e concreto; ma è stata soprattutto mia nonna, la mamma di mio padre, che ha segnato il mio cammino di fede. Era una donna che ci spiegava, ci parlava di Gesù, ci insegnava il Catechismo. Ricordo sempre che il Venerdì Santo ci portava, la sera, alla processione delle candele, e alla fine di questa processione arrivava il “Cristo giacente”, e la nonna ci faceva – a noi bambini – inginocchiare e ci diceva: “Guardate, è morto, ma domani risuscita”. Ho ricevuto il primo annuncio cristiano proprio da questa donna, da mia nonna! E’ bellissimo, questo! Il primo annuncio in casa, con la famiglia! E questo mi fa pensare all’amore di tante mamme e di tante nonne nella trasmissione della fede. Sono loro che trasmettono la fede. Questo avveniva anche nei primi tempi, perché san Paolo diceva a Timoteo: “Io ricordo la fede della tua mamma e della tua nonna” (cfr 2Tm 1,5). Tutte le mamme che sono qui, tutte le nonne, pensate a questo! Trasmettere la fede. Perché Dio ci mette accanto delle persone che aiutano il nostro cammino di fede. Noi non troviamo la fede nell’astratto; no! E’ sempre una persona che predica, che ci dice chi è Gesù, che ci trasmette la fede, ci dà il primo annuncio. E così è stata la prima esperienza di fede che ho avuto.
Ma c’è un giorno per me molto importante: il 21 settembre del ‘53. Avevo quasi 17 anni. Era il “Giorno dello studente”, per noi il giorno della Primavera – da voi è il giorno dell’Autunno. Prima di andare alla festa, sono passato nella parrocchia dove andavo, ho trovato un prete, che non conoscevo, e ho sentito la necessità di confessarmi. Questa è stata per me un’esperienza di incontro: ho trovato che qualcuno mi aspettava. Ma non so cosa sia successo, non ricordo, non so proprio perché fosse quel prete là, che non conoscevo, perché avessi sentito questa voglia di confessarmi, ma la verità è che qualcuno m’aspettava. Mi stava aspettando da tempo. Dopo la Confessione ho sentito che qualcosa era cambiato. Io non ero lo stesso. Avevo sentito proprio come una voce, una chiamata: ero convinto che dovessi diventare sacerdote. Questa esperienza nella fede è importante. Noi diciamo che dobbiamo cercare Dio, andare da Lui a chiedere perdono, ma quando noi andiamo, Lui ci aspetta, Lui è prima! Noi, in spagnolo, abbiamo una parola che spiega bene questo: “Il Signore sempre ci primerea”, è primo, ci sta aspettando! E questa è proprio una grazia grande: trovare uno che ti sta aspettando. Tu vai peccatore, ma Lui ti sta aspettando per perdonarti. Questa è l’esperienza che i Profeti di Israele descrivevano dicendo che il Signore è come il fiore di mandorlo, il primo fiore della Primavera (cfr Ger 1,11-12). Prima che vengano gli altri fiori, c’è lui: lui che aspetta. Il Signore ci aspetta. E quando noi Lo cerchiamo, troviamo questa realtà: che è Lui ad aspettarci per accoglierci, per darci il suo amore. E questo ti porta nel cuore uno stupore tale che non lo credi, e così va crescendo la fede! Con l’incontro con una persona, con l’incontro con il Signore. Qualcuno dirà: “No, io preferisco studiare la fede nei libri!”. E’ importante studiarla, ma, guarda, questo solo non basta! L’importante è l’incontro con Gesù, l’incontro con Lui, e questo ti dà la fede, perché è proprio Lui che te la dà! Anche voi parlavate della fragilità della fede, come si fa per vincerla. Il nemico più grande che ha la fragilità - è curioso, eh? - è la paura. Ma non abbiate paura! Siamo fragili, e lo sappiamo. Ma Lui è più forte! Se tu vai con Lui, non c’è problema! Un bambino è fragilissimo - ne ho visti tanti, oggi -, ma era con il papà, con la mamma: è al sicuro! Con il Signore siamo sicuri. La fede cresce con il Signore, proprio dalla mano del Signore; questo ci fa crescere e ci rende forti. Ma se noi pensiamo di poterci arrangiare da soli… Pensiamo che cosa è successo a Pietro: “Signore, io mai ti rinnegherò!” (cfr Mt 26,33-35); e poi ha cantato il gallo e l’aveva rinnegato per tre volte! (cfr vv. 69-75). Pensiamo: quando noi abbiamo troppa fiducia in noi stessi, siamo più fragili, più fragili. Sempre con il Signore! E dire con il Signore significa dire con l’Eucaristia, con la Bibbia, con la preghiera… ma anche in famiglia, anche con la mamma, anche con lei, perché lei è quella che ci porta al Signore; è la madre, è quella che sa tutto. Quindi pregare anche la Madonna e chiederle che, come mamma, mi faccia forte. Questo è quello che io penso sulla fragilità, almeno è la mia esperienza. Una cosa che mi rende forte tutti i giorni è pregare il Rosario alla Madonna. Io sento una forza tanto grande perché vado da lei e mi sento forte.
Passiamo alla seconda domanda.
“Penso che tutti noi qui presenti sentiamo fortemente la sfida, la sfida della evangelizzazione, che è al cuore delle nostre esperienze. Per questo vorrei chiedere a Lei, Padre Santo, di aiutare me e tutti noi a capire come vivere questa sfida nel nostro tempo, qual è per lei la cosa più importante cui tutti noi movimenti, associazioni e comunità dobbiamo guardare per attuare il compito cui siamo chiamati. Come possiamo comunicare in modo efficace la fede di oggi?”.
Dirò soltanto tre parole.
La prima: Gesù. Chi è la cosa più importante? Gesù. Se noi andiamo avanti con l’organizzazione, con altre cose, con belle cose, ma senza Gesù, non andiamo avanti, la cosa non va. Gesù è più importante. Adesso, vorrei fare un piccolo rimprovero, ma fraternamente, tra noi. Tutti voi avete gridato nella piazza “Francesco, Francesco, Papa Francesco”. Ma, Gesù dov’era? Io avrei voluto che voi gridaste: “Gesù, Gesù è il Signore, ed è proprio in mezzo a noi!”. Da qui in avanti, niente “Francesco”, ma “Gesù”! La seconda parola è: la preghiera. Guardare il volto di Dio, ma soprattutto – e questo è collegato con quello che ho detto prima – sentirsi guardati. Il Signore ci guarda: ci guarda prima. La mia esperienza è ciò che sperimento davanti al sagrario [Tabernacolo] quando vado a pregare, la sera, davanti al Signore. Alcune volte mi addormento un pochettino; questo è vero, perché un po’ la stanchezza della giornata ti fa addormentare. Ma Lui mi capisce. E sento tanto conforto quando penso che Lui mi guarda. Noi pensiamo che dobbiamo pregare, parlare, parlare, parlare… No! Làsciati guardare dal Signore. Quando Lui ci guarda, ci dà forza e ci aiuta a testimoniarlo - perché la domanda era sulla testimonianza della fede, no? Primo “Gesù”, poi “preghiera” - sentiamo che Dio ci sta tenendo per mano. Sottolineo allora l’importanza di questo: lasciarsi guidare da Lui. Questo è più importante di qualsiasi calcolo. Siamo veri evangelizzatori lasciandoci guidare da Lui. Pensiamo a Pietro; forse stava facendo la siesta, dopo pranzo, e ha avuto una visione, la visione della tovaglia con tutti gli animali, e ha sentito che Gesù gli diceva qualcosa, ma lui non capiva. In quel momento, sono venuti alcuni non-ebrei a chiamarlo per andare in una casa, e ha visto come lo Spirito Santo era laggiù. Pietro si è lasciato guidare da Gesù per giungere a quella prima evangelizzazione ai gentili, che non erano ebrei: una cosa inimmaginabile in quel tempo (cfr At 10,9-33). E così, tutta la storia, tutta la storia! Lasciarsi guidare da Gesù. E’ proprio il leader; il nostro leader è Gesù. E terza: la testimonianza. Gesù, preghiera – la preghiera, quel lasciarsi guidare da Lui – e poi testimonianza. Ma vorrei aggiungere qualcosa. Questo lasciarsi guidare da Gesù ti porta alle sorprese di Gesù. Si può pensare che l’evangelizzazione dobbiamo programmarla a tavolino, pensando alle strategie, facendo dei piani. Ma questi sono strumenti, piccoli strumenti. L’importante è Gesù e lasciarsi guidare da Lui. Poi possiamo fare le strategie, ma questo è secondario. Infine, la testimonianza: la comunicazione della fede si può fare soltanto con la testimonianza, e questo è l’amore. Non con le nostre idee, ma con il Vangelo vissuto nella propria esistenza e che lo Spirito Santo fa vivere dentro di noi. E’ come una sinergia fra noi e lo Spirito Santo, e questo conduce alla testimonianza. La Chiesa la portano avanti i Santi, che sono proprio coloro che danno questa testimonianza. Come ha detto Giovanni Paolo II e anche Benedetto XVI, il mondo di oggi ha tanto bisogno di testimoni. Non tanto di maestri, ma di testimoni. Non parlare tanto, ma parlare con tutta la vita: la coerenza di vita, proprio la coerenza di vita! Una coerenza di vita che è vivere il cristianesimo come un incontro con Gesù che mi porta agli altri e non come un fatto sociale. Socialmente siamo così, siamo cristiani, chiusi in noi. No, questo no! La testimonianza!
La terza domanda: “Vorrei chiederle, Padre Santo, come io e tutti noi possiamo vivere una Chiesa povera e per i poveri. In che modo l’uomo sofferente è una domanda per la nostra fede? Noi tutti, come movimenti, associazioni laicali, quale contributo concreto ed efficace possiamo dare alla Chiesa e alla società per affrontare questa grave crisi che tocca l’etica pubblica” – questo è importante! – “il modello di sviluppo, la politica, insomma un nuovo modo di essere uomini e donne?”.
Riprendo dalla testimonianza. Prima di tutto, vivere il Vangelo è il principale contributo che possiamo dare. La Chiesa non è un movimento politico, né una struttura ben organizzata: non è questo. Noi non siamo una ONG, e quando la Chiesa diventa una ONG perde il sale, non ha sapore, è soltanto una vuota organizzazione. E in questo siate furbi, perché il diavolo ci inganna, perché c’è il pericolo dell’efficientismo. Una cosa è predicare Gesù, un’altra cosa è l’efficacia, essere efficienti. No, quello è un altro valore. Il valore della Chiesa, fondamentalmente, è vivere il Vangelo e dare testimonianza della nostra fede. La Chiesa è sale della terra, è luce del mondo, è chiamata a rendere presente nella società il lievito del Regno di Dio e lo fa prima di tutto con la sua testimonianza, la testimonianza dell’amore fraterno, della solidarietà, della condivisione. Quando si sentono alcuni dire che la solidarietà non è un valore, ma è un “atteggiamento primario” che deve sparire… questo non va! Si sta pensando ad un’efficacia soltanto mondana. I momenti di crisi, come quelli che stiamo vivendo – ma tu hai detto prima che “siamo in un mondo di menzogne” –, questo momento di crisi, stiamo attenti, non consiste in una crisi soltanto economica; non è una crisi culturale. E’ una crisi dell’uomo: ciò che è in crisi è l’uomo! E ciò che può essere distrutto è l’uomo! Ma l’uomo è immagine di Dio! Per questo è una crisi profonda! In questo momento di crisi non possiamo preoccuparci soltanto di noi stessi, chiuderci nella solitudine, nello scoraggiamento, nel senso di impotenza di fronte ai problemi. Non chiudersi, per favore! Questo è un pericolo: ci chiudiamo nella parrocchia, con gli amici, nel movimento, con coloro con i quali pensiamo le stesse cose… ma sapete che cosa succede? Quando la Chiesa diventa chiusa, si ammala, si ammala. Pensate ad una stanza chiusa per un anno; quando tu vai, c’è odore di umidità, ci sono tante cose che non vanno. Una Chiesa chiusa è la stessa cosa: è una Chiesa ammalata. La Chiesa deve uscire da se stessa. Dove? Verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano, ma uscire. Gesù ci dice: “Andate per tutto il mondo! Andate! Predicate! Date testimonianza del Vangelo!” (cfr Mc 16,15). Ma che cosa succede se uno esce da se stesso? Può succedere quello che può capitare a tutti quelli che escono di casa e vanno per la strada: un incidente. Ma io vi dico: preferisco mille volte una Chiesa incidentata, incorsa in un incidente, che una Chiesa ammalata per chiusura! Uscite fuori, uscite! Pensate anche a quello che dice l’Apocalisse. Dice una cosa bella: che Gesù è alla porta e chiama, chiama per entrare nel nostro cuore (cfr Ap 3,20). Questo è il senso dell’Apocalisse. Ma fatevi questa domanda: quante volte Gesù è dentro e bussa alla porta per uscire, per uscire fuori, e noi non lo lasciamo uscire, per le nostre sicurezze, perché tante volte siamo chiusi in strutture caduche, che servono soltanto per farci schiavi, e non liberi figli di Dio? In questa “uscita” è importante andare all’incontro; questa parola per me è molto importante: l’incontro con gli altri. Perché? Perché la fede è un incontro con Gesù, e noi dobbiamo fare la stessa cosa che fa Gesù: incontrare gli altri. Noi viviamo una cultura dello scontro, una cultura della frammentazione, una cultura in cui quello che non mi serve lo getto via, la cultura dello scarto. Ma su questo punto, vi invito a pensare – ed è parte della crisi – agli anziani, che sono la saggezza di un popolo, ai bambini… la cultura dello scarto! Ma noi dobbiamo andare all’incontro e dobbiamo creare con la nostra fede una “cultura dell’incontro”, una cultura dell’amicizia, una cultura dove troviamo fratelli, dove possiamo parlare anche con quelli che non la pensano come noi, anche con quelli che hanno un’altra fede, che non hanno la stessa fede. Tutti hanno qualcosa in comune con noi: sono immagini di Dio, sono figli di Dio. Andare all’incontro con tutti, senza negoziare la nostra appartenenza. E un altro punto è importante: con i poveri. Se usciamo da noi stessi, troviamo la povertà. Oggi – questo fa male al cuore dirlo – oggi, trovare un barbone morto di freddo non è notizia. Oggi è notizia, forse, uno scandalo. Uno scandalo: ah, quello è notizia! Oggi, pensare che tanti bambini non hanno da mangiare non è notizia. Questo è grave, questo è grave! Noi non possiamo restare tranquilli! Mah… le cose sono così. Noi non possiamo diventare cristiani inamidati, quei cristiani troppo educati, che parlano di cose teologiche mentre prendono il tè, tranquilli. No! Noi dobbiamo diventare cristiani coraggiosi e andare a cercare quelli che sono proprio la carne di Cristo, quelli che sono la carne di Cristo! Quando io vado a confessare - ancora non posso, perché per uscire a confessare… di qui non si può uscire, ma questo è un altro problema - quando io andavo a confessare nella diocesi precedente, venivano alcuni e sempre facevo questa domanda: “Ma, lei dà l’elemosina?” – “Sì, padre!”. “Ah, bene, bene”. E gliene facevo due in più: “Mi dica, quando lei dà l’elemosina, guarda negli occhi quello o quella a cui dà l’elemosina?” – “Ah, non so, non me ne sono accorto”. Seconda domanda: “E quando lei dà l’elemosina, tocca la mano di quello al quale dà l’elemosina, o gli getta la moneta?”. Questo è il problema: la carne di Cristo, toccare la carne di Cristo, prendere su di noi questo dolore per i poveri. La povertà, per noi cristiani, non è una categoria sociologica o filosofica o culturale: no, è una categoria teologale. Direi, forse la prima categoria, perché quel Dio, il Figlio di Dio, si è abbassato, si è fatto povero per camminare con noi sulla strada. E questa è la nostra povertà: la povertà della carne di Cristo, la povertà che ci ha portato il Figlio di Dio con la sua Incarnazione. Una Chiesa povera per i poveri incomincia con l’andare verso la carne di Cristo. Se noi andiamo verso la carne di Cristo, incominciamo a capire qualcosa, a capire che cosa sia questa povertà, la povertà del Signore. E questo non è facile. Ma c’è un problema che non fa bene ai cristiani: lo spirito del mondo, lo spirito mondano, la mondanità spirituale. Questo ci porta ad una sufficienza, a vivere lo spirito del mondo e non quello di Gesù. La domanda che facevate voi: come si deve vivere per affrontare questa crisi che tocca l’etica pubblica, il modello di sviluppo, la politica. Siccome questa è una crisi dell’uomo, una crisi che distrugge l’uomo, è una crisi che spoglia l’uomo dell’etica. Nella vita pubblica, nella politica, se non c’è l’etica, un’etica di riferimento, tutto è possibile e tutto si può fare. E noi vediamo, quando leggiamo i giornali, come la mancanza di etica nella vita pubblica faccia tanto male all’umanità intera. Vorrei raccontarvi una storia. L’ho fatto già due volte questa settimana, ma lo farò una terza volta con voi. E’ la storia che racconta un midrash biblico di un Rabbino del secolo XII. Lui narra la storia della costruzione della Torre di Babele e dice che, per costruire la Torre di Babele, era necessario fare i mattoni. Che cosa significa questo? Andare, impastare il fango, portare la paglia, fare tutto… poi, al forno. E quando il mattone era fatto doveva essere portato su, per la costruzione della Torre di Babele. Un mattone era un tesoro, per tutto il lavoro che ci voleva per farlo. Quando cadeva un mattone, era una tragedia nazionale e l’operaio colpevole era punito; era tanto prezioso un mattone che se cadeva era un dramma. Ma se cadeva un operaio, non succedeva niente, era un’altra cosa. Questo succede oggi: se gli investimenti nelle banche calano un po’… tragedia… come si fa? Ma se muoiono di fame le persone, se non hanno da mangiare, se non hanno salute, non fa niente! Questa è la nostra crisi di oggi! E la testimonianza di una Chiesa povera per i poveri va contro questa mentalità.
La quarta domanda: “Davanti a queste situazioni, mi pare che il mio confessare, la mia testimonianza sia timida e impacciata. Vorrei fare di più, ma cosa? E come aiutare questi nostri fratelli, come alleviare la loro sofferenza non potendo fare nulla o ben poco per cambiare il loro contesto politico-sociale?”.
Per annunciare il Vangelo sono necessarie due virtù: il coraggio e la pazienza. Loro [i cristiani che soffrono] sono nella Chiesa della pazienza. Loro soffrono e ci sono più martiri oggi che nei primi secoli della Chiesa; più martiri! Fratelli e sorelle nostri. Soffrono! Loro portano la fede fino al martirio. Ma il martirio non è mai una sconfitta; il martirio è il grado più alto della testimonianza che noi dobbiamo dare. Noi siamo in cammino verso il martirio, dei piccoli martìri: rinunciare a questo, fare questo… ma siamo in cammino. E loro, poveretti, danno la vita, ma la danno – come abbiamo sentito la situazione nel Pakistan – per amore a Gesù, testimoniando Gesù. Un cristiano deve sempre avere questo atteggiamento di mitezza, di umiltà, proprio l’atteggiamento che hanno loro, confidando in Gesù, affidandosi a Gesù. Bisogna precisare che tante volte questi conflitti non hanno un’origine religiosa; spesso ci sono altre cause, di tipo sociale e politico, e purtroppo le appartenenze religiose vengono utilizzate come benzina sul fuoco. Un cristiano deve saper sempre rispondere al male con il bene, anche se spesso è difficile. Noi cerchiamo di far sentire loro, a questi fratelli e sorelle, che siamo profondamente uniti – profondamente uniti! – alla loro situazione, che noi sappiamo che sono cristiani “entrati nella pazienza”. Quando Gesù va incontro alla Passione, entra nella pazienza. Loro sono entrati nella pazienza: farlo sapere a loro, ma anche farlo sapere al Signore. Vi pongo la domanda: pregate per questi fratelli e queste sorelle? Voi pregate per loro? Nella preghiera di tutti i giorni? Io non chiederò ora che alzi la mano colui che prega: no. Non lo chiederò, adesso. Ma pensatelo bene. Nella preghiera di tutti i giorni diciamo a Gesù: “Signore, guarda questo fratello, guarda a questa sorella che soffre tanto, che soffre tanto!”. Loro fanno l’esperienza del limite, proprio del limite tra la vita e la morte. E anche per noi: questa esperienza deve portarci a promuovere la libertà religiosa per tutti, per tutti! Ogni uomo e ogni donna devono essere liberi nella propria confessione religiosa, qualsiasi essa sia. Perché? Perché quell’uomo e quella donna sono figli di Dio. E così, credo di avere detto qualcosa sulle vostre domande; mi scuso se sono stato troppo lungo. Grazie tante! Grazie a voi, e non dimenticate: niente di una Chiesa chiusa, ma una Chiesa che va fuori, che va alle periferie dell’esistenza. Che il Signore ci guidi laggiù. Grazie.

 

Fonte: News.va

giovedì 16 maggio 2013

Incontro di Mirjana con i pellegrini a Medjugorje il 1 maggio 2013

TRASCRIZIONE DI UNA PARTE DELLA TESTIMONIANZA DI MIRJANA - 1° MAGGIO 2013
[Abbiamo trascritto una parte di questa testimonia in cui Mirjana parla dei
sacerdoti come di un ponte per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria; dei
segreti e del suo incontro con Giovanni Paolo II].


MIRJANA - Se qualcuno è privilegiato, secondo quello che ho capito io guardando i messaggi del 2 mese, per nostra Madre privilegiati sono i nostri sacerdoti. Lei non dice mai che cosa devono fare loro, ma Lei sempre dice ciò che dobbiamo fare noi per loro. La Madonna dice: “Loro non hanno bisogno del vostro giudizio, delle vostre critiche, hanno bisogno delle vostre preghiere e del vostro amore, perché Dio giudicherà loro come erano come sacerdoti, ma giudicherà voi per il vostro comportamento verso i sacerdoti”.
Lei dice: “Se voi, figli miei, perdete rispetto per i sacerdoti, piano piano perdete rispetto per la Chiesa e dopo per il Signore”. Ogni due del mese quando la Madonna ci dà la benedizione, Lei dice: “Io vi do la mia benedizione materna, ma più importante è la benedizione che potete ricevere sulla terra: quella che vi danno i sacerdoti, perché tramite loro mio Figlio vi benedice”. Lei ha detto anche: “Non dimenticate di pregare per i vostri pastori, loro hanno mani benedette da mio Figlio”. Per questo, io vi prego, quando tornate alle vostre parrocchie, fate vedere come deve essere il nostro comportamento con i sacerdoti, fate vedere che siete stati alla scuola della Madonna. Se il vostro parroco non fa come voi pensate che deve fare, non andare in giro a giudicare: prendi il rosario, prega per lui. Quello è il modo di aiutarlo, non con il giudizio; perché in questo mondo nel quale viviamo c’è tanto giudizio, e così poco amore. La Madonna vuole che noi siamo riconosciuti tramite amore e non che tentiamo di fare quello che può fare solo nostro Signore. La Madonna ha detto una volta, quando era molto decisa: “Come vi permettete di giudicare quelli che mio Figlio ha scelto: solo Lui ha diritto di giudicare”.
Mi dispiace che non posso dirvi di più su tutto quello a cui la Madonna ci sta preparando in tutti questi anni, ma vi posso dire una cosa: C’è il tempo che noi viviamo adesso, è il nostro tempo, e c’è il tempo del trionfo del Cuore di Nostra Madre; tra questi due tempi c’è un ponte, e quel ponte sono i nostri sacerdoti. Per questo la Madonna insiste tanto, soprattutto negli ultimi tempi, sulla preghiera per loro, perché quel ponte deve essere molto forte per poterci passare tutti. La Madonna dice: “Con loro trionferò”. Ora, senza i nostri sacerdoti, non c’è trionfo del Cuore di Nostra Madre. 


Domanda a Mirjana sul perché conosceremo i segreti tre giorni prima.
MIRJANA – Subito i segreti. I segreti sono segreti, e io penso che noi non siamo quelli che teniamo [probabilmente nel senso di “custodiamo”] i segreti. Io penso che Dio è quello che tiene i segreti. Prendo me come esempio. Gli ultimi medici che mi hanno esaminato, mi hanno ipnotizzato; e, sotto ipnosi, mi hanno fatto ritornare al tempo delle prime apparizioni nella macchina della verità. Questa storia è molto lunga. Per accorciare: quando ero nella macchina della verità potevano sapere tutto quello che volevano, ma sui segreti niente. Per questo io penso che Dio è quello che tiene i segreti. Il significato dei tre giorni prima si capirà quando Dio lo dirà. Ma io vi voglio dire una cosa: non credete a quelli che vi vogliono spaventare, perché una Mamma non è venuta sulla terra per distruggere i suoi figli, la Madonna è venuta sulla terra per salvare i suoi figli. Come può il Cuore di nostra Madre trionfare se i figli sono distrutti? Per questo la vera fede non è la fede che viene dalla paura; vera fede è quella che viene dall’amore. Per questo come sorella vi consiglio: mettetevi nelle mani della Madonna, e non preoccupatevi per niente, perché Mamma penserà a tutto.

Domanda: Ci puoi dire qualcosa del tuo incontro con Giovanni Paolo II?
MIRJANA – Quello è stato un incontro che io non dimenticherò mai nella mia vita. Sono stata a San Pietro con un sacerdote italiano insieme agli altri pellegrini. E il nostro Papa, santo Papa, passava e dava benedizione a tutti, e così anche a me, e stava andando via. Quel sacerdote lo ha chiamato, dicendogli: “Santo Padre, questa è Mirjana di Medjugorje”. E Lui è tornato di nuovo indietro e mi ha dato di nuovo la benedizione. Così ho detto al sacerdote: “Non c’è niente da fare, Lui pensa che ho bisogno di doppia benedizione”. Dopo, nel pomeriggio, abbiamo ricevuto una lettera con un invito a recarci l’indomani a Castel Gandolfo. La mattina dopo ci siamo incontrati: eravamo soli e in mezzo ad altre cose il nostro papa mi ha detto: “Se io non fossi Papa, già sarei venuto a Medjugorje. So tutto, seguo tutto. Proteggete Medjugorje perché è speranza per tutto il mondo; e chiedi ai pellegrini di pregare per le mie intenzioni”. E, quando il Papa è morto, dopo qualche mese è venuto qua un amico del Papa che ha voluto rimanere in incognito. Ha portato le scarpe del Papa, e mi ha detto: “Il Papa aveva sempre tanto desiderio di venire a Medjugorje. E io scherzando gli dicevo: Se tu non vai, porto le tue scarpe, così, in modo simbolico, camminerai anche tu su quella terra a cui vuoi bene così tanto. Così ho dovuto mantenere la promessa: ho portato le scarpe del Papa”.

da PER MARIA - MEDJUGORJE E DIAKONIA
Martedì 14 maggio 2013

grazie ad Emanuela Info da Medju

 

Video Preghiera di Guarigione a Medjugorje 15 maggio 2013


 

grazie a Vittorio

martedì 14 maggio 2013

Messaggio Straordinario del 28 Aprile 2013 (Ivan Dragičević) a Middletown in New Jersey (USA)

Ivan in preghiera
               Ivan in preghiera – Foto di Saint Mary, Mother of God Church
Domenica 28 Aprile 2013, presso la Chiesa di Santa Maria Madre di Dio a Middletown in New Jersey, ha avuto luogo il terzo dei quattro incontri pubblici previsti da Ivan Dragičević negli Stati Uniti.
Dopo la messa e l’omelia di padre Jeff Kegley, alla presenza di tantissimi fedeli e di diversi sacerdoti della zona appositamente accorsi per la serata speciale, il veggente di Medjugorje ha avuto l’apparizione della Regina della Pace che ha dato il seguente messaggio:
Cari figli, in questo tempo di Grazia, vi invito a diventare amici di Gesù, pregate per la pace nei vostri cuori e lavorate per la vostra conversione individuale. Figlioli, solo in quel modo sarete capaci di diventare testimoni della Pace e dell’Amore di Gesù nel mondo. Apritevi alla preghiera, cosicché la preghiera diventi una necessità. Convertitevi figlioli e lavorate cosicché la vostra anima venga a conoscere Gesù ed il Suo Amore. Vi sono vicina e benedico tutti voi. Siate testimoni di Pace in ogni parte e portate Pace nel resto di questo mondo. Io sono con voi ed intercedo presso Dio per ognuno di voi. Non abbiate paura, perché colui che prega non sente il Male e non ne è caratterizzato nel suo cuore. Grazie miei cari figli, per aver risposto alla chiamata.
Ivan, successivamente, ha preso la parola ed ha affrontato diversi temi che spesso ricorrono nelle parole della Madonna: la crisi della famiglia, della moralità e l’importanza della pace. La preghiera, in particolare, è fondamentale in quanto senza di essa non si può avere pace, perdono, amore e speranza. Essa nutre e purifica le nostre anime. Le famiglie devono essere come cappelle: le vocazioni vengono dalla preghiera in famiglia e senza di essa, si perde la vocazione sacerdotale. La crisi della fede è un pericolo reale; il mondo, vuole andare verso un futuro privo dell’amore di Dio.
Il veggente poi ha detto che spesso viene avvicinato da sacerdoti e vescovi, i quali gli chiedono perché, nonostante la Chiesa, i Sacramenti e la Bibbia, Maria appaia da così lungo tempo senza dire nulla di nuovo. La risposta è semplice:”sì, abbiamo la Chiesa, i Sacramenti, la Bibbia, ma li stiamo vivendo pienamente?“. Per meglio spiegarsi, ha fatto l’esempio delle madri terrene: esse non si stancano mai di ripeterci di fare questo o quello al fine di portarci sulla retta via. Allo stesso modo, la Madonna, non si stanca mai di condurci, ripetendosi finché non la ascolteremo. Fino a quando questo non averrà, lei non ci dirà nulla di nuovo.
Infine, Ivan ha riferito come, per Nostra Signora, la recessione della quale oggi si sente tanto parlare in tutto il mondo, è solo spirituale e affinché Lei possa combattere il male e il peccato attraverso di noi, dobbiamo mettere la Santa Messa al centro della nostra vita e così pure le visite di adorazione e le confessioni mensili. Inoltre, ci ricorda che Gesù dona se stesso ogni giorno nella Santa Messa, quindi, dobbiamo andare da Lui. Siamo i polmoni della Chiesa, noi siamo la Chiesa viva. Non abbiamo solo bisogno di perdonare gli altri, ma abbiamo bisogno di perdonare noi stessi e dobbiamo aprire il cuore allo Spirito Santo.
Senza queste cose non è possibile guarire spiritualmente, emotivamente e fisicamente.
[Fonte: dawnsfaithconnection.wordpress.com]
La testimonianza di Ivan - Foto di Saint Mary, Mother of God Church
               La testimonianza di Ivan – Foto di Saint Mary, Mother of God Church

grazie della segnalazione a Vittorio.
Fonte originale: Sardegna Terra di Pace

lunedì 13 maggio 2013

Fatima, una webcam sulla Cappella

La Madonna di Fatima “appare” anche su Internet, basta cliccare su

www.fatima.pt

il sito del Santuario.
Già dal primo gennaio 2009, una webcam inquadra la Cappella delle Apparizioni 24 ore su 24. La responsabile dell’Ufficio stampa del Santuario, Leopoldina Simoes, così annunciava la notizia: «Da anni ci arrivavano messaggi, soprattutto via Internet, di fedeli che richiedevano un’immagine in diretta del tempio. E praticamente tutte le e-mail sottolineavano che sarebbe piaciuto molto vedere in modo permanente l’immagine della Vergine nella Cappella. È quello che abbiamo fatto».

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La Cappellina fu costruita nella Cova da Iria, sul luogo in cui, nel 1917, la Madonna apparve ai tre pastorelli, Francesco, Giacinta e Lucia. Il punto esatto delle apparizioni è indicato da una colonna di marmo, sulla quale è poggiata la statua della Madonna: è ciò che si vede in diretta accedendo al sito del Santuario e cliccando su “Transmissöes”.
«Avvicinare tutti, anche se solo in modo virtuale, al cuore del Santuario», è un ulteriore obiettivo, spiega Leopoldina Simoes, che aggiunge: «Anche Internet può essere un mezzo per l’evangelizzazione e le sue potenzialità si sono accresciute, anche per divulgare il messaggio di Fatima».
La webcam sulla Cova è l’ultima di una lunga serie che ormai da qualche anno vegliano sui Santuari e i luoghi sacri del Cristianesimo.
Ce n’è una a San Giovanni Rotondo, già dal 2001, sulla cripta di Padre Pio e sulle Messe, ce ne sono diverse a Lourdes, davanti alla grotta di Massabielle, dallo scorso settembre. Ce ne sono ad Assisi, dallo scorso dicembre, a Medjugorie, tre, e ce ne sono sei sul Vaticano, l’ultima installata pochi giorni fa, su Castel Gandolfo, e poi su Piazza San Pietro, sulla cupola, sulla tomba di Giovanni Paolo II, sulla Basilica e sul Governatorato … e a Torino una sulla Sindone.
Un progetto chiaro, nelle parole di Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa del Vaticano: «La Chiesa si avvale degli strumenti più usati dall’uomo d’oggi per informarsi e sentirsi partecipe, anche a distanza, di momenti significativi».

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LE APPARIZIONI DELLA VERGINE A FATIMA

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Fatima è un villaggio situato al centro del Portogallo, a circa 125 km a nord di Lisbona. Gli avveni­menti narrati non si svolgono nel paese suddetto, ma nelle immediate vicinanze, in una località denominata Cova da Iria.

Il 13 maggio 1917 Maria SS. appare presentandosi come Madonna del santo Rosario e come Cuore Immacolato di Ma­ria, a tre ragazzini: Lucia dos Santos, Francesco e Giacinta Marto, rispettivamente di dieci, nove e sette anni. Le loro fa­miglie, dedite al lavoro dei campi, sono umili ma non miserabi­li. La Madonna appare complessivamente sei volte fino a otto­bre e sempre alla stessa data: il 13 di ogni mese. Prima di que­ste apparizioni, i ragazzi avevano già ricevuto apparizioni pre­paratorie da parte di un Angelo. Essi vedranno poi, oltre alla Madonna, anche altre presenze celesti e una visione dell'Infer­no. I veggenti ricevono da Maria SS. messaggi e "segreti" d'im­portanza mondiale. La Vergine chiede preghiere e penitenza per la conversione dei peccatori e in particolare per la Russia. Il suo messaggio fu di grande attualità e strettamente connesso agli eventi storici e politici del tempo e le sue profezie, una a una, si realizzarono. Queste apparizioni hanno dato impulso a un grande movimento spirituale da parte di masse di fedeli sempre più numerosi. Una grande impressione suscita il gran­dioso miracolo dell'eclissi solare, vista il 13 ottobre da mol­te persone. Dopo un approfondito esame da parte del vesco­vo J. Correia de Silvà, il 13 ottobre 1930 le apparizioni di Fa­tima vengono riconosciute come autentico fenomeno sopran­naturale.

Nel corso degli anni successivi alle apparizioni sono stati costruiti una basilica e alcuni conventi. Fatima è divenuta uno dei più famosi e importanti santuari del mondo. Suor Lucia del Cuore Immacolato di Maria scrisse I Ricordi (tra il 1935 e il 1941), che uniti ai voluminosi protocolli delle inchieste eccle­siastiche e degli interrogatori ai piccoli veggenti formano una testimonianza voluminosa e dettagliata degli avvenimenti. Nel 1991 si calcola che fossero presenti a Fatima circa due milioni di pellegrini.

Apparizioni preliminari prima del 1917- Lucia nasce il 30 marzo 1907, è la più piccola dei sette figli di Maria Rosa e di Antonio. A sei anni fa la prima comunione e depone simboli­camente il suo cuoricino nelle mani di Maria dinanzi a una statua della SS. Vergine. Questo gesto lo ripete più volte spontaneamente e con sincera letizia alcuni giorni prima di ricevere il SS. Sacramento. La fanciulla riceve anche la sensa­zione di vedere l'immagine della Madonna sorriderle, come se avesse accettato la sua devozione. Lucia percepisce una gioia mai conosciuta fino a quel momento. Il sacramento del­l'Eucaristia rinforza in lei quest'esperienza di piena letizia interiore e si sente legata anche a Gesù Cristo. Nell'anno 1915 Lucia, aiutata da tre amiche, porta al pascolo il gregge della famiglia sul Monte Cabaco. Un giorno, le quattro amiche ini­ziano a recitare il Rosario; appena iniziate le preghiere vedo­no improvvisamente sugli alberi una figura di luce chiarissi­ma librarsi nell'aria. Al termine della preghiera la figura scom­pare. Lucia e le sue amiche notano, per due volte, nei giorni successivi la stessa presenza. I genitori richiamano le loro bambine. Lucia si separa dalle sue compagne e si occupa del gregge con Giacinta e Francesco ai piedi del Monte Cabaco. Un pomeriggio i ragazzi vedono distintamente la figura bian­ca e trasparente andare loro incontro. Era quella di un Ange­lo. Il cherubino appare da quel momento tre volte per prepa­rarli a ricevere la visita della Vergine. La creatura celeste si autodefinisce «Angelo della pace» e «Angelo del Portogallo». Egli assume l'aspetto di un giovane di 14-15 anni e dice ai ragazzi: «Non abbiate paura sono l'Angelo della pace, prega­te con me! ». Nella prima apparizione comunica loro lo spiri­to di riparazione, insegnando una bella preghiera: «Mio Dio, io credo, spero e vi amo. Vi domando perdono per quelli che non credono, non sperano e non vi amano». L'Angelo, nel recitare la preghiera, si genuflette rivolgendo il capo verso il terreno. Alla fine si rialza e dice: «Così dovete pregare. Il Cuore di Gesù e Maria si apriranno alle vostre preghiere». Nella seconda apparizione, mentre i ragazzi giocano vicino a una fontana nel cortile dei Santos, l'Angelo compare loro e gli insegna la pratica del sacrificio, soprattutto di quello quoti­diano.

La terza volta l'Angelo appare ai ragazzi mentre questi, sul pascolo e vicini al loro gregge, erano assorti nella sua preghie­ra. Questa volta lo vedono immerso negli strali di una luce stra­na a loro sconosciuta: egli tiene nella sinistra un calice dentro il quale gocciola sangue da un'ostia sospesa nell'aria. L'Angelo lascia librare il calice nell'aria, poi si inginocchia vicino ai tre ragazzi e inizia a pregare in questo modo:

«Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io vi adoro profon­damente e vi offro il preziosissimo corpo, sangue, anima e divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi, delle indifferenze con le quali egli è offeso; e per i meriti infiniti del Cuore sacratissimo di Gesù e per l'interces­sione del Cuore Immacolato di Maria vi chiedo la conversione dei poveri peccatori».

Poi dà ai ragazzi la comunione mistica: prende il calice e l'ostia dall'aria e porge quest'ultima a Lucia e il sangue del calice a Giacinta e Francesco, mentre pronuncia le seguenti parole: «Ricevete il Corpo e bevete il Sangue di Gesù Cristo che è offeso così terribilmente dall'ingratitudine umana. Espia­te i vostri peccati e consolate il vostro Dio!». Poi si genuflette di nuovo e ripete ancora tre volte con i ragazzi la preghiera della SS. Trinità. Infine l'Angelo scompare nell'aria mentre i ragazzi si sentono riempiti di pace e di gioia interiore.

Prima apparizione (13 maggio) - Dopo la santa Messa dome­nicale i ragazzi portano a pascolare il gregge alla Cova da Iria, al Cabaco, poi divenuto famoso per le apparizioni dell'Ange­lo. Dopo aver consumato un breve pasto e aver recitato il Rosario, iniziano a giocare. Verso le ore 12, un fulgore strano percorre l'atmosfera nel cielo sereno, i ragazzi lo interpreta­no come un lampo e perciò, prevedendo una tempesta, rac­colgono il gregge e lo spingono verso casa. Passando vicino ad alcuni cespugli di lecci, in particolare vicino a uno alto un metro, sono abbagliati da una luce bianca chiarissima al cui centro vedono la figura di una Signora bellissima che li chia­ma. È la Madonna. La veste della Madre di Dio ha il candore della neve, dalle mani congiunte all'altezza del petto le pende una graziosa corona del rosario, terminante con una croce d'oro. La Madonna reca impressi sul volto i segni di una pro­fonda tristezza. Con un gesto amichevole trattiene i ragazzi e inizia loro a parlare.

Questo primo incontro è riportato chiaramente da Lucia nei suoi Ricordi.

«"Non abbiate timore! Non voglio farvi del male!". "Da dove venite?" le domandai (Lucia).

"Io sono del Cielo!". "E cosa volete da me?". "Sono venuta da voi per pregarvi di ritornare in questo luogo sempre alla stessa data, ogni 13 del mese, e alla stessa ora. Allora vi dirò chi sono e cosa voglio. Ritornerò una settima volta ancora".

"Verrò anch'io in cielo?". "Sì".

"E Giacinta?". "Anche! ".

"E Francesco?".

"Anche ma deve recitare ancora molti Rosari".

Mi ricordai di domandarle di due ragazze morte da poco tempo che erano state mie amiche:

"Maria di Neves è già in cielo?" (Maria aveva 16 anni). "Sì".

"E Amelia?" (Amelia aveva 18 o 20 anni, non ricordo bene). "Aspetterà la fine del mondo in Purgatorio".

"Volete offrirvi a Dio per esercitare le pratiche di riparazione, espiare per tutti i peccati con i quali Egli viene offeso e per la conversione dei peccatori?".

"Sì lo vogliamo!".

"Voi dovrete soffrire molto, ma la Grazia di Dio sarà la vostra forza!". Appena finì di pronunciare queste parole Maria SS. aprì le mani e ci trasmise una luce fortissima, come un riflesso, che fuoriuscì dalle sue mani e sentimmo penetrare e ardere nel nostro petto fino alla più pro­fonda delle profondità della nostra anima. Allora cademmo in ginocchio e recitammo interiormente la preghiera Trinitaria. Poi la Vergine ci esor­tò alla recita frequente del santo Rosario per la pace del mondo e la fine della guerra.

Dette queste ultime parole la Madonna iniziò lentamente a salire in di­rezione delle infinità celesti. La luce che la circondava le segnava la via nel firmamento del cielo».

Lucia scrive ancora nei suoi Ricordi che i ragazzi non eb­bero nemmeno per un attimo timore di quell'apparizione, ma solo di un probabile temporale. Solo più tardi capirono che i lampi erano solo un riflesso della luce che circondava la San­ta Vergine; da allora impararono che quando quella luce si mostrava era prossima l'apparizione della nostra amata Si­gnora.

Seconda apparizione (13 giugno) - È la festa di sant'Anto­nio, il patrono della parrocchia di Fatima. Dopo la santa Messa i ragazzi accompagnati da una quarantina di persone, che avevano udito delle apparizioni, si dirigono sul luogo di grazia.

Il testo essenziale di questa apparizione si riferisce alla mis­sione affidata a Lucia: «"Cosa desiderate da me?", le domandai (scrive Lucia).

"Io vorrei che voi il 13 del prossimo mese ritornaste in questo luogo, che tutti i giorni recitiate il santo Rosario. Vi dirò poi più precisamente cosa desidero da voi".

"Vi prego per la guarigione di un malato". "Se si converte sarà guarito in quest'anno". "Io vorrei pregarvi di prenderci con voi nel Cielo".

"Sì, verrò presto a prendere Giacinta e Francesco. Ma tu dovrai restare quaggiù più a lungo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacola­to. A chi la praticherà prometto la salvezza. Queste anime saranno predilette da Dio e come fiori saranno collocate da me dinanzi al suo trono".

Da quel giorno sentimmo nascere nel nostro cuore un fortissimo amore per il Cuore Immacolato di Maria».

A casa i veggenti sono trattati dai loro genitori come bugiar­di e perfino picchiati. Sulla sua tristezza e amarezza profonda per questo trattamento e per essere considerata a tutti costi come bugiarda, Lucia così scrive: «Ricordandomi dei tempi passati mi domandavo: "Dov'è l'amore che la mia famiglia mi mostrava solo poco tempo fa?". La mia unica conso­lazione erano le lacrime che versavo dinanzi al Signore, Gesù Cristo, quando gli offrivo il mio sacrificio espiatorio. In questo giorno di pro­fonda tristezza vidi la SS. Madre del Cielo che mi disse: "Tu soffri molto? Non perdere il coraggio! Non ti abbandonerò mai. Il mio Cuo­re Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti guiderà a Dio".

Quando Giacinta mi vide piangere mi consolò dicendomi: "Non pian­gere. Questi sono certamente i sacrifici che Dio ci manda e di cui ci parlò l'Angelo. Tu soffri per adempiere al tuo compito espiatorio e convertire i peccatori"».

Terza apparizione (13 giugno) - Di questa apparizione Lucia così scrive: «Poco tempo dopo che noi giungemmo sul luogo e avevamo recitato il santo Rosario insieme con una moltitudine di fedeli, vedemmo i soliti strali luminosi e presto comparve la nostra amata Signora...». L'essenziale del messaggio di quest'apparizione è la comu­nicazione delle prime due parti conosciute del famoso segreto. Dopo che la Madonna ha trasmesso loro la visione dell'Inferno così dice: «Avete visto dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Per sal­varli il Signore vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se si farà quello che vi dirò molte anime si salveranno e vi sarà PACE.
La guerra sta per finire; ma se gli uomini non cessano di offendere il Signore, nel regno di Pio XI ne incomincerà un'altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta sappiate che la prossima punizione del mondo è alle porte. Quello è il grande segno di Dio per indicare la fine del mondo a causa dei delitti dell'umanità, me­diante la guerra, la fame e le persecuzioni contro la Chiesa e il Santo Padre. Per impedire ciò, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati del mese. Se si ascolteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e si avrà pace. Altrimenti diffonderà nel mondo i suoi errori suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa. Molti buoni saranno martirizzati, il Santo Pa­dre avrà molto da soffrire; varie nazioni saranno annientate. Infine il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia. Se questa si convertirà, una pausa di pace sarà concessa al mondo. Il Porto­gallo si manterrà sempre nell'ambito della dottrina della fede... Non dite questo a nessuno, solo a Francesco però potete dirlo».

Poi Maria SS., secondo quanto Lucia scrive, conclude così il messaggio: «Quando recitate il santo Rosario dite dopo ogni singola contemplazio­ne: "O mio Gesù, perdona i nostri peccati; conservaci dinanzi al fuoco dell'Inferno, guida tutte le anime in Cielo, in particolare quelle che più abbisognano della tua misericordia". Dopo una pausa di silenzio, le chie­si: "Desiderate ancora qualcosa da me?". "No! Oggi non voglio più nulla da te". Poi come sempre la Madonna disparve nell'infinità del firmamen­to celeste verso oriente».

Oltre duemila persone hanno assistito all'apparizione. Sono presenti anche alcuni parenti dei ragazzi. Pochi giorni dopo l'apparizione, la madre di Lucia porta la ragazza dal parroco che si mostra piuttosto scettico riguardo le manifestazioni so­prannaturali mariane, mostrando dubbi sulla possibilità ingan­natrice del demonio e decide di attendere i prossimi sviluppi dell'insolita vicenda prima di esprimersi.

Quarta apparizione (19 agosto) - Nonostante la stampa anti­cattolica abbia attaccato duramente le manifestazioni miraco­lose, ben quindicimila persone confluiscono sul luogo dell'ap­parizione il 13 agosto, nella data preannunciata. La moltitudi­ne però non vede la Madonna e nemmeno i veggenti, ma vede solo un fulmine e vengono uditi due tuoni. Poi, quando tutti rivolgono lo sguardo verso il cielo, possono osservare con me­raviglia che le nuvole irradiano i colori luminosi dell'arco­baleno. Quella mattina del 13 agosto il sindaco di Villa Nova di Ourem aveva sequestrato i tre veggenti per riconsegnarli ai genitori solo tre giorni dopo. Tempo prima aveva già tentato di strappar loro di bocca il segreto e di terrorizzarli con tutti i mezzi più violenti.

La quarta apparizione quindi non avviene nello stesso luogo di grazia ma il giorno 19 agosto. Lucia e Francesco sono con il gregge sul pascolo quando vedono lampeggiare due volte, poi appare la Madonna. Maria SS. raccomanda ai ragazzi di prega­re per i peccatori che vanno all'Inferno perché costoro non hanno nessuno che pensa a loro. Inoltre preannuncia un mira­colo e alcune guarigioni per rinforzare la fede dei fedeli. Poi scompare come sempre verso oriente.

Quinta apparizione (13 settembre) - Dai Ricordi di Lucia così leggiamo: «Quando l'ora si avvicinò, io Giacinta e Francesco passammo tra molte persone che ci stringevano, tutti volevano sapere qualcosa, avevano do­mande da porre, grazie da chiedere alla Madonna.

Tutti chiedevano a noi di intercedere presso Maria SS. per loro. Chi non riusciva ad arrivare a noi, a causa della folla enorme che ci stringeva e si inginocchiava ai nostri piedi, gridava a più non posso per farsi sentire. Queste scene mi riportavano alle vicende meravigliose del Nuovo Testa­mento quando Gesù percorreva le moltitudini della Palestina. "Come stringe questo popolo e quanto chiede a tre poveri ragazzi che hanno la grazia di parlare con Maria. Cosa farebbe se avesse di fronte di nuovo Gesù Cristo?". Tali erano i pensieri che mi attraversavano la mente men­tre cercavamo di farci spazio tra la moltitudine di fedeli. Infine riuscim­mo a giungere sul luogo di grazia in Cova da Iria, quindi presso i lecci iniziammo a pregare con la massa dei fedeli e a recitare il santo Rosario. Dopo poco notammo il solito bagliore e il lampo, allora rivedemmo la nostra amata Signora sui lecci che così disse: "Recitate sempre il Rosario per chiedere la fine della guerra. A ottobre verrà anche nostro Signore, la nostra amata Signora dei dolori e del Car­melo, san Giuseppe con il Bambino Gesù, per benedire il mondo. Dio è contento delle vostre espiazioni, portate il cilicio solo durante il giorno, Egli non vuole che lo facciate anche mentre dormite.
Sono stata implorata da molti per esaudire numerose guarigioni, in par­ticolare quelle di un malato e di un sordomuto.
Alcuni li guarirò, altri no. A ottobre inoltre opererò il miracolo in modo che tutti credano". Dopo aver pronunciato queste parole si allontanò nell'infinità».

In questo giorno molta gente vede librare in aria e verso oriente una sfera luminosa all'orizzonte. Una nuvola bianca avvolge i ragazzi e contemporaneamente sono visti cadere sulla Terra dei piccoli fiocchi come fiori bianchi che si sciolgono al suolo.

Sesta apparizione (13 ottobre) – E’ un giorno piovoso, inver­nale. I grandi quotidiani di Lisbona pubblicano la notizia che la Vergine compirà un miracolo. La notizia attira a Cova da Iria più di cinquantamila persone, tutti sono genuflessi in riverente attesa. L'essenza del messaggio di quest'apparizione e la se­guente: «Sono la Madonna del Rosario. Voglio che si costruisca qui una cappel­la in mio onore. Si continui sempre a recitare il santo Rosario tutti i gior­ni. La guerra sta per finire e i soldati torneranno presto a casa».

Poi Lucia prega la Madonna di guarire alcuni malati ed Ella risponde: «Alcuni saranno guariti altri no perché devono mi­gliorare e pregare per l'espiazione dei loro peccati». Poi con un atteggiamento triste dice ancora: «Non si dovrebbe più of­fendere il Signore, che è stato già tanto offeso».

Scomparsa la visione i ragazzi vedono intorno al sole altre visioni indistinte. Improvvisamente la sfera solare prende a roteare in un moto vertiginoso; è il prodigio annunciato dalla Madonna alcuni mesi prima. In questo moto vertiginoso il sole proietta sulle persone i colori dell'arcobaleno in tutte le dire­zioni.

Apparizioni complementari- Scrive Lucia: «Un giorno trascorrevamo l'ora della pausa vicino alla fontana dei miei genitori. Giacinta era seduta vicino alla fontana, mentre io e Francesco cercavamo miele selvatico tra gli arbusti. Improvvisamente Giacinta ci chiamò dicendo: "Avete visto il Santo Padre?".

Io non posso dire come, ma ho visto il Santo Padre in una casa molto grande e inginocchiato dinanzi a un tavolo, aveva il viso nascosto tra le mani e piangeva. Fuori stava molta gente e alcuni gli scagliavano pietre contro, altri lo rimproveravano gridandogli parole odiose. Povero Santo Padre, noi dobbiamo pregare moltissimo per lui.

Un'altra volta andammo sull'altura di Cabaco. Giunti in quel luogo ci genuflettemmo profondamente al suolo per recitare le preghiere dell'An­gelo. Dopo poco Giacinta si alzò e mi chiamò dicendomi: "Non vedi le strade, le vie e i campi pieni di gente che piange di fame, perché non ha nulla da mangiare, il Santo Padre assorto in preghiera in una chiesa di­nanzi al Cuore Immacolato di Maria e tanta gente che prega con lui?". Alcuni giorni dopo mi chiese: "Posso dire agli altri che ho visto il Santo Padre e che molta gente gli era intorno?".

"Non capisci dunque che questo appartiene tutto allo stesso segreto?". "Va bene non dirò nulla", mi rispose lei».

In un'altra parte dei Ricordi leggiamo: «Venerabilissimo Signor vescovo. Vostra Eccellenza saprà bene, come alcuni anni fa Dio ha rivelato questo segno, che gli astronomi volevano denominare con il nome "aurora boreale". Io non so, ma penso solo che se si fosse esaminato attentamente, allora si sarebbe riconosciuto che sia per la forma e sia per le sembianze in nessun caso avrebbe potuto essere un'aurora boreale. Come invece avevo saputo, questo era un segno di Dio per mostrare che la spada della sua giustizia era pronta a cadere sulle nazioni colpevoli. Allora ho iniziato energicamente a preparare le comu­nioni espiatrici il primo sabato di ogni mese e le preghiere per la consa­crazione della Russia. Lo scopo non era solo quello di chiedere la mise­ricordia di Dio per il mondo intero, bensì in particolar modo per l'Eu­ropa.

Dio mi ha concesso nella sua infinita misericordia di farmi percepire come sarà tremenda la prossima guerra e quanta gente scenderà nell'In­ferno; Vostra eccellenza conosce già così bene queste cose, poiché io la informo di ogni cosa. Io dico sempre che le preghiere e le pratiche espia­trici in Portogallo non hanno ancora raggiunto l'armonia della giustizia divina perché queste non sono accompagnate dal miglioramento inte­riore delle persone e dal vero pentimento. Speriamo che Giacinta sia accolta in Paradiso e possa esserci di aiuto. Come ho scritto già nella prefazione al libro Giacinta, che le ho inviato, ella aveva avuto già la vi­sione di alcune cose che le erano state rivelate in segreto. Così come le visioni dell'Inferno, la prossima guerra, la miscredenza degli uomini, le infermità ecc.

Quando vedevo Giacinta molto pensierosa le domandavo: "Cos'hai? A cosa pensi?".

"Alla guerra che verrà e a tanti uomini che dovranno morire. Mi fa tanto male. Se solo volessero smettere di offendere Dio, non ci sarebbe alcuna guerra e non entrerebbero più tante anime nell'Inferno".

Un'altra volta Giacinta mi ha detto: "Mi fa molto male sapere che io e Francesco entreremo in Paradiso e tu resterai ancora un lungo periodo sulla Terra. Io desidero pregare la SS. Vergine di prendere anche te in Paradiso. Quando verrà la guerra non aver paura, io sarò in cielo e pregherò per te".

Quando venne il tempo in cui dovette partire per Lisbona, nel momento del dolore della separazione, la consolai dicendole di recitare spesso le parole a lei care sul Cuore Immacolato di Maria. Mi rispose che non si sarebbe mai stancata di ripetere questa preghiera e poi un giorno dopo la sua morte avrebbe potuto cantare spesso con la Madre del Cielo».

Apparizione di Maria SS. prima della morte di Giacinta - Gia­cinta si ammala nell'ottobre del 1918 e subito dopo anche Francesco.

Giacinta così racconta a Lucia che si era recata da lei per una visita: «La nostra amata Signora mi visitò e disse che presto Francesco sarebbe stato chiamato in cielo. Poi mi domandò se io avessi voluto convertire ancor più peccatori. Io le dissi di sì. Allora la Santa Vergine mi avvertì che però avrei dovuto patire molto in un ospedale per la conversione dei peccatori, come oggetto espiatorio per lavare i peccati contro il Cuore Immacolato di Maria e di Gesù. Le domandai se fosse stato possibile che tu venissi con me ed Ella rifiutò".

Giacinta ha ancora un ultimo colloquio con Lucia, prima della separazione finale: «Maria SS. mi ha detto che io sarò inviata in un altro ospedale. Non ti vedrò più, così anche non vedrò più i miei genitori. Io soffrirò molto e poi morirò. Ma non dovrò avere paura perché Ella sarà con me e mi porterà in Paradiso».

Francesco morì il 4 aprile 1919. Giacinta lo seguì il 20 feb­braio 1920.

Il riconoscimento ecclesiastico - Subito dopo le apparizioni di Fatima, nulla lasciava sperare in un possibile riconoscimento ecclesiastico. Anzi si notava un atteggiamento prudente e riservato della Chiesa. I genitori di Lucia morirono e così Francesco e Giacinta. Le indagini ecclesiastiche conti­nuavano però a pieno ritmo. Dovevano durare ancora dieci anni. Il vescovo di Leira mandò a chiamare Lucia per l'inchie­sta e per avere egli stesso un'impressione più completa di un avvenimento mistico di tale portata.

Nel 1925 Lucia entrò in un convento delle dorotee, ma si trasferì nel 1948 nel Carmelo di Coimbra. Con l'arrivo del nuovo vescovo, da Silva, nell'agosto del 1920, la commissio­ne ecclesiastica d'indagine passò dall'atteggiamento di riser­va a una posizione più aperta. Nel 1930 le indagini furono concluse, da Silva poté dichiarare, con la lettera pastorale del 13 ottobre 1930, le apparizioni degne di fede e ne riconobbe il culto pubblico.

Poi tutto l'episcopato portoghese produsse prove ancor più convincenti a favore dell'autenticità soprannaturale dei fatti. Per volontà del vescovo di Leiria, Lucia scrisse nel 1935 la prima parte dei suoi Ricordi dove il punto centrale è Giacin­ta, per la quale era già stato introdotto processo di beatifi­cazione. Poi, sempre per volontà del vescovo, nel 1941 la veg­gente completò una nuova edizione del libro su Giacinta spie­gandone diversi punti molto importanti.

Dopo le sei apparizioni la Madonna rimase ancora in con­tatto con Lucia. Infatti la veggente, dopo aver descritta una visione abbagliante della SS. Trinità, narrò al suo direttore spi­rituale, padre Gonçalves, un altro messaggio della Madonna. «In questo messaggio la Madonna mi disse: "È arrivato il momento in cui il Signore domanda che il Santo Padre faccia, in unione con tutti i vescovi del mondo, la consacrazione della Russia al mio Cuore immaco­lato, promettendo di salvarla con questo mezzo. Sono tante le anime che la giustizia di Dio condanna per i peccati commessi contro di me. Vengo a chiedere riparazione. Sacrificati per questa intenzione e prega. Non hanno voluto fare attenzione alle mie richieste, lo faranno ma sarà tardi. Allora la Russia avrà sparso i suoi errori nel mondo, provocando guerre e persecuzioni contro la Chiesa; il Santo Padre dovrà soffrire molto"».

IL SEGRETO DI FATIMA

La visione dell' Inferno

"Nel dire queste parole aprì nuovamente le mani, come nei due mesi precedenti. Il messo (dei raggi della luce) parve penetrare nel terreno e vedemmo come un mare di fuoco. Immersi in questo fuoco, i demoni e le anime, come fossero tizzoni di brace trasparenti e neri, o abbronzati, in forma umana, fluttuavano nell'incendio, sollevati dalle fiamme che uscivano da loro stessi insieme a nuvole di fumo che cadevano da tutte le parti. Essi somigliavano al cadere delle faville nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che terrorizzavano e facevano tremare dalla paura. (Deve essere stato all'apparire di questa visione che gridai questo "hai! " che dicono di aver udito). I demoni si distinguevano per la forma orribile e ributtante di animali spaventosi e sconosciuti, ma incandescenti come neri carboni di brace ".

L'annuncio del castigo e i mezzi per evitarlo

"Spaventati e come per chiedere aiuto, levammo gli occhi verso Nostra Signora, che ci disse con bontà e tristezza: Avete visto l'inferno, dove vanno le anime dei poveri pec­catori. Per salvarli, Dio vuole stabilire nel mondo la devozio­ne al mio Cuore Immacolato. Se farete quello che vi ho det­to, si salveranno molte anime ed avranno pace. La guerra sta per finire. Ma se non smet­teranno di offendere Dio, nel regno di Pio XI ne comincerà un'altra peggiore. Quando ve­drete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segnale che Dio manda per punire il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame, e di perse­cuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirlo, verrò a chie­dere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immaco­lato e la comunione riparatrice nei primi sabati. Se ascolteran­no le mie richieste, la Russia si convertirà e si avrà la pace. Al­trimenti, spargerà i suoi errori nel mondo provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, diverse nazioni saran­no distrutte. Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà e sarà concesso al mondo un periodo di pace. In Portogallo si conserverà sempre il dogma della Fede, ecc... ­

Questa era la parte del messaggio conosciuta fino al giorno 13 di Maggio del 2000, data in cui il Papa Giovanni Paolo II ha ritenuto di comunicare la terza parte del segreto di Fatima al mondo.

“Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: L'Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Peniten­za, Penitenza! E vedemmo in una luce im­mensa che è Dio, "qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quan­do vi passano davanti, un vescovo vestito di bianco "ab­biamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri vescovi, Sacerdoti, reli­giosi e religiose salire su una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arri­varvi, attraversò una grande città mettà in rovina, e quasi tremante con passo vacillan­te, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frec­ce. Allo stesso modo morirono l'uni dopo l'altri i vescovi, i sa­cerdoti, i religiosi, le religiose e varie persone secolari, uo­mini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Cro­ce c'erano due Angeli ognuno con un annaffiatoio di cristallo nella mano, con essi raccoglie­vano il sangue dei Martiri e ir­rigavano le anime che si avvi­cinavano a Dio. Questo non ditelo a nessuno. A Francesco sì, potete dirlo. Quando reciterete il Rosa­rio, direte dopo ogni mistero: O Gesù mio, perdona le nos­tre colpe, preservaci dal fuo­co dell'inferno, porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua mise­ricordia. Seguì un istante di silenzio e domandai: - Vostra Signoria non vuole nient'altro? - No, oggi non voglio più nulla. E, come al solito, cominciò ad alzarsi in direzione d'oriente fino a scomparire nell'immensa distanza del firmamento". Si udì allora, ancora secondo il signor Marto, una specie di tuono che indicava la fine dell'apparizione.

La consacrazione a Maria
La Vergine Santissima, visti questi tempi e que­sti momenti tanto tristi, ci chiese anche una cosa bellissima: «Consacratevi al mio Cuore Immacolato».
La consacrazione a Maria non consiste nel legge­re una preghiera e poi uscire dalla chiesa e conti­nuare ad essere come prima. No. Consacrarsi alla Madonna vuol dire cambiar vita. Vuol dire conversione. Vuol dire essere dei cristiani autentici.
La Madonna intende la consacrazione in questo modo: « Se non siamo stati finora dei buoni cristia­ni, ecco inizia la nostra conversione. Da ora in poi sarò un buon cristiano ».
La consacrazione a Maria è il cambiamento del­la nostra vita.
Dobbiamo vedere quello che abbiamo fatto nella nostra vita fino ad oggi di bene e di male. Se abbia­mo fatto delle azioni di cui la Madonna non è con­tenta, ecco, con una buona confessione si chiede perdono a Dio e coll'aiuto della Madonna si cambia vita.

 

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A TE, MADRE AFFIDIAMO L'UMANITÀ INTERA

Madre del Redentore, esultanti Ti proclamiamo Beata.
Dio Padre Ti ha scelta prima della creazione del mondo per attuare il Suo provvidenziale disegno di salvezza; Tu hai creduto al Suo amore ed obbe­dito alla Sua Parola.
Il Figlio di Dio Ti ha voluto Sua Madre, quan­do si fece uomo per salvare l'uomo.
Tu l'hai accolto con pronta obbedienza e cuore indiviso.
Lo Spirito santo Ti ha amata come sua mistica Sposa e Ti ha colmata di doni singolari.
Tu ti sei lasciata docilmente plasmare dalla Sua azione nascosta e potente.
All'inizio del terzo millennio cristiano, a Te adia­mo la Chiesa, che Ti conosce ed invoca come Madre.
Tu, che sulla terra l'hai preceduta nella fede con­fortala nelle difficoltà e nelle prove.
Fa che nel mondo sia sempre più efficacemen­te segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'umanità del genere umano.
A Te Madre dei cristiani, affidiamo in modo spe­ciale i popoli che celebrano il sesto centenario o il millennio della loro adesione al vangelo.
La lunga storia segnata profondamente dalla devozione verso di Te.
Volgi ad essi il Tuo sguardo ammirevole; dà for­za a quanti soffrono per la fede.
A Te, Madre degli uomini e delle nazioni, fidu­ciosi affidiamo l'umanità con i suoi timori e le sue speranze.
Non lasciarle mancare la luce della vera sa­pienza.
Guidala nella ricerca della libertà e della giu­stizia per tutti.
Indirizza i suoi passi sulle vie della Pace.
Fa che tutti incontrino Cristo, Via, Verità e Vita. Sostieni, o Vergine Maria, il nostro cammino di fede e ottienici la grazia della salvezza eterna.
O Clemente, o Pia, o Dolce Madre di Dio e Ma­-dre nostra, Maria!

Joannes Paolus PP II

 

Fonte: IdM-Buona giornata!

Beata Vergine Maria di Fatima

Ave, rosa del giardino più preziosa d'ora fino!
In Te venne il sol Divino, chiara stella del mattino.
(Anonimo del XIII secolo)


SUPPLICA ALLA MADONNA DI FATIMA
per il 13 Maggio e il 13 Ottobre ore 12

O Vergine Immacolata, in questo giorno solen­nissimo, e in quest'ora memoranda, in cui appa­rendo per l'ultima volta nelle vicinanze di Fati­ma a tre innocenti pastorelli, vi dichiaraste per la Madonna del Rosario e diceste d'essere venuta ap­positamente dal cielo per esortare i cristiani a cambiar vita, a far penitenza dei peccati e a recita­re ogni giorno il S. Rosario, noi animati dalla vo­stra bontà veniamo a rinnovarVi le nostre promes­se, a protestarVi la nostra fedeltà e ad umiliarVi le nostre suppliche. Volgete, o Madre amatissima, su di noi il vostro sguardo materno ed esauditeci. Ave Maria

1 - O Madre nostra, nel vostro Messaggio ci avete prevenuti: «Una propaganda empia diffon­derà nel mondo i suoi errori, suscitando guerre e persecuzione alla Chiesa. Molti buoni saranno martirizzati. Il S. Padre avrà molto da soffrire, va­rie nazioni saranno annientate». Tutto purtroppo si va tristamente verificando. La S. Chiesa, nono­stante le immense effusioni di carità sulle miserie accumulate dalle guerre e dall'odio, viene combat­tuta, oltraggiata, coperta di scherno, impedita nel­la sua divina missione. I fedeli con parole mendaci, ingannati e travolti nell'errore dai senza Dio. O Madre tenerissima, pietà di tanti mali, date forza alla S. Sposa del vostro Divin Figliolo, che prega, combatte e spera. Confortate il S. Padre; sostenete i perseguitati per la giustizia, date coraggio ai tri­bolati, aiutate i Sacerdoti nel loro ministero, susci­tate anime d'Apostoli; rendete fedeli e costanti tut­ti i battezzati; richiamate gli erranti; umiliate i ne­mici della Chiesa; conservate i fervorosi, rianimate i tiepidi, convertite gli infedeli. Salve Regina

2 - O Madre benigna, se l'umanità si è allonta­nata da Dio, se errori colpevoli e perversioni mora­li col disprezzo dei divini diritti e l'empia lotta con­tro il S. Nome, hanno provocato la Divina Giusti­zia, noi non siamo senza colpa. La nostra vita cri­stiana non è ordinata secondo gl'insegnamenti del­la Fede del Vangelo. Troppa vanità, troppa ricerca del piacere, troppa dimenticanza dei nostri eterni destini, troppo attaccamento a ciò che passa, trop­pi peccati, hanno giustamente fatto gravare su di noi il pesante flagello di Dio. Diradate, o Madre, le tenebre del nostro intelletto, corroborate le nostre fiacche volontà, illuminateci, convertiteci e salvate­ci.
E pietà vi prenda anche delle nostre miserie, dei nostri dolori e dei nostri disagi per la vita quotidia­na. O Madre buona, non guardate i nostri demeri­ti, ma la materna vostra bontà e venite in nostro soccorso. Otteneteci il perdono dei nostri peccati e dateci il pane per noi e le nostre famiglie: pane e lavoro, pane e tranquillità per i nostri focolari, pa­ne e pace imploriamo dal vostro Cuore materno. Salve Regina

3 - Si ripercuote nell'anima nostra il gemito del Vostro Cuore Materno: «Bisogna che si emen­dino, che domandino perdono dei peccati, che non offendano più Nostro Signore, che è già tanto offe­so. Sì, è il peccato, causa di tante rovine. È il pec­cato che rende infelici i popoli e le famiglie, che se­mina di spine e di lacrime il sentiero della vita. O Madre buona, noi qui ai vostri piedi ne facciamo una promessa solenne e fervorosa. Ci pentiamo delle nostre colpe e siamo confusi nel terrore dei mali meritati in vita e nell'eternità. E invochiamo la grazia della S. Perseveranza nel buon proposito. Custoditeci nel vostro Cuore Immacolato per non cadere in tentazione. È questo il rimedio di salvez­za che ci avete indicato. «Il Signore per salvare i peccatori, vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato».
Dunque al Vostro Cuore Immacolato Dio ha affidato la salvezza del nostro secolo. E noi in que­sto Cuore Immacolato ci rifugiamo; e vogliamo che tutti i nostri fratelli erranti e tutti gli uomini vi trovino asilo e salvezza. Sì, o Vergine Santa, trion­fate nei nostri cuori e fateci degni di cooperare ai trionfi del vostro Cuore Immacolato nel mondo. Salve Regina

4 - Permetteteci, o Vergine Madre di Dio, che noi rinnoviamo in questo momento la nostra Con­sacrazione e quella delle nostre famiglie. Sebbene tanto deboli noi promettiamo che lavoreremo, con l'aiuto Vostro, affinché tutti si consacrino al vostro Cuore Immacolato, che specialmente... (Trani) no­stra diventi tutta un trionfo con la Comunione ri­paratrice nei primi sabati, con la consacrazione delle famiglie dei cittadini, con il Santuario, che dovrà sempre ricordarci le materne tenerezze della vostra Apparizione a Fatima.
E rinnovate su di noi e su questi nostri deside­ri e voti, quella materna Benedizione che ascen­dendo verso il Cielo, donaste al mondo.
Benedite il S. Padre, la Chiesa, il nostro Arci­vescovo, i sacerdoti tutti, le anime che soffrono. Benedite tutte le nazioni, le città, le famiglie e gli individui che si sono consacrati al Vostro Cuore Immacolato, perché in esso trovino asilo e salvez­za. In modo particolare benedite tutti coloro che hanno cooperato all'erezione del Vostro Santuario in Trani, e tutti i suoi associati sparsi in Italia e nel mondo, benedite poi con materno amore tutti coloro che disinteressatamente lavorano per la dif­fusione del Vostro culto e il trionfo al Vostro Cuo­re Immacolato nel mondo. Amen. Ave Maria

ALLA BEATA VERGINE DI FATIMA

Maria, Madre di Gesù e della Chiesa, noi abbiamo bisogno di Te. Deside­riamo la luce che s'irradia dalla tua bontà, il conforto che ci proviene dal tuo Cuore Immacolato, la carità e la pace di cui Tu sei Regina. Ti affidiamo con fiducia le nostre neces­sità perché Tu le soccorra, i nostri dolori perché Tu li lenisca, i nostri mali perché Tu li guarisca, i nostri corpi perché Tu li renda puri, i nostri cuori perché siano colmi d'a­more e di contrizione, e le nostre anime perché con il tuo aiuto si salvino. Ricorda, Madre di bontà, che alle tue pre­ghiere Gesù nulla rifiuta. Concedi sollievo alle anime dei defunti, guarigione agli ammalati, purezza ai giovani, fede e concordia alle famiglie, pace all'umanità. Richiama gli erranti sul retto sentiero, donaci molte vocazioni e santi Sacerdoti, proteggi il Papa, i Vescovi e la santa Chiesa di Dio. Maria, ascoltaci e abbi pietà di noi. Volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi. Dopo que­sto esilio mostra a noi Gesù, frutto bene­detto del tuo grembo, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. Amen.