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Richiesta di preghiere

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Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

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martedì 10 aprile 2012

Sabato Santo

duccio discesa agli inferi

DUCCIO DI BONINSEGNA, Discesa agli Inferi, 1310 ca.

7 aprile 2012
Sabato santo
ore 22.00
Veglia Pasquale

Può apparire paradossale parlare del sabato santo perché per i cristiani è un giorno contrassegnato dal silenzio, un giorno che potrebbe apparire “tempo morto”, svuotato di senso. Anche i vangeli tacciono su questo “grande sabato”: il racconto della passione di Gesù si arresta alla sera del venerdì, all’apparire delle prime luci del sabato e riprende solo con l’alba del primo giorno della settimana, il terzo giorno, appunto. Giorno vuoto, dunque? Nella tradizione cristiana occidentale, il sabato santo è l’unico giorno senza celebrazione eucaristica, l’unico giorno restato “aliturgico”, senza celebrazioni particolari: tacciono le campane, non ci sono fiammelle accese nelle chiese spoglie, né canti… Anche la preghiera dei cristiani si fa silenziosa ed è carica soprattutto di attesa: attesa di ciò che muterà profondamente ogni cosa, ogni storia. Certo, sappiamo bene che la Pasqua è un evento avvenuto ephápax , “una volta per tutte”, il 9 aprile dell’anno 30 della nostra era, sappiamo che Cristo ormai risorto non muore più, siamo consapevoli di non celebrare un mistero ciclico come facevano i pagani… E tuttavia siamo chiamati a vivere questo giorno cogliendone il messaggio proprio: lo viviamo nella fede che il Signore crocifisso è vivente in mezzo a noi ma, discernendo all’interno del triduo pasquale il secondo giorno come giorno di silenzio, di attesa, del non detto, noi assumiamo una dimensione che ci abita sempre e che alcune volte – nella vita nostra, o degli altri o di interi popoli – è la dimensione durevole, non momentanea, non passeggera.

Sabato santo, giorno dopo la morte, tempo in cui davanti ai discepoli c’era solo la fine della speranza, un’aporia, un vuoto su cui incombeva il non senso, l’insopportabile dolore, la lacerazione di una separazione definitiva, di una ferita mortale: Dov’è Dio? E’ questa la muta domanda del sabato santo. Dov’è quel Dio che era intervenuto al battesimo di Gesù, aprendo i cieli per dirgli: “Tu sei mio figlio, di te provo molta gioia” (Mc 1,11)? Dov’è quel Dio che era intervenuto sull’alto monte, nell’ora della trasfigurazione con Mosè ed Elia e aveva esclamato: “Ecco mio figlio, l’amato!” (Mc 9,7)? Nell’ora della croce Dio non è intervenuto, a tal punto che Gesù si è sentito abbandonato da lui e glielo ha gridato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34). Ecco, un giorno intero passa e non c’è intervento di Dio… Eppure Dio non ha abbandonato Gesù: se l’abbandono appare l’amara verità per i discepoli, Dio in realtà ha già chiamato a sé Gesù, anzi, lo ha già risuscitato nel suo Spirito santo e Gesù vivente è agli inferi ad annunciare anche là la liberazione. “Discese agli inferi” confessiamo nel Credo. Ecco ciò che nel nascondimento avviene al sabato santo: giorno vuoto, silenzioso per i discepoli e per gli uomini, ma giorno in cui il Padre – che “opera sempre” (cf. Gv …), come ha detto Gesù – attraverso di lui porta negli inferi la salvezza. Come Giona nel ventre del pesce per tre giorni e tre notti (cf. Mt 12,40), così anche Gesù dalla croce fu deposto nella tomba e, da lì, discese ancora, agli inferi, allo sheol dove dimorano i morti.

Mistero grande, sul quale oggi la chiesa sembra preferire tacere, quasi fosse afona. Eppure i padri della chiesa, e soprattutto la liturgia antica, hanno voluto cantare anche questa “azione” di Gesù dopo la sua morte. In un’omelia attribuita a Epifanio sta scritto: “Oggi sulla terra c’è un silenzio grande: Il Signore è morto nella carne ed è disceso a scuotere il regno degli inferi. Va a cercare Adamo, il primo padre, come la pecorella smarrita. Il Signore scende e visita quelli che giacciono nelle tenebre e nell’ombra di morte”. E un inno di Efrem il Siro così canta: “Colui che disse ad Adamo ‘Dove sei?’ è sceso agli inferi dietro a lui, l’ha trovato, l’ha chiamato e gli ha detto: ‘Vieni, tu che sei a mia immagine e somiglianza! Io sono disceso dove tu sei per riportarti alla tua terra promessa!’”. Gesù, disceso agli inferi con la sua morte – una morte diventata “atto”, una morte assunta e vissuta – ha distrutto la morte stessa in un mirabile combattimento, come ricorda anche la liturgia siriaca: “Tu, Signore Gesù, hai combattuto con la morte durante i tre giorni del tuo dimorare nella tomba, hai seminato la gioia e la speranza tra quelli che abitavano gli inferi”.

Così la discesa agli inferi diventa estensione della salvezza a tutto il cosmo, salvezza dell’essere umano nella sua interezza: Cristo scende nel cuore della terra, nel cuore della creazione, nelle zone infernali che abitano ogni uomo. Che ne è, dunque, degli inferi dopo la “visita” del Cristo glorioso? Cirillo di Alessandria afferma che questa predicazione di Cristo agli inferi – di cui parla l’apostolo Pietro: “messo a morte nella carne, ma reso vivente nello Spirito… andò ad annunciare la salvezza agli spiriti che attendevano in prigione” (1Pt 3,18-19) – ha significato la spoliazione dell’inferno: “Subito Cristo, spogliando l’intero inferno e spalancandone le impenetrabili porte agli spiriti dei morti, vi lasciò il diavolo solo!”. Dov’è, o inferno, la tua vittoria?

Il cristiano oggi non dovrebbe dimenticare questo mistero del grande e santo sabato, vero preludio alla Pasqua ma anche lettura della discesa di Cristo nelle regioni infernali che abitano anche ogni cristiano, nonostante il suo desiderio di sequela di Gesù. Chi non riconosce in sé la presenza di questi inferi? Regioni non evangelizzate, territori di incredulità, luoghi dove Dio non c’è e nei quali ognuno di noi nulla può se non invocare la discesa di Cristo perché le evangelizzi, le illumini, le trasformi da regioni di morte assoggettate alla potenza del demonio in humus capace di germinare vita in forza della grazia. Così il sabato santo è come il tempo della gravidanza, è un crescere del tempo verso il parto, verso il trionfo della vita nuova: il suo silenzio non è mutismo ma tempo carico di energie e di vita.

Come non pensare al secolo che ci sta alle spalle come al secolo in cui il sabato santo è stata l’esperienza di molti credenti in Gesù e di altri uomini la cui fede solo Dio conosce e giudica? Nei campi di sterminio sotto il nazismo, nei gulag e nelle prigioni sovietiche, in tanti paesi in cui l’ideologia atea comunista ha ridato martiri alla chiesa, quale profondo sabato santo… Anni fa, in Cina ho incontrato un vescovo di quella chiesa ufficialmente non in comunione con Roma che in latino mi ha detto: “Noi viviamo il sabato santo, ma siamo in attesa della Pasqua: verrà! Dica al Santo Padre che lo amiamo!”. Sabato santo, Dio sembra assente, il male sembra prevalere, il dolore appare senza senso e Dio, dov’è? Sabato santo a volte anche per chi nel suo cammino di fede trova le tenebre, vede vacillare la propria fede, non riesce a nutrire speranza: giorno di insensibilità, in cui ogni fiducia sembra inaccessibile, troppo grande perché la si possa concepire. Sabato santo di molti malati, soprattutto quelli affetti dall’aids, legati a Cristo nella sua vergogna… Ma sabato santo anche come tempo in cui il sangue dei martiri e delle vittime cade come seme a terra per fecondarla in vista di un frutto abbondante, tempo in cui il disfacimento del nostro essere esteriore fa spazio alla crescita del nostro uomo interiore… Ognuno allora potrà dire del suo sabato santo: “Dio veramente era qui accanto a me, ma io non lo sapevo!” (Gen 28,16). Non c’è aurora di Pasqua senza sabato santo.

ENZO BIANCHI

domenica 8 aprile 2012

Regina Coeli

 

reginacoeli

 

Regina caeli, laetare, alleluia:

Quia quem meruisti portare. alleluia,

Resurrexit, sicut dixit, alleluia,

Ora pro nobis Deum, alleluia.

Gaude et laetare, Virgo Maria, alleluia.

Quia surrexit Dominus vere, alleluia.

Oremus: Deus, qui per resurrectionem Filii tui Domini nostri Jesu Christi mundum laetificare dignatus es: praesta, quaesumus, ut per eius Genitricem Virginem Mariam perpetuae capiamus gaudia vitae. Per eundem Christum Dominum nostrum.
Amen

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Regina del cielo, rallegrati, alleluia:

Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,

è risorto, come aveva promesso, alleluia.

Prega il Signore per noi, alleluia

Gioisci e rallegrati, Vergine Maria, alleluia.

Poiché il Signore è veramente risorto, alleluia.

Preghiamo: O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine. Per Cristo nostro Signore.
Amen

Pasqua di Resurrezione

 

resurrezione_angelicoR375

 

"Cristo per noi si è fatto obbediente
fino alla morte,
e alla morte in croce.
Per questo Dio lo ha innalzato, e gli 
ha dato il nome sopra ogni altro nome"

BUONA PASQUA A TUTTI!

 

pinturicchio


Foto Veglia Pasquale a Medjugorje – 7 Aprile 2012




Fonte: foto dagli Album di Marco Piagentini su Facebook

Che cos’è la Veglia Pasquale

 

Gesù

 

Che cos’è la Veglia Pasquale

In occasione della Pasqua, che i cristiani considerano come la festa più importante, la Chiesa cattolica ha nella veglia pasquale il culmine di tutte le celebrazioni. Classificata come "Madre di tutte le veglie", la veglia pasquale è anche la più ricca e lunga tra tutte le messe dell'anno. Si celebra fra il tramonto del sabato e l'alba della domenica, e quello che si celebra è la vittoria sul peccato e sulla morte da parte di Gesù Cristo. La cerimonia si articola in quattro parti, la prima delle quali si svolge all'esterno della chiesa.

  1. La prima parte è la Liturgia del Lucernario. La chiesa è completamente al buio, lasciata così dal Venerdì Santo. Il clero ne esce in processione fuori, sul sagrato, dove trova un braciere precedentemente preparato, col fuoco acceso. Quest'ultimo viene benedetto e dalla sua fiamma viene acceso il Cero pasquale, che viene a sua volta benedetto dal celebrante, che vi traccia sopra una croce, le lettere greche Alfa e Omega e le cifre dell'anno. Poi prende cinque grani di incenso e li conficca alle quattro estremità e al centro della croce disegnata, a simboleggiare le cinque piaghe gloriose di Cristo, delle mani, dei piedi e del costato. Quindi tutti entrano in processione dentro la chiesa, dietro al cero pasquale, col diacono che intona per tre volte "Lumen Christi" (La luce di Cristo), e il popolo risponde "Deo Gratias" (Rendiamo grazie a Dio). Nel frattempo, tutti accendono una candela. Quindi viene riposto e incensato il cero pasquale e il libro, dal quale un diacono, o un cantore, intona l'Exultet (Preconio Pasquale) o annuncio pasquale. Terminato l'annuncio tutti spengono le candele.
  2. Segue poi una ricca Liturgia della Parola, comprendente 7 letture e 8 salmi dall'antico testamento, un'epistola di San Paolo apostolo, più il vangelo. Quest'ultimo cambia in base all'anno liturgico (A, B o C). Dopo ogni lettura e ogni salmo vi è l'orazione del celebrante. Per abbreviare, è possibile ridurre il numero di letture dell'antico testamento da 7 a 3, ma la lettura dell'Esodo è sempre obbligatoria. Dopo l'orazione alla settima lettura, anche le candele dell'altare vengono accese e il celebrante intona il Gloria, cantato da tutti, con l'accompagnamento dell'organo e il suono delle campane (momento che di solito viene fatto coincidere con la mezzanotte). Dopo il vangelo c'è l'omelia.
  3. Poi c'è la Liturgia Battesimale. È infatti in uso celebrare anche dei battesimi, la notte di Pasqua. Tutti i fedeli riaccendono la candela che avevano all'inizio. Dopo aver cantato le Litanie dei Santi, c'è l'immersione del Cero pasquale nell'acqua del Battistero, la benedizione ed aspersione di tutto il popolo con l'acqua e poi i battesimi veri e propri, con la professione delle promesse battesimali, che sostituiscono il Credo.
  4. L'ultimo atto è la Liturgia Eucaristica, articolata come in tutte le messe. Alla fine, il celebrante dà la benedizione, concludendo così la celebrazione del Triduo pasquale, cominciata il Giovedì santo con la Messa in Cena Domini.
I simboli della Pasqua

Nelle celebrazioni liturgiche di Pasqua, tre elementi sorgono a simbolo di questa festività: il fuoco, il cero e l'acqua. Ma facendo un piccolo passo indietro, nel periodo che precede le festività pasquali, la Quaresima, un elemento è fra tutti il protagonista, la cenere.

La cenere

La cenere è l’elemento che contraddistingue il primo giorno di Quaresima, periodo di penitenza, digiuno e carità, in preparazione della Pasqua. La cenere che viene sparsa sul capo dei fedeli nelle celebrazioni del mercoledì dopo martedì grasso, vuole ricordare la transitorietà della vita terrena. È un monito che prepara alla penitenza per ricordare che "polvere tu sei e in polvere tornerai" come recita il libro della Genesi (3,19). Secondo la tradizione, la cenere usata nelle celebrazioni del primo mercoledì di Quaresima, è ricavata dalla combustione dei rami di ulivo benedetti nella Domenica delle Palme dell’anno precedente.

Il fuoco

Simbolo fondamentale nella liturgia cristiana, il fuoco è la somma espressione del trionfo della luce sulle tenebre, del calore sul freddo e della vita sulla morte. Durante la ricorrenza pasquale, questo simbolo raggiunge la massima celebrazione attraverso il rito del fuoco nuovo e dell’accensione del cero. Nella notte di Pasqua, un fuoco viene acceso fuori dalla chiesa, intorno ad esso si raccolgono i fedeli e proprio da questo fuoco viene acceso il cero pasquale.

Il cero

Il cero pasquale è il simbolo di Cristo, vera luce che illumina ogni uomo. La sua accensione rappresenta la resurrezione di Cristo, la nuova vita che ogni fedele riceve da Cristo e che, strappandolo alle tenebre, lo porta nel regno della luce assieme agli angeli. Dopo l'accensione del cero con il fuoco nuovo, una processione lo accompagna all’interno della Chiesa. Questa processione di fedeli simboleggia il nuovo popolo di Dio, che segue Cristo risorto, luce del mondo.

L'acqua

È l’elemento che purifica ed il mezzo attraverso il quale si compie il Battesimo. La notte di Pasqua è la notte battesimale per eccellenza, il momento in cui il fedele viene incorporato alla Pasqua di Cristo, che rappresenta il passaggio dalla morte alla vita. Nelle altre domeniche in cui si compie questo sacramento, è come se si prolungasse e rinnovasse settimanalmente la domenica per eccellenza, la Festa di Pasqua.

 

Storia e origine della Pasqua cristiana e ebraica

Per capire la storia della nascita e della celebrazione della Pasqua professata dalle due più grandi religioni monoteiste, il Cristianesimo e l’Ebraismo, dobbiamo fare un salto nel passato e andare a scandagliare i più remoti angoli della storia.

La Pasqua cristiana glorifica il sacrificio del figlio di Dio, Gesù di Nazareth che, dopo essere stato crocifisso, risorge per liberare gli uomini dal peccato originale. La Pasqua ebraica festeggia la liberazione del popolo giudeo dalla schiavitù dell’Egitto.

L’origine della Pasqua, secondo il Nuovo Testamento, risale alla crocifissione di Gesù, episodio che coincide con la vigilia della celebrazione di quella ebraica.

I cristiani di origine ebraica onoravano la Resurrezione dopo la celebrazione della Pasqua semitica, mentre i cristiani di origine pagana la ossequiavano tutte le domeniche dell’anno. Da questa ambivalenza e confusione di festeggiamenti nacquero numerosi controversie che terminarono nel 325 d.C. grazie al Concilio di Nicea, che stabilì che la Pasqua doveva essere celebrata la prima domenica dopo la luna piena che seguiva l‘equinozio di primavera. Nel 525 d.C. si stabilì che questa data doveva cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile.

La Pasqua cristiana

La Pasqua cristiana è preceduta dalla Quaresima, un periodo di penitenza di quaranta giorni che va dal mercoledì delle Ceneri al Sabato Santo. La Domenica seguente - la Domenica delle Palme, il cui simbolo è il ramo d’ulivo – viene ricordato l’arrivo del Messia in Gerusalemme e la sua passione.

Da qui inizia la Settimana Santa, durante la quale hanno luogo momenti liturgici ben precisi. Dal lunedì al mercoledì è il tempo della Riconciliazione, il giovedì mattina si apre con la Messa del Crisma, in cui vengono benedetti l’olio profumato – quello utilizzato nei sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Ordine – l’Olio dei catecumeni e l’Olio degli infermi.

La sera del giovedì Santo si svolge la Messa in Cena Domini in ricordo dell’ultima cena di Gesù, alla quale segue la processione al "sepolcro". Le ostie, che saranno utilizzate nella celebrazione del venerdì santo, vengono portate in un tabernacolo, il sepolcro, per essere adorate dai fedeli.

I cristiani considerano il venerdì Santo un giorno di contemplazione della passione di Gesù: è infatti in questo giorno che si svolge il rito della Via Crucis, che in maniera figurativa ripercorre l’ultimo giorno di vita del Figlio di Dio. Questa giornata è, per tutti i fedeli, dedicata al digiuno, testimonianza del bisogno di partecipazione alla Passione e alla Morte di Cristo.

Il sabato Santo è un giorno di riflessione e preghiera silenziosa. La notte tra sabato e domenica si svolge la Veglia Pasquale, durante la quale si leggono le promesse di Dio al suo popolo. Questa notte è scandita da quattro momenti: la Liturgia della luce (benedizione del fuoco, preparazione del cero, processione, annunzio pasquale); Liturgia della Parola (nove letture); Liturgia Battesimale (canto delle Litanie dei Santi, Preghiera di benedizione dell'acqua battesimale, celebrazione di eventuali Battesimi); Liturgia Eucaristica. Il giorno di Pasqua si festeggia la resurrezione del Redentore.

La Pasqua ebraica

Le origini della Pesah, Pasqua ebraica, risalgono, probabilmente, alla festa pastorale che veniva praticata nel Vicino Oriente dai popoli nomadi per ringraziare Dio. I festeggiamenti pastorizi erano legati anche alla "festa del pane non lievitato" – mazzot.

Dopo la liberazione del popolo ebraico, fuggito dall’Egitto guidato da Mosè, la Pasqua ebraica assunse un diverso significo. Mosè, come è scritto nel dodicesimo capitolo dell’Esodo, programmò la fuga del suo popolo. Tutti gli ebrei uccisero un agnello di un anno, consumarono il pasto in piedi con il bastone, pronti per la partenza, e segnarono con il sangue dell’animale le porte delle abitazioni. Così facendo tutti i primogeniti ebrei si sarebbero salvati dall’angelo inviato da Dio.

Ancora oggi la Pasqua ebraica, che inizia con il plenilunio di marzo e dura per otto giorni, è celebrata seguendo antichi riti. Durante questi otto giorni tutto gli ebrei ricordano la liberazione dalla schiavitù del proprio popolo dalle vessazioni egiziane e l’inizio di un viaggio lungo 40 anni alla volta della terra promessa.

La celebrazione della Pasqua coinvolge tutti i familiari con la lettura dell’Haggadà – libro della leggenda. In questo periodo, inoltre, sono banditi i cibi lievitati e per questo si mangia esclusivamente il pane azzimo. La tavola, durante la festa, è ricca di cibi simbolici: le erbe amare che ricordano la sofferenza del popolo ebraico, il pane azzimo, l’agnello arrostito intero, le erbe rosse, un uovo che simboleggia il lutto e la salsa charoseth, usata dagli schiavi ebrei in Egitto.

Veglia Paquale 7 Aprile 2012

 

resurrezionepierofrancesca

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI


Basilica Vaticana
Sabato Santo, 7 aprile 2012


Cari fratelli e sorelle!

Pasqua è la festa della nuova creazione. Gesù è risorto e non muore più. Ha sfondato la porta verso una nuova vita che non conosce più né malattia né morte. Ha assunto l’uomo in Dio stesso. “Carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio”, aveva detto Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi(15,50). Lo scrittore ecclesiastico Tertulliano, nel secolo III, in riferimento alla risurrezione di Cristo e alla nostra risurrezione aveva l’audacia di scrivere: “Abbiate fiducia, carne e sangue, grazie a Cristo avete acquistato un posto nel Cielo e nel regno di Dio” (CCL II 994). Si è aperta una nuova dimensione per l’uomo. La creazione è diventata più grande e più vasta. La Pasqua è il giorno di una nuova creazione, ma proprio per questo la Chiesa comincia in tale giorno la liturgia con l’antica creazione, affinché impariamo a capire bene quella nuova. Perciò all’inizio della Liturgia della Parola nella Veglia pasquale c’è il racconto della creazione del mondo. In relazione a questo, due cose sono particolarmente importanti nel contesto della liturgia di questo giorno. In primo luogo, la creazione viene presentata come una totalità della quale fa parte il fenomeno del tempo. I sette giorni sono un’immagine di una totalità che si sviluppa nel tempo. Sono ordinati in vista del settimo giorno, il giorno della libertà di tutte le creature per Dio e delle une per le altre. La creazione è quindi orientata verso la comunione tra Dio e creatura; essa esiste affinché ci sia uno spazio di risposta alla grande gloria di Dio, un incontro di amore e di libertà. In secondo luogo, del racconto della creazione la Chiesa, nella Veglia pasquale, ascolta soprattutto la prima frase: “Dio disse: «Sia la luce!» (Gen 1,3). Il racconto della creazione, in modo simbolico, inizia con la creazione della luce. Il sole e la luna vengono creati solo nel quarto giorno. Il racconto della creazione li chiama fonti di luce, che Dio ha posto nel firmamento del cielo. Con ciò toglie consapevolmente ad esse il carattere divino che le grandi religioni avevano loro attribuito. No, non sono affatto dei. Sono corpi luminosi, creati dall’unico Dio. Sono però preceduti dalla luce, mediante la quale la gloria di Dio si riflette nella natura dell’essere che è creato.

Che cosa intende dire con ciò il racconto della creazione? La luce rende possibile la vita. Rende possibile l’incontro. Rende possibile la comunicazione. Rende possibile la conoscenza, l’accesso alla realtà, alla verità. E rendendo possibile la conoscenza, rende possibile la libertà e il progresso. Il male si nasconde. La luce pertanto è anche espressione del bene che è luminosità e crea luminosità. È giorno in cui possiamo operare. Il fatto che Dio abbia creato la luce significa che Dio ha creato il mondo come spazio di conoscenza e di verità, spazio di incontro e di libertà, spazio del bene e dell’amore. La materia prima  del mondo è buona, l’essere stesso è buono. E il male non proviene dall’essere che è creato da Dio, ma esiste in virtù della negazione. È il “no”.

A Pasqua, al mattino del primo giorno della settimana, Dio ha detto nuovamente: “Sia la luce!”. Prima erano venute la notte del Monte degli Ulivi, l’eclissi solare della passione e morte di Gesù, la notte del sepolcro. Ma ora è di nuovo il primo giorno – la creazione ricomincia tutta nuova. “Sia la luce!”, dice Dio, “e la luce fu”. Gesù risorge dal sepolcro. La vita è più forte della morte. Il bene è più forte del male. L’amore è più forte dell’odio. La verità è più forte della menzogna. Il buio dei giorni passati è dissipato nel momento in cui Gesù risorge dal sepolcro e diventa, Egli stesso, pura luce di Dio. Questo, però, non si riferisce soltanto a Lui e non si riferisce solo al buio di quei giorni. Con la risurrezione di Gesù, la luce stessa è creata nuovamente. Egli ci attira tutti dietro di sé nella nuova vita della risurrezione e vince ogni forma di buio. Egli è il nuovo giorno di Dio, che vale per tutti noi.

Ma come può avvenire questo? Come può tutto questo giungere fino a noi così che non rimanga solo parola, ma diventi una realtà in cui siamo coinvolti? Mediante il Sacramento del battesimo e la professione della fede, il Signore ha costruito un ponte verso di noi, attraverso il quale il nuovo giorno viene a noi. Nel Battesimo, il Signore dice a colui che lo riceve: Fiat lux – sia la luce. Il nuovo giorno, il giorno della vita indistruttibile viene anche a noi. Cristo ti prende per mano. D’ora in poi sarai sostenuto da Lui e entrerai così nella luce, nella vita vera. Per questo, la Chiesa antica ha chiamato il Battesimo “photismos” – illuminazione.

Perché? Il buio veramente minaccioso per l’uomo è il fatto che egli, in verità, è capace di vedere ed indagare le cose tangibili, materiali, ma non vede dove vada il mondo e da dove venga. Dove vada la stessa nostra vita. Che cosa sia il bene e che cosa sia il male. Il buio su Dio e il buio sui valori sono la vera minaccia per la nostra esistenza e per il mondo in generale. Se Dio e i valori, la differenza tra il bene e il male restano nel buio, allora tutte le altre illuminazioni, che ci danno un potere così incredibile, non sono solo progressi, ma al contempo sono anche minacce che mettono in pericolo noi e il mondo. Oggi possiamo illuminare le nostre città in modo così abbagliante che le stelle del cielo non sono più visibili. Non è questa forse un’immagine della problematica del nostro essere illuminati? Nelle cose materiali sappiamo e possiamo incredibilmente tanto, ma ciò che va al di là di questo, Dio e il bene, non lo riusciamo più ad individuare. Per questo è la fede, che ci mostra la luce di Dio, la vera illuminazione, essa è un’irruzione della luce di Dio nel nostro mondo, un’apertura dei nostri occhi per la vera luce.

Cari amici, vorrei aggiungere, infine, ancora un pensiero sulla luce e sull’illuminazione. Nella Veglia pasquale, la notte della nuova creazione, la Chiesa presenta il mistero della luce con un simbolo del tutto particolare e molto umile: con il cero pasquale. Questa è una luce che vive in virtù del sacrificio. La candela illumina consumando se stessa. Dà luce dando se stessa. Così rappresenta in modo meraviglioso il mistero pasquale di Cristo che dona se stesso e così dona la grande luce. Come seconda cosa possiamo riflettere sul fatto che la luce della candela è fuoco. Il fuoco è forza che plasma il mondo, potere che trasforma. E il fuoco dona calore. Anche qui si rende nuovamente visibile il mistero di Cristo. Cristo, la luce, è fuoco, è fiamma che brucia il male trasformando così il mondo e noi stessi. “Chi è vicino a me è vicino al fuoco”, suona una parola di Gesù trasmessa a noi da Origene. E questo fuoco è al tempo stesso calore, non una luce fredda, ma una luce in cui ci vengono incontro il calore e la bontà di Dio.

Il grande inno dell’Exsultet, che il diacono canta all’inizio della liturgia pasquale, ci fa notare in modo molto sommesso un altro aspetto ancora. Richiama alla memoria che questo prodotto, il cero, è dovuto in primo luogo al lavoro delle api. Così entra in gioco l’intera creazione. Nel cero, la creazione diventa portatrice di luce. Ma, secondo il pensiero dei Padri, c’è anche un implicito accenno alla Chiesa. La cooperazione della comunità viva dei fedeli nella Chiesa è quasi come l’operare delle api. Costruisce la comunità della luce. Possiamo così vedere nel cero anche un richiamo a noi stessi e alla nostra comunione nella comunità della Chiesa, che esiste affinché la luce di Cristo possa illuminare il mondo.

Preghiamo il Signore in quest’ora di farci sperimentare la gioia della sua luce, e preghiamoLo, affinché noi stessi diventiamo portatori della sua luce, affinché attraverso la Chiesa lo splendore del volto di Cristo entri nel mondo (cfr LG 1). Amen.

 

sabato 7 aprile 2012

Foto Pasqua a Medjugorje – Aprile 2012



Fonte: foto dagli Album di Marco Piagentini su Facebook

Riflessione–Il testamento di Shahbaz Bhatti

 

Bhatti

 

Il ministro pakistano per le minoranze, Shahbaz Bhatti è stato ucciso il 3-3-2011 da un commando armato. L’attentato è stato compiuto nel quartiere  da un gruppo di uomini mascherati che hanno teso un agguato al ministro per strada. L’hanno tirato fuori dalla sua auto e hanno aperto il fuoco contro di lui a brevissima distanza, crivellandolo con 30 proiettili prima di fuggire su un’automobile. I terroristi hanno continuato a sparare per circa due minuti. Non c’era nessun agente della sicurezza con Bhatti quando è avvenuto l’attentato.  Gli assassini hanno lasciato sul luogo del delitto un manifestino: " Tehrik-e-Taliban Pakistan" (Ttp) rivendica l’assassinio di Bhatti per aver parlato contro la legge sulla blasfemia. "

Shahbaz Bhatti, cattolico, era stato confermato di recente nel suo incarico di ministro per le Minoranze in un rimpasto governativo. Aveva difeso con coraggio Asia Bibi, la cristiana condannata a morte per blasfemia in base a false accuse.

 

Ecco il testamento del ministro Bhatti:

"Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia.

Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico.

Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora — in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan — Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita.

Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.

Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione.

Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna".

Riflessione–Che cos’è la Preghiera

 


Agosto 1995

CHE COSA E’ LA PREGHIERA?

La riflessione di P. Jozo sulla preghiera ci aiuta ad essere fedeli ogni giorno.

Gesù Cristo, si legge nel Vangelo, ha sempre posto la preghiera davanti ad ogni scelta e azione.

Preghiera silenziosa, notturna il più delle volte. Preghiera continua, con gli Apostoli. Preghiera di lode, nel tempio di Gerusalemme. La Chiesa è in atteggiamento orante dal suo inizio quando gli Apostoli, con Maria, pregavano nel cenacolo e proprio allora lo Spirito di Gesù Risorto scese in ciascuno di loro. La Madonna a Medugorje, in vari messaggi ha chiesto, possiamo quasi dire “ implorato”, di pregare con forza, fedeltà e fiducia. Ma spesso ci chiediamo: “ Che cosa è la preghiera? Perché è così importante?”. A queste domande ci aiuta a rispondere P. Jozo dal monastero di Siroki Brijeg.

“...Che cosa è la preghiera? Non possiamo dire che cosa è. E’ un regalo, un dono. Ha una dimensione divina; non possiamo mai dire :”che cosa è” perché sempre è di più di quello che possiamo definire. Non possiamo dire che cosa è, ma possiamo vedere quali frutti fa e quali frutti fa oggi nella comunità e nella chiesa.

La preghiera è un attivo incontro con il nostro Dio.

Vero, vero, attivo. Incontro sincero con il nostro Dio nel quale veramente il Signore ci parla; nel quale possiamo aprire la nostra vita a Lui e dare amore, gloria e ringraziamento a Lui.
E’ Lui che ci incontra. Il suo incontro sempre cambia l’uomo. Come ad esempio ha cambiato Zaccheo. Ascoltando Gesù che era entrato nella sua casa, Zaccheo ha deciso: “ Io ho da dare ai poveri, ho fatto del male agli altri, ho rubato; così ora voglio dare, dare e distribuire ai bisognosi; restituire a tutti quelli a cui ho fatto del male “. Vedete, lui non aveva mai pensato così. Ha pensato: “ Non importa in quale modo io posso avere”. L’importante era avere, avere facendo del male. Ma non sapeva cosa voleva dire “avere”. Quando ha incontrato Cristo, allora ha conosciuto, ha imparato ; per la prima volta ha sentito il bisogno di dare: Cristo è la preghiera.
L’uomo che sempre ha da dare, che sempre fa bene; l’uomo che prega è colui che ha imparato da Cristo a fare le opere buone. Benedice, aiuta, guarisce, illumina la strada a tutti, protegge tutti: l’uomo che prega è un profeta.
L’uomo che prega sente la voce di Dio e sa vivere questa voce; è capace di collaborare con questa voce. L’uomo che prega risponde a questa chiamata e sa trasmettere il messaggio agli altri. L’uomo che prega è come Davide, che difende la propria Gerusalemme. E’ un profeta che difende la Chiesa.
Per questo la Madonna ha detto:” Potete fermare la guerra con il Rosario”. Non con la politica; vedete come i politici non riescono! Non riescono! Perché non siamo capaci. Perché esiste una confusione.
Esistono le famiglie in crisi. I mariti dicono :” Quando lascerò mia moglie sarò libero, sarò in pace! Quando scapperò dalla mia famiglia!”. Noi cristiani sappiamo che questo è tristezza, rovina; la più grande violenza. Non è la pace. Tanti invece credono che questa sia la pace.
Vedi come non ci capiamo! Molti che vanno ad uccidere il figlio, vanno ad abortire, pensano :” Vado a liberarmi”. E noi diciamo : no, questa è una violenza una grave guerra, un omicidio. E gli altri dicono :” Ora sono a posto”. Ma non sono a posto! Pensano in modo sbagliato.
L’uomo che non prega non può trovare la pace. Non sa che cosa è libertà, che cosa è la pace. Lasciare la moglie o accettare la moglie: che cosa è più grande?
L’uomo che prega sa difendere ed ottenere la pace nella propria casa e nella Chiesa. “Potete, con la preghiera...”
E la Chiesa ha accettato la preghiera.
Abbiamo bisogno del miracolo della pace. Per questo si prega. Qualsiasi legge di qualunque paese non cambia nulla. E’ la grazia di Dio che cambia l’uomo , fa capire cosa vuole dire Dio, la vita, la pace, il matrimonio, il figlio, sacerdote, Cristo, Papa, la Chiesa, la Bibbia, il Sacramento. Non si può capire questo con la legge.
La Chiesa, povera , può stampare i libri, ma attraverso dei libri cosa si fa? Chi si è convertito perché ha letto un libro? Si deve incontrare l’uomo testimone. Cristo è diventato l’uomo, il verbo, la parola. Per diventare testimone. La sua testimonianza è l’amore. Dio è amore. Dio ama, Dio perdona, Dio è la nostra pace. Senza di Lui noi non riusciremo. Siamo chiamati alla conversione. Tornare al Padre, come figli prodighi. Andiamo a casa.

Trascrizione fedele dalla registrazione.

Fonte: Mir i Dobro

 

Commento di Padre Livio di Radio Maria al Messaggio del 2 aprile 2012 a Mirjana

“Cari figli, come Regina della pace desidero dare a voi, miei figli, la pace, la vera pace che viene attraverso il Cuore del mio Figlio Divino. Come Madre prego che nei vostri cuori regni la sapienza, l’umiltà e la bontà, che regni la pace, che regni mio Figlio. Quando mio Figlio sarà il Sovrano nei vostri cuori, potrete aiutare gli altri a conoscerlo. Quando la pace del cielo vi conquisterà, coloro che la cercano in posti sbagliati e così danno dolore al mio Cuore materno la riconosceranno. Figli miei, grande sarà la mia gioia quando vedrò che accogliete le mie parole e che desiderate seguirmi. Non abbiate paura, non siete soli. Datemi le vostre mani ed io vi guiderò. Non dimenticate i vostri pastori. Pregate che nei pensieri siano sempre con mio Figlio, che li ha chiamati affinché lo testimonino. Vi ringrazio”.

 

Commento di Padre Livio al messaggio del 2 aprile 2012


Come vedete, questo è un messaggio di profonda intonazione pasquale, perché il dono della Pasqua è il dono della pace.

Lo vediamo nei racconti della Passione, della Resurrezione, quando Gesù appare agli Apostoli riuniti nel Cenacolo e li saluta dicendo:”Pace a voi!”

Perché la pace è un dono pasquale? Perché attraverso la Sua passione e morte, Cristo ci ha riconciliati col Padre espiando i nostri peccati e donandoci il Suo perdono.

Per cui la pace di cui parla la Regina della Pace è innanzitutto questa Pace fra noi e Dio, questa amicizia, questo patto d’amore che Dio ha voluto di nuovo stipulare con noi per mezzo di Gesù Cristo, perché da figli prodighi che eravamo potessimo diventare figli che ritornano alla casa del Padre e che vengono riammessi alla Sua intimità, alla Sua amicizia.

Che l’augurio della Pace sia la chiave d’interpretazione del messaggio lo dimostra il fatto che questa parola è ripetuta ben cinque volte, anzi la Madonna ci tiene a presentare se stessa come Regina della Pace e poi la parola pace è ripetuta altre quattro volte, quindi abbiamo il tema fondamentale della Pasqua.

Ovviamente qui bisogna far riferimento anche ai messaggi precedenti della Madonna che ci ha detto: “la riconciliazione con Dio, che avviene attraverso la conversione, si concretizza nella Confessione”. La Madonna ha detto:”il primo passo per la conversione è la Confessione, il dono della Confessione è il perdono dei peccati e la pace del cuore”.

Qui la Madonna parla di vera pace e di falsa pace.

Cioè la vera pace è quella che viene da Dio, è il perdono dei peccati, attraverso la vera pace e il perdono di Dio la nostra coscienza si sente in pace. Noi una volta che siamo in pace con Dio e con la nostra coscienza, sperimentiamo la bellezza di essere in pace con noi stessi e guardiamo gli altri con un occhio diverso, cioè con l’occhio con cui si guardano non degli avversari o di quelli che ci hanno fatto torto, ma dei figli di Dio e quindi nostri fratelli.

La Madonna si sofferma a spiegare cos’è questa vera Pace, qual é la vera pace: La vera pace – è quella - che viene attraverso il Cuore di mio Figlio”. Un dono di Dio, un dono di Cristo è il perdono dei peccati, e il Suo Amore e questa Pace hanno una dimora naturale che è il cuore dell’uomo.

La Madonna prega che i nostri cuori abbiano quella sapienza, quell’umiltà e quella bontà per cui poi regni in essi la Pace.

E se nei cuori regna la pace, regna Gesù! Questa è la nostra pace, come dice San Paolo. Quindi, cari amici, l’augurio di Maria è che la Pace che è Suo Figlio venga accolta nei nostri cuori e metta le radici. Per questo Lei prega e ci invita: nei vostri cuori regni la sapienza”, cioè la sapienza significa discernere la vera pace; “l’umiltà”, quella di chiedere il perdono dei peccati, “la bontà” che è appunto un tratto fondamentale delle persone pacifiche: “beati i pacifici!”.

Poi, come sempre fa la Madonna, cioè prima vuole mettere a fuoco la situazione nel nostro cuore, in modo tale che sia la dimora di Cristo, dopo ci invita alla missione; perché fare i missionari se nel cuore non abita Cristo, significa rischiare di diffamarLo o di far allontanare la gente, come ha detto nel messaggio precedente.

La Madonna dice: “Quando mio Figlio sarà il Sovrano nei vostri cuori, potrete aiutare gli altri a conoscerLo”, cioè questa è veramente la testimonianza cristiana: la missione o l’apostolato parte sempre dalla presenza di Gesù nel nostro cuore. Se Gesù è nel tuo cuore, gli altri capiscono che le tue parole sono vere, perché corrispondono ad una realtà che tu sei, cioè sanno che tu parli di qualcosa che tu hai, che tu proponi qualcosa che tu sperimenti.

Come potresti portare la pace ai tuoi fratelli se tu stesso non l’hai sperimentata?

Infatti la Madonna dice che quando tu sei in pace, allora quelli che hanno cercato la pace in posti sbagliati, cioè hanno cercato la falsa pace, cioè nelle cose del mondo, nel peccato, così facendo danno dolore al suo Cuore materno. La Madonna ha anche detto: “io verso lacrime di sangue per ogni mio figlio che si perde nel peccato, ma se vedono te che sei in pace e nella gioia, se pur con i tuoi limiti, sei quello che ha fatto l’esperienza di essere perdonato, amato e salvato da Dio, allora gli altri la riconosceranno.

Quindi se tu vivi la pace, la riconosceranno, ma se tu parli e non la vivi, casomai si allontanano, come ha detto nel messaggio precedente. “Quando la pace del cielo vi conquisterà, coloro che la cercano in posti sbagliati e così danno dolore al mio Cuore materno, la riconosceranno”.

La Madonna non ci rimprovera di essere lontani dalla conversione, come ci ha dolcemente richiamato la volta precedente, però ci fa capire che non è molto contenta di come ci troviamo, infatti dice: “Figli miei, grande sarà la mia gioia, quando vedrò che accogliete le mie parole e che desiderate seguirmi”. Come dire che - adesso sono dispiaciuta nel vedere che non accogliete le mie parole, che non avete nessuna voglia di seguirmi -, poi sai, la voglia deve essere la voglia della volontà, delle decisioni, non la voglia delle velleità! Quindi tutta da decifrare questa frase perché la Madonna è delicatissima, guardate cosa c’è sotto questa frase! Come dice sempre Vicka, la Madonna sorride ma sotto c’è il dolore!

Figli miei, grande sarà la mia gioia, quando vedrò che accogliete le mie parole e che desiderate seguirmi”.

Poi ci incoraggia, come fa sempre; dopo un velato rimprovero ci incoraggia: “Non abbiate paura”, e perché noi non dobbiamo aver paura? Perchénon siete soli” - ci sono Io - “datemi le vostre mani ed io vi guiderò”. Bellissimo! Queste sono parole da incorniciare, perché sappiamo quanto è difficile nella vita cristiana in particolare, che è comunque una vita che ha dei nemici. La vita cristiana ha dei nemici che sono la nostra carne, il mondo, il demonio.

“Non abbiate paura, non siete soli. Datemi le vostre mani ed io vi guiderò”, come fossimo bambini, la Madonna nostra Madre ci chiede di darLe le nostre mani “ed io vi guiderò”.

Poi la Madonna lavora per il rinnovamento e l’unità della Chiesa, chiedendoci la preghiera per i pastori: “Non dimenticate i vostri pastori, pregate che nei pensieri”, pensieri cioè nel pensare, nelle intenzioni, nella dottrina, nei progetti pastorali, in tutto “siano sempre con mio Figlio, che li ha chiamati affinché lo testimonino. Vi ringrazio”.

Io credo che invece di criticare la Madonna, certi pastori o pastorelli, se vogliamo alludere a certe battute che si leggono ogni giorno in interviste qua e là, di gente che non tralascia un solo giorno senza fare una battuta polemica contro la Madonna, gente che non fa mai riferimento ai messaggi, battute così da ignoranti proprio, perché non meditano questa frase?: “Non abbiate paura, non siete soli. Datemi le vostre mani ed io vi guiderò”. Poi dice: “Non dimenticate i vostri pastori, pregate che nei pensieri siano sempre con mio Figlio, che li ha chiamati affinché Lo testimonino. Vi ringrazio”.

Questo vorrei dire, la Chiesa ci lascia liberi di credere o di non credere, uno può portare i suoi argomenti perché non crede, ma le battute al vetriolo, le battute irriverenti: “la Madonna chiacchierina, la Madonna che parla troppo, la Madonna qua, la Madonna là”, sulle bocche dei pastori stanno malissimo, fanno una pessima impressione sui fedeli!

“Pregate che nei pensieri siano sempre con mio Figlio, che li ha chiamati affinché lo testimonino. Vi ringrazio”.

DOBBIAMO DECIDERCI A RECITARE IL ROSARIO OGNI GIORNO

intervista con la veggente Marija Pavlovic

In quest’ultimo periodo la Madonna ci invita sempre più insistentemente alla pace e a diventare portatori di pace. Ci esorta a dedicarci soprattutto alla preghiera, ed anche il Santo Padre ci invita a pregare. Solo per mezzo della preghiera possiamo avere la pace. Se non preghiamo, se non ci convertiamo, se non ci accostiamo a Dio e alla Madonna, non possiamo avere la pace. Diventiamo dipendenti dalle cose materiali e ci abbandoniamo alle passioni mondane. Perciò la Madonna ci invita ad abbandonarci alla volontà di Dio, a vivere ogni giorno in pace e a spronare gli altri verso la pace. Desidera soprattutto che siamo portatori della Sua pace e che portiamo la pace nel mondo. Tutto ciò è necessario in modo particolare in questo momento in cui vediamo e avvertiamo da ogni parte che la pace è in crisi. La Madonna ci dà la soluzione proprio in questi anni in cui ci esorta e ci sprona instancabilmente. Ci dà speranza, anche quando a noi sembra che non ci sia speranza. La Madonna ce la offre e ci dice che c’è speranza e che non dobbiamo perderla, affermando che con la preghiera e il digiuno si possono evitare tutte le guerre. Io personalmente ci credo, e vorrei dare il mio contributo alla pace per mezzo della preghiera e del digiuno, affinché cominci a regnare su questa terra e affinché non ci siano guerre. A tutti quelli che hanno accolto i messaggi della Madonna prometto che non si sono sbagliati e chiedo loro di pregare e digiunare ancora per poter essere d’aiuto e contribuire allo sviluppo dei piani di Dio e della Madonna. Ma non è importante solo la pace nel mondo. Ancora più importante è la pace nel cuore di ogni singolo uomo, poiché solo chi ha la pace nel cuore, può donarla a un altro. Così l’uomo diventa portatore e mediatore della pace divina nel mondo moderno.

 

Fonte: Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito: www.medjugorjeliguria.it