“Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima” (Mt 2, 10)
venerdì 6 gennaio 2017
giovedì 5 gennaio 2017
Angolo teologico – Riflessione sui Messaggi di Medjugorje di Don Renzo Lavatori (25) – Messaggi a Marija del 25 dicembre 2016 e a Mirjana del 2 gennaio 2017
Messaggio a Marija del 25 dicembre 2016
"Cari figli! Con grande gioia oggi vi porto mio Figlio Gesù perché Lui vi dia la Sua pace. Figlioli, aprite i vostri cuori e siate gioiosi affinché possiate accoglierla. Il cielo è con voi e lotta per la pace nei vostri cuori, nelle famiglie e nel mondo e voi, figlioli, aiutatelo con le vostre preghiere affinché sia così. Vi benedico con mio Figlio Gesù e vi invito a non perdere la speranza e che il vostro sguardo e il vostro cuore siano sempre rivolti verso il cielo e verso l’eternità. Così sarete aperti a Dio ed ai Suoi piani. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.
Commento teologico
Per una comprensione più aderente al messaggio, esso si può dividere in due parti: nella prima parte balza in primo piano il tema della gioia e della pace quale dono di Gesù; nella seconda parte si apre uno sguardo luminoso sulla speranza del cielo. Ci soffermiamo su ciascuna parte per cogliere gli aspetti più centrali e interessanti.
1. La gioia e la pace di Gesù. La Vergine inizia manifestando la sua gioia di essere portatrice del Figlio Gesù Cristo (Cristofora) allo scopo di farci percepire e gustare la pace che emana da Lui, il Re della pace: “con grande gioia vi porto il mio Figlio Gesù perché Lui vi dia la pace”. Non esiste la vera pace se non quella che proviene da Cristo, in quanto la sua pace si distingue da quella del mondo. La pace mondana indica soltanto l’assenza di guerra violenta e assassina, mentre la pace di Gesù tocca la profondità dell’animo umano.
In effetti la guerra più micidiale risiede nel cuore dell’uomo, da cui nascono rancore, invidia, orgoglio, gelosia, presunzione, egoismo, aggressività, violenza, predominio sugli altri, falsità. Tutti sentimenti che fanno scaturire l’opposizione e la malvagità verso i fratelli che condividono la medesima natura umana. Per questa ragione la guerra scaturisce dal di dentro di noi e si riversa al di fuori con grande cattiveria sia in famiglia che nella società, causando sofferenza e angoscia nei cuori, divisioni, tensioni, conflittualità fino a raggiungere vere tragedie. Se non siamo capaci di allontanare tali istinti di alterigia e di aggressione, la pace non si può ottenere né in noi né fuori di noi.
Ma chi può vincere le malvagità che albergano nel nostro animo? Esse sono espressione della radice di peccato e di morte che ognuno porta con sé. L’opera redentrice di Cristo è stata propriamente quella di liberarci, guarirci, distruggere in noi tali disordini passionali. Sta qui la fonte salutare che ci consente di trovare dentro di noi la vera pace del cuore, la serenità, la bontà, l’onestà e umiltà, che provengono dalla grazia divina ottenuta con il battesimo e poi con il sacramento della riconciliazione. Quando il nostro animo viene redento e purificato da tante cattiverie, esso trova la quiete interiore, la pace profonda. Questa pace del cuore produce la gioia e l’esultanza di chi ha scoperto il modo di essere e di vivere giusto, buono, benevolo, portatore di amore e di concordia.
Solo allora la guerra si allontana da noi e dalla faccia della terra. Altrimenti essa regna sovrana e indisturbata. Le parole o le chiacchiere che si fanno sui giornali o nei mass media oppure sugli incontri tra i grandi del mondo, contano poco; le alleanze politiche o economiche non reggono, perché ritorna impetuoso e presuntuoso l’orgoglio di primeggiare, l’istinto di distruzione e sopraffazione, l’avidità del denaro e il desiderio del potere a tutti i costi, anche a prezzo del versamento di sangue. La pace dunque è il dono che viene dal Cielo, cioè da Dio e che Gesù ha portato sulla terra con la sua nascita e poi con la passione, morte e risurrezione. Non vi è altra strada per fugare ogni tentativo belligerante se non la grazia salvifica di Cristo accolta nella fede e nell’adesione al suo amore infinito. Spetta a noi saperla valorizzare e vivere per trasformare il male in bene, l’egoismo nella donazione generosa, l’orgoglio nell’umiltà, la prepotenza nella docilità e benignità. Lo dice chiaramente la Madonna: “figlioli, aprite i vostri cuori e siate gioiosi affinché possiate accoglierla”.
Certamente non è facile arrendersi all’amore e per questo occorre lottare contro le correnti contrarie, tenebrose e menzognere. Non si deve demordere di fronte a quanto vorrebbe farci ripiombare negli istinti malvagi e deleteri. Ma sappiamo che con l’aiuto della grazia divina la lotta si vince e ogni rumore di guerra si acquieta, mentre tornano la pace e la gioia del cuore. L’arma spirituale più efficace per ottenere la vittoria della pace sulla guerra è la preghiera assidua, fervente, insistente. La strada da percorrere perciò è chiara e semplice. A noi l’impegno di seguirla passo dopo passo, giorno dopo giorno con grande fiducia e speranza. La certezza che la guerra sarà sconfitta sta nel fatto non siamo soli a lottare, ma Dio stesso con Cristo e per mezzo della Vergine Maria ci offre il suo appoggio onnipotente, per cui non dobbiamo temere né spaventarci ma affidarci totalmente al suo Amore infinito: “il Cielo è con voi e lotta per la pace nei vostri cuori, nelle famiglie e nel mondo e voi, figlioli, aiutatelo con le vostre preghiere affinché sia così”. Non resta che obbedire all’invito amorevole di Maria nostra Madre.
Grazie, o Vergine, per la premura con cui ti dedichi a noi tuoi miseri figli, perché possiamo trovare il sentiero giusto per ottenere il bene e la vita vera. Quante volte però facciamo i sordi e, chiusi nel nostro egocentrismo, non siamo disposti ad accettare quello che tu ci dici e ci ripeti con grande affetto. Basta con i nostri pensieri insensati. È ora di rimetterci nelle tue mani e assecondare i tuoi desideri e consigli preziosi. Sono essi a donarci uno spiraglio di luce e di conforto, di gioia e di pace. Grazie, o Maria, in te confidiamo e non saremo confusi in eterno!
2. La speranza del Cielo. Ci viene suggerito uno stratagemma efficace, per conservare la speranza del bene e della vita contro la tentazione della depressione e disperazione di fronte a tanto male che si sta diffondendo su tutta la faccia della terra. Questo stratagemma sta nell’elevare lo sguardo verso il Cielo, cioè alzare il volto dalla terrenità e sporcizia mondana, che spesso vuole mortificare e distruggere la nostra serenità e fiducia. Se siamo costantemente curvati verso la terra, senza accorgercene veniamo soffocati e oppressi da una infinità di malesseri e di sconvolgimenti, che attanagliano lo spirito e lo emarginano fino a farlo scomparire dal nostro animo. Allora si attua una vera prigionia e schiavitù che ci obbliga ad essere totalmente avvolti, coinvolti e travolti dalle tenebre e dalla cattiveria. In tal modo diventiamo insensibili ai valori più profondi e vitali, perdendo di vista il senso giusto delle cose e degli eventi, annientando lo slancio e la gioia di lavorare, vivere, impegnarsi, soffrire e sperare. Siamo ridotti alla stregua di macchine costrette alla catena di montaggio giorno e notte, trascurando quelle aspirazioni o elevazioni che potrebbero donarci uno spazio di luce e di respiro salutare, di un sano riposo nella libertà di poter esprimere sé stessi nella verità e nell’amore. La Vergine Maria ci invita a non lasciarci opprimere dalle cose terrene, ma ad alzare lo sguardo verso le altezze celesti, da dove provengono aria pura e luminosità calorosa.
Per attingere a quelle vette occorre innalzare il nostro spirito per allontanarci dalle nebbie ovunque diffuse e dal frastuono che risuona sulla terra. Ciò non significa estraniarci dai problemi concreti di ogni giorno, ma saperli vedere e vivere sotto una luce nuova e irraggiante che ci consente di affrontarli con chiarezza e saggezza, ottenendo ottimi risultati non solo per la nostra serenità e maturità personali, ma anche a livello di soluzioni fruttuose sulle questioni materiali, familiari, sociali. Ascoltiamo le sue parole: “vi invito a non perdere la speranza e che il vostro sguardo e il vostro cuore siano sempre rivolti verso il Cielo e verso l’eternità”. Parole di estrema importanza che dovrebbero rimanere costantemente dentro di noi ed essere incise nella nostra mente. Solo in questo modo potremo raggiungere effetti meravigliosi già su questa terra ma poi nella beatitudine eterna. Si tratta di una “regola sovrana” che va anteposta ad ogni altra visuale e aspettativa.
Se veramente vivessimo in tale dimensione celestiale, il nostro cammino sulle strade del mondo sarebbe molto più leggero, sereno e fruttuoso, constatando come le cose e i vari affari si affrontano e si risolvono con criteri più validi di qualsiasi ragionamento o sforzo umano. Dal Cielo, cioè da Dio, il Vivente e l’Amante della vita, troviamo la luce, la forza e la fiducia piena per procedere senza paure o sbigottimenti. Tenendo fisso lo sguardo lassù, avremo il piacere di procedere più speditamente e gioiosamente quaggiù. La ragione sta nel fatto che, stando uniti a Dio, noi possiamo usufruire del suo amore e della sua grazia, della sua stessa onnipotenza in modo da non essere schiacciati dalla aggressività del male e della morte che serpeggiano sulla terra, ma seguire i progetti benefici del Padre verso di noi: “così sarete aperti a Dio e ai suoi piani”. Che meraviglia!
Perché vogliamo restare sempre con il volto piegato verso il basso. Sapendo che respiriamo aria inquinata e velenosa? Poveri noi, esseri meschini e stolti! Eleviamo tutto il nostro essere, anima e corpo, verso le realtà celesti per vivere non già da bruti insensati ma da persone degne di condividere la medesima vita e beatitudine di Dio Padre Figlio e spirito Santo. La Vergine non fa altro che ricondurci su questa traiettoria per il nostro vantaggio sotto la spinta del suo amore materno. Decidiamoci una buona volta a mettere in pratica i suoi avvertimenti e non lasciarli cadere nel vuoto a nostro discapito. Non c’è più tempo da perdere. Questa è l’ora della grazia divina che attraverso la Vergine Madre ci viene benevolmente elargita.
Messaggio a Mirjana del 2 gennaio 2017
“Cari figli, mio Figlio era sorgente di amore e di luce quando, sulla terra, parlava al popolo di tutti i popoli. Apostoli miei, seguite la Sua luce. Farlo non è facile: dovete essere piccoli, dovete farvi più piccoli degli altri e, con l’aiuto della fede, riempirvi del Suo amore. Senza fede, nessun uomo sulla terra può vivere un’esperienza miracolosa. Io sono con voi, mi manifesto a voi con queste venute, con queste parole. Desidero testimoniarvi il mio amore e la mia cura materna. Figli miei, non perdete tempo facendo domande a cui non ricevete mai risposta: al termine del vostro percorso terreno, il Padre Celeste ve le darà. Sappiate sempre che Dio sa tutto, Dio vede, Dio ama. Il mio amatissimo Figlio illumina le vite e dissipa le tenebre; ed il mio materno amore, che mi porta a voi, è indicibile, misterioso, ma reale. Io esprimo i miei sentimenti verso di voi: amore, comprensione e materno affetto. A voi, apostoli miei, chiedo le vostre rose di preghiera, che devono essere le opere di misericordia: sono quelle le preghiere più care al mio Cuore materno. Le offro a mio Figlio, nato per voi. Egli vi guarda e vi ascolta. Noi vi siamo sempre vicini. Questo è un amore che chiama, unisce, converte, incoraggia e ricolma. Perciò, apostoli miei, amatevi sempre gli uni gli altri, ma soprattutto amate mio Figlio. Quella è l’unica via verso la salvezza, verso la vita eterna. Quella è la preghiera che mi è più cara, e che ricolma il mio Cuore del profumo di rose più soave. Pregate, pregate sempre per i vostri pastori, affinché abbiano la forza di essere la luce di mio Figlio. Vi ringrazio. “
Commento teologico
Anche in questo messaggio raccogliamo gli aspetti più importanti che offrono un mazzo di fiori splendenti e profumati: il primo fiore comporta l’amore – la luce – la fede; il secondo fiore contempla le cure materne di Maria, la Madre sempre unita al Figlio; il terzo fiore riguarda la nostra risposta di amore, orientata alla salvezza eterna. Ammiriamo un fiore dietro l’altro.
1. Amore – luce – fede. Anzitutto appare al primo posto la figura del Figlio, quale sorgente da cui emana abbondantemente l’amore e la luce: “mio Figlio era sorgente di amore e di luce quando, sulla terra, parlava al popolo di tutti i popoli”. Vi è un accostamento tra l’amore e la luce: l’amore indica la disponibilità del Figlio verso le creature umane, la sua totale generosa offerta di sé e della sua opera di salvezza, il suo slancio per unirsi con noi a comunicare la ricchezza della sua vita e la tenerezza del suo affetto; la luce rivela lo splendore che promana dalla sua verità eterna e perfetta, in modo che gli uomini possano vedere con chiarezza il suo messaggio di amore e il cammino per poterlo incontrare, accogliere e goderne. L’amore senza luce non appare in tutto il suo fascino e la sua bellezza e bontà; d’altra parte la luce, priva dell’amore, acceca l’animo e resta fredda, impetuosa e opprimente. Messe insieme, l’amore e la luce, sono espressione completa della figura di Gesù, Via Verità e Vita. Egli diventa una poderosa sorgente da cui scaturiscono queste due fonti: l’amore con i suoi raggi di calore e di soavità, con la sua potenza vitale e feconda; la luce con la sua luminosità dona chiarezza e visibilità a ogni cosa, la gioia di contemplare la verità eterna quale via per la vita immortale. L’amore sostiene ogni essere con il suo vigore, la luce lo fa risplendere nei suoi molteplici aspetti. L’amore spinge a desiderare il bene e a seguire il sentiero della vita, la luce fa capire e apprezzare ciò che è buono per distinguerlo dal male.
Ambedue, amore e luce, sono necessarie per una sana esistenza umana e cristiana. La Vergine ci insegna che il Figlio suo le possiede in pienezza e le diffonde nel nostro cuore e nella nostra mente, purché siamo disposti a farle entrare in noi in modo da vivere in fedeltà ad esse: “apostoli miei, seguite la sua luce. Farlo non è facile: dovete essere piccoli, dovete farvi più piccoli degli altri”. Ciò significa che per accogliere l’amore e la luce di Gesù è indispensabile l’atteggiamento di povertà e semplicità; occorre scostarci dalle cose inutili e dannose, per abbracciare pienamente l’amore e la luce di Cristo. L’umiltà del cuore si chiama fede quale porta spalancata per accoglierle ambedue.
Solo così potremo essere gli apostoli o i portatori nel mondo della redenzione compiuta dal Salvatore: “con l’aiuto della fede, [potete] riempirvi del suo amore. Senza fede, nessun uomo sulla terra potrà vivere l’esperienza miracolosa”. La visuale si allarga meravigliosamente, in quanto l’amore e la luce; calate dentro di noi con la fede, ci consentono non solo di essere apostoli tra gli uomini ma di poter sperimentare la divina potenza attraverso i suoi interventi miracolosi. Ci è concesso così di diventare strumenti per permettere a Dio di fare opere portentose. Che cosa di più commovente e sorprendente? Lasciamoci avvolgere con la fede viva e intensa dai raggi di amore e di luce che Gesù effonde su di noi come la Vergine suggerisce di fare.
2. Le cure materne. A questo punto la Vergine mostra con grande generosità la sua azione materna: “desidero testimoniarvi il mio amore e la mia cura materna”. Parole dolcissime e suadenti. Esse penetrano in noi causando una intima consolazione che scioglie ogni durezza di cuore, ogni egocentrica resistenza, in modo che da veri figli ci lasciamo sorreggere dal suo abbraccio. Propriamente per questo scopo, per esercitare cioè la sua missione materna, Ella sta in mezzo a noi: “Io sono con voi, mi manifesto a voi con queste venute, con queste parole”. Niente di più convincente per comprendere la sua solerzia e il suo venire e permanere sulla terra, accanto a noi. La cosa più sorprendente sta nel vedere come la sua premura materna sia sempre unita al Figlio. È Lui la vera luce che “illumina le vite e dissipa le tenebre”, mentre Lei è presso di Lui ed è inviata da Lui, che sostiene e irrora l’amore materno di Lei verso di noi: “il mio materno amore, che mi porta a voi, è indicibile, misterioso, ma reale”. In questo momento Maria apre confidenzialmente il suo animo con estrema franchezza e semplicità, che rivelano la purezza dei suoi sentimenti più intimi.
Si può dire che il suo Cuore Immacolato vibra di un amore tenerissimo e commovente per ciascuno dei suoi figli: “Io esprimo i miei sentimenti verso di voi: amore, comprensione e materno affetto”. Sono tre espressioni limpide e incisive: anzitutto l’amore, quale dato fondamentale che irrora tutti i suoi gesti e le sue parole materne; poi la comprensione, nel senso che Ella ci conosce uno ad uno e condivide con ciascuno le particolari situazioni, sentendone il peso insieme alla gioia, la preoccupazione assieme all’esultanza, secondo una stupenda sinfonia di atteggiamenti materni di sublime nobiltà d’animo; infine l’affetto, che aggiunge ai due precedenti vocaboli un valore più concreto e umano nel segno di una vicinanza di Maria assidua e terrena, in modo che giunga a ciascuno di noi il flusso benefico di una affettuosità delicata e toccante.
O Vergine Maria. come sei bella nella tua magnifica fotografia che porgi ai nostri occhi e soprattutto al nostro cuore! Ne restiamo ammirati, sorpresi e gioiosamente coinvolti. Fa’ che il nostro sguardo e il nostro animo non si allontanino mai dalla tua presenza amorevolmente materna; fa’ che essa giunga nel profondo di noi stessi e ci accompagni quotidianamente nella nostra giornaliera esistenza. In particolare quando siamo affaticati, sfiduciati, dubbiosi e deboli, vogliamo far risuonare ogni volta queste tue meravigliose parole e questi tuoi squisiti sentimenti, colmi di un amore sconfinato, in modo che non ci sentiamo soli e abbandonati sotto l’imperversare delle prove e tentazioni, ma sorretti sempre dalle tue braccia. Tu sei per noi un rifugio e un’ancora di sostegno e di incoraggiamento. Di tutto questo ti ringraziamo sentitamente, o Madre clemente e pia, e ci impegniamo a dimostrarti che ti vogliamo bene sul serio e ci affidiamo in ogni momento a Te e ci tuffiamo filialmente nel tuo Cuore immacolato, dove troviamo pace, speranza e tanta forza per vivere da figli tuoi docili e fedeli. A Te, o Vergine santa, la nostra sincera risposta d’amore e obbedienza. Con Te e per mezzo tuo eleviamo a Dio Padre la nostra lode e il nostro ringraziamento per averci donato una Madre come Te, o Regina del cielo e della terra. Amen
3. La nostra risposta generosa. Maria ci chiede la nostra disponibilità per offrire a Lei in ricambio delle sue cure materne il nostro amore filiale con un mazzo di rose: “a voi, apostoli miei, chiedo le vostre rose di preghiera, che devono essere le opere di misericordia: sono quelle più care al mio Cuore materno”. Le rose, come sappiamo, non sono senza spine, ma proprio le spine pungenti le rendono più preziose e splendenti. Di fatto, quando compiamo le opere di bene in mezzo ai nostri familiari e amici, il sacrificio e le difficoltà non mancano mai. Sono precisamente quelle spine a fare delle rose i fiori più belli e profumati. L’offerta di amore, se è congiunta al dolore, diventa una donazione molto più pregevole, in quanto dimostra che alle parole e ai sentimenti si aggiungono i fatti. Sono questi che rendono credibili e gradevoli parole e gesti. Tutta la nostra vita perciò è coinvolta nella autentica devozione a Maria quale atteggiamento di sincero e concreto affetto filiale. In quel mazzo di rose sono comprese le varie vicissitudini, i momenti belli e tristi, le gioie e i dolori, le preoccupazioni e le speranze. Ella ce lo ripete: “quella è la preghiera che mi è più cara, e che ricolma il mio cuore del profumo di rose più soave”. A noi il compito di vivere e mostrare a Lei amorevolmente la nostra dedizione a seguire i suoi insegnamenti e farne la sostanza della nostra crescita spirituale.
D’altra parte, Ella non ci abbandona mai e assieme a suo Figlio ci sta accanto, mentre rivolge a Lui la intercessione per tutti noi, offrendo a Lui le rose che abbiamo donato a Lei. Si nota il suo intento fondamentale: portare i nostri cuori verso il Figlio, nostro unico e perfetto Salvatore e Redentore. Attraverso Maria raggiungiamo il Cristo, come dice l’antico adagio latino: ad Iesum per Mariam. Si va a Gesù per mezzo di sua Madre: “le offro a mio Figlio, morto per voi. Egli vi guarda e vi ascolta. Noi vi siamo sempre vicini”. Come non restare interiormente commossi e scossi da tale delicatezza materna! Propriamente questa unione della Madre con il Figlio ci consente di stare sereni e fiduciosi come bimbi svezzati in braccio alla Madre (salmo 130). Allora veramente la vita si presenta ricolma di luce, amore, gioia, speranza e tanta forza, in quanto rimaniamo fermamente avvinti a Lei che ci conduce al Figlio in un abbraccio di amore infinito: “questo è un amore che chiama, unisce, converte, incoraggia e ricolma”. Quanta abbondanza spirituale già su questa terra, quale caparra della eternità beata. Sorretti e avvolti da tanto amore, non resta altro che inneggiare con grande trasporto interiore al Signore nostro Dio Padre, Figlio, Spirito Santo, che ha voluto avvicinarsi a noi tramite Lei, la Vergine Immacolata, affinché noi piccole creature potessimo innalzarci fino a partecipare alle altezze della divinità per tutti i secoli. Amen
Don Renzo Lavatori
mercoledì 4 gennaio 2017
Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 30 dicembre 2016
Dal Vangelo secondo Matteo
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazareth, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
Parola del Signore.
Cari fratelli e sorelle, la Chiesa pone oggi davanti a noi Gesù, Giuseppe e Maria. Possiamo dire che si tratta dello stesso mistero che abbiamo contemplato nella celebrazione della nascita di Gesù.
Nella celebrazione del Natale abbiamo lodato il Signore per il fatto che Dio si è fatto vicino a noi, Dio è diventato uomo, Dio è diventato uno di noi e ha camminato e parlato con noi. Oggi guardiamo l’umanità di Gesù e vediamo che ha vissuto in una famiglia. Ha vissuto la Sua Vita spirituale nella Vita concreta e si trovava nelle condizioni in cui ci troviamo tutti noi.
Noi vogliamo contemplare il mistero di questa sacra Famiglia e vogliamo imparare da Gesù che ha vissuto una vita familiare. Osserviamo questa famiglia dai primi momenti, da quando nella vita di Maria è apparso l’angelo con il messaggio che sarebbero diventati i genitori del Figlio di Dio. Li seguiamo nel loro entusiasmo, nelle loro paure. Li vediamo nella loro fede, nell’attesa. Vediamo come gioiscono nell’organizzare il loro matrimonio.
Vediamo che Gesù, Giuseppe e Maria hanno passato tutto quello che stanno vivendo le nostre famiglie oggi.
Ma se noi leggiamo bene i Vangeli possiamo vedere che questa Famiglia ha avuto già dai primi giorni le proprie croci. La loro non è stata una vita irreale, tra le nuvole, ma proprio una vita terrena con le difficoltà, le incertezze e i pericoli. Forse proprio per questo per noi è facile avvicinarci alla Sacra Famiglia. Per questo possiamo imparare da loro.
Nella preghiera all’inizio della Messa abbiamo chiesto di imparare dalla Sacra Famiglia le virtù. Abbiamo chiesto di imparare ad avere amore reciproco.
Quali virtù vediamo? Per prima cosa vediamo che Giuseppe e Maria attraversano gioie, entusiasmi, difficoltà rimanendo aperti per il Signore.
Il punto principale del Vangelo di oggi è il momento in cui l’angelo parla nel sonno a Giuseppe. E Giuseppe ha messo in pratica ciò che il Signore gli ha comandato. Anche Maria faceva così. Questo è il fondamento della Sacra Famiglia. Questa è la famiglia che ha il cuore e l’orecchio aperti al Signore. E’ disposta a ascoltare la Parola del Signore e a vivere ciò che il Signore chiede a lei.
Questa è la lezione più importante. Questo è il messaggio che oggi ci dona la Sacra Famiglia.
Quando gioiamo, ma anche quando siamo schiacciati fino a terra dalla croce rimaniamo aperti al Signore, in modo tale da poter chiedere: “Signore, cosa devo fare? Non so cosa fare, non so dove andare. Signore, parlami Tu”. Dobbiamo anche fare ciò che il Signore ci dice.
Quando noi ci apriamo al Signore? Quando Gli porgiamo il nostro orecchio? Quando preghiamo.
Nella preghiera noi ci apriamo totalmente a Lui e così può toccare la nostra famiglia. Quando non so dove andare prego e, ispirato dal Signore, nelle tenebre trovo la via.
Non dimentichiamo mai questa cosa: qualsiasi cosa accada nella nostra famiglia apriamoci al Signore e tendiamo a Lui il nostro orecchio.
La Madonna ci istruisce in tutta la storia della Chiesa e ci dice: “Fate tutto quello che vi dirà Mio Figlio”. Sappiamo cosa è successo a Cana di Galilea quando hanno fatto ciò che Gesù aveva detto a quella giovane famiglia nata proprio in quel luogo.
Spesso nei nostri problemi ci basiamo sulle nostre forze e non riusciamo a risolverli. Ci chiediamo: “Ma perchè non è cambiato nulla?” Perchè non abbiamo chiesto la forza e la luce del Signore.
Oggi osserviamo questa bella virtù della fede e della preghiera. Invitiamo le nostre famiglie a pregare insieme. La preghiera è il cuore della vita familiare. E’ il momento in cui Dio si incarna in ogni famiglia. E’ una cosa bellissima. Diciamo: “Vieni Signore. Parlaci. IncarnaTi nelle nostre famiglie”.
Altre virtù della Sacra Famiglia possiamo trovarle nella lettera di san Paolo ai Colossesi che abbiamo letto questa sera. Paolo dice ai mariti: “Amate le vostre mogli e non trattatele con durezza.” Paolo suppone che i mariti possano essere duri con le mogli. Ma anche le mogli possono esserlo con i mariti o i bambini con i genitori. Possiamo essere duri nei confronti degli anziani quando sono infermi e non hanno più le forze.
Paolo ci insegna a non essere duri e violenti nelle parole. Noi siamo spesso violenti proprio in esse. Le parole spesso fanno peggio di un pugno.
Purtroppo in tante famiglie avviene anche una violenza fisica.
La Sacra Famiglia che oggi celebriamo doni a tutti noi di avere più mitezza, più misericordia, più amore, perchè ogni membro della mia famiglia è sacro. Io non sono padrone di nessuno.
L’altro consiglio che Paolo da per la famiglia lo rivolge ai figli e dice: “Obbedite ai genitori in tutto”.
Obbedire gli uni gli altri e sentirci a vicenda sono virtù di cui tutti abbiamo bisogno. Sono virtù di cui tutti abbiamo bisogno per avere una bella famiglia. Ma non solo nella famiglia. Ovunque in cui si vive in una comunità serve la virtù dell’ascolto. Ma per ascoltare l’altro dobbiamo avvicinarci a lui e stare zitti. Quando noi parliamo non possiamo sentire l’altro. Se parliamo di noi, dei nostri piani, dei nostri dolori sicuramente non possiamo sentire l’altro. Così spesso noi viviamo gli uni accanto agli altri e non gli uni con gli altri, perchè non siamo capaci di ascoltare.
Quante famiglie ruotano attorno alla televisione. Tutta la sala e tutti i mobili sono in funzione della televisione. Così abbiamo famiglie sedute che guardano per ore ciò che viene detto loro da quella scatola.
Quando vogliamo calmare i bambini perchè non ci diano fastidio accendiamo computer, tablet, tv… Così è tutto a posto. Tutto è in pace, perchè il bambino gioca. Ma in realtà abbiamo costretto il bambino a stare zitto. In realtà abbiamo ostacolato il necessario dialogo con il bambino.
Se andiamo al bar possiamo vedere che ci sono gruppi di giovani e ognuno tiene in mano lo smartphone. Sono insieme, ma non parlano e non si ascoltano. Quasi quasi non esistono l’uno per l’altro.
Noi, fratelli e sorelle, abbiamo dimenticato di ascoltarci a vicenda. Stiamo insieme, ma non ci ascoltiamo.
San Paolo dice ai figli di ascoltare i genitori, perchè questo piace al Signore.
Il consiglio per tutti noi è quello di ascoltare il prossimo. Ascolta come sta l’altro. Ascolta cosa il tuo prossimo porta nella sua vita e di cosa vuole parlarti.
La terza virtù a cui bisogna fare attenzione per una vita familiare è quella di non alimentare l’amarezza.
San Paolo dice: “Non esasperate i vostri figli”. Esasperare significa rendere la vita amara a qualcuno. Ma questo riguarda tutti noi, perchè sappiamo che siamo capaci di far la vita amara agli altri, renderla brutta e pesante. Siamo anche capaci di rendere la vita bella e dolce al prossimo.
Come facciamo a far diventare la vita amara agli altri? In questo certamente siamo perfetti.
Solo un piccolo esempio. I genitori rendono la vita amara al figlio quando di lui vedono solo quello che è negativo. Vedono solo i suoi sbagli e lo rimproverano per quello che avrebbe potuto fare. Allora il bambino diventa avvelenato da queste parole e pensieri negativi. Così anche per questa ragione i giovani spesso diventano depressi. Si ritirano in se stessi.
Fratelli e sorelle, preghiamo oggi Gesù Bambino, Maria e Giuseppe per la grazia della mitezza e dell’ascolto, di saper smettere di parlare per sentire il prossimo e per la grazia di poter far diventare la vita bella al nostro prossimo.
Ci aiuti il Signore.
Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )
lunedì 2 gennaio 2017
Messaggio a Mirjana del 2 gennaio 2017
“Cari figli, mio Figlio era sorgente di amore e di luce quando, sulla terra, parlava al popolo di tutti i popoli. Apostoli miei, seguite la Sua luce. Farlo non è facile: dovete essere piccoli, dovete farvi più piccoli degli altri e, con l’aiuto della fede, riempirvi del Suo amore. Senza fede, nessun uomo sulla terra può vivere un’esperienza miracolosa. Io sono con voi, mi manifesto a voi con queste venute, con queste parole. Desidero testimoniarvi il mio amore e la mia cura materna. Figli miei, non perdete tempo facendo domande a cui non ricevete mai risposta: al termine del vostro percorso terreno, il Padre Celeste ve le darà. Sappiate sempre che Dio sa tutto, Dio vede, Dio ama. Il mio amatissimo Figlio illumina le vite e dissipa le tenebre; ed il mio materno amore, che mi porta a voi, è indicibile, misterioso, ma reale. Io esprimo i miei sentimenti verso di voi: amore, comprensione e materno affetto. A voi, apostoli miei, chiedo le vostre rose di preghiera, che devono essere le opere di misericordia: sono quelle le preghiere più care al mio Cuore materno. Le offro a mio Figlio, nato per voi. Egli vi guarda e vi ascolta. Noi vi siamo sempre vicini. Questo è un amore che chiama, unisce, converte, incoraggia e ricolma. Perciò, apostoli miei, amatevi sempre gli uni gli altri, ma soprattutto amate mio Figlio. Quella è l’unica via verso la salvezza, verso la vita eterna. Quella è la preghiera che mi è più cara, e che ricolma il mio Cuore del profumo di rose più soave. Pregate, pregate sempre per i vostri pastori, affinché abbiano la forza di essere la luce di mio Figlio. Vi ringrazio. “Commento della veggente Marija Pavlovic Lunetti a Radio Maria per il Messaggio del 25 dicembre 2016
La veggente Marija Pavlovic Lunetti a Radio Maria:
"Cari figli! Con grande gioia oggi vi porto mio Figlio Gesù perché Lui vi dia la Sua pace. Figlioli, aprite i vostri cuori e siate gioiosi affinché possiate accoglierla. Il cielo è con voi e lotta per la pace nei vostri cuori, nelle famiglie e nel mondo e voi, figlioli, aiutatelo con le vostre preghiere affinché sia così. Vi benedico con mio Figlio Gesù e vi invito a non perdere la speranza e che il vostro sguardo e il vostro cuore siano sempre rivolti verso il cielo e verso l’eternità. Così sarete aperti a Dio ed ai Suoi piani. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.
Marija: Oggi, come ad ogni Natale, la Madonna è apparsa con Gesù Bambino in braccio. Era contenta, gioiosa e alla fine ci ha dato la benedizione assieme a Gesù Bambino, facendo il segno della croce come fa il sacerdote.
P. Livio: Invece quattro anni fa, Natale 2012, c’è stato quel fatto, unico nella storia di Medjugorje, quando è stato il Bambino Gesù a dare il messaggio.
Marija: La Madonna quel giorno non ci ha dato il messaggio, ma Gesù Bambino si è messo in piedi e ha detto: “SONO LA VOSTRA PACE. VIVETE I MIEI COMANDAMENTI”.
P. Livio: C’è una frase che mi sembra di vedere per la prima volta: "Il Cielo è con voi e lotta per la pace nei vostri cuori...“ Come se nei nostri cuori ci sia una lotta tra la pace e la guerra, fra l’amore e l’egoismo...
Marija: Sì, è una lotta che, come dice la Madonna, comincia nei nostri cuori, nelle nostre famiglie e nel mondo.
P. Livio: Quindi se vogliamo che ci sia la pace nel mondo, dobbiamo cominciare questa lotta in noi stessi.
Marija: Esattamente. Per questo Lei ci invita ad essere sempre più “rivolti verso il Cielo e verso la vita eterna”. In tanti messaggi Lei ha detto: “Quando pensate al Paradiso, diventate più disponibili, più aperti alla speranza”.
P. Livio: La Madonna spesso ci invita a guardare al Cielo e all’eternità. Forse è perchè noi guardiamo troppo alla terra e finiamo per farci la guerra tra noi.
Marija: Sì, ci attacchiamo troppo alla terra e alle cose terrene. Invece la Madonna in questi anni ci sta invitando a rivolgerci di più al Cielo e alle cose celesti, alla vita eterna.
P. Livio: Vedo che in questi ultimi tempi la Madonna ci invita a "non perdere la speranza". Come se noi avessimo perso la nostra fiducia in Dio oppure che pensassimo che il male sia troppo forte e che noi non possiamo vincerlo.
Marija: Io credo che oggi il mondo sia molto negativo: non conta più su Dio e sul suo aiuto, ma confida solo in sè stesso. Invece la Madonna ci invita a collaborare con Dio. Lo dice anche in questo messaggio: “aiutateLo con le vostre preghiere”. Lui ci aiuta e ci chiede di non perdere la speranza.
P. Livio: Secondo te qual’è la ragione di questa lunga permanenza della Madonna tra noi? In alcuni messaggi recenti, anche quello dato a Mirjana il 2 dicembre scorso, la Madonna dice che Lei intende guidarci anche per il futuro. Come se su questa generazione ci fosse un attacco...
Marija: Sì, siamo nella lotta, come dice la Madonna. Dobbiamo lottare non solo contro questo mondo pagano, ma anche con noi stessi, perchè tante volte ciò che è pagano entra in noi. Invece la Madonna vuole che scegliamo Dio e i suoi Comandamenti, che viviamo questo cammino con Dio. Lei ripete che dobbiamo confidare in Dio, lasciarci guidare da Lui e anche collaborare con Lui pregando, facendo piccoli sacrifici, fioretti, anche per la salvezza dell’umanità. Come hanno fatto i veggenti di Fatima, che, pur così piccoli, si mettevano una specie di cilicio (una corda con i nodi) per soffrire. Oggi non sappiamo più cosa significa sacrificio e mettiamo l’io al posto di Dio.
P. Livio: Forse oggi non sappiamo più neanche cosa siano i Comandamenti, mentre la Madonna in un messaggio ha detto che sono indicatori di strada sulla via della santità.
Marija: Sì. Tu sei libero e puoi andare contro, ma sarà la tua condanna. Per questo la Madonna e anche Gesù Bambino ci invitano a vivere i Comandamenti. Se vuoi vivere bene, in pace con Dio, vivi i Comandamenti che Lui ha dato.
P. Livio: Oggi il Papa nella benedizione „Urbi et orbi“ ha fatto un panorama preoccupante di tante guerre che ci sono nel mondo, cominciando dalla Siria. Ho pensato che ora comprendiamo perchè la Regina della Pace è qui con noi: con tutte le armi che ci sono, queste guerre potrebbero portare l’umanità ad una catastrofe.
Marija: E’ vero, ma Gesù e la Madonna sono con noi e lottano con noi per la pace e noi dobbiamo collaborare con la nostra preghiera. Loro ci danno questa speranza... Una persona che ha fede è una persona in pace in ogni situazione... Gesù è presente... Lui ha detto: “Dove sono riuniti due o tre nel mio nome, Io sono con loro”. Ci crediamo o no? La Madonna ci invita a credere. Le sue parole e il suo amore ci riempiono di gioia e ci stimolano a camminare verso l’eternità.
P. Livio: Che effetto ti fa vedere un bambino appena nato e pensare che quello è Dio?
Marija: E’ una gioia immensa. Aspettiamo Natale con una gioia speciale, perchè qui è vissuto come la festa della famiglia. E quando la Madonna arriva con Gesù Bambino, è per noi un’esperienza strepitosa, enorme. Non abbiamo parole per descrivere questo. E quando vediamo Gesù che ci dà la sua benedizione insieme con la Madonna, per noi è come se il Cielo si apra e scenda qui sulla terra. Che gioia vedere questi grandi atti di amore di Dio: la presenza della Madonna e ancor più la presenza di Gesù!
P. Livio: Se il Bambino Gesù dà la benedizione vuol dire che è un Bambino ripieno della sua autorità divina. Anche quando ha parlato nel 2012 lo ha fatto con autorità divina, benchè fosse un bambino... Il fatto che tu hai visto la Madonna con Gesù Bambino, ci conferma nella fede. Noi crediamo perchè il mistero del Natale è raccontato nei Vangeli, però le apparizioni mariane ci aiutano a confermare e rafforzare la nostra fede. Capisci che il Natale è qualcosa di molto vivo, reale, che ci accompagna e che diventa presente per noi nella preghiera.
Marija: E’ vero. La presenza della Madonna è così reale che è diventata parte della nostra vita.
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Marija ha quindi pregato il “Magnificat” e il Gloria.
... e Padre Livio ha concluso con la benedizione.
Marija e P. Livio
Fonte: Medjugorje oggi
Commento di p. Livio al Messaggio a Marjia del 25 dicembre 2016
"Cari figli, con grande gioia oggi vi porto mio Figlio Gesù perché Lui vi dia la Sua pace. Figlioli, aprite i vostri cuori e siate gioiosi affinché possiate accoglierla. Il Cielo è con voi e lotta per la pace nei vostri cuori, nelle famiglie e nel mondo e voi, figlioli, aiutatelo con le vostre preghiere affinché sia così. Vi benedico con mio Figlio Gesù e vi invito a non perdere la speranza e che il vostro sguardo e il vostro cuore siano sempre rivolti verso il Cielo e verso l’Eternità. Così sarete aperti a Dio ed ai Suoi piani. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".
Commento di Padre Livio di Radio Maria al messaggio del 25 dicembre
Questo messaggio è molto semplice ed è centrato sul Natale: la Madonna è apparsa con il Bambino Gesù in braccio ed è venuta a portare il Bambino Gesù che è la nostra pace, il Re della pace!
Se accoglieremo il Re della pace, come la Madonna ha detto in un altro messaggio di Natale, questo secolo sarà un secolo di pace e di prosperità.
Gesù è la nostra pace, il Verbo di Dio, facendosi uomo, mediante la Sua passione e la Sua morte in croce e la Sua resurrezione, ha ottenuto il perdono dei peccati. Noi siamo diventati figli di Dio, perché Gesù ha dato agli uomini la possibilità di riconciliarsi con Dio, di sentire il Suo amore, la Sua paternità, la Sua infinita misericordia.
Nel medesimo tempo Gesù è la nostra pace, perché, unendoci a Lui, ci ha reso fratelli fra noi, dandoci il precetto dell'amore.
Ecco dunque il significato che è racchiuso nelle prime parole della Madonna: “con grande gioia oggi vi porto mio Figlio Gesù perché Lui vi dia la Sua pace”. La Madonna, come ci ha descritto Marija, era piena di gioia. Il compito di Maria è quello di portarci Gesù e di portarci a Gesù, ovviamente non soltanto il giorno di Natale.
Quindi se Dio ci porta la sua pace attraverso suo Figlio Gesù, voi “figlioli, aprite i vostri cuori e siate gioiosi affinché possiate accoglierla”.
La luce risplende nelle tenebre, dice il Vangelo di Giovanni, ma le tenebre non l'hanno accolta. “Il mondo odia i cristiani, ma prima di odiare i cristiani ha odiato il Figlio di Dio”, ha detto il Papa, l'amore di Dio non è accolto, non è vissuto, non è tenuto in gran conto o anche odiato.
La Madonna ci porta Gesù nostra pace nella gioia e noi dobbiamo aprire i cuori per accoglierla, non c'è dono più grande della pace.
Anche sotto il profilo esistenziale quand'è che noi siamo felici? La felicità può essere il bagliore di un attimo, è ben difficile che la felicità sia una fiamma che brucia sempre, perché poi ci sono tante traversie nella vita.
Si può sfuggire all'inquietudine, all’angoscia, alla disperazione, alla sofferenza con la fede dell'amore di Dio, la certezza dell'amore di Dio, del Suo perdono, camminando nella vita con la pace nel cuore.
Si tratta di accogliere Gesù nella nostra vita, seguirLo, stringere con Lui un'amicizia che nessuna bufera della vita possa rompere.
Poi c'è una frase che la Madonna non aveva mai detto: “Il Cielo è con voi e lotta per la pace nei vostri cuori”, una frase molto vera anche sotto il profilo esistenziale, cioè la pace è una conquista, è un dono, ma aprire il cuore e far sì che questo dono regni nel nostro cuore e sia una presenza stabile è lotta quotidiana, è combattimento spirituale.
Con l'aiuto della grazia dobbiamo combattere perché la pace regni in noi, perché il perdono regni in noi, perché la grazia regni in noi, perché il bene regni in noi, perché la luce regni in noi. È una lotta interiore fra le tenebre e la luce, fra il male e il bene, fra la menzogna e la verità.
Il destino della pace nel mondo dipende proprio dall'esito della battaglia che si fa in ogni cuore.
Questo è certamente uno dei messaggi fondamentali della Regina della Pace e cioè che se vogliamo la pace nelle famiglie, nei rapporti umani e nel mondo, dobbiamo far vincere la pace nei nostri cuori. Ogni volta che un cuore perdona invece di vendicarsi, ogni volta che un cuore accoglie l'invito alla conversione invece che indurirsi, non soltanto cambia la vita di quella persona, ma cresce la pace nel mondo, tante gocce di pace fanno il mare della pace, tante gocce di odio fanno il mare dell'odio.
E così la pace vince anche “nelle famiglie e nel mondo e voi, figlioli, aiutate il cielo con le vostre preghiere affinché sia così”. Non siamo soli in questa lotta per il bene, per la pace, per la verità, ma la potenza della grazia opera nei nostri cuori e noi dobbiamo cooperare con le nostre preghiere affinché il Cielo vinca con noi, in noi e attraverso di noi. Allora possiamo porci la domanda: “Io che cosa posso fare perché vinca la pace? Io che cosa posso fare perché vinca il bene?”
Noi stessi dobbiamo essere i portatori della pace, i testimoni della pace, operando prima di tutto in noi, poi nelle nostre famiglie e nella società.
Nel cuore di ognuno si decide il futuro dell'umanità.
La Madonna conclude il messaggio dicendo: “Vi benedico con mio Figlio Gesù”, come ci ha detto Marija nella sua telefonata, anche Gesù Bambino ha benedetto insieme alla Madonna, Gesù benedice con la benedizione di Dio, la Madonna benedice con la sua benedizione materna.
Spesso le difficoltà della vita sia a livello personale che a livello sociale e storico, fanno sì che siamo tentati di scoraggiarci, e diciamo: “Dio dov’è? Perché Dio non ci aiuta?”, Molte volte gettiamo la spugna e diciamo: il male è troppo forte, e questa è una tattica del diavolo per disarmarci, e invece la Madonna ci dice: “vi invito a non perdere la speranza”, perché, come diceva San Paolo, “se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?”
Il catastrofismo e il pessimismo sono una tentazione dalla quale dobbiamo guardarci. Dobbiamo avere invece lo sguardo della speranza sia a livello soprannaturale che a livello umano. Non ottimisti nel senso di essere sradicati dalla realtà, ma trovare le motivazioni per dare speranza alle persone, per indicare obiettivi di miglioramento per i quali impegnarci. Infine l’invito della Madonna che si è ripetuto tante volte in questi ultimi tempi: “che il vostro sguardo e il vostro cuore siano sempre rivolti verso il Cielo e verso l’Eternità”, è un invito che ha un valore particolare, perché siamo in un tempo in cui gli uomini sono come quelli descritti da Platone nella caverna, sono nella caverna al buio e quando arriva il salvatore quasi non vorrebbero uscire. Viviamo come se fossimo tutti rinchiusi in un serraglio nel quale nascere e morire.
È una visione della vita disperata, degradante, che genera angoscia.
Questa visione pessimistica della vita sta provocando il crollo della natalità, alla fin fine uno decide di godersi quel poco che può godersi e si guarda bene dal mettere al mondo delle nuove creature. Solo nella fede e con lo sguardo all’Eternità si scopre la bellezza e la grandezza della vita.
E “così”, camminando nella gioia, sia pure con la fatica quotidiana, verso la Gerusalemme Celeste, “sarete aperti a Dio ed ai Suoi piani”, piani di misericordia e di pace. “Grazie per aver risposto alla mia chiamata".
“ Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito: www.medjugorjeliguria.it“
domenica 25 dicembre 2016
Messaggio a Marija del 25 dicembre 2016
Messaggio annuale della Madonna attraverso il veggente Jakov dato oggi 25 dicembre 2016
"Cari figli, oggi in questo giorno di grazia in un modo particolare vi invito di pregare per la pace. Figli, io sono venuta qua come Regina della Pace e quante volte vi ho chiamati di pregare per la pace, però i vostri cuori sono agitati, il peccato vi frena di aprirsi completamente alla grazia e pace che Dio vi vuole donare. Vivere la pace figli miei vuol dire prima ad avere la pace nei vostri cuori e donarsi totalmente a Dio e alla Sua volontà. Non cercate pace e gioia in queste cose terrene perché tutto questo e di passaggio. Sforzatevi verso la Vera Misericordia e pace che viene solo da Dio e solo così i vostri cuori saranno pieni di gioia sincera e solo così potrete diventare testimoni di pace in questo mondo agitato. Io sono la vostra madre e intercedo per ogni uno di voi. Grazie perché avete risposto alla mia chiamata.domenica 18 dicembre 2016
Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 15 dicembre 2016
Dal Vangelo secondo Luca
Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle:
«Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto:
"Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero,
davanti a te egli preparerà la tua via".
Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.
Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro».
Parola del Signore.
Cari fedeli, la Parola di Dio ci ammonisce di prendere sul serio la nostra vita sulla terra e anche la chiamata alla vita eterna. Cioè ci invita a comportarci in modo responsabile durante la vita che viviamo. La nostra vita è un’attesa gioiosa del Signore. Nell’Avvento siamo invitati a vigilare e a pregare per prepararci alla venuta di Cristo.
Il grande profeta Isaia annuncia la salvezza e il Salvatore al popolo di Israele: “Alza grida di giubilo e di gioia. Prorompi in grida tu che non hai provato i dolori. Davanti alla porta è il Salvatore, portavoce della Buona Novella”.
Abbiamo più volte sentito parlare così Isaia durante l’Avvento.
E’ venuto Giovanni il Battista nel deserto predicando la conversione e il Battesimo per il perdono dei peccati. La Chiesa lo chiama “precursore”.
Nei tempi antichi se un re o un governatore andava in un certo luogo davanti a lui andava un portavoce per annunciare a chi lo aspettava “Ecco, arriva, preparatevi”. Questo era il compito di Giovanni Battista. Doveva preparare il popolo alla venuta del Signore.
In questi giorni di conversione e di preparazione alla venuta di Cristo la Chiesa ci mette davanti agli occhi un esempio vivo di com’è un uomo veramente convertito. Davanti a noi sta Giovanni il Battista.
Di lui Gesù disse: “Di tutti i nati di donna non è nato uno più grande di Giovanni il Battista”. Perchè una lode così grande? La risposta si trova nella sua vita e nella sua opera. Gesù dice di lui che non era una canna sbattuta dal vento. Lui era un uomo che non ha mai tradito la sua coscienza e il suo Dio. Lui è un eroe. Ha un carattere forte che loda solo il Signore. Per Lui, per il Suo messaggio e per la Sua Verità egli dona la vita. Non badava a ciò che diceva il suo re, ma a ciò che diceva il suo Dio. Non era schiavo della paura, ma era servo della Parola di Dio, della Giustizia, costi quel che costi. sappiamo che gli è costato la vita. Ha dimostrato che era pronto a morire per Dio, a sacrificare tutto.
San Giovanni Battista è esempio, modello, ammonimento e rimprovero per tanti cristiani, per tutti noi. Ci insegna come deve essere un cristiano. Deve essere una quercia e non una canna. Deve essere un uomo di fede, di carattere.
Giovanni è l’esempio che non dobbiamo badare alle opinioni umane, ma a cosa dirà il nostro Dio. La sua vita è un insegnamento che non dobbiamo mai avere una posizione brutta davanti agli Occhi di Dio. Qualsiasi cosa dica il mondo Dio è prima di tutti.
Fratelli e sorelle, come siamo davanti allo specchio di Giovanni il Battista? Egli viveva nel deserto e vestiva di una pelle selvatica. E’ esempio di un uomo padrone di se stesso.
Quanti oggi hanno dimenticato di avere l’anima, perchè pensano troppo al corpo, al vestito.
Noi non dobbiamo andare nel deserto e vestirci come Giovanni. Anche nella ricchezza si può servire Dio. Ma una cosa sola è importante: dobbiamo essere padroni di noi stessi. Dobbiamo essere figli buoni del nostro Padre Celeste. Dobbiamo essere senza ruga e macchia nel giorno in cui Lui verrà.
Questo è il senso della nostra preparazione al Natale, all’incontro con il nostro Signore che viene a visitarci. Questo è il senso dell’Avvento.
Giovanni il Battista, durante tutta la sua vita, insegnava al popolo come si doveva credere e vivere. Suo padre Zaccaria ha parlato di lui e ha detto: “Tu sarai il profeta dell’Altissimo, perchè andrai davanti al Signore per preparare le Sue vie, per mostrare al popolo la via della salvezza”.
La via della salvezza è la via della fede che Gesù ha portato al mondo. Ispirato da Dio Giovanni portava la gente a Gesù che è venuto dal Cielo per guidare e salvare gli uomini. Giovanni diceva: “Dopo di me viene Uno più grande di me. Io non sono degno di slegarGli i sandali. Io vi battezzo con acqua e Lui vi battezzerà con lo Spirito Santo”.
Oh, se noi cristiani fossimo coscienti del ruolo che aveva Giovanni Battista! Se facessimo il possibile per svolgere il suo ruolo tra di noi non ci sarebbero più coloro che dicono di non credere in Dio, non ci sarebbe il male che c’è tra noi che siamo battezzati. Attraverso il Battesimo apparteniamo a Cristo, unico e vero Maestro, Salvatore di tutti gli uomini.
C’è sempre stato bisogno e ci sarà sempre bisogno di persone che testimonino la fede che ci ha portato Gesù Cristo.
Papa Paolo VI, il papa del Concilio Vaticano II, ha detto in modo solenne: “Non bisogna essere soltanto cattolici, ma bisogna essere apostoli”. Tutti coloro che partecipano attivamente al compito della Chiesa di insegnare e salvare gli uomini compiono un’opera di luce, un’opera divina. I giorni in cui non facciamo nulla per gli altri, ma solo per noi, sono giorni persi.
Qui non si tratta soltanto dei genitori che sono i primi educatori dei loro figli e devono tener conto della felicità dei figli. Dobbiamo essere coloro che cercano di seminare nelle anime dei nostri figli Dio e il Suo insegnamento. Con le nostre parole, il nostro esempio, la nostra vita. Poi loro dovranno trasmettere questo ai loro figli.
Ma si tratta di ogni cristiano cattolico. Da parte sua dovrebbe dare sempre esempio nell’ambiente di lavoro, ovunque. Se siamo convinti e crediamo che la vita secondo l’insegnamento di Cristo è la vita migliore e ci porta al bene eterno, perchè non ci impegniamo di più , affinché tutti vivano una tale vita?
Affidiamoci all’Amore del Signore. Lui viene in nostro aiuto. In questo Avvento andiamo incontro a Lui con le opere buone. Forse nell’ultimo Avvento della nostra vita non eravamo buoni, ma chissà se avremo un’altra occasione.
Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )
lunedì 12 dicembre 2016
Beata Vergine di Guadalupe
L'apparizione, il 9 dicembre 1531, della "Morenita" all'indio Juan Diego, a Guadalupe, in Messico, è un evento che ha lasciato un solco profondo nella religiosità e nella cultura messicana. L'evento guadalupano fu un caso di “inculturazione” miracolosa: meditare su questo evento significa oggi porsi alla scuola di Maria, maestra di umanità e di fede, annunciatrice e serva della Parola, che deve risplendere in tutto il suo fulgore, come l'immagine misteriosa sulla tilma del veggente messicano, che la Chiesa ha di recente proclamato santo.
Che cosa era accaduto in quel lontano secolo XVI in Messico? La mattina del 9 dicembre 1531, mentre sta attraversando la collina del Tepeyac per raggiungere la città, un indio di nome Juan Diego e’ attratto da un canto armonioso di uccelli e dalla visione dolcissima di una Donna che lo chiama per nome con tenerezza. La Signora gli dice di essere "la Perfetta Sempre Vergine Maria, la Madre del verissimo ed unico Dio" e gli ordina di recarsi dal vescovo a riferirgli che desidera le si eriga un tempio ai piedi del colle. Juan Diego corre subito dal vescovo, ma non viene creduto.
Tornando a casa la sera, incontra nuovamente sul Tepeyac la Vergine Maria, a cui riferisce il suo insuccesso e chiede di essere esonerato dal compito affidatogli, dichiarandosene indegno. La Vergine gli ordina di tornare il giorno seguente dal vescovo, che, dopo avergli rivolto molte domande sul luogo e sulle circostanze dell’apparizione, gli chiede un segno. La Vergine promette di darglielo l'indomani. Ma il giorno seguente Juan Diego non può tornare: un suo zio, Juan Bernardino, è gravemente ammalato e lui viene inviato di buon mattino a Tlatelolco a cercare un sacerdote che confessi il moribondo; giunto in vista del Tepeyac decide perciò di cambiare strada per evitare l’incontro con la Signora. Ma la Signora è là, davanti a lui, e gli domanda il perchè di tanta fretta. Juan Diego si prostra ai suoi piedi e le chiede perdono per non poter compiere l’incarico affidatogli presso il vescovo, a causa della malattia mortale dello zio. La Signora lo rassicura, suo zio è già guarito, e lo invita a salire sulla sommità del colle per cogliervi i fiori. Juan Diego sale e con grande meraviglia trova sulla cima del colle dei bellissimi "fiori di Castiglia": è il 12 dicembre, il solstizio d’inverno secondo il calendario giuliano allora vigente, e ne' la stagione ne' il luogo, una desolata pietraia, sono adatti alla crescita di fiori del genere.
Juan Diego ne raccoglie un mazzo che porta alla Vergine, la quale però gli ordina di presentarli al vescovo come prova della verità delle apparizioni. Juan Diego ubbidisce e giunto al cospetto del presule, apre il suo mantello e all’istante sulla tilma si imprime e rende manifesta alla vista di tutti l'immagine della S. Vergine. Di fronte a tale prodigio, il vescovo cade in ginocchio, e con lui tutti i presenti. La mattina dopo Juan Diego accompagna il presule al Tepeyac per indicargli il luogo in cui la Madonna ha chiesto le sia innalzato un tempio. Nel frattempo l'immagine, collocata nella cattedrale, diventa presto oggetto di una devozione popolare che si è conservata ininterrotta fino ai nostri giorni. La Dolce Signora che si manifestò sul Tepeyac non vi apparve come una straniera. Ella infatti si presenta come una meticcia o morenita, indossa una tunica con dei fiocchi neri all’altezza del ventre, che nella cultura india denotavano le donne incinte. E’ una Madonna dal volto nobile, di colore bruno, mani giunte, vestito roseo, bordato di fiori. Un manto azzurro mare, trapuntato di stelle dorate, copre il suo capo e le scende fino ai piedi, che poggiano sulla luna. Alle sue spalle il sole risplende sul fondo con i suoi cento raggi. L'attenzione si concentra tutta sulla straordinaria e bellissima icona guadalupana, rimasta inspiegabilmente intatta nonostante il trascorrere dei secoli: questa immagine, che non è una pittura, ne' un disegno, ne' è fatta da mani umane, suscita la devozione dei fedeli di ogni parte del mondo e pone non pochi interrogativi alla scienza, un po’ come succede ormai da anni col mistero della Sacra Sindone.
Nel 1936, il premio Nobel per la Chimica ha la possibilità di analizzare due fili, uno rosso e uno giallo, provenienti da frammenti della tilma di Juan Diego. I risultati delle analisi, condotte con le tecniche più sofisticate allora disponibili, sono incredibili: sulle fibre non vi è traccia di coloranti, né vegetali, né animali, né minerali.
Di tutte le cose incredibili che si possono dire sull'immagine miracolosamente impressa sulla tilma di Juan Diego, certamente la più sconvolgente è quella relativa agli occhi della Madonna. Una commissione di scienziati, applicando al dipinto il metodo di ingrandimento usato dalla Nasa, ha scoperto impresse nelle Sue pupille delle microscopiche immagini di persone, come se si trattasse di una fotografia: Juan Diego, il vescovo e altri ignoti personaggi che si trovavano stupefatti e in preghiera. Esattamente cio' che vedevano in quel momento gli occhi della Madonna del dipinto durante il miracolo nella stanza del vescovo il 12 dicembre 1531. La presenza di queste immagini negli occhi è, innanzi tutto, la conferma definitiva dell'origine prodigiosa dell'icona guadalupana: è materialmente impossibile dipingere tutte queste figure in cerchietti di circa 8 millimetri di diametro, quali sono le iridi della Madonna di Guadalupe, e per di più nell'assoluto rispetto di leggi ottiche totalmente ignote nel secolo XVI.
Un altro studio scientifico che ha dato risultati molto interessanti è quello relativo alla disposizione delle stelle sul manto della Vergine, disposizione che sembra tutt'altro che casuale. Don Mario Rojas Sánchez ha identificato sulla tunica una "mappa" dei principali vulcani del Messico; quanto alle stelle, lo stesso sacerdote ha potuto accertare, grazie alla collaborazione di alcuni astronomi e dell'osservatorio Laplace di Città di Messico, che esse corrispondono alle costellazioni presenti sopra Città di Messico al solstizio d'inverno del 1531 - solstizio che, dato il calendario giuliano allora vigente, cadeva il 12 dicembre - viste però non secondo la normale prospettiva "geocentrica", ma secondo una prospettiva "cosmocentrica", ossia come le vedrebbe un osservatore posto "al di sopra della volta celeste".
Nostra Signora di Guadalupe, che appare a Juan Diego in piedi, vestita di sole, non solo gli annuncia che è nostra madre spirituale, ma lo invita –come invita ciascuno di noi - ad aprire il proprio cuore all'opera di Cristo che ci ama e ci salva.
Preghiera alla Madonna di Guadalupe
Vergine Immacolata di Guadalupe, Madre di Gesù e Madre nostra, vincitrice del peccato e nemica del Demonio, Tu ti manifestasti sul colle Tepeyac in Messico all'umile e generoso contadino Giandiego.
Sul suo mantello imprimesti la Tua dolce Immagine come segno della Tua presenza in mezzo al popolo e come garanzia che avresti ascoltato le sue preghiere e addolcito le sue sofferenze.
Maria, Madre amabilissima, noi oggi ci offriamo a te e consacriamoper sempre al tuo Cuore Immacolato tutto quanto ci resta di questa vita, il nostro corpo con le sue miserie, la nostra anima con le sue debolezze, il nostro cuore con i suoi affanni e desidèri, le preghiere, le sofferenze, l'agonia.
O Madre dolcissima, ricòrdati sempre dei tuoi figli.
Se noi, vinti dallo sconforto e dalla tristezza, dal turbamento e dall'angoscia, dovessimo qualche volta dimenticarci di te, allora, Madre pietosa, per l'amore che porti a Gesù, ti chiediamo di proteggerci come figli tuoi e di non abbandonarci fino a quando non saremo giunti al porto sicuro, per gioire con Te, con tutti i Santi, nella visione beatifica del Padre. Amen.
Salve Regina
Fonte: IdM
