grazie a gianradi
Affinchè tutti possano leggere i Messaggi della Madonna a Medjugorje.
Carissimi, ecco ciò che Ivan ha comunicato circa l’apparizione da lui avuta stasera, venerdì 17 maggio 2019, alla Croce blu alle ore 22:00. ...
In conformità ai decreti di Urbano VIII e alle direttive del Concilio Vaticano II, l’autore non intende in alcun modo prevenire il giudizio sull’autenticità soprannaturale dei fatti e dei messaggi di cui si fa cenno. Tale giudizio compete alla Chiesa, a cui l’autore si sottomette pienamente. Le parole « apparizioni, miracoli, messaggi » e simili, hanno qui semplice valore di testimonianza humana.
La devozione al Sacro Cuore nel XVII secolo
Agli inizi del '600 la devozione al Sacro Cuore si diffuse specialmente per opera dei Padri gesuiti. Ne ricordiamo alcuni fra i più noti. In Spagna Luis De La Puente trattò di questa devozione nelle sue numerose pubblicazioni. In Ungheria Matyas Hajnal scrisse in lingua ungherese un libro di preghiere, nel quale espone "La devozione per cuori che amano il Cuore di Gesù". In Polonia Kasper Druzbicki compose il trattato "Meta cordium Cor Jesu". In Francia Vincent Huby propagò questa devozione nelle missioni parrocchiali in Bretagna e nei corsi di Esercizi a gruppi di decine di persone.
L'attività dei gesuiti e di altri propagò la devozione al Sacro Cuore in un ambito pubblico, ma non molto esteso. Un buon passo avanti si verificò mediante S.Giovanni Eudes (1601-1680). Grande fu la sua opera nella diffusione della devozione ai SS. Cuori di Gesù e Maria. A lui si deve la prima composizione della Messa e dell'ufficio in onore del Sacro Cuore. Leone XIII - che ben conosceva la storia di questa devozione - lo ritenne come "l'autore del culto liturgico dei SS. Cuori".
Cinque anni dopo l'approvazione della Messa avvennero le rivelazioni a S.Margherita Maria Alacoque (1647-1690), a Paray-le Monial, dal 1673 al 1675. Il gesuita S.Claudio de la Colombière, confessore della veggente, ritenne autentiche le rivelazioni. Ma poco dopo, nel 1676, fu inviato in Inghilterra, incarcerato a causa di false accuse e si ammalò gravemente.
Rimandato in Francia nel 1679, l'infermità gli impedì di diffondere la devozione al Sacro Cuore. Ma Colombière la inculcò a vari studenti gesuiti, dei quali era direttore spirituale. Morì nel 1681. Tra quei studenti vi era Giuseppe Gallifet s.j. (1663-1749), che assimilò fortemente il messaggio delle rivelazioni. Divenuto sacerdote dedicò una straordinaria attenzione nell'illustrare e diffondere le rivelazioni e la devozione al Sacro Cuore.
In tempi piuttosto brevi le rivelazioni a S.Margherita Maria concorsero grandemente all'eccezionale movimento della devozione. P.Gallifet sostenne S.Margherita Maria e compose la Messa in onore del Sacro Cuore: "Venite, exultemus" e l'Ufficio corrispondente. Il Vescovo di Coutances, Mons. Francesco de Lomènie de Brienne, nel 1688 approvò il formulario della Messa e permise di celebrare la festa liturgica del Sacro Cuore il venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini.
La prima richiesta a Roma: 1696
Dopo la morte di S. Margherita Maria Alacoque (1690), le Visitandine di Francia, incoraggiate dalla diffusione della devozione, presentarono varie richieste alla Santa Sede: l'approvazione della festa liturgica del Sacro Cuore; la sua celebrazione il venerdì dopo la festa del Corpus Domini; la facoltà per tutti i sacerdoti che in quel giorno avessero celebrato nei monasteri della Visitazione di dire la Messa "Venite", composta dal P.Gallifet.
I Padri gesuiti appoggiarono la mozione. Si ebbe pure il patrocinio della regina Maria, moglie di Giacomo II Stuart, re d'Inghilterra. Fu nominato "ponente" della causa il Card. Tousaint. Nella discussione della causa il promotore della Fede, Mons. Bottini, si oppose risolutamente all'approvazione. Le ragioni addotte erano soprattutto due: la Chiesa nel culto pubblico non si basa su rivelazioni private; la questione fisiologica del cuore umano in rapporto alle commozioni passionali (amore, dolore, ecc.) non era chiarita. Il 30 maggio 1697 fu reso noto l'esito negativo della causa. Anche i formulari della Messa "Venite" furono respinti.
Secolo XVIII - Si ottiene l'approvazione pontificia
Nonostante la risposta negativa del 1697, la devozione continuava a diffondersi. Il P.Gallifet elencava 317 associazioni in onore del Sacro Cuore sorte nel decennio 1693-1703.
Le Visitandine per la seconda volta presentarono la domanda di approvazione della festività. Il Papa Benedetto XIII era noto per la sua pietà. Alle Visitandine si unì l'episcopato francese, il re Augusto di Polonia e Filippo V di Spagna.
Il P. Gallifet, postulatore, presentò un'opera sul culto al Sacro Cuore e la sua diffusione, che venne pubblicata a Roma l'anno precedente. Nella "causa" il Promotore della Fede era Prospero Lambertini (poi Benedetto XIV). La decisione finale fu: "Non proposita", che nello stile della Curia romana significava che la festività non si approvava. Due anni dopo (1729) fu riproposta l'approvazione e si ebbe un terzo amaro e secco: "Negative".
Per la quarta volta si presentò domanda per l'approvazione alla Sacra Congregazione dei Riti, nel 1763. L'iniziativa partì dall'Episcopato polacco. Appoggiavano la domanda alcuni Principi di Polonia e di Francia. Il sostegno più imponente venne da 148 vescovi di Europa che sottoscrissero la petizione. Tra questi ci fu S.Alfonso Maria de' Liguori.
La "causa" fu discussa a lungo. Il 2 gennaio 1765 la Sacra Congregazione dei Riti approvava la festa del Sacro Cuore "pro regno Poloniae, pro catholicis Hispaniarum regnis, necnon pro archiconfraternitate sub titulo eiusdem santissimi Cordis in Urbe" ("per il Regno di Polonia, per i cattolici dei regni della Spagna, nonché per l'arciconfraternita che a Roma porta il titolo del Santissimo Cuore").
La decisione fu confermata dal papa Clemente XIII il 6 febbraio 1765, cioè il mese dopo. Il papa tolse però tolse la dizione "pro catholicis Hispaniarum regnis". La festa liturgica era limitata dunque alla Polonia e alla Arciconfraternita del Sacro Cuore in Roma. Per la festività liturgica si stabilì il venerdì dopo il Corpus Domini. Da questo momento comunque si può dire che inizia nella Chiesa il culto pubblico canonico al Sacro Cuore.
Nel decreto di approvazione è ricordata la grande diffusione del culto al Sacro Cuore, "per omnes catholici orbis partes" ("per ogni parte del mondo cattolico"). Il "sensus" del popolo cristiano fu determinante e venne revocato il decreto negativo del 30 luglio 1729.
Poco dopo - l'11 maggio 1765 - fu approvato il testo di un nuova messa, detta "Miserebitur". La notizia dell'approvazione della festa si diffuse rapidamente. Molte diocesi e famiglie religiose si affrettarono a domandare l'indulto per celebrarla, adottando i nuovi testi.
Tutti l'ottennero. Tra i richiedenti ci furono la Compagnia di Gesù, le Visitandine, le diocesi di Pozzuoli e di Gallipoli, diverse Comunità religiose di Capua e Napoli. I testi della nuova messa sviluppano il tema dell'amore misericordioso del Cuore di Gesù, l'onda salutare che scaturisce dal Cuore squarciato, l'immolazione di Gesù sulla Croce nella natura umana.
Estensione universale della liturgia del Sacro Cuore
L'approvazione pontificia - anche se limitata - provocò una immensa diffusione del culto al Sacro Cuore. Non cessarono però dissensi oltraggiosi da parte dei giansenisti, presentando il culto al Cuore di Gesù come un atto di idolatria.
Nel vivo di questa acre polemica la regina Maria Francesca di Portogallo chiese al Papa Pio VI, nel 1777, l'indulto di celebrare la festa liturgica in Portogallo e in tutti i suoi domini. Pio VI "benigne annuit" (rispose favorevolmente) alla domanda dell'indulto e di altre richieste riguardanti la festività del Sacro Cuore.
La rivoluzione francese e il periodo napoleonico spazzarono le polemiche gianseniste e invece la devozione si sviluppò maggiormente. A metà del XIX secolo quasi non vi era diocesi che non avesse ottenuto dalla Sede Apostolica l'indulto di celebrare la liturgia del Sacro Cuore.
A distanza di quasi un secolo dalla prima approvazione romana (del 1765), Pio IX ritenne maturi i tempi per l'estensione della festa alla Chiesa Universale ed emanò il decreto il 23 agosto 1856. Fu adottata la messa "Miserebitur" col suo Ufficio, nella categoria di "duplex maius", secondo i gradi della liturgia di allora.
Conclusione
L' estensione universale della liturgia del Sacro Cuore ebbe una difficile gestazione. Le risposte "negative" di Roma, l'esame dei testi liturgici, l'attenzione a distinguere tra rivelazioni private e il "Deposito della Fede", i quesiti anche non teologici riguardanti le relazioni tra il cuore e i sentimenti di amore, dolore etc., mostrano quanto sia circospetta la Chiesa nel culto pubblico. La liturgia è la Fede orante. Se nulla di spurio può entrare nel Deposito della Fede, altrettanto nulla di insicuro può sovrapporsi allo splendore della liturgia.
Una delle caratteristiche della liturgia è che rispecchia diverse età storiche, vari atteggiamenti di popoli e differenti spiritualità di fondatori di ordini religiosi. Qualcosa di simile è avvenuto nella formulazione dei numerosi testi liturgici per Messe del Sacro Cuore precedenti al 1856. In essi affiora un continuo lavorio che mette in rilievo molteplici aspetti della "charitas" umana e divina del Verbo-Uomo: amore misericordioso, tenerezza di sentimenti, immolazione, riparazione, peso dell'ingratitudine... Una vasta "concorde discordia" di un grandioso coro, che comunica al pellegrino, nelle vie semioscure della storia, serenità e una misteriosa energia per servire.
CONSACRAZIONE AL SACRO CUORE
(di S. Margherita Maria Alacoque)
Io..., dono e consacro al Cuore adorabile di Gesù la mia persona e la mia vita, le mie azioni, pene e sofferenze per non più servirmi di alcuna parte del mio essere, se non per onorarlo, amarlo e glorificarlo.
E' questa la mia irrevocabile volontà: essere tutto suo e fare ogni cosa per suo amore, rinunciando a tutto ciò che può dispiacergli.
Ti scelgo, Sacro Cuore di Gesù, come unico oggetto del mio amore, custode della mia vita, pegno della mia salvezza, rimedio della mia fragilità e incostanza, riparatore di tutte le colpe della mia vita e rifugio sicuro nell'ora della mia morte.
Sii, o Cuore di bontà e di misericordia, la mia giustificazione presso Dio Padre e allontana da me la sua giusta indignazione. Cuore amoroso di Gesù, pongo in te la mia fiducia, perchè temo tutto dalla mia malizia e debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà.
Distruggi in me quanto può dispiacerti. Il tuo puro amore s'imprima profondamente nel mio cuore in modo che non ti possa più dimenticare o essere separato da te.
Ti chiedo, per la tua bontà, che il mio nome sia scritto in te, poichè voglio vivere e morire come tuo vero devoto. Sacro Cuore di Gesù, confido in te!
"Benedirò le case dove l'immagine del mio S. Cuore è esposta e onorata. Metterò la pace nelle famiglie. Le consolerò nelle loro pene." (Promesse del S. Cuore a S. Margherita Maria Alacoque).
Fonte: IdM_buonagiornata
Cari amici,
le esortazioni della Regina della pace nel messaggio a Mirjana si esprimono in altrettanti imperativi, ai quali devono corrispondere le nostre risposte, forti e decise:
" Incamminatevi dietro a mio Figlio", "Siate una sola cosa con lui", "Siate figli di Dio", Amate e perdonate", "Pregate e digiunate", "Amate i vostri Pastori".
In Gesù troveremo riposo nei dolori nelle sofferenze e nelle difficoltà.
Quando conosceremo il Padre celeste, capiremo che soltanto Lui ci è necessario.
Siano lodati Gesù e Maria
Buona giornata
Padre Livio
“Cari figli, in questo tempo inquieto io vi invito di nuovo ad incamminarvi dietro a mio Figlio, a seguirlo. Conosco i dolori, le sofferenze e le difficoltà, ma in mio Figlio vi riposerete, in Lui troverete la pace e la salvezza. Figli miei, non dimenticate che mio Figlio vi ha redenti con la sua croce e vi ha messi in grado di essere nuovamente figli di Dio e di chiamare di nuovo "Padre" il Padre Celeste. Per essere degni del Padre amate e perdonate, perché vostro Padre è amore e perdono. Pregate e digiunate, perché questa è la via verso la vostra purificazione, questa è la via per conoscere e comprendere il Padre Celeste. Quando conoscerete il Padre, capirete che soltanto Lui vi è necessario (la Madonna ha detto questo in modo deciso e accentuato). Io, come Madre, desidero i miei figli nella comunione di un unico popolo in cui si ascolta e pratica la Parola di Dio. Perciò, figli miei, incamminatevi dietro a mio Figlio, siate una cosa sola con Lui, siate figli di Dio. Amate i vostri pastori come li ha amati mio Figlio quando li ha chiamati a servirvi. Vi ringrazio!”
Cari fratelli e sorelle,
questa sera abbiamo pregato insieme con il Santo Rosario; abbiamo ripercorso alcuni eventi del cammino di Gesù, della nostra salvezza e lo abbiamo fatto con Colei che è nostra Madre, Maria, Colei che con mano sicura ci guida al suo Figlio Gesù.Oggi celebriamo la festa della Visitazione della Beata Vergine Maria alla parente Elisabetta. Vorrei meditare con voi questo mistero che mostra come Maria affronta il cammino della sua vita, con grande realismo, umanità, concretezza. Tre parole sintetizzano l’atteggiamento di Maria: ascolto, decisone, azione; parole che indicano una strada anche per noi di fronte a ciò che ci chiede il Signore nella vita.
1. Ascolto. Da dove nasce il gesto di Maria di andare dalla parente Elisabetta? Da una parola dell’Angelo di Dio: «Elisabetta tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio…» (Lc 1,36). Maria sa ascoltare Dio. Attenzione: non è un semplice “udire” superficiale, ma è l’“ascolto” fatto di attenzione, di accoglienza, di disponibilità verso Dio. Non è il modo distratto con cui a volte noi ci mettiamo di fronte al Signore o agli altri: udiamo le parole, ma non ascoltiamo veramente. Maria è attenta a Dio, ascolta Dio. Ma Maria ascolta anche i fatti, legge cioè gli eventi della sua vita, è attenta alla realtà concreta e non si ferma alla superficie, ma va nel profondo, per coglierne il significato. La parente Elisabetta, che è già anziana, aspetta un figlio: questo è il fatto. Ma Maria è attenta al significato, lo sa cogliere: «Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37). Questo vale anche nella nostra vita: ascolto di Dio che ci parla, e ascolto anche della realtà quotidiana, attenzione alle persone, ai fatti perché il Signore è alla porta della nostra vita e bussa in molti modi, pone segni nel nostro cammino; a noi la capacità di vederli. Maria è la madre dell’ascolto, ascolto attento di Dio e ascolto altrettanto attento degli avvenimenti della vita.
2. Decisione. Maria non vive “di fretta”, con affanno, ma, come sottolinea san Luca, «meditava tutte queste cose nel suo cuore» (cfr Lc 2,19.51). E anche nel momento decisivo dell’Annunciazione dell’Angelo, Ella chiede: «Come avverrà questo?» (Lc 1,34). Ma non si ferma neppure al momento della riflessione; fa un passo avanti: decide. Non vive di fretta, ma solo quando è necessario “va in fretta”. Maria non si lascia trascinare dagli eventi, non evita la fatica della decisione. E questo avviene sia nella scelta fondamentale che cambierà la sua vita: «Eccomi sono la serva del Signore…» (cfr Lc 1,38), sia nelle scelte più quotidiane, ma ricche anch’esse di significato. Mi viene in mente l’episodio delle nozze di Cana (cfr Gv 2,1-11): anche qui si vede il realismo, l’umanità, la concretezza di Maria, che è attenta ai fatti, ai problemi; vede e comprende la difficoltà di quei due giovani sposi ai quali viene a mancare il vino della festa, riflette e sa che Gesù può fare qualcosa, e decide di rivolgersi al Figlio perché intervenga: «Non hanno più vino» (cfr v. 3). Nella vita è difficile prendere decisioni, spesso tendiamo a rimandarle, a lasciare che altri decidano al nostro posto, spesso preferiamo lasciarci trascinare dagli eventi, seguire la moda del momento; a volte sappiamo quello che dobbiamo fare, ma non ne abbiamo il coraggio o ci pare troppo difficile perché vuol dire andare controcorrente. Maria nell’Annunciazione, nella Visitazione, alle nozze di Cana va controcorrente; si pone in ascolto di Dio, riflette e cerca di comprendere la realtà, e decide di affidarsi totalmente a Dio, decide di visitare, pur essendo incinta, l’anziana parente, decide di affidarsi al Figlio con insistenza per salvare la gioia delle nozze.
3. Azione. Maria si mise in viaggio e «andò in fretta…» (cfr Lc 1,39). Domenica scorsa sottolineavo questo modo di fare di Maria: nonostante le difficoltà, le critiche che avrà ricevuto per la sua decisione di partire, non si ferma davanti a niente. E qui parte “in fretta”. Nella preghiera, davanti a Dio che parla, nel riflettere e meditare sui fatti della sua vita, Maria non ha fretta, non si lascia prendere dal momento, non si lascia trascinare dagli eventi. Ma quando ha chiaro che cosa Dio le chiede, ciò che deve fare, non indugia, non ritarda, ma va “in fretta”. Sant’Ambrogio commenta: “la grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze”.
L’agire di Maria è una conseguenza della sua obbedienza alle parole dell’Angelo, ma unita alla carità: va da Elisabetta per rendersi utile; e in questo uscire dalla sua casa, da se stessa, per amore, porta quanto ha di più prezioso: Gesù; porta il suo Figlio. A volte, anche noi ci fermiamo all’ascolto, alla riflessione su ciò che dovremmo fare, forse abbiamo anche chiara la decisione che dobbiamo prendere, ma non facciamo il passaggio all’azione. E soprattutto non mettiamo in gioco noi stessi muovendoci “in fretta” verso gli altri per portare loro il nostro aiuto, la nostra comprensione, la nostra carità; per portare anche noi, come Maria, ciò che abbiamo di più prezioso e che abbiamo ricevuto, Gesù e il suo Vangelo, con la parola e soprattutto con la testimonianza concreta del nostro agire. Ascolto, decisione, azione.
Rivolto alla Madre del Salvatore, esempio di ascolto, decisione e azione, Papa Francesco ha quindi pronunciato questa preghiera:
"Maria, donna dell’ascolto, rendi aperti i nostri orecchi; fa’ che sappiamo ascoltare la Parola del tuo Figlio Gesù tra le mille parole di questo mondo; fa’ che sappiamo ascoltare la realtà in cui viviamo, ogni persona che incontriamo, specialmente quella che è povera, bisognosa, in difficoltà. Maria, donna della decisione, illumina la nostra mente e il nostro cuore, perché sappiamo obbedire alla Parola del tuo Figlio Gesù, senza tentennamenti; donaci il coraggio della decisione, di non lasciarci trascinare perché altri orientino la nostra vita. Maria, donna dell’azione, fa’ che le nostre mani e i nostri piedi si muovano “in fretta” verso gli altri, per portare la carità e l’amore del tuo Figlio Gesù, per portare, come te, nel mondo la luce del Vangelo. Amen".
a cura della Sala Stampa Vaticana
Fonte: Vatican Insider