Drop Down MenusCSS Drop Down MenuPure CSS Dropdown Menu

Richiesta di preghiere

* * * * *

Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

* * * * *

venerdì 7 giugno 2013

Sacro Cuore di Gesù

La devozione al Sacro Cuore nel XVII secolo

clip_image001Agli inizi del '600 la devozione al Sacro Cuore si diffuse specialmente per opera dei Padri gesuiti. Ne ricordiamo alcuni fra i più noti. In Spagna Luis De La Puente trattò di questa devozione nelle sue numerose pubblicazioni. In Ungheria Matyas Hajnal scrisse in lingua ungherese un libro di preghiere, nel quale espone "La devozione per cuori che amano il Cuore di Gesù". In Polonia Kasper Druzbicki compose il trattato "Meta cordium Cor Jesu". In Francia Vincent Huby propagò questa devozione nelle missioni parrocchiali in Bretagna e nei corsi di Esercizi a gruppi di decine di persone.

L'attività dei gesuiti e di altri propagò la devozione al Sacro Cuore in un ambito pubblico, ma non molto esteso. Un buon passo avanti si verificò mediante S.Giovanni Eudes (1601-1680). Grande fu la sua opera nella diffusione della devozione ai SS. Cuori di Gesù e Maria. A lui si deve la prima composizione della Messa e dell'ufficio in onore del Sacro Cuore. Leone XIII - che ben conosceva la storia di questa devozione - lo ritenne come "l'autore del culto liturgico dei SS. Cuori".

Cinque anni dopo l'approvazione della Messa avvennero le rivelazioni a S.Margherita Maria Alacoque (1647-1690), a Paray-le Monial, dal 1673 al 1675. Il gesuita S.Claudio de la Colombière, confessore della veggente, ritenne autentiche le rivelazioni. Ma poco dopo, nel 1676, fu inviato in Inghilterra, incarcerato a causa di false accuse e si ammalò gravemente.

Rimandato in Francia nel 1679, l'infermità gli impedì di diffondere la devozione al Sacro Cuore. Ma Colombière la inculcò a vari studenti gesuiti, dei quali era direttore spirituale. Morì nel 1681. Tra quei studenti vi era Giuseppe Gallifet s.j. (1663-1749), che assimilò fortemente il messaggio delle rivelazioni. Divenuto sacerdote dedicò una straordinaria attenzione nell'illustrare e diffondere le rivelazioni e la devozione al Sacro Cuore.

In tempi piuttosto brevi le rivelazioni a S.Margherita Maria concorsero grandemente all'eccezionale movimento della devozione. P.Gallifet sostenne S.Margherita Maria e compose la Messa in onore del Sacro Cuore: "Venite, exultemus" e l'Ufficio corrispondente. Il Vescovo di Coutances, Mons. Francesco de Lomènie de Brienne, nel 1688 approvò il formulario della Messa e permise di celebrare la festa liturgica del Sacro Cuore il venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini.

La prima richiesta a Roma: 1696

Dopo la morte di S. Margherita Maria Alacoque (1690), le Visitandine di Francia, incoraggiate dalla diffusione della devozione, presentarono varie richieste alla Santa Sede: l'approvazione della festa liturgica del Sacro Cuore; la sua celebrazione il venerdì dopo la festa del Corpus Domini; la facoltà per tutti i sacerdoti che in quel giorno avessero celebrato nei monasteri della Visitazione di dire la Messa "Venite", composta dal P.Gallifet.

I Padri gesuiti appoggiarono la mozione. Si ebbe pure il patrocinio della regina Maria, moglie di Giacomo II Stuart, re d'Inghilterra. Fu nominato "ponente" della causa il Card. Tousaint. Nella discussione della causa il promotore della Fede, Mons. Bottini, si oppose risolutamente all'approvazione. Le ragioni addotte erano soprattutto due: la Chiesa nel culto pubblico non si basa su rivelazioni private; la questione fisiologica del cuore umano in rapporto alle commozioni passionali (amore, dolore, ecc.) non era chiarita. Il 30 maggio 1697 fu reso noto l'esito negativo della causa. Anche i formulari della Messa "Venite" furono respinti.

Secolo XVIII - Si ottiene l'approvazione pontificia

Nonostante la risposta negativa del 1697, la devozione continuava a diffondersi. Il P.Gallifet elencava 317 associazioni in onore del Sacro Cuore sorte nel decennio 1693-1703.

Le Visitandine per la seconda volta presentarono la domanda di approvazione della festività. Il Papa Benedetto XIII era noto per la sua pietà. Alle Visitandine si unì l'episcopato francese, il re Augusto di Polonia e Filippo V di Spagna.

Il P. Gallifet, postulatore, presentò un'opera sul culto al Sacro Cuore e la sua diffusione, che venne pubblicata a Roma l'anno precedente. Nella "causa" il Promotore della Fede era Prospero Lambertini (poi Benedetto XIV). La decisione finale fu: "Non proposita", che nello stile della Curia romana significava che la festività non si approvava. Due anni dopo (1729) fu riproposta l'approvazione e si ebbe un terzo amaro e secco: "Negative".

Per la quarta volta si presentò domanda per l'approvazione alla Sacra Congregazione dei Riti, nel 1763. L'iniziativa partì dall'Episcopato polacco. Appoggiavano la domanda alcuni Principi di Polonia e di Francia. Il sostegno più imponente venne da 148 vescovi di Europa che sottoscrissero la petizione. Tra questi ci fu S.Alfonso Maria de' Liguori.

La "causa" fu discussa a lungo. Il 2 gennaio 1765 la Sacra Congregazione dei Riti approvava la festa del Sacro Cuore "pro regno Poloniae, pro catholicis Hispaniarum regnis, necnon pro archiconfraternitate sub titulo eiusdem santissimi Cordis in Urbe" ("per il Regno di Polonia, per i cattolici dei regni della Spagna, nonché per l'arciconfraternita che a Roma porta il titolo del Santissimo Cuore").

La decisione fu confermata dal papa Clemente XIII il 6 febbraio 1765, cioè il mese dopo. Il papa tolse però tolse la dizione "pro catholicis Hispaniarum regnis". La festa liturgica era limitata dunque alla Polonia e alla Arciconfraternita del Sacro Cuore in Roma. Per la festività liturgica si stabilì il venerdì dopo il Corpus Domini. Da questo momento comunque si può dire che inizia nella Chiesa il culto pubblico canonico al Sacro Cuore.

Nel decreto di approvazione è ricordata la grande diffusione del culto al Sacro Cuore, "per omnes catholici orbis partes" ("per ogni parte del mondo cattolico"). Il "sensus" del popolo cristiano fu determinante e venne revocato il decreto negativo del 30 luglio 1729.

Poco dopo - l'11 maggio 1765 - fu approvato il testo di un nuova messa, detta "Miserebitur". La notizia dell'approvazione della festa si diffuse rapidamente. Molte diocesi e famiglie religiose si affrettarono a domandare l'indulto per celebrarla, adottando i nuovi testi.

Tutti l'ottennero. Tra i richiedenti ci furono la Compagnia di Gesù, le Visitandine, le diocesi di Pozzuoli e di Gallipoli, diverse Comunità religiose di Capua e Napoli. I testi della nuova messa sviluppano il tema dell'amore misericordioso del Cuore di Gesù, l'onda salutare che scaturisce dal Cuore squarciato, l'immolazione di Gesù sulla Croce nella natura umana.

Estensione universale della liturgia del Sacro Cuore

L'approvazione pontificia - anche se limitata - provocò una immensa diffusione del culto al Sacro Cuore. Non cessarono però dissensi oltraggiosi da parte dei giansenisti, presentando il culto al Cuore di Gesù come un atto di idolatria.

Nel vivo di questa acre polemica la regina Maria Francesca di Portogallo chiese al Papa Pio VI, nel 1777, l'indulto di celebrare la festa liturgica in Portogallo e in tutti i suoi domini. Pio VI "benigne annuit" (rispose favorevolmente) alla domanda dell'indulto e di altre richieste riguardanti la festività del Sacro Cuore.

La rivoluzione francese e il periodo napoleonico spazzarono le polemiche gianseniste e invece la devozione si sviluppò maggiormente. A metà del XIX secolo quasi non vi era diocesi che non avesse ottenuto dalla Sede Apostolica l'indulto di celebrare la liturgia del Sacro Cuore.

A distanza di quasi un secolo dalla prima approvazione romana (del 1765), Pio IX ritenne maturi i tempi per l'estensione della festa alla Chiesa Universale ed emanò il decreto il 23 agosto 1856. Fu adottata la messa "Miserebitur" col suo Ufficio, nella categoria di "duplex maius", secondo i gradi della liturgia di allora.

Conclusione

L' estensione universale della liturgia del Sacro Cuore ebbe una difficile gestazione. Le risposte "negative" di Roma, l'esame dei testi liturgici, l'attenzione a distinguere tra rivelazioni private e il "Deposito della Fede", i quesiti anche non teologici riguardanti le relazioni tra il cuore e i sentimenti di amore, dolore etc., mostrano quanto sia circospetta la Chiesa nel culto pubblico. La liturgia è la Fede orante. Se nulla di spurio può entrare nel Deposito della Fede, altrettanto nulla di insicuro può sovrapporsi allo splendore della liturgia.

Una delle caratteristiche della liturgia è che rispecchia diverse età storiche, vari atteggiamenti di popoli e differenti spiritualità di fondatori di ordini religiosi. Qualcosa di simile è avvenuto nella formulazione dei numerosi testi liturgici per Messe del Sacro Cuore precedenti al 1856. In essi affiora un continuo lavorio che mette in rilievo molteplici aspetti della "charitas" umana e divina del Verbo-Uomo: amore misericordioso, tenerezza di sentimenti, immolazione, riparazione, peso dell'ingratitudine... Una vasta "concorde discordia" di un grandioso coro, che comunica al pellegrino, nelle vie semioscure della storia, serenità e una misteriosa energia per servire.

 

CONSACRAZIONE AL SACRO CUORE
(di S. Margherita Maria Alacoque)

clip_image002Io..., dono e consacro al Cuore adora­bile di Gesù la mia persona e la mia vita, le mie azioni, pene e sofferenze per non più servirmi di alcuna parte del mio essere, se non per onorarlo, amarlo e glorificarlo.

E' questa la mia irrevocabile volontà: essere tutto suo e fare ogni cosa per suo amore, rinunciando a tutto ciò che può dispiacergli.

Ti scelgo, Sacro Cuore di Gesù, come unico oggetto del mio amore, custode della mia vita, pegno della mia salvezza, rimedio della mia fragilità e inco­stanza, riparatore di tutte le colpe del­la mia vita e rifugio sicuro nell'ora del­la mia morte.

Sii, o Cuore di bontà e di misericordia, la mia giustificazione presso Dio Padre e allontana da me la sua giusta indi­gnazione. Cuore amoroso di Gesù, pon­go in te la mia fiducia, perchè temo tut­to dalla mia malizia e debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà.

Distruggi in me quanto può dispiacer­ti. Il tuo puro amore s'imprima profon­damente nel mio cuore in modo che non ti possa più dimenticare o essere separato da te.

Ti chiedo, per la tua bontà, che il mio nome sia scritto in te, poichè voglio vivere e morire come tuo vero devoto. Sacro Cuore di Gesù, confido in te!

"Benedirò le case dove l'immagine del mio S. Cuore è esposta e onora­ta. Metterò la pace nelle famiglie. Le consolerò nelle loro pene." (Promesse del S. Cuore a S. Margherita Maria Alacoque).

Fonte: IdM_buonagiornata

Commento di Padre Livio al Messaggio a Mirjana del 2 giugno 2013

“Cari figli, in questo tempo inquieto io vi invito di nuovo ad incamminarvi dietro a mio Figlio, a seguirlo. Conosco i dolori, le sofferenze e le difficoltà, ma in mio Figlio vi riposerete, in Lui troverete la pace e la salvezza. Figli miei, non dimenticate che mio Figlio vi ha redenti con la sua croce e vi ha messi in grado di essere nuovamente figli di Dio e di chiamare di nuovo "Padre" il Padre Celeste. Per essere degni del Padre amate e perdonate, perché vostro Padre è amore e perdono. Pregate e digiunate, perché questa è la via verso la vostra purificazione, questa è la via per conoscere e comprendere il Padre Celeste. Quando conoscerete il Padre, capirete che soltanto Lui vi è necessario (la Madonna ha detto questo in modo deciso e accentuato). Io, come Madre, desidero i miei figli nella comunione di un unico popolo in cui si ascolta e pratica la Parola di Dio. Perciò, figli miei, incamminatevi dietro a mio Figlio, siate una cosa sola con Lui, siate figli di Dio. Amate i vostri pastori come li ha amati mio Figlio quando li ha chiamati a servirvi. Vi ringrazio!”

 

Commento di Padre Livio al messaggio del 2 giugno 2013


Come sempre i messaggi dati dalla Madonna a Mirjana sono molto complessi e sono veramente capolavori di teologia.
In questo caso la teologia è di carattere trinitario, proprio perché c'è quell'impostazione cristologica del Figlio che ci porta al Padre. Il Padre, che è la fonte di ogni grazia, ma anche Colui a cui si deve arrivare attraverso il Figlio; è Maria che ci accompagna in questo cammino.
Ciò che mi ha particolarmente colpito in questo messaggio e che vorrei segnalarvi sono gli imperativi. La Madonna ci dà esortazioni, la Madonna esorta e lo fa con i verbi all'imperativo; sono molti che vale la pena mettere in luce, perché sono quelle cose che noi dovremmo fare, che la Madonna ci esorta fortemente a fare!
Quali sono questi imperativi che la Madonna ci ha dato?
Ha detto: “incamminatevi dietro a mio Figlio”, ci ha esortato a metterci in cammino dietro a suo Figlio, cioè a seguire la via della croce.
Dice Gesù: “se uno vuol venire dietro me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua “. La Madonna, siccome sa che la via della croce di Gesù è una via che ripugna la carne, la carne cerca le soddisfazioni, non certo le mortificazioni, ci dice: “Conosco i dolori, le sofferenze e le difficoltà”, seguire, incamminarsi dietro a suo Figlio vuol dire portare la croce e quindi dolore, sofferenze, difficoltà, ma la Madonna ci dice: “ma in mio Figlio vi riposerete, in Lui troverete la pace e la salvezza”. Gesù Cristo con la Sua croce redime la nostra croce, le difficoltà, le sofferenze e i dolori vengono superati. In Lui troviamo la pace, il riposo e soprattutto la salvezza eterna. Questo è il primo grande imperativo che la Madonna ci indica: “incamminatevi dietro a mio Figlio!”. Poi ci dice: “siate una cosa sola con Lui!”, quest'espressione la si comprende alla luce della parabola dei tralci e della vite, là dove Gesù dice: “Io sono la vite, voi i tralci”, dove Gesù parla appunto della dimora reciproca del tralcio e della vite, ma perché una vite sia unita al tralcio, il tralcio dev'essere in Grazia di Dio; cioè, perché la linfa della Grazia entri dalla vite al tralcio bisogna essere in Grazia di Dio! Come siamo una sola cosa col Figlio? Rinunciando al peccato! Al peccato mortale e quindi chiedendo perdono a Dio, confessandoci, vivendo in Grazia di Dio, noi siamo oggettivamente in comunione con Gesù, dico oggettivamente, poi consapevolmente lo siamo, ogni volta che accendiamo la fiamma viva della preghiera. L'altro terzo imperativo che ne consegue, consegue al fatto di essere uniti a Gesù, è quello di essere figli di Dio. Noi, uniti a Gesù, uniti al Figlio, siamo figli del Figlio, quindi con Gesù possiamo chiamare il Padre col Suo nome dolcissimo di Padre Celeste.
Questi quindi sono gli imperativi che riguardano il Figlio, cioè: “incamminatevi con Lui, dietro a Mio Figlio”, “siate una cosa sola con Lui”, “siate figli di Dio”.
Poi, cari amici, ci sono gli imperativi che riguardano il Padre Celeste.
Sono due, una coppia di imperativi molto forte.
La Regina della Pace ci esorta: “Per essere degni del Padre amate e perdonate, perché vostro Padre è amore e perdono”.
È impressionante come la Madonna ci invita al perdono! Perché ci invita al perdono? Perché deve esserci il perdono personale, il perdono dei gruppi, il perdono delle comunità, il perdono dei popoli fra di loro, allora cessa la violenza, cessa la guerra, cessa l'odio reciproco e il mondo ha la pace. Il perdono è quella chiave che apre la porta della pace!
“Amate e perdonate”, sono due verbi che vanno insieme, il perdono è una forma d'amore, è l'amore per i nemici, per quelli che ti hanno fatto del male, per quelli che ti hanno fatto dei torti. La Madonna dice: “come il Padre vostro Celeste ama e perdona, ama” e come ha amato? Inviando il Figlio, e come perdona? Accogliendo il perdono che il Figlio ha chiesto sulla croce. Per cui, “come il Padre Celeste ama e perdona, voi che siete seguaci di Gesù e siete una sola cosa con Lui e siete figli del Padre Celeste, anche voi come il Padre Celeste, amate e perdonate”.
Poi la Madonna ci ha detto:” Pregate e digiunate”.
Questo invito della Madonna si colloca nella necessità della purificazione dal peccato e dal male, la Madonna dice: “Pregate e digiunate, perché questa è la via verso la vostra purificazione, questa è la via per conoscere e comprendere il Padre Celeste”.
Soltanto attraverso la preghiera, nella quale noi vediamo nella luce dello Spirito Santo, nella Luce di Dio, i nostri peccati, la nostra lontananza da Dio, la presenza del male in noi e attraverso il digiuno, con il quale rinunciamo al male, rinunciamo al peccato, in questo modo noi ci purifichiamo e purificandoci e avendo il cuore puro noi, “beati i puri di cuore perché vedranno Dio”, noi possiamo “conoscere e comprendere il Padre Celeste”, il Suo desiderio immenso di amore.
Come vedete c'è un progetto di cammino di santità, di vita spirituale ben preciso che la Madonna ci offre attraverso questi imperativi: “incamminatevi dietro a Mio Figlio”, “siate una cosa sola con Lui”, “siate figli di Dio”, “amate, perdonate”, “pregate, digiunate!”
Poi la Madonna, come spesso fa al termine dei messaggi, indica anche qual è il Suo ruolo, che è quello di madre: per realizzare tutto questo, per realizzare questi imperativi abbiamo bisogno dell'aiuto della Madre.
La Madre che ci dà l'esempio, la Madre che ci prende per mano, la Madre che se cadiamo ci rialza, la Madre che ci prende in braccio, la Madre che ci tiene sulle ginocchia, queste sono Sue espressioni!
La Madonna dice: “Io, come Madre, desidero i miei figli nella comunione di un unico popolo”, cioè vuole che tutti i suoi figli formino una grande comunità, una grande comunità nell'amore, un unico popolo, “in cui si ascolta e pratica la Parola di Dio”. La Madre della Chiesa è qui e sta operando per costruire la Chiesa e il popolo di Dio e per questo dà l'ultimo grande imperativo cioè: “Amate i vostri pastori”. La Madonna ormai da due anni, praticamente in ogni messaggio, dice qualcosa di particolare per i pastori, parole bellissime al loro riguardo: “amate i vostri pastori come li ha amati mio Figlio quando li ha chiamati a servirvi”, questo è bellissimo anche per le vocazioni, come quando il Vangelo parla di quel giovane che va da Gesù e gli chiede: “che cosa devo fare Signore per avere la vita eterna?” il Vangelo dice: “Gesù lo guardò e lo amò e lo chiamò. Ma quello non rispose!”. Colpisce molto questo fatto: la vocazione è un amore preferenziale. Perciò dice la Madonna: “amate i vostri pastori come li ha amati mio Figlio quando li ha chiamati a servirvi”. Questo lo dico per le vocazioni sacerdotali, per quelle religiose con speciale consacrazione, queste persone sono chiamate ad uno speciale rapporto di amore con Gesù, che li porta anche alla rinuncia dell'amore umano, quello della famiglia, quello dello sposo e della sposa, per essere tutti completamente di Cristo e proprio per questo essere tutti completamente al servizio dei fratelli. “Amate i vostri pastori”, quindi tenete la bocca chiusa, non criticateli, pregate per loro, se fanno del male pregate per loro, se dicono delle eresie, pregate per loro e questo significa avere anche il discernimento, però sosteniamoli con la preghiera, sosteniamoli con l'amore, “amate i vostri pastori come li ha amati mio Figlio quando li ha chiamati a servirvi”. Anche qui, cari amici, c'è un invito ai pastori a ricordarsi che sono stati amati da Gesù e che il loro compito è quello di servire Gesù e servire come buoni pastori le pecorelle del gregge. Questo è un messaggio strepitoso, un capolavoro assoluto, questa è la verità! Nessuno parla come la Regina della Pace! Nessuno commenta la Sacra Scrittura come la Regina della Pace! Nessuno! Questa è la mia personale, modestissima convinzione! Però ne sono convinto, per questo la ripeto così spesso.
Sono tutti pronti a criticare i veggenti di Medjugorje, perché, essendo esseri umani, qualche difetto si trova anche in loro. Ma perché non ci dicono questi signori della critica, questi signori della diffamazione, questi signori della calunnia, queste macchine del fango, perché non ci dicono da dove vengono questi messaggi?!

Fonte: “Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito: www.medjugorjeliguria.it “


download pdf Scarica il Commento al Messaggio a Mirjana (PDF) AnimationNEW

lunedì 3 giugno 2013

Audio Commento di Padre Livio al Messaggio a Mirjana del 2 giugno 2013



Fonte: Radio Maria

Breve commento di Padre Livio al Messaggio a Mirjana del 2 giugno 2013

 

Cari amici,

le esortazioni della Regina della pace nel messaggio a Mirjana si esprimono in altrettanti imperativi, ai quali devono corrispondere le nostre risposte, forti e decise:

" Incamminatevi dietro a mio Figlio", "Siate una sola cosa con lui", "Siate figli di Dio", Amate e perdonate", "Pregate e digiunate", "Amate i vostri Pastori".

In Gesù troveremo riposo nei dolori nelle sofferenze e nelle difficoltà.

Quando conosceremo il Padre celeste, capiremo che soltanto Lui ci è necessario.

Siano lodati Gesù e Maria

Buona giornata

Padre Livio

Video Apparizione a Mirjana del 2 giungo 2013

 

 

Fonte: MaryTvMedjugorje

domenica 2 giugno 2013

Messaggio a Mirjana del 2 giugno 2013

“Cari figli, in questo tempo inquieto io vi invito di nuovo ad incamminarvi dietro a mio Figlio, a seguirlo. Conosco i dolori, le sofferenze e le difficoltà, ma in mio Figlio vi riposerete, in Lui troverete la pace e la salvezza. Figli miei, non dimenticate che mio Figlio vi ha redenti con la sua croce e vi ha messi in grado di essere nuovamente figli di Dio e di chiamare di nuovo "Padre" il Padre Celeste. Per essere degni del Padre amate e perdonate, perché vostro Padre è amore e perdono. Pregate e digiunate, perché questa è la via verso la vostra purificazione, questa è la via per conoscere e comprendere il Padre Celeste. Quando conoscerete il Padre, capirete che soltanto Lui vi è necessario (la Madonna ha detto questo in modo deciso e accentuato). Io, come Madre, desidero i miei figli nella comunione di un unico popolo in cui si ascolta e pratica la Parola di Dio. Perciò, figli miei, incamminatevi dietro a mio Figlio, siate una cosa sola con Lui, siate figli di Dio. Amate i vostri pastori come li ha amati mio Figlio quando li ha chiamati a servirvi. Vi ringrazio!”

sabato 1 giugno 2013

La meditazione di Papa Francesco al termine del mese mariano

 

Cari fratelli e sorelle,

questa sera abbiamo pregato insieme con il Santo Rosario; abbiamo ripercorso alcuni eventi del cammino di Gesù, della nostra salvezza e lo abbiamo fatto con Colei che è nostra Madre, Maria, Colei che con mano sicura ci guida al suo Figlio Gesù.Oggi celebriamo la festa della Visitazione della Beata Vergine Maria alla parente Elisabetta. Vorrei meditare con voi questo mistero che mostra come Maria affronta il cammino della sua vita, con grande realismo, umanità, concretezza. Tre parole sintetizzano l’atteggiamento di Maria: ascolto, decisone, azione; parole che indicano una strada anche per noi di fronte a ciò che ci chiede il Signore nella vita.

1. Ascolto. Da dove nasce il gesto di Maria di andare dalla parente Elisabetta? Da una parola dell’Angelo di Dio: «Elisabetta tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio…» (Lc 1,36). Maria sa ascoltare Dio. Attenzione: non è un semplice “udire” superficiale, ma è l’“ascolto” fatto di attenzione, di accoglienza, di disponibilità verso Dio. Non è il modo distratto con cui a volte noi ci mettiamo di fronte al Signore o agli altri: udiamo le parole, ma non ascoltiamo veramente. Maria è attenta a Dio, ascolta Dio. Ma Maria ascolta anche i fatti, legge cioè gli eventi della sua vita, è attenta alla realtà concreta e non si ferma alla superficie, ma va nel profondo, per coglierne il significato. La parente Elisabetta, che è già anziana, aspetta un figlio: questo è il fatto. Ma Maria è attenta al significato, lo sa cogliere: «Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37). Questo vale anche nella nostra vita: ascolto di Dio che ci parla, e ascolto anche della realtà quotidiana, attenzione alle persone, ai fatti perché il Signore è alla porta della nostra vita e bussa in molti modi, pone segni nel nostro cammino; a noi la capacità di vederli. Maria è la madre dell’ascolto, ascolto attento di Dio e ascolto altrettanto attento degli avvenimenti della vita.

2. Decisione. Maria non vive “di fretta”, con affanno, ma, come sottolinea san Luca, «meditava tutte queste cose nel suo cuore» (cfr Lc 2,19.51). E anche nel momento decisivo dell’Annunciazione dell’Angelo, Ella chiede: «Come avverrà questo?» (Lc 1,34). Ma non si ferma neppure al momento della riflessione; fa un passo avanti: decide. Non vive di fretta, ma solo quando è necessario “va in fretta”. Maria non si lascia trascinare dagli eventi, non evita la fatica della decisione. E questo avviene sia nella scelta fondamentale che cambierà la sua vita: «Eccomi sono la serva del Signore…» (cfr Lc 1,38), sia nelle scelte più quotidiane, ma ricche anch’esse di significato. Mi viene in mente l’episodio delle nozze di Cana (cfr Gv 2,1-11): anche qui si vede il realismo, l’umanità, la concretezza di Maria, che è attenta ai fatti, ai problemi; vede e comprende la difficoltà di quei due giovani sposi ai quali viene a mancare il vino della festa, riflette e sa che Gesù può fare qualcosa, e decide di rivolgersi al Figlio perché intervenga: «Non hanno più vino» (cfr v. 3). Nella vita è difficile prendere decisioni, spesso tendiamo a rimandarle, a lasciare che altri decidano al nostro posto, spesso preferiamo lasciarci trascinare dagli eventi, seguire la moda del momento; a volte sappiamo quello che dobbiamo fare, ma non ne abbiamo il coraggio o ci pare troppo difficile perché vuol dire andare controcorrente. Maria nell’Annunciazione, nella Visitazione, alle nozze di Cana va controcorrente; si pone in ascolto di Dio, riflette e cerca di comprendere la realtà, e decide di affidarsi totalmente a Dio, decide di visitare, pur essendo incinta, l’anziana parente, decide di affidarsi al Figlio con insistenza per salvare la gioia delle nozze.

3. Azione. Maria si mise in viaggio e «andò in fretta…» (cfr Lc 1,39). Domenica scorsa sottolineavo questo modo di fare di Maria: nonostante le difficoltà, le critiche che avrà ricevuto per la sua decisione di partire, non si ferma davanti a niente. E qui parte “in fretta”. Nella preghiera, davanti a Dio che parla, nel riflettere e meditare sui fatti della sua vita, Maria non ha fretta, non si lascia prendere dal momento, non si lascia trascinare dagli eventi. Ma quando ha chiaro che cosa Dio le chiede, ciò che deve fare, non indugia, non ritarda, ma va “in fretta”. Sant’Ambrogio commenta: “la grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze”.

L’agire di Maria è una conseguenza della sua obbedienza alle parole dell’Angelo, ma unita alla carità: va da Elisabetta per rendersi utile; e in questo uscire dalla sua casa, da se stessa, per amore, porta quanto ha di più prezioso: Gesù; porta il suo Figlio. A volte, anche noi ci fermiamo all’ascolto, alla riflessione su ciò che dovremmo fare, forse abbiamo anche chiara la decisione che dobbiamo prendere, ma non facciamo il passaggio all’azione. E soprattutto non mettiamo in gioco noi stessi muovendoci “in fretta” verso gli altri per portare loro il nostro aiuto, la nostra comprensione, la nostra carità; per portare anche noi, come Maria, ciò che abbiamo di più prezioso e che abbiamo ricevuto, Gesù e il suo Vangelo, con la parola e soprattutto con la testimonianza concreta del nostro agire. Ascolto, decisione, azione.

Rivolto alla Madre del Salvatore, esempio di ascolto, decisione e azione, Papa Francesco ha quindi pronunciato questa preghiera:


"Maria, donna dell’ascolto, rendi aperti i nostri orecchi; fa’ che sappiamo ascoltare la Parola del tuo Figlio Gesù tra le mille parole di questo mondo; fa’ che sappiamo ascoltare la realtà in cui viviamo, ogni persona che incontriamo, specialmente quella che è povera, bisognosa, in difficoltà. Maria, donna della decisione, illumina la nostra mente e il nostro cuore, perché sappiamo obbedire alla Parola del tuo Figlio Gesù, senza tentennamenti; donaci il coraggio della decisione, di non lasciarci trascinare perché altri orientino la nostra vita. Maria, donna dell’azione, fa’ che le nostre mani e i nostri piedi si muovano “in fretta” verso gli altri, per portare la carità e l’amore del tuo Figlio Gesù, per portare, come te, nel mondo la luce del Vangelo. Amen".

a cura della Sala Stampa Vaticana

Fonte: Vatican Insider