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Richiesta di preghiere

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Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

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giovedì 26 aprile 2012

Che cos’è l’adorazione


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È l’atto più alto di una creatura umana nei confronti del suo Creatore, mettersi ai suoi piedi in atteggiamento di filiale ascolto e di lode, reverenza e accoglienza di tutto quanto proviene da Lui, nella consapevolezza che solo Lui basta e solo Lui conta. Chi adora pone al centro della sua attenzione e del suo cuore il Dio altissimo e creatore e Salvatore di tutto l’universo. L’adorazione Eucaristica è un tempo trascorso in preghiera davanti al Sacramento dell’Eucaristia esposto solennemente. Si può pregare in vari modi, ma il modo migliore è una preghiera di silenziosa meditazione, sul mistero dell’Amore con cui Gesù ci ha amato, tanto da dare la sua vita ed il suo Sangue per noi. Adorare è lasciarsi amare da Dio per imparare ad amare gli altri… Adorare è entrare nell’esperienza del Paradiso, per essere più concreti nella storia. “Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici”. Lc 6:12-13

Messaggio del 25 settembre 1995
"Cari figli! Oggi v'invito ad innamorarvi del Santissimo Sacramento dell'altare. Adoratelo, figlioli, nelle vostre parrocchie e così sarete uniti con tutto il mondo. Gesù vi diventerà amico e non parlerete di lui come di qualcuno che appena conoscete. L'unità con Lui sarà per voi gioia e diventerete testimoni dell'amore di Gesù, che ha per ogni creatura. Figlioli quando adorate Gesù siete vicini anche a me. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!"

Fonte: IdM

Poichè sei l'eccelso Signor - Salmo 96(97)

 
eccelso

 

Adoriamo te
innalziamo te,
esaltiamo te,
o Signor
Poiché sei l'eccelso Signor
su tutta la terra tu sei innalzato
al di sopra di ogni Dio.  

      
Adoriamo te 
       innalziamo te, 
       esaltiamo te, 
       o Signor

Poiché sei l'eccelso Signor
su tutta la terra tu sei innalzato
al di sopra di ogni Dio.

Adoriamo te
innalziamo te,
esaltiamo te,
o Signor

I cristiani nel mondo

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I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari, né usano di un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è stata inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità, né essi si appoggiano, come taluni, sopra un sistema filosofico umano. 
Abitano in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutte le attività di buoni cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per loro, mentre ogni patria è per essi terra straniera. Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il talamo.
Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Trascorrono la loro vita sulla terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono superiori alle leggi.
Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti eppure condannati. Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono poveri, ma arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia.
Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati ignominiosamente e ricambiano con l'onore. Pur facendo il bene, sono puniti come malfattori; e quando sono puniti si rallegrano, quasi si desse loro la vita. I giudei fanno loro guerra, come a gente straniera, e i pagani li perseguitano. Ma quanti li odiano non sanno dire il motivo della loro inimicizia. 
In una parola i cristiani sono nel mondo quello che è l'anima nel corpo. L'anima si trova in tutte le membra del corpo e anche i cristiani sono sparsi nelle città del mondo. L'anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo. Anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile, anche i cristiani si vedono abitare nel mondo, ma il loro vero culto a Dio rimane invisibile.
La carne, pur non avendo ricevuto ingiustizia alcuna, si accanisce con odio e muove guerra all'anima, perché questa le impedisce di godere dei piaceri sensuali; così anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto ingiuria alcuna, solo perché questi si oppongono al male.
Sebbene ne sia odiata, l'anima ama la carne e le sue membra, così anche i cristiani amano coloro che li odiano. L'anima è rinchiusa nel corpo, ma essa a sua volta sorregge il corpo. Anche i cristiani sono trattenuti nel mondo come in una prigione, ma sono essi che sorreggono il mondo. L'anima immortale abita in una tenda mortale, così anche i cristiani sono come dei pellegrini in viaggio tra cose corruttibili, ma aspettano l'incorruttibilità celeste.
L'anima, maltrattata nei cibi e nelle bevande, diventa migliore. Così anche i cristiani, esposti ai supplizi, crescono di numero ogni giorno. Dio li ha messi in un posto così nobile, che non è loro lecito abbandonare.

 

Dalla «Lettera a Diogneto» (Capp. 5-6)

mercoledì 25 aprile 2012

Messaggio del 25 aprile 2012

"Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera e ad aprire il vostro cuore verso Dio, figlioli, come un fiore verso il calore del sole. Io sono con voi e intercedo per tutti voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 

 

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lunedì 23 aprile 2012

Maria è una donna che ama

madonna

 


Maria è una donna che ama. Come potrebbe essere diversamente? In quanto credente che nella fede pensa con i pensieri di Dio e vuole con la volontà di Dio, ella non può essere che una donna che ama. Noi lo intuiamo nei gesti silenziosi, di cui ci riferiscono i racconti evangelici dell'infanzia. Lo vediamo nella delicatezza, con la quale a Cana percepisce la necessità in cui versano gli sposi e la presenta a Gesù. Lo vediamo nell'umiltà con cui accetta di essere trascurata nel periodo della vita pubblica di Gesù, sapendo che il Figlio deve fondare una nuova famiglia e che l'ora della Madre arriverà soltanto nel momento della croce, che sarà la vera ora di Gesù (cfr Gv 2, 4; 13, 1). Allora, quando i discepoli saranno fuggiti, lei resterà sotto la croce (cfr Gv 19, 25-27); più tardi, nell'ora di Pentecoste, saranno loro a stringersi intorno a lei nell'attesa dello Spirito Santo (cfr At 1, 14).


 Benedetto XVI
« Deus Caritas Est » n°41

domenica 22 aprile 2012

La celebrazione dell’Eucaristia

 

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Dalla «Prima Apologia a favore dei cristiani» di san Giustino, martire

(Cap. 66-67; PG 6, 427-431)

La celebrazione dell’Eucaristia

        A nessun altro è lecito partecipare all’Eucaristia, se non a colui che crede essere vere le cose che insegniamo, e che sia stato purificato da quel lavacro istituito per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e poi viva così come Cristo ha insegnato.

        Noi infatti crediamo che Gesù Cristo, nostro Salvatore, si è fatto uomo per l’intervento del Verbo di Dio. Si è fatto uomo di carne e sangue per la nostra salvezza. Così crediamo pure che quel cibo sul quale sono state rese grazie con le stesse parole pronunciate da lui, quel cibo che, trasformato, alimenta i nostri corpi e il nostro sangue, è la carne e il sangue di Gesù fatto uomo.

        Gli apostoli nelle memorie da loro lasciate e chiamate vangeli, ci hanno tramandato che Gesù ha comandato così: Preso il pane e rese grazie, egli disse: «Fate questo in memoria di me. Questo è il mio corpo». E allo stesso modo, preso il calice e rese grazie, disse: «Questo è il mio sangue» e lo diede solamente a loro.

        Da allora noi facciamo sempre memoria di questo fatto nelle nostre assemblee e chi di noi ha qualcosa, soccorre tutti quelli che sono nel bisogno, e stiamo sempre insieme. Per tutto ciò di cui ci nutriamo benediciamo il creatore dell’universo per mezzo del suo Figlio Gesù e dello Spirito Santo.

        E nel giorno, detto del Sole, si fa l’adunanza. Tutti coloro che abitano in città o in campagna convengono nello stesso luogo, e si leggono le memorie degli apostoli o gli scritti dei profeti per quanto il tempo lo permette.

        Poi, quando il lettore ha finito, colui che presiede rivolge parole di ammonimento e di esortazione che incitano a imitare gesta così belle.

        Quindi tutti insieme ci alziamo ed eleviamo preghiere e, finito di pregare, viene recato pane, vino e acqua. Allora colui che presiede formula la preghiera di lode e di ringraziamento con tutto il fervore e il popolo acclama: Amen! Infine a ciascuno dei presenti si distribuiscono e si partecipano gli elementi sui quali furono rese grazie, mentre i medesimi sono mandati agli assenti per mano dei diaconi.

        Alla fine coloro che hanno in abbondanza e lo vogliono, danno a loro piacimento quanto credono. Ciò che viene raccolto, è deposto presso colui che presiede ed egli soccorre gli orfani e le vedove e coloro che per malattia o per altra ragione sono nel bisogno, quindi anche coloro che sono in carcere e i pellegrini che arrivano da fuori. In una parola, si prende cura di tutti i bisognosi.

        Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del Sole, sia perché questo è il primo giorno in cui Dio, volgendo in fuga le tenebre e il caos, creò il mondo, sia perché Gesù Cristo nostro Salvatore risuscitò dai morti nel medesimo giorno. Lo crocifissero infatti nel giorno precedente quello di Saturno e l’indomani di quel medesimo giorno, cioè nel giorno del Sole, essendo apparso ai suoi apostoli e ai discepoli, insegnò quelle cose che vi abbiamo trasmesso perché le prendiate in seria considerazione.

martedì 17 aprile 2012

"La Madonna è arrivata su una nuvola"

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Brescello: Marija Pavlovic, una delle veggenti di Medjugorje, ha raccolto centinaia di fedeli dentro e fuori la chiesa di Santa Maria

Sostiene, da oltre 30 anni, di vedere la Madonna, d’interagire e parlare con Lei: si tratta di Marija Pavlovic, una dei sei veggenti di Medjugorje, che ieri era ospite della chiesa di Brescello. Un sottile filo rosso unisce il paesino della Bosnia Erzegovina alla patria di don Camillo e Peppone: pochi mesi fa, infatti, la stessa parrocchia brescellese aveva ospitato Ania Goledzinowska, l’ex top model la cui conversione è avvenuta proprio sulle strade di Medjugorje.

L'incontro con la Pavlovic, sposata con un imprenditore italiano e da anni residente a Monza, è stato organizzato dall'associazione “Gospa madre dell'amore per gli ultimi", una onlus che organizza viaggi spirituali e pellegrinaggi e servizi ai sofferenti e ai diversamente abili. E sono state davvero centinaia le persone che, fin dal primo pomeriggio, si sono radunate nella chiesa di Santa Maria Nascente e nella piazza antistante. C’erano anche il sindaco Giuseppe Vezzani, Giorgio Cimurri e l'ex presidente della circoscrizione Centro Storico di Reggio, Claudio Bassi, per poter ascoltare la testimonianza di questa donna che, fin dall'età di sedici anni, avrebbe contatti quotidiani con la Madonna.

Contatti nel corso dei quali la Madonna stessa chiederebbe alla veggente di pregare in particolare per religiosi, consacrati e anime del Purgatorio; ogni 25 del mese, poi, la Pavlovic riceve dalla Vergine il messaggio destinato alla parrocchia di Medjugorje e poi diffuso in tutto il mondo.

Marija, inoltre, è depositaria di quei 10 segreti che costituiscono uno degli aspetti più misteriosi del "fenomeno" Medjugorje.

L'evento ha avuto inizio alle 16 con l'Adorazione e la Messa. Poi la veggente ha preso la parola, prima guidando la recita del Rosario, poi fornendo la propria testimonianza: «Il 24 giugno 1981 la Madonna è apparsa a noi per la prima volta, e noi abbiamo creduto che Lei è la madre di Dio e ci siamo innamorati di Lei. Maria ci invita continuamente alla preghiera, alla conversione, e a celebrare il sacramento della confessione: nel mondo regna una grande confusione, non si sa più cosa sia bene e cosa male; per questo c'è bisogno della guida di Dio. Vi chiedo - ha raccomandato la veggente - di raccogliervi nella preghiera fino a quando la Madonna apparirà. Io la vedrò realmente: ormai ci sono decine di studi medici che certificano che ciascuno di noi sei veggenti è una persona normale, che non ha allucinazioni o nevrosi ma che realmente vede qualcosa. Ed è proprio così, perché la Madonna in quel momento è realmente presente». E cinque minuti esatti prima delle 19, ecco l'evento dell'apparizione. Un momento quasi "magico", in cui le parole di Marija, che stava recitando il Rosario, si sono interrotte: le sue labbra continuavano a muoversi, eppure non un filo di voce poteva essere udito. Il tutto nella cornice di un perfetto silenzio. Poi dopo 5 minuti, la voce della veggente si è rifatta sentire. «Nel momento dell'apparizione – ha detto Marija – la Madonna è normalmente preceduta da tre lampi di luce, ed arriva sopra una nuvola: così è accaduto anche stasera. Quando è apparsa, Lei stava un metro e mezzo avanti a me. Le ho raccomandato tutti voi e le vostre intenzioni, in particolare i malati: la Madonna ha sorriso ed ha iniziato a pregare, dando la sua benedizione. Non ha lasciato messaggi, ma credo che il messaggio più bello sia la sua presenza in mezzo a noi. Una presenza che è segno che Dio non è chiuso in cielo, ma sta in mezzo a noi sulla Terra».

La Pavlovic ha proseguito:«tutti chiedono com'è la Madonna, ma l'unica risposta possibile è che lei è troppo bella, troppo dolce per poter essere descritta con parole umane; una volta le abbiamo chiesto come questo fosse possibile, e Lei ci ha risposto: "Sono così bella perchè amo"».

L’evento organizzato dall’associazione Gospa è continuato alle 20 con una cena all'Hotel Brixellum: un momento, questo, che ha consentito ai presenti di approfondire l'incontro con Marija.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: articolo di Tommaso Landini – Gazzetta di Reggio

lunedì 16 aprile 2012

La veggente di Medjugorie ai fedeli: "Ho visto una luce, poi la Madonna" - Grande folla a Brescello

 

Brescello (Reggio Emilia), 16 aprile 2012 - ORE 18,47. La voce di Marija Pavlovic, una delle veggenti di Medjugorie, sparisce all’improvviso mentre recita il quinto e ultimo mistero del Rosario. E’ il momento in cui, come ogni giorno da trent’anni, la veggente dialoga con la Madonna.

E ieri è accaduto nella chiesa parrocchiale di Brescello, gremita di almeno settecento persone e con una folla di quasi il doppio sulla piazza, a seguire la cerimonia da uno schermo gigante e dagli altoparlanti. Per poco più di cinque minuti la veggente osserva la statua della Madonna di fronte a lei. Attorno, tra la folla, il silenzio è totale. Anche il timido pianto di un neonato si blocca in pochi istanti. Marija resta in silenzio, ogni tanto muove le labbra come per dialogare. Ma senza proferir parola.

SOLO QUANDO riprende la preghiera, è il segno che la visione di Maria è terminata. «A lei ho raccontato le vostre intenzioni, le vostre richieste. Ho visto prima una luce, poi è apparsa Lei. Era distante un metro e mezzo da me», racconta la veggente. Nessun particolare messaggio è stato lasciato in questo breve dialogo di grande fede. «La Madonna ha fatto un sorriso, ha steso le sue mani e ha cominciato a pregare. Ha pregato a lungo per tutti noi. Non ha lasciato un messaggio, ma ha guardato verso tutti e ci ha dato la sua benedizione. Quando la vedo mi viene una grande voglia di Paradiso. E’ così dolce, bello. Lei ha sorriso e ha detto: “Io sono bella perché amo”. Dio non ci ha dimenticato. E’ qui in mezzo a noi».

POI, nel suo intervento, Marija Pavlovic ha colto l’occasione per lanciare messaggi a favore della famiglie e contro l’aborto. I nostri nonni, bisnonni avevano molti figli. Non pensavano all’aspetto economico: se c’era un piatto, ce ne potevano stare anche due. Ora ci sono tanti aborti, separazioni, divisioni nelle famiglie, perché non si prega più. La Madonna invita a tornare alla messa, a confessarsi: ma non davanti agli psicologi, bensì davanti ai sacerdoti». Poi, l’uscita della veggente, accolta dal saluto e dagli abbracci di tante persone. Ma viene subito fatta salire su un’auto: nel vicino ristorante Brixillum l’attende una cena di beneficenza, per raccogliere fondi per la Casa del pellegrino a Bjakovici, paese vicino a Medjugorie, dove Marija è nata 47 anni fa.

di Antonio Lecci

Fonte. Resto del Carlino – Reggio Emilia

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Santa Bernadette Soubirous

 

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A metà strada tra Lione e Parigi, adagiata lungo la Loira, c’è Nevers, la città in cui è sepolto, da circa 125 anni, il corpo incorrotto di santa Bernadette Soubirous.

Entrando nel cortile del convento di Saint Gildard, casa madre delle Suore della Carità, si accede alla chiesa attraverso una porticina laterale. La semioscurità, in questa architettura neogotica dell'Ottocento, è rotta dalle luci che illuminano un’artistica cassa funeraria in vetro. Dentro c’è il piccolo corpo (appena un metro e quarantadue centimetri di altezza) di una giovane religiosa che sembra quasi dormire, con le mani giunte attorno a un rosario ed il capo reclinato a sinistra. E’ il corpo mortale di Bernadette, la veggente di Lourdes, rimasto pressocchè intatto dal giorno della sua morte.

Per la scienza un fatto “inspiegabile”, per la fede invece un segno inequivocabile del “dito” di Dio in una vicenda, come quella di Lourdes, che ha tutti i caratteri dell’eccezionalità e i cui effetti si possono contemplare anche oggi in quello straordinario luogo di fede e di pietà mariana che è la piccola città dei Pirenei dove Maria apparve per la prima volta l’11 febbraio del 1858.

Quella mattina era un giovedì grasso e a Lourdes faceva tanto freddo. In casa Soubirous non c’era più legna da ardere. Bernadette, che allora aveva 14 anni, era andata con la sorella Toinette e una compagna a cercar dei rami secchi nei dintorni del paese. Verso mezzogiorno le tre bambine giunsero vicino alla rupe di Massabielle, che formava, lungo il fiume Gave, una piccola grotta. Qui c’era “la tute aux cochons”, il riparo per i maiali, un angolo sotto la roccia dove l’acqua depositava sempre legna e detriti. Per poterli andare a raccogliere, bisognava però attraversare un canale d’acqua, che veniva da un mulino e si gettava nel fiume.

Toinette e l’amica calzavano gli zoccoli, senza calze. Se li tolsero, per entrare nell'acqua fredda. Bernadette invece, essendo molto delicata e soffrendo d'asma, portava le calze. Pregò l’amica di prenderla sulle spalle, ma quella si rifiutò, scendendo con Toinette verso il fiume. Rimasta sola, Bernadette pensò di togliersi anche lei gli zoccoli e le calze, ma mentre si accingeva a far questo udì un gran rumore: alzò gli occhi e vide che la quercia abbarbicata al masso di pietra si agitava violentemente, per quanto non ci fosse nell’aria neanche un alito di vento. Poi la grotta fu piena di una nube d’oro, e una splendida Signora apparve sulla roccia.

Istintivamente, Bernadette s'inginocchiò, tirando fuori la coroncina del Rosario. La Signora la lasciò fare, unendosi alla sua preghiera con lo scorrere silenzioso fra le sue dita dei grani del Rosario. Alla fine di ogni posta, recitava ad alta voce insieme a Bernadette il Gloria Patri. Quando la piccola veggente ebbe terminato il Rosario, la bella Signora scomparve all’improvviso, ritirandosi nella nicchia, così come era venuta.

Bernadette Soubirous aveva compiuto 14 anni da poco più di un mese. Era nata, infatti, il 7 gennaio 1844, da Louise Casterot e François, un mugnaio ridotto in miseria dalla sua eccessiva “bontà” verso i creditori. Bernadette, che era la primogenita, a 14 anni non sapeva né leggere né scrivere e non aveva ancora fatto la prima Comunione, tuttavia sapeva assai bene il Rosario e teneva sempre con sé una coroncina da pochi spiccioli dalla quale era solita non separarsi mai. È, quindi, proprio a una quattordicenne poverissima ed analfabeta, ma che prega tutti i giorni il Rosario, che la Madonna decide di apparire la mattina dell’11 febbraio 1858, in un piccolo paese ai piedi dei Pirenei.

Intanto la notizia delle apparizioni si diffonde in un baleno. Nell’apparizione del 24 febbraio la Madonna ripete per tre volte la parola “Penitenza”. Ed esorta: “Pregate per i peccatori”.

Infine nell’apparizione del 25 marzo 1858, la Signora rivela finalmente il suo nome:: “Que soy – dice nel dialetto locale - era Immaculada Councepciou…” (Io sono l’Immacolata Concezione). Quattro anni prima, Papa Pio IX aveva dichiarato l'Immacolata Concezione di Maria un dogma, cioè una verità della fede cattolica, ma questo Bernadette non poteva saperlo. Così, nel timore di dimenticare tale espressione per lei incomprensibile, la ragazza partì velocemente verso la casa dell’abate Peyramale, ripetendogli tutto d’un fiato la frase appena ascoltata.

L’abate, sconvolto, non ha più dubbi. Da questo momento il cammino verso il riconoscimento ufficiale delle apparizioni può procedere speditamente, fino alla lettera pastorale firmata nel 1862 dal vescovo di Tarbes, che, dopo un’accurata inchiesta, consacrava per sempre Lourdes alla sua vocazione di santuario mariano internazionale.

La sera del 7 Luglio 1866, Bernadette Soubirous varcava la soglia di Saint-Gildard, casa madre della Congregazione delle Suore della Carità di Nevers. “Sono venuta qui per nascondermi”, aveva detto con umiltà. Tante attenzioni, tante morbose curiosità attorno alla sua persona dopo le apparizioni, non le davano che dispiacere. Nei 13 anni che rimane a Nevers sarà infermiera, a volte sacrestana, ma spesso ammalata lei stessa… Svolge tutte le sue mansioni con delicatezza e generosità: “Non vivrò un solo istante senza amare”.

Ma la malattia avanza implacabile: asma, tubercolosi, tumore osseo al ginocchio. L’11 dicembre 1878 è definitivamente costretta a letto: “Sono macinata – dice lei – come un chicco di grano”. All’età di 35 anni, il 16 aprile 1879, mercoledì di Pasqua, alle 3 del pomeriggio, gli occhi della piccola veggente che videro Maria si chiudono per sempre. Beatificata nel 1925, il Papa Pio XI l’ha proclamata santa l’8 dicembre 1933.

 

Fonte: Santi e beati.it

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Preghiera di Santa Bernadette

Come la mia anima era contenta,
Buona Madre,
quando avevo la felicità di contemplarti !
Come amo ricordarmi
Quei dolci momenti passati sotto i tuoi occhi
Pieni di bontà e di Misericordia per noi.
Oh, tenera Madre,
Ti sei abbassata sino alla terra,
Per apparire ad una debole fanciulla.
Tu, la Regina del Cielo e della Terra,
Hai voluto servirti
Di quel che di più umile esiste al mondo.

Santa Bernadette