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Richiesta di preghiere

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Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

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sabato 16 aprile 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 14 aprile 2016, presieduta da fra Ivan

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Parola del Signore


Ci si può avvicinare a Gesù Cristo in vari modi. Nel capitolo 6 del Vangelo di san Giovanni, nel brano di oggi, vediamo tre modi di avvicinare Gesù completamente diversi: esserne scandalizzati e mormorare; credere in Gesù; usarLo per i propri desideri e immaginarLo come si desidera, spiegarLo secondo le proprie immaginazioni.
Questa sera rifletteremo su questi tre modi di pensare che in qualche maniera mi riguardano e toccano la mia vita personale.
La mormorazione che incontriamo oggi è un comportamento molto pericoloso. Noi non protestiamo pubblicamente contro di Lui. Non facciamo alcuna discussione seria. Si tratta di mormorare sotto voce rifiutando Gesù. Una persona ha riassunto questo atteggiamento in una breve frase: “Non ho nulla contro Gesù, ma da lui non posso accettare quasi niente”. Gli scribi e i farisei dicono chiaramente che Gesù non è conforme alla loro immagine di Dio. Ai loro occhi Gesù si prende il diritto di ciò a cui non ha diritto. Loro non possono accettare ciò senza opporsi. Essi sanno che viene da Maria e Giuseppe e allora come può dire che viene dal cielo?
I discepoli di Gesù avevano grandi difficoltà a comprendere il Suo modo di parlare, ad esempio quando dice: “Io sono il Pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo Pane vivrà in eterno”.
Non comprendono Gesù. Mormorano.
In questo luogo, in questa parrocchia, nella quale Dio ci invita attraverso la Madonna alla conversione, al digiuno, alla preghiera, alla riconciliazione, Possiamo dire: “Non ho nulla contro di questo. Tutto questo è bello, ma per me, dopo 35 anni, io accetto solo le cose più importanti”. E la gente accetta solo le cose che ritiene più importanti.
Usare Gesù per i propri bisogni e i propri desideri. Questo modo di comportarsi verso Gesù è la tentazione classica di tutti i tempi e di tutti i popoli. E’ facile caderci. Essa passa per i secoli fino ai tempi nostri.
In cosa consiste questa tentazione? Deriva dal fatto che da Gesù posso accettare soltanto ciò che corrisponde ai miei bisogni e ai miei desideri. Deve essere conforme al mio sistema che soddisfa la mia immagine del mondo e dell’uomo. Si crea un’immagine di Gesù secondo la propria immagine.
Tutto ciò che si oppone alla nostra immagine non attira la nostra attenzione. Non ha valore. Quando leggiamo la Bibbia saltiamo quelle parti o si stravolge il significato.
Alcuni vedono in Gesù soltanto un uomo buono: un uomo che amava le persone. Altri vedono un ribelle contro i potenti e i ricchi. Altri ancora vedono in Gesù qualcuno che emana energia e potenza. Per alcuni è un fondatore di una religione e non va bene come tutti gli altri fondatori.
Ci sono tanti libri e tante opinioni che inquadrano Gesù nei propri sistemi e nei propri desideri o Lo adattano ai propri interessi. Non lo fanno solamente quelli che non credono in Lui. Anche noi fedeli possiamo cadere in questa tentazione di prendere le Parole di Gesù quando confermano il nostro parere e tacerLe quando sono contrarie al nostro parere e mettono in questione il nostro comportamento. Corriamo il rischio di essere Cristiani secondo la nostra opinione: decidiamo quanto ci sta bene la Parola di Gesù.
Privatizzare Gesù in questo modo è poco serio.
Molte religioni false erano basate sull’accettazione di una sola parte di Gesù e della Sua opera. Senza accettare Gesù Cristo intero facilmente si entra in un campo insicuro e non chiaro. Questo diventa pericoloso.
Credere in Gesù. Questo è il terzo modo di avvicinarLo. Questo modo supera le nostre forze umane. Gesù dice nel Vangelo: “Nessuno può venire a Me se non lo attira il Padre che Mi ha mandato”. In Gesù possiamo credere soltanto se siamo pronti ad essere discepoli di Dio. Nell’umiltà permettiamo che il Padre ci insegni. Gesù dice: “Chiunque ascolta il Padre viene a Me e chi crede ha la vita eterna”. Soltanto colui che permette di essere istruito dal Padre e crede in Gesù può ricevere la promessa: “Io sono il Pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo Pane vivrà in eterno”.
Alla fine di questo lungo discorso del Pane il Vangelo ci dice che molti discepoli abbandonano Gesù. Egli domanda agli apostoli: “Anche voi volete andarvene?” Pietro risponde: “Da chi andremo, Signore? Tu hai parole di vita eterna”.
Giovanni nel suo Vangelo sottolinea qualcosa di molto particolare di Gesù: la gente prima imparava dagli uomini che cosa voleva Dio; adesso lo impara attraverso il Figlio di Dio e lo Spirito Santo. Questa è una novità decisiva della rivelazione di Dio all’umanità.
Questo Pane disceso dal cielo è il Pane con il quale ci nutriamo. Non è soltanto immagine del Corpo del Signore, ma Gesù dice chiaramente “questo è il Mio Corpo”.
Sant’Agostino scrive: “Il fedele riconosce il Corpo di Cristo se si impegna a diventare lui stesso Corpo di Cristo. Diventa Corpo di Cristo se desidera vivere nello Spirito di Cristo”. Il Corpo di Cristo vive soltanto tramite lo Spirito di Cristo. In Gesù Cristo il divino e l’umano sono uniti. Non sono opposti, bensì uniti.
Per questo Gesù è per noi la porta, la vite, il buon pastore, la via, la verità e la vita. Il Pane celeste.
Fratelli e sorelle, Gesù Cristo è il bisogno vero della nostra anima. La nostra anima ha nostalgia di eternità. Perciò non inganniamo le nostre anime con il pane degli altri. Questo offende e velena l’anima.
La Madonna, con un linguaggio molto semplice, ci dice qual è il cibo per la nostra anima: Se seguiamo la Parola di Dio l’anima non andrà persa, ma avrà la vita eterna. Negli Atti degli Apostoli l’etiope guidato dalla Parola di Dio viene a conoscere Gesù Cristo, la sua salvezza e comprende ciò che hanno preannunciato i profeti. La Parola di Dio, perciò, è una sicurezza.
Se seguiamo la Parola di Dio non ci sarà bisogno di ingannare la nostra anima e di trascurare i suoi bisogni.
Amen.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

venerdì 15 aprile 2016

Il Silenzio e la Preghiera

Vergine del Silenzio
Vergine del Silenzio


25 luglio 1989 - Festa Patronale di S. Giacomo
Cari figli! Oggi vi invito a rinnovare il cuore. Apritevi a Dio e date a lui tutte le vostre difficoltà e le vostre croci, affinché lui possa trasformare tutto in gioia. Figlioli, voi non potete aprirvi a Dio se non pregate. Perciò da oggi in avanti decidetevi a consacrare un tempo del giorno per l’incontro con Dio nel silenzio, così con Dio sarete capaci di testimoniare la mia presenza qui. Figlioli, non desidero costringervi, però date liberamente il vostro tempo a Dio come figlio di Dio.
Grazie perché avete risposto alla mia chiamata.

Oggi è la festa della nostra Parrocchia: S. Giacomo Apostolo. Voi tutti sapete già che S. Giacomo Apostolo è il protettore di tutti i pellegrini. Il pellegrino è uno che lascia la vita quotidiana per qualche giorno, per qualche tempo, per vivere nei luoghi dove Dio parlava o parla in modo speciale; cioè nei luoghi dove il cuore si può rinnovare nell’incontro con Dio.

La Madonna ci invita oggi, festa di S. Giacomo Apostolo, protettore dei pellegrini, a “rinnovare il cuore’ Cosa significa “rinnovare il cuore”? Sicuramente non nel senso fisico, ma nel senso simbolico e spirituale: è un invito a rinnovare l’amore, la gioia, la pace, la riconciliazione, tutti quei valori con i quali coincide in qualche modo la parola “cuore” che è pure un simbolo dell’amore.

Qui è bene ricordare che i veggenti ci dicono che sempre dopo l’apparizione, quando la Madonna si ritira, vedono tre simboli: la croce, il sole, il cuore. La croce come segno della sofferenza; il sole come simbolo della vita nuova, della resurrezione; il cuore come simbolo dell’amore. Ecco: “rinnovare il cuore” significa rinnovare tutti questi valori.

Poi segue un invito: “Apritevi a Dio e date a Lui tutte le vostre difficoltà e le vostre croci”. Siamo stati invitati moltissime volte ad aprirci a Dio. Qui il significato di questo “aprirsi” è collegato con una intenzione e con un invito concreto della Madonna: aprendoci al Signore, a Dio, possiamo dare a Lui le nostre difficoltà e le nostre croci. Perché? Dice la Madonna: “affinché Lui possa trasformare tutto in gioia”. Ecco qui forse la parola più bella della quale abbiamo tutti bisogno, perché nessuno di noi è senza difficoltà e senza croci e molte volte siamo disperati, senza luce, senza forza e coraggio per andare avanti. La Madonna ci dà una semplice ricetta: donare al Signore tutto, tutte le difficoltò e le croci poiché: Lui può trasformare tutto in gioia.

Qui è bene ricordare la situazione della Madonna nel momento dell’Annunciazione e dire con la Madonna che crediamo che tutto è possibile a Dio e niente è impossibile per Lui: malattie, conflitti in famiglia e tante altre croci, tutto si può trasformare in gioia. Questa gioia è sicuramente gioia che viene da Dio e che può solo portarci avanti, sapendo che c’è anche un’altra vita, ci sono altri valori, al di là della vita fisica. Poi la Madonna ci ripete: “Voi non potete aprirvi a Dio se non pregate’ Allora se non preghiamo non possiamo aprirci a Dio e non possiamo nemmeno donare a Lui le nostre difficoltà e le nostre croci. La condizione per realizzare tutto questo è ancora la preghiera. Questa volta la Madonna ci invita di nuovo alla preghiera, ma in modo speciale: dicendoci di deciderci “a consacrare un tempo del giorno all’incontro con Dio” ma nel silenzio. Forse questo silenzio è innanzi tutto un silenzio fisico: ritirarsi, trovare un tempo; ma ancora più è il silenzio del cuore, che si può vivere anche in pullman, nel traffico della città. In ogni situazione si può vivere questo silenzio con Dio quando si comincia a pregare, quando soprattutto si comincia a pregare con il cuore.
In ogni modo, io vi invito a rimanere per qualche minuto meglio per mezz‘oretta, nel silenzio davanti a Dio e senza molte parole dire “Signore io sono qui, il resto fallo Tu”.
Possiamo qui ricordare il messaggio del giugno dell’anno scorso
[1], quando la Madonna ha detto di non cercare Dio secondo i nostri desideri, ma secondo il Suo amore. Molte volte esprimiamo con le nostre parole solo i nostri desideri; tentiamo forse di cambiare con le nostre parole la volontà di Dio, ma non la nostra. Il silenzio può facilitarci ad incontrare Dio. Anch‘io proverò e vi invito tutti a provare e forse un giorno potremo scambiarci le esperienze. Dice poi la Madonna: “Con Dio sarete capaci di testimoniare la mia presenza
Quando si incontra Dio possiamo testimoniare la presenza della Madonna, cioè la presenza di Dio attraverso la Madonna; la presenza di Dio che può rinnovarci, ricrearci e farci testimoni della pace. La Madonna poi accenna come molte altre volte: “Non voglio niente con la forza, non voglio costringervi, voi siete figli di Dio, vi invito a fare tutto liberamente Ecco, direi che la Madonna non vuole fare di noi dei fanatici. Non dobbiamo diventare fanatici di Medjugorje o di qualche altra cosa: la Madonna ci invita nelle libertà a riconciliarci, a continuare il cammino della conversione, a pregare, a digiunare, a credere, ad abbandonarci, ma tutto nella libertà. La libertà non toglie la responsabilità ma noi siamo degni, come figli di Dio, di agire liberamente.


[1] Messaggio di Medjugorje, 25 giugno 1988

"Cari figli, oggi vi invito all'amore, che è gradito e caro a Dio. Figlioli, l'amore accetta tutto, tutto ciò che è duro e amaro, a motivo di Gesù che è amore. Perciò, cari figli, pregate Dio che venga in vostro aiuto: ma non secondo i vostri desideri, bensì secondo il suo amore! Abbandonatevi a Dio, perché Egli possa guarirvi, consolarvi e perdonarvi tutto ciò che in voi è di impedimento sulla strada dell'amore. Così Dio potrà plasmare la vostra vita e voi crescerete nell'amore. Glorificate Dio, figlioli, con l'INNO ALLA CARITA (1 Cor 13), perché l'amore di Dio possa crescere in voi di giorno in giorno fino alla sua pienezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata! "

giovedì 14 aprile 2016

Che cosa significa pregare?

Quando parliamo di preghiera pensiamo subito all'uomo in atteggiamento umile che chiede a Dio qualcosa, e in generale questo qualcosa risponde al soddisfacimento dei propri bisogni. Questo di per sé non è sbagliato: Gesù stesso nel Vangelo ci ha chiesto di bussare, di chiedere, di domandare anche il pane quotidiano.

Il significato principale
Ma la natura della preghiera è altra: essa presuppone il nostro incontro con Dio, a prescindere da quello che possiamo chiedere o ricevere. È un bisogno prima di tutto dell'anima di unirsi al suo Creatore, al suo Padre, al suo Tutto.
La preghiera è rischiosa: dopo un po' ci accorgiamo che Dio è persona e che ci chiede qualcosa, e forse qualcosa che non ci aspettiamo, e forse nemmeno desideriamo. La nostra natura si ribella a volte alle richieste di Dio, e per questo è più facile "anticipare" Dio con le nostre richieste, e quindi non ascoltarlo, non renderci docili prima di tutto alla sua presenza.
Nei racconti dei Chassidim si racconta di quel rabbino ebreo che prima di iniziare la preghiera andava a salutare la moglie, ad abbracciare i figli, e a chi gli domandava il perchè di questi atteggiamenti egli rispondeva: «Sto andando a pregare: non so come tornerò, e se tornerò».
Così deve essere il nostro primo atteggiamento. Scrive Abraham Joshua Hescel (1907-1972), uno dei maggiori studiosi dell'ebraismo e docente di mistica ebraica: «Non è corretto descrivere la preghiera come il discorrere tra gli uomini; noi non comunichiamo con Dio: ci rendiamo comunicabili a Lui. La preghiera è effusione del cuore davanti a Dio: non è rapporto tra due soggetti, ma è il tentativo di diventare oggetto al suo pensiero. Per colui che pensa, Dio è un oggetto, per l'uomo di preghiera Egli è il soggetto. Quando ci troviamo in presenza di Dio ci sforziamo non di acquisire una conoscenza oggettiva, ma piuttosto di rendere più profonda la fedeltà tra noi e Dio. Ciò che desideriamo non è conoscere Lui, ma essere conosciuti da Lui».
Strano a dirsi: nella preghiera l'iniziativa è di Dio. È Lui che ci chiama, che ci vuole, che ci attira. Egli ha bisogno di noi perché ci ha creati e vuole donarci il suo Amore divino. La preghiera allora non è che la risposta dell'uomo.
Don Divo Barsotti (1914-2006) iniziava sempre la sua giornata con due preghiere; la prima era: «Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo», tratta dal Deuteronomio, e la seconda era: «"Padre nostro, che sei nei cieli...". Questo significa: prima l'ascolto, poi la risposta. Nell'ascolto io imparo che Dio è Uno solo, e nella riposta dico subito: Padre mio...».

Nelle altre religioni
Da qui viene l'assoluta diversità della preghiera cristiana da quella nelle altre esperienze religiose. I musulmani pregano prostrati a terra semplicemente come atto di adorazione, riconoscendo la sovranità assoluta di Dio, ma Dio (AI/ah, per loro) non li considera: Egli non li conosce. Egli non può conoscere né tanto meno amare, perché non ha alcun rapporto con l'uomo. Per non parlare dell'induismo, del buddismo e delle religioni asiatiche. Lì è tutto impersonale: c'è una divinità vaga, totalmente impersonale: un "io" divino non esiste, e il centro è sempre l'uomo. Non così tra noi e Dio. Dio si è fatto carne, ha parlato, ci conosce e ci ama, vuole qualcosa da noi, e questo è assolutamente sconvolgente. Quando il beato Charles de Foucauld (1858-1916) capì questo, da ateo che era in un istante solo scelse di entrare nella Trappa e poi di andare a vivere nel deserto: non poteva sopportare di interporre tra lui e Dio altra cosa che potesse distrarlo da questo amore.
In un certo senso, a un Dio impersonale puoi far dire quello che vuoi, e continuare a vivere la tua piccola vita, organizzarti tu un sistema morale più o meno buono, e vivere secondo tale legge umana, mentre se Dio è persona, significa allora che tu ti rendi disponibile a Lui, e Lui ti può chiedere di tutto.
Per pregare occorre pertanto l'atto di fede iniziale che ci metta in relazione con Dio, il Dio del roveto ardente di Mosè, il Dio che parlò ad Abramo, il Dio che si fece uomo e ci chiese di seguirlo e di lasciarsi amare da Lui. Scrive don Divo Barsotti: «La preghiera è possibile perché è Dio che ha preso l'iniziativa. Dunque, è Lui che prega. La nostra preghiera presuppone Lui. Non potremmo parlare a Dio senza che prima Lui parli a noi, e la nostra preghiera tanto più è vera quanto più noi sentiamo che è Lui il primo che parla, il primo che entra nella nostra vita, e ci dà speranza, ci viene in soccorso, ci conosce e ci ama. È la fede che ci dà la possibilità della preghiera».

Fiducia completa
L'uomo di preghiera dunque si "lascia fare" da Dio, e si fida di Lui. Questa è la grande sfida della preghiera cristiana, ed è anche questa la carenza che si può vivere nel nostro rapporto con Dio: la mancanza di fiducia in Lui. Abbiamo paura che il Signore ci chieda dei sacrifici, delle rinunce, qualcosa che non concordi con le nostre scelte di vita... e allora è meglio che Dio non parli proprio. Non a caso in apparizioni private ad anime sante come su or Faustina Kowalska (1905-1938) o suor Josefa Menendez (1890-1923), il Signore si rammarica proprio della mancanza di fiducia da parte dei cristiani.
«Non contano nemmeno i peccati - dice Gesù alla Menendez - se l'anima subito si rivolge con fiducia illimitata in me». «Ciò che mi ferisce di più - rivela alla Kowalska - è proprio la mancanza di fiducia da parte dei cristiani, soprattutto delle anime consacrate».
Gesù stesso ha conosciuto questo passo della fiducia nella sua vita visibile, proprio nel momento terribile della Passione: nel Getsemani Egli prega, sì, prega il Padre che Egli allontani da Lui il calice del dolore. Poi si accorge che anche il Padre prega: prega il Figlio di accettare il calice, perchè da questo ne sarebbe venuta la salvezza del genere umano.
Ma se l'uomo dà questa piena fiducia a Dio, sapendo che tutto quello che Egli chiederà è il nostro vero bene, perché ci ama, allora tutto diventa semplice. È come nell'amore: quando si è innamorati, basta che l'altro sia, e siamo disposti a tutto per dargli gioia. L'incontro di Dio con l'uomo è per la gioia dell'uomo. Se solo si capisse questo, il problema sarebbe non quando pregare, ma quando smettere di pregare. La preghiera allora è questione di un istante, e quell'istante è tutto: consegnare totalmente noi stessi a Dio in uno slancio di fiducia illimitato, e rimanere quieti in silenzio davanti a Lui.

Le parole nella preghiera
Certo, la preghiera è fatta anche di parole, perché non esiste un amore muto. Allora saranno parole di richiesta, di lode, di supplica, di lamentela, di adorazione, di ringraziamento. di tutto quello che volete, ma sempre con quella base di fiducia che l'uomo dà al suo Signore, lasciandogli quello spazio interiore in cui Dio stesso imprime nei nostri cuori le Sue parole, che sono parole di amore, di speranza, di comunione, di pace profonda. Parole di fuoco.
In questo senso la preghiera è di natura assolutamente contemplativa.
Nel silenzio del nostro cuore finalmente disponibile Dio parla; nel silenzio.
L'uomo si effonde in Lui e risponde, come gli viene di rispondere: a quel punto qualunque cosa dice va bene, perché è il figlio che parla al Padre.
Una volta in una parrocchia mi fu chiesto di guidare un'ora di adorazione.
Volevo impostare tale momento con tre quarti d'ora di silenzio e un quarto d'ora di preghiera vocale. Il parroco mi disse che i suoi parrocchiani non avrebbero sopportato tanto silenzio, che si sarebbero distratti; allora proposi di fare mezz'ora e mezz'ora. Neanche quello fu accettato. Alla fine ottenni di poter fare dieci minuti iniziali di silenzio e cinquanta minuti di canti e preghiera vocale. E mi sembrò poi che anche in quei dieci minuti non si riuscisse a fare spazio al Signore che voleva dirci qualcosa.
Le esigenze di Dio non sono standardizzate. Egli ci fa conoscere il mondo dell'amore man mano entriamo in questa complicità di fiducia, e al termine ci può chiedere anche di portare la Sua croce, per salvare il mondo.
Infatti, sono proprio i cristiani che, con la loro offerta e preghiera, salvano ancora il mondo. Chi salva è Dio, ma generazione per generazione attraverso di noi. Il modo migliore per amare il prossimo è proprio pregare per lui, perché il Signore lo perdoni dei peccati e lo purifichi, e per ottenere questo il mezzo è la partecipazione al Sacrificio della croce. Ma anche questo non è imposto mai: è accettato e vissuto nella preghiera e nella fiducia.
La preghiera intesa in questo modo, infine, dà gioia. Un'anima così abbandonata a Dio nella preghiera conoscerà una pace interiore che la sorprenderà. San Serafino di Sarov (1759-1833), il grande monaco russo, era meravigliato che tantissimi andassero da lui per parlargli, per cercarlo, per chiedergli una parola. Lui stesso non sapeva spiegarsi come mai tante persone, anche professori e nobili, andassero da lui, povero illetterato. E spiegava: «Basta trovare la pace del cuore, e migliaia attorno a te vengono, e trovano salvezza». Non diceva però che per trovare questa pace interiore egli aveva trascorso tutta la vita in questo pellegrinaggio interiore verso il proprio cuore, dove viveva il Signore Gesù, più intimo a noi di noi stessi, e aveva passato tutte le sue giornate invocando il suo dolcissimo e santissimo nome: «Signore Gesù, abbi pietà di me peccatore!».

Fonte: Il Timone – Articolo di p. Serafino Tognetti

mercoledì 13 aprile 2016

LA MADONNA CI INSEGNA A PREGARE

Non vi è messaggio dato alla parrocchia in cui la Regina della Pace non inviti alla preghiera. Non si è limitata all’esortazione, ma si è prodigata in modo straordinario per insegnarci a pregare. Gli insegnamenti della Gospa sulla preghiera sono un capolavoro di spiritualità e, nella loro semplicità, rappresentano ciò che di più elevato sia mai stato concepito e scritto al riguardo. Ciò che insegna la Madre di Dio sulla preghiera è senza dubbio un segno sicuro di credibilità delle apparizioni. Il libretto dei messaggi rappresenta una scuola eccelsa di preghiera, superiore anche a quella dei grandi Maestri della mistica cristiana. Ciò non deve meravigliare, perché ogni esperienza di preghiera sgorga dalla presenza dello Spirito in un cuore umile e puro. Chi più della "Piena di Grazia" è ricolma dello Spirito del Padre e del Figlio che, dal suo Cuore Immacolato, irradia su tutta la Chiesa? La Madre di Dio è la preghiera vivente. Il suo Cuore materno è tutto rivolto a quello del Figlio, per adorarlo, glorificarlo e intercedere per ognuno dei suoi figli che le sono stati affidati. 
Molti si chiedono perché la Madonna sia qui da così tanto tempo. 
Una delle ragioni è di insegnarci a pregare. "Sono da così tanto tempo con voi perché desidero insegnarvi a pregare"  (12-06-1986). 
"Io sono con voi e desidero insegnarvi a pregare col cuore" (25-10-1989). 
In tutte le sue apparizioni la Gospa scende dal Cielo sulla terra per pregare. Si direbbe che vuole portare la preghiera degli angeli e dei beati in mezzo a noi, perché si accenda nei nostri cuori con l’abbraccio della comunione dei santi. La Gospa trascorre la maggior parte del tempo dell’apparizione a pregare. Arriva in atteggiamento di preghiera. Raccoglie le preghiere dei veggenti e dei presenti e prega con loro. Poi stende le mani e prega su tutti i presenti, a volte in aramaico, la sua lingua materna, soffermandosi in modo speciale sui malati e sui sacerdoti. Quando lo ritiene opportuno prega anche su una persona singolarmente. Al termine dell’apparizione si allontana pregando e augurando la pace della preghiera. Quale grazia più grande per la nostra generazione avere Maria come Maestra di preghiera e condividere con Lei la bellezza, la grandezza e la gioia della preghiera del Paradiso?
La Madonna ha provveduto, fin dalle prime settimane, a raccogliere la popolazione nella chiesa parrocchiale per il Rosario e la S. Messa. Ha rinverdito alcune tradizioni locali, come la recita dei sette Pater, Ave e Gloria. Ha insistito sulla preghiera in casa, in particolare sul rosario in famiglia. Con i messaggi dati alla parrocchia, a partire dalla Quaresima del 1984, la Madonna ha incominciato ad educare alla preghiera partendo dal cuore. Lo ha fatto non con preghiere o pratiche nuove, come non di rado è accaduto in alcuni settori della Chiesa, che hanno ceduto all’influsso dell’induismo o del buddismo, dimenticando la straordinaria tradizione cristiana.
La Gospa ha ripristinato nella parrocchia tutto ciò che il disordine e la secolarizzazione degli ultimi decenni ha scompaginato nella vita delle parrocchie e persino dei conventi e dei monasteri. Non si è trattato però di una restaurazione formale, che si sofferma ai gesti e alle parole, ma di una rivitalizzazione che infonde il soffio dello Spirito e che nutre i cuori. La Madonna si è preoccupata fin dai primi giorni che la preghiera venisse dall’intimo del proprio cuore. Dovrebbe essere sempre così, perché questo è il suggerimento evangelico (cfr Mt 6, 4-15). 
Dopo poche settimane dava quella raccomandazione che diverrà il fulcro del suo insegnamento: “Pregate col cuore! 
Per questo, prima di incominciare a pregare, chiedete perdono e perdonate a vostra volta” (16-08-1981). 
Che cosa significa pregare col cuore? La Madonna lo ha insegnato ai veggenti nel modo più semplice possibile. Vicka lo ha spiegato a lungo alle folle dei pellegrini. La Gospa ha invitato a recitare per un giorno intero, o anche per più giorni, il Padre Nostro, con calma e concentrazione, in modo tale da sentire nel cuore ciò che le parole significano. Come sarebbe possibile recitare il Padre Nostro senza sentirsi figli di un Padre che ci ha creato e che ci ama immensamente? Quindi allo stesso modo ha invitato a recitare l’Ave Maria, fino a quando il cuore non si apre alla conoscenza e all’amore della Madre e la accoglie dentro di sé come un dono di inestimabile valore. Recitando infine il Gloria al Padre col cuore, afferrando nell’intimo le parole che la bocca pronuncia, noi comprendiamo che la vita va vissuta per la gloria di Dio e il compimento della sua volontà. In questo modo, insegna la Madonna, noi impariamo a recitare il rosario col cuore, in intima comunione con Lei nella contemplazione dei misteri della redenzione. Se il rosario recitato solo verbalmente rischia di annoiare, recitato invece col cuore è una fonte di vita e di gioia. “Cari figli, vi prego: apritevi e incominciate a pregare. La preghiera sarà per voi gioia: se cominciate, non proverete noia, perché pregherete con gioia” (20 -03- 1986).
Bisogna sentire col cuore i gesti e le parole della preghiera. La preghiera del cuore non è una scuola per iniziati. Non necessita di maestri come le tecniche di meditazione orientale. Quando parliamo con una persona che ci sta a cuore, non lo facciamo distrattamente e col pensiero altrove. La guardiamo negli occhi e siamo consapevoli di quello che diciamo. Parliamo ed ascoltiamo nello scambio di pensieri e sentimenti. Ciò vale infinitamente di più quando preghiamo, perché ci apriamo a Colui che non è fuori di noi, ma in noi, più intimamente di quanto lo sia qualsiasi altra persona. Per ottenere questo risultato la Gospa dà dei suggerimenti che si trovano già nella tradizione ascetica e mistica. Non si tratta di nulla di particolare, ma semplicemente di quelle regole elementari che valgono per qualsiasi attività ben fatta, la quale richiede attenzione e concentrazione. Nel campo della preghiera il consiglio unanime della tradizione, perché non si riduca a uno spreco di parole, è quello di mettersi alla divina presenza. Solo così la preghiera diviene un dialogo intimo con Dio. Al riguardo la Gospa ha dato un messaggio concreto ed efficace:
“Cari figli, anche oggi vi invito a pregare. Voi, cari figli, non siete in grado di comprendere quanto valore ha la preghiera, finché non dite da voi stessi: Adesso è il tempo della preghiera. Adesso null’altro è importante per me. Adesso per me nessuna persona è importante all’infuori di Dio” (02-10- 1986).
La veggente Vicka ama ripetere ai pellegrini che la preghiera del cuore non la si impara sui libri, ma con l’impegno di praticarla ogni giorno. Si impara a pregare pregando. Si cresce nella misura in cui il cuore si apre a Dio. Si avanza nella preghiera del cuore attraverso la perseveranza e l’accompagnamento della Madre, come un bambino che impara a camminare. 
All’inizio i passi sono incerti, poi diventano più spediti e infine corre veloce senza incertezze. La Madonna non esclude affatto le preghiere spontanee sia dei singoli come nelle celebrazioni liturgiche. Ne è un esempio l’adorazione eucaristica che a Medjugorje è il culmine della preghiera del cuore, per il silenzio e il raccoglimento dei pellegrini e le invocazioni del celebrante. Tuttavia la Gospa mira piuttosto ad animare dall’interno la preghiera liturgica, specialmente quella centrata sui sacramenti. Per questo insiste perché la Santa Messa divenga un’esperienza di Dio.
“Cari figli, vi invito a vivere la S. Messa. Molti di voi ne hanno sperimentato la bellezza, ma ci sono anche coloro che non vengono volentieri. Io vi ho scelto, cari figli, e Gesù nella S. Messa vi dà le sue grazie. Perciò, vivete coscientemente la S. Messa e la vostra venuta sia piena di gioia. Venite con amore ed accogliete in voi la S. Messa.” (03-04-1986). 
Questa fonte di tutte le grazie non solo deve essere vissuta col cuore, ma divenire un appuntamento quotidiano irrinunciabile: “La S. Messa, figlioli, non sia per voi un’abitudine, ma vita; vivendo ogni giorno la S. Messa sentirete il bisogno della santità” (25-01-1998). 
Ogni vera preghiera deve essere fatta col cuore. 
Se non sgorga dal sacrario interiore non può arrivare fino al cielo, ma ci ricade addosso. Quando, al termine delle nostre preghiere, siamo nella medesima situazione spirituale in cui abbiamo incominciato, significa che abbiamo sprecato parole. Per pregare col cuore è necessario aprirsi a Dio e ricevere la Sua luce e la Sua grazia. Proprio per questo non è solo opera nostra, ma un dono dello Spirito Santo. E’ lo Spirito infatti che prega in noi con gemiti inenarrabili. 
La Gospa lo sa bene e ce lo ricorda: “Volgete i vostri cuori alla preghiera e chiedete che lo Spirito Santo si effonda su di voi” (16-05-1985). 
“Rinnovate la vostra preghiera personale e in modo particolare pregate lo Spirito Santo affinché vi aiuti a pregare col cuore” (25-05-2003).
La preghiera nello Spirito non è l’appannaggio di alcuni gruppi, ma l’essenza stessa della preghiera cristiana. E’ il dono che la Gospa fa alla Chiesa perché si rinnovi ogni giorno di più nei cuori dei suoi fedeli.

Fonte: Padre Livio – Newsletter del 13 aprile 2016

martedì 12 aprile 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 11 aprile 2016

Dal Vangelo secondo Giovanni
Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Parola del Signore

Fratelli e sorelle, a noi tutti, e soprattutto a noi adulti, alcune cose non vanno. Per esempio sul lavoro oppure abbiamo problemi in famiglia o nel matrimonio o all’università o con la nuora o la suocera. Cerchiamo di fare il possibile, ma non va. Sentiamo che le nostre preghiere perdono il valore. Quel fuoco pasquale che abbiamo sperimentato pian piano si trasforma in cenere.
Se ieri siamo venuti alla santa Messa ci possiamo ricordare il Vangelo, quando gli apostoli hanno pescato tanti pesci sul lago di Tiberiade. Desidero sottolineare una frase di quel Vangelo, cioè “tutta la notte non hanno pescato nulla”. Quando ci sembra che abbiamo lavorato invano, quando ci sembra di aver perso la battaglia, Gesù appare se abbiamo la fede forte come i discepoli sul lago di Tiberiade.
Essi non sapevano dove era Gesù. Egli camminava sulle acque; era su una riva e poi sull’altra. Gesù appariva in vari luoghi.
Egli è vivo per coloro che si trovano in comunità. La comunità è il miracolo di Dio: “Dove due o tre si riuniscono nel Mio Nome Io sono con loro”.
Quando non abbiamo rapporti buoni sul lavoro, nella famiglia, con le persone è molto importante non rinunciare alla posizione in cui ci troviamo.
Abbiamo notato che Gesù non è apparso solamente ai pescatori che non hanno pescato nulla nella notte, ma ha preparato loro anche il fuoco.
Nel Vangelo di oggi ci troviamo ancora sul lago di Tiberiade. Dopo che Gesù ha dato da mangiare a 5000 persone la gente lo cerca ancora. Lo hanno cercato e quando Lo hanno trovato Gesù rimprovera questa folla e dice: “In verità, in verità Io vi dico: voi Mi cercate non perchè avete visto dei segni, ma perche avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”. E continua: “Datevi da fare!” Quindi bisogna darsi da fare. “Ma non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna”.
Dal Vangelo di oggi si vede che noi siamo troppo figli di questa terra. Cerchiamo ciò che passa e non vediamo ciò che non passa. Gesù ci ha anche detto che siamo gente di poca fede. In un altro posto ha detto che gli altri vivono nel peccato. E noi? Siamo veri fedeli? Guardiamo come siamo, perchè soltanto la verità ci farà liberi.
La santa Confessione è il Sacramento della Divina Misericordia, il Sacramento di cui tutti abbiamo bisogno. Noi che partecipiamo alla santa Messa, qui in chiesa o via radio, siamo invitati a convertirci. Se non ci convertiamo non saremo salvati.
San Tommaso d’Aquino ha scritto: “Non riesco a comprendere come possa dormire tranquillo colui che ha sulla coscienza un peccato mortale”. E’ mortale e questa persona non si salverà. Questa non è una minaccia. Cerchiamo soltanto di presentare il Magistero della Chiesa.
Sant’Agostino ha detto: “Noi ripetiamo sempre piccoli peccati, non gravi. Non ci preoccupiamo di essi. I peccati piccoli ci portano alla morte”. Se non ci svuotiamo di questi piccoli peccati la barca della nostra vita affonderà.
Dove non c’è la decisione forte… Dove non c’è il pentimento…
La santa Confessione non può essere una formalità. Il sacerdote che confessa deve sentire nel confessionale il desiderio del pentimento.
Gesù ha detto ai sacerdoti: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, ma a coloro ai quali non li rimetterete non saranno rimessi”. A coloro che non hanno la ferma decisione di cambiare la propria vita i peccati rimarranno. La Confessione non è una formalità. Non si tratta del sacerdote.
Gesù ha espiato tutti i nostri peccati sulla croce. Non esiste nessun peccato che Dio non può perdonare. Solo uno: il peccato contro lo Spirito Santo, cioè se non crediamo che Dio può perdonare.
La nostra Confessione deve essere valida. La Confessione non termina nel Confessionale, ma lì inizia. Lì inizia la nostra conversione. Anche noi sacerdoti ci confessiamo. Risorgiamo sempre per una vita nuova. Io mi confesso spesso qui a Medjugorje.
Gesù spesso mira alla fede dei singoli. Conosciamo le Sue parole quando ha detto: “La tua fede ti ha salvato”. Tutto è possibile a colui che crede.
In che cosa consiste la vera fede? Il Concilio Vaticano II ha definito così la fede: L’uomo dona tutto se stesso a Dio, mettendo a Sua disposizione la mente e la volontà, dando il proprio “sì” alla Sua rivelazione, senza trattenere nulla.
Alla verità che libera si arriva mettendo la propria mente e la propria volontà a disposizione di Dio, accettando la Sua rivelazione. La verità che libera viene vista solamente da colui che crede in questo modo.
Ricordiamo un altro episodio del Vangelo, quando Gesù ha ridonato la vista al cieco nato. Il cieco ha visto una cosa sola: Chi passava affianco a lui. Egli credeva. Ha visto con gli occhi della sua fede Colui in cui poteva credere, prima di vederLo con i propri occhi fisici. Possiamo dire che ha recuperato la vista in un modo doppio: con gli occhi fisici e con quelli spirituali.
Un altro esempio: san Paolo ha recuperato la vista dopo essere caduto da cavallo, dopo averla vista per un certo tempo. Prima vedeva, ma in un modo sbagliato. Non vedeva nei discepoli di Gesù coloro che promuovevano la fede vera. Egli li perseguitava. Ma quando è diventato cieco è stato illuminato dalla grazia di Dio. Allora ha capito che i discepoli sono veri credenti di Gesù Cristo e non pagani.
Se san Paolo non fosse diventato cieco avrebbe perseguitato Gesù e i Suoi discepoli per tutta la sua vita. Questa era la cecità più grave per san Paolo e Dio glielo ha fatto capire in un modo concreto. Paolo l’ha capito, ma per comprenderlo è dovuto diventare cieco e toccare la terra con la faccia.
Chi crede in Dio e paga con la propria vita non sarà deluso. Non può rimanere deluso chi crede. Nel libro del Siracide sentiamo: “Lotta per la verità fino alla morte e il Signore lotterà per te”. Questa è Parola di Dio.
La verità non è merce con cui si può fare commercio. Lo ha detto Giovanni Paolo II quando ha visitato la Croazia: “La verità è l’arma più potente di coloro che non hanno il potere”. La bugia è negare la verità in modo cosciente. La bugia la si può dire o vivere. E’ sempre brutta. E’ sempre contro Dio, perchè Dio è la Verità. E anche contro Gesù Cristo, perchè Gesù è il “Sì” di Dio al mondo intero, alla verità che ci farà liberi.
La cosa peggiore è quando tutto diventa verità. La bugia non è soltanto la risposta sbagliata ad una domanda, ma anche il silenzio quando bisogna rispondere, perchè sappiamo che spesso si tace per paura.
Santo Stefano diacono, il primo martire, non ha mostrato paura e sappiamo che fine ha fatto. Siccome era fedele a Dio nella verità Dio è stato fedele a lui fino alla fine.
L’uomo non ha paura soltanto di coloro che possono togliergli la vita, ma ci sono persone che hanno paura di incontrare la verità di se stessi. Quando alcune persone incontrano la propria verità hanno addirittura paura di commettere il suicidio. Gesù è il “sì” di Dio per tutti e quindi per ogni singola persona. Ogni discepolo di Gesù deve tenerne conto.
Come la vera fede è piena dell’amore verso Dio e verso il prossimo così neppure la verità può essere trasmessa senza amore. Alcune persone accetterebbero la verità su se stessi, ma rinunciano ad accettarla se non è pronunciata con amore. Una verità detta senza amore non è una virtù. La virtù più grande è sempre l’amore.
Fare richiamo alla verità non significa togliere la vita, la dignità e la libertà ad una persona. La verità deve essere sempre tale da costruire e non da uccidere. La verità porta la pace nella vita del fratello e della sorella. La verità dona la fiducia e non la confusione.
Grazie a tutti coloro che con la loro vita e con le loro parole ci hanno aperto gli occhi della fede.
Grazie Regina della Pace, perchè sei Sorgente continua della nostra ispirazione, Compagna della nostra vita.
Grazie a santo Stefano, il primo martire, perchè pieno di Spirito Santo ha parlato solo di Te o Dio, fino alla morte. Ha mostrato di essere figlio di Abramo, Padre della nostra fede.
Grazie a tutti gli apostoli, a tutti i martiri, a tutti i testimoni.
Grazie a san Stanislao e a tutti quelli che ci sono stati fin’ora.
Soprattutto grazie ai nostri malati gravi. Conosco tanti che da 40 anni portano la croce della loro malattia. Quando incontro alcuni di loro e domando come stanno essi rispondono: “Grazie a Dio bene”. Questo è il miracolo di Dio. Che fede che hanno! Ringraziamo Dio di avere questi testimoni importanti. Questa sera ringraziamo qui a Medjugorje di averli potuti incontrare.
Amen.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

lunedì 11 aprile 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 8 aprile 2016 di fra Mario Knezović.

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
Parola del Signore


Fratelli e sorelle, voglio iniziare la meditazione di questo brano con la testimonianza di un discepolo di un rabbino in Israele. Egli ha testimoniato: “Quando ho iniziato a studiare rimanevo confuso dal significato della fede”. Si poneva queste domande: “Perchè credo? Per essere buono? Per essere vicino a Dio? Per tenermi lontano dai peccati?”. Poi ha aggiunto: “Ho continuato a meditare a fondo su ciò”. Poi un giorno a Gerusalemme ho incontrato un vecchio rabbino, un dissidente russo. Perseguitato per aver testimoniato la fede in Gesù è venuto a vivere in Israele. Io conoscevo il suo coraggio dettato dalla fede quando si opponeva a Stalin e al suo regime. Ha subito torture per anni. Quel giorno nevicava a Gerusalemme, cosa rarissima per quelle zone. Il rabbino camminava lentamente sotto la neve con delle scarpe che non potevano proteggerlo dal freddo. Aveva una sciarpa attorno al collo. Da lontano ho visto che ha trovato una povera donna che chiedeva l’elemosina. Si è avvicinato a lei. Le ha dato qualche moneta che aveva in tasca. Siccome lei era all’esterno da tempo e aveva le mani ghiacciate le monete le sono cadute. Lui ha raccolto le monete e gliele ha messe in mano. Poi si è tolto la sciarpa e la avvolta attorno al collo della donna. Poi ha proseguito il suo cammino. Due settimane dopo ho incontrato quel rabbino nella nostra sinagoga. Da giovane studente gli ho raccontato ciò che ho visto che lui aveva fatto e gli ho chiesto: ‘Padre, Lei ha fatto questo per misericordia?’ Lui ha risposto: ‘No. io non l’ho fatto per misericordia. Non l’ho fatto per mostrare un’opera buona. L’ho fatto perchè in quella persona ho visto una principessa. Una principessa che in quel momento non aveva l’abito da principessa. Io le ho dato tutto quello che avevo’.
Così è finito il nostro dialogo. Io ho ricevuto le risposta che mi servivano per credere. Le domande se credevo per essere buono o per piacere a Dio o per tenermi lontano dai peccati sono scomparse in un attimo e ho capito perchè credo. Devo vedere l’uomo come un principe o una principessa che in quel momento è ferito. Ferito dal peccato, dalla sofferenza, dalla società.
Mi è diventato tutto chiaro: nell’altro devo vedere il bene. Devo vedere ciò che le persone potrebbero essere e magari non lo sono ancora”.
Cari fratelli e sorelle, ho iniziato con questo esempio per un semplice motivo: perchè questa sera possiamo pensare a ciò che Dio può fare nell’uomo. Ciò che Lui crea è indistruggibile. Allora guardiamo all’uomo in un modo diverso. Così nell’altro non vediamo ciò che è negativo, l’abito sporco, non vediamo nemmeno l’anima ferita dal peccato nel quale non c’è più l’armonia delle virtù. Vediamo soltanto il principe o la principessa che per qualche motivo ha perso l’onore, la purezza e i vestiti con cui nascondere la propria vergogna.
Quello che viene da Dio rimane.
Qui negli Atti degli Apostoli abbiamo un bellissimo esempio. Viene Gamaliele, un uomo molto saggio, che quando il sinedrio si era riunito per eliminare gli apostoli per spegnere il fervore che era venuto sulla terra ha detto: “Fermatevi un attimo. Cosa state facendo? C’era Teo che era stato seguito da 400 uomini. Quando è stato ucciso sono scappati tutti, perchè non era autentico. Poi è venuto Giuda il Galileo. Anche lui ha avuto seguito di gente, ma tutto è crollato, perchè era un falso. Lasciate stare questi uomini, perchè se questa cosa viene da Dio rimane, invece se viene dal male crollerà da sola. Non dovete preoccuparvi”.
Arriva sempre il momento di rendere conto, il momento in cui non potremo coprire in nessun modo alcun inganno. Le profezie false, le false visioni, tutto finirà prima o poi e verrà la Verità come testimonianza che nessuno può negare.
I veri testimoni sono instancabili.
Vediamo qui cosa hanno fatto gli apostoli. Sono stati flagellati come lo è stato Gesù. Dopo, però, erano felici e sono andati ad annunciare il Nome di Gesù Cristo. Gesù dice: “Predicate nel Mio Nome”.
Essi sapevano in Chi credevano. Erano felici. Venivano rimproverati, derisi, perseguitati.
Perciò, fratelli e sorelle, non dobbiamo preoccuparci per tante cose. Noi vogliamo prendere subito decisioni spirituali e troncare. Se una cosa è dal male finirà da sola e se è una cosa divina rimarrà.
Ricordatevi quando gesù camminava assieme agli apostoli e uno di loro, dato che Gesù non veniva accolto, ha chiesto: “Vuoi che li distruggiamo?” Egli ha risposto: “No. Non dobbiamo distruggerli, eliminarli, giudicarli., condannarli, perchè coloro che non sono contro di noi sono per noi”.
Gesù è quel Nome che dobbiamo promuovere in questo mondo: “Chi non è contro di noi è con noi”.
Fratelli e sorelle, da diversi anni ci troviamo in questa realtà di Medjugorje. Non c’è risposta. Nessuno può darla. Direi che ha ragione Gamaliele che diceva: “Lasciate stare. Osservate, guardate, ma lasciate stare, perchè quello che viene da Dio rimane, mentre quello che viene dal maligno scomparirà”. Indipendentemente dalle nostre decisioni o commissioni. Tutto andrà perduto, mentre noi non possiamo salvare una cosa che viene da Dio. Perchè noi vogliamo salvare Dio? Oh, signori; noi vogliamo salvare Dio? Invece Lui per la nostra salvezza è andato sulla croce.
Questa saggezza ci serve. Allora potremo essere testimoni felici. Avremo la garanzia che Dio viene in noi e per noi e crederemo a quello a cui ci invita la Madonna. Come testimoni. Saremo capaci di accettare anche le flagellazioni. Gli apostoli sono stati anche flagellati!
Noi non siamo disposti a ricevere qualche volta piccole flagellazioni per le nostre convinzioni? Perchè non lo siamo? Perchè non abbiamo incontrato Gesù. Noi camminiamo vicino a Lui. Camminiamo vicino ad un Dio a cui non permettiamo di toccare il nostro cuore, di cambiarci, di trasformarci in principi o principesse vestiti adeguatamente. Egli ci aspetta alla Mensa reale nel Cielo. Questo è quello che Gesù vuole. Lui può dire agli uomini: “Sedetevi. C’è posto per tutti”.
Questo episodio mi fa ricordare gli inizi a Medjugorje quando c’erano solo vigne, tabacco e prati. C’era tantissima gente perchè vedevano segni e miracoli. Nel Vangelo tanti seguivano Gesù perchè ricevevano le grazie, i miracoli, stavano bene, cambiavano vita. Così era anche a Medjugorje i primi tempi. La gente si confessava nei prati. La gente del luogo era flagellata, ma felice, perchè testimoniava non per interesse, ma per amore verso Dio.
Cosa può fare l’uomo da solo? Niente. Lo vediamo anche nel dialogo di Gesù con Filippo, quando gli chiede: “Hai qualcosa?” Come se volesse dire: “Hai una soluzione?” No. Non c’è soluzione.
Fratelli e sorelle, non c’è soluzione. Questa è l’immagine del mondo di oggi. L’uomo non ha soluzioni o risposte. L’uomo si è allontanato da Dio. Non può avere ispirazione per le risposte.
Gesù risponde: “Và a comperare. Comperate per 200 denari”. “Ma questo non basterebbe. Solamente per alcuni scelti”.
Sì, fratelli e sorelle, questo è il modo di ragionare. In questi giorni leggiamo dei conti a Panama. Chi tiene i soldi lì? Quelli che hanno derubato voi, noi e che regnano in questo mondo.
In questo mondo non si può sistemare la situazione nè con i soldi nè con le banche nè con i mutui nè con inganni. Con niente. Noi abbiamo bisogno del Signore.
Ecco, questo vuol dire quel dialogo. Non solo il fatto che tutti siano stati nutriti. Ne è anche avanzato. Gesù cosa vuoi dirci quando dici “non vada perso nulla di quello che è rimasto?”
Vediamo che Lazzaro chiede le briciole e si sfama come i cani. Ha bisogno di poco. Solo delle briciole.
Sono sufficienti le briciole anche per noi. Non servono grandi cose. Le briciole. Così possono trovare da consolarsi anche coloro che hanno fame di amore, di tenerezza.
Gesù pensa a questi. Pensa a coloro che vengono qui di passaggio, magari vagabondi. Magari una briciola cade sul loro cuore, sulla loro anima e li può rendere felici.
Ancora una cosa importante. La gente si è nutrita e ha fatto festa. Gesù ha visto che vogliono glorificarLo e farLo re. Egli si ritira nella solitudine, perchè non vuole gli applausi degli uomini. Và sul monte da solo. Non vuole essere re. Il popolo in realtà voleva imprigionarLo con quell’onore e condurLo al potere, invece Lui lo fuggiva.
Ecco un altro messaggio per noi, cari amici.
Mi ricordo una volta che una persona mi ha testimoniato: “Quando una persona è un pò strana e non riesci a far niente con lui lo metti al potere e allora sta zitto”. Purtroppo questo succede anche oggi.
Gesù non ha voluto nulla da questo mondo. Egli ha detto: “Io sono venuto a donare Me stesso a questo mondo, a questa umanità”.
Lui si dona a noi. RiceveteLo. RiceviamoLo. Del resto non dovete preoccuparvi. Tutto quello che viene da Dio non solo và perso, ma deve essere perso.
Invece quello che viene da Dio nessuno potrà negarLo o distruggere, perchè Dio fa quello che l’uomo non può nemmeno immaginare.
Amen.

Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

domenica 10 aprile 2016

Omelia della santa Messa serale Medjugorje, 7 aprile 2016


Dal Vangelo secondo Giovanni
Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.
Parola del Signore

Fratelli e sorelle, il brano della Sacra Scrittura che ci è stato offerto oggi si può comprendere solamente se lo si vede assieme a quelli di questi giorni: ieri, oggi e domani. Gli apostoli sono pieni di Spirito Santo. Hanno testimoniato Gesù Cristo. In loro non c’era più nessuna paura. Non avevano paura a perdere la vita, perché sapevano che la vita è nelle Mani del Signore. Se uno dona la vita per Dio l’avrà nell’eternità.
Questo periodo breve è nulla se si paragona a quello che aspetta l’uomo se serve Dio.
Negli uomini esistono diverse paure. Hanno paura delle sconfitte, della perdita del posto di lavoro, di una persona cara. Alla fin fine essi hanno paura di perdere la propria vita.
Gesù è venuto sulla terra per togliere a noi tutte le paure e donare la Sua pace. Ricordatevi: questo è il dono di Cristo Risorto. Agli apostoli spaventati ha ripetuto: “Pace a voi”. Li ha invitati dicendo: “Non abbiate paura. Guardate le Mie mani, i Miei piedi, il Mio costato”. Quando è venuto lo Spirito Santo gli apostoli hanno capito.
Colui che si lega a Dio e ha la possibilità di parlarne testimonia che nel suo cuore e nella sua vita non c’è nessuna paura.
Negli Atti degli apostoli è scritto che ciò veniva capito da tutti coloro che incontravano gli apostoli. Attraverso le loro opere e le loro parole avvenivano molti miracoli. Addirittura le persone erano convinte che se solo l’ombra del mantello di Pietro fosse caduta su qualche malato esso sarebbe guarito.
Gli apostoli dicevano la verità. Erano convinti che i capi dei sacerdoti e il sinedrio erano colpevoli della morte di Gesù. Non avevano paura a dire ciò apertamente. Invece i sacerdoti e il sinedrio avevano paura. In essi era entrata paura della vendetta.
La vendetta del Signore non è togliere la vita, ma riportare alla vita. La punizione del Signore per la morte di Cristo non sta nel fatto che Dio condanna, ma che Egli perdona, perché è venuto a salvare Israele e tutti coloro che cercano la vicinanza del Signore.
Per questa ragione gli apostoli dicono al sinedrio: “Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini”. Loro, nella loro cecità, non sanno pregare Gesù e dire: “Perdonaci. Dimentica l’accaduto e dacci una nuova possibilità, una nuova occasione. Accoglici come tuoi”.
Avete visto come san Pietro nella notte dell’agonia di Gesù, prima che il gallo cantasse, tre volte Lo ha rinnegato. Ma dopo le sue lacrime Gesù gli dona il coraggio. Coraggio che possiamo ammirare e chiedere anche noi al Signore per poter parlare in questo mondo delle Sue opere.
Fratelli e sorelle, attraverso colui che si apre allo Spirito Santo parla Dio. Quando Dio parla tacciono tutte le forze che si oppongono a Lui.
Nel Vangelo secondo Giovanni questa sera avviene un episodio. Lo si può attribuire a Giovanni Battista. Egli non è nemmeno degno di sciogliere i lacci dei sandali a Gesù. Egli è più grande di lui; era prima di lui e lui ne è solo la voce e l’annuncio.
Si vede l’umiltà di Giovanni Battista: “Io non sono Colui che mi ritenete, Colui che state aspettando. Lui viene dopo di me. Ecco l’Agnello di Dio. Ecco Colui che toglie i peccati del mondo”.
San Giovanni Battista dice: “Io devo diminuire e Lui deve aumentare. Su di Lui c’è lo Spirito di Dio e vi battezzerà con acqua e Spirito Santo”.
Non si è preso alcun merito, anche se aveva l’onore di indicare il Salvatore che arrivava.
Lui serve Dio nell’umiltà. Questa è una virtù, fratelli e sorelle.
Non si mette al primo posto, ma Dio nel suo cuore ha creato uno spazio, affinché possa avere un posto d’onore. Dio non viene nel cuore umano per usurparlo. Egli sale sul trono della croce per abbracciare tutto il mondo.
In coloro che si aprono a Dio, in coloro che Lo servono con umiltà, Dio crea questo spazio nel cuore, affinché attraverso le opere, le parole, le azioni si possa vedere l’opera del Signore.
Chi viene dall’alto è sopra di tutti. Non appartiene alla terra. Egli conosce i misteri di Dio. Ma lo scrittore del Vangelo dice che gli uomini non accettano la Sua testimonianza.
Fratelli e sorelle, è necessario che noi che siamo battezzati, che cerchiamo la presenza del Signore, che supplichiamo Dio, è necessario che accettiamo questa testimonianza e a nostra volta la testimoniamo con la nostra vita. Colui che crede in Gesù Cristo, colui che vuole essere perdonato e salvato, diventa mezzo di salvezza per gli altri. Lui ha la vita eterna. Chi crede in Gesù non andrà perduto. 
Perciò basiamo tutto su questo dono che Dio ci ha dato e preghiamo Cristo Risorto di rafforzarci nella fede, affinché con la nostra vita possiamo mostrare l’Amore di Dio. Dal nostro cuore scomparirà ogni paura che ci distacca da Dio. 
Amen


Fonte: IdM (registrazione audio di Flavio Deagostini – trascrizione A cura di Andrea Bianco )

venerdì 8 aprile 2016

Omelia della santa Messa serale - Medjugorje, 6 aprile 2016


Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Parola del Signore

 

Fratelli e sorelle, tutto ciò che conosciamo di Dio lo sappiamo solo perché Lui lo ha detto di Se stesso. Lo conosciamo solo perché è Dio che vuole dircelo.
Questo lo chiamiamo “annuncio del Signore”.
Sappiamo che esiste il comandamento “ama il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le tue forze”; questo è un comandamento molto importante. Ma per poter amare qualcuno o qualcosa dobbiamo anche conoscerlo. Per questo motivo, fratelli e sorelle, Dio si è annunciato, per poter sapere di Lui quello che possiamo comprendere, quello che è necessario per poterLo amare in modo sincero.
Ogni nostro discorso umano riguardo a Dio è mancante, è incompleto. Egli rimane lo stesso nascosto a noi, perché Dio non si può esprimere o limitare nei nostri limiti di comprensione. Ma lo stesso dobbiamo sforzarci sempre di più a conoscere Dio per poterLo amare.
Qualche volta magari ci sentiamo stanchi della ricerca del Signore, ma ciò non significa che dobbiamo desistere. Come dice la Sacra Scrittura “Dio si fa vedere solo a coloro che Lo amano, a coloro che Lo cercano”.
Nella pienezza dei tempi Dio ha mandato Suo Figlio sulla terra. Compito di Gesù era far conoscere Dio agli uomini. Tutti coloro che Lo hanno riconosciuto e accettato hanno avuto la salvezza che Gesù ha portato con la Sua morte e resurrezione.
Gesù parla continuamente di Dio. Con le Sue parole e le Sue opere. Tutta la Vita di Gesù in realtà è annuncio di Dio.
Una delle verità che Gesù ha annunciato è che Dio è Amore. Questo viene sottolineato in modo particolare dall’evangelista Giovanni nel suo Vangelo. Anche il brano di questa sera ci parla dell’Amore di Dio verso l’uomo e della risposta dell’uomo a quest’Amore.
All’inizio di questo Vangelo abbiamo sentito questa frase conosciuta: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio Unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Fratelli e sorelle, questa è una frase molto importante che fa capire tante cose del Cristianesimo nella nostra vita. Noi abbiamo continuamente decisioni da prendere: se dobbiamo fare qualcosa, come dobbiamo farla, se dobbiamo rimanere… Anche gli Israeliti nel deserto hanno dovuto decidere quando è stato detto loro che avevano davanti la vita o la morte, il bene o il male. “Scegli il bene, scegli la vita” dice Dio. Le nostre decisioni quotidiane determinano la nostra vita. Ogni decisione, anche la più piccola, può salvarci da problemi o può causarcene più grossi. Perciò dobbiamo essere saggi e pregare sempre il Signore, affinchè ci aiuti e illumini per prendere decisioni giuste.
Per noi che cerchiamo di seguire Dio la decisione più grande che dobbiamo prendere nella vita è Gesù Cristo. Nel Vangelo sta scritto che nessuno che crede in Lui andrà perso, mentre coloro che non credono il Lui si perderanno.
Nessuno che crede in Lui andrà perso. Fratelli e sorelle, queste sono Parole di Dio molto importanti e riguardano ciascuno di noi. E’ la promessa del Signore a noi uomini. Noi abbiamo promesso tante cose nella vita che non abbiamo mantenuto e continuiamo a farlo. Magari abbiamo tradito più promesse di quelle che abbiamo mantenuto. Ma Dio non è così. Dio adempie le Sue promesse. Lui non cambia.
Dio promette la vita eterna a ciascuno che crede in Gesù Cristo. Avere la vita eterna significa significa non essere rifiutato. Questo è il desiderio di ogni uomo.
Ma coloro che non credono in Gesù, coloro che Lo hanno rifiutato, sono già condannati, dice il Vangelo. Si sono condannati da soli. Sono le persone che rifiutano Dio, coloro che non vogliono credere, coloro che non vogliono essere salvati.
Purtroppo mi sembra che in questo tempo siano sempre di più le persone a cui Dio non interessa per nulla e che negano ciò che è veramente chiaro, cioè che Dio ci ama.
Gesù ci mostra Dio che è Amore. Dio non ama nella maniera in cui amiamo noi uomini. Noi amiamo in modo limitato e egoista. Amiamo sempre con una riserva. Invece Dio ama fino in fondo, ama fino alla morte. Il Suo Amore non ha limiti. Lo prova il sacrificio di Suo Figlio sulla croce. Questo è accaduto per l’Amore di Dio verso noi uomini. Quando Dio ama Lui ama fino al dolore. La sofferenza di Gesù per noi non era perché Dio non poteva fare in altro modo, ma proprio per l’onnipotenza dell’Amore di Dio.
In ogni “ti amo” di noi uomini esiste il “ma”… Invece Dio è Amore puro e perfetto. L’Amore di Dio e la sofferenza sono quasi sinonimi. Non è neppure strano che si sia umiliato e abbia sofferto. Si deve ogni giorno soffrire, perchè Lui ci ama. L’Amore è il dolore. L’Amore è strappare qualcosa da noi. Vediamo che il nostro Dio non ha dato solo una parte di Sé, un pezzettino di Sé, ma ha dato Sé stesso. Tutto ci ha dato per farci vedere quanto Lui ci ama.
Non considerare tutto ciò e non pensare che Dio ha fatto tutto questo per Amore e per ogni uomo, fingendo che nulla è accaduto, questa è la morte dell’uomo. Questo è rifiutare la salvezza.
San Giovanni dice che la Luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato di più la tenebra che la Luce, perché loro erano malvagi.
Fratelli e sorelle, la chiave della nostra salvezza è Gesù Cristo. In Lui esiste o crolla la nostra fede. Lui è quella Luce di cui parla Giovanni. Ognuno che vive in quella Luce ha la vita eterna. Chiunque commette il male odia la Luce e non viene alla Luce per non far scoprire le sue opere malvage. Noi stessi sappiamo come il peccato e il malvagio ci allontanino da Dio. Quando facciamo qualcosa di sbagliato ci nascondiamo e stiamo nelle tenebre per non essere scoperti. Ognuno che si nasconde fa qualcosa di non permesso. Se non fosse così lo avrebbe fatto davanti a tutti, sotto la vista di tutti, della Legge di Dio e degli uomini.
Fratelli e sorelle, l’invito rivolto a tutti noi è quello di essere trasparenti. Così tutto quello che facciamo lo compiamo secondo la nostra coscienza, come Dio vuole. Allora e solo allora saremo in pace e saremo sicuri.
Ciascuno di noi è invitato a fare il bene ed a evitare il male.
Coloro che hanno conosciuto l’Amore di Dio non soffriranno tanto in ciò. Essi per gratitudine e per Amore verso Dio faranno il bene.
Dio, fratelli e sorelle, non vuole condannarci. Dio vuole amarci. ContraccambiamoLo con la bontà, la mitezza e la santità. Impariamo da Lui ad essere misericordiosi come è misericordioso il nostro Padre che è nei Cieli. Permettiamo a Dio di amarci per poter uscire dalla tenebra alla luce, dal peccato alla santità, dalla chiusura alla preghiera, all’Amore verso Dio.
Dio non ha mandato il Suo Figlio nel mondo per condannarlo, ma per salvarlo attraverso di Lui. Così leggiamo nel capitolo 10 del Vangelo di Giovanni.
Si salveranno solo coloro che lo vogliono. Dio rispetta al massimo la nostra libertà. La nostra decisione ci condurrà o alla Luce eterna o alla tenebra eterna.
Fratelli e sorelle, possiamo pensare che Dio non ha mandato la Madonna qui a Medjugorje per dividerci, ma per invitarci alla Luce, per condurci a Suo Figlio Gesù che è la Via, la Verità e la Vita.
Anche nel Suo ultimo messaggio Ella ci invita a pregare per conoscere e comprendere l’Amore di Dio. Io direi “Amore immenso” di Dio. Noi dobbiamo sforzarci di capirLo e di vivere secondo Esso.
Maria è la Luce del Cristianesimo. Non ha fatto opere di tenebra, non si è nascosta. Maria ha vissuto nella Luce che Lei ha portato. La luce che deve illuminare la nostra vita.
La Sua presenza in mezzo a noi è un segno chiaro, un invito ad uscire dalla tenebra e ad innalzare il nostro sguardo verso Suo Figlio.
Solo per la fede in Lui ci salviamo. Solo camminando nella Luce di Dio noi possiamo arrivare alla meta. Nelle tenebre noi inciampiamo e cadiamo.
Perciò l’intercessione di Maria ci protegga dalla tenebra e ci accompagni verso la nostra meta.
Amen.

Fonte: IdM (Andrea Bianco)

giovedì 7 aprile 2016

Commento di Padre Livio al messaggio del 2 aprile 2016

Messaggio a Mirjana del 2 aprile 2016

"Cari figli, non abbiate cuori duri, chiusi e pieni di paura. Permettete al mio amore materno di illuminarli e riempirli d’amore e di speranza, affinché, come Madre, io lenisca i vostri dolori: io li conosco, io li ho provati. Il dolore eleva ed è la preghiera più grande. Mio Figlio ama in modo particolare coloro che patiscono dolori. Ha mandato me a lenirli e a portarvi speranza. Confidate in Lui! So che per voi è difficile, perché attorno a voi vedete sempre più tenebra. Figli miei, essa va squarciata con la preghiera e l’amore. Chi prega ed ama non teme, ha speranza ed amore misericordioso. Vede la luce, vede mio Figlio. Come miei apostoli, vi invito a cercare di essere un esempio di amore misericordioso e di speranza. Pregate sempre di nuovo per avere quanto più amore possibile, perché l’amore misericordioso porta la luce che squarcia ogni tenebra, porta mio Figlio. Non abbiate paura, non siete soli: io sono con voi!  Vi chiedo di pregare per i vostri pastori, affinché abbiano amore in ogni momento e agiscano con amore verso mio Figlio, per mezzo di Lui e in memoria di Lui. Vi ringrazio!"

Commento di Padre Livio al messaggio del 2 aprile 2016

La chiave d'interpretazione per comprendere questo messaggio è la liturgia di questa domenica.

La Madonna si rivolge a noi così come Gesù si è rivolto agli Apostoli che erano chiusi nel Cenacolo pieni di paura. I loro cuori erano duri, cioè non credevano alle Apparizioni, erano chiusi e pieni di paura.

Quella era la situazione degli Apostoli il giorno di Pasqua e anche la settimana dopo, quando Gesù apparve a Tommaso, come abbiamo celebrato ieri nella Santa Messa, nel Vangelo della Domenica in Albis, che è la festa della Divina Misericordia.

La Madonna si rivolge a noi suoi apostoli e a tutta la Chiesa, come Gesù si è rivolto agli Apostoli, chiusi nel Cenacolo, e dice: “Permettete al mio amore materno di illuminarli e riempirli d’amore e di speranza, affinché, come Madre, io lenisca i vostri dolori”. Come Gesù ha portato la pace agli Apostoli chiusi nel Cenacolo, ha portato la speranza e ha lenito i loro dolori “così anch'io”, dice la Madonna, “come Madre della Chiesa voglio portarvi l'amore, la speranza e in questo momento in cui vedete crescere sempre di più la tenebra, vi invito a confidare in Lui”. E questa espressione: “Confidate in Lui!” è un aggancio ben preciso alla festa della Divina Misericordia e anche alle Apparizioni di Gesù a Santa Faustina con il quadro di Gesù Misericordioso con scritto sopra “Gesù confido in Te!”.

La Madonna ci dice: “Ha mandato me a lenire i vostri cuori e a portare speranza. Confidate in Lui! Lui che ha vinto il mondo.

La Madonna parla alla Chiesa oggi, ai cristiani che oggi sono perseguitati nel mondo, non soltanto là dove i cristiani vengono uccisi, ma là dove imperversa l'anti-cristianesimo anche se, diciamo così, non c'è ancora la spada, però si sa che la lingua uccide più della spada.

La Madonna dice: “so che per voi è difficile affidarvi, confidare e riprendere speranza, perché attorno a voi vedete sempre più tenebra”.

Questa è l'analisi che la Madonna fa della situazione nella quale ci troviamo: la tenebra della menzogna e della morte dilaga nel mondo, l'odio dilaga nel mondo, il male dilaga nel mondo! Questo non è il progresso, è lo sprofondamento del mondo d'oggi nel male a causa dell'incredulità, della violenza e del materialismo. È difficile avere un totale affidamento a Dio in questo momento in cui dilaga la tenebra.

Però, attenzione, quando dilaga la tenebra, il male, l'avversione e la persecuzione non bisogna chiudersi, indurire i cuori e cedere alla paura, e la Madonna dice: “Figli miei, la tenebra va squarciata con la preghiera e l’amore”, cioè nella tenebra bisogna far risplendere la luce della preghiera e il calore dell'amore!

E la Madonna ripete quello che ha già detto un'altra volta: “Chi prega non ha paura del futuro” e dice: “Chi prega e ama, ha Dio nel cuore, non teme, ha speranza ed amore misericordioso”.

Ecco qui la seconda frase che si aggancia alla festa della Divina Misericordia, la prima frase è: “Confidate in Lui”, la seconda frase è “Amore Misericordioso”.

Madre Speranza parlava dell'amore di Gesù e, invece di usare le parole “Divina Misericordia”, usava anche un'altra espressione molto bella: “Amore Misericordioso”.

La Madonna qui la nobilita per ben due volte, parlando appunto dell'Amore Misericordioso che è quello di Gesù e quindi dice: “chi prega ed ama non teme, ha speranza e amore misericordioso.

Perché? Perché chi prega e ama vede la luce, vede mio Figlio e quindi “vedendo la luce, vedendo mio Figlio, vedendo Lui che è l'Amore Misericordioso, anche voi potete, dovete diventare un esempio di amore misericordioso e di speranza per gli altri”.

Quindi in questo momento in cui dilaga la tenebra della menzogna, della morte, della violenza e dell'odio, noi non dobbiamo aver paura, non dobbiamo essere chiusi in noi stessi, dobbiamo pregare, aprirci all'Amore Misericordioso e portare questo Amore Misericordioso nel mondo, perché è una luce che squarcia le tenebre e che porta Gesù.

Infine la Madonna termina con l'esortazione Non abbiate paura, non siete soli: io sono con voi!”. Questo è il grande dono che ha la nostra generazione, lo so che le Apparizioni non sono necessarie, ma sono molto utili e, se Dio le fa, vuol dire che ne abbiamo bisogno.

Avere qui la Madonna da così tanto tempo che ci aiuta, specialmente in questi momenti difficili, e che sarà qui con noi anche nei momenti difficili del futuro, ci dà tanta speranza, ci dà tanta motivazione, ci dà tanta voglia di aiutarla e di testimoniare.

Vi chiedo di pregare per i vostri pastori, affinché abbiano amore in ogni momento e agiscano con amore verso mio Figlio, per mezzo di Lui e in memoria di Lui”. La Madonna ci ricorda ancora una volta di pregare per i nostri pastori, perché siano colmi di amore e agiscano sempre spinti dall’amore per Gesù, agiscano per mezzo di Gesù, e in memoria di Lui, cioè facendo quello che Lui ha fatto. “Vi Ringrazio”.

È un messaggio bellissimo, sempre, come vedete, impostato, come tutti i messaggi della Madonna a Mirjana, sulla nostra situazione esistenziale di sofferenza, di dolore, di sbandamento, di paura, la necessità di uscirne fuori aprendosi all’amore di Dio, alla luce di Dio e l’invito missionario a testimoniarlo e a portare nel mondo la luce e l’amore senza paura, perché non siamo soli, perché Lei ci aiuta, perché Lei ci difende, perché Lei ci protegge.

È una grazia immensa poterci sentir dire: “siete i miei apostoli”.

La Madonna ci esorta alla fede, alla fiducia, alla speranza, all’impegno, alla testimonianza, alla positività, a costruire, non ad abbatterci.

Ogni giorno riprendiamo da capo, rialziamoci, facciamo quel tratto di strada che dobbiamo fare nel nostro cammino verso l’Eternità.

 

Fonte: Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito: www.medjugorjeliguria.it

mercoledì 6 aprile 2016

Angolo teologico – Riflessione sui Messaggi di Medjugorje di Don Renzo Lavatori (16) – Messaggi a Mirjana del 18 marzo 2016, a Marja del 25 marzo 2016 e Mirjana del 2 aprile 2016

Introduzione

Questo mese l’Angolo Teologico di don Renzo Lavatori presenta una novità, una interessante novità!

Don Renzo ha avuto l’intuizione di voler leggere e commentare i tre messaggi in chiave sinottica, notando un meraviglioso collegamento tra di loro, sia nella struttura letteraria, sia nei contenuti centrali.
Per cui, come vedrete, il commento si svolge in quattro punti di riflessione, inserendo in ciascuno le parole dei tre messaggi e distinguendoli opportunamente al loro interno.
Mi sembra una cosa interessante e credo unica nel suo genere.

Ringrazio – a nome di tutti – il carissimo don Renzo per questa sua nuova fatica!


Messaggio a Mirjana del 18 marzo 2016
"Cari figli, con cuore materno pieno d’amore verso voi, desidero insegnarvi l’abbandono completo a Dio Padre. Io desidero che voi impariate, guardandovi ed ascoltandovi dentro, come seguire la volontà di Dio. Desidero che voi impariate come avere fiducia nella Sua grazia e nel Suo amore come l’ho sempre avuta io. Per questo, cari figli, purificate i vostri cuori, liberatevi da tutto quello che è terreno e permettete a ciò che è di Dio, attraverso le vostre preghiere e il sacrificio, di formare la vostra vita cosicché nei vostri cuori, possiate avere il regno di Dio, possiate iniziare a vivere partendo da Dio Padre e a camminare sempre con mio Figlio. Per tutto questo, cari figli, dovete essere puri nello spirito ed essere pieni di amore e di misericordia. Dovete avere cuori puri e semplici e dovreste essere sempre pronti a servire. Cari figli, ascoltatemi! Io dico tutto questo per la vostra salvezza. Vi ringrazio."

Messaggio a Marija del 25 marzo 2016

"Cari figli! Oggi vi porto il mio amore. Dio mi ha permesso di amarvi e per amore invitarvi alla conversione. Figlioli, voi siete poveri nell'amore e non avete ancora compreso che mio figlio Gesù per amore ha dato la Sua vita per salvarvi e per donarvi la vita eterna. Perciò pregate figlioli, pregate, per poter comprendere nella preghiera l’amore di Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Messaggio a Mirjana del 2 aprile 2016

“Cari figli, non abbiate cuori duri, chiusi e pieni di paura. Permettete al mio amore materno di illuminarli e riempirli d’amore e di speranza, affinché, come Madre, io lenisca i vostri dolori: io li conosco, io li ho provati. Il dolore eleva ed è la preghiera più grande. Mio Figlio ama in modo particolare coloro che patiscono dolori. Ha mandato me a lenirli e a portarvi speranza. Confidate in lui! So che per voi è difficile, perché attorno a voi vedete sempre più tenebra. Figli miei, essa va squarciata con la preghiera e l’amore. Chi prega ed ama non teme, ha speranza ed amore misericordioso. Vede la luce, vede mio Figlio. Come miei apostoli, vi invito a cercare di essere un esempio di amore misericordioso e di speranza. Pregate sempre di nuovo per avere quanto più amore possibile, perché l’amore misericordioso porta la luce che squarcia ogni tenebra, porta mio Figlio. Non abbiate paura, non siete soli: io sono con voi! Vi chiedo di pregare per i vostri pastori, affinché abbiano amore in ogni momento e agiscano con amore verso mio Figlio, per mezzo di lui e in memoria di lui. Vi ringrazio!”

COLLEGAMENTO DEI TRE MESSAGGI IN SINOSSI

Accostando i tre messaggi in forma sinottica, si nota una mirabile connessione sia dal punto di vista della struttura sia dal punto di vista del contenuto. Tutti tre hanno un primo momento di introduzione o di incorniciatura, che fa da sfondo a tutto il messaggio; segue il secondo momento con la descrizione dell’atteggiamento materno di Maria nei nostri confronti, per far capire, nel terzo momento, lo scopo o la finalità per cui parla a noi suoi figli, mostrando poi la parte centrale cioè il contenuto essenziale del messaggio; per arrivare infine, nel quarto momento, alle applicazioni concrete quale risvolto esistenziale per la nostra vita cristiana.

Seguiamo sinteticamente questi quattro momenti o parti secondo le quali si svolge il discorso mariano, per poterne cogliere gli aspetti più significativi e affascinanti:

  1. Il soffio vitale dell’amore

I tre messaggi sono intrisi di un soffio vitale: “l’amore” dal quale come fonte zampillante si sprigionano i vari elementi che li compongono. Si tratta dell’Amore, quello divino, che anzitutto si riversa su Maria, la quale poi lo effonde in noi che dobbiamo espanderlo ai nostri fratelli.

a. Il messaggio del 18 marzo inizia proprio partendo dall’amore materno di Maria verso le creature umane, che lei chiama dolcemente figli suoi: ”Con cuore materno pieno di amore verso di voi”. Sono parole piene di tenerezza e che penetrano benefiche dentro l’angusto e arido cuore di ciascuno di noi.

b. Il messaggio del 25 marzo prende l’avvio dalla medesima realtà: “Oggi vi porto il mio amore. Dio mi ha permesso di amarvi”. L’amore, che nasce e si imprime nel cuore di Maria,, proviene dall’Amore con cui è stata amata da Dio in modo infinitamente immenso ed unico. Questo intenso e profondo legame tra Maria e il suo Signore costituisce la leva che la conduce a venire verso di noi per infonderci il medesimo dolcissimo amore divino. Quale mirabile coesione di amore tra la sfera celeste e quella terrena!

c. Nel messaggio del 2 aprile sono riportate parole molto simili: “Permettete al mio amore materno di illuminare i vostri cuori e riempirli di amore e di speranza”. Anche in questa frase tutto ha origine e prende vita, calore, luce dall’amore materno. Che cosa di più consolante e commovente? Ma occorre ricordare che ciò è reso possibile se noi apriamo il cuore e permettiamo a lei di agire in noi. Ella ci chiede umilmente il permesso in ossequio al nostro libero arbitrio. Da qui l’impegno di essere docili ai suoi richiami e di lasciarci avvolgere amorevolmente dalle sue braccia in maniera costante e giornaliera nelle piccole faccende come nelle grandi scelte della vita.

  1. L’atteggiamento materno di Maria

L’amore di Maria non è dettato da un sentimentalismo emozionale e superficiale, né tanto meno da un motivo di interesse personale, ma è mosso unicamente da un intento di benevolenza nei nostri confronti che si esprime in un triplice desiderio di svolgere il ruolo di Madre in senso pieno e totale.

a. Nel primo messaggio del 18 marzo Ella si fa EDUCATRCE SPITIRUALE, in quanto “desidero insegnarvi l’abbandono completo a Dio Padre”. La Vergine Madre non ha altro intento che di condurci al Padre celeste, da cui siamo stati creati a sua immagine e somiglianza, rigenerati in figli nel Figlio Gesù, ricolmati del suo Spirito di amore paterno.In affetti tutta la vita cristiana consiste essenzialmente nello scoprirci figli amati, benedetti, perdonati, abbracciati, risanati dal Padre buono e misericordioso per mezzo del Figlio suo fatto uomo, immolato sulla croce e risorto, con la potenza e sapienza del suo santo Spirito santificatore e consolatore.

b. Nel secondo messaggio del 25 marzo Maria si mostra ANIMATRICE INTERIORE per portare i suoi figli alla conversione: “Dio mi ha permesso di amarvi e per amore invitarvi alla conversione”, per diventare autenticamente e radicalmente cristiani tutti di un pezzo. Ciò comporta che il nostro animo, la nostra mente, tutto il nostro essere sia vivificato dal continuo orientamento verso Dio Padre e fonte primaria dell’amore. Non è facile rivolgere costantemente lo sguardo verso gli orizzonti divini, molto più spaziosi e benefici dei nostri piccoli schemi, a cui siamo molto attaccati e non intendiamo mollarli neanche davanti alla divina sapienza e potenza. La Vergine ci sta accanto precisamente per ricordarcelo ogni volta e donarci lo stimolo e l’aiuto materno per poterlo realizzare. Il suo non è certo un compito agevole, ma non si stanca di portarlo avanti con molta pazienza e incoraggiamento. Per questo dobbiamo essere grati a una Madre così vigile e premurosa per il nostro vero bene.

c. Nel terzo messaggio del 2 aprile Maria si presenta quale MAESTRA SAPIENTE, in quanto intende illuminare i suoi figli e insegnar loro di non distaccarsi dalla speranza che proviene dalla Parola del Figlio suo, come altre volte ci ha indicato, e dal suo amore grande. Il bello sta nel vedere come la caratteristica di insegnante si identifica al suo ruolo materno: “come Madre, io lenisco i vostri dolori: io li conosco, io li ho provati”. Ciò costituisce un meraviglioso dono di amore da parte di questa Donna eccelsa: si fa vicina a noi non solo sedendo in cattedra quale maestra ma anche mettendosi al nostro fianco quale madre e compagna di sventure e di malesseri che capitano lungo il cammino della vita. Lei stessa dice di non rimanere indifferente, ma di sentire compassione poiché ha attraversato anche lei le prove assai pesanti e dolorose. Davanti a tanta disponibilità e generosità come non sentirne tutto il benessere e il riconoscimento filiale e docile?

  1. Lo scopo e il contenuto principale

Interessante vedere per quale finalità la Vergine interviene e rivolge a noi le sue vibranti parole di esortazione nei tre messaggi: il primo scopo sta nell’assecondare assiduamente la suprema volontà di Dio, in cui si racchiude il nostro sommo bene; il secondo si concentra sulla conversione continua per passare da una impostazione terrena e orizzontale dell’esistenza ad una visione soprannaturale e verticale: il terzo è un invito a considerare attentamente il valore sacrificale delle sofferenze di Cristo crocifisso quale atto di trasformazione del dolore in offerta di amore.

I tre messaggi inoltre hanno un centro di riferimento che forma il nucleo principale su cui ora occorre volgere il nostro sguardo attento per cogliere il valore fondamentale che poi sarà il substrato su cui e da cui potrà germogliare una nuova e vigorosa esistenza cristiana.

a. Nel primo messaggio il contenuto centrale gira attorno a tre pilastri: la purificazione dei cuori, come viene ben detto: “purificate i vostri cuori, liberatevi da tutto quello che è terreno”. Si tratta di quella pulizia interiore che allontana ogni pensiero e ogni aspirazione circoscritta dentro la dimensione terrena e materiale, concentrando tutti gli interessi e gli sforzi a quel livello piuttosto basso e fangoso, senza dare spazio ad altri valori più nobili e spirituali. Si rimane imprigionati miseramente nella cruda orizzontalità terrestre con la testa riversa sulla terra e su ciò che appartiene al suo dominio, come la vanità, il denaro, l’affanno per il guadagno a tutti i costi, il benessere eccessivo e sfrenato, la sensualità e la golosità avida di mangiare e bere a crepapelle, la passione di possedere e accumulare con avarizia. Occorre dunque buttar via una tale zavorra. Allora si possono alzare gli occhi dalla terra al cielo, allargando l’orizzonte in modo che Dio e il suo mistero di amore possano entrare in noi e donarci la luce della sua verità e farci assaporare la dolcezza della sua sapienza benevola: “permettete a Dio, attraverso le vostre preghiere e il sacrificio, di formare le vostre vite”. In tal modo la nostra mente e il nostro cuore si dilatano per abbracciare un modo nuovo di vedere le cose e gli avvenimenti non più nella prospettiva limitata dalla terrenità tenebrosa, ma nella luminosità festosa che fa scoprire il fascino e la bellezza del bene e del bello, del vero e del giusto, in altre parole, a tendere verso la santità. Così già su questa terra, pur vivendo nella turbolenza del mondo, costruiamo il regno di Dio, facendo sì che Dio regni anzitutto dentro di noi, poi nelle nostre famiglie, nella società e nell’umanità intera: “cosicché nei vostri cuori, possiate avere il regno di Dio”. Al posto dello spirito mondano di malvagità e di egoismo viene inserito lo Spirito divino di amore e di giustizia, spostando il punto di riferimento dalla terra al cielo e dal cielo alla terra: “possiate iniziare a vivere partendo da Dio Padre e a camminare sempre con mio Figlio”. Ciò costituisce veramente il centro e la sostanza dell’esistenza cristiana Dio il Padre misericordioso viene posto al punto di partenza e al punto di arrivo, come un filo rosso che congiunge l’inizio alla fine del percorso vitale, mentre al centro è situato Gesù nostro salvatore che ci rende suoi simili, trasformandoci in figli del Padre celeste e facendoci assaporare la soavità e la tenerezza del suo amore paterno.

b. Il secondo messaggio pone al centro una realtà meravigliosa, che abbiamo vissuto nella pasqua di Cristo: la passione, la morte in croce e la risurrezione di Gesù: “figlioli, voi siete poveri nell’amore e non avete ancora compreso che mio figlio Gesù per amore ha dato la Sua vita per salvarvi”. Occorre fissare lo sguardo ammirato e sconvolto su Gesù il Crocifisso, che mostra l’amore immenso e inaudito di Colui che sacrifica la propria vita per amore della persona amata, cioè per ciascuno di noi. Come possiamo rimenare indifferenti? Coma mai il nostro cuore non si commuove e non si intenerisce, non sente alcuna emozione e coinvolgimento per accogliere un amore così straordinario e sentire lo slancio di ricambiare la donazione con altrettanto intenso amore, amandolo al di sopra di ogni cosa? Il nostro animo rimane distaccato e tenta di fuggire davanti alla croce su cui vede fissato il corpo santo di Gesù, come avvolto da una certa paura o, peggio ancora, da un senso di trascuratezza e freddezza come se tutto ciò non lo riguardasse in modo diretto e perciò si chiude in una egoistica ingratitudine. Siamo “poveri nell’amore” e ripiegati sulla nostra durezza di cuore. Gesù crocifisso, abbi pietà di noi! La Vergine ci scuote da tale pesante torpore e ci fa riflettere per comprendere il mistero più grande della storia umana e leggere attentamente il libro più bello mai scritto: il Crocifisso, perché è stato scritto con il proprio sangue per attestare un amore totale che raggiunge la follia della crocifissione, dove risplende l’aurora di una vita rinnovata e trasfigurata propriamente dall’amore redentore del Cristo per la salvezza dell’umanità. O Gesù mio, innalzato sulla croce, sei meraviglioso nel tuo amore infinito per me piccola misera ingrata creatura! Nel tuo sangue, sparso per la remissione dei peccati, tu mi hai lavato e purificato. Non solo, ma mi hai donato, in forza della tua morte, la vita vera, quella immortale, e mi hai reso compartecipe della tua beatitudine divina. Grazie, Signore Gesù! Ora voglio scoprire sempre più a fondo la grandezza del tuo amore, per lasciarmi inebriare da esso e comprendere che solo nel tuo amore, fonte di grazia, posso trovare la pienezza della mia maturazione e la gioia della vita

c. Il centro del terzo messaggio si trova con esattezza nel legame che unisce sorprendentemente ma stupendamente l’amore al dolore, come è stato rivelato dal Crocifisso. La sofferenza e la miseria, che attanagliano l’essere umano, se vengono accolte, vissute e affrontate con lo slancio del cuore, assieme a Gesù e con il suo aiuto, esse diventano paradossalmente ma realmente la fonte più efficace di grazia e di salvezza. Se invece esse restano prive dell’amore, sono causa di disperazione e di angoscia mortale. Maria lo ripete: “Il dolore eleva ed è la preghiera più grande. Mio Figlio ama in particolare coloro che patiscono dolori”. Non si tratta di masochismo o dolorismo, al contrario si tratta del superamento della tristezza in gioia, del male nel bene, della morte nella vita. Nel Cristo crocifisso ogni nostro soffrire si trasforma in gioire attraverso lo slancio di offrire tutto per amore. Sperimentiamo ogni giorno tante pene e angosce a non finire: “attorno a voi vedete sempre più tenebra. Figli miei, essa si squarcia con la preghiera e l’amore”. Sembrano parole assurde, eppure rispondono alla realtà più vera. Infatti la potenza dello Spirito divino, invocato con la preghiera e vissuto nell’amore, riesce a disintegrare il male facendo fiorire al suo posto il bene. Proprio attraverso le prove alle volte molto dure, appare una luce inaspettata e vitalizzante, che offre speranza ed energia nuova: “chi prega ed ama non teme, ha speranza e amore misericordioso. Vede la luce, vede mio Figlio”. O Vergine santa, donami la forza, il coraggio e l’ardimento di fare della mia vita una perenne offerta di amore, affinché tutto sia fatto per amore e l’amore trasformi tutto in risurrezione e beatitudine, come è stato per tuo Figlio e nostro signore Gesù Cristo il Crocifisso e Risorto. Amen! Alleluia!

  1. Le applicazioni concrete

Per ultimo vengono indicate le conseguenze pratiche in diretta dipendenza da quanto detto. Sono i suggerimenti impegnativi di come vivere ogni momento nell’orizzonte cristiano.

a. Nel primo messaggio sono delineate tre comportamenti molto limpidi e avvincenti: il primo è la purezza e semplicità del cuore; il secondo consiste nello slancio sorretto dall’amore; il terzo sta nella prontezza di prestare il proprio servizio: “dovete essere puri nello spirito e pieni di amore e di misericordia…dovete essere sempre pronti a servire”. Sono tre aspetti di fondamentale importanza: la purezza del cuore evita ogni intromissione di interessi personali ed egoistici, che imbrattano i nostri atteggiamenti interiori e li rendono inefficaci; lo slancio dell’amore sottolinea la freschezza e il calore di chi sa vivere unicamente per amore, senza pretendere nulla, perché solo l’amore riempie di felicità e acquieta tutti i nostri desideri; la disponibilità a servire rende umili e generosi, sapendo che ogni bene che si compie ritorna al donatore centuplicato.

b. Nel secondo messaggio si pone l’accento su altri tre elementi essenziali: la preghiera, la conoscenza, la benevolenza. Essi sono strettamente correlati tra di loro: la preghiera, fatta con fede e semplicità d’animo, consente l’apertura della mente a ricevere la luce divina che permette una comprensione sempre più profonda di quanto grande sia la misericordia di Dio Padre nel Figlio suo Gesù con la potenza dello Spirito Santo e tutto ciò muove la nostra volontà a fare gesti di bontà verso le persone che ne hanno più bisogno sia a livello fisico che spirituale: “pregate. Figlioli, pregate per poter comprendere nella preghiera l’amore di Dio”. Si può dire che la preghiera sia lo strumento o il luogo privilegiato, dove l’anima si unisce con Dio e ne contempla la bellezza e luminosità, le quali spingono l’intelletto umano a lasciarsi inebriare da tanto splendore ed esserne totalmente avvinto. Così arricchito di sapienza, il cristiano ne diventa trasmettitore e diffusore nel mondo.

c. Nel terzo messaggio la Vergine invita a dilatare l’amore all’esterno, verso le altre persone che incontriamo e con cui viviamo, in famiglia, al lavoro, in compagnia delle quali condividiamo i maggiori momenti della giornata. Verso di esse occorre svolgere una testimonianza credibile di fede e di amore vero, di sensibilità e compassione, di disponibilità e generosità: “come miei apostoli, vi invito a cercare di essere un esempio di amore misericordioso e di speranza”. In tal modo ognuno di noi si fa segno e fermento dell’amore che viene da Dio e si innesta in mezzo ad una umanità priva di amore e di bontà, ma di cui non può fare a meno per non essere travolta dalle tenebre. O Vergine Maria, grazie che continui a incoraggiarci con tanta pazienza; ti chiediamo nel tuo amore materno di aiutarci ad essere come tu ci desideri. Amen. Alleluia.

Don Renzo Lavatori


don_renzo_lavatoriDon RENZO LAVATORI, laureato in teologia e filosofia, membro della Pontificia Accademia di Teologia, docente di Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana e altre Università ecclesiastiche di Roma. Conosciuto per numerose pubblicazioni sui temi fondamentali della fede e per le sue trasmissioni mensili a Radio Maria. Tra le sue opere in particolare: Gli angeli. Storia e pensiero, Marietti, Genova 1991; Milano 2000.2003; Satana un caso serio. Saggio di demonologia cristiana, EDB, Bologna 1996; Gli Angeli, Newton-Compton, Roma 1996; Il diavolo tra fede e ragione, EDB, Bologna 2001; Antologia diabolica, UTET, Torino, 2008.