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Richiesta di preghiere

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Per la Richiesta di Preghiere è possibile da oggi utilizzare il MODULO che si trova qui a sinistra.

Le intenzioni saranno oggetto della preghiera comunitaria durante l'incontro del
Gruppo di Preghiera Regina della Pace ogni Giovedì.

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martedì 18 settembre 2012

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE A IVAN, 16 SETTEMBRE 2012 (ore 18,40); incontro di preghiera a Rivoli (Torino).

Ivan: "È difficile trovare parole per descrivere la Bellezza e l’Amore della Madonna.

È venuta a noi questa sera particolarmente gioiosa e felice.

È venuta in mezzo a noi con tre Angeli.

Ci saluta tutti col suo saluto materno:

«Sia lodato Gesù, cari figli miei».

Poi la Madonna stende le sue mani, e poi prega nella sua lingua aramaica sopra tutti noi, con le mani distese, per un tempo prolungato.

In maniera particolare prega sopra voi malati qui presenti.

Poi, in maniera individuale, prega sopra voi sacerdoti qui presenti all’incontro.

Poi benedice tutti noi con la sua benedizione materna.

Benedice anche tutti gli oggetti sacri portati qui per la benedizione.

Poi la Madonna un tempo dedica e prega per la Pace nel mondo.

E poi dice anche a noi:

«Cari figli, anche questa sera vi voglio aiutare.

Pregate per la Pace.

Pregate insieme a Me per la Pace nel mondo.

Pace, cari figli! Soltanto Pace!

Io prego insieme con voi per la Pace nel mondo.

Per questo vi dico: perseverate cari figli nella preghiera!

Grazie, cari figli, perché anche oggi avete risposto alla mia chiamata».

In maniera particolare ho raccomandato tutti voi, le vostre necessità, le vostre famiglie.

In maniera particolare ho raccomandato tutti voi malati e i sacerdoti presenti.

Poi segue una conversazione privata un pochino prolungata tra me (Ivan) e la Madonna.

Dopo questa conversazione privata la Madonna se ne va nella preghiera.

Se ne va nel segno della Luce e della Croce, col saluto:

«Andate in Pace, cari figli miei!»

Io vorrei ancora una volta evidenziare che la Madonna un tempo abbastanza lungo ha pregato per la Pace nel mondo;

e invita anche tutti noi con parole molto semplici a pregare insieme a Lei per la Pace nel mondo.

Io spero che risponderemo alla chiamata della Madonna e che accoglieremo i suoi Messaggi, affinché saremo suoi collaboratori nella costruzione di un nuovo e migliore mondo".

… "Che anche questo nostro incontro sia l’inizio del nostro rinnovamento spirituale. Stasera quando tornerete nelle vostre case continuate con questo rinnovamento nelle vostre famiglie, specialmente con i vostri figli, perché questo tempo è veramente un tempo di grande responsabilità. Con la responsabilità impegniamoci per tenerci uniti alla Mamma celeste. Siamo anche noi oggi un segno vivo: segno della Fede viva!"

lunedì 17 settembre 2012

San Francesco d'Assisi: Impressione delle Stimmate

 

 

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Il Martirologio Romano al 17 settembre rievoca: “Sul monte della Verna, in Toscana, la commemorazione dell'Impressione delle sacre Stimmate, che, per meravigliosa grazia di Dio, furono impresse nelle mani, nei piedi e nel costato di san Francesco, Fondatore dell'Ordine dei Minori”.
E' un evento straordinario, sino ad allora mai verificatosi, che si compì sul monte della Verna, alla fine dell'estate della prima metà del ‘200.
Nel Martirologio ci sono poche parole, ma i primi biografi del Santo forniscono maggiori dettagli, specialmente S. Bonaventura da Bagnoregio che nella sua “Legenda Major”non manca di riferirne con dovizia anche i particolari.

Francesco, due anni prima di morire (1224), voleva trascorrere nel silenzio e nella solitudine quaranta giorni di digiuno in onore dell'arcangelo S. Michele. Era sua abitudine ritirarsi, come Gesù, in luoghi solitari e romitori per attendere alla meditazione ed all’unione intima con il Signore nella preghiera. Sapeva che ogni apostolato era sterile se non era sostenuto da una crescita spirituale della propria vita interiore.

La Verna era uno di dei luoghi che lo ospitavano e certamente il suo preferito. Già all’epoca di Francesco era un monte selvaggio che s’innalza verso il cielo nella valle del Casentino. La sommità del monte è tagliata per buona parte da una roccia a strapiombo. La leggenda vuole che la fenditura profonda visibile, con enormi blocchi sospesi, si sia generata a seguito del terremoto che succedette alla morte di Gesù sul Golgota.
Il conte Orlando da Chiusi di Casentino, proprietario della zona, nutrendo una grande venerazione per Francesco, volle donargliela. Qui i frati del Poverello costruirono una piccola capanna.


In quello luogo Francesco stava meditando sulla Passione di Gesù quando avvenne l’evento prodigioso. Pregava così: “

O Signore mio Gesù Cristo, due grazie ti priego che tu mi faccia, innanzi che io muoia: la prima, che in vita mia io senta nell’anima e nel corpo mio, quanto è possibile, quel dolore che tu, dolce Gesù, sostenesti nella ora della tua acerbissima passione, la seconda si è ch' io senta nel cuore mio, quanto è possibile, quello eccessivo amore del quale tu, Figliuolo di Dio, eri acceso a sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori”.
La sua preghiera fu ascoltata: ricevette sul proprio corpo i segni visibili della Passione di Cristo.

I pastori e gli abitanti dei dintorni riferirono ai frati di aver visto per circa un’ora il monte della Verna incendiato di un vivo fulgore, tanto che temettero si trattasse di un incendio o che si fosse levato il sole prima del solito.


Scriveva S. Bonaventura da Bagnoregio: “

Un mattino, all'appressarsi della festa dell'Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell'aria, giunse vicino all'uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l'effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo. A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore. Provava letizia per l'atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l'anima con la spada dolorosa della compassione. Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che l'infermità della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino. Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l'incendio dello spirito” (Leg. Maj., I, 13, 3).


Gesù stesso, nella sua apparizione, chiarì a Francesco il senso di tale prodigio: “

Sai tu … quello ch' io t’ho fatto? Io t’ho donato le Stimmate che sono i segnali della mia passione, acciò che tu sia il mio gonfaloniere. E siccome io il dì della morte mia discesi al limbo, e tutte l’anime ch' io vi trovai ne trassi in virtù di queste mie Istimate; e così a te concedo ch' ogni anno, il dì della morte tua, tu vadi al purgatorio, e tutte l’anime de’ tuoi tre Ordini, cioè Minori, Suore e Continenti, ed eziandio degli altri i quali saranno istati a te molto divoti, i quali tu vi troverai, tu ne tragga in virtù delle tue Istimate e menile alla gloria di paradiso, acciò che tu sia a me conforme nella morte, come tu se’ nella vita” (“Delle Sacre Sante Istimate di Santo Francesco e delle loro considerazioni”, III considerazione).

Continuava S. Bonaventura che, scomparendo, la visione lasciò nel cuore del Santo “un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò impressi nella sua carne. Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva osservato nell'immagine dell'uomo crocifisso. Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte ai chiodi; le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Le capocchie nelle mani e nei piedi erano rotonde e nere; le punte, invece, erano allungate, piegate all'indietro e come ribattute, ed uscivano dalla carne stessa, sporgendo sul resto della carne. Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro sangue, imbevendo la tonaca e le mutande” (Leg. Maj., I, 13, 3).


Tommaso da Celano, primo biografo del Santo, nella sua “Vita Prima di S. Francesco d’Assisi”, sosteneva che “

era meraviglioso scorgere al centro delle mani e dei piedi (del Poverello d’Assisi), non i fori dei chiodi, ma i chiodi medesimi formati di carne dal color del ferro e il costato imporporato dal sangue. E quelle stimmate di martirio non incutevano timore a nessuno, bensì conferivano decoro e ornamento, come pietruzze nere in un pavimento candido” (II, 113).


Nonostante tutti i racconti, la bolla di canonizzazione di S. Francesco del 19 luglio 1228 “Mira circa nos”, ad appena due anni dopo la morte del Santo, non ne fa alcun cenno.

Gregorio IX, prima di procedere alla canonizzazione di Francesco, sembra che nutrisse dei dubbi riguardo a quel fatto prodigioso.

 

S. Bonaventura, nel capitolo della sua “Legenda Major” dedicato alla “Potenza miracolosa della Stimmate” del Poverello, scriveva che “Papa Gregorio IX, di felice memoria, al quale il Santo aveva profetizzato l’elezione alla cattedra di Pietro, nutriva in cuore, prima di canonizzare l’alfiere della croce (cioè S. Francesco), dei dubbi sulla ferita del costato. Ebbene, una notte, come lo stesso glorioso presule raccontava tra le lacrime, gli apparve in sogno il beato Francesco che, con volto piuttosto severo, lo rimproverò per quelle esitazioni e, alzando bene il braccio destro, scoprì la ferita e gli chiese una fiala, per raccogliere il sangue zampillante che fluiva dal costato. Il sommo Pontefice, in visione, porse la fiala richiesta e la vide riempirsi fino all'orlo di sangue vivo. Da allora egli si infiammò di grandissima devozione e ferventissimo zelo per quel sacro miracolo, al punto da non riuscire a sopportare che qualcuno osasse, nella sua superbia e presunzione, misconoscere la realtà dei quei segni fulgentissimi, senza rimproverarlo duramente” (Leg. Maj., II, 1, 2).


La Chiesa, dopo maturo giudizio, con nove bolle pontificie (di Gregorio IX, di Alessandro IV e di Niccolò III), tra il 1237 ed il 1291, difese la realtà delle stigmate di Francesco.
S. Francesco di Sales, nel suo “Trattato dell'amor di Dio” del 1616, metteva in relazione le stigmate del Santo d'Assisi con l'amore di compassione verso il Cristo crocifisso, affermando che quest’ultimo trasformò l’anima del Poverello in un “secondo crocifisso”.

S. Giovanni della Croce aggiungeva che le stigmate sono la manifestazione, la conseguenza della ferita d'amore e che per renderle visibili occorresse un intervento soprannaturale.
La Chiesa riconobbe la straordinarietà del fenomeno verificatosi nel 1224, quale segno privilegiato concesso da Cristo al suo umile servo di Assisi, anche da un punto di vista liturgico, inserendo la ricorrenza nel calendario.

Papa Benedetto XI Boccasini da Treviso concesse all’Ordine Francescano ed all’intero Orbe cattolico di celebrarne annualmente il ricordo il 17 settembre.


liberamente tratto da: www.santiebeati.it (Autore: Francesco Patruno)

Fonte: IdM

domenica 16 settembre 2012

Video Medjugorje : Preghiera di Guarigione del 15 settembre 2012


Medjugorje : Preghiera di Guarigione dell'anima e del corpo del 15 settembre 2012

 
Fonte: Radio Maria Facebook

sabato 15 settembre 2012

Commento di Padre Livio al Messaggio del 2 settembre 2012

“Cari figli, mentre i miei occhi vi guardano, la mia anima cerca anime con le quali vuole essere una cosa sola, anime che abbiano compreso l’importanza della preghiera per quei miei figli che non hanno conosciuto l’Amore del Padre Celeste. Vi chiamo perché ho bisogno di voi. Accettate la missione e non temete: vi renderò forti. Vi riempirò delle mie grazie. Col mio amore vi proteggerò dallo spirito del male. Sarò con voi. Con la mia presenza vi consolerò nei momenti difficili. Vi ringrazio per i cuori aperti. Pregate per i sacerdoti. Pregate perché l’unione tra mio Figlio e loro sia più forte possibile, affinché siano una cosa sola. Vi ringrazio”.


Commento di Padre Livio al messaggio del 2 settembre 2012

 

Come vedete, questo messaggio della Regina della Pace, ha un taglio chiaramente missionario. La Madonna, come sapete, ha ripetuto a Medjugorje quello che aveva già detto a Fatima e cioè che oggi molte anime vanno all’Inferno. In un successivo messaggio la Madonna aveva specificato che la maggior parte delle anime vanno in Purgatorio, che un numero abbastanza grande va all’Inferno e che solo un numero ristretto va direttamente in Paradiso.

Questa realtà angoscia anche noi, perché nessuno va in Paradiso facilmente, il Paradiso va conquistato, ma angoscia soprattutto la Madonna che aveva detto: “voglio salvare tutte le anime e presentarle a Dio, voglio che siate tutti con Me in Paradiso”. La Madonna dai primi tempi sino ad oggi non ha fatto altro che aprire il nostro sguardo oltre i limiti del tempo o della vita terrena, mostrandoci la meta del pellegrinaggio che stiamo compiendo sulla terra, che è il Cielo.

È il Cielo la meta a cui dovete tendere”, lo ha detto più volte la Madonna, “la vita è un cammino verso l’Eternità”.

La Madonna ha anche detto: “Soffro molto per i non credenti”, quelli dei Suoi figli che non hanno conosciuto l’Amore del Padre Celeste, “anch’essi sono miei figli” e ha anche detto: “non sanno quale giudizio tremendo li attende”, “coloro che hanno rifiutato nella vita Dio fino all’ultimo istante saranno condannati alla morte eterna”, cioè rimarranno senza Dio tutta l’eternità.

Quindi questa è, cari amici, la verità, questo è il Vangelo che la Madonna ci ha riproposto nella sua verità profonda, ci ha riproposto in perfetta armonia con l‘insegnamento della Chiesa e la Madonna ha ripetuto questa Sua angoscia di salvare le anime perché possono perire.

Nelle apparizioni ai veggenti, la Madonna ha mostrato il Paradiso, l’Inferno e il Purgatorio. Due di loro (Vicka e Jakov) sono stati portati fisicamente a vedere il Paradiso, l’Inferno e il Purgatorio.

Mirjana in una visione, dopo aver visto il Paradiso e poi il Purgatorio, ha chiesto alla Madonna di non vedere l’Inferno, dicendo: “perché Dio è così duro di cuore da mandare all’Inferno?”. La Madonna ha risposto:“Dio non manda all’Inferno, siete voi che volete andarci”, e com’è che vogliamo andare all’Inferno? Eliminando Dio dalla nostra vita, dando lo sfratto a Dio e quindi indicando noi stessi come Dio, in realtà servendo satana, il ribelle. Entrando a far parte delle sue schiere, condanniamo noi stessi all’Inferno!

La Madonna, anche nei recenti messaggi a Mirjana, ha parlato dell’esilio eterno e riferendosi all’Inferno ci ha ammonito: “state attenti a non chiudervi da voi stessi la porta del Paradiso”.

La Madonna ha ripetuto questo, perché si parla poco di questa possibilità, di questa tremenda realtà che è l’Inferno. Lobbies consistenti, anche nella Chiesa Cattolica, formate da teologi e da studiosi, da predicatori e da confessori, nefaste e pericolosissime dicono: “l’Inferno non c’è, o se c’è è vuoto”. Queste lobbies tremende demoliscono il Cristianesimo, perché se l’Inferno non c’è, cos’è venuto a fare Gesù Cristo sulla terra? Ditemelo voi! Se l’Inferno non c’è, cosa ci sta a fare la Chiesa? Se l’Inferno non c’è, perché dobbiamo darci da fare per fare il bene e per mortificare noi stessi e portare la croce?

Quelli che sono responsabili di questo, che sono stati catturati da quest’inganno satanico e lo diffondono, sono i nemici delle anime perché disarmano le anime dal combattimento spirituale! La Madonna invece ha detto: “verso lacrime di sangue per ogni mio figlio che si perde nel peccato” e nei messaggi ha più volte chiesto a Dio più tempo per salvare le anime.

Oggi lo fa con un messaggio particolarmente forte e cioè la Madonna, come Gesù nella parabola del vignaiolo, va sulla piazza e cerca gli operai per la vigna del Signore; vuole dei cooperatori, gente che cooperi con Lei al servizio di Cristo per la grande opera della Creazione, della Redenzione che consiste nel portare le anime nella gloria di Dio.

La Madonna ha bisogno di chi La aiuti in questo e perciò cerca, cerca come uno che ha una ditta e va a cercare il personale per mandarla avanti. Così la Madonna “cerca anime con le quali vuole essere una cosa sola”.

Lei che è la cooperatrice per eccellenza dell’opera della Creazione e della Redenzione operata da Cristo, Lei cerca gente che l’aiuti, cerca anime che l’aiutino, anime che siano unite alla Sua anima e che quindi abbiano la Sua Fede, il Suo Amore per Gesù, il Suo zelo per le anime.

Poi la Madonna le rende all’unisono con Lei, vuole che i cuori siano aperti, che ci sia la disponibilità, poi Lei ci addestra, ci forma, ci plasma, ci riveste di Se Stessa. Cerca “anime che abbiano compreso l’importanza della preghiera per quei miei figli che non hanno conosciuto l’Amore del Padre Celeste”.

Quindi cerca anime che cooperino con Lei, che siano all’unisono con Lei prima di tutto con il più grande mezzo per salvarle che è la preghiera. E difatti la Madonna ha detto a Fatima che molte anime si perdono perché ci sono pochi che pregano e si sacrificano per loro.

La Madonna cerca anime che preghino con Lei, per salvare le anime di quelli che non conoscono l’Amore di Dio e rischiano la morte eterna, che offrano sacrifici e che si sacrifichino insieme a Lei per questo, e che diano testimonianza con la vita prima ancora che con la parola.

Quindi la Madonna cerca operai per la vigna, per la grande opera, per la Creazione e la Redenzione, cerca anime: ”Vi chiamo perché ho bisogno di voi”, cioè “aiutatemi ad aiutarvi!” Ci invita ad accettare la missione a non aver paura: “Accettate la missione e non temete”. Quindi siamo invitati a fare un gesto di generosità e dire alla Madonna, come in un bel messaggio di qualche anno “Gesù e Maria, voglio aiutarvi a salvare le anime”.

E qual è la ricompensa? La Madonna dice a quelli che accettano questo invito, che si presentano per dire “ad sum - sono pronto”, per dire sì sì: “vi renderò forti”. Quindi non temiamo la nostra debolezza, la nostra fragilità, la nostra incapacità, Lei ci riveste della Sua fortezza: “Con la mia presenza vi consolerò nei momenti difficili”.

Quindi, cari amici, sappiamo benissimo quali sono le durezze di cuore degli uomini, specialmente quelli che sono prigionieri del male. Sappiamo benissimo come il mondo ci contrasta, ci combatte; molte volte pure all’interno della Chiesa siamo combattuti, contrastati. Pensiamo alla grande vittima del nostro tempo che fu Padre Pio.

Però la Madonna ci ha detto: “vi consolerò nei momenti difficili”, credetemi, la consolazione della Madonna vale più di quella di tutti gli uomini messi insieme.

Ha detto: “vi renderò forti. Vi riempirò delle mie grazie”, tutte le Grazie per cooperare con Lei.

“Col Mio Amore vi proteggerò dallo spirito del male”, è ovvio che satana si scatena contro coloro che vogliono strappare a lui le anime che considera aver messo al sicuro, che considera già suo bottino. “Col Mio Amore vi proteggerò dallo spirito del male. Sarò con voi”, la Madonna non ci abbandonerà mai! Non saremo mai soli.

Con la Sua presenza Lei si farà sentire nei nostri cuori, ci farà sentire il Suo amore, “vi consolerò nei momenti difficili”.

Poi dice: “Vi ringrazio per i cuori aperti”, ringrazia tutti coloro che accolgono questo messaggio con cuore aperto. Quindi, come vedete, c’è una chiamata alla missione: “Accettate la missione e non temete!”

Io mi auguro che tutti accettino questa missione (d’altra parte Radio Maria è già questa missione, è una parte di questa missione. Questa Radio è nata dal Cuore della Madonna, perché noi vogliamo aiutarLa a salvare le anime). La Madonna non vuol perdere neanche un’anima, per cui da tutti noi ci deve essere questa risposta per dire alla Madonna: “metto a disposizione la mia preghiera, i miei sacrifici, la mia vita, la mia testimonianza, tutto me stesso per aiutarTi a salvare le anime”, incominciando magari dalle anime che conosciamo, che sono lì intorno a noi, che sono nelle nostre famiglie, le persone che sono sul lavoro.

Pensate quante persone lontane da Dio incontriamo ogni giorno. Andiamo al supermercato, quanta gente. Preghiamo per loro, per quelli che troviamo sulla metropolitana, sul bus, sulle macchine che incrociamo sulla strada. Che sia una preghiera continua con Maria perché dal Cuore di Cristo scendono le Grazie della conversione. Miracolo di Grazia che va ottenuto, va supplicato, va conquistato dal Cuore di Cristo, perché questa è la regola che Dio ha messo e cioè: Colui che ha creato noi senza di noi, non può salvare noi senza di noi. “Vi ringrazio”.

C’è nella parte finale, ancora una volta, la preghiera per i sacerdoti, come d’altra parte c’era stata qualche giorno fa nel messaggio dato a Ivan, la preghiera specialmente per il Santo Padre, per tutti i Vescovi e per tutti i Sacerdoti. La Madonna è da almeno due anni che invita a non criticare i sacerdoti, a non giudicare i Pastori, invita a pregare per loro e a pregare perché siano sempre più uniti a Suo Figlio.

Il veggente Ivan ha detto che il tempo dei dieci segreti sarà una grande prova di Fede specialmente per la Chiesa.

 

Fonte: “Trascrizione dall’originale audio ricavata dal sito:www.medjugorjeliguria.it

Festa della Madonna Addolorata

 

"Voi tutte che passate per la strada guardate e vedete

e dite se vi è dolore simile al mio…

Dio mi ha posta e come stabilita nella desolazione"

(Ger. Lamentazioni, I, 12-13).

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Fonte: IdM

mercoledì 12 settembre 2012

Il Santo Nome di Maria

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O tu che nelle vicissitudini della vita, più che camminare

sulla solida terra hai l’impressione di essere sballottato fra

tempeste e uragani, se non vuoi finire travolto dall’ infuria-

re dei flutti, non distogliere lo sguardo dal chiarore di que-

sta stella!  Se insorgono i venti delle tentazioni, se t ‘imbatti 

negli scogli delle tribolazioni GUARDA LA STELLA, INVOCA 

MARIA. Se vieni assalito delle onde della superbia, dell’ambi-

zione, della calunnia, dell’invidia, della gelosia:  GUARDA LA

STELLA,  INVOCA  A  MARIA.  Se l’ ira, l’avarizia o le  lusinghe

della carne scuotono la navicella della tua anima:   GUARDA

LA STELLA, INVOCA  A  MARIA.  Se  turbano l’enormità  dei

tuoi  peccati,  confuso per  le  brutture  della   tua  coscienza,

atterrito dal  rigore del giudizio stai per venire risucchiato dal

baratro della tristezza e dall’abisso della disperazione  GUARDA

LA STELLA, INVOCA  A  MARIA. Nei pericoli, nelle difficoltà

e nei momenti di incertezza, GUARDA LA STELLA, INVOCA

A  MARIA.  Abbi  il  Suo nome  sempre  sulle   labbra,  abbiLa

sempre  nel  cuore  e  se  vuoi   ottenere   l’ aiuto   della    Sua 

preghiera, non tralasciare  di imitarne  gli  esempi. 

Seguendo  Lei  non  andrai  fuori   strada,   pregandola  non

dispererai, pensando a lei non sbaglierai.

Se  ella  ti sostiene  non cadrai,   se  ella  ti   protegge    non

avrai  nulla  da  temere,  se ella ti guida non ti affaticherai,

e  ti  sarà  favorevole  giungerai  alla   mèta  e  così   potrai

sperimentare tu stesso quanto giustamente sia stato detto:

“E IL NOME DELLA VERGINE ERA MARIA”.

San Bernardo, Omelia in lode alla Vergine Maria

martedì 11 settembre 2012

Riflessione: Un Inno alla Santità

 

Prima Lettura della Liturgia dell’11 settembre 2012

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1Cor 6, 1-11)


Fratelli, quando uno di voi è in lite con un altro, osa forse appellarsi al giudizio degli ingiusti anziché dei santi? Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? E se siete voi a giudicare il mondo, siete forse indegni di giudizi di minore importanza? Non sapete che giudicheremo gli angeli? Quanto più le cose di questa vita!
Se dunque siete in lite per cose di questo mondo, voi prendete a giudici gente che non ha autorità nella Chiesa? Lo dico per vostra vergogna! Sicché non vi sarebbe nessuna persona saggia tra voi, che possa fare da arbitro tra fratello e fratello? Anzi, un fratello viene chiamato in giudizio dal fratello, e per di più davanti a non credenti!
È già per voi una sconfitta avere liti tra voi! Perché non subire piuttosto ingiustizie? Perché non lasciarvi piuttosto privare di ciò che vi appartiene? Siete voi invece che commettete ingiustizie e rubate, e questo con i fratelli! Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio?
Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomìti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi! Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio.

Parola di Dio

 

Questo passo è, come ha detto il sacerdote oggi nell’omelia, un vero INNO ALLA SANTITA’.

Ho voluto pertanto rinnovare gli ultimi inviti alla SANTITA’ della Regina della Pace a Medjugorje:

 

Messaggio del 25 marzo 2012
Cari figli! Anche oggi con gioia desidero darvi la mia benedizione materna e invitarvi alla preghiera. Che la preghiera diventi per voi bisogno affinché ogni giorno cresciate di più nella santità. Lavorate di più sulla vostra conversione perché siete lontani figlioli. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Messaggio del 25 maggio 2012
Cari figli! Anche oggi vi invito alla conversione e alla santità. Dio desidera darvi la gioia e la pace attraverso la preghiera ma voi, figlioli, siete ancora lontano, attaccati alla terra e alle cose della terra. Perciò vi invito di nuovo: aprite il vostro cuore e il vostro sguardo verso Dio e le cose di Dio e la gioia e la pace regneranno nel vostro cuore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Messaggio del 2 luglio 2012 (Messaggio straordinario dato a Mirjana)
Figli miei, di nuovo vi prego maternamente di fermarvi un momento e di riflettere su voi stessi e sulla transitorietà di questa vostra vita terrena. Poi riflettete sull’eternità e sulla beatitudine eterna. Voi cosa desiderate, per quale strada volete andare? L’amore del Padre mi manda affinché sia per voi mediatrice, affinché con materno amore vi mostri la via che conduce alla purezza dell’anima, di un’anima non appesantita dal peccato, di un’anima che conoscerà l’eternità. Prego che la luce dell’amore di mio Figlio vi illumini, che vinciate le debolezze e usciate dalla miseria. Voi siete miei figli e io vi voglio tutti sulla via della salvezza. Perciò, figli miei, radunatevi intorno a me, affinché possa farvi conoscere l’amore di mio Figlio ed aprire così la porta della beatitudine eterna. Pregate come me per i vostri pastori. Di nuovo vi ammonisco: non giudicateli, perché mio Figlio li ha scelti. Vi ringrazio.

Messaggio del 25 agosto 2012
Cari figli! Anche oggi con la speranza nel cuore prego per voi e ringrazio l’Altissimo per tutti voi che vivete col cuore i miei messaggi. Ringraziate l’amore di Dio affinché Io possa amare e guidare ciascuno di voi per mezzo del mio Cuore Immacolato anche verso la conversione. Aprite i vostri cuori e decidetevi per la santità e la speranza farà nascere la gioia nei vostri cuori. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

"Rifiutare una vera croce è rifiutare l'occasione di santificarsi e crescere nell'umiltà, nella mitezza e nella pazienza"

 

Celebrazione dell'Esaltazione della Croce

2012 a Medjugorje

 

«Fratelli e sorelle,

il dolore, la sofferenza, la morte e la croce sono parte dell'esperienza di ogni uomo o, se non lo sono, prima o poi lo saranno. A nessuno è sconosciuta la sofferenza. Ciascuno, ma proprio ciascuno, possiede una esperienza della sofferenza. Il dolore tocca ogni essere umano indipendentemente dalla sua appartenenza nazionale o religiosa, dalla chiamata o dal sesso: indipendentemente da qualsiasi mia opzione di vita o da qualsiasi visione del mondo, non posso sfuggire il dolore. La sofferenza può essere comunitaria o singola. Come la sofferenza fisica si può manifestare in modi differenti e consumare il corpo umano, così la violenza e la paura che vengono seminate nella società moderna possono distruggere non solo i singoli, ma anche un intero popolo. La morte viene come ultima cosa, come ultima sofferenza, come termine anche della vita più tranquilla e più pacifica. Così è finita anche la vita non del più santo, ma della Santità stessa; non del più perfetto, ma della Perfezione stessa: così è finita anche la vita di nostro Signore Gesù Cristo. Essa è terminata come sofferenza, come dolore, come una grande ferita. Egli è finito crocifisso ad una croce e l'avevano proclamato il più grande malfattore ed il più grande fallito. Nel mondo di oggi, fratelli e sorelle, l'affissione ad una croce non è più in uso come pena di morte e perciò si è perso il sentore e anche l'impressione di fronte ad un tal modo di morire. Oggi noi cristiani pronunciamo la parola "crocifissione" senza alcuna difficoltà e così diciamo anche che il nostro Salvatore è morto inchiodato ad una croce. Sembra che lo diciamo con facilità, tuttavia la crocifissione, al tempo di Gesù, era una delle forme più atroci di condanna. La crudeltà dell'uccisione sulla croce consisteva nel fatto che il suo fine era provocare una morte più lenta possibile. Così il crocifisso moriva tra grandi tormenti e dolori e non solo: moriva per soffocamento, poiché il respiro veniva reso molto difficoltoso. Nostro Signore è morto di una morte così crudele e pesante e, se la morte in croce rappresenta la più grande crudeltà, Gesù morendo in croce ha mostrato che la bontà di Dio è più forte anche della più grande crudeltà. Se un uomo giusto finisce in croce, questo può essere causato solo dall'odio e dal male e non può essere frutto di una qualche casualità. In questo senso nella sfida della croce, nella morte di Gesù in croce, hanno combattuto l'Amore misericordioso di Dio e la malvagità umana e naturalmente ha vinto l'Amore misericordioso di Dio, poiché si è donato fino alla fine. Proprio nella croce di Cristo si manifesta il culmine del donarsi di Dio all'uomo. Sulla croce l'Amore di Dio si mostra nella sua radicalità più totale: esso si dona, esso si esprime. Questa è l'ultima cosa che Dio può fare nella sua auto donazione e nel suo donarsi. L'abbandono di Dio in Gesù sulla croce non è l'autodistruzione di Dio, ma la croce è l'espressione finale della sua fedeltà incondizionata alle promesse fatte a noi uomini. L'auto donazione di Dio nella croce di Gesù Cristo non è il segno di una qualche mancanza, come nel caso in cui soffriamo noi uomini. Per Dio la croce non è neppure una necessità o un dovere, come lo è presso di noi. Gesù sceglie liberamente la croce. La croce di Cristo, segno della sofferenza di Dio, mostra che Dio soffre in un modo divino: egli soffre nell'altro. La sua sofferenza è espressione del suo Amore libero. La sofferenza non colpisce Dio come noi, ma è Lui che in Gesù Cristo per il Suo Amore permette che la sofferenza lo colpisca. Lui non soffre a causa di un qualche difetto o di una qualche limitazione, ma la accetta e la sopporta per amore. Questo suo amore fa sì che Egli soffra. Così i Santi Padri dicono: "Dio è divenuto uomo per poter morire". Ed aggiungono: "Affinché con la sua morte distruggesse la nostra morte".

Così stanno le cose per ciò che riguarda la sofferenza di Dio, la croce divina, ma dove siamo noi uomini in tutto questo? Cosa accade con noi? Cosa accade con la nostra croce, con la nostra sofferenza? Prima di tutto dobbiamo sapere, fratelli e sorelle, che la nostra sofferenza, il nostro dolore, la nostra passione, la nostra croce non è la nostra maledizione, non è la nostra rovina, ma è, al contrario, un segno che siamo uomini e discepoli di Gesù Cristo. Infatti il discepolo non è più grande del Maestro: se il mio Maestro Gesù Cristo ha portato la croce pazientemente e ha permesso che la sofferenza lo colpisse, cosa posso aspettarmi dalla mia vita? Cosa posso attendermi da me stesso se non prendere la mia croce e andare avanti nella mia vita incontro a Gesù Cristo? Cosa vuol dire davvero Gesù con quelle parole: "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua"? A volte queste parole di Gesù scorrono facilmente sulle nostre labbra quando dobbiamo consolare coloro che soffrono. L'invito alla sequela della croce, così caro tra i cristiani, può essere facilmente mal utilizzato e portarci a dire che la sofferenza è buona in se stessa e gradita a Dio. Sarebbe bene, fratelli e sorelle, pensarci bene due volte prima di dire ad esempio ad una donna sposata con un alcolizzato: "Cara signora, ora è questa la sua croce: guardi alla croce di Gesù e porti pazientemente la sua e sopporti i maltrattamenti". Ciò sarebbe troppo semplice, le cose non funzionano in modo così semplice: questo sarebbe indegno dell'uomo e quindi non sarebbe neppure degno di Dio. Lo è piuttosto scegliere la strada più difficile e intraprendere tutto ciò che è nelle mie possibilità per condurre il coniuge dedito al bere ed alla violenza ad un trattamento di guarigione e di formazione. Solo dopo che si è tentato tutto ciò che è possibile all'uomo, allora forse, come amico o come sacerdote, posso silenziosamente e cautamente - ma in ogni caso umilmente - indirizzare alla croce di Cristo. E' necessario distinguere la vera croce dalla falsa, la croce reale da quella presunta. Sembra che in questo noi cristiani siamo in un grande pericolo: a volte, infatti, presentiamo le nostre debolezze ed i nostri peccati come croci. Non è bene fare così e non è onesto, perché in questo modo attribuiamo a Dio un'ingiustizia. La croce viene da Dio, mentre il peccato e la debolezza umana non vengono sicuramente da Lui. Perciò il peccato non può essere una croce: il peccato è peccato e la croce e croce; il peccato è un male mentre la croce è una benedizione. Quando qualcuno parla di sequela di Cristo tramite la croce in ogni circostanza, possibile o impossibile che sia, ci si deve domandare se egli non abbia forse mal compreso la croce di Cristo. Spesso cioè agiamo come se Dio si dovesse e si potesse mitigare solo con una terribile sofferenza, ossia solo se pendiamo dalla croce. Ci pensiamo simili a Dio solo tramite la croce e la sofferenza e definiamo tutto "sofferenza" e "croce". Credere nella sofferenza è superbia, ma soffrire credendo in Dio è umiltà. Infatti la superbia ci può dire solo che siamo abbastanza forti per soffrire e che la sofferenza è un bene per noi perché noi siamo buoni, ma forse Dio non vuole affatto questo nella nostra vita. Per questo diciamo che è necessario distinguere la vera croce da quella presunta. (...) Davanti alla vera croce, fratelli e sorelle, davanti alla sofferenza vera la cosa migliore è tacere poiché anche noi stessi sappiamo che essa finirà e terminerà solo quando si compirà il piano di Dio in cui quella sofferenza e quella croce sono contemplate e per il quale alla fine vengono portate. Sia che lo vogliamo accettare o no, noi non comprendiamo né la croce né coloro che sono su di essa. Gesù non è venuto a togliere la sofferenza ed il dolore da questa terra, ma è venuto ed ha mostrato cosa sia la vera croce, come si accetta e come si soffre: in modo tranquillo e abbandonato per quanto si può, per amore verso Dio. Ma dobbiamo sapere che Dio non si aspetta da noi che siamo dei "superman", che Dio non si aspetta da noi che non cadiamo né che non perdiamo la forza, ma si attende semplicemente che restiamo fedeli anche nella sofferenza e nell'impotenza. Il cristiano non può accettare la sofferenza per niente, essa lo deve anche santificare. Niente diventa così facilmente non santo come la sofferenza. Se una sofferenza non è permessa da Dio, se non è nel piano di Dio, se una croce è presunta e non reale, essa mi rende un uomo duro e rigido. Se una croce proviene veramente da Dio, se c'è Dio dietro di essa, allora essa mi rende mite ed umile, semplicemente mi santifica. Nella croce della vita, in tutto ciò che in qualche modo nella mia quotidianità mi inchioda - malattia, povertà, malintesi, incomprensioni, solitudine, malvagità delle persone che mi circondano, ingiustizia ed infine la morte - tutto ciò per Cristo ed in Cristo diviene un luogo di incontro con Dio ed una sorgente di vita eterna, non solo per me ma per chissà chi altro ancora. (...).

Fratelli e sorelle, cosa ottiene chi rifiuta la croce? - si domanda Sant'Alfonso Maria De Liguori - e risponde subito che egli accresce solo il suo peso. Rifiutare una vera croce è rifiutare l'occasione di santificarsi e crescere nell'umiltà, nella mitezza e, alla fine, nella pazienza. Ciascuno porta la croce così come sa farlo. Non ci sono formule o soluzioni di vita da cui imparare a portare la croce. Come si impara a nuotare nuotando ed a camminare camminando, così la croce si impara portandola. In nessun luogo della Sacra Scrittura Gesù ha dato una qualche risposta teorica alla sofferenza, al dolore, alla passione, alla croce. Proprio in nessun passo delle pagine della Sacra Scrittura c'è una sua spiegazione razionale e completa. Non c'è da nessuna parte neppure una lettera che sia la soluzione finale della sofferenza e della croce. La risposta di Gesù al dolore ed alla croce non sta nelle parole ma nell'Incarnazione. Egli non ci ha dato una risposta, si è fatto risposta. Gesù è la nostra risposta, o la nostra contro risposta, alla sofferenza e alla croce. Amen».

(Stralci dell'Omelia tenuta sul Krizevac il 9 Settembre 2012)

Fonte: ascolto di Radio "Mir" Medjugorje, traduzione dal croato personale.

Fonte: IdM apostolo21

Video Il mistero Medjugorje - La grande forza di Medjugorje, è la potenza della conversione!


martedì 4 settembre 2012

Video Come essere in Grazia di Dio dopo il divorzio? Tiziano e Marzia - Cuori Nuovi


Bellissima video per tante coppie ... oggi le famiglie distrutte possono ricostruire un proprio futuro, ma per rimanere nella volontà di Dio e non perdersi per l'eternità, necessita vivere secondo il Vangelo.

Ascoltiamo queste due splendide persone nella loro toccante testimonianza.

Le testimonianze di Tiziano e Marzia dal Sito Cuori Nuovi:

Sito di riferimento: Cuori Nuovi